Per chi ogni settimana fa i conti con il pieno, arriva una notizia che, almeno sul fronte della durata, ha il sapore della certezza. Eni ha annunciato che manterrà il tetto ai prezzi di benzina e gasolio fino alla fine dell’anno.
A dirlo è stato l’amministratore delegato Claudio Descalzi, nel giorno in cui il gruppo ha presentato i conti del terzo trimestre, in un momento in cui il caro carburante continua a pesare sulle tasche degli italiani, tra proteste degli autotrasportatori, blocchi stradali e difficoltà negli approvvigionamenti in alcune zone del Paese.
Si arriva a fine anno
La misura non è nuova. Il tetto era partito il 28 settembre sulla rete Enilive, con una durata iniziale di 30 giorni e la possibilità di una proroga fino a dicembre in base all’andamento del mercato e delle forniture.
Quella possibilità è ora diventata una conferma. Alla base dell’intervento, Eni aveva indicato la minore disponibilità di prodotti raffinati sui mercati internazionali, legata alle crisi geopolitiche, e il ridimensionamento della capacità di raffinazione europea, due fattori che hanno spinto i prezzi alla pompa verso l’alto.
C’è però un costo, e non è piccolo. Descalzi ha spiegato che questo impegno è stato molto oneroso: più si vende, più si perde, ha riassunto. Tra sconti e price cap, dall’inizio di marzo a fine anno, l’impatto stimato dall’azienda si aggira intorno ai 700 milioni di euro.
Una cifra che il gruppo può permettersi grazie a risultati molto robusti: il terzo trimestre si è chiuso con un utile netto rettificato di 2,8 miliardi di euro, più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, mentre nei primi nove mesi il dato arriva a 6,4 miliardi, in crescita del 70%. In Borsa il titolo ha reagito con un rialzo del 5,8%.
Il valore del price cap
Attenzione, però, a leggere bene l’annuncio. Eni ha confermato il “concetto” di tetto fino a fine anno, non necessariamente le cifre attuali. Oggi i livelli sono fissati a 2,25 euro al litro per il gasolio e 1,99 euro per la benzina, valori comunicati a inizio ottobre.
Ma l’amministratore delegato ha precisato che l’azienda continuerà a monitorare le dinamiche di mercato e di prezzo, oltre alle forniture effettivamente disponibili rispetto alla propria struttura logistica, per rivalutare le soglie nel corso del periodo. In altre parole, il meccanismo va avanti, ma i numeri potrebbero cambiare, e la valutazione avverrà su base mensile.
Si sostiene infatti che fissare un prezzo troppo basso rischierebbe di generare un picco di richieste difficile da sostenere, con la possibilità di esaurire le scorte e lasciare a secco i distributori. Un equilibrio delicato tra aiuto ai consumatori e tenuta della rete, che spiega perché la società preferisca muoversi passo dopo passo piuttosto che promettere cifre fisse per due mesi.
Si attendono ora gli altri distributori
Resta da capire quanto altri operatori seguiranno la stessa strada. Secondo le prime indicazioni, anche Q8 sarebbe pronta a prorogare la propria iniziativa, ma il quadro complessivo è più complesso. Sul fronte dei gestori indipendenti, infatti, il tetto volontario di una grande compagnia crea più di un problema.
I distributori non legati ai grandi marchi acquistano il carburante dalle stesse società, ma a prezzo pieno di mercato, e di conseguenza faticano a competere con chi può permettersi di vendere sotto costo. Una disparità che, nelle parole di chi la denuncia, rischia di rafforzare posizioni già dominanti.
Per questo le sigle dei gestori, come Faib Confesercenti e Fegica, chiedono un intervento pubblico: un tetto stabilito per legge, uguale per tutti, valido per 90 giorni e applicabile solo in circostanze eccezionali, verificate dal Garante dei prezzi. Una proposta che mette sul tavolo un tema più ampio, quello di una regia nazionale al posto di iniziative volontarie delle singole aziende. Per ora, per gli automobilisti, l’unica certezza è la durata del price cap Eni. Per tutto il resto, cifre comprese, bisognerà tenere d’occhio i prossimi aggiornamenti.
