Fiat Punto, si parla di un clamoroso ritorno

Ora si fa sul serio, qualcosa si muove davvero. Il nuovo amministratore delegato di Fiat, Abarth e Lancia, Arnaud Belloni, in un’intervista a L’Automobile Magazine ha lasciato la porta aperta al ritorno della Punto.

Non è ancora un annuncio, e va detto subito: nessuna data, nessuna scheda tecnica, nessun prezzo. Ma stavolta a parlare non sono voci di corridoio, bensì il manager che guida il marchio.

“Un’auto assolutamente da avere in gamma”

Le parole di Belloni sono piuttosto nette. Secondo lui, un marchio come Fiat non può fare a meno di una Punto nel proprio listino, e l’uscita di scena del modello ha lasciato il campo libero a chi, nel frattempo, ha saputo approfittarne.

Il dirigente francese, che prima di rientrare in Stellantis ha ricoperto incarichi importanti nel gruppo Renault, conosce molto bene questo mercato e sa quanto pesi l’assenza di una vera concorrente. Il nome dell’avversaria, nel suo ragionamento, è uno solo.

La regina del segmento B

Quel nome è Renault Clio. Negli ultimi anni la compatta francese si è ritrovata a dominare un segmento sempre meno affollato, un po’ per i meriti suoi e un po’ per le assenze altrui. Se n’è andata la Ford Fiesta, la Volkswagen Polo non ha avuto un rinnovo tradizionale con motore termico e Fiat, dal 2018, non ha più avuto una vera erede della Punto.

Il risultato è un’autostrada senza traffico per la Clio, che ne ha approfittato per imporsi come riferimento. Per Belloni è arrivato il momento di riprendersi quello spazio, una frase che racconta bene l’ambizione dietro la possibile operazione.

Va ricordato che la Punto ha una storia lunga. La prima generazione debuttò nel 1993 per sostituire la Uno e, dopo tre generazioni, uscì definitivamente di scena nel 2018. Da allora, a Torino non è più arrivata una vera erede, e questo vuoto, a quanto pare, ha lasciato il segno.

Cosa ci possiamo aspettare

Se la Punto dovesse davvero tornare, non sarebbe una semplice replica del passato. L’idea di Belloni è ricostruire una coppia di utilitarie dai caratteri diversi, come accadeva per decenni con Panda e Punto. La Grande Panda ha riportato Fiat nel segmento B con una forma da crossover, alta e versatile, molto adatta alla città.

Una nuova Punto potrebbe essere una sua cugina, probabilmente con la stessa tecnologia e le stesse piattaforme, ma con un’altezza inferiore e un’impostazione da classica berlina a due volumi. Una collocazione che la inserirebbe sotto la 600, completando l’offerta del marchio.

Sullo stile, il manager ha escluso l’operazione neoretro. Il design, a suo avviso, non deve per forza ricalcare le forme del passato, e il fatto che la Clio sia una normale compatta a due volumi lascia ai designer ampia libertà. Il nome resterebbe, ma l’auto potrebbe essere completamente nuova.

Per il resto, siamo ancora nel campo delle ipotesi. Non si sa se la futura Punto sarà elettrica, ibrida o proposta con entrambe le alimentazioni, né come Stellantis intenda realizzarla, anche se è facile immaginare che per contenere i costi si sfrutteranno piattaforme già disponibili nel gruppo.

Schaeffler taglia 3.460 posti di lavoro e chiude cinque stabilimenti in Europa

Il gruppo tedesco Schaeffler avvia una profonda riorganizzazione delle proprie attività europee. Il piano annunciato prevede il taglio di 3.460 posti di lavoro e la chiusura di cinque stabilimenti, quattro in Germania e uno in Belgio. Le misure interesseranno complessivamente 16 siti produttivi e strutture aziendali e dovranno essere attuate entro il 2028.

La parte più consistente degli esuberi riguarderà la Germania, dove saranno eliminati 2.660 posti. Negli altri stabilimenti coinvolti sono previste riduzioni della capacità produttiva e ulteriori interventi di riorganizzazione.

L’obiettivo del programma è ottenere risparmi annuali per circa 300 milioni di euro entro il 2030. I costi straordinari legati alla ristrutturazione sono invece stimati in circa 480 milioni di euro, che saranno contabilizzati prevalentemente nel corso del 2026.

Crisi dei motori termici e concorrenza cinese

A spiegare le ragioni della decisione è stato l’amministratore delegato Klaus Rosenfeld, che ha indicato una combinazione di fattori alla base delle difficoltà del gruppo: la contrazione della domanda di componenti destinati ai motori a combustione, una diffusione delle auto elettriche più lenta rispetto alle previsioni e la crescente pressione competitiva dei produttori internazionali, in particolare cinesi.

Un ulteriore elemento critico è rappresentato dai costi industriali tedeschi. Secondo Rosenfeld, il costo del personale in Germania è circa 2,5 volte superiore a quello registrato in altri Paesi europei, un differenziale che penalizza la competitività degli stabilimenti nazionali.

Nel quadro della riorganizzazione, anche il consiglio di amministrazione contribuirà al contenimento dei costi, con una riduzione del 10% della propria remunerazione per i prossimi due anni. Schaeffler non esclude ulteriori interventi dopo il 2028, ma intende concentrarsi innanzitutto sulla negoziazione e sull’attuazione del piano appena presentato.

Settore Automotive in affanno

La ristrutturazione conferma le difficoltà che stanno attraversando i fornitori tradizionali dell’industria automobilistica europea. La progressiva riduzione dei componenti necessari ai motori termici, unita a una crescita dell’elettrico inferiore alle attese, sta creando sovraccapacità produttiva e costringendo le aziende a rivedere dimensioni e organizzazione delle proprie attività.

Il caso Schaeffler assume particolare rilevanza per il peso del gruppo nella filiera automotive europea: l’azienda è infatti un fornitore strategico di componentistica per importanti costruttori come Volkswagen, Mercedes-Benz e Porsche. Le conseguenze del piano potrebbero quindi estendersi oltre i siti direttamente interessati, coinvolgendo l’intero ecosistema industriale della componentistica.

Nuovo Codice della Strada, quando una violazione può costare il carcere

Una guida dopo aver bevuto, la fuga da un incidente con feriti, una gara improvvisata su strada: per alcune condotte al volante la conseguenza può essere un procedimento penale con il rischio di una pena detentiva.

Nel riordino del Codice della Strada, sette gruppi di reati vengono raccolti in una sequenza di articoli dedicati. Scomponendo le diverse ipotesi si possono individuare venti situazioni: dall’alcolemia superiore alle soglie penali alle scommesse sulle corse clandestine, passando per la reiterazione della guida senza patente. A questo quadro si aggiungono l’omicidio stradale e le lesioni personali stradali gravi o gravissime, disciplinati dal Codice penale.

