Il traffico e la congestione stradale costano tanto all’Italia che ogni anno arriva a perdere circa 22 miliardi di euro a causa di questo problema. Il dato è emerso dai risultati dell’indagine del terzo report dell’Osservatorio Sunrise del Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile Most, presentato in queste ore a Milano.
Lo studio ha individuato diverse evidenze particolarmente rilevanti sul tema della mobilità, sottolineando quelle che sono le criticità più importanti su cui il Paese dovrebbe concentrarsi in futuro.
Il traffico ha un impatto sull’ambiente e sull’economia e rappresenta un freno sostanziale per la crescita e un fattore in grado di rallentare il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale che l’Italia, su indicazione dell’Ue, ha definito per il suo futuro. Andiamo ad analizzare i dati completi del rapporto.
Il traffico è un problema
L’impatto del traffico in Italia evidenzia tre criticità principali che possono incidere in modo significativo sugli obiettivi del Paese:
- danno economico e sociale: 1,33 miliardi di ore perse all’anno, per un costo di 22 miliardi di euro (1% del PIL);
- concentrazione urbana: oltre l’80% del tempo viene sprecato negli ingorghi cittadini;
- ritardo ambientale: le emissioni dei veicoli non diminuiscono e il ricambio del parco auto è troppo lento per centrare gli obiettivi ecologici previsti.
Un dato di grande rilievo riguarda la mobilità al di fuori delle grandi città. Nei comuni con meno di 50.000 abitanti, situati oltre i confini metropolitani, si concentra più della metà dei chilometri percorsi in auto, generando circa il 52% delle emissioni totali di CO2 del settore. Questa percentuale sale addirittura al 73% se si includono nel calcolo anche le cinture metropolitane.
Il tema delle emissioni
Quando si parla di traffico e di congestione stradale non è possibile non affrontare il tema delle emissioni legate al trasporto. Gli obiettivi di decarbonizzazione del 2030, infatti, oggi appaiono decisamente lontani, risultando quasi del tutto fuori portata, anche ipotizzando uno scenario particolarmente favorevole per il futuro (che potrebbe non concretizzarsi).
Nel corso del 2025, considerando le stime basate sui carburanti venduti, le emissioni di CO2 legate al trasporto stradale sono rimaste sostanzialmente stabili. Si tratta di un tema rilevante: il ricambio del parco circolante è molto lento nel nostro Paese e, quindi, le auto a basso impatto ambientale possono garantire un contributo ridotto. La forte crescita di elettriche e ibride potrà dare un contributo per il futuro anche se è necessario un sostanziale incremento dei volumi.
Sebbene l’elettrico resti la soluzione meno inquinante, il suo vantaggio sulle ibride a benzina cala dal 65% al 40% se si calcola l’intero ciclo di vita del veicolo. Sul fronte delle percorrenze, il 53% della CO2 deriva da viaggi tra gli 8 e i 50 km: di questi, il 10,6% delle emissioni nazionali avviene in città dotate di mezzi pubblici strutturati, mentre il 26,5% si genera nei piccoli centri al di fuori delle aree metropolitane.
Per invertire questa rotta e tutelare sia l’economia che la salute pubblica, diventa quindi urgente ripensare radicalmente le strategie di mobilità sostenibile su scala nazionale. Staremo a vedere quali saranno le prossime mosse in merito alla questione e a questo spinoso problema.
