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Volkswagen in crisi, a rischio la sopravvivenza del Gruppo

Sono tanti i major europei a vivere una condizione di affanno negli ultimi anni a causa della crisi economica e della concorrenza spietata dell’automotive cinese. L’elettrico per ora ha portato più problemi che soluzioni vantaggiose ai costruttori europei che stanno cercando di sopravvivere tra le richieste di Bruxelles e le esigenze dei puristi che continuano a chiedere vetture con motori termici sotto al cofano. I vertici di Volkswagen sono arrivati a temere per il futuro del Gruppo stesso.

In base a un sondaggio condotto tra i membri del consiglio di amministrazione e del consiglio di sorveglianza, i cui risultati sono emersi da un’inchiesta della rivista economica Manager magazin, il quadro della crisi è allarmante e ben più profonda di quanto si potesse immaginare. Il colosso di Wolfsburg ha già tagliato 1 milione di esemplari in Cina a causa di una contrazione delle vendite e sta continuando a licenziare. Volkswagen sta subendo un forte calo sul mercato cinese (-15%) e ha avuto un tracollo negli Usa (-20%), penalizzato dai dazi nel primo trimestre del 2026.

L’indagine interna

Per valutare le misure per la coesione del management è stato effettuato un sondaggio in cui è risultato evidente che qualcosa a Wolfsburg non sta più girando per il verso giusto. A palesare le criticità, in forma anonima, sono stati i componenti dei due organi di Governo dell’azienda. I responsabili della VW hanno ammesso la gravità della situazione e ben sei dei nove membri del consiglio di amministrazione interpellati hanno spiegato che l’azienda si trova a rischio di sopravvivenza. Altri tre membri hanno parlato di una situazione “tesa” e non c’è stato nessuno che ha rappresentato lo scenario attuale come “non critico”.

Dal periodo pandemico in avanti si è registrato un netto calo strutturale delle vendite mondiali. Il Gruppo tedesco ha cercato di offrire una immagine più green anche per cancellare le vecchie ombre del dieselgate. In un contesto produttivo che si è iniziato ad attestare sui 9 milioni di veicoli all’anno, contro gli 11 milioni del 2019, Volkswagen sta cominciando a pagare il prezzo dei tanti modelli alla spina lanciati nel corso degli ultimi anni che si sono rivelati al di sotto delle aspettative.

Nel primo trimestre 2026 l’utile operativo è calato del 14,3% a 2,5 miliardi di euro, con il margine operativo sceso al 3,3% dal 3,7%, mentre gli analisti si aspettavano un risultato stabile. I ricavi si sono fermati a 75,7 miliardi, un abbassamento del 2,5%, sotto le stime di 77,6 miliardi. L’utile netto è sceso del 28,4% a circa 1,56 miliardi.

In cerca di una svolta

Per risollevare una situazione critica, tutti e nove i consiglieri interpellati hanno invocato un cambiamento radicale di strategia. Critiche severe sono state rivolte anche all’impostazione del Gruppo nei due mercati chiave della Cina e del Nord America. Almeno si è registrata una crescita in Sud America (+3%) e Europa occidentale (+1%) ed Europa centrale e orientale (+7%).

Tagliando un miliardo di euro, il flusso di cassa netto della divisione Automotive è tornato positivo a 2 miliardi, contro i -828 milioni dello stesso periodo del 2025. La continua riduzione di circa 50.000 posti di lavoro in Germania entro il 2030 è un chiaro segnale della direzione che sta prendendo il Gruppo, mentre la capacità produttiva in Cina è stata già tagliata di circa 1,5 milioni di veicoli dal 2023. Skoda, SEAT e Cupra stanno facendo bene, mentre l’utile operativo di Porsche è sceso da 700 a 500 milioni di euro e il margine è calato dall’8,7% al 7%.

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