Anche l’acquisto di un’auto importata può rivelarsi un percorso a ostacoli nel momento in cui si entra nel territorio della burocrazia. Il punto di svolta è l’immatricolazione alla Motorizzazione civile ovvero la fase in cui ogni dettaglio documentale è passato al setaccio. In questo contesto la traduzione dei documenti è una condizione senza la quale la pratica non può essere portata a termine.
Documenti da tradurre, la differenza tra UE ed extra-UE
La prima distinzione da fare nel procedimento di traduzione dei documenti di un’auto importata dall’estero riguarda la provenienza del veicolo. Un’auto acquistata all’interno dell’Unione europea segue infatti una procedura più snella. Viene richiesta la traduzione di documenti di base come la scheda tecnica, la dichiarazione di conformità e il certificato di proprietà o di radiazione dal Paese di origine. Le autorità italiane devono infatti poter leggere, verificare e validare ogni informazione tecnica e giuridica del veicolo.
Quando invece si parla di importazione da Paesi extra-UE, il fascicolo documentale si allarga e comprende anche il certificato doganale, la fattura d’acquisto, le attestazioni relative al pagamento dei dazi e ogni documento utile a dimostrare la legittimità dell’importazione. Ecco allora che aumenta il numero di atti da gestire e si innalza il tasso di attenzione richiesto. Affinché un documento sia accettato ai fini dell’immatricolazione deve essere accompagnato da una traduzione giurata ovvero asseverata con valore legale. Il traduttore, iscritto all’albo o comunque riconosciuto, deve presentarsi in Tribunale con il documento originale e la sua traduzione sottoscrivendo un verbale che attesti la fedeltà e la conformità del testo.
Senza asseverazione, la traduzione non ha valore legale e la pratica può essere bloccata o respinta. In alternativa al traduttore singolo è possibile rivolgersi a studi di consulenza o agenzie che gestiscono pratiche automobilistiche. Va da sé come anche in questo caso la traduzione debba essere effettuata da un professionista accreditato e poi giurata secondo le modalità previste.
C’è poi la variabile della qualità dei documenti originali. Se sono incompleti, danneggiati o poco leggibili occorre avviare una procedura di integrazione documentale dopo aver preso contatti con l’autorità estera competente o l’ambasciata del Paese di provenienza per ottenere duplicati o certificazioni sostitutive.
Quali documenti servono
La documentazione richiesta per immatricolare un veicolo varia in funzione di due fattori: da un lato la natura del mezzo tra veicolo nuovo e usato, dall’altro la sua provenienza ovvero se arriva da un Paese dell’Unione europea oppure da uno Stato extra-UE. Al centro della procedura si colloca l’istanza unificata, il modulo che consente di presentare in modo contestuale la richiesta di immatricolazione alla Motorizzazione civile e l’iscrizione al Pubblico registro automobilistico. Accanto a questo documento serve una copia valida di un documento di identità e del codice fiscale dell’intestatario del veicolo.
Per quanto riguarda le caratteristiche tecniche del mezzo, il Certificato di Conformità Europeo rilasciato dal costruttore attesta la rispondenza del veicolo alle normative comunitarie. A questo si affianca la carta di circolazione estera, da presentare sia in originale sia in copia, insieme al documento di proprietà rilasciato nel Paese di provenienza, come il Fahrzeugbrief nel caso di veicoli provenienti dalla Germania. La titolarità del mezzo deve inoltre essere dimostrata attraverso la fattura di acquisto o un contratto di vendita sottoscritto.
Sul piano fiscale è bisogna fornire la prova dell’assolvimento dell’Iva, soprattutto nel caso di veicoli nuovi o quando l’imposta non sia stata già versata nel Paese d’origine. Se il veicolo proviene da un Paese extra-UE diventa obbligatoria anche la bolla doganale, documento che certifica il pagamento dei dazi e delle imposte dovute al momento dell’importazione.
A completare il quadro documentale possono essere richiesti il certificato di residenza, nel caso in cui questo dato non sia riportato nel documento di identità oppure il permesso di soggiorno per i cittadini extracomunitari. Sul piano amministrativo occorre il modulo NP2D per l’iscrizione al Pra e le attestazioni di pagamento delle imposte che comprovano il versamento delle tasse previste.
Ambasciate, lingue e criticità operative
Non sempre la traduzione giurata in Tribunale è l’unica strada percorribile dall’automobilista che intende immatricolare in Italia un veicolo proveniente dall’estero. In alcune situazioni è infatti possibile utilizzare traduzioni ufficiali rilasciate da ambasciate o consolati italiani all’estero. Occorre però tener presente che la Motorizzazione civile può richiedere una traduzione asseverata in Italia. Il consiglio è di informarsi in modo preventivo all’ufficio competente in quanto un documento non accettato rallenta la procedura.
Un altro elemento critico riguarda la lingua dei documenti. Se si tratta di lingue diffuse come inglese, francese, tedesco o spagnolo, il processo è più lineare. Quando i documenti sono redatti in lingue meno comuni, la procedura può invece complicarsi in quanto può essere richiesta una traduzione intermedia prima di quella in italiano. In altri può servire un approfondimento tecnico da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Tempi e costi della traduzione dei documenti
La traduzione dei documenti accurata richiede in media 2-5 giorni lavorativi. L’asseverazione è invece legata dalla disponibilità del Tribunale competente e non tutti gli uffici consentono il giuramento in tempi rapidi. In alcune città si riesce a concludere in giornata, in altre bisogna prenotare e attendere anche una settimana o più.
Dopodiché rivolgersi a uno Sportello telematico dell’automobilista o a uno studio di consulenza permette sì di semplificare la gestione della pratica, ma comporta una spesa più elevata rispetto a un iter seguito in autonomia. D’altra parte fare tutto da soli senza conoscere bene le procedure può portare a errori che costano molto di più in termini di tempo e denaro.
Il mancato adempimento dell’obbligo di immatricolazione entro i termini previsti dalla normativa in vigore espone il proprietario del mezzo a sanzioni. Partono da 711 euro e possono arrivare fino a 2.848 euro con il rischio di perdere anche la patente. Nel frattempo il veicolo viene di fatto bloccato: la carta di circolazione viene ritirata e scatta il fermo amministrativo per impedire qualsiasi utilizzo su strada. Se poi si lascia passare troppo tempo ovvero si oltrepassa il limite di 180 giorni senza regolarizzare la posizione, la situazione peggiora perché il mezzo può essere confiscato e messo all’asta.