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The Grand Tour, svelati i nuovi conduttori: finisce l’era Clarkson

Già lo sapevamo: sostituire tre giganti come Clarkson, Hammond e May sarebbe stata un’impresa titanica. Con ogni probabilità ne erano consapevoli anche i dirigenti di Prime Video, che per il ritorno di The Grand Tour dopo due anni di attesa si affidano a figure a sorpresa, cresciute sui social media. I nuovi padroni di casa hanno i volti di Francis Bourgeois, fenomeno globale diventato celebre per la sua travolgente (e a tratti surreale) passione per i treni, e la coppia formata da James Engelsman e Thomas Holland, le menti dietro l’acclamato canale YouTube Throttle House.

Il commento dei nuovi conduttori

Invece di rovistare tra l’usato sicuro, Amazon scompiglia le carte con buona pace dei fan, divisi in due fazioni. Anche se in TV hanno ancora tutto da dimostrare, Bourgeois, Engelsman e Holland non possono definirsi dei profani in tema motori: in loro favore parlano i contenuti pubblicati in rete, dove emerge una competenza verticale e un’ossessione nei confronti della meccanica. I diretti interessati sono consapevoli della portata della sfida, e la metafora sportiva scelta da Francis Bourgeois calza a pennello:

“Si parla di raccogliere un’eredità pesante. In questo caso è come vedere Mo Farah correre indossando stivali di gomma taglia 48: sarà un po’ imbarazzante all’inizio, forse verranno le vesciche, ma nel complesso sarà interessante da guardare”

Più tagliente e ironico l’approccio di Thomas Holland, che conosce bene le dinamiche della critica:

“Quando ho sentito che stavano riavviando The Grand Tour e sostituendo Clarkson, Hammond e May, ho detto: ‘Solo un idiota accetterebbe quel lavoro’. Ed eccoci qui”

L’invito di Clarkson ai produttori

Nonostante la spaccatura nell’opinione pubblica, la nuova formazione potrebbe, paradossalmente, ottenere il beneplacito di Jeremy Clarkson. Prima di congedarsi definitivamente due anni fa, il conduttore britannico era stato categorico sul futuro del franchise. Scottato dal declino di Top Gear sulla BBC — che aveva provato a rimpiazzarlo con attori famosi come Matt LeBlanc senza grande successo — Clarkson aveva lasciato un monito ai piani alti televisivi:

“Il mio consiglio ad Amazon è: per l’amor del cielo, non prendete personaggi famosi a cui ‘piacciono’ le auto. Se fai questo programma, deve essere la tua vita. Non puoi inaugurare supermercati o apparire in altri show. Deve essere totalizzante. Prendete tre sconosciuti completi, tre veri petrolhead. Dovete potergli mostrare un quarto di specchietto di qualsiasi auto mai prodotta e loro devono sapere cos’è”

Puntando sui mattatori di Throttle House (giornalisti automotive a tutti gli effetti, seppur “svezzati” dal web) e su un appassionato eccentrico quale Bourgeois, Amazon sembra aver evitato la trappola delle “celebrità da salotto”. I dirigenti hanno preferito scommettere sulla competenza e sull’interesse genuino per le quattro ruote, gli stessi ingredienti del successo riscosso da Hammond e soci negli anni.

Tra le incognite, resta soprattutto da vedere se il trio 2.0 saprà bucare lo schermo allo stesso modo della squadra precedente. La risposta arriverà solo con i primi episodi, intanto The Grand Tour lancia un segnale forte e chiaro agli irriducibili di lungo periodo: la generazione digitale non ha nessuna intenzione di aspettare ancora il suo turno.

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