Un autoarticolato che percorre dieci chilometri contromano su un’autostrada di notte, urtando ripetutamente il guard-rail, con alla guida un uomo con un tasso alcolemico quattro volte oltre il limite legale. È quello che è successo nei giorni scorsi sull’A26 Voltri-Sempione, nel tratto compreso tra Romagnano Sesia e Vercelli Est, e che per qualche ragione che ha a che fare più con la fortuna che con qualsiasi altra cosa non si è concluso in tragedia.
L’allarme è scattato attorno alle 22, quando la sala operativa del Centro Operativo della Polizia Stradale di Torino ha iniziato a ricevere le segnalazioni di numerosi automobilisti che segnalavano la presenza di un mezzo pesante che percorreva la carreggiata nella direzione sbagliata.
Casello contromano
Il mezzo pesante aveva percorso 10 chilometri dal casello di Vercelli Est in direzione di Romagnano, imboccando la carreggiata nel verso sbagliato. Nel corso del tragitto contromano, il conducente ha urtato più volte il guard-rail, come dimostrato dai danni riscontrati sia sul veicolo che sui dispositivi di sicurezza a bordo carreggiata.
Capire come sia riuscito a percorrere quella distanza senza causare una collisione frontale è difficile da spiegare razionalmente. Di notte il traffico si riduce, certo, ma non scompare. Chi si è trovato davanti quel tir nella corsia sbagliata ha dovuto frenare, sterzare, sperare.
Le due pattuglie della Polizia Stradale, raggiunto il tratto interessato, hanno attuato nell’avvicinarsi il dispositivo “safety-car”, per rallentare e bloccare i veicoli che sopraggiungevano nel senso di marcia corretto, al fine di evitare collisioni. Una procedura che richiede coordinamento perfetto tra le pattuglie e la centrale operativa: non si tratta di mettere le quattro frecce e aspettare, ma di creare un blocco controllato a velocità sostenuta su una corsia autostradale, nel buio, con un tir ubriaco che arriva dall’altra parte.
L’autoarticolato è stato intercettato all’altezza di Biandrate, in provincia di Novara, vicino all’intersezione con l’A4 Torino-Milano. Grazie alle manovre di interruzione del traffico messe in atto, il mezzo è stato posto in sicurezza fuori dalla carreggiata.
L’alcool test
Una volta fermato, il conducente è stato sottoposto agli accertamenti di rito. E qui è arrivata la seconda parte della storia, quella che trasforma un episodio già grave in qualcosa di ancora più difficile da digerire. L’uomo è risultato positivo all’etilometro con un valore di 2,18 grammi per litro.
Per capire cosa significa quel numero: il limite legale in Italia per i conducenti professionisti è di 0,0 grammi per litro. Il valore rilevato è quindi più di quattro volte il limite già molto più permissivo previsto per i conducenti comuni, fissato a 0,5 g/l. Un livello che, nella pratica, corrisponde a uno stato di alterazione profonda delle capacità psicofisiche: riflessi compromessi, valutazione delle distanze distorta, percezione della realtà alterata. Eppure quell’uomo aveva preso un tir e lo aveva portato in autostrada di notte.
La denuncia
Le conseguenze legali e amministrative sono scattate immediatamente. Il camionista è stato denunciato all’autorità giudiziaria per il reato di guida in stato di ebbrezza e sanzionato amministrativamente per la circolazione contromano. Le autorità hanno disposto la revoca della patente di guida e il fermo amministrativo dell’autoarticolato per tre mesi.
La revoca della patente, in questo caso, non è una sospensione temporanea: è la perdita definitiva del titolo abilitativo, con l’obbligo di ricominciare dall’esame teorico e pratico per riottenerne uno nuovo.
Il fermo del veicolo per tre mesi, invece, colpisce anche il lato economico: per un professionista del trasporto, tre mesi senza mezzo significano tre mesi senza lavoro, con tutto quello che ne consegue in termini di contratti, committenti e reputazione.