Alcol e droghe, le situazioni con conseguenze penali

Il nucleo più articolato del riordino è contenuto nell’articolo 170, dedicato alla guida in stato di ebbrezza, dopo l’assunzione di stupefacenti e al rifiuto degli accertamenti.

Per chi guida con un’alcolemia superiore a 0,8 e fino a 1,5 g/l, lo schema del nuovo Codice della Strada prevede l’arresto fino a sei mesi e un’ammenda da 800 a 3.200 euro. A queste pene si aggiunge il divieto di guida per un periodo compreso tra sei mesi e un anno.

Superata la soglia di 1,5 g/l, il trattamento diventa più severo: l’arresto va da sei mesi a un anno mentre l’ammenda oscilla tra 1.500 e 6.000 euro. Le conseguenze accessorie comprendono il divieto di guida da uno a due anni e la confisca del veicolo.

La guida dopo l’assunzione di stupefacenti, nei termini stabiliti dalla disposizione, è punita con l’arresto da sei mesi a un anno e un’ammenda da 1.500 a 6.000 euro. Anche per questa fattispecie sono indicati il divieto di guida da uno a due anni e la confisca del mezzo.

Quando il conducente provoca un incidente con un’alcolemia superiore a 0,8 e fino a 1,5 g/l, le pene raddoppiano: l’arresto può arrivare a un anno e l’ammenda va da 1.600 a 6.400 euro. Il divieto di guida dura da uno a due anni; per il veicolo è inoltre previsto un divieto di marcia di 180 giorni.

Più pesanti le conseguenze se l’incidente viene provocato con un’alcolemia superiore a 1,5 g/l oppure nelle condizioni previste per gli stupefacenti. In questa situazione, lo schema stabilisce l’arresto da uno a due anni e un’ammenda da 3.000 a 12.000 euro, insieme al divieto di guida permanente e alla confisca del veicolo.

Anche il rifiuto degli accertamenti previsti per alcol o stupefacenti ha conseguenze penali: la pena indicata è l’arresto da sei mesi a un anno, accompagnato da un’ammenda da 1.500 a 6.000 euro. Completano il quadro il divieto di guida da sei mesi a due anni e la confisca del mezzo.

Quando aumentano le pene

Gli importi di base non esauriscono il rischio sanzionatorio. All’interno dell’articolo 170, gli aumenti dipendono da una serie di condizioni:

  • meno di 21 anni o patente B conseguita da meno di tre anni: le sanzioni delle ipotesi richiamate, compreso il rifiuto, aumentano da un terzo alla metà.
  • attività di trasporto e particolari veicoli: lo stesso incremento interessa le categorie professionali indicate e chi conduce mezzi oltre 3,5 tonnellate, anche considerando il complesso con rimorchio, autobus, altri autoveicoli con più di otto posti oltre al conducente, autoarticolati e autosnodati.
  • fascia notturna: se il reato è commesso dopo le 22 e prima delle 7, è l’ammenda ad aumentare da un terzo alla metà; questo specifico aggravamento non riguarda la durata dell’arresto.
  • recidiva nel biennio: per l’alcolemia superiore a 1,5 g/l e per la fattispecie relativa agli stupefacenti, lo schema dispone il divieto permanente di guida.
  • veicolo di una persona estranea: quando la confisca non può colpire il mezzo per questa ragione, raddoppia la durata del divieto di guida a tempo determinato.

Ai conducenti dei veicoli pesanti e degli autobus si applica il divieto permanente già per l’alcolemia oltre 1,5 g/l o per il reato relativo agli stupefacenti, anche senza incidente.

Lavori di pubblica utilità, l’alternativa prevista per alcol e droghe

All’interno dell’articolo 170, lo schema contempla una possibilità specifica di sostituzione della pena detentiva e pecuniaria con il lavoro di pubblica utilità. Occorre che l’imputato non si opponga e il beneficio può operare una sola volta.

Lo svolgimento positivo consente al giudice di dichiarare estinto il reato, dimezzare il divieto di guida e revocare la confisca del mezzo sequestrato, salvo che il veicolo sia già stato.

Se gli obblighi vengono violati, il giudice valuta motivi, entità e circostanze dell’inadempimento e può ripristinare le conseguenze previste attraverso la revoca della pena sostitutiva.

Fuga dopo un incidente

La mancata fermata è punita con la reclusione da sei mesi a tre anni, alla quale si aggiunge il divieto di guida da uno a tre anni. Per questa fattispecie il testo contempla anche la possibilità di arresto da parte della polizia nei termini speciali indicati dalla norma. L’omessa assistenza alle persone ferite comporta invece la reclusione da uno a tre anni e il divieto di guida da un anno e sei mesi a cinque anni.

L’articolo 172 prende in considerazione la fuga dopo l’ordine di fermarsi impartito dalla polizia stradale nell’esercizio delle funzioni oppure dopo la forzatura di un posto di blocco. Per integrare questa fattispecie occorre che la fuga avvenga con modalità tali da mettere in pericolo l’incolumità altrui. La pena indicata è la reclusione da sei mesi a cinque anni. Seguono un divieto di guida da due anni a cinque anni e sei mesi e la confisca del veicolo, salvo l’appartenenza a una persona estranea al reato.

Guida senza patente

Il riferimento è a chi guida senza aver mai conseguito la patente, con il titolo revocato, con mancato rinnovo dovuto all’assenza dei requisiti fisici e psichici oppure durante un divieto permanente di guida.

Perché operi il reato descritto dallo schema il conducente deve essere stato già sanzionato con provvedimento definitivo, nei cinque anni precedenti, per la violazione richiamata. È il presupposto a far scattare l’arresto fino a un anno.

Tra gli effetti accessori compaiono il divieto di guida da quattro a otto mesi e, con la condanna, la confisca del veicolo, escluso quello di una persona estranea. Quando la confisca non è possibile, il testo dispone che la sanzione del divieto di guida sia aumentata da cinque a dodici mesi.

Targhe falsificate o manomesse

Chi falsifica, manomette o altera una targa automobilistica, oppure utilizza una targa così modificata, ricade nel richiamo agli articoli 477 e 482 del Codice penale effettuato dall’articolo 168.

Per la falsificazione commessa dal pubblico ufficiale nell’esercizio delle funzioni, l’articolo 477 prevede la reclusione da sei mesi a tre anni. Applicando al privato la riduzione di un terzo stabilita dall’articolo 482, l’intervallo diventa da quattro mesi a due anni.

Lo schema aggiunge la confisca della targa irregolare. Sono quindi da tenere distinti il soggetto che realizza il falso, l’utilizzo del contrassegno alterato e la necessità di identificare il veicolo-

Gare clandestine e sfide in velocità

La gara clandestina viene definita attraverso l’organizzazione o l’accordo tra più utenti, l’assenza dell’autorizzazione prescritta e la mancata rispondenza ai regolamenti sportivi indicati. Nella fattispecie organizzata rientrano anche chi promuove, dirige o agevola la competizione. Un trattamento diverso è previsto per le altre gare di velocità con veicoli a motore, fuori da quelle ipotesi.

