Il complicato scacchiere commerciale tra Cina e Unione europea vive in queste ore un nuovo, ambiguo capitolo. Da un lato Pechino annuncia con enfasi una “svolta” nei negoziati sui dazi per le auto elettriche, dall’altro la Commissione Ue si precipita a raffreddare i facili entusiasmi orientali, ridimensionando il recente avvicinamento a un semplice passaggio burocratico. Al centro della contesa rimangono le tariffe extra (fino al 35,3%) imposte dall’Ue lo scorso ottobre per compensare i sussidi statali che secondo Bruxelles permettono alle Case cinesi di invadere il mercato europeo a prezzi artificialmente bassi.
Il “mezzo annuncio” del Dragone
Per il ministero del Commercio cinese, i toni si sarebbero alleggeriti. Pechino ha dato lettura degli ultimi sviluppi parlando di un’adesione europea a principi condivisi di “non discriminazione” e, sempre secondo la nota ufficiale della Repubblica Popolare, Bruxelles avrebbe finalmente aperto alla possibilità di sostituire i dazi con impegni sui prezzi minimi.
Il dicastero ha infatti sottolineato che:
“L’Ue condurrà le valutazioni in modo obiettivo e imparziale, rispettando pienamente lo spirito del dialogo e i risultati delle consultazioni bilaterali”
Questa interpretazione dipinge uno scenario di distensione, volto a:
“Preservare la stabilità della filiera e della catena di fornitura dell’industria automobilistica tra Cina e Ue e a livello globale”
La frenata di Bruxelles
La replica della Commissione europea non si è fatta attendere e ha il sapore di una doccia fredda: Olof Gill, portavoce per il Commercio, ha messo in chiaro che non esiste alcun accordo definitivo, bensì solo la pubblicazione di linee guida tecniche. In sostanza, Bruxelles ha spiegato “come” le aziende cinesi possono presentare offerte di prezzo minimo, senza però garantire la loro accettazione.
Olof Gill è stato categorico nel definire la natura del documento:
“Si tratta solo un documento di orientamento, nulla di più. Lo abbiamo pubblicato affinché eventuali ulteriori offerte abbiano un quadro molto chiaro entro cui essere costruite”
L’obiettivo dell’Unione resta quello di proteggere la concorrenza leale, eliminando i vantaggi competitivi derivanti dagli aiuti di Stato cinesi. Gill ha infatti ribadito:
“È questo che stiamo cercando: equità e condizioni di concorrenza leale. Al momento abbiamo ricevuto un’offerta, da un’azienda, per un modello specifico”
Un labirinto di interessi
Mentre la diplomazia lavora su documenti e “orientamenti”, la realtà industriale corre su binari paralleli. Molti giganti cinesi, BYD in testa, stanno già aggirando l’ostacolo costruendo fabbriche direttamente nel Vecchio Continente, trasformando le proprie vetture da “Made in China” a “Made in Ue”.
Inoltre, il rallentamento del mercato elettrico sta spingendo i produttori del Dragone verso l’ibrido e l’endotermico, comparti dove i dazi sono meno punitivi, dunque il rischio è che questo lunghissimo negoziato arrivi a una conclusione quando il mercato ha già trovato altre strade per evolversi.
Se Pechino cerca una vittoria politica per salvare la reputazione ed evitare le barriere doganali, l’Europa non sembra intenzionata a fare sconti. Il confronto tra le parti è aperto, ma sembra ancora di assistere a una profonda divergenza, dove ogni piccolo passo tecnico viene venduto come un trionfo da una parte e come ordinaria amministrazione dall’altra.