Auto elettriche, accelerano le vendite in Europa: superate le previsioni

Cominciano a stare strette le previsioni sull’elettrico europeo, soprattutto dopo i risultati registrati ad agosto. Nei 16 Paesi presi in esame da E-Mobility Europe, New Automotive e Fier Automotive sono state immatricolate 202.833 vetture a batteria, contro le 131.534 dello stesso mese del 2025. La crescita supera così il 54% e porta le BEV a rappresentare il 30,5% delle nuove auto vendute, una fetta che comincia ad avere un certo peso.

Otto mesi sono già alle spalle e il totale da gennaio ha superato 1,67 milioni di unità, con un incremento del 33,1%: numeri superiori alle attese formulate per il 2026, tanto da costringere a corregge le stime fatte a inizio anno.

Previsioni già superate?

Immaginare le elettriche sopra il 30% del mercato continentale sembrava troppo ottimistico a inizio anno: Transport & Environment indicava per il 2026 una quota del 23% nell’Ue, Rho Motion si spingeva intorno al 21% considerando l’Europa. Ma nei 16 Paesi analizzati il trend ha avuto un altro sviluppo ad agosto, con il 30,5% delle nuove registrazione finito alle vetture a batteria. Certo, un mese particolarmente favorevole non vale un anno intero e il paragone va preso per quello che è. Giugno, però, aveva già lasciato qualche indizio, con una quota del 25,6% e oltre 1,24 milioni di BEV immatricolate nel corso del primo semestre.

Mettere tutti i Paesi nella stessa colonna, però, restituisce soltanto una parte della storia. In Norvegia le auto a batteria hanno coperto addirittura il 98,7% delle immatricolazioni di agosto, praticamente la totalità del mercato, e la Danimarca si è fermata all’85,9%, una percentuale che resta enorme, mentre in Finlandia la quota ha raggiunto il 52,3%. Nei Paesi Bassi scendiamo al 48,9% e in Belgio al 46,2%. Basta scendere lungo la cartina per trovare situazioni molto diverse, segno che la diffusione dell’elettrico continua a procedere a velocità differenti a seconda del territorio di riferimento.

Le distanze tra un mercato e l’altro impediscono di parlare di un’Europa già convertita al full electric. Il 30,5% fotografa i 16 Paesi considerati nel loro insieme, una media dietro alla quale convivono realtà arrivate quasi alla completa elettrificazione e altre dove benzina, diesel e ibride conservano ancora una fetta molto più consistente delle vendite.

Germania e Francia accelerano

La Germania merita un discorso a parte date le dimensioni del suo mercato. Ad agosto sono state immatricolate 68.980 elettriche, sufficienti a portare la quota al 32,5%, pari a quasi un’auto nuova su tre. In Francia si sale addirittura al 38,3%, grazie alle 36.159 unità registrate nel mese, sintomatico della velocità raggiunta nell’ultimo periodo: a giugno le BEV si erano fermate al 29,6%, pur stabilendo il record nazionale in termini di volumi con 55.831 esemplari. Due mesi più tardi la percentuale è cresciuta di quasi nove punti, complice naturalmente un agosto nel quale il mercato complessivo viaggia su numeri differenti rispetto a giugno.

Il resto del 2026 dirà quanto di questa accelerazione riuscirà a sopravvivere all’estate. Gli incentivi hanno dato una mano in diversi Paesi e proprio l’Europa sta sostenendo la crescita mondiale delle auto ricaricabili in una fase meno brillante per Cina e Nord America. Per le previsioni formulate a gennaio, intanto, il problema persiste: quel 30,5% è arrivato con largo anticipo.

Addio bollo auto, dal 2027 milioni di veicoli esentati: l’elenco dei modelli

Le auto di potenza fino a 80 kW (109 CV) regolarmente assicurate, ovvero circa 13,2 milioni di vetture in circolazione sulle nostre strade, saranno esentate dal pagamento del bollo. In totale, considerate anche le moto, si tratta di 14,5 milioni di veicoli, ma il mancato pagamento riguarderà solo il pagamento di una tassa, ovvero quella compresa tra 1° gennaio e il 31 dicembre 2027.

Il Governo ha deciso di esentare dal pagamento gli automobilisti proprietari di vetture alimentate a benzina e gasolio, anche ibride elettriche e a GPL con potenza del motore fino a 80 kW. Le auto elettriche sono escluse, e se la persona fisica vanta un parco auto, nell’agevolazione rientrerà solo quella con la potenza più bassa. In caso di pari potenza, l’esenzione è applicata al mezzo per il quale risulta dovuto, in assenza dell’agevolazione, l’importo meno elevato dell’imposta.

Sorridono i proprietari di motocicli e ciclomotori che non dovranno pagare il bollo nel 2027, ma solo se non risultano intestatari di auto con potenza fino a 80 kW. Se si possiedono più motocicli agevolabili, l’esenzione riguarda soltanto quello con minore potenza espressa in kW. L’esonero, in caso di parco moto, avviene infatti solo per il mezzo che pagherebbe il bollo di importo più basso in assenza di agevolazione o con data di prima immatricolazione più remota.

I modelli esentati

Non è previsto un elenco di auto, ma vi riportiamo degli esempi concreti. Per quanto concerne il mondo FIAT rientrano la Panda, la Pandina Hybrid, la 500 Hybrid, la Grande Panda benzina 100 CV e la 600 benzina Turbo 100 da 74 kW. Sono svariate anche le Dacia a usufruire dell’agevolazione, tra cui la Duster Hybrid 155 da 80 kW, la Sandero Streetway SCe 65 e TCe 100, la Sandero Streetway e la Sandero Stepway Hybrid 155, con motore a combustione interna da 80 kW.

Gli amanti del brand Jeep che hanno acquistato una Avenger 1.2 Turbo benzina 100 CV da 74 kW o una Avenger e-Hybrid 110 CV da 78 kW avranno l’esonero nel 2027. Tra i modelli Stellantis troviamo anche Citroën C3 Turbo 100 CV e C3 Hybrid 110 CV, entrambe con motore termico da 74 kW; Peugeot 208 Hybrid 110 da 74 kW e le versioni benzina della 208 entro gli 80 kW. Da non dimenticare l’Opel Corsa benzina da 100 CV e la Lancia Ypsilon ibrida 110 CV, con una potenza di 74 kW.

I proprietari di Toyota Yaris Hybrid, Yaris Cross Hybrid e Aygo X Hybrid nelle versioni entro gli 80 kW sono esentati dal pagamento del bollo entro il 2027. Altresì la Toyota C-HR Hybrid 140 nelle configurazioni con potenza fiscale sotto questa soglia. Ottime notizie anche per chi ha scelto la Renault Clio full hybrid E-Tech 160 nelle versioni entro gli 80 kW, oltre a Captur e Symbioz full hybrid E-Tech 160, con motore benzina da 80 kW.

