C’è una nuova frontiera del controllo stradale che non passa più soltanto dall’asfalto, dai pali grigi degli autovelox o dalle telecamere mimetizzate dietro un cartello. Passa dagli schermi luminosi degli smartphone, da quelle app che per anni hanno sussurrato agli automobilisti un avvertimento complice: “attenzione, autovelox”. Ora, però, l’Europa sembra decisa a chiudere quella parentesi. E la Germania, Paese simbolo dell’equilibrio tra rigore e libertà di guida, è pronta a serrare i ranghi. Dunque, vediamo cosa sta succedendo.
Cosa succede in Germania
Nel mirino ci sono le applicazioni e i dispositivi digitali che segnalano la presenza di controlli di velocità. Strumenti diffusi, quasi normalizzati, installati su milioni di telefoni e spesso percepiti più come un aiuto alla prudenza che come un espediente per aggirare le regole. Tuttavia, per le autorità europee, e per una parte crescente dei legislatori, quella distinzione è diventata sempre più sottile. Troppo sottile.
In Germania, formalmente, il divieto esiste già. Utilizzare app come Blitzer.de o dispositivi dedicati come Ooono Co-driver mentre si è alla guida è vietato, con una sanzione da 75 euro e un punto sulla patente. La multa scatta anche se a maneggiare l’app è il passeggero, a dimostrazione di quanto il legislatore tedesco abbia voluto colpire il principio, non solo il gesto. Eppure, secondo i Länder, tutto questo non basta. Perché una norma che vive solo sulla carta è, nei fatti, una norma debole.
Il problema è tutto lì: l’accertamento. Se l’automobilista disattiva l’app prima del controllo, o la nasconde dietro un’interfaccia “neutra”, dimostrare l’infrazione diventa quasi impossibile. Non a caso, le stesse applicazioni hanno iniziato a offrire modalità discrete, schermate camuffate, orologi digitali che celano ben altro. Un gioco del gatto e del topo che le autorità tedesche non vogliono più accettare.
Ipotesi divieto di queste applicazioni
Da qui la proposta radicale: vietare non solo l’uso, ma il possesso stesso di questi strumenti. Un salto di qualità che trasformerebbe le app da semplice infrazione amministrativa a oggetto proibito. Nel mirino finirebbe anche la loro pubblicità, colpevole – secondo i promotori del divieto – di suggerire esplicitamente un’idea di “salvaguardia della patente”, più che di sicurezza stradale. Un messaggio considerato incompatibile con lo spirito delle regole.
Il governo federale, per ora, frena. Berlino prende tempo, ricorda che l’applicazione delle norme spetta ai singoli Stati e ribadisce che l’obiettivo resta la sicurezza. Ma il vento che soffia dall’Europa va in una direzione chiara. E guarda soprattutto a Ovest.
Cosa accade nel resto d’Europa
La Francia, da tempo, ha scelto la linea dura. Qui non è vietato solo utilizzare questi dispositivi: è vietato averli. Punto. Le sanzioni possono arrivare fino a 1.500 euro, con la confisca del dispositivo e, nei casi più gravi, persino del veicolo. Una filosofia che ha costretto colossi come Waze e TomTom a reinventarsi, trasformando i radar in vaghe “zone di pericolo”, prive di coordinate precise. Un compromesso che salva la forma, ma cambia radicalmente la sostanza.
Non va meglio altrove. In Belgio, alcune violazioni legate a questi sistemi possono sfociare addirittura in pene detentive. Segno che il tema non è più solo tecnico, ma proprio culturale. L’idea che la tecnologia possa essere usata per neutralizzare il controllo pubblico non è più tollerata, soprattutto in un’Europa che punta a ridurre drasticamente vittime e incidenti stradali.
Così, mentre gli automobilisti continuano a guardare lo schermo prima ancora della strada, il legislatore prepara la prossima mossa per risolvere la questione spinosa dell’avvertimento sulla posizione degli autovelox su strada. E questa volta, disattivare l’app potrebbe non bastare più. Vedremo se tale vento di cambiamenti colpirà anche l’Italia.