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Il superbollo torna sotto esame: cosa può succedere alla tassa sulle auto sportive

da virgilio.it

Il superbollo torna al centro del dibattito politico. Dopo l’annuncio della sospensione del bollo auto per il 2027 su milioni di vetture con potenza fino a 80 kW, il Governo guarda ora a un’altra delle imposte più discusse dagli automobilisti italiani: quella che colpisce le auto oltre i 185 kW, pari a circa 252 CV.

A rilanciare il tema è stato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, che durante la conferenza stampa dedicata alle novità sul bollo ha aperto alla possibilità di una revisione del superbollo. Una misura che, secondo il leader della Lega, potrebbe addirittura tradursi in un beneficio per le casse pubbliche, favorendo il mercato anziché penalizzarlo.

Una tassa che divide da oltre 15 anni

Introdotto nel 2011 durante il Governo Monti, il superbollo nasce come contributo aggiuntivo destinato ai proprietari delle vetture più potenti. La norma prevede oggi il pagamento di 20 euro per ogni kW eccedente la soglia dei 185 kW, con una progressiva riduzione dell’importo al crescere dell’età del veicolo fino all’esenzione totale dopo vent’anni.

Una Porsche, una Maserati, una BMW M o una Mercedes-AMG di recente immatricolazione possono così essere gravate da una tassa che si aggiunge al normale bollo regionale, facendo lievitare sensibilmente i costi di gestione. Fin dalla sua introduzione il superbollo è stato però oggetto di forti contestazioni. Secondo i detrattori, la misura avrebbe contribuito a frenare il mercato delle auto sportive e premium, spingendo molti proprietari a immatricolare le vetture all’estero oppure a rinunciare all’acquisto di modelli particolarmente prestazionali.

Salvini torna a parlare di riduzione

Durante l’incontro con la stampa, Salvini ha dichiarato di voler lavorare per “limare” il superbollo, lasciando intendere che il Governo starebbe valutando possibili modifiche alla normativa attuale. Il tema non è nuovo.

Negli ultimi anni il ministro ha più volte promesso interventi sulla tassa, arrivando in alcune occasioni a ipotizzarne la completa abolizione. In altre aveva invece parlato di un innalzamento della soglia di potenza oltre la quale scatta il pagamento dell’imposta. Finora, tuttavia, nessuna di queste proposte si è concretizzata in un cambiamento legislativo.

Come funziona oggi il superbollo

L’imposta aggiuntiva si applica esclusivamente alle vetture con motore termico che superano la soglia dei 185 kW. Per le auto ibride plug-in viene considerata soltanto la potenza del propulsore a combustione interna, mentre la componente elettrica non rientra nel calcolo.

L’importo diminuisce con il passare degli anni. Dopo cinque anni dalla prima immatricolazione il tributo viene ridotto del 40%, dopo dieci anni del 70%, dopo quindici anni dell’85%, fino a scomparire completamente una volta superata la soglia dei vent’anni.

Si tratta di un meccanismo che negli anni ha finito per coinvolgere una platea sempre più ampia. Se nel 2011 una potenza superiore a 250 CV era appannaggio quasi esclusivo delle supercar, oggi molti SUV, berline premium e persino alcune compatte sportive superano facilmente quel limite.

Cosa potrebbe cambiare

Al momento non esistono ancora proposte ufficiali né testi normativi all’esame del Parlamento. Le ipotesi sul tavolo potrebbero spaziare dall’aumento della soglia minima di potenza fino a una riduzione dell’importo dovuto per ogni kW eccedente.

Per gli appassionati e per il settore automotive si tratta comunque di un segnale importante. Dopo anni di promesse e rinvii, il superbollo torna infatti tra le priorità del dibattito fiscale legato all’automobile. Resta ora da capire se alle parole seguiranno provvedimenti concreti oppure se la tassa sulle auto più potenti continuerà a rimanere invariata ancora una volta. Ma dopo il taglio del bollo, non è da escludere un taglio anche per la sua “evoluzione”.