  • Fiat Panda / Pandina: 1.0 Mild Hybrid (51 kW / ~70 CV) — Esente
  • Fiat Grande Panda: 1.2 Benzina 100 CV (74 kW) — Esente
  • Fiat 500: Versioni termiche e Mild Hybrid (quasi tutte sotto gli 80 kW) — Esente
  • Fiat 500e (Elettrica): 70 kW —
  • Lancia Ypsilon: Ibrida 1.2 (51 kW) e Ibrida 110 CV (motore termico 74 kW) — Esente
  • Citroën C3: PureTech 83 (61 kW) e PureTech 100 (74 kW) — Esente
  • Peugeot 208: PureTech 75 (55 kW) e PureTech 100 (74 kW) — Esente
  • Opel Corsa: Versioni entry-level (tipicamente sotto gli 80 kW) — Esente
  • Dacia Sandero / Stepway: SCe 65 (48 kW), TCe 67 (67 kW), TCe 90 (66 kW) e ECO-G 100 GPL (74 kW) — Tutte Esenti
  • Renault Clio: SCe 65 (49 kW) — Esente
  • Volkswagen Polo: Motorizzazioni 1.0 d’ingresso — Esenti (< 80 kW)
  • Skoda Fabia: Versioni 80 CV e 95 CV — Esenti (< 80 kW)
  • Seat Ibiza: Versioni d’ingresso — Esenti (< 80 kW)
  • Toyota Aygo X: 1.0 (53 kW / 72 CV) — Esente
  • Toyota Yaris: Versioni d’accesso o generazioni precedenti (< 80 kW) — Esenti
  • Suzuki Swift: Versioni Hybrid sotto gli 80 kW — Esenti
  • Hyundai i10 / i20: Motorizzazioni d’ingresso — Esenti (< 80 kW)
  • Kia Picanto: Motorizzazioni d’accesso — Esenti (< 80 kW)

Boccata d’ossigeno

In una fase dove i prezzi dei carburanti continuano a salire, l’esenzione bollo per un anno rappresenta una straordinaria notizia per milioni di automobilisti con modelli sotto gli 80 kW. Lo Stato girerà alle regioni 2.293,5 milioni di euro per compensare le perdite e gli importi esatti spettanti a ciascuna amministrazione regionale e alle due Province autonome verranno ufficializzati, entro il 31 marzo 2027, con decreto del ministro dell’Economia e delle Finanze.

Taglio accise diesel, cosa cambia fino al 5 ottobre

I prezzi del gasolio stanno rendendo la vita difficile agli automobilisti e ai piccoli imprenditori che ogni giorno sono costretti ad affrontare lunghe percorrenze per motivi di lavoro. Lo scoppio della guerra tra Iran e Stati Uniti ha generato un’escalation sui prezzi presso i distributori che non si è ancora arrestata. I

l rincaro progressivo delle materie prime energetiche, in particolare di petrolio e gas naturale, ha costretto il Governo a interventi mirati per ridurre la pressione sui cittadini. A causa dei blocchi e delle tensioni nello Stretto di Hormuz, i prezzi dei carburanti non sono destinati a scendere nelle prossime ore.

Giorgia Meloni ha annunciato che si continueranno a valutare soluzioni, anche perché il contrasto all’aumento del prezzo non rappresenta la strada principale da seguire sul lungo periodo. L’attuale taglio offre uno sconto sul prezzo del diesel alla pompa di 15 centesimi, ma a partire da venerdì 18 settembre ci sarà un nuovo stravolgimento.

Cambiamenti in vista

Il provvedimento emesso dall’Esecutivo per gestire l’aumento dei prezzi dei carburanti verrà prorogato di un’altra settimana, dal 18 al 25 settembre, con un taglio delle accise sul gasolio di 10 centesimi al litro. Progressivamente ci sarà una riduzione del beneficio se si considera, data anche l’Iva, che il risparmio presso i distributori sarà di circa 12,2 centesimi al litro rispetto alla quotazione senza questa agevolazione sino al 25 e poi, dal 26 settembre sino al 5 ottobre, le accise sul gasolio saranno ridotte di 5 centesimi al litro, pari a circa 6,1 centesimi includendo l’Iva.

In sostanza lo sconto si andrà a dimezzare e il prezzo del diesel potrà crescere di circa 6,1 centesimi al litro rispetto alla settimana precedente, a parità di condizioni. Cosa accadrà dopo il 5 ottobre? Ad oggi non è prevista l’ennesima proroga di un’estate che è andata avanti a ritmo di sconti fiscali. Con l’arrivo dell’autunno gli esponenti del Governo stanno pensando di affidarsi a un nuovo meccanismo che consentirà di sfruttare una parte dei maggiori proventi fiscali derivanti dall’aumento dei prezzi dei carburanti per ridurre le imposte.

Preoccupazione sull’andamento dei prezzi

Sebbene ci sia stato un ribasso del petrolio nelle scorse settimane, i prezzi non sembrano destinati a calare. Non è possibile immaginare oggi quale sarà la quotazione del diesel dal 5 ottobre, ma la riduzione non è stata indicata in un importo fisso e non corrisponde al ripristino dello sconto attuale. I provvedimenti destinati al gasolio agricolo e agli autotrasportatori, settori che costringono alla creazione di misure specifiche, saranno fondamentali per le imprese. Circa la benzina non è stata per ora annunciata alcuna misura specifica.

La bozza del decreto legge per il sostegno economico e il contenimento degli effetti derivanti dal perdurante aumento del costo dei carburanti prevede che dal 18 settembre 2026 e fino al 25 settembre 2026, l’accisa sia pari a 572,90 euro per mille litri e dal 26 settembre al 5 ottobre pari a 622,90 euro per mille litri. Per compensare l’aumento dei prezzi presso i distributori, il Governo ha annunciato l’abolizione del bollo per quasi tutte le auto e per i motocicli. Noi vi suggeriamo di affidarvi a specifici distributori convenienti con la possibilità di risparmiare qualche euro.

Noleggio auto e multe ai clienti stranieri, chi paga: scatta l’allarme

Chi dovrebbe pagare quando un turista straniero commette un’infrazione con un’auto presa a noleggio in Italia e, una volta rientrato nel proprio Paese, ignora la sanzione? La risposta contenuta nella bozza di revisione del Codice della Strada ha acceso lo scontro tra le amministrazioni che tentano di recuperare le somme e le aziende proprietarie dei veicoli.

Secondo Aniasa (Associazione nazionale industria dell’autonoleggio, della sharing mobility e dell’automotive digital), il progetto consentirebbe agli enti accertatori di rivolgersi alla società di noleggio se il cliente residente all’estero non versa l’importo dovuto con il trasferimento sull’impresa del rischio economico dell’insolvenza.

L’impostazione mantiene in capo al locatario del veicolo la responsabilità primaria per la sanzione. Se il cliente vive all’estero e non paga il Comune o l’altro ente che ha accertato la violazione può però rivalersi sul proprietario dell’automobile, vale a dire sull’operatore di autonoleggio.

