Notizie

Toyota, maxi investimento per la produzione negli Stati Uniti: spinta per RAV4 e Camry

Mentre l’industria automobilistica globale affronta incertezze normative e venti di protezionismo, Toyota ufficializza un nuovo investimento da un miliardo di dollari negli Stati Uniti. L’annuncio, riguardante due dei suoi poli produttivi più strategici, fornisce un segnale sulle ambizioni della Casa giapponese a lungo termine.

Con un piano d’attacco che mobilita capitali fino a 10 miliardi di dollari nell’arco del prossimo quinquennio sul suolo Usa, la multinazionale comunica coi fatti la volontà di ricoprire un ruolo di primo piano nello scacchiere industriale a stelle e strisce

Kentucky e Indiana: il fulcro della produzione

La quota maggiore del nuovo pacchetto, circa 800 milioni di dollari, andrà allo storico complesso di Georgetown, nello stato del Kentucky. Proprio nell’impianto nascono due dei modelli chiave dell’offensiva commerciale d’oltreoceano, la berlina Camry e il crossover RAV4. Attraverso il rafforzamento della capacità produttiva, Toyota confida di poter rispondere a una domanda ancora solida, nonostante le oscillazioni del mercato.

I restanti 200 milioni di dollari verranno invece iniettati nel sito di Princeton, in Indiana. Qui l’attenzione è rivolta all’ampliamento della produzione del Grand Highlander, il SUV a tre file accolto in termini molto positivi dalle famiglie americane, sempre alla ricerca di spazio e comfort.

La filosofia del “costruire dove si vende”

Sul cosa muova l’azienda nipponica, una risposta esaustiva arriva da Mark Templin, Chief Operating Officer di Toyota Motor North America:

“L’investimento di Toyota negli Stati Uniti è pensato per il lungo termine, coerente con la nostra filosofia di costruire dove vendiamo e acquistare dove costruiamo”

Insomma, il colosso della mobilità applica un concetto di localizzazione estrema, che gli permette di blindare la rispettiva catena di approvvigionamento e di ridurre l’esposizione ai rischi logistici globali. In un’epoca segnata dalle fragilità delle rotte commerciali, fabbricare “in loco” riduce i passaggi doganali e i chilometri dai componenti, così come fornisce le opportune precauzioni contro i rincari energetici e le crisi geopolitiche, rei di penalizzare le catene di montaggio mondiali.

Ma c’è di più: la virata si carica anche di una forte valenza politica. L’impegno di spesa era stato in qualche modo anticipato dal presidente Donald Trump, e la conferma ufficiale di Toyota arriva in un momento in cui le relazioni commerciali tra Washington e i grandi costruttori esteri sono sotto la lente d’ingrandimento.

Dazi e nuove rotte commerciali

Non è tutto oro, però, quello che luccica. Il settore dei motori è alle prese con diverse sfide, dai dazi ai cambiamenti normativi. Toyota ha stimato che le barriere doganali statunitensi avranno un impatto pesante, valutato in circa 1,4 trilioni di yen nell’anno fiscale in chiusura.

Tuttavia, il gruppo giapponese prova a trovare una soluzione, imboccando un sentiero alternativo rispetto al passato: esportare veicoli prodotti negli Stati Uniti verso il Giappone. La svolta, resa possibile dalle nuove regole di importazione concordate nell’ambito degli accordi commerciali con l’amministrazione Trump, ribalta i paradigmi tradizionali e trasforma le fabbriche americane in veri e propri hub di esportazione globale. Con lo sguardo rivolto al 2030, Toyota conferma la sua intenzione di restare un attore di primo piano negli Stati Uniti.

To top