Lo schema del nuovo Codice della Strada prevede la reclusione da uno a tre anni e una multa da 25.000 a 100.000 euro per chi organizza, promuove, dirige o agevola una gara clandestina. Le stesse pene si applicano a chi partecipa alla competizione.

Se dalla gara clandestina derivano lesioni personali, la reclusione prevista sale da tre a sei anni. Quando invece la competizione causa la morte di una o più persone, l’intervallo diventa da sei a dodici anni. Un trattamento diverso riguarda chi gareggia in velocità nelle altre ipotesi considerate dalla norma: in questo caso sono stabilite la reclusione da sei mesi a un anno e una multa compresa tra 5.000 e 20.000 euro.

Anche per queste altre gare, le conseguenze diventano più severe in presenza di vittime o feriti. In caso di lesioni personali, la pena detentiva va da due a cinque anni; se deriva la morte di una o più persone, è prevista la reclusione da sei a dieci anni.

Infine, effettuare scommesse sulle gare clandestine richiamate dalla disposizione è punito con la reclusione da tre mesi a un anno, accompagnata da una multa da 5.000 a 25.000 euro.

Parcheggiatori abusivi

Due condizioni alternative fanno entrare nell’ambito penale l’esercizio non autorizzato dell’attività di parcheggiatore o guardiamacchine, disciplinato dall’articolo 167: l’impiego di minorenni, oppure la ripetizione della condotta da parte di chi è già stato sanzionato con provvedimento definitivo per l’illecito richiamato.

In entrambe le situazioni, la pena proposta è l’arresto da sei mesi a un anno, insieme a un’ammenda da 3.000 a 8.000 euro, salvo che il fatto costituisca un reato più grave. La disposizione comprende l’attività svolta avvalendosi di altre persone e chi determina altri a esercitarla abusivamente.

Alle conseguenze penali si aggiungono la confisca delle somme percepite, l’ordine di allontanamento e il divieto di tornare nello stesso luogo prima che siano trascorse 48 ore.

Omicidio e lesioni stradali

Oltre ai sette gruppi riordinati nel progetto, restano i reati previsti dal Codice penale. Per comprenderne la portata basta pensare a una precedenza negata: la violazione stradale può avere conseguenze ulteriori quando causa per colpa la morte o lesioni gravi o gravissime a un’altra persona.

L’omicidio stradale, disciplinato dall’articolo 589-bis, parte da una pena base di due a sette anni di reclusione. Nelle ipotesi aggravate più severe individuate dalla disposizione, l’intervallo è di otto a dodici anni. Quando il conducente causa la morte di più persone oppure morti e lesioni ad altre persone, la pena per la violazione più grave può essere aumentata fino al triplo, con il limite di 18 anni previsto da quella specifica regola.

RC Auto, stretta nella manovra 2027: nuovi controlli per chi circola senza assicurazione

Se passarla liscia era già poco probabile, presto potrebbero non esserci speranze che tengano. La manovra 2027 prepara un sistema di verifiche ancora più ampio per individuare gli automobilisti che circolano senza RC Auto. Non solo verranno mantenuti gli accertamenti su strada, ma le istituzioni potranno consultare gli archivi preesistenti e confrontare le informazioni sui veicoli, così da scoprire quelli sprovvisti di una polizza valida.

A occuparsene saranno il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e l’Automobile Club d’Italia. Il controllo dovrà essere ripetuto almeno una volta ogni tre mesi. Non significa, però, che una semplice segnalazione informatica farà partire automaticamente una multa: i dati serviranno anche agli organi di Polizia per verificare le eventuali violazioni. Senza sostituire gli agenti, il controllo periodico permetterà di indicare loro le posizioni meritevoli di un approfondimento.

Come funzioneranno i controlli sulle assicurazioni

Il punto centrale è l’incrocio delle banche dati. Da una parte ci sarà l’archivio delle coperture assicurative, aggiornato in tempo reale dalle compagnie. Dall’altra entreranno in gioco le informazioni che consentono di ricostruire la situazione amministrativa dei mezzi, andando oltre la presenza o l’assenza di una polizza.

Verranno consultati l’Archivio nazionale dei veicoli e i dati delle revisioni periodiche. Il confronto comprenderà inoltre il Pubblico registro automobilistico (PRA), con informazioni pure sui veicoli immatricolati all’estero circolanti in Italia o nella disponibilità di residenti.

Attraverso il registro telematico dei veicoli fuori uso si potranno distinguere i mezzi effettivamente da controllare da quelli già demoliti o per i quali sono state consegnate le targhe. Il sistema dovrà considerare anche le deroghe previste dalla normativa: l’assenza di una copertura registrata, da sola, non dimostra che qualcuno abbia commesso un’infrazione. Il passaggio fra i diversi archivi servirà proprio a evitare che nell’elenco finiscano indiscriminatamente tutti i veicoli privi di una polizza attiva.

Che cosa succede ai veicoli segnalati

Una volta individuate le posizioni da chiarire, le informazioni potranno essere utilizzate per favorire la regolarizzazione assicurativa, nonché trasmesse agli organi di Polizia stradale, che avranno così elementi sui quali concentrare gli accertamenti.

I conducenti fermati senza assicurazione rischiano già oggi una sanzione da 866 a 3.464 euro, secondo l’articolo 193 del Codice della Strada, e il sequestro del veicolo, con le procedure per ottenerne la restituzione stabilite dalla legge. Per gli utenti in regola, invece, la disposizione non introduce una nuova assicurazione da sottoscrivere o ulteriori documenti da presentare.

Quando partirà il nuovo sistema

Gli incroci tra le banche dati diventeranno operativi attraverso un decreto ministeriale, da adottare entro 90 giorni dall’entrata in vigore della manovra. Il provvedimento dovrà stabilire come far dialogare gli archivi attraverso la Piattaforma digitale nazionale dati e fissare le regole per il trattamento e la conservazione delle informazioni.

Prevedere il giorno in cui scatteranno le nuove verifiche è prematuro, prima del via libera definitivo della manovra e dei successivi passaggi attuativi. Ministero, ACI e amministrazioni coinvolte dovranno usare le risorse disponibili, senza spese aggiuntive a carico della finanza pubblica. Il progetto mira, in pratica, a sfruttare meglio dati che le istituzioni possiedono già, per rendere più difficile sfuggire all’obbligo assicurativo.

Fiat Pandina, problemi di produzione a Pomigliano: possibili stop anche a Mirafiori

Le vendite viaggiano spedite, l’arrivo dei componenti in fabbrica un po’ meno. I clienti continuano a premiare la Fiat Pandina, sempre in testa alle classifiche commerciali italiane, peccato per i problemi nell’approvvigionamento dei pezzi. Come dichiarato da Stellantis stessa, procurarsi un componente elettrico, destinato alla centralina del motore N3 GSE, si sta rivelando più difficile del solito. La produzione rallentata potrebbe provocare nuovi fermi presso gli stabilimenti italiani anche nelle prossime settimane.