Qui nasce la contestazione. “Non si può trasformare una difficoltà amministrativa dello Stato in una responsabilità per l’impresa di noleggio”, ha dichiarato il presidente di Aniasa Italo Folonari. L’associazione teme che la nuova previsione finisca per proteggere il debitore più difficile da raggiungere e faccia ricadere il conto sul soggetto italiano più facilmente individuabile e dotato di una struttura patrimoniale stabile.

Che cosa prevede oggi il Codice della Strada

La disciplina in vigore prende le mosse dall’articolo 196 del Codice della Strada dedicato al principio di solidarietà. In via generale il proprietario del veicolo risponde insieme all’autore dell’infrazione, salvo che dimostri che la circolazione è avvenuta contro la propria volontà. Per la locazione senza conducente c’è già una regola: il locatario risponde al posto del proprietario, in solido con chi ha commesso la violazione.

Nelle ipotesi disciplinate dall’articolo 84, il locatario risponde in vece del proprietario. Se cliente e conducente coincidono, la sanzione resta quindi legata alla stessa persona. Quando al volante si trova un secondo guidatore autorizzato, l’autore della violazione e l’intestatario del contratto possono essere soggetti distinti, ma entrambi coinvolti nel rapporto sanzionatorio.

La formulazione oggi in vigore deriva da una modifica introdotta nel 2021 per superare il precedente contrasto interpretativo. In passato la Corte di Cassazione aveva ricondotto anche il locatore tra gli obbligati solidali; l’aggiunta delle parole “in vece del proprietario” ha indicato la sostituzione della società con il locatario.

La bozza contestata riaprirebbe quella porta per una categoria: i clienti che risiedono fuori dall’Italia e non pagano con la creazione di una garanzia economica finale a carico del proprietario professionale del mezzo.

Come nasce una multa con un’auto a noleggio

Un autovelox fotografa il superamento del limite, una telecamera registra l’ingresso non autorizzato in una Zona a traffico limitato oppure un dispositivo rileva il passaggio con il semaforo rosso. In quel momento l’amministrazione conosce la targa, non l’identità di chi guidava. La consultazione dei registri riconduce il veicolo alla società di autonoleggio, che deve fornire i dati del cliente associato al contratto attivo nel giorno e nell’ora dell’accertamento.

Ricevute le informazioni, l’autorità indirizza il verbale al locatario. L’articolo 201 del Codice della Strada consente di notificare la violazione al soggetto identificato dopo l’accertamento e riserva un termine più ampio ai residenti all’estero: 360 giorni, contro i 90 previsti per i destinatari residenti in Italia.

La società può addebitare al cliente un costo amministrativo per la gestione e la trasmissione dei dati solo quando il contratto sottoscritto contempla una voce di questo genere. Quella somma non coincide con la multa e remunera un servizio separato svolto dal noleggiatore. Terminata la comunicazione, il pagamento spetta al destinatario del verbale. Proprio nell’ultima fase si concentra il problema: identificare un residente straniero può essere semplice mentre recuperare il credito rischia di diventare lento, costoso o antieconomico.

Perché i noleggiatori parlano di zona franca

L’espressione scelta da Aniasa descrive un rischio di comportamento. Sapendo che il mancato versamento può essere coperto dall’impresa proprietaria, il cliente straniero sarebbe meno incentivato a pagare e percepirebbe la sanzione come una conseguenza meno diretta della propria condotta.

Si tratta di una valutazione prospettica dell’associazione. Nessun dato pubblicato dimostra che una responsabilità sussidiaria del noleggiatore provocherebbe più eccessi di velocità, accessi abusivi alle Ztl o incidenti. Il ragionamento poggia sul valore deterrente della pena pecuniaria: quanto più il trasgressore ritiene probabile l’incasso, tanto meno dovrebbe essere disposto a violare le regole.

La critica assume anche una dimensione industriale. Se una parte delle sanzioni straniere diventasse inesigibile dal cliente, gli operatori dovrebbero creare fondi per le perdite e avviare azioni di recupero internazionali. Quei costi potrebbero riflettersi sulle tariffe di noleggio, sulle cauzioni, sulle condizioni contrattuali o sulle commissioni applicate alla gestione dei verbali.

Il cliente straniero non diventa immune

In ogni caso la sanzione continuerebbe a nascere dalla sua condotta e il verbale dovrebbe essere notificato secondo le garanzie previste dalla legge. La rivalsa sulla società entrerebbe in gioco, stando alla ricostruzione di Aniasa, soltanto dopo il mancato pagamento del residente estero.

Anche in quel caso il debito potrebbe tornare sul cliente. L’articolo 196 del Codice della Strada riconosce a chi versa la somma, in qualità di obbligato solidale, il diritto di regresso nei confronti dell’autore della violazione. I contratti di noleggio si affiancano a strumenti di recupero e clausole dedicate. Il risultato rischia di essere una catena più lunga: l’amministrazione chiede i soldi all’impresa, il noleggiatore paga e prova poi a recuperarli dal trasgressore.

Per uscire dall’impasse, l’associazione chiede di accelerare il recepimento della direttiva UE 2024/3237, dedicata allo scambio transfrontaliero di informazioni sulle infrazioni stradali. La norma amplia la cooperazione tra gli Stati membri e introduce forme di assistenza per notificare gli atti e riscuotere le sanzioni amministrative definitive.

Il sistema ruota attorno a punti di contatto nazionali e alla piattaforma Eucaris, attraverso la quale le autorità possono scambiare dati sui veicoli, sui proprietari e, quando disponibili, sugli utilizzatori. Tra le condotte comprese ci sono velocità eccessiva, guida in stato di ebbrezza, passaggio con il rosso, uso del telefono, mancato impiego delle cinture, sorpassi pericolosi, circolazione contromano e alcune violazioni dei divieti di accesso.

Nei casi di mancato pagamento, la direttiva permette allo Stato nel quale è avvenuta l’infrazione di chiedere assistenza allo Stato di residenza. Il meccanismo di riscossione riguarda decisioni amministrative definitive di importo superiore a 70 euro. Al destinatario devono essere garantiti informazione, traduzione e diritto di ricorso. Il termine assegnato ai Paesi membri per adeguare gli ordinamenti nazionali è il 20 luglio 2027.

Il Governo annuncia l’abolizione del bollo per quasi tutte le auto e per i motocicli

Il Governo ha annunciato l’abolizione del bollo auto per i veicoli di piccole e medie dimensioni e per tutti i motocicli. La misura è stata anticipata dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha sottolineato “Oggi il Governo cancella una delle tasse più odiate dagli italiani”.

Il provvedimento, i cui dettagli dovranno essere chiariti nel corso dei prossimi giorni, rappresenta una novità importante per tutti i proprietari di auto e moto, in un contesto in cui il settore della mobilità deve fare i conti con un sostanziale incremento del costo dei carburanti.

