Terremoto nel mondo delle hypercar. Porsche ha reso ufficiale l’uscita definitiva da Bugatti, in segno di continuità con il piano di “snellimento” aziendale che l’amministratore delegato Michael Leiters aveva già anticipato lo scorso 11 marzo.
Dopo quasi quarant’anni, segnati da alti e bassi, il legame arriva alla fermata finale come comunicato direttamente da Bugatti Rimac, la joint-venture nata nel 2021 nella quale erano confluiti l’eccellenza artigianale di Molsheim e l’innovazione elettrica del gruppo croato guidato da Mate Rimac. A rilevare le quote di Porsche è un consorzio di investitori internazionali guidato da Hof Capital, società di investimento newyorkese che vanta tra i suoi fondatori un esponente della dinastia miliardaria egiziana Sawiris.
Le cifre dell’affare
Sebbene i termini economici del deal restino protetti dal segreto professionale, le valutazioni circolate negli ultimi mesi rendono l’idea della portata dell’affare: a dicembre Bloomberg parlava di un valore per Bugatti superiore al miliardo di euro. L’uscita di scena dei tedeschi prevede il passaggio del 45% delle quote di Bugatti Rimac e del 20,6% del Gruppo Rimac nelle mani dei nuovi partner strategici.
Nel cuore dell’operazione si inserisce anche BlueFive Capital, fondo di private equity con base ad Abu Dhabi, pronto a fare squadra con vari investitori istituzionali tra Usa ed Europa. La tabella di marcia mira a consegnare a Mate Rimac il controllo totale della joint-venture entro la fine del 2026, così da garantire a Bugatti l’agilità utile a reggere l’impatto delle sfide future.
In casa Porsche la mossa non è un ripiegamento, quanto piuttosto una scelta tattica. Michael Leiters ha voluto sottolineare come l’uscita serva a liberare risorse ed energie per il costruttore di Stoccarda:
“Con la costituzione della joint venture Bugatti Rimac insieme al Gruppo Rimac abbiamo gettato con successo le basi per il futuro di Bugatti”
Leiters ha inoltre rivendicato il ruolo di “mentore” tecnologico ricoperto da Porsche in questi anni, permettendo alla tecnologia croata di scalare i vertici del mercato globale.
“In qualità di investitore di prima ora nel gruppo Rimac, Porsche ha contribuito in modo significativo a trasformare Rimac Technology in un’azienda affermata nel settore delle tecnologie automobilistiche di primo livello. Ora intendiamo concentrarci sul nostro core business”
Una collaborazione longeva
L’addio di Porsche chiude una parabola iniziata nel settembre del 1988. Fu Ferdinand Piëch, l’allora visionario numero uno di Volkswagen e nipote di Ferdinand Porsche, a volere fortemente l’acquisizione del marchio alsaziano. Piëch aveva un chiodo fisso: dimostrare che era possibile costruire un’auto di serie capace di superare i 1.000 CV e abbattere il muro dei 400 km/h, obiettivo centrato con la Veyron e la Chiron, i modelli della rinascita che hanno ricollocato Bugatti ai vertici del sogno automobilistico.
Il compito di traghettare il mito fondato nel 1909 dall’emigrato italiano Ettore Bugatti verso l’era post-combustione spetterà ora a Mate Rimac e ai suoi nuovi partner finanziari. Si chiude dunque un capitolo fondamentale della storia delle quattro ruote: Stoccarda torna a casa, focalizzata sulle sue radici, mentre a Molsheim inizia una nuova, elettrizzante avventura lontano dall’ombra del colosso tedesco. La corsa verso il primato assoluto delle prestazioni riparte oggi.