La situazione colpisce soprattutto Pomigliano d’Arco, dove nasce la Pandina, e in seconda battuta Mirafiori, a Torino, per la Fiat 500. Il gruppo ha precisato che gli effetti potrebbero trascinarsi per tutto novembre e dicembre. Al momento, però, non è stato annunciato un calendario di sospensioni.

Un componente frena la produzione

Qualche disagio lo arreca un elemento fornito da un’azienda esterna e utilizzato nella centralina del motore N3 GSE. Stellantis non ne ha specificato la natura, né ha indicato il nome del fornitore. A ogni modo, il componente elettronico scarseggia e il gruppo fatica a procurarsene abbastanza per rispettare i programmi di produzione. Persino con tutto il resto della vettura pronto, la mancanza di un solo pezzo può impedire di completare l’assemblaggio e rallentare gli stabilimenti, in attesa del ritorno alla normalità.

Stellantis sta cercando soluzioni alternative insieme ai fornitori, nella speranza di recuperare progressivamente la normale attività. Nessuna data certa, fin qui, sulla conclusione delle difficoltà. E la questione rischia di estendersi: secondo quanto comunicato dal gruppo, anche alcuni impianti italiani dedicati alla componentistica dei motori potrebbero dover sospendere temporaneamente il lavoro.

I numeri di ottobre

Il problema delle forniture è arrivato proprio nel momento in cui la Pandina continua a raccogliere consensi. A ottobre ha totalizzato 7.198 immatricolazioni, confermandosi la vettura più venduta in Italia. La leadership, però, non cancella le conseguenze delle interruzioni produttive.

Il mese appena mandato in archivio ha lasciato a Stellantis un bilancio in chiaroscuro. Il mercato italiano è cresciuto del 4,8%, ma il gruppo ha perso il 5,5% delle immatricolazioni rispetto allo stesso mese del 2025. Il totale, comprensivo anche di Leapmotor, si è fermato a 31.865 vetture, sufficienti a conquistare il 24,2% del mercato.

Eppure, se guardiamo ai primi dieci mesi del 2026, la fotografia è un’altra: Stellantis ha raggiunto quota 411.825 auto immatricolate, in crescita del 12,1% su base annua, con una fetta di mercato del 29,4%. E Fiat? A ottobre ha messo a segno 12.259 immatricolazioni, pari a una quota del 9,3%. Dall’inizio dell’anno, invece, sono 156.734 le vetture registrate, con una crescita del 27,2% sullo stesso periodo del 2025. Il confronto aiuta a misurare quanto ottobre si discosti dall’andamento dell’anno. Su Fiat il disagio pesa proprio perché la Pandina trascina verso l’alto i risultati del marchio.

Possibili stop anche a Mirafiori

La carenza potrebbe avere conseguenze anche sulla produzione della Fiat 500 a Mirafiori. E chissà per quanto tempo ancora sarà necessario lavorare con quantitativi ridotti.

Nel comunicato si indicano novembre e dicembre come mesi ancora esposti al problema. Sarebbe però scorretto considerare già decise le fermate: la loro eventuale durata, così come le conseguenze sui singoli stabilimenti, resta imprecisata.

Il successo commerciale della Pandina, insomma, non mette la fabbrica al riparo dalle difficoltà della catena di fornitura. Prima di aumentare le auto da consegnare, bisogna tornare a poterle costruire.

Bollo auto, addio stangata per le famiglie numerose: quali van e monovolume sono salvi

Il disegno di legge di bilancio introduce importanti novità e agevolazioni sul fronte della tassa automobilistica, affiancando all’esenzione generale (fissata per i veicoli fino a 80 kW) misure specifiche di sostegno e sgravio dedicate ai nuclei familiari numerosi che necessitano di vetture a maggiore capienza.

I requisiti chiave per l’agevolazione

Per i veicoli di grandi dimensioni dedicati al trasporto di più passeggeri, la manovra prevede un supporto (strutturato sotto forma di contributo/rimborso INPS fino a 385,71 euro all’anno) che richiede il rispetto di specifici paletti:

  • Composizione del nucleo: famiglie con più di tre figli (almeno uno minorenne alla data del 1° gennaio dell’anno di riferimento).
  • Tipologia di veicolo: vetture e monovolume omologati con da 6 a 9 posti.
  • Limite di potenza: potenza massima del veicolo fino a 133 kW (circa 181 CV), con alimentazione a benzina, gasolio o ibrida.
  • Compatibilità: il contributo non concorre al calcolo dell’ISEE ed è riconosciuto per un solo veicolo a nucleo familiare (senza diritto all’esenzione su altre automobili).

Elenco dei principali modelli da 6 a 9 posti (fino a 133 kW)

I veicoli che rispondono alle caratteristiche di omologazione (da 6 a 9 posti) e rientrano nella soglia limite di potenza di 133 kW comprendono diverse categorie di monovolume, MPV e veicoli commerciali leggeri (passenger van) molto diffusi sul mercato:

Monovolume e MPV di grandi dimensioni

  • Fiat Doblò Panorama (versioni a passo lungo / 7 posti)
  • Ford Tourneo Connect / Grand Tourneo Connect (7 posti)
  • Volkswagen Caddy Maxi (7 posti)
  • Citroën Berlingo Multispace / SpaceTourer (versioni multispazio e passo corto/medio)
  • Peugeot Rifter / Traveller (configurazioni fino a 7/9 posti con motorizzazioni Diesel BlueHDi entro i 133 kW)
  • Opel Combo Life / Zafira Life (versioni passeggeri a 7-8-9 posti)
  • Toyota Proace Verso (nelle varianti di potenza inferiore o pari a 133 kW)

Veicoli commerciali leggeri per il trasporto passeggeri (Van / Pulmini 8-9 posti)

  • Fiat Ducato Panorama / Scudo (versioni passeggeri entry-level con potenze contenute entro il limite)
  • Ford Transit Custom Kombi (versioni d’accesso EcoBlue fino a 133 kW)
  • Volkswagen Transporter / Caravelle (versioni a 8-9 posti con potenze base TDI)
  • Renault Trafic Passenger (versioni d’ingresso Blue dCi)
  • Nissan Primastar Combi
  • Citroën Jumper / Peugeot Boxer (versioni combi trasporto persone)

Stellantis punta sull’AI: la guida autonoma con Wayve arriva nel 2028

L’intelligenza artificiale si prepara a cambiare il modo di guidare e Stellantis vuole essere tra i protagonisti di questa trasformazione. Il gruppo automobilistico ha mostrato a Torino i primi risultati concreti della collaborazione con Wayve, società britannica specializzata nello sviluppo di sistemi di guida automatizzata basati sull’AI.

