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La Cina dell’auto si prende l’Europa: la strategia

C’è preoccupazione nel Vecchio Continente per la crescita esponenziale dei colossi dell’automotive con gli occhi a mandorla e se un nemico non puoi batterlo, l’unica soluzione è fartelo amico. Bruxelles con i suoi proclami green ha steso in passato un tappeto rosso al proliferare di tantissimi nuovi marchi che hanno puntato sull’elettrico. Grazie alle terre rare e al know-how consolidato sulle batterie sono iniziati a sbucare come funghi nuovi brand in Cina.

Pechino ha finanziato la crescita con una strategia che si è rivelata vincente. Sul mercato locale oggi spopolano auto elettrificate all’avanguardia che, subito dopo, acquisiscono appeal a livello internazionale. Da Geely a MG passando per Chery, BYD, Dongfeng e Leapmotor si moltiplicano i prodotti di successo cinesi in Europa. Il boom delle proposte low cost sta determinando un sostanzioso calo di immatricolazioni per i costruttori storici, mettendo all’angolo la nostra industria di componentistica.

Il piano di espansione cinese

Dopo aver indebolito la concorrenza, l’armata rossa starebbe avanzando con l’obiettivo di mettere le mani sugli impianti europei, anche per evitare i dazi. Gli investimenti colossali fatti per le auto elettriche dai principali Gruppi, come Volkswagen e Stellantis, non hanno reso e anche nel primo trimestre 2026 non hanno superato il 19,4% del mercato nell’Ue.

Ora l’interesse dei colossi cinesi è focalizzato sull’apertura o l’acquisizione di stabilimenti in Italia e in Spagna, sfruttando la crisi. I produttori del Paese del Dragone Rosso potrebbero legittimamente avvantaggiarsi di una situazione che ha creato anni fa Bruxelles stessa. In base a quanto afferma Reuters, le Nazioni dello Spazio economico europeo e la Svizzera avrebbero stanziato finora quasi 200 miliardi di euro per lo sviluppo della tecnologica elettrica su quattro ruote.

Ora vi basterà fare un giro nei quartieri delle vostre città per capire che c’è qualcosa che non quadra. Il piano di una transizione green per ora è fallito miseramente, e i soldi destinati alla filiera delle batterie, con lo scopo di ridurre la dipendenza dalla Cina, hanno creato l’effetto opposto. Il Gigante asiatico oggi produce l’80% degli accumulatori realizzati nel mondo e il trend non sembra in grado di invertirsi a stretto giro.

Il boom di auto asiatiche

Se un tempo gli europei erano scettici sulla tecnologia cinese, anche a causa della crisi economica, negli ultimi anni si è registrato uno stravolgimento. In tanti hanno cominciato a incuriosirsi e a sceglierle. Nel primo trimestre 2026 le proposte cinesi si sono prese l’8% del mercato europeo, raddoppiando il risultato dello stesso periodo del 2025. Se a questi si vanno a sommare i successi commerciali giapponesi e coreani vi renderete conto che l’Oriente sta vincendo a mani basse la sfida.

Con l’obiettivo di costruire nuove fabbriche o acquisirne già esistenti sul territorio occidentale, i major cinesi si potranno espandere senza limiti per sfuggire anche alla morsa dei dazi imposti sulle vetture elettriche costruite in patria e poi esportate nell’Ue. Non solo i colossi come BYD stanno sviluppando EV di estrema qualità, ma anche vetture ibride che rappresentano il presente e il futuro della nostra industria delle quattro ruote.

Fari puntati su Italia e Spagna

Per ora il Paese iberico è quello preferito dai produttori cinesi, anche grazie a un costo dell’energia elettrica tra i più bassi d’Europa, dovuto dall’utilizzo di fonti rinnovabili con una copertura ormai oltre il 60% del fabbisogno. Secondo l’agenzia Reuters, il Gruppo Geely avrebbe definito una alleanza con Ford per acquisire una delle tre aree dello stabilimento di Almussafes, nei pressi di Valencia. Dovrebbe essere costruita la citycar E2, ibrida e full electric, già lanciata in Cina con il nome di EX2.

Inoltre, Leapmotor, in grande espansione alle nostre latitudini, avrebbe trovato un accordo con il Gruppo Stellantis, proprietario del 21% della start-up, per la produzione dell’utilitaria 100% elettrica T03 nello stabilimento polacco di Tychy fino all’aprile 2025. Ora le mire si spostano a Saragozza, dove verrà introdotta una nuova linea dedicata al SUV elettrico o ibrido range extender B10 di Leapmotor e al suo gemello a marchio Opel.

Presso l’impianto Stellantis di Villaverde, a Madrid, verrà attribuito il lancio di un nuovo modello Leapmotor, in produzione dalla prima metà del 2028. La proprietà di questo impianto passerà alla joint venture Leapmotor International, controllata al 51% da Stellantis. Inoltre, la factory di Barcellona appartenuta fino al 2021 a Nissan è stata rilevata da una società creata tra il costruttore spagnolo Ebro e il major cinese Chery, in cui rientrano i brand Omoda e Jaecoo. Zhu Shaodong, CEO di Chery per l’Unione Europea, ha annunciato che si punterà su una produzione annuale di 150.000 veicoli entro il 2029, con il SUV Omoda 5 in prima linea.

Con la presentazione del nuovo piano industriale Stellantis, l’amministratore delegato Antonio Filosa spiegherà nel dettaglio tutte le strategie. Gli ultimi rumor parlano di cessioni di stabilimenti, con l’impianto italiano di Cassino che sarebbe finito nel mirino del colosso cinese Dongfeng. A seguito del rinvio delle produzioni delle nuove Alfa Romeo Stelvio e Giulia, la fabbrica è in affanno con appena 19.364 unità prodotte lo scorso anno, marcando un calo del -27,9% rispetto al 2024.

Le prospettive dell’Europa

Andrea Bartolomeo, direttore di MG Italia, ha spiegato che “la nuova fabbrica europea di Saic, gruppo cinese proprietario di MG, sarà in Spagna. L’annuncio arriverà nelle prossime settimane”. Si parla della cittadina di Ferrol, presso La Coruña, dove potrebbe essere costruito un nuovo impianto con una capacità produttiva stimata in 120.000 unità all’anno.

Si tratta di una vera e propria invasione, incominciata con lo stabilimento di BYD di Szeged in Ungheria, per evitare i dazi. Le aziende cinesi cominceranno a lavorare negli impianti europei sino a una capacità produttiva massima di circa 50.000 esemplari all’anno, per poi puntare su strutture di assemblaggio da 100.000 unità, mentre gli impianti a pieno regime raggiungeranno livelli di capacità di circa 300.000 unità. Un metodo espansionistico che se dovesse funzionare trasformerebbe radicalmente i nostri vetusti parchi auto. In seguito, con il boom delle proposte cinesi, le nostre aziende si potranno inserire come fornitori, contando sul fattore logistico, grazie a una maggiore vicinanza e per garantire dei tempi di consegna più rapidi.

Aspettiamoci in Europa una rete di società orientali di componentistica che metterà la parola fine a tantissime nostre realtà già in crisi. Nel corso del 2025 le importazioni di componenti di origine cinese nel Vecchio Continente hanno toccato gli 8 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto a tre anni fa. Oramai il dado è tratto e nei prossimi anni assisteremo a uno stravolgimento senza precedenti storici.

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