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Alex Zanardi, la carriera del campione tra Formula 1 e Paralimpiadi

Alex Zanardi ha scritto un capitolo importante del mondo del motorsport, oltre a caricarsi del ruolo di leggenda e di esempio per gli altri. La sua storia non appartiene soltanto al motorsport o al paraciclismo: appartiene a chiunque abbia visto nello sport un modo per rialzarsi, anche quando la vita sembra togliere tutto.

Un uomo che ha attraversato epoche e categorie diverse, dai kart alla Formula 1, passando per la Formula Cart e le Paralimpiadi, costruendo una carriera fuori dal comune. Una vita fatta di velocità, incidenti drammatici, rinascite e nuove sfide affrontate con un sorriso che, negli anni, è diventato quasi il suo marchio di fabbrica.

Con la sua scomparsa, avvenuta nella notte del 1 maggio, il motorsport perde uno dei suoi personaggi più amati. Ma il lascito umano e sportivo di Zanardi continuerà a vivere ancora a lungo.

Gli esordi con il kart

Nato a Bologna il 23 ottobre 1966, Alex Zanardi scopre prestissimo il fascino dei motori. Tutto inizia quasi per gioco, quando il padre gli regala un kart durante l’adolescenza. È il classico momento che cambia una vita: da lì nasce una passione totalizzante per la competizione e la velocità.

Nel 1982 arrivano i primi risultati importanti. Zanardi conquista il terzo posto nella categoria 100 cc e attira subito l’attenzione degli addetti ai lavori. I talent scout notano quel ragazzo aggressivo ma spettacolare nella guida, capace di recuperi impossibili e staccate oltre il limite.

Grazie al supporto di uno sponsor legato al mondo degli pneumatici da kart, Alex riesce a passare alla categoria superiore e a confrontarsi con il panorama internazionale. I risultati crescono rapidamente: nel 1985 e nel 1987 conquista sia il Campionato Italiano sia quello Europeo nella classe 135 cc. Era già evidente il tratto che avrebbe accompagnato tutta la sua carriera: non la ricerca della guida perfetta e pulita, ma quella spettacolare, istintiva, sempre al limite.

La Formula 3 e il sogno della Formula 1

Nel 1988 arriva il debutto in Formula 3, passaggio fondamentale per ogni giovane pilota che sogna la Formula 1. L’impatto però non è semplice. Le monoposto richiedono un approccio completamente diverso rispetto ai kart e Zanardi impiega tempo per adattarsi.

La svolta arriva nel 1990 con il team RC Motorsport. In quella stagione Alex mostra finalmente il suo vero potenziale: chiude secondo nel Campionato Italiano di Formula 3 e conquista la Coppa Europa a Le Mans. Prestazioni che gli aprono le porte della Formula 3000, all’epoca considerata la vera anticamera della Formula 1.

Anche lì il titolo sfugge, ma Zanardi riesce comunque a impressionare grazie a pole position e gare aggressive. Il suo nome inizia a circolare nel paddock della massima categoria, fino alla chiamata che può cambiare tutto: Eddie Jordan lo vuole per sostituire Michael Schumacher nelle ultime gare del 1991. Per un giovane pilota italiano è il sogno che diventa realtà.

L’arrivo in Formula 1

L’approdo in Formula 1 avviene quasi all’improvviso. Zanardi sale sulla Jordan senza una vera preparazione, ma riesce subito a dimostrare velocità e carattere. Il problema, però, è economico: la Jordan vive un momento finanziario complicato e Alex non dispone degli sponsor necessari per garantirsi un sedile stabile.

Nel 1993 arriva una nuova occasione con Lotus F1, squadra storica ma ormai lontana dai fasti del passato. Affianca Johnny Herbert in una stagione difficile, segnata da problemi tecnici e da una monoposto poco competitiva. Nonostante qualche lampo, la mancanza di risultati e sponsor lo lascia nuovamente senza volante. Nel 1994 resta in Lotus come collaudatore, ma il grave incidente di Pedro Lamy gli permette di tornare in pista da titolare.

Anche questa esperienza, però, si interrompe bruscamente: a fine stagione la Lotus abbandona la Formula 1. Ancora una volta, Zanardi si ritrova senza una squadra.