Protagoniste delle dimostrazioni sono state una Fiat 500e e una Maserati Grecale, equipaggiate con una tecnologia capace di gestire numerose situazioni di guida senza richiedere al conducente di mantenere continuamente le mani sul volante. Non si tratta ancora di automobili completamente autonome, ma di un passo avanti verso sistemi di assistenza sempre più sofisticati. L’obiettivo è arrivare alla commercializzazione delle prime soluzioni nel 2028, iniziando dal mercato nordamericano.

Fiat 500e e Maserati Grecale mostrano il futuro della guida

Le dimostrazioni si sono svolte durante Wave by Vento 2026, evento organizzato a Torino dal 7 al 9 ottobre, dove Stellantis e Wayve hanno presentato i progressi della collaborazione annunciata nel maggio scorso. I prototipi della Fiat 500e e della Maserati Grecale hanno circolato su strada mostrando le capacità del sistema di guida automatizzata supervisionata sviluppato dalle due aziende.

La tecnologia combina il software Wayve AI Driver con la piattaforma STLA AutoDrive di Stellantis, permettendo alle vetture di affrontare differenti situazioni di traffico con un intervento ridotto da parte del conducente. La scelta di due automobili così diverse non è casuale, perché serve a dimostrare che la stessa architettura tecnologica può essere adattata a veicoli con caratteristiche molto differenti.

Secondo Stellantis, i due prototipi sono passati dall’integrazione iniziale della tecnologia alle prove su strada in meno di quattro settimane, confermando la flessibilità del sistema. Un risultato interessante considerando le differenze tra una piccola citycar elettrica e un SUV premium. La collaborazione aveva già prodotto un primo prototipo basato sulla Jeep Grand Cherokee, presentato durante l’Investor Day del gruppo. Con l’arrivo della Fiat 500e e della Maserati Grecale, le piattaforme coinvolte diventano quindi tre, aprendo alla possibilità di estendere il progetto a una gamma più ampia.

Come funziona l’intelligenza artificiale di Wayve

La particolarità della tecnologia sviluppata da Wayve riguarda il modo in cui l’automobile interpreta ciò che accade intorno a sé. I sistemi tradizionali di assistenza alla guida si basano su algoritmi, regole programmate e procedure studiate per affrontare situazioni specifiche, mentre la soluzione britannica utilizza un approccio fondato sull’apprendimento automatico. Wayve AI Driver sfrutta l’intelligenza artificiale end-to-end, un sistema che elabora le informazioni raccolte dai sensori e le trasforma in decisioni relative alla guida. L’obiettivo è permettere alla vettura di affrontare situazioni complesse, come il traffico urbano, gli incroci o la presenza di altri veicoli che compiono manovre difficili da prevedere.

I primi test su Fiat 500e e Maserati Grecale
Fiat 500e e Maserati Grecale protagoniste delle prime dimostrazioni su strada

Un altro elemento distintivo è la capacità di funzionare senza richiedere necessariamente mappe ad altissima definizione o componenti hardware progettati esclusivamente per un determinato modello. La tecnologia utilizza modelli di intelligenza artificiale addestrati attraverso esperienze di guida nel mondo reale, con l’obiettivo di riconoscere scenari differenti e rispondere in modo appropriato.

Questo approccio, definito Embodied AI, mette in relazione la percezione dell’ambiente con le azioni che il veicolo deve compiere. Naturalmente, la capacità di affrontare situazioni non previste richiede verifiche approfondite, soprattutto per quanto riguarda sicurezza e affidabilità. La flessibilità dimostrata dai prototipi rappresenta quindi una fase promettente dello sviluppo, non una garanzia che il sistema possa già gestire qualsiasi condizione stradale.

Il sistema che Stellantis e Wayve intendono introdurre inizialmente appartiene alla categoria della guida automatizzata supervisionata di Livello 2++. Questa denominazione, utilizzata commercialmente per indicare funzionalità particolarmente avanzate, non corrisponde a un livello autonomo della classificazione SAE, che distingue sei livelli di automazione, da 0 a 5. Il Livello 2 prevede che l’automobile possa controllare contemporaneamente sterzo e velocità, ma richiede al conducente di mantenere costantemente la supervisione del sistema.

La versione 2++ punta ad ampliare le situazioni nelle quali l’assistenza può intervenire, arrivando a gestire percorsi più articolati rispetto a quelli affrontati dai comuni sistemi di mantenimento della corsia e cruise control adattivo.

Il concetto di guida door-to-door, ovvero da porta a porta, indica l’ambizione di offrire assistenza lungo un itinerario che comprende sia le strade urbane sia le autostrade. Nella pratica, l’automobile potrà occuparsi di una parte crescente delle operazioni di guida, mentre la persona al volante dovrà continuare a monitorare la strada ed essere pronta a intervenire quando necessario.

Guidare senza tenere le mani sul volante non significa poter distogliere l’attenzione dalla strada, né dedicarsi ad altre attività come accadrebbe a bordo di un veicolo completamente autonomo. Le condizioni effettive di funzionamento dipenderanno inoltre dall’omologazione, dalle normative dei singoli Paesi e dalle caratteristiche definitive del prodotto.

Una tecnologia destinata a diversi marchi Stellantis

Il progetto va oltre la realizzazione di un sistema di assistenza particolarmente evoluto. La sfida industriale consiste nel creare una piattaforma tecnologica utilizzabile su numerosi veicoli, limitando la necessità di sviluppare da zero ogni nuova applicazione.

Stellantis può contare su un portafoglio di marchi che comprende Fiat, Peugeot, Opel, Jeep, Alfa Romeo, Citroën, Lancia e Maserati, ciascuno con esigenze e caratteristiche differenti. La stessa intelligenza artificiale potrebbe quindi essere adattata a citycar, berline e SUV, modificando l’integrazione in funzione delle specificità tecniche. Questo permetterebbe di ridurre i tempi necessari per portare nuove funzionalità sul mercato e, potenzialmente, anche i relativi costi.

Per Stellantis la collaborazione assume inoltre un significato strategico. Lo sviluppo interno di tecnologie avanzate richiede investimenti importanti, competenze specialistiche e tempi spesso incompatibili con la rapidità con cui evolve l’intelligenza artificiale. Durante l’incontro Technology Made for Humans, Antonio Filosa, amministratore delegato di Stellantis, e Alex Kendall, cofondatore e CEO di Wayve, hanno illustrato le opportunità offerte dall’applicazione dell’AI alla mobilità.

Wayve mette a disposizione la tecnologia AI Driver, mentre Stellantis contribuisce con le piattaforme e le competenze industriali necessarie per arrivare alla commercializzazione. Una collaborazione che riflette il peso crescente del software nello sviluppo delle automobili moderne.

