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Guerra, rischio aumento prezzi auto e ricambi: l’allarme sui nuovi rincari

Già reduce da anni di instabilità tra crisi dei semiconduttori e transizione energetica, il mercato dell’auto affronta ora una nuova e insidiosa minaccia. Oltre a toccare la politica internazionale, le tensioni geopolitiche in Medio Oriente rischiano di ripercuotersi sui portafogli degli automobilisti italiani.

È quanto segnala Federcarrozzieri, l’associazione della autocarrozzerie italiane, che ha analizzato i possibili scenari derivanti dal perdurare dell’instabilità nell’area. Qualora il blocco delle rotte marittime e l’incertezza sui mercati delle materie prime finisse per consolidarsi, le conseguenze sul settore dei motori sarebbero inevitabili e immediate.

Il rincaro delle nuove auto

Numeri alla mano, il protrarsi della crisi potrebbe determinare un aumento dei prezzi di listino intorno al 5%, l’equivalente di circa 1.450 euro. Il rincaro non farebbe discriminazioni in termini di segmento, rendendo ancora più difficile il rinnovo del parco circolante italiano, che come ben sappiamo è uno dei più vecchi d’Europa. Tuttavia, gli addetti ai lavori temono soprattutto l’effetto domino sull’intera filiera della manutenzione e dei costi di gestione.

Materie prime e logistica

Il problema principale riguarda l’impennata dei costi di produzione e trasporto:

“Il pericolo maggiore per il comparto è rappresentato dall’ascesa delle quotazioni di petrolio, gas ed energia, ma anche e soprattutto dall’alluminio, metallo presente nelle carrozzerie e nella componentistica e con cui si realizza in media il 15% di una autovettura moderna”

spiega il presidente di Federcarrozzieri, Davide Galli, sottolineando come l’alluminio sia diventato un nervo scoperto per l’industria.

“Il blocco al transito delle navi, unitamente alla repentina crescita delle quotazioni dell’alluminio, salite ai livelli più alti degli ultimi 4 anni fino a sfiorare quota 3.500 dollari la tonnellata, rischia quindi di ripercuotersi sul settore dell’automotive, minato anche dai rincari di energia e gas che aggravano i costi di produzione sia per le vetture che per i ricambi”

Riparazioni e Rc Auto: il rischio stangata

Se i costi delle materie prime salgono, le carrozzerie si trovano schiacciate tra l’incudine e il martello. Da un lato c’è l’aumento dei pezzi di ricambio, dall’altro l’impennata dei costi energetici necessari per i processi tecnici, basti pensare all’essiccazione delle vernici, che richiede forni ad alto consumo alimentati a gas, elettricità o derivati del petrolio. Anche i prodotti chimici stessi, come solventi e stucchi, sono strettamente legati alle quotazioni del greggio.

Secondo Federcarrozzieri:

“Un eventuale aumento dei prezzi di listino del +5% farebbe salire il costo di una automobile nuova in media di circa 1.450 euro, ma a crescere sarebbero anche i costi delle riparazioni, per l’effetto combinato del caro-energia a carico delle carrozzerie e dei rincari dei pezzi di ricambio”

Il capitolo finale di questo effetto a catena riguarda le assicurazioni. Riparazioni più onerose per le carrozzerie significano rimborsi maggiori da parte delle compagnie assicurative, che puntualmente scaricano i costi sull’utente finale attraverso l’adeguamento dei premi.

“Riparazioni più costose che farebbero sentire i loro effetti anche sulle tariffe Rc auto, come conseguenza dell’aggravio dei costi in capo alle compagnie di assicurazione”

La crisi mediorientale rischia, in definitiva, di trasformarsi in una tempesta perfetta per l’automobilista, colpito contemporaneamente al momento dell’acquisto, durante la manutenzione e al rinnovo della polizza annuale.

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