C’è, però, un altro tema da considerare. Il bollo rappresenta (o sarebbe meglio dire rappresentava) un incasso rilevante per le Regioni. Il Governo dovrà chiarire come intende coprire l’abolizione della tassa e garantire il sostentamento delle casse regionali.

Addio al bollo auto?

L’intervento del Governo segna un vero e proprio punto di svolta per quanto riguarda un tema, quello del bollo, che da tempo è al centro dell’attualità. La misura riguarderà le auto di piccole e medie dimensioni oltre a tutti i motocicli. Per i dettagli tecnici completi bisognerà attendere le prossime ore o i prossimi giorni.

Fonti di governo, citate da Repubblica, sottolineano che la cancellazione della tassa riguarderà oltre il 70% delle auto che circolano oggi in Italia oltre a tutti i motocicli. Complessivamente, i veicoli coinvolti dal nuovo provvedimento saranno circa 14,5 milioni per via di una precisa limitazione della norma.

Da quanto emerso in queste ore, infatti, ogni cittadino potrà beneficiare di una sola agevolazione. Di conseguenza, per chi è proprietario di due veicoli, la cancellazione del bollo potrà essere applicata solo una volta, con modalità che andranno definite con appositi decreti attuativi.

Una misura sul tavolo da tempo

La cancellazione del bollo auto, o quanto meno una profonda riforma, è sul tavolo del Governo da tempo, come confermano anche recenti indiscrezioni. Il tema è particolarmente rilevante, anche per via del caro carburante che ha portato a un sostanziale incremento dei costi di gestione del proprio veicolo per gli automobilisti.

Il provvedimento richiederà delle coperture importanti. Diverse stime, infatti, compresa un’analisi di Anfia, hanno evidenziato che una completa abolizione del bollo richiederebbe risorse per 6,5-7 miliardi di euro. Questi fondi sono fondamentali per le casse delle Regioni.  Al momento, non ci sono ancora informazioni dettagliate in merito al modo in cui il Governo coprirà l’abolizione del bollo.

Tesla Semi in mostra, svelate le specifiche della versione europea

Il Tesla Semi si prepara a debuttare sulle strade europee, ma le sue caratteristiche tecniche registreranno alcune modifiche rispetto alla versione attualmente in produzione negli Stati Uniti. L’azienda ha confermato le specifiche del camion elettrico con un post su X, che ha anticipato la presentazione in pubblico all’IAA Transportation di Hannover.

La versione europea del camion

La versione europea del Tesla Semi potrà contare su un’autonomia stimata di 550 chilometri, con un consumo energetico dichiarato pari a 1 kWh/km, con un peso lordo che raggiunge le 40 tonnellate. Le specifiche effettive legate all’autonomia variano in base all’allestimento scelto dai clienti.

Tra le caratteristiche troviamo il supporto alla ricarica rapida, con una potenza fino a 800 kW. Per recuperare il 60% dell’autonomia reale, secondo Tesla, basteranno 30 minuti di ricarica (a condizione di sfruttare un punto di rifornimento ad alta potenza).

Il camion può contare su tre motori elettrici indipendenti, posizionati sugli assi posteriori, per un sistema che può erogare una potenza di trazione fino a 800 kW. Da segnalare anche una presa di forza elettrica (ePTO) da un massimo di 25 kW, pensata per alimentare attrezzature ausiliarie montate sul mezzo.

Naturalmente, la commercializzazione del Tesla Semi rappresenta una sfida molto diversa per l’azienda americana, in confronto a quanto avviene normalmente con le auto. L’obiettivo è conquistare le aziende europee, puntando su costi di gestione quotidiana contenuti.

Il costo dell’energia elettrica, infatti, viene indicato come nettamente inferiore a quello del gasolio, che, soprattutto in questo momento, rappresenta una spesa significativa per le flotte. Di conseguenza, l’elettrificazione di una flotta di camion può rappresentare un’opportunità per le aziende di trasporto.

Tesla Semi propone anche altri vantaggi come la diagnostica da remoto e gli aggiornamenti software via Internet, con l’ambizione di ridurre al minimo i tempi di assistenza e massimizzare i tempi di esercizio, per una gestione ottimizzata al massimo della propria flotta.

Il lancio sul mercato europeo è già definito. Tesla ha scelto IAA Transportation 2026 di Hannover per mostrare in pubblico la versione europea del suo Semi, permettendo ai potenziali clienti di scoprire da vicino tutte le caratteristiche del camion elettrico.

Le prime consegne il prossimo anno

L’obiettivo è raccogliere da subito un numero significativo di ordini in vista dell’avvio delle consegne. Tesla si aspetta di mettere a disposizione dei propri clienti il nuovo camion elettrico già nel corso del 2027.

Ulteriori dettagli commerciali legati al debutto del Semi europeo, però, arriveranno soltanto nel corso dei prossimi mesi. Il programma di espansione in Europa è già iniziato e i target sono molto ambiziosi.

Il nostro mercato è particolarmente ricco di opzioni per i gestori di flotte con altri brand come Mercedes-Benz, Volvo Trucks, MAN, Scania, DAF e Renault che propongono soluzioni avanzate e che Tesla dovrà tentare di battere.

La versione europea del Tesla Semi, per ora, dovrebbe essere prodotta nella Gigafactory del Nevada. Per il momento, infatti, non ci sono informazioni in merito alla realizzazione del modello nello stabilimento Tesla di Berlino.

Allerta meteo in Liguria, le strade più a rischio per la circolazione

Torna il maltempo sulla Liguria e Arpal ha emesso una nuova allerta meteo a partire dalla prossima mezzanotte. Su Genova, sul Levante e relativo entroterra l’allerta sarà prima gialla e poi arancione. Con il progressivo innesco di convergenze temporalesche sui settori centrali ed orientali mettersi alla guida lungo la rete viaria ligure richiederà massima prudenza.

La particolare conformazione della Liguria, caratterizzata da autostrade ricche di viadotti e gallerie, stradine d’entroterra arrampicate sui versanti ed estesi attraversamenti urbani costieri, rende la viabilità fortemente vulnerabile in presenza di rovesci ad alta intensità.