Maserati Grecale con livrea Wayne

Ufficio Stampa Wayne

Wayve mette a disposizione la tecnologia AI Driver, mentre Stellantis contribuisce con le piattaforme e le competenze industriali

Il calendario annunciato dalle due aziende indica il 2028 come obiettivo per il debutto commerciale della tecnologia, con una prima introduzione prevista in Nord America. Stellantis non ha ancora comunicato quali saranno i modelli di serie a ricevere il sistema, né i prezzi o le modalità con cui verrà proposto ai clienti. Le Fiat 500e e Maserati Grecale utilizzate durante le dimostrazioni sono infatti prototipi di sviluppo e la loro presenza non significa necessariamente che saranno le prime automobili commercializzate con questa soluzione.

Anche per quanto riguarda l’Europa non è stato ancora definito un calendario preciso. Molto dipenderà dall’evoluzione delle normative, dalle procedure di omologazione e dai risultati dei programmi di validazione tecnica.

La collaborazione guarda oltre il Livello 2++, verso sistemi capaci di offrire livelli di automazione superiori. Le due aziende stanno lavorando a una base tecnologica che possa supportare in futuro anche piattaforme predisposte per il Livello 4 di guida autonoma, nel quale il veicolo può gestire tutte le operazioni di guida all’interno di condizioni operative prestabilite. Si tratta però di una prospettiva distinta dal prodotto previsto per il 2028, che continuerà a richiedere la supervisione del conducente.

Nel frattempo, la Fiat 500e e la Maserati Grecale viste sulle strade di Torino dimostrano che l’integrazione tra piattaforme automobilistiche e software AI può procedere rapidamente. Resta da verificare quanto questa flessibilità potrà tradursi in prodotti affidabili, accessibili e realmente utili nella guida quotidiana.

Volkswagen ID. Golf, arriva lo stop a sorpresa: il progetto travolto dai tagli

La futura Volkswagen ID. Golf finisce al centro della difficile ristrutturazione del gruppo tedesco. A Wolfsburg sono stati sospesi i lavori preliminari legati allo sviluppo della prima generazione elettrica della Golf, uno dei modelli più importanti per la prossima generazione di automobili a batteria della casa automobilistica. La decisione arriva in un momento particolarmente delicato per Volkswagen, alle prese con perdite finanziarie, riduzione dei costi e tensioni sindacali.

Lo stop, tuttavia, non equivale alla cancellazione del progetto. Il consiglio di fabbrica sostiene infatti che il tempo perduto potrà essere recuperato, senza modificare la data prevista per il debutto della vettura.

Perché sono stati sospesi i lavori

A spiegare le ragioni del provvedimento è stato Thomas Schäfer, responsabile dei marchi generalisti del gruppo Volkswagen, attraverso una comunicazione interna. Il dirigente ha riconosciuto il valore simbolico e industriale della Golf per l’azienda e per la città tedesca di Wolfsburg, sottolineando quanto sia stata difficile la scelta di interrompere temporaneamente le attività.

Il problema è soprattutto economico: VW ritiene di non poter sostenere, nelle attuali condizioni, le spese necessarie per proseguire questa fase del progetto. Secondo i dati contenuti nella comunicazione, lo stabilimento di Wolfsburg presenta uno scostamento di 300 milioni di euro rispetto agli obiettivi di riduzione dei costi. L’impianto non rientra tra quelli minacciati di chiusura, ma deve comunque contribuire al programma di risanamento delle attività tedesche.

Crisi Volkswagen: tagli al personale e tensioni con i sindacati

Il congelamento delle attività sulla ID. Golf si inserisce in una ristrutturazione ben più ampia, che coinvolge l’intera organizzazione industriale del costruttore. Il gruppo sta portando avanti un piano che prevede fino a 100.000 tagli occupazionali e la possibile chiusura di quattro stabilimenti tedeschi.

La pressione sui conti è aumentata dopo la pubblicazione dei risultati del terzo trimestre 2026, caratterizzati dalla perdita trimestrale più consistente registrata da Volkswagen da oltre dieci anni. L’azienda chiede quindi un maggiore sostegno al programma di risanamento, mentre i rapporti con le rappresentanze dei lavoratori diventano sempre più difficili.

Il sindacato IG Metall sta valutando possibili scioperi a partire dal primo gennaio, in un clima segnato dalle preoccupazioni per l’occupazione e per il futuro della produzione nazionale. Ulteriori tensioni sono nate dopo l’annuncio di un investimento da quattro miliardi di dollari per un nuovo stabilimento Audi negli Stati Uniti.

La prospettiva di destinare risorse ingenti all’estero, mentre in Germania si discutono sacrifici e riduzioni della spesa, ha alimentato il malcontento dei lavoratori.

Golf elettrica, il lancio resta previsto

Nonostante lo stop, il consiglio di fabbrica Volkswagen ha assicurato che la sospensione dei lavori preliminari non dovrebbe ritardare il lancio della ID. Golf. I rappresentanti dei lavoratori ritengono possibile recuperare successivamente il tempo perduto, pur riconoscendo che la decisione dimostra quanto sia difficile la situazione finanziaria del gruppo.

La futura Golf elettrica è destinata a utilizzare la piattaforma SSP, architettura di nuova generazione progettata per diversi modelli del Gruppo. L’obiettivo è ridurre la complessità tecnica e industriale, migliorando al tempo stesso l’integrazione tra software, componenti elettronici e sistemi di propulsione elettrica.

La SSP ha però già accumulato ritardi rispetto all’originario obiettivo di introduzione nel 2026, complicando la pianificazione dei nuovi modelli. Per Volkswagen, questa tecnologia rappresenta un passaggio fondamentale nella competizione con i costruttori cinesi, sempre più presenti sul mercato europeo delle auto elettriche.

BYD è pronta a realizzare elettriche con batterie allo stato solido

Il settore delle auto elettriche sta registrando progressi molto importanti in questi ultimi anni, soprattutto per quanto riguarda le batterie, con nuove tecnologie sempre più avanzate in grado di incrementare la capacità e, quindi, l’autonomia delle vetture. Tra le protagoniste del mercato c’è, naturalmente, BYD.

Il colosso cinese guarda con grande ambizione ai prossimi anni e punta ad avviare la produzione di auto elettriche con batterie allo stato solido. Si tratta di una delle tecnologie più attese e potenzialmente più importanti per il futuro dell’elettrificazione del settore delle quattro ruote. BYD vuole battere i concorrenti e conquistare la leadership anche in questo comparto.

Appuntamento al 2027?

Come confermato da Stella Li, vicepresidente esecutiva di BYD, l’azienda ha le idee chiare per il prossimo futuro. Il target, infatti, è arrivare a realizzare il primo lotto di vetture con batteria allo stato solido già nel corso del 2027. Inizialmente, però, la produzione non sarà particolarmente elevata (si parla di circa 1000 unità, da destinare probabilmente alla Cina). Si tratta, però, di un passaggio centrale per i prossimi anni.

In pochi anni saranno un riferimento

BYD ha l’obiettivo di incrementare rapidamente la produzione delle batterie allo stato solido, coinvolgendo direttamente anche il partner specializzato FinDreams. I piani sarebbero già definiti. Entro il 2030, infatti, l’azienda punterebbe a realizzare la maggior parte delle sue auto elettriche ricorrendo ad accumulatori dotati di questa tecnologia.

