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Eccesso di velocità, quando la multa è annullata per stato di necessità

Superare i limiti di velocità resta una violazione seria del Codice della Strada, anche quando il conducente ha una buona ragione per premere sull’acceleratore. La legge italiana ammette però una eccezione: la multa per eccesso di velocità può essere annullata se il conducente dimostra di aver agito in stato di necessità. Per essere chiari, si tratta di un pericolo attuale, un danno grave alla persona, una situazione non volontariamente causata, l’impossibilità di evitare il pericolo in altro modo e una condotta proporzionata all’emergenza.

Il punto di partenza è l’articolo 54 del Codice penale, secondo cui non è punibile chi ha commesso il fatto perché costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, se il pericolo non sia stato volontariamente causato, non fosse altrimenti evitabile e il fatto sia proporzionato al pericolo. La stessa logica si applica anche alle sanzioni amministrative, perché l’articolo 4 della legge 689 del 1981 esclude la responsabilità per chi commette una violazione amministrativa in stato di necessità.

Eccesso di velocità, la regola generale resta la sanzione

Ci pensa il Codice della Strada a fissare i limiti su strada: 130 km/h in autostrada, 110 km/h sulle strade extraurbane principali, 90 km/h sulle extraurbane secondarie e locali, 50 km/h nei centri abitati, salvo diversa segnalazione e con la possibilità, in alcuni tratti urbani, di arrivare a 70 km/h se le caratteristiche della strada lo consentono. Chi supera il limite di non oltre 10 km/h rischia una sanzione da 42 a 173 euro; chi supera il limite di oltre 10 km/h e non oltre 40 km/h rischia da 173 a 694 euro. Oltre 40 km/h e fino a 60 km/h si sale da 543 a 2.170 euro, con sospensione della patente da uno a tre mesi; oltre 60 km/h la multa va da 845 a 3.382 euro, con sospensione della patente da sei a dodici mesi.

Lo stato di necessità è un’eccezione e spetta al conducente dimostrare che quella violazione era l’unico modo ragionevole per evitare un danno grave e imminente. Per intenderci, si tratta di documenti, certificati medici, referti, testimonianze, chiamate al 112 o al 118, messaggi, tracciati, orari coerenti, accessi al pronto soccorso, prove dell’urgenza reale o ragionevolmente temuta.

Anche quando l’emergenza esiste, la velocità deve comunque essere proporzionata. Correre per accompagnare una persona in ospedale può essere giustificabile; viaggiare a una velocità folle in centro abitato, mettendo a rischio pedoni e altri veicoli, non lo è. La norma non autorizza a sostituire un pericolo con un altro pericolo ancora più grande. Qui entra in gioco la valutazione del giudice. Una cosa è superare il limite su una strada libera per raggiungere il pronto soccorso con un passeggero in crisi respiratoria; un’altra è attraversare un centro abitato a velocità incompatibile con la sicurezza collettiva.

Che cosa significa stato di necessità

Lo stato di necessità richiede un pericolo di danno grave alla persona. La formula è importante perché esclude i danni puramente economici o patrimoniali. Non si può invocare lo stato di necessità per evitare di perdere un appuntamento di lavoro, per non far scadere una pratica, per impedire un furto già segnalabile alle forze dell’ordine, per raggiungere un cliente, per salvare una consegna o per evitare una perdita finanziaria.

Il danno deve riguardare la vita, la salute, l’integrità fisica o una situazione personale grave. Un infarto sospetto, una crisi respiratoria, un’emorragia, un malore improvviso, un parto imminente, un trauma rilevante, una richiesta d’aiuto da parte di una persona fragile possono rientrare nell’area dello stato di necessità. Un ritardo, una scadenza, una preoccupazione economica o un disagio organizzativo no.

Il secondo requisito è l’attualità del pericolo. Significa che il rischio deve essere in corso o comunque imminente. Il giudice valuta ciò che il conducente poteva percepire in quel momento. Se una persona teme un infarto per forti dolori al petto e poi gli esami escludono l’evento cardiaco, lo stato di necessità può comunque essere discusso perché conta anche la ragionevolezza del timore iniziale. Se invece il conducente corre per un controllo medico programmato, per ritirare referti o per anticipare una visita già fissata, manca l’urgenza.

Dopodiché lo stato di necessità vale solo se il pericolo non era altrimenti evitabile. Se era possibile chiamare il 118, attendere un’ambulanza, rivolgersi a un presidio più vicino, fermarsi presso una pattuglia, chiedere soccorso immediato o adottare una soluzione meno rischiosa, il giudice può ritenere non giustificato l’eccesso di velocità. Questo non significa che bisogna sempre attendere l’ambulanza. Ci sono casi in cui il trasporto diretto può essere comprensibile, soprattutto in zone isolate o davanti a sintomi drammatici. Ma bisogna spiegare perché quella scelta fosse necessaria.

Quando la multa può essere annullata

Il caso più classico di annullamento della multa per stato di necessità è il trasporto urgente al pronto soccorso. Se un passeggero ha un malore improvviso, sintomi gravi, perdita di coscienza, difficoltà respiratorie, dolore toracico, forte emorragia o una condizione compatibile con un pericolo serio, il superamento dei limiti può essere giustificato. In ogni caso l’annullamento della multa non è automatico: servono referti, certificati, accesso al pronto soccorso, testimonianze e coerenza temporale tra l’infrazione e l’arrivo in ospedale.

Può rientrare nello stato di necessità anche il caso di chi corre verso una persona non presente in auto, ma in pericolo. Si pensi a un genitore anziano solo in casa che telefona dicendo di non respirare, a un figlio che segnala un incidente domestico, a una persona disabile che chiede aiuto per una caduta o a un familiare che manifesta sintomi gravi e non può muoversi. Anche qui serve documentare la telefonata, la successiva assistenza, l’intervento medico, l’eventuale chiamata ai soccorsi, la condizione sanitaria riscontrata.

Emergenza sanitaria ragionevolmente temuta

La giurisprudenza ammette che lo stato di necessità possa essere valutato anche quando il pericolo, si rivela meno grave del previsto, purché il conducente fosse in buona fede e il timore fosse fondato su circostanze oggettive. La Cassazione, nell’ordinanza 4834 del 2018, ha ricordato che l’esclusione della responsabilità per violazioni amministrative può fondarsi anche sull’erronea persuasione di trovarsi in una situazione di pericolo imminente, ma solo quando tale persuasione deriva da circostanze oggettive verificabili.

Se la persona in pericolo era già assistita da medici, ambulanza o personale sanitario, lo stato di necessità diventa invece difficile da sostenere. Correre verso l’ospedale perché un familiare è già ricoverato perché si vuole assistere a un intervento o perché si teme di arrivare tardi non equivale a salvare qualcuno da un pericolo attuale e non evitabile. La multa può essere annullata solo se la violazione era funzionale a evitare un danno grave alla persona e se non esistevano alternative ragionevoli.

Non rientrano nello stato di necessità i casi legati a danni economici, scadenze, appuntamenti, lavoro, consegne o problemi patrimoniali. Correre perché si sta perdendo un volo, perché si deve arrivare a una riunione, perché si rischia di perdere un contratto, perché un allarme domestico segnala un possibile furto o perché si teme un danno a un bene materiale non è sufficiente.

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