Il triangolo di pericolo che raffigura un’auto sbilanciata verso destra avvisa che il margine della carreggiata, cioè la banchina, può essere cedevole o non praticabile e che l’accostamento può diventare pericoloso perché il veicolo rischia di finire in una cunetta o in un fosso. In altre parole è un segnale che parla di terreno che non regge, di bordo che si sgretola, di dislivelli che possono ingoiare una ruota e trascinare l’auto fuori dalla parte stabile.
Non è un caso che molti incidenti legati alla banchina nascono da azioni comuni. Un conducente si sposta leggermente a destra per incrociare un mezzo ingombrante, un altro evita una buca, qualcuno allarga la traiettoria in curva per non tagliare, un automobilista prova ad accostare perché deve rispondere a una chiamata o controllare una spia. Ecco allora che la banchina cedevole diventa un pericolo reale, perché basta un appoggio di pochi centimetri sul punto sbagliato per perdere la stabilità dell’auto.
Come riconoscere la banchina cedevole oltre la segnaletica
Il primo elemento per riconoscere la banchina cedevole è il segnale, il secondo è la lettura della strada che vale quasi quanto un pannello informativo. Una banchina a rischio si tradisce con segni fisici. Il bordo dell’asfalto risulta frastagliato. La riga bianca laterale corre vicino a crepe longitudinali. Il terreno a lato è scavato dall’acqua o segnato da solchi. La ghiaia appare accumulata in modo irregolare. La spalla è più bassa rispetto al piano strada.
C’è poi l’indizio della vicinanza delle cunette. Se il fosso è profondo e vicino al ciglio aumenta la possibilità di conseguenze gravi, perché un’auto che scende nel canale tende a impuntarsi e può ruotare, inclinarsi o ribaltarsi. In questi scenari basta la combinazione tra peso del veicolo, punto di cedimento e angolo con cui la ruota entra nel dislivello.
La banchina cedevole rompe la simmetria dell’auto. Quando due ruote sono sull’asfalto e due ruote su terreno instabile o più basso, l’auto smette di comportarsi come sempre. Il volante sembra leggero da una parte e duro dall’altra. L’auto tende a tirare. La reazione istintiva del guidatore è un colpo di sterzo per rientrare ma quella correzione, se brusca, può far perdere aderenza alle ruote che tornano sull’asfalto, soprattutto se il bordo è sporco, bagnato o ricoperto da detriti. È lo stesso principio per cui i cambi improvvisi di aderenza sono pericolosi. Asfalto pulito, asfalto sporco, ghiaia, fango, erba umida: ogni superficie restituisce una risposta diversa alle gomme.
Cosa fare quando si incontra il segnale
Il primo gesto utile è ridurre l’andatura perché la velocità è un moltiplicatore di rischio. Più si va forte, meno tempo si ha per leggere la strada. E meno tempo si ha e più aumenta la possibilità di una manovra istintiva. Subito dopo viene la scelta di traiettoria per cui serve una linea più interna e più pulita che lasci uno spazio di sicurezza tra la gomma e il ciglio.
In parallelo, ha senso aumentare la distanza dal veicolo che precede. Non perché la banchina cedevole riguardi i tamponamenti, ma perché una distanza più ampia riduce le frenate improvvise e gli scarti, proprio quelle manovre che spingono l’auto verso il margine. Se si incrocia un mezzo largo su una strada stretta è più sicuro rallentare molto e gestire l’incrocio con calma anziché cedere mettendo due ruote su una banchina che potrebbe collassare. In questo contesto fare spazio a qualunque costo non è una buona idea perché il bordo può trasformarsi nel punto in cui si perde la strada.
La definizione stessa del segnale richiama il rischio legato alla cunetta o al fosso, e di conseguenza la logica più prudente è considerare il margine come non affidabile. Se bisogna fermarsi per un’emergenza occorre farlo nel primo punto sicuro. Una piazzola, uno slargo asfaltato, un parcheggio, un accesso carrabile, un tratto dove il bordo appare stabile e senza dislivelli aggressivi. Se non è un’emergenza, la scelta più saggia è proseguire per qualche minuto e trovare un punto idoneo perché il rischio di un accostamento sbagliato spesso supera il vantaggio immediato della sosta.
Questo principio vale ancora di più con pioggia e dopo periodi di maltempo. L’acqua erode. L’acqua indebolisce il terreno. L’acqua trascina ghiaia e crea vuoti sotto lo strato superficiale. Una banchina che sembra uguale può reggere a secco e cedere sul bagnato.
Se una ruota finisce sul bordo
Se due ruote finiscono sul margine e l’auto sembra inclinarsi leggermente, la cosa più importante è evitare il colpo di sterzo. Una sterzata brusca mentre una parte dell’auto è su terreno instabile aumenta la probabilità di sbandata e controsterzo tardivo. Cosa fare? Mantenere il volante il più possibile fermo, ridurre dolcemente l’acceleratore, evitare la frenata secca, lasciare che l’auto si stabilizzi, poi rientrare con gradualità quando si ha spazio e la differenza tra asfalto e bordo non costringe a scalare di colpo. Se bisogna frenare, farlo progressivamente. Se bisogna correggere, farlo per gradi. L’obiettivo è rientrare senza trasferimenti di carico violenti.
Questa logica è più importante nel caso di guida un veicolo alto e pesante. SUV, furgoni e camper soffrono di più gli squilibri laterali perché hanno masse e baricentri che rendono la dinamica meno permissiva. In alcuni tratti il triangolo di pericolo è accompagnato da pannelli che indicano una distanza o una estesa. In questi casi la guida deve restare centrata e prudente fino a quando il tratto termina, perché il bordo instabile può ripresentarsi a macchia di leopardo, alternando punti solidi a punti che cedono.
Le situazioni tipiche in cui si rischia
Ci sono tre scenari frequenti. Il primo è l’incrocio con un mezzo pesante su carreggiate strette, quando l’automobilista si appoggia alla banchina per fare spazio. Il secondo è l’uscita di curva, quando si allarga la traiettoria e si finisce oltre la riga laterale proprio nel punto in cui il bordo è più fragile. Il terzo è la sosta improvvisata, quando si accosta con due ruote sul margine senza aver valutato dislivello e consistenza del terreno.
In tutti e tre i casi la dinamica è simile: una ruota scende, l’auto tira, il guidatore corregge troppo e la macchina rientra in modo brusco o esce del tutto. Si tratta di un una catena di eventi prevedibile e proprio per questo prevenibile. Su una strada con banchina cedevole non si guida a filo, non si tagliano le curve, non si cerca il margine come via di fuga e non si improvvisa l’accostamento. Si rallenta, si sta più interni, si mantiene la traiettoria pulita e si anticipano le situazioni.