Come se non fossero bastati i danni economici della pandemia e della guerra in Ucraina, l’Ue deve oggi anche fare i conti con tutta una serie di problematiche connesse alle sfide energetiche e alle ripercussioni per le famiglie e aziende. Con meno proclami rispetto alla crisi del 2022, il Vecchio Continente sta scivolando in una condizione di rischio che desta preoccupazione.
Dall’inizio del conflitto a fuoco tra Usa e Iran, i prezzi del gas in Europa sono aumentati di circa il 70%, mentre del 60% per il petrolio. Tradotto: 30 giorni di conflitto hanno già aggiunto 14 miliardi di euro alle ingenti perdite dell’Unione per i combustibili fossili. Questa non sarà una guerra lampo, come prospettata dal presidente Trump, ma potrebbe essere lunga e la crisi potrebbe andare oltre la fine del conflitto perché le infrastrutture energetiche sono distrutte. Il concetto espresso nei giorni scorsi da Dan Jorgensen, il Commissario Ue all’Energia, ha mandato in tilt i mercati.
Urgono interventi
L’esecutivo europeo non può rimanere a guardare in attesa di miracolosi cambiamenti. Come è avvenuto con i carburanti, dove in Italia si è deciso il taglio delle accise, la stessa dinamica per l’energia dovrà essere affrontata a livello continentale, sperando di evitare misure nazionali che frammentino il mercato. Un primo importante passo avverrà alla presenza del collegio dei commissari che dovrà approvare la proposta di modifica della riserva di stabilità del mercato dell’Ets per limitare l’eccessiva volatilità dei prezzi del carbonio.
Non si esclude la possibilità di bloccare la cancellazione automatica delle quote di carbonio in eccesso nel sistema Ets che avviene alla fine di ogni anno. La strategia permetterebbe a Bruxelles di aumentare il numero di quote, in caso di rialzi di prezzi, da lasciare nella riserva di stabilità del mercato. L’obiettivo è anche quello di calmare le tensioni. La completa riforma degli Ets non avverrà prima di luglio.
Le reazioni delle parti in causa
Il commissario al Clima, Wokpe Hoekstra, presente nelle commissioni Ambiente e Politiche Ue della Camera, e anche nelle commissioni Politiche Ue, Ambiente e Industria del Senato, ha spiegato che il sistema va rivalutato, ma il funzionamento è positivo. I Paesi membri dell’Ue dovranno prepararsi per tempo a un’interruzione potenzialmente prolungata delle forniture energetiche. Non si esclude una riduzione dei limiti di velocità di 10 km/h sulle autostrade, incoraggiando il ricorso ai mezzi di trasporto pubblici. Ove possibile verrà incentivato l’utilizzo dello smart working per ridurre l’uso dei trasporti.
Occorre risparmiare sui consumi di gas e petrolio, come è emerso anche nel vademecum redatto dall’Agenzia Internazionale dell’Energia. Il commissario all’Energia Dan Jorgensen ha annunciato:
“Gli aiuti di Stato offrono già buone opportunità agli Stati per sostenere i più vulnerabili ma renderemo queste possibilità ancora più ampie. Questa crisi ci dimostra ancora una volta che la nostra esposizione agli shock energetici esterni è una vulnerabilità importante. E questo è legato alla nostra dipendenza dai combustibili fossili importati”.
Il commissario danese, in una lettera ai 27, ha rappresentato un quadro nefasto in cui l’Europa potrebbe piombare nelle prossime settimane in caso di mancata reazione tempestiva. Occorrerà anche aumentare il consumo di biocarburanti, ma sotto questo aspetto l’Ue è ancora molto indietro e occorrerebbe anche focalizzarsi sulla produzione di energia da fonti rinnovabili.