Le Autostrade della costa e dei Valichi: insidia dell’aquaplaning

Le principali arterie autostradali regionali rappresentano la spina dorsale della mobilità ligure, ma durante i temporali autorigeneranti si trasformano nelle tratte più complesse da percorrere:

  • Autostrada A12 (Genova – La Spezia – Rosignano): tra il nodo genovese, il Tigullio e la Val di Vara, si registra il livello di criticità più elevato. Oltre alla pioggia battente e alla visibilità fortemente ridotta, le raffiche di Scirocco (fino a 40-50 km/h) sferzano i viadotti più alti ed esposti della costa, creando sbandamenti improvvisi per mezzi telonati e veicoli leggeri.
  • Autostrada A10 (Genova – Savona – Ventimiglia): nel tratto compreso tra Genova Pra’ e Savona, il rischio maggiore è legato all’uscita dalle gallerie. La repentina variazione di aderenza passando dal fondo asciutto del tunnel all’asfalto allagato causa frequenti perdite di controllo e fenomeni di aquaplaning. Negli svincoli urbani di uscita, la saturazione dei canali meteo locali provoca rapidi ristagni d’acqua.
  • Autostrade A7 (Genova – Serravalle) e A26 (Voltri – Gravellona): sui tratti che risalgono l’Appennino verso il Piemonte e la Lombardia, l’acqua piovana tende a scorrere velocemente lungo le pendenze formando veri e propri rivoli trasversali. Inoltre, il repentino calo della visibilità per nubi basse e nebbia di avvezione rende la guida particolarmente faticosa.

La Statale Aurelia e le Strade Costiere

Lungo la SS1 “Via Aurelia”, la criticità si manifesta soprattutto all’interno dei centri abitati (da Savona a Genova, fino a Chiavari, Sestri Levante e La Spezia):

  • Allagamenti nei sottopassi: la rapidità con cui si scaricano a terra le precipitazioni manda in crisi i sistemi di smaltimento e causa la repentina esondazione dei piccoli rii e torrenti cittadini, allagando i sottopassi viari e le sedi stradali ribassate.
  • Raffiche sul Mare: nello Spezzino e nel Levante (Zona C), la combinazione tra mare molto mosso in serata e vento forte spinge aerosol marino e sabbia lungo la carreggiata, riducendo l’aderenza degli pneumatici.

Pericolo delle frane improvvise

Sulle arterie dell’entroterra, l’attenzione si sposta dall’acqua al terreno:

  • SS45 di Val Trebbia e SS225 della Val Fontanabuona: con il terreno rapidamente saturo d’acqua, i versanti rocciosi laterali rischiano di scaricare sulla carreggiata piccoli smottamenti, fango, pietre e rami spezzati dal vento.
  • Valichi di Collegamento (Cadibona, Giovo, Aveto): le strade provinciali e statali che collegano la costa alla Pianura Padana presentano curve a raggio ridotto dove la formazione improvvisa di strati di fango rende l’asfalto scivoloso come la neve.

Consigli per chi si mette in viaggio

In vista delle ore di maggiore intensità (in particolare tra la notte e la giornata di domani

  • Riduci la velocità prima di uscire dai tunnel autostradali per evitare l’impatto ad alta velocità con pozzanghere impreviste.
  • Non tentare mai di impegnare un sottopasso se l’acqua ha già iniziato ad accumularsi sulla sede stradale.
  • Mantieni salda la presa sul volante nei tratti autostradali su viadotto per contrastare le improvvise raffiche di vento laterale.

Il gasolio tocca nuovi record, Meloni chiede un intervento immediato dell’Europa

Il caro carburanti non conosce tregua e sta ormai riscrivendo i record storici. Alla vigilia del Consiglio dei ministri chiamato nuovamente a decidere interventi contro il rincaro alla pompa, il gasolio in autostrada ha sfondato quota 2,3 euro al litro, arrivando a 2,313 euro, mentre la benzina ha toccato i 2,212 euro. Numeri che raccontano bene quanto la situazione sia ormai fuori controllo, complice un contesto internazionale sempre più instabile.

Record storico del gasolio

Sulla rete stradale, secondo i dati diffusi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio della benzina in modalità self service si attesta oggi a 2,120 euro al litro, mentre il gasolio raggiunge quota 2,231 euro, un dato che segna un nuovo massimo storico per il carburante diesel. Il precedente record, fissato nella settimana del 14 marzo 2022, si fermava infatti a 2,154 euro al litro sulla rete ordinaria.

Va sottolineato come questi valori, seppur già molto elevati, includano ancora l’effetto calmierante del taglio alle accise attualmente in vigore, in scadenza domani 17 settembre. Senza questo intervento fiscale, il prezzo medio nazionale del gasolio raggiungerebbe i 2,416 euro al litro, un dettaglio che fa comprendere quanto la misura, pur temporanea, stia continuando a offrire un margine di respiro agli automobilisti italiani, proprio nel momento in cui il petrolio, con il Brent stabile intorno ai 110 dollari al barile, continua a spingere al rialzo l’intera filiera energetica.

Servono “azioni mirate e immediate a livello europeo”

Di fronte a questa escalation, la premier Giorgia Meloni ha scelto di alzare il tiro, spostando la questione dal piano nazionale a quello continentale. In un colloquio con il presidente del Consiglio Ue Antonio Costa, la presidente del Consiglio ha sottolineato come il continuo aumento dei prezzi dell’energia non rappresenti affatto un problema circoscritto all’Italia, ma richieda piuttosto “azioni mirate e immediate a livello europeo, a sostegno delle imprese e dei cittadini europei“.

Meloni ha inoltre condiviso con Costa la proposta di porre la competitività al primo punto dell’agenda del prossimo Consiglio europeo, un segnale che testimonia quanto il dossier energetico sia ormai considerato prioritario a livello comunitario, complice anche una crisi che sta iniziando a preoccupare non solo per il fronte carburanti, ma anche per le bollette di luce e gas in vista dell’inverno alle porte. Non a caso, diverse associazioni dei consumatori stanno già sollecitando il governo a studiare misure preventive per evitare una stangata sui consumi energetici domestici nei prossimi mesi.

Bonus carburante non ancora pronto, si avvicina l’ennesima proroga

Sul fronte interno, la situazione resta incerta. Le misure selettive basate sul reddito, quelle che dovrebbero sostituire stabilmente i tagli lineari alle accise, potrebbero non essere ancora pronte in tempo per il Consiglio dei ministri di domani. Da qui l’ipotesi, sempre più concreta, di un’ulteriore breve proroga, forse di una settimana, del taglio alle accise sul gasolio attualmente in scadenza.

Una parte delle decisioni definitive potrebbe dipendere dai dati Istat sui conti pubblici, attesi per il 22 settembre, che permetteranno di verificare se il rapporto tra deficit e Pil scenderà sotto la soglia del 3%, aprendo eventualmente la strada all’uscita dell’Italia dalla procedura Ue per deficit eccessivo. Un margine di manovra che potrebbe influenzare direttamente anche le risorse disponibili per i prossimi interventi sul fronte carburanti.

Intanto, sempre il 22 settembre, scatterà anche il cosiddetto Bonus colonnine: da quella data i cittadini potranno presentare domanda per ottenere il contributo del Ministero delle Imprese destinato all’installazione di infrastrutture di ricarica elettrica a uso privato. La dotazione complessiva ammonta a 68 milioni di euro fino al 2030, con un contributo che copre l’80% delle spese sostenute per acquisto e posa in opera delle colonnine, fino a un massimo di 1.500 euro per le persone fisiche e 8.000 euro per gli interventi condominiali.

