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Benzina ai massimi da tre anni, il diesel sale e sta scadendo il taglio delle accise

Il calendario segna una data che molti automobilisti italiani vorrebbero poter cancellare: il prossimo 23 maggio. È questo il giorno in cui, a legislazione corrente, scadrà ufficialmente lo sconto sulle accise che ha finora agito da ammortizzatore sociale contro i rincari energetici. Lo scenario che si profila all’orizzonte non è solo incerto, ma assume contorni decisamente preoccupanti per il portafoglio delle famiglie, con i prezzi dei carburanti che hanno già iniziato una corsa verso l’alto ben prima che il sussidio statale venga meno.

La benzina ai massimi

Negli ultimi giorni, la rilevazione del prezzo medio nazionale della benzina ha fatto segnare un dato record, raggiungendo i livelli più elevati mai registrati dal 7 ottobre 2023. Questa spinta non è figlia della casualità, ma è alimentata dai mercati petroliferi internazionali, dove le quotazioni dei prodotti raffinati hanno messo a segno rincari significativi. Nonostante lo sconto sulle accise sia ancora tecnicamente in vigore, la “verde” in modalità self-service ha già toccato una media di 1,951 euro al litro sulla rete stradale ordinaria, segnando un aumento di 8 millesimi in sole ventiquattro ore.

Ancora più drastica è la situazione sulle autostrade, dove il “fai-da-te” ha già ampiamente sfondato la barriera psicologica dei due euro, attestandosi a una media di 2,032 euro al litro. Se il Governo non dovesse intervenire con un’ulteriore proroga al taglio delle accise, il rientro in vigore della condizione ordinaria porterebbe il prezzo medio nazionale della benzina direttamente a 2,012 euro al litro.

Il risveglio del diesel

Se la benzina preoccupa, il gasolio non rassicura affatto. Dopo una lunga fase di tregua durata circa quaranta giorni, durante la quale il diesel aveva mostrato un andamento ribassista, i listini sono tornati a salire. Al momento, la media nazionale al self-service si attesta intorno a 1,979 euro al litro, ma è la proiezione post-scadenza a spaventare maggiormente. Senza lo sconto fiscale, il prezzo del gasolio subirebbe un’impennata brutale, balzando a 2,222 euro al litro.

Questa inversione di tendenza è stata confermata anche dalle decisioni dei grandi operatori del settore. Società come Eni e IP hanno già optato per un aumento di due centesimi al litro sui prezzi consigliati di entrambi i carburanti. Tamoil, dal canto suo, ha seguito una strategia mista, aumentando di due centesimi la benzina ma applicando un lieve ribasso di un centesimo sul diesel, che tuttavia non basta a compensare la pressione dei mercati internazionali.

Un’Italia a più velocità

L’analisi dei dati comunicati dai gestori all’Osservatorio del Mimit rivela una frammentazione dei prezzi che penalizza pesantemente chi non rinuncia alla comodità del servizio. Al “servito”, la benzina viaggia già su una media di 2,081 euro al litro, con punte che nelle stazioni delle grandi compagnie toccano i 2,121 euro. Il gasolio servito segue a ruota con una media di 2,118 euro, superando i 2,159 euro presso i marchi più diffusi.

Le uniche isole di relativo risparmio rimangono le cosiddette “pompe bianche” o impianti indipendenti, dove la benzina self-service si ferma a 1,939 euro e il diesel a 1,973 euro, offrendo un leggero respiro in un mercato che sembra destinato a non concedere sconti. Anche i carburanti alternativi mostrano segnali contrastanti: mentre il metano resta stabile a 1,564 euro/kg, il GPL ha registrato lievi flessioni, posizionandosi mediamente a 0,815 euro al litro.

Con la scadenza di sabato ormai imminente, il Paese attende di capire se la politica economica saprà trovare le risorse per evitare che il pieno d’auto diventi, ancora una volta, un lusso ormai insostenibile per milioni di lavoratori e pendolari. Staremo a vedere, sperando in una risoluzione positiva.

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