Il passaggio in Formula Cart

Molti piloti avrebbero insistito in Europa. Zanardi invece sceglie una strada diversa e nel 1996 vola negli Stati Uniti per correre in Formula Cart. È la decisione che cambia la sua carriera. Negli USA Alex trova finalmente l’ambiente ideale per il suo stile spettacolare. Il pubblico americano si innamora subito di quel pilota italiano sorridente, aggressivo nei sorpassi e capace di regalare gare memorabili.

Alla prima stagione conquista il terzo posto nel campionato e il premio di Rookie of the Year. Ma è solo l’inizio. Nel 1997 vince il titolo Cart dominando il campionato, impresa che ripete anche nel 1998 con sette vittorie e il titolo conquistato con largo anticipo. Alcuni sorpassi di quegli anni sono ancora oggi considerati tra i più belli della storia delle monoposto americane.

Il successo negli Stati Uniti riporta Zanardi nel mirino della Formula 1. La Williams Racing decide di puntare su di lui per il 1999. Ma il ritorno si rivela deludente: la vettura non è competitiva e Alex chiude la stagione senza punti. A quel punto prende una decisione fondamentale: tornare in America, dove si sente davvero a casa.

L’incidente del Lausitzring

Il 15 settembre 2001 il destino cambia improvvisamente. Durante una gara Cart sul circuito del Lausitzring, in Germania, Zanardi perde il controllo della vettura all’uscita dei box. La sua monoposto viene centrata violentemente da quella del pilota italo-canadese Alex Tagliani. L’impatto è devastante. La Honda di Zanardi viene praticamente spezzata in due. Le condizioni appaiono subito disperate. I medici sono costretti ad amputargli entrambe le gambe per salvargli la vita. Per settimane il mondo dello sport resta col fiato sospeso.

Ma proprio quando tutti pensano che la sua carriera e la sua vita pubblica siano finite, Zanardi sorprende ancora una volta tutti. A dicembre dello stesso anno si presenta ai Caschi d’Oro e, davanti a una platea commossa, si alza dalla sedia a rotelle. Quel gesto diventa il simbolo della sua rinascita.

La seconda vita nell’handbike

Per molti sarebbe stato il punto finale. Per Alex Zanardi, invece, è soltanto un nuovo inizio. Dopo anni di riabilitazione torna a fare sport, scegliendo l’handbike. Anche in questa disciplina emerge immediatamente il suo spirito competitivo. Nel 2007 debutta alla maratona di New York chiudendo quarto.

Da lì in avanti la sua crescita è impressionante. Nel 2010 conquista il titolo italiano su strada e nel 2011 vince proprio la maratona di New York, uno dei momenti più emozionanti della sua nuova carriera. Le Paralimpiadi di Giochi Paralimpici di Londra 2012 lo consacrano definitivamente: conquista due medaglie d’oro e un argento, diventando uno degli atleti simbolo dell’intera manifestazione.

Il copione si ripete anche a Giochi Paralimpici di Rio 2016, dove Alex aggiunge altre due medaglie d’oro e un argento alla sua incredibile collezione. Ma più dei successi, colpiva il suo atteggiamento. Zanardi parlava spesso della disabilità senza pietismo, trasformando ogni difficoltà in una sfida personale da affrontare con ironia e determinazione.

Il secondo incidente e il lungo silenzio

Il 19 giugno 2020 arriva un altro drammatico capitolo. Durante una staffetta benefica in handbike vicino a Pienza, Zanardi perde il controllo del mezzo e si scontra frontalmente con un camion. Le ferite sono gravissime. Viene sottoposto a delicati interventi neurochirurgici e maxillo-facciali. Da quel momento inizia un periodo lunghissimo fatto di operazioni, riabilitazione e silenzio mediatico. La famiglia sceglie giustamente la massima riservatezza, mentre il mondo dello sport continua a seguirne le condizioni con affetto e rispetto.

Negli ultimi anni, il nome di Alex Zanardi è rimasto legato soprattutto alla sua enorme eredità umana. Perché la sua figura aveva ormai superato il confine dello sport. Come un’altra leggenda Ayrton Senna, si spegne la sera del 1 maggio lasciando un’eredità di valori e coraggio difficilmente ripetibili.

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