Viaggiare in autostrada, oggi, è una spesa che incide sempre di più sul bilancio degli automobilisti italiani. Una percezione confermata dai numeri dell’ultima ricerca del Politecnico di Milano, che racconta come nel 2025 i pedaggi autostradali si siano attestati a quota 9,9 miliardi. Una ricerca che fotografa le abitudini di mobilità degli italiani, il peso crescente dei costi dell’auto e l’evoluzione dei sistemi di pagamento, sempre più digitali.
Crescita moderata dei pagamenti autostradali
Il dato emerge dallo studio “Il mercato della mobilità in Italia nel 2025: strumenti e canali di pagamento digitali”, realizzato dagli Osservatori Innovative Payments e Travel Innovation del Politecnico di Milano, con UnipolMove come main partner.
Nonostante la cifra potrebbe suggerire il contrario, rispetto agli anni precedenti la crescita del valore complessivo dei pedaggi è stata più contenuta, soprattutto se confrontata con il rimbalzo registrato nel periodo post-pandemia, quando il ritorno agli spostamenti aveva fatto segnare aumenti record. Oggi la direzione sembra stabile, con il traffico autostradale che continua a crescere ma a ritmo lento e regolare. Anche perché le tariffe, nei prossimi anni saranno sempre più legate ai veri investimenti sulla rete infrastrutturale.
Crescono i pagamenti digitali
Se c’è un ambito in cui la trasformazione è evidente, è quello dei sistemi di pagamento. Il contante, ormai, è sempre meno protagonista. Nel 2025, i sistemi di telepedaggio rappresentano l’88% del totale degli incassi autostradali. Un dato che certifica come gli italiani abbiano ormai adottato in massa soluzioni automatiche per evitare code ai caselli e semplificare il viaggio.
La digitalizzazione, però, non riguarda solo le autostrade. Anche in città il cambiamento è evidente sia nei parcheggi, con i pagamenti digitali sulle strisce blu passati dall’8% del 2019 al 41% del 2025. Anche i taxi aumentano la propria quota elettronica, che passa dal 15% al 39%, anche se qui il contante resta ancora piuttosto diffuso. Un’evoluzione guidata da diversi fattori: la diffusione delle app, il rinnovamento dei parcometri e una maggiore familiarità degli utenti con i pagamenti elettronici.
In sostanza, la mobilità italiana sta diventando sempre più cashless, con benefici evidenti in termini di praticità, ma anche con nuove sfide legate alla gestione dei dati e alla sicurezza dei sistemi.
Micromobilità a due facce
Continuando sul tema cittadino, lo studio offre uno sguardo più ampio sull’intero ecosistema della mobilità. Ed è qui che emergono alcune dinamiche interessanti. La micromobilità continua a registrare segnali positivi, soprattutto nelle grandi città, dove rappresenta una valida alternativa all’auto privata per gli spostamenti brevi, in particolare con il bike sharing. Diverso il discorso per i monopattini elettrici, che stanno vivendo una fase di rallentamento. Le nuove normative e una maggiore regolamentazione del settore hanno frenato l’espansione di un fenomeno che, fino a pochi anni fa, sembrava inarrestabile.
Anche il car sharing attraversa un momento più complesso: flotte ridotte, costi operativi in aumento e modelli di business ancora in fase di revisione.
Un sistema in trasformazione
Il quadro che emerge è quello di un sistema della mobilità in piena trasformazione. Da un lato, le autostrade restano un pilastro fondamentale, con costi complessivi sempre più rilevanti. Dall’altro, cambiano le modalità di utilizzo e di pagamento, con una digitalizzazione ormai diffusa. I quasi 10 miliardi spesi ogni anno in pedaggi raccontano una verità semplice: l’auto resta centrale nella vita degli italiani. Ma il modo di viverla sta cambiando rapidamente.
E mentre il futuro della mobilità si gioca tra elettrificazione, servizi condivisi e nuove tecnologie, una cosa è certa: il costo di muoversi continuerà a essere uno dei temi più caldi per gli automobilisti italiani.