Il Veneto compie un passo fondamentale per la tutela del motorismo d’epoca, riconoscendo ufficialmente che un’auto o una moto con decenni di storia sulle spalle non sono semplicemente “vecchi mezzi”, ma frammenti di un patrimonio culturale e turistico da preservare.
Attraverso la nuova Legge Regionale n. 13 del 21 luglio 2026, intitolata “Valorizzazione e tutela dei motoveicoli e degli autoveicoli di interesse storico e collezionistico”, la regione introduce una normativa specifica che regola la circolazione di questi veicoli, sottraendoli alle rigide limitazioni ambientali che spesso ne impedivano l’uso.
La norma, presentata ufficialmente il 29 luglio a Palazzo Ferro Fini, segna un punto di svolta per migliaia di appassionati e collezionisti.
Cosa prevede la legge
Il fulcro della normativa riguarda i criteri di esclusione dai provvedimenti di limitazione della circolazione ordinaria. La legge stabilisce che i motoveicoli e gli autoveicoli di interesse storico e collezionistico costruiti da oltre trent’anni possono ora circolare liberamente. Tuttavia, per godere di questa deroga, devono essere soddisfatti due requisiti essenziali:
- i veicoli devono essere muniti del Certificato di rilevanza storica (CRS);
- i mezzi non devono essere utilizzati per attività professionali, confermandone la natura puramente hobbistica o collezionistica.
Questa misura mira a proteggere i veicoli che rappresentano la memoria storica dell’industria automobilistica, permettendo loro di continuare a solcare le strade senza essere equiparati ai veicoli semplicemente obsoleti e inquinanti.
La fascia intermedia
Per i veicoli che si trovano nella fascia d’età compresa fra i venti e i trent’anni, la legge adotta un approccio più cauto ma comunque favorevole alla valorizzazione del mezzo. Anche in questo caso è necessaria la presenza del CRS, ma la circolazione è consentita per scopi specifici e limitati:
- per recarsi presso officine e carrozzerie autorizzate per controlli e manutenzione;
- per partecipare a raduni e manifestazioni dedicati espressamente ai veicoli storici.
Questo permette ai proprietari di “Youngtimer” di mantenere l’efficienza meccanica dei loro mezzi e di contribuire a eventi che generano socializzazione e indotto economico sul territorio.
L’equilibrio necessario
Nonostante le aperture, la legge veneta non ignora l’importanza della qualità dell’aria, specialmente nel critico contesto del Bacino Padano. La normativa specifica che l’esclusione dai blocchi decade qualora vengano attivate misure temporanee emergenziali dovute a un persistente accumulo di inquinanti atmosferici, salvo diversa indicazione dei sindaci.
Come sottolineato dall’assessore all’Ambiente Elisa Venturini, l’obiettivo è stato trovare un equilibrio che tuteli sia il patrimonio storico sia il diritto a un’aria più pulita. A supporto di questa tesi, i promotori della legge hanno ricordato che l’incidenza di questi veicoli sull’inquinamento globale è scientificamente minima, rappresentando una percentuale insignificante delle emissioni totali.
Un volano per l’economia e il turismo
La legge non ha solo una valenza burocratica, ma sociale ed economica. Secondo Alberto Scuro, presidente dell’ASI, il mondo del collezionismo storico conta oltre 350 mila tesserati e rappresenta un incredibile volano per il Made in Italy e per il turismo.
Dietro ogni restauro e ogni manutenzione c’è il lavoro di artigiani specializzati, una filiera che contribuisce significativamente all’economia regionale e nazionale.
Riconoscere questi veicoli come patrimonio culturale significa, dunque, dare valore a una comunità di persone che condivide principi di sostenibilità, inclusione e memoria storica, trasformando ogni raduno in una grande occasione di visibilità per le bellezze del territorio veneto.
