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Incentivi auto, possibile svolta decisiva in Europa: l’Europa alza il muro contro la Cina

Gli incentivi auto hanno i giorni contati, almeno così come li abbiamo conosciuti. Il criterio del “meno inquini, più ricevi” – basato esclusivamente sui grammi di anidride carbonica emessi allo scarico – sta per essere accantonato. Al suo posto, l’Unione europea è pronta a imprimere una decisa svolta sotto il profilo burocratico e industriale: un nuovo metodo di assegnazione sarebbe in procinto di diventare obbligatorio in tutti i 27 Paesi membri, Italia compresa. Il prossimo 25 febbraio è prevista la pubblicazione dell’Industrial Accelerator Act, una sorta di “scudo” volto a sostenere le aziende del Vecchio Continente contro l’avanzata delle vetture asiatiche, soprattutto quelle cinesi.

La svolta protezionista: il vincolo del 70%

Secondo quanto riferisce il Financial Times, che ha visionato in anteprima la bozza del documento, la riforma mira a proteggere la manodopera interna. Infatti, qualsiasi forma di incentivo auto nazionale potrebbe essere concesso purché in osservanza di rigidi requisiti di produzione locale: i mezzi elettrici, ibridi o a idrogeno dovranno essere assemblati all’interno dell’Ue e avere almeno il 70% dei loro componenti (in valore) realizzati sul suolo europeo. Tuttavia, nel calcolo del 70% sarebbe esclusa la batteria. Non considerare il componente più costoso, attualmente dominato dalla tecnologia cinese, permetterebbe ai costruttori di continuare a importare le celle dall’Asia senza perdere il diritto agli incentivi, a patto però che tutto il resto del veicolo “parli” europeo.

Oltre il Green Deal: un nuovo clima politico

Se confermata, la misura taglierebbe fuori dai futuri programmi di ecobonus tutte le vetture costruite in Cina, anche quelle di marchi europei che hanno delocalizzato la produzione a Pechino e dintorni. Fino ad oggi, l’unico obiettivo era la decarbonizzazione: non importava dove l’auto fosse realizzata, l’importante era solo che limitasse le emissioni di gas serra. Con l’Industrial Accelerator Act, la priorità si sposta dal “Green” al “Made in”, in difesa dell’industria pesante e dei posti di lavoro in Europa.

All’orizzonte si delinea una profonda revisione del clima politico europeo. Mentre il Green Deal puntava completamente sul divieto di vendita dei motori termici entro il 2035, la nuova Commissione sembra voler rallentare la corsa ideologica per concentrarsi sulla sopravvivenza pragmatica delle proprie fabbriche. I grandi gruppi automobilistici, come Stellantis e Volkswagen, chiedono da tempo un terreno di gioco equo (level playing field) rispetto ai competitor cinesi, che godono di costi energetici e del lavoro decisamente inferiori, oltre a massicci sussidi statali. L’Europa risponde con la stessa moneta: il protezionismo.

Le possibili conseguenze in Italia

Per l’automobilista italiano, lo scenario potrebbe cambiare drasticamente. Allo stato attuale è possibile acquistare una citycar elettrica cinese a prezzi competitivi grazie al contributo statale, ma forse le condizioni spariranno presto e decretare la fine del vantaggio. Rendere i mezzi d’importazione sensibilmente più cari rispetto ai “cugini” fabbricati a Torino, Parigi o Berlino rimetterebbe la partita in equilibrio. Il requisito del 70% sarà oggetto di intense trattative nelle prossime settimane, ma il principio sembra ormai blindato: gli incentivi serviranno a contrastare il fenomeno dell’inquinamento, con un occhio di riguardo per le fabbriche europee e le famiglie che gravitano al loro interno.

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