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Smantellata la banda dei furti d’auto, ladri trattati come dipendenti con anche le ferie

In una zona d’Italia, a cavallo tra il Foggiano e la provincia di Barletta-Andria-Trani, il furto d’auto sembra diventata un’attività come tante, un’industria in piena regola. L’ultima inchiesta della Procura di Trani ha portato alla luce le incredibili modalità d’azione di una banda di criminali con gerarchie, welfare e ambizioni di carriera.

Una struttura aziendale per l’illegalità

Le indagini hanno portato all’arresto di 15 persone, smantellando un sodalizio capace di trattare il furto e la “cannibalizzazione” dei veicoli come un qualsiasi esercizio commerciale legittimo. A colpire è soprattutto l’assimilazione dei membri dell’organizzazione a rispettabili lavoratori dipendenti. Nel gruppo, composto prevalentemente da cerignolani, vigeva un regolamento interno ricalcante un contratto collettivo di lavoro. Come riporta il Corriere di Foggia, i componenti godevano di uno stipendio fisso — circa 200 euro al giorno — e rispettavano una settimana lavorativa di cinque giorni. La domenica? Sacra, dedicata al riposo. E come ogni azienda che si rispetti, non mancavano le ferie estive, pianificate per permettere ai “dipendenti” di staccare la spina prima di ricominciare la stagione dei furti.

L’efficienza della banda non lasciava nulla al caso, poggiando su una divisione dei compiti che non aveva nulla da invidiare a una catena di montaggio industriale. Si partiva dalla figura dei cercatori, deputati a mappare il territorio tra Cerignola, Trinitapoli e Barletta alla ricerca di garage o capannoni sicuri dove nascondere la refurtiva. Una volta messo nel mirino l’obiettivo, toccava alle squadre operative entrare in azione, dei professionisti capaci di sottrarre fino a dieci vetture nell’arco di una notte. Grazie a un SUV usato come motrice trascinavano via rapidamente i bottini, prima di lasciare campo ai cosiddetti “Terminator”, dei meccanici molto qualificati incaricati a distruggere il mezzo. In una manciata di ore smontavano le varie automobili sottoposte alle loro “cure”, fino a renderle irriconoscibili e al recupero dei componenti, da immettere in men che non si dica sul mercato nero dei ricambi.

La destinazione dei pezzi rubati

Se una parte dei pezzi finiva su portali di vendita online o presso carrozzerie compiacenti sul territorio nazionale, l’inchiesta ha confermato una tendenza sempre più marcata: la proiezione internazionale. I motori e le componenti meccaniche delle vetture più recenti venivano spediti verso l’Africa e gli Emirati Arabi, dove altre organizzazioni provvedevano all’assemblaggio di “nuovi” veicoli, alimentando un giro d’affari che sfuggiva ai controlli doganali tradizionali.

Per il mondo dell’automotive e per i cittadini della BAT e del Foggiano, l’inchiesta è l’ennesima conferma di una piaga sociale ed economica. Quando il crimine riesce a darsi una forma societaria così efficiente, l’impatto sul ramo delle assicurazioni e sulla sicurezza percepita è devastante. La risposta della Procura di Trani segna un punto importante, ma la “professionalità” dimostrata da questi 15 indagati testimonia le difficoltà affrontate ogni giorno dalle Forze dell’Ordine.

Persino le dinamiche di “risorse umane” erano incredibilmente moderne. Dalle intercettazioni è emerso che alcuni membri aspiravano a scatti di livello per guadagnare di più, valutando persino di “dimettersi” per passare a bande concorrenti qualora l’offerta economica fosse stata migliore, in una sorta di “calciomercato del crimine”.

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