Nel frattempo, il conto salato per gli automobilisti continua a crescere: secondo le stime diffuse da Codacons, in un solo mese, dal 15 agosto a oggi, un pieno di gasolio o benzina in autostrada è aumentato di circa 7 euro, per un aggravio complessivo che sfiorerebbe i 695 euro annui a famiglia. Numeri che spiegano bene perché il tema resti in cima all’agenda politica di questo scorcio d’autunno, sospeso tra la necessità di una risposta europea di lungo periodo e la richiesta, sempre più pressante, di soluzioni immediate per chi ogni giorno deve fare i conti con il caro pieno.

Governo al lavoro per il taglio al bollo auto e moto, l’ipotesi dello sconto variabile

Torna d’attualità un tema che sta a cuore a milioni di automobilisti italiani: quello del bollo auto, la tassa annuale che ogni proprietario di veicolo conosce fin troppo bene. Con i lavori sulla prossima legge di Bilancio ormai entrati nel vivo, il vicepremier Antonio Tajani rilancia il vecchio progetto dell’abolizione della tassa automobilistica, mentre il resto della maggioranza sembra orientato verso una soluzione più graduale.

Al lavoro sulla legge di bilancio

Mentre il governo continua a cercare la formula giusta per alleggerire dal caro carburanti le categorie più colpite dai rincari al distributore, tra le misure allo studio per sostenere il ceto medio torna sul tavolo anche l’ipotesi di intervenire sul bollo. Il leader di Forza Italia ha parlato esplicitamente di “abolizione del bollo auto e bollo moto“, rilanciando così un cavallo di battaglia storico del proprio partito.

Un’ipotesi che la maggioranza starebbe effettivamente prendendo in considerazione, ma con un approccio meno drastico rispetto alla cancellazione totale della tassa. Secondo quanto riferito da Il Sole 24 Ore, il governo starebbe infatti valutando l’introduzione di sconti calibrati in base a due parametri principali: la potenza del motore e l’impatto ambientale del veicolo.

Sconto variabile e non per tutti

Il meccanismo allo studio prevede una riduzione diversificata a seconda delle classi di appartenenza dei veicoli, a condizione che i possessori siano in regola con i pagamenti pregressi. La logica alla base della proposta è chiara: lo sconto andrebbe progressivamente a diminuire con l’aumentare della potenza del motore, premiando così le vetture più piccole e meno inquinanti.

Chi possiede un’utilitaria o un’auto di piccola cilindrata potrebbe quindi beneficiare del taglio più consistente sulla tassa automobilistica, mentre il vantaggio si ridurrebbe man mano che si sale verso motorizzazioni più potenti. Il meccanismo, secondo le indiscrezioni circolate finora, arriverebbe fino ad azzerarsi completamente per SUV, auto sportive e vetture di lusso, categorie che quindi resterebbero escluse da qualsiasi beneficio fiscale legato a questa specifica misura.

Una scelta che riflette l’obiettivo dichiarato dalla maggioranza di concentrare le risorse disponibili su chi possiede veicoli più contenuti e meno impattanti dal punto di vista ambientale, piuttosto che distribuire lo sconto in modo uniforme su tutta la platea degli automobilisti italiani, indipendentemente dal tipo di vettura posseduta.

Gli attuali esonerati dal pagamento del bollo

Va ricordato che il bollo auto è una tassa annuale obbligatoria per tutti i veicoli iscritti al Pubblico Registro Automobilistico, calcolata sulla base della norma di emissione e della potenza del motore riportate sulla carta di circolazione. Esistono già oggi alcune categorie esonerate dal versamento all’Automobile Club d’Italia: i proprietari con, in particolare chi ha gravi limitazioni della capacità di deambulazione, chi è affetto da pluriamputazioni o ha ridotte capacità motorie, oltre a persone non vedenti, sorde o con handicap psichico o mentale titolari di indennità di accompagnamento.

Un’altra esenzione riguarda i veicoli elettrici, anche se limitata nel tempo: lo sconto totale vale infatti soltanto per i primi cinque anni dall’immatricolazione, dopo i quali scatta una riduzione del 75% rispetto all’importo ordinario. Proprio partendo da questo impianto già esistente, l’esecutivo starebbe valutando di estendere una logica simile, seppur con percentuali diverse, anche ad altre categorie di veicoli.

Resta comunque da capire come si evolverà concretamente la proposta nelle prossime settimane, quando i lavori sulla Manovra entreranno nella fase più delicata. Al momento si tratta ancora di indiscrezioni e ipotesi allo studio, senza alcuna formalizzazione definitiva: per conoscere i dettagli concreti su percentuali di sconto e categorie effettivamente coinvolte, non resta che attendere l’evolversi del confronto politico all’interno della maggioranza.

Veicoli commerciali, standard più severi dal 2026: le categorie coinvolte

Quali veicoli commerciali sono chiamati ad adeguarsi alle nuove regole europee del 2026? La risposta dipende dalla categoria di omologazione, dalla data in cui il mezzo viene immatricolato e dal momento in cui il costruttore ha chiesto l’approvazione di un nuovo tipo. Il calendario comprende Euro 6e-bis, la terza fase dei limiti acustici, una nuova applicazione del General Safety Regulation e, dal 29 novembre, l’avvio di Euro 7 per i nuovi tipi di auto e furgoni.

Per chi possiede un veicolo già targato le norme di omologazione non introducono un obbligo di retrofit. Un furgone Euro 6 acquistato negli anni precedenti può continuare a circolare nel rispetto delle regole nazionali e locali, comprese le eventuali limitazioni ambientali stabilite da Regioni e Comuni. Le scadenze europee condizionano soprattutto costruttori, importatori, concessionari e allestitori perché determinano quali mezzi possono ricevere una nuova omologazione o una prima immatricolazione.

Quattro scadenze, non un obbligo per tutti

Il calendario dei nuovi standard prende avvio il primo gennaio 2026, quando l’Euro 6e-bis, disciplinato dal Regolamento Ue 2023/443, diventa obbligatorio per tutte le nuove immatricolazioni comprese nel suo campo di applicazione. La norma riguarda i veicoli leggeri delle categorie M e N1, insieme ad alcuni N2 soggetti alla disciplina Euro 6. Per i nuovi tipi di veicolo, lo stesso standard si applica già dal primo gennaio 2025.

Dal primo luglio 2026 entra a pieno regime la Fase 3 del Regolamento Ue 540/2014, dedicata alla rumorosità esterna. I limiti più bassi coinvolgono tutti i veicoli di prima immatricolazione appartenenti alle categorie M1, M2, M3, N1, N2 e N3 con l’estensione dell’intervento dalle auto e dai furgoni fino agli autobus e ai mezzi pesanti per il trasporto merci.

