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Targhe polacche, fine del trucchetto RC Auto per le vetture straniere

da virgilio.it

Sei fermo col semaforo rosso a Napoli, quando a un certo punto leggi la sigla PL sulla vettura che hai davanti. “Sarà un turista. Avrà fatto un sacco di strada per venire fin qui”, pensi fra te e te, ma quello stesso conducente potrebbe non aver visto Varsavia neppure in cartolina, limitandosi soltanto ad avere la targa polacca.

Il fenomeno, ormai diventato una pratica diffusa nel capoluogo campano, ha un nome tecnico – esterovestizione – e ha iniziato a creare non pochi disagi alle compagnie assicurative e agli altri guidatori. Per aggirare il costo della polizza Rc a Napoli, tra le più alte in Italia, qualcuno ha cancellato il veicolo dai registri italiani e lo ha fatto reimmatricolare a nome di una società estera, prima di riprenderlo a noleggio. La vettura rimane al suo posto e la spesa si alleggerisce parecchio, ma il Governo vuole mettere la parola fine alla pratica.

Il primo intervento

Un primo intervento risale allo scorso 25 maggio. Da allora, chi iscrive un mezzo al Reve deve versare anche l’Imposta Provinciale di Trascrizione, allo stesso modo di un normale passaggio di proprietà. Introdotto nel 2022, il registro accoglie i veicoli immatricolati all’estero utilizzati in Italia per più di 30 giorni da persone residenti nel nostro Paese. Da sola, però, l’iscrizione non ha eliminato la convenienza: bollo e assicurazione potevano continuare a essere pagati nello Stato indicato sulla targa.

Ad avere i giorni contati è il vantaggio principale. Il testo-base del nuovo Codice della Strada lega l’iscrizione al Reve a una polizza stipulata con una compagnia italiana, o quantomeno autorizzata a operare lungo lo Stivale. Per farla semplice, l’automobilista potrebbe pure tenersi la sigla della Polonia, a patto di assicurare il mezzo nella nostra penisola ed ecco allora che l’intero espediente assomiglierebbe a una fatica inutile. Tanto varrebbe giocare a carte scoperte.

La misura non è ancora definitiva. Fino al 13 settembre le associazioni di settore potranno esaminare il testo e presentare le proprie osservazioni, dopodiché toccherà ai ministeri dell’Interno e dei Trasporti decidere come procedere. Servirà dunque ancora qualche mese prima di conoscere la versione finale e la data dalla quale scatteranno le nuove regole.

Controlli intensificati

Qualcosa, nel frattempo, si è già mosso sul fronte dei controlli: lo scorso 13 agosto il ministero dell’Interno ha comunicato alle Forze dell’Ordine la possibilità di consultare i portali del Governo polacco. Quando una pattuglia ferma un’auto con la sigla PL, può verificare direttamente la carta di circolazione, la copertura assicurativa e la patente del conducente. I documenti mostrati al posto di blocco vengono confrontati con quanto risulta nei registri di Varsavia.

Prima, per ottenere le stesse informazioni, occorreva rivolgersi alle autorità locali e aspettare una risposta, non proprio il massimo durante un controllo su strada, mentre adesso capisci in pochi minuti se l’assicurazione esiste davvero o se quel pezzo di carta racconta un’altra storia.

Nessuno, naturalmente, impedirà a un turista polacco di circolare sulle nostre strade con la propria auto. Nel mirino ci sono i mezzi partiti per la Polonia soltanto nei documenti, quelli che, dopo aver cambiato targa e proprietario, sono tornati nella stessa città e magari nello stesso parcheggio dal quale non si erano mai mossi.