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Accordo tra Usa e Iran, il prezzo della benzina già in discesa (ma non per molto)

La notizia è arrivata come sempre fa in questi casi: in fretta, con quella sensazione mista di sollievo e scetticismo che accompagna ogni svolta diplomatica in Medio Oriente. Iran e Stati Uniti hanno raggiunto un accordo per chiudere il conflitto che da fine febbraio teneva sotto pressione l’intero mercato petrolifero mondiale. I mercati hanno risposto subito: il Brent e il WTI si sono allontanati dai picchi delle settimane più tese, trattando tra i 79 e gli 81 dollari al barile.

In Italia, chi ha fatto il pieno negli ultimi giorni si sarà già accorto di qualcosa: i prezzi alla pompa sono scesi, seppur leggermente. Ma sarebbe un errore pensare che il peggio sia definitivamente alle spalle e lo spiegano i numeri.

Superata la crisi, non le tensioni

L’accordo è positivo, ma non un trionfo. L’intesa ha permesso di superare quella che lo stesso esperto definisce una delle crisi più difficili della storia recente del petrolio: mai prima d’ora lo Stretto di Hormuz era rimasto chiuso per oltre cento giorni. Eppure, nonostante la chiusura, i prezzi non sono esplosi, il che parla di un mercato che, nel corso degli anni, ha costruito meccanismi di resilienza capaci di assorbire anche gli shock più pesanti.

Il problema è che l’accordo non risolve i nodi strutturali. L’Iran esce dalla crisi con un ruolo rafforzato: Teheran ha dimostrato di avere più controllo sullo Stretto di quanto chiunque avrebbe creduto possibile, e questa consapevolezza non si cancella con la firma di un documento diplomatico.

L’obiettivo dichiarato di Trump, ovvero quello di risolvere definitivamente la questione iraniana radicata nella rivoluzione del 1979, non è stato raggiunto. Il regime degli ayatollah non è crollato. Anzi ne uscirebbe potenziato. Il Medio Oriente, in sintesi, è un po’ meno in fiamme di due settimane fa, ma non è diventato un posto stabile.

Il prezzo del petrolio scenderà, dunque, ma di poco. Non aspettatevi un ritorno ai livelli pre-crisi in modo automatico e lineare. Le tensioni geopolitiche non si risolvono con un accordo di pace, soprattutto quando le diffidenze tra le parti hanno radici profonde decenni.

Si attende un aumento della domanda

C’è poi un aspetto che nei prossimi mesi peserà in modo determinante sul mercato petrolifero, e che ha poco a che fare con i rapporti diplomatici tra Washington e Teheran. Riguarda le scorte e la Cina.

Durante i mesi più tesi del conflitto, la Cina che è il più grande importatore di petrolio al mondo, ha ridotto significativamente i suoi acquisti. Una mossa difensiva, comprensibile, ma che non può durare a lungo. Prima o poi Pechino tornerà ad acquistare agli stessi ritmi abituali, e quella domanda repressa si riverserà sul mercato tutta insieme, spingendo i prezzi verso l’alto.

A questo si aggiunge il tema delle scorte globali, che durante la crisi si sono ridotte in modo preoccupante. Ricostruirle richiede mesi e acquisti sostenuti. E c’è ancora un terzo fattore: il cherosene per l’aviazione commerciale estiva. Con le vacanze estive alle porte e i livelli di cherosene ai minimi storici recenti, la domanda di carburante per i voli aumenterà bruscamente e le raffinerie dovranno stare al passo, con tutto quello che questo implica in termini di pressione sulla capacità produttiva.

Per questo gli analisti prevedono un prezzo del greggio che si manterrà tra gli 80 e i 90 dollari al barile fino a ottobre, sostenuto dalla ricostruzione delle scorte, dal rimbalzo della domanda cinese e dalla pressione stagionale dell’aviazione estiva.

Nessuna caduta dei prezzi

Il punto che interessa di più a chi fa il pieno ogni settimana è ovviamente quello finale: cosa succederà al prezzo della benzina e del diesel alla pompa? Le probabili risposte non lasciano spazio a eccessive speranze.

Durante le settimane più critiche della crisi mediorientale, il governo italiano ha applicato una riduzione temporanea delle accise sui carburanti per attenuare l’impatto degli aumenti sui consumatori. Dal 4 luglio al ritorno della stabilità quella riduzione verrà meno, e le accise torneranno ai livelli ordinari. I prezzi alla pompa si dovrebbero quindi riassestare intorno a 1,90-1,95 euro al litro per la benzina, un livello che molti non considererebbero particolarmente basso.

Non ci sarà, in altre parole, nessuna caduta dei prezzi. L’accordo Iran-USA non produrrà uno sconto alla pompa significativo e duraturo.

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