Il primo modello potrebbe essere la nuova ammiraglia con marchio Yangwang, che BYD ha già anticipato con dei teaser con l’obiettivo di ritagliarsi uno spazio nel segmento delle auto di lusso. Successivamente, si punta a un’espansione significativa. Questo passaggio renderà lo stato solido il nuovo standard anche per le EV più accessibili, ridefinendo gli equilibri commerciali e aumentando la pressione competitiva sui grandi costruttori occidentali.

Per raggiungere questo target ci sono da superare una serie di sfide, in alcuni casi anche particolarmente complesse, dal punto di vista della fabbricazione. Per questo motivo, il colosso cinese ha intenzione di aumentare in modo graduale la produzione, con l’obiettivo anche di massimizzare l’affidabilità.

Rispetto agli attuali accumulatori agli ioni di litio, le batterie allo stato solido sostituiscono il tradizionale elettrolita liquido con un composto solido, eliminando quasi del tutto il rischio di surriscaldamento e incendi. Questa innovazione strutturale garantisce una densità energetica nettamente superiore a parità di ingombro, traducendosi in vetture più leggere, tempi di ricarica drasticamente ridotti e un’autonomia in grado di superare agevolmente la soglia dei 1.000 chilometri con un solo “pieno” di energia.

Le concorrenti sono già pronte a seguire l’esempio

Non c’è solo BYD tra le Case costruttrici che intendono puntare sul settore delle batterie allo stato solido. Toyota, ad esempio, sta cercando di realizzare le prime batterie con questa tecnologia tra il 2027 e il 2028. Mercedes, invece, ha già sperimentato alcuni prototipi in vista di un lancio commerciale. CATL, leader mondiale del comparto delle batterie, prevede il lancio (con volumi limitati) il prossimo anno. Maggiori dettagli in merito alle strategie delle altre Case dovrebbero arrivare a breve. Staremo a vedere quali saranno le scelte.

Gasolio oltre 2,24 euro al litro: quanto costa oggi un pieno diesel rispetto alla benzina

Il gasolio continua a costare sensibilmente più della benzina, nonostante il lieve arretramento dei prezzi registrato negli ultimi giorni. Le rilevazioni del 1° novembre 2026 indicano un prezzo medio nazionale di 2,241 euro al litro per il diesel in modalità self service, contro i 2,010 euro della benzina. Una differenza di oltre 23 centesimi che diventa particolarmente evidente quando si riempie il serbatoio.

Per un pieno da 50 litri, infatti, chi guida un’automobile diesel spende oltre undici euro in più rispetto a chi utilizza benzina. E lungo la rete autostradale il divario aumenta ulteriormente, con prezzi medi che superano abbondantemente i due euro per entrambi i carburanti.

Gasolio e benzina, quanto costa oggi un pieno da 50 litri

Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio prezzi carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio self service sulla rete stradale nazionale è di 2,010 euro al litro per la benzina e 2,241 euro per il gasolio. Traducendo questi valori nella spesa effettiva, un rifornimento di 50 litri di benzina costa 100,50 euro, mentre per la stessa quantità di diesel occorrono 112,05 euro.

La differenza raggiunge quindi 11,55 euro per pieno, una cifra che può incidere sul bilancio degli automobilisti abituati a percorrere molti chilometri. Con quattro rifornimenti da 50 litri, il divario arriva a 46,20 euro. Si tratta naturalmente di un confronto basato esclusivamente sul prezzo alla pompa, senza considerare i differenti consumi dei veicoli.

In autostrada il diesel supera 2,28 euro al litro

La situazione diventa ancora più onerosa quando il rifornimento viene effettuato lungo la rete autostradale. Qui il prezzo medio della benzina in modalità self service raggiunge 2,036 euro al litro, mentre quello del gasolio sale a 2,287 euro.

Un pieno da 50 litri costa pertanto 101,80 euro per la benzina e 114,35 euro per il diesel, con una differenza di 12,55 euro. Rispetto alla rete stradale ordinaria, effettuare lo stesso rifornimento in autostrada comporta una maggiore spesa di 1,30 euro per la benzina e 2,30 euro per il gasolio.

Le medie nazionali, tuttavia, non rappresentano il prezzo praticato da ogni distributore. Esistono differenze significative tra singoli impianti, compagnie e modalità di rifornimento. La distribuzione dei prezzi conferma questa variabilità: oltre 16.000 stazioni propongono benzina sotto i due euro, mentre meno della metà degli impianti considerati vende gasolio a meno di 2,20 euro al litro.

Prezzi carburanti in calo

Rispetto alla fine di ottobre, i prezzi mostrano una flessione contenuta. Il 31 ottobre la benzina costava mediamente 2,011 euro al litro e il gasolio 2,242 euro. Il calo giornaliero è quindi di appena un millesimo al litro, equivalente a cinque centesimi su un rifornimento di 50 litri.

Più consistente la riduzione registrata nell’arco di un mese. Dal primo ottobre al primo novembre, la benzina ha perso 7,4 centesimi al litro, mentre il diesel è sceso di 4,4 centesimi. Su un pieno da 50 litri significa spendere rispettivamente 3,70 euro e 2,20 euro in meno rispetto all’inizio di ottobre.

La diminuzione, dunque, non ha cancellato il forte divario tra i due carburanti. Per contenere la spesa rimane utile confrontare i prezzi dei distributori prima di fermarsi, soprattutto durante i viaggi più lunghi. Anche pochi centesimi di differenza al litro possono tradursi in un risparmio concreto, senza dimenticare che il prezzo effettivo dipende dall’impianto scelto e dalla modalità di servizio.

Targa personalizzata, la verità sui prezzi: costerà il doppio di quanto previsto

Le targhe personalizzate in Italia potrebbero costare molto più dei 600 euro inizialmente ipotizzati. La novità, inserita nel disegno di legge di Bilancio 2027, prevede infatti una tariffa maggiorata per chi vorrà assicurarsi una combinazione di lettere e numeri nei primi tre mesi di applicazione. Per i privati si parte da 1.000 euro, mentre per le imprese la cifra sale addirittura a 10.000 euro, senza considerare ulteriori oneri. Dal giugno 2027 gli importi dovrebbero dimezzarsi. Il provvedimento introduce anche un cambiamento sostanziale: la targa sarà legata al titolare e potrà accompagnarlo quando acquisterà un’altra automobile.

Quanto costeranno davvero

Il calendario previsto dal disegno di legge distingue due periodi. Dal 1° marzo al 31 maggio 2027, richiedere una targa personalizzata comporterà il pagamento di 1.000 euro per una persona fisica e di 10.000 euro per una persona giuridica.

Dal 1° giugno 2027, invece, le tariffe scenderanno rispettivamente a 500 e 5.000 euro. Una riduzione significativa, pensata dopo una prima fase nella quale la possibilità di scegliere una sequenza particolarmente desiderata avrà un costo superiore.

