Arriva il quarto decreto legge sui carburanti, che proroga il taglio delle accise fino al 6 giugno 2026. Altre due settimane di sconto al distributore, ma con una differenza sostanziale rispetto a quanto avvenuto finora: chi guida un’auto a benzina non noterà cambiamenti, mentre chi fa il pieno di diesel troverà uno sconto dimezzato rispetto alle settimane precedenti. Il tutto mentre le trattative con Bruxelles sul tema delle accise restano aperte e ancora lontane da una soluzione strutturale.
Cosa cambia al distributore
Il nodo centrale di questo nuovo decreto riguarda il gasolio. Lo sconto sulle accise del diesel, al netto dell’IVA, si dimezza: da 24,4 a 12,2 centesimi al litro. Una riduzione che si sente immediatamente alla pompa, portando il prezzo medio del diesel sulle strade nazionali a superare la soglia dei due euro con una certa comodità: 2,09 euro al litro la media rilevata sulle strade ordinarie, 2,18 euro al litro in autostrada. Non numeri drammatici, ma abbastanza da far sentire la differenza a chi percorre molti chilometri, ai pendolari e soprattutto a chi lavora con furgoni e veicoli commerciali leggeri.
Per la benzina, invece, non cambia nulla. Lo sconto di 6,1 centesimi al litro IVA inclusa viene confermato, e i prezzi restano sotto la soglia dei due euro al litro, seppur di poco.
Tir: sospeso lo sciopero
Mentre al distributore i prezzi si ridisegnano, sul fronte dell’autotrasporto si è scongiurato per ora un blocco che avrebbe potuto mettere in difficoltà l’intera catena logistica del Paese. Lo sciopero dei camionisti, proclamato per il periodo tra il 25 e il 29 maggio, è stato sospeso dopo che il governo ha convocato a Palazzo Chigi i rappresentanti delle sigle di categoria e ha messo sul tavolo una serie di misure concrete.
Il punto più atteso era quello economico: 300 milioni di euro in credito d’imposta destinati al settore, un intervento che le associazioni di categoria chiedevano da tempo e che ha rappresentato il principale elemento di distensione nella trattativa. Non è l’unica misura, però
Il governo ha anche accettato di dimezzare i tempi di rimborso trimestrale delle accise: il termine scende da 60 a 30 giorni, il che significa meno attesa per le imprese di trasporto nell’incassare quanto spettano. Per un settore che lavora spesso su margini stretti e con costi fissi elevati, accelerare i rimborsi equivale a liberare liquidità in modo immediato.
È stata poi aperta la possibilità di sospendere temporaneamente alcuni versamenti fiscali e contributivi, una misura che il governo si è impegnato a valutare nei prossimi giorni. Non è ancora un sì definitivo, ma è un segnale che la disponibilità al dialogo c’è.
Infine, viene ricostituita la Consulta generale per l’autotrasporto, un tavolo permanente di confronto tra governo e imprese del settore che era rimasto inattivo per anni. Si tratta di uno strumento che, sulla carta, dovrebbe evitare che le crisi si accumulino fino al punto di esplodere in scioperi dell’ultimo minuto: un luogo dove i problemi si discutono prima che diventino emergenze.
Resta il fatto che il quadro complessivo rimane instabile. La sospensione dello sciopero non è una rinuncia: le associazioni dell’autotrasporto hanno chiarito che si aspettano risposte concrete entro tempi brevi. Se il credito d’imposta non dovesse arrivare nei modi e nei tempi concordati, la protesta è destinata a riaprirsi. Il governo ha guadagnato tempo, ma non ha chiuso la partita.