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Autovelox spenti in tutta la provincia di Napoli, cosa sta succedendo

Tutta la provincia di Napoli ha spento gli autovelox fissi, una decisione del Prefetto a seguito di una ricognizione. Così i decreti che finora hanno autorizzato i controlli automatici della velocità vengono sospesi in assenza dell’omologazione.

Una scelta che sta facendo discutere automobilisti, amministrazioni locali e addetti ai lavori. Perché se da un lato c’è chi parla di “liberi tutti”, dall’altro la questione è molto più tecnica – e delicata – di quanto possa sembrare.

La dichiarazione del Prefetto

Il provvedimento porta la firma del Prefetto Michele Di Bari. La motivazione che ha spinto a spegnere gli autovelox è stata descritta in modo chiaro dallo stesso: si tratta di “garantire la legalità dell’azione amministrativa, la certezza degli accertamenti delle infrazioni al codice della strada e la tutela degli utenti della strada”.

Il punto centrale è giuridico. La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha più volte affermato che l’omologazione e la taratura costituiscono condizioni necessarie per la validità dell’accertamento. Senza questi requisiti, il rischio concreto è che le multe vengano annullate in sede di ricorso.

In altre parole, meglio sospendere tutto ora che trovarsi con migliaia di verbali contestati e potenzialmente invalidati nei prossimi mesi. Una scelta prudenziale, dunque, che punta a evitare un contenzioso di massa, spesse aggiuntive per i comuni e un’intasamento dei tribunali.

Va chiarito un aspetto importante: non si tratta di un via libera a correre. I controlli su strada da parte delle forze dell’ordine restano attivi. A fermarsi sono soltanto i dispositivi automatici fissi non in regola con il requisito dell’omologazione formale.

Solo il primo comune di una lunga serie?

Il caso Napoli potrebbe non restare isolato. In Italia si contano circa 11.000 autovelox fissi, tra sistemi di rilevazione istantanea e dispositivi per il controllo della velocità media. Di questi soltanto un migliaio rientrerebbe nei modelli automaticamente omologati.

Il problema, quindi, è potenzialmente nazionale. In assenza del decreto definitivo sull’omologazione, molti Comuni potrebbero trovarsi nella stessa situazione della provincia di Napoli: scegliere tra il rischio di sanzioni annullate o la sospensione temporanea degli impianti.

Il tema è particolarmente delicato anche dal punto di vista economico. Gli introiti derivanti dalle multe per eccesso di velocità rappresentano una voce significativa nei bilanci comunali, spesso destinata a finanziare interventi su sicurezza stradale e manutenzione. Uno stop prolungato potrebbe avere ripercussioni anche su questo fronte.

Nel frattempo, tra gli automobilisti si alternano reazioni opposte: c’è chi accoglie la notizia con sollievo e chi teme un allentamento dei controlli in un territorio già complesso dal punto di vista della sicurezza stradale.

Perché manca l’omologazione

Alla base di tutto c’è un nodo tecnico-giuridico che affonda le radici in una recente pronuncia della Corte di Cassazione. L’ordinanza n. 10505/2024 dell’aprile 2024 ha infatti stabilito che le multe elevate tramite dispositivi non formalmente omologati sono illegittime.

Il punto non riguarda necessariamente il funzionamento degli strumenti, ma il loro iter burocratico. Per ottenere l’omologazione è necessaria una documentazione idonea che dimostri il rispetto dei requisiti di taratura e dei test di laboratorio previsti. In molti casi, questa documentazione sarebbe già in possesso dei produttori.

Il vero ostacolo è l’assenza del decreto attuativo che dovrebbe definire in modo chiaro e uniforme le procedure di omologazione. Un passaggio attualmente in attesa del via libera della Commissione europea e che dovrebbe richiedere ancora diversi mesi.

Fino ad allora, molte amministrazioni si trovano in una zona grigia normativa. E Napoli ha deciso di anticipare i tempi, sospendendo gli impianti in via cautelativa.

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