La convivenza tra pedoni e nuovi mezzi di micromobilità elettrica, a cominciare dai monopattini, nelle nostre città si sta rivelando una sfida sempre più complessa, spesso destinata a risolversi nelle aule di tribunale. Un recente caso giudiziario ha riacceso i riflettori sulla responsabilità civile di chi guida questi mezzi: una donna, investita a Modena nel 2020, riceverà un maxi risarcimento di 30.000 euro per le lesioni subite.
Questa sentenza non rappresenta solo la fine di una lunga battaglia legale, ma un monito per migliaia di utenti che ogni giorno sfrecciano nelle zone urbane, spesso sottovalutando la potenziale gravità di un impatto che, in pochi istanti, può cambiare la vita di un passante e prosciugare i risparmi del conducente.
Cosa è successo
Tutto accade intorno alle ore 13:00 di una giornata di settembre del 2020. Ci troviamo in via Zucconi, a pochi passi dall’anima storica di Modena, in un tratto stradale regolato da apposita segnaletica che consente la circolazione promiscua di pedoni, biciclette e monopattini.
La dinamica è quella di un attimo fatale: un giovane alla guida del suo monopattino elettrico urta violentemente una donna. L’impatto è improvviso, la signora rovina a terra con conseguenti forti dolori.
I soccorritori giunti sul posto e i medici dell’ospedale locale diagnosticano una frattura del polso destro, oltre a diverse lesioni che la perizia medica definirà anche in seconda battuta. Quella che sembrava una banale caduta si trasforma in un calvario clinico e, successivamente, giudiziario. Durante il processo, il giovane conducente ha tentato di difendere la propria posizione accusando la donna di aver occupato indebitamente la corsia. Sosteneva, infatti, che la vittima stesse transitando lungo la pista ciclabile riservata esclusivamente a mezzi elettrici e bici.
Il giovane è responsabile
Tuttavia, dopo oltre cinque anni di analisi e dibattimenti, il Tribunale civile di Modena ha smontato questa tesi. I giudici hanno chiarito che, sebbene si trattasse di una ciclabile, la segnaletica permetteva comunque il passaggio dei pedoni. Di conseguenza, il giovane è stato ritenuto l’unico responsabile dell’accaduto e condannato a versare la somma di 30mila euro alla signora, a copertura dei danni fisici e morali patiti.
La nuova era dei monopattini: regole e doveri
Questo episodio sottolinea l’urgenza di un quadro normativo più rigido, che è stato recentemente recepito nelle nuove modifiche al Codice della Strada. Per evitare che incidenti come quello di Modena gravino interamente sul patrimonio personale del conducente e per aumentare la sicurezza generale, il legislatore ha introdotto novità sostanziali:
- assicurazione obbligatoria: dal 16 maggio ogni monopattino elettrico dovrà essere coperto da una polizza di responsabilità civile (RC) verso terzi, esattamente come accade per le auto e le moto;
- targa (o “targhino“): sempre dal 16 maggio diventerà obbligatorio esporre un contrassegno identificativo plastificato e non rimovibile, per permettere l’identificazione immediata del mezzo in caso di infrazione o incidente;
- casco per tutti: non c’è più distinzione di età; l’obbligo del casco è stato esteso a tutti i conducenti, indipendentemente dal fatto che siano maggiorenni o minorenni.
- limiti di circolazione: è vietata la circolazione sui marciapiedi e contromano. Inoltre, i mezzi non possono circolare fuori dai centri urbani, a meno che non si trovino su piste ciclabili protette.
Queste norme mirano a trasformare il monopattino da “giocattolo tecnologico” a veicolo a tutti gli effetti, consapevole che la velocità e la massa di questi mezzi possono causare danni rilevanti, come dimostrato dalla sentenza di Modena che ha imposto un risarcimento pari al valore di una berlina di medie dimensioni.