Gli esperti lo avevano annunciato e un panorama nefasto per la nostra economia si sta abbattendo con un rapido effetto a catena, come già avvenuto in passato. All’inizio degli anni ’70, più precisamente il 2 dicembre 1973, un’Italia in crescita dopo il boom economico rimase spiazzata dall’austerity e piombò nel buio.
Luci spente in città, domeniche senz’auto, locali chiusi alle 23, e dopo un risveglio nel dopoguerra positivo il Belpaese comprese che i tempi di abbondanza erano già finiti. Alcune misure, messe in campo negli anni ’70, potrebbero tornare in un futuro non troppo lontano se la situazione tra Usa, Israele e Iran non cambierà. Le misure adottate dal Governo dell’epoca stravolsero la vita delle famiglie italiane, anticipando gli orari di chiusura di uffici e negozi e cambiando abitudini consolidate, ora, dopo tutto questo tempo la storia potrebbe ripetersi.
Lo spettro delle targhe alterne
Con la crisi energetica, l’immagine mondana a gioiosa dell’Italia fu travolta da un’ondata di ansia e preoccupazione per il futuro. La guerra dello Yom Kippur, con protagoniste Egitto e Siria che attaccarono Israele, determinò prima un rincaro del greggio da parte dell’Opec verso gli Stati che appoggiavano Tel Aviv, poi un vero embargo. Il costo del petrolio schizzò alle stelle e diversi Paesi europei dovettero prendere decisioni estreme. Mariano Rumor, Presidente del Consiglio dei Ministri tra il 1968 e il 1974, con il decreto austerity decise di vietare le auto e le moto a tutti gli italiani nei giorni festivi e nelle domeniche, ma anche le barche e gli aerei privati.
Potevano circolare solo i mezzi di sicurezza e di soccorso, i medici e i parroci, per gli altri la multa era di un milione di lire. Per risparmiare benzina vennero abbassati i limiti di velocità: in città il limite restò a 50 km/h, ma nelle strade extraurbane scese a 100 all’ora e nelle autostrade a 120 all’ora. Secondo gli analisti di Bloomberg Intelligence, la chiusura ancora prolungata, dello Stretto di Hormuz, porterebbe a cambiamenti epocali, con razionamenti energetici, smart working e targhe alterne.
Dati allarmanti
Se nell’inverno del 1974 le città italiane ridussero l’illuminazione pubblica del 40%, i distributori di benzina rimasero chiusi dalle 12 del sabato a tutta la domenica. In base alle analisi condotte, il transito delle materie prime avrà un peso sull’utile per azione dello Stoxx 600 (che replica il rendimento delle più grandi società europee) superiore in termini inflazionistici rispetto a quattro anni fa, con l’invasione su vasta scala ordinata dalla Russia in Ucraina.
Se poi si guarda a livello mondiale la mobilità sta cambiando. La Corea del Sud ha introdotto il divieto di circolazione a targhe alterne per i dipendenti pubblici, due giorni a settimana, esteso su base volontaria alle auto private. La Slovacchia e la Slovenia hanno imposto tetti agli acquisti di carburante. Circa il trasporto pubblico sui treni, la Lituania ha tagliato del 50% le tariffe ferroviarie locali per due mesi. L’Argentina ha invece allargato la quota di bioetanolo nella miscela della benzina. Alcuni Governi hanno deciso di intervenire sui prezzi dei carburanti e c’è chi, come l’Italia, ha deciso di tagliare le accise sui carburanti.
L’attacco di Usa e Israele all’Iran ha già avuto un impatto devastante sul mercato energetico e ulteriori limitazioni potrebbero arrivare a maggio in Italia. Non si esclude l’illuminazione pubblica ridotta, targhe alterne, smart working, come negli anni della pandemia, ma questa volta si cercherà di evitare la didattica a distanza per le scuole e non dovrebbero esserci limitazioni per la sanità. Potrebbero scattare restrizioni sull’uso dei condizionatori in estate, per temperature e tempi di utilizzo, e per i termosifoni in inverno, come avvenuto anche dopo l’invasione russa in Ucraina nel 2022.