Notizie

Il disco in acciaio da 300.000 km che potrebbe mandare in pensione la ghisa

Quando si parla di emissioni e normative ambientali, il pensiero corre subito ai motori. Eppure, con l’arrivo dell’Euro 7, sotto la lente d’ingrandimento non finiranno soltanto gli scarichi. Anche componenti considerati secondari fino a pochi anni fa stanno diventando cruciali nella lotta all’inquinamento urbano. Tra questi ci sono i freni.

Le polveri sottili prodotte dall’usura di pastiglie e dischi sono infatti uno degli elementi che la nuova normativa europea vuole limitare in maniera drastica. Un tema che fino a oggi era rimasto relativamente in ombra, ma che potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui vengono progettati gli impianti frenanti delle auto moderne.

Il disco in acciaio inox

Nasce cosi il disco in acciaio inox, soluzione sviluppata in Germania che sembrerebbe ridurre drasticamente usura, polveri sottili e costi di manutenzione nel lungo periodo. Questa tecnologia sostituisce la tradizionale ghisa con acciaio inox ad alta resistenza, abbinandolo a materiali frenanti inorganici di nuova concezione. In pratica, un sistema progettato per ridurre al minimo l’usura durante la frenata.

Secondo i ricercatori coinvolti nello sviluppo, questa soluzione consentirebbe di abbattere le emissioni di particolato generate dai freni di oltre l’85% rispetto agli impianti tradizionali. Un risultato enorme, soprattutto considerando che le emissioni non derivanti dallo scarico stanno diventando sempre più rilevanti nelle aree urbane.

Mai più cambio freni

La promessa più sorprendente riguarda però la durata. I nuovi dischi in acciaio inox avrebbero infatti una vita utile stimata fino a 300.000 chilometri. Un valore impressionante se confrontato con gli impianti tradizionali, che spesso richiedono la sostituzione molto prima.

Sulle auto moderne, soprattutto quelle più pesanti o utilizzate prevalentemente in città, non è raro dover sostituire dischi e pastiglie già dopo 40 mila chilometri. Tra traffico, continue frenate e maggiore massa delle vetture elettriche, gli impianti frenanti sono sottoposti a stress sempre più elevati.

Con la nuova soluzione, invece, il concetto stesso di manutenzione potrebbe cambiare. Per molti automobilisti significherebbe percorrere l’intera vita utile dell’auto senza dover sostituire i dischi. Un vantaggio economico notevole, considerando i costi sempre più alti dei ricambi originali.

C’è poi un altro aspetto interessante: il peso. Un set completo di quattro dischi in acciaio inox può pesare fino a 5 kg in meno rispetto a un equivalente in ghisa. Un dato apparentemente marginale, ma importante in un’epoca in cui i costruttori cercano ogni soluzione possibile per ridurre consumi ed emissioni.

Meno peso significa infatti migliore efficienza energetica, soprattutto sulle auto elettriche, dove ogni chilogrammo conta in termini di autonomia.

L’inquinante nascosto

Negli ultimi anni si è parlato tantissimo di emissioni allo scarico, ma molto meno di quelle generate da pneumatici e freni. Eppure, si tratta di particelle estremamente fini e potenzialmente dannose per la salute.

Durante ogni frenata vengono rilasciate nell’aria micro particelle inferiori ai 10 micrometri, le cosiddette PM10, che possono penetrare facilmente nelle vie respiratorie. Finora questo tipo di emissioni non era regolamentato in modo specifico in Europa, ma l’Euro 7 cambierà completamente scenario. Le nuove regole introdurranno limiti molto severi:

  • 3 mg/km per le auto elettriche;
  • 7 mg/km per tutte le altre vetture sotto le 3,5 tonnellate.

Un cambiamento che obbligherà i costruttori a ripensare completamente gli impianti frenanti delle future automobili. Paradossalmente, proprio le auto elettriche hanno contribuito ad accendere il dibattito. Il peso elevato delle batterie aumenta infatti lo stress sui freni e sull’usura degli pneumatici, rendendo il tema delle emissioni non allo scarico sempre più importante.

To top