La scossa elettrica che molti automobilisti avvertono toccando la carrozzeria o la portiera non è quasi mai il sintomo di un problema meccanico o elettrico dell’auto, ma l’effetto dell’elettricità statica accumulata sul corpo. Durante la permanenza nell’abitacolo, soprattutto nei movimenti sul sedile, si genera uno squilibrio di cariche che resta latente finché non trova un punto di scarica. Il contatto con il metallo dell’auto collegato a massa diventa il momento in cui l’energia si libera tutta insieme, producendo la classica sensazione secca e improvvisa.
La sensazione di dolore associata alla scossa non dipende dalla quantità di energia, che è minima, ma dal modo in cui viene rilasciata. Le dita hanno una superficie di contatto ridotta e un’alta concentrazione di terminazioni nervose, per cui la scarica avviene in modo localizzato e viene percepita come più intensa. Se lo stesso rilascio di carica avvenisse su una superficie più ampia della pelle, spesso passerebbe quasi inosservato.
Uno dei miti più diffusi è che la scossa sia causata da una batteria difettosa o da una dispersione dell’impianto elettrico. In realtà se ci fosse una perdita di corrente reale, i sintomi sarebbero diversi e più gravi. La scossa statica è un fenomeno indipendente dall’impianto elettrico dell’auto e non indica problemi di affidabilità del veicolo.
Attrito, materiali e accumulo di carica
Le auto moderne utilizzano sempre più materiali plastici, rivestimenti tecnici e tessuti sintetici per motivi di peso, costi e comfort. Molti di questi materiali favoriscono l’accumulo di carica elettrostatica in misura maggiore rispetto ai materiali tradizionali. Si tratta di una conseguenza indiretta delle scelte costruttive.
Alla base del fenomeno c’è il principio dell’attrito tra materiali diversi. I rivestimenti dei sedili, gli indumenti e le superfici interne dell’auto interagiscono di continuo e favoriscono il trasferimento di elettroni. Alcuni materiali, in particolare molte fibre sintetiche, trattengono la carica con più facilità rispetto a tessuti naturali e creano le condizioni ideali per l’accumulo. In questo contesto il corpo umano si comporta come un serbatoio temporaneo di elettricità che resta carico finché non entra in contatto con un buon conduttore.
Perché succede soprattutto in inverno
La stagionalità del fenomeno non è casuale. In inverno e nei periodi di aria secca, l’umidità relativa diminuisce soprattutto negli ambienti riscaldati e riduce la capacità dell’aria di disperdere le cariche elettriche. Senza questo ammortizzatore naturale, l’elettricità statica si accumula con più facilità e si scarica in modo più netto. È per questo che la stessa auto può dare la scossa per settimane e poi smettere del tutto con il cambio di stagione.
Il punto in cui la scossa si manifesta quasi sempre è l’uscita dal veicolo. Finché si è seduti, corpo e auto condividono lo stesso potenziale elettrico; quando un piede tocca terra e la mano va sulla portiera si crea una differenza improvvisa che viene compensata con una scarica. Il fatto che il contatto avvenga spesso con un dito, ovvero una superficie molto piccola, rende la sensazione più intensa, anche se l’energia coinvolta è minima e non pericolosa.
Abbigliamento e calzature
Non tutti gli automobilisti sono colpiti allo stesso modo dalla scossa perché entrano in gioco fattori individuali come abbigliamento abituale, tipo di scarpe, postura nell’uscita dall’auto e persino il modo in cui si afferra la portiera. Ecco allora che anche vestiti e scarpe hanno un peso importante. Alcuni capi sintetici favoriscono l’accumulo di carica più di altri, mentre le suole molto isolanti impediscono al corpo di scaricare con gradualità l’elettricità verso il terreno. Il risultato è che l’automobilista resta carico più a lungo e finisce per scaricarsi nel momento meno piacevole, cioè quando tocca la carrozzeria.
Ed è importante distinguere tra scarica elettrostatica e scossa elettrica in senso tecnico. La prima è un rilascio istantaneo di carica accumulata, fastidioso ma innocuo. La seconda implica il passaggio continuo di corrente attraverso il corpo, cosa che in un’auto in buone condizioni non dovrebbe mai accadere. Capire questa differenza aiuta a ridimensionare il fenomeno e a evitare preoccupazioni infondate.
Il modo più efficace per ridurre la sensazione è gestire meglio il contatto con l’auto. Tradotto: significa mantenere la mano appoggiata su una parte metallica mentre si scende. Queso permette alla carica di disperdersi in modo graduale, senza il classico colpo secco. Anche l’uso di un oggetto metallico come intermediario può aiutare a trasferire la scarica lontano dalla pelle e a rendere l’effetto molto meno fastidioso. Intervenire sull’ambiente può fare la differenza. Un’aria leggermente più umida riduce in modo naturale la formazione di elettricità statica mentre trattamenti antistatici su sedili e superfici limitano la capacità dei materiali di trattenere carica.
Accessori per l’auto
Ci sono poi dispositivi pensati per disperdere la carica, come le cinghie antistatiche montate sotto la carrozzeria. La loro efficacia è variabile e dipende dal contatto con il suolo e dalle condizioni ambientali. In alcuni casi riducono le scariche, in altri risultano ininfluenti, motivo per cui vanno considerate come soluzioni non definitive. In occasione del rifornimento, l’elettricità statica merita un’attenzione in più. In presenza di vapori infiammabili, anche una piccola scintilla può essere un rischio teorico. Per questo è buona pratica evitare di entrare e uscire dall’auto mentre si fa benzina e scaricare sempre eventuali cariche prima di maneggiare la pistola del carburante.
Quando la scossa non è normale
Anche il tipo di superficie su cui si parcheggia influisce sul fenomeno. Asfalto asciutto, pavimentazioni isolate o superfici sintetiche facilitano l’accumulo di carica; terreni umidi o superfici più conduttive aiutano la dispersione. La scarica elettrostatica è breve e isolata. Se la sensazione è persistente, intensa o accompagnata da anomalie elettriche, allora il problema potrebbe riguardare la massa dell’impianto o un cablaggio difettoso. In questi casi non si parla più di statica stagionale, ma di un possibile guasto che richiede un controllo in officina.
La scossa statica non ha un legame diretto con il tipo di alimentazione del veicolo, tra elettriche e ibride, perché nasce dall’interazione tra corpo, materiali e ambiente. Dal punto di vista tecnico la scossa elettrostatica non è un indice di qualità costruttiva inferiore. Può verificarsi su auto economiche come su modelli premium, nuove o vecchie: dipende da variabili esterne e comportamentali più che dalla meccanica o dall’elettronica del veicolo.