Una terza scadenza arriva il 7 luglio 2026 con l’applicazione della nuova fase del General Safety Regulation, introdotto dal Regolamento Ue 2019/2144. Le disposizioni interessano le nuove auto M1 e i nuovi van N1, chiamati a integrare sistemi di sicurezza più avanzati e requisiti estesi per la protezione di pedoni e ciclisti.

Il percorso prosegue il 29 novembre 2026, data dalla quale l’Euro 7, definito dal Regolamento Ue 2024/1257, si applica ai nuovi tipi di veicoli M1 e N1. In questa prima fase la norma condiziona l’omologazione dei nuovi progetti mentre l’obbligo verrà esteso a tutte le nuove immatricolazioni delle stesse categorie dal 29 novembre 2027.

Quali mezzi rientrano nella categoria N1

Il diritto europeo classifica come N1 i veicoli progettati e costruiti per il trasporto di merci con una massa massima ammissibile fino a 3,5 tonnellate. La categoria N2 copre i mezzi oltre 3,5 e fino a 12 tonnellate, mentre la sigla N3 identifica quelli che superano 12 tonnellate. La stessa suddivisione è recepita dall’articolo 47 del Codice della Strada.

Rientrano tra gli N1 i furgoni compatti, medi e grandi, i van destinati alle consegne, molti pick-up, i cassonati leggeri, i telai cabinati e numerosi mezzi refrigerati o attrezzati. Anche molti camper appartengono alla categoria M1 pur condividendo telaio e motore con un furgone. Per conoscere la classificazione corretta bisogna controllare la voce J del Documento unico oppure il certificato di conformità.

Nei veicoli completati in più fasi entra in gioco anche l’allestitore. Un telaio cabinato consegnato dal costruttore può ricevere cassone, cella frigorifera, piattaforma o attrezzature professionali prima dell’immatricolazione; la configurazione finale deve conservare la conformità richiesta per massa, emissioni, rumore e sicurezza. Il semplice fatto che il veicolo base sia omologato secondo le nuove regole non chiude quindi ogni verifica sul mezzo completato.

Euro 6e-bis: cos’è cambiato dal primo gennaio

Dal primo gennaio 2026 tutte le nuove immatricolazioni comprese nel relativo campo di applicazione devono rispettare Euro 6e-bis, identificato dal carattere di emissione EB. Per i nuovi tipi l’obbligo era già partito il primo gennaio 2025. Il Regolamento Ue 2023/443 comprende veicoli a benzina, diesel e ibridi delle categorie interessate dalla normativa Euro 6, inclusi gli N1 di tutte le classi di massa di riferimento e alcuni N2 trattati come veicoli leggeri ai fini delle emissioni.

La stretta riguarda le condizioni nelle quali la conformità deve essere dimostrata, il controllo delle strategie elettroniche di gestione del motore e la misurazione delle emissioni nel mondo reale. Le prove RDE, Real Driving Emissions, vengono estese a condizioni ambientali più ampie e rendono meno agevole superare l’omologazione con una calibrazione ottimizzata intorno al solo ciclo di laboratorio.

Tra le novità compare anche l’AES flag, un indicatore leggibile dalla diagnostica di bordo che segnala l’attivazione di una strategia ausiliaria di controllo delle emissioni. Autorità e tecnici possono così capire quando il motore sta adottando una gestione diversa da quella di base e verificare con maggiore trasparenza il comportamento del veicolo.

Un’altra modifica riguarda gli ibridi plug-in. I fattori utilizzati per calcolare la quota di percorrenza elettrica vengono aggiornati per avvicinare i valori dichiarati di anidride carbonica all’uso osservato su strada, dopo che i dati raccolti avevano mostrato uno scarto marcato tra ciclo WLTP e consumi reali. Per un van plug-in Euro 6e-bis incide dunque anche sul modo in cui vengono ponderate le fasi elettriche e quelle percorse con il motore termico acceso.

I costruttori possono rispondere attraverso una combinazione di software, calibrazione, gestione termica e sistemi di trattamento dei gas. SCR, filtri antiparticolato e catalizzatori possono richiedere affinamenti, ma il regolamento non prescrive l’adozione di uno specifico componente per ogni modello.

Per le emissioni light-duty non basta leggere la massa massima di 3,5 tonnellate associata alla categoria N1: la disciplina nasce per M1, M2, N1 e N2 con massa di riferimento entro 2.610 chilogrammi, estendibile su richiesta del costruttore fino a 2.840 chilogrammi.

I furgoni elettrici puri restano fuori dalle prescrizioni Euro 6e-bis sulle emissioni allo scarico perché non possiedono un motore a combustione. Sono però coinvolti dalle norme su rumore, sicurezza e pneumatici e con Euro 7 entrano nel sistema dedicato alle emissioni dei freni, all’abrasione delle gomme e alla durata della batteria.

Rumore, vale per tutte le nuove immatricolazioni

La seconda data è il primo luglio 2026. Da quel giorno tutti i mezzi di prima immatricolazione delle categorie M1, M2, M3, N1, N2 e N3 devono rispettare la Fase 3 dei limiti acustici stabiliti dal Regolamento Ue 540/2014. I nuovi tipi erano soggetti allo stesso passaggio già dal primo luglio 2024.

Per gli N1 con massa massima fino a 2.500 chilogrammi, il tetto della prova scende da 71 a 69 dB(A); sopra 2.500 e fino a 3.500 chilogrammi passa da 73 a 71 dB(A). Poiché la scala dei decibel è logaritmica, la riduzione di due unità non va interpretata come un semplice calo percentuale.

L’omologazione valuta il veicolo nel suo insieme. Al risultato concorrono motore, aspirazione, trasmissione, scarico, aerodinamica e rotolamento degli pneumatici, con misurazioni eseguite nelle condizioni definite dalla disciplina europea e dalle procedure Unece.

Anche un van elettrico deve rispettare il limite massimo di rumore. Allo stesso tempo, alle basse velocità deve emettere il segnale previsto dall’Acoustic Vehicle Alerting System, pensato per rendere percepibile il suo arrivo a pedoni e ciclisti.

Sicurezza, cosa è diventato obbligatorio

Il terzo passaggio discende dal General Safety Regulation. Dal 7 luglio 2026 le nuove auto e i nuovi van immatricolati nell’Unione europea devono rispettare una serie più avanzata di requisiti. La Commissione europea indica cinque aree:

  • frenata automatica capace di riconoscere pedoni e ciclisti;
  • avviso avanzato di distrazione;
  • migliore visibilità anteriore;
  • prove sugli pneumatici usurati;
  • ampliamento della zona dei vetri di sicurezza destinata alla protezione dei pedoni.

Emissioni, i camion chiedono tempo all’Europa: nuova proposta avanzata

L’industria delle quattro ruote è in costante cambiamento e i costruttori europei si sono trovati a fronteggiare i tanti divieti che stanno impattando sugli investimenti futuri. I produttori di camion hanno chiesto all’Ue di posticipare di 3 anni l’entrata in vigore degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 entro il 2030. I motivi? Le reti di ricarica risulterebbero insufficienti e con gli elevati costi energetici attuali i veicoli full electric non risulterebbero vantaggiosi per i clienti.

