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Stop al taglio delle accise, il diesel vola oltre i due euro al litro

Il Governo lascia scadere il taglio delle accise a ridosso degli esodi estivi di luglio e agosto. Dal 3 luglio lo sconto sulle accise non è più operativo e i prezzi alla pompa hanno già risposto. Il gasolio in autostrada ha superato la soglia dei 2 euro al litro, la benzina si avvicina pericolosamente ai 2 euro sulla rete stradale ordinaria, e le associazioni dei consumatori sono già sul piede di guerra.

Il tutto in un contesto in cui il prezzo del petrolio sui mercati internazionali non sta affatto correndo: anzi, il barile quota intorno ai 70 dollari, ben lontano dai picchi che in passato avevano giustificato rincari simili al distributore.

I prezzi senza tagli

I numeri, aggiornati dall’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, parlano di un prezzo medio in modalità self service lungo la rete stradale nazionale a 1,844 euro al litro per la benzina e 1,925 euro al litro per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il self viaggia a 1,938 euro al litro per la benzina e 2,008 euro al litro per il gasolio.

Rincari che si stanno verificando in una fase in cui le quotazioni internazionali del greggio non giustificano alcun aumento. Le quotazioni del petrolio si sono deprezzate del 25% a partire dall’inizio di giugno, eppure i prezzi alla pompa salgono. Vale la pena ricordare che lo sconto sulle accise era già entrato in vigore come misura emergenziale quando i prezzi del greggio erano schizzati alle stelle, e da allora era stato prorogato più volte come ammortizzatore. Ora che quella misura è venuta meno, il prezzo reale torna a farsi sentire.

Il barile rimane basso

È proprio questo il punto che rende la situazione più difficile da digerire per gli automobilisti. Il barile si trova a cavallo dei 70 dollari, una quota che in altri momenti degli ultimi anni sarebbe stata considerata decisamente favorevole per i consumatori.

La questione di fondo è che il prezzo del carburante in Italia non dipende quasi mai solo dall’andamento del greggio. La struttura fiscale è complessa e stratificata: oltre alle accise vere e proprie, che costituiscono la voce principale, si aggiungono l’IVA applicata sul totale e una serie di oneri minori che si sono sedimentati nel corso dei decenni, spesso introdotti per finanziare eventi emergenziali e poi mai rimossi. Il risultato è che, anche quando il petrolio è a buon mercato, fare il pieno in Italia resta un’esperienza costosa.

Lo sconto sulle accise, nei mesi in cui era operativo, aveva consentito di tenere i prezzi su livelli accettabili. Ora che è scaduto, quella protezione è venuta meno, e il consumatore finale si ritrova a pagare il conto pieno.

1,4 miliardi l’anno

A mettere i numeri sul tavolo in modo preciso ci ha pensato il Codacons. Il mancato rinnovo del taglio delle accise pesa 1,4 miliardi di euro su base annua solo a titolo di rifornimenti di carburante sulla rete stradale e autostradale. In media sulla rete ordinaria italiana vengono venduti oltre 64 milioni di litri di carburante al giorno, il che significa che il rialzo delle accise costa agli italiani quasi 4 milioni di euro al giorno con un conto totale che, spalmato su un anno, arriva alla cifra di 1,42 miliardi di euro.

Tradotta in termini pratici, significa che ogni automobilista che fa il pieno in questo periodo paga circa 3 euro in più rispetto a pochi giorni fa. Non un dramma per un singolo rifornimento, forse, ma su base annua la somma sale rapidamente.

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