Gli importi, tuttavia, non comprendono tutte le spese. Bisognerà aggiungere il costo materiale di produzione della targa, destinato al Poligrafico dello Stato, e una maggiorazione da definire attraverso un successivo decreto ministeriale.

Nello schema normativo compare un’aliquota del 20%, ancora da confermare. Applicandola alle tariffe previste, la spesa arriverebbe a circa 1.200 euro per i privati e 12.000 euro per le imprese nella fase iniziale, oltre al costo di produzione.

Da giugno, con la stessa maggiorazione ipotetica, gli importi scenderebbero a circa 600 e 6.000 euro. Le cifre definitive dipenderanno quindi dalle disposizioni attuative.

La targa non si potrà vendere

Una delle novità più rilevanti riguarda il rapporto tra targa e proprietario. La combinazione scelta non resterà necessariamente associata alla prima automobile sulla quale verrà installata. Il titolare potrà trasferire la targa su un altro veicolo di sua proprietà quando quello precedente sarà venduto, demolito oppure radiato per esportazione.

Non sarà però possibile utilizzare contemporaneamente la stessa targa su più automobili, né spostarla liberamente tra vetture che continuano a circolare. La normativa proposta esclude inoltre la cessione della combinazione a un’altra persona o società. Di conseguenza, non sarà consentito rivendere una targa particolarmente ricercata, diversamente da quanto avviene in alcuni mercati esteri.

Quanto alla personalizzazione, saranno ammesse sequenze esclusivamente alfabetiche, numeriche oppure alfanumeriche. Restano esclusi simboli e caratteri speciali. Non è ancora stabilito definitivamente quanti caratteri potranno essere utilizzati: il dettaglio, insieme alle procedure di richiesta, sarà chiarito dal decreto attuativo.

I ricavi delle targhe finanzieranno la manutenzione stradale

La misura non riguarda soltanto la possibilità di distinguere la propria automobile attraverso una sigla scelta liberamente. Il disegno di legge individua anche una destinazione specifica per le entrate generate dal nuovo servizio. Le somme incassate confluiranno in un fondo per la sicurezza stradale, istituito presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Le risorse saranno destinate ai comuni con una popolazione fino a 50.000 abitanti, per finanziare interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade comunali. Resta comunque necessario attendere il completamento dell’iter legislativo e il decreto ministeriale previsto entro il 1° marzo 2027. Sarà quest’ultimo a precisare le modalità operative, le combinazioni consentite e gli oneri aggiuntivi.

Per gli automobilisti interessati, la differenza economica tra una richiesta presentata nei primi tre mesi e una successiva potrebbe essere considerevole. Chi non avrà urgenza di prenotare una particolare combinazione potrà quindi valutare l’attesa, tenendo presente che la disponibilità della sequenza desiderata non sarà garantita.

Positano, auto sfonda la ringhiera e resta sospesa nel vuoto: salvo per pochi centimetri

Un’automobile fuori controllo, una ringhiera sfondata e il vuoto a pochi centimetri dalle ruote. A Positano, lungo via Guglielmo Marconi, un giovane automobilista ha rischiato di precipitare con la propria vettura dopo essere uscito dalla carreggiata. L’incidente si è verificato nella serata del 31 ottobre e avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche. Il veicolo, dopo aver urtato violentemente la protezione laterale, è rimasto in bilico sul precipizio, senza completare la caduta. Il conducente è riuscito ad abbandonare l’abitacolo e non avrebbe riportato ferite gravi. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco per mettere in sicurezza l’area e recuperare l’automobile.

La dinamica dell’incidente

La dinamica dell’incidente è ancora oggetto di accertamenti. Secondo le prime informazioni, il giovane stava percorrendo via Guglielmo Marconi quando, per ragioni non ancora chiarite, avrebbe perso il controllo della propria automobile.

La vettura ha sbandato, finendo contro la ringhiera che separa la strada dal precipizio. L’impatto è stato abbastanza violento da sfondare la barriera di protezione, lasciando il veicolo in una posizione estremamente pericolosa. L’automobile è rimasta sospesa nel vuoto, senza precipitare lungo il versante sottostante. Una circostanza decisiva per evitare che l’incidente si trasformasse in una tragedia.

Le immagini diffuse dopo l’intervento mostrano la gravità della situazione e la difficoltà delle operazioni necessarie per riportare il mezzo in condizioni di sicurezza. Non sono state ancora chiarite le cause della perdita di controllo. Saranno gli accertamenti delle forze dell’ordine a stabilire quali fattori abbiano contribuito all’uscita di strada.

Il conducente riesce a uscire dall’abitacolo senza gravi ferite

Nonostante la posizione dell’automobile e la violenza dell’urto, il giovane alla guida è riuscito ad abbandonare il veicolo. Al momento dell’arrivo dei soccorritori appariva visibilmente sotto shock, ma non risultano conseguenze fisiche gravi.

Il fatto che la vettura sia rimasta bloccata dopo aver oltrepassato la ringhiera ha evitato un epilogo potenzialmente fatale. In situazioni simili, la stabilità del mezzo può diventare un elemento determinante anche durante le operazioni di soccorso. Ogni movimento rischia infatti di modificare l’equilibrio dell’automobile, rendendo necessario un intervento particolarmente prudente.

Nel caso di Positano, il conducente era già riuscito a mettersi in salvo, consentendo ai soccorritori di concentrarsi sulla messa in sicurezza della zona e sul recupero del veicolo. Non sono stati segnalati altri automobilisti coinvolti nell’incidente, né risultano al momento ulteriori persone ferite.

Vigili del Fuoco al lavoro con un’autogru

A intervenire sono stati i Vigili del Fuoco del distaccamento di Maiori, chiamati a gestire una situazione delicata per la posizione in cui si trovava l’automobile. I pompieri hanno lavorato a lungo per mettere in sicurezza l’area e organizzare il recupero del mezzo. L’operazione ha richiesto anche l’impiego di un’autogru, necessaria per sollevare e riportare la vettura fuori dalla zona di pericolo.

La presenza del precipizio ha reso indispensabile una gestione attenta delle manovre, con l’obiettivo di evitare ulteriori cedimenti o spostamenti incontrollati del veicolo. L’incidente riporta l’attenzione sulle difficoltà della circolazione lungo le strade della Costiera Amalfitana, dove in diversi tratti la carreggiata corre accanto a pendii particolarmente ripidi.

Per il momento, tuttavia, non è possibile attribuire l’accaduto a una causa specifica. Le forze dell’ordine dovranno completare i rilievi e ricostruire la traiettoria dell’automobile prima dell’impatto. Resta il dato più importante: nonostante la ringhiera sfondata e il rischio concreto di una caduta nel vuoto, il giovane automobilista è riuscito a salvarsi senza riportare gravi conseguenze.