Il dilemma è servito, proprio mentre migliaia di italiani stanno finendo di chiudere le valigie, prossimi a trascorrere il prossimo ponte alla scoperta di una città d’arte o in totale relax al mare: meglio correre al distributore o sperare in nuovi sviluppi a breve? Con il taglio delle accise ormai prossimo alla scadenza, tocca guardare ai portafogli.
Negli ultimi mesi la boccata d’ossigeno fiscale ha permesso di contenere i prezzi alla pompa, peccato che la deadline sia ormai dietro l’angolo, fissata al prossimo 1° maggio. Senza un intervento immediato da parte del Governo, a partire dal giorno successivo i prezzi di benzina e diesel potrebbero subire un’impennata automatica, riportando le tariffe a livelli decisamente meno amichevoli.
L’impatto economico della mancata proroga
Se la proroga non dovesse arrivare, lo sconto fiscale sparirebbe e, tenuto conto dell’IVA, l’aumento ammonterebbe a circa 24 centesimi al litro. Resta da capire quali sarebbero gli effetti sull’automobilista medio. Ebbene, su un pieno standard da 50 litri il prezzo salirebbe di circa 12 euro, probabilmente una cifra non tale da rovinare un bilancio annuale, ma abbastanza rilevante da non venire comunque ignorata.
Viste le premesse di un’inflazione galoppante e le spese associate ai viaggi del ponte di primavera (tra autostrade, hotel e ristoranti), trovarsi a pagare dodici euro in più per ogni sosta al distributore è un “regalo” di cui tutti faremmo volentieri a meno.
A Palazzo Chigi il dossier rimane aperto, ma nessuno vuole esporsi prima di aver analizzato a fondo i conti. Mantenere lo sconto alla pompa significa svuotare le casse dello Stato a ritmi forse insostenibili, e ora il Governo deve capire quanto margine gli è rimasto per evitare la stangata. Tra i corridoi si sussurra l’ipotesi di un “mini-sconto” di 15 giorni per traghettare gli automobilisti oltre l’ondata di spostamenti del ponte, rimandando l’inevitabile rincaro a metà maggio.
Una seconda ipotesi, più strutturale, riguarda una differenziazione tra i carburanti, volta a favorire il diesel, l’alimentazione cardine nel trasporto merci e nella logistica. Proteggere il prezzo del gasolio aiuterebbe, in modo indiretto, a proteggere i prezzi dei beni sugli scaffali dei supermercati, così da scongiurare una nuova fiammata dell’inflazione sui beni di consumo.
Conducenti al bivio: cosa conviene fare
La patata bollente passa, però, ora ai conducenti in procinto di partire. Muoversi d’anticipo potrebbe essere la mossa migliore con l’auto ormai a secco: rimandare il pieno in attesa del provvidenziale intervento burocratico rischia di costare davvero caro, infatti, qualora il Governo dovesse tardare anche solo di un giorno, chi si troverà a fare rifornimento il 2 maggio potrebbe subire il rincaro pieno. Al contrario, fare il pieno oggi garantisce lo “sconto” attuale. Nella peggiore delle ipotesi (ovvero se la proroga arrivasse puntuale), l’acquisto del carburante avverrebbe a un prezzo invariato.
Cambia tutto se l’auto serve solo in città o se il serbatoio garantisce ancora autonomia: in tal caso conviene monitorare la situazione, aspettando che il quadro normativo si chiarisca. Davanti a un impegnativo viaggio lungo la rete autostradale, la prudenza spinge a non esitare: rifornirsi ora garantisce la tariffa attuale ed evita il rischio del salasso.