Spesso si fa riferimento alla crisi del mondo dell’Automotive a zero emissioni, tuttavia l’imposizione green rischia di avere un forte impatto anche in merito ai mezzi pesanti. I produttori europei sarebbero costretti, salvo passi indietro, a ridurre le emissioni di CO2 dei nuovi veicoli del 43% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2025, del 64% entro il 2035 e del 90% entro il 2040, con eventuali sanzioni per chi non riuscirà ad avere la possibilità di ottenere crediti di emissione per il periodo dal 2025 al 2029.

Quadro critico

Al momento solo il 2,4% dei nuovi veicoli pesanti è a emissioni zero, un dato ben al sotto del livello richiesto per l’obiettivo del 2030, come ha sancito l’Associazione europea dei costruttori di automobili (ACEA). I major asiatici, tra cui BYD, stanno investendo sulla tecnologia elettrica nei veicoli commerciali, tuttavia nel Vecchio Continente la situazione è ancora molto incerta. Gli amministratori delegati dei 7 principali produttori europei di camion e autobus, tra cui DAF Trucks, Daimler Truck, Iveco e Scania, hanno annunciato in un comunicato che il raggiungimento dell’obiettivo del 2030 dovrebbe essere posticipato di 3 anni.

I politici dovranno offrire delle condizioni concrete per stimolare la crescita delle stazioni di ricarica, accelerare i collegamenti alla rete, ampliare i pedaggi stradali basati sulle emissioni di CO2 e reinvestire i proventi del commercio delle emissioni nelle infrastrutture e nella diffusione dei veicoli full electric. Ai piani alti si sta effettivamente valutando la possibilità di eliminare il divieto effettivo, in vigore nei 27 Stati membri dell’Ue, sulle nuove auto termiche a partire dal 2035, dopo le sollecitazioni dei principali player.

Cambiamenti in atto

La Commissione europea sarebbe pronta a una revisione per abolire il divieto di vendita di motori a combustione interna previsto tra 9 anni. Manfred Weber, membro del parlamento europeo, alla Bild ha spiegato:

“Per le nuove immatricolazioni di veicoli dal 2035 in poi sarà obbligatoria una riduzione del 90% delle emissioni di CO2 di flotta delle Case automobilistiche, non più del 100%. Inoltre non ci sarà più un obiettivo del 100% a partire dal 2040. Ciò significa che il divieto sui motori a combustione interna è da escludere. Tutti i motori attualmente costruiti in Germania potranno quindi continuare a essere prodotti e venduti. Così manteniamo le nostre due promesse più importanti: restiamo impegnati per la neutralità climatica. Ma garantiamo anche la neutralità tecnologica. Ciò invia un segnale importante all’intera industria automobilistica e garantisce decine di migliaia di posti di lavoro industriali”.

I costruttori dovranno compensare il restante 10% delle emissioni utilizzando acciaio a basso contenuto di carbonio prodotto nell’Ue o carburanti sostenibili come carburanti elettronici e biocarburanti. Ci sarà ancora spazio per la produzione di veicoli ibridi plug-in, range extender, mild hybrid e a combustione interna oltre il 2035.

Tesla contromano in autostrada, scattano oltre 8.000 euro di multa

Una disattenzione che poteva comportare una tragedia, in una normale giornata di settembre. Teatro della distrazione è l’autostrada A26 Genova-Gravellona Toce, nei pressi dello svincolo di Baveno, dove per fortuna una pattuglia della Polizia Stradale ha fermato una Tesla nera che stava percorrendo la carreggiata nel senso opposto rispetto a quello consentito.

Una circostanza rischiosissima per le vetture che stavano sopraggiungendo, date le alte velocità toccate in autostrada. Un impatto frontale è stato evitato, grazie all’intervento delle forze dell’ordine che hanno prontamente cercato di attirare l’attenzione del conducente, senza riuscirci in un primo momento. Solo per un miracolo non si è registrato un incidente. La vettura elettrica americana è stata bloccata nei pressi dello svincolo di Baveno, dove il conducente era uscito dall’autostrada e, in base alle ricostruzioni, voleva rientrare per prendere il giusto senso di marcia.

Grave distrazione

Nell’abitacolo della Tesla sedeva un uomo di 53 anni, residente nel Milanese che, dopo essere stato fermato dalla Polizia Stradale, è risultato in condizioni psicofisiche imbeccabili. Alla base non vi sarebbero stati problemi in merito alle sue condizioni di salute, ma banalmente aveva imboccato la direzione sbagliata. Purtroppo non è la prima volta che vi raccontiamo di episodi analoghi, dove il conducente non ha la lucidità di fermarsi, anche se non vi sono alterazioni legate alle sue percezioni.

L’automobilista si è giustificato, dicendo di essersi sbagliato allo svincolo autostradale, mentre era diretto verso il capoluogo meneghino. Un errore che lo ha portato ad affrontare l’A26 contromano e che avrebbe potuto trasformarsi in una tragedia.

Conto salato

Non è chiaro per quanto tempo la Tesla abbia viaggiato contromano, ma ciò che conta è il miracoloso intervento degli agenti che hanno evitato il peggio. L’uscita allo svincolo di Baveno avrebbe dovuto consentire all’automobilista di correggere autonomamente l’errore e rientrare nella direzione giusta, tuttavia la Polizia Stradale ha condannato l’uomo al pagamento di una multa salatissima. La patente è stata revocata immediatamente e, per poter tornare a guidare, il 53enne dovrà sostenere nuovamente gli esami necessari per l’ottenimento della licenza.

L’importo della multa? Compreso tra 2.046 e 8.186 euro. Inoltre, la Tesla è stata sottoposta a sequestro per 3 mesi, mentre sul fronte economico la sanzione definitiva dovrà essere decisa dal prefetto. La massima punizione a questo punto sarebbe anche in linea con la gravità della circostanza. La sbadataggine dell’uomo ha esposto gli altri utenti della strada a un rischio incalcolabile.

Guidare o circolare contromano in Italia è punito dal Codice della Strada con sanzioni che variano in base al tipo di strada e alle condizioni di visibilità, essendo una delle situazioni più pericolose che possono verificarsi. L’art. 143 del Cds prevede che chiunque circoli contromano in corrispondenza delle curve, dei raccordi convessi o in ogni altro caso di limitata visibilità, ovvero percorre la carreggiata contromano, quando la strada sia divisa in più carreggiate separate, è soggetto a sanzione amministrativa. Dalla violazione prevista dal presente comma consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente da uno a tre mesi, ai sensi del capo I, sezione II, del titolo VI. In casi di recidiva la sospensione va da due a sei mesi.