Patente, sempre più bocciati: cala l’interesse dei giovani

La patente continua a mettere in difficoltà parecchi italiani e nel 2025 i numeri hanno raggiunto livelli mai visti negli ultimi vent’anni. Le prove sostenute per tutte le categorie sono state 2.314.213, ma a impressionare è soprattutto quanto accaduto con la B: su 1.654.421 esami, 484.352 si sono conclusi con una bocciatura.

Quasi quattro su dieci bocciati alla teoria

Lo scoglio principale arriva ancora prima di mettere le mani sul volante: quasi quattro candidati su dieci non superano infatti la teoria, percentuale che scende al 16% quando arriva il momento della prova pratica. La patente B continua a rappresentare oltre il 90% di quelle conseguite in Italia e offre quindi una fotografia piuttosto ampia di ciò che succede nelle autoscuole.

Con i quiz faticano persino automobilisti che la patente ce l’hanno già. Una recente indagine di AutoScout24 ha sottoposto oltre 4.000 automobilisti già patentati a una simulazione composta da venti domande e il risultato non è stato esattamente rassicurante: appena l’8% sarebbe riuscito a superarla. La media si è fermata a 15 risposte corrette.

La difficoltà varia spostandosi da una regione all’altra. In Trentino-Alto Adige la percentuale di bocciati alla teoria raggiunge il 43,7%, il dato più alto in Italia, con Liguria, Lazio e Molise al 43,4%. Poco distante la Toscana, dove i bocciati raggiungono il 43,1%.

Affidarsi soltanto ad applicazioni e siti internet sembra funzionare ancora meno. Tra i privatisti vengono respinti quasi otto candidati su dieci, un numero che ridimensiona l’idea di poter preparare facilmente l’esame facendo tutto da soli. Nel frattempo le autoscuole diminuiscono: una settantina hanno chiuso nel corso del 2025 e negli ultimi anni ne sono sparite 445.

Spunta però un altro dato interessante, perché prendere la patente appena compiuti 18 anni non sembra avere lo stesso richiamo di qualche decennio fa. Secondo l’Osservatorio di Segugio.it, tra gli over 50 il 72% la conseguì a quell’età; tra gli under 25 la percentuale si ferma invece al 46%.

Sempre meno auto intestate ai ragazzi

L’auto di proprietà sembra interessare meno rispetto al passato: in dieci anni quelle intestate ai giovani sono calate del 33% e oggi sono scese sotto quota 600.000. Future Concept Lab ha provato a chiedere direttamente ai diciassettenni che cosa intendano fare: poco più della metà vuole prendere la patente appena ne avrà la possibilità.

Tra i 18 e i 24 anni, intanto, circa uno su quattro non l’ha ancora conseguita. Comprare e mantenere un’auto costa e nelle grandi città si può spesso farne a meno, tra mezzi pubblici e altre possibilità per spostarsi. Il discorso diventa diverso nei centri dove i collegamenti sono scarsi e avere una macchina continua a risolvere un sacco di problemi.

In mezzo a questi numeri emerge anche una tendenza differente. Nel 2025 hanno ottenuto la patente oltre 50.000 giovani africani, in crescita del 10%, ai quali si aggiungono 32.000 europei provenienti da Paesi non appartenenti all’Unione europea e 37.000 asiatici. I quiz, peraltro, possono essere sostenuti soltanto in italiano, francese o tedesco.

Superare gli esami continua a essere complicato e una parte dei più giovani rimanda l’appuntamento: il quadro restituito dai dati del 2025 è parecchio diverso da quello di una generazione fa, quando arrivare alla maggiore età era spesso l’anticamera della patente. Oggi quasi quattro candidati su dieci inciampano già nei quiz e molti altri, semplicemente, preferiscono aspettare.

16enne contro una pattuglia di polizia dopo l’Alt, arriva la denuncia

Si è fermato all’alt della polizia, salvo poi ripartire e finire contro la portiera della volante. Protagonista della vicenda un sedicenne di Canicattì che sabato mattina viaggiava in ciclomotore insieme a un coetaneo, entrambi senza casco. La caduta li ha fatti finire al pronto soccorso e per il ragazzo alla guida è scattata anche una denuncia.

La pattuglia li aveva incrociati in via Bellini, nel quartiere Borgalino, durante uno dei controlli svolti in zona. Alla vista dei due adolescenti gli agenti hanno intimato l’Alt e inizialmente sembrava che non ci fossero problemi, visto che il conducente aveva accostato come richiesto.

A controllo già iniziato, il sedicenne avrebbe rimesso in movimento il ciclomotore nel tentativo di allontanarsi. Pochi metri, forse nemmeno quelli: il mezzo ha urtato la portiera della Volante e i due ragazzi sono caduti.

Due ragazzi finiscono al pronto soccorso

Sul posto sono arrivati i soccorsi e i due sedicenni sono stati accompagnati al pronto soccorso dell’ospedale Barone Lombardo di Canicattì. Nessuno dei due avrebbe riportato conseguenze particolarmente serie e le ferite sono state giudicate guaribili nel giro di pochi giorni.

Il giovane alla guida è stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento e la vicenda finirà adesso sul tavolo della Procura presso il Tribunale per i Minorenni di Palermo. I rilievi dell’incidente sono stati invece eseguiti dalla polizia municipale di Canicattì.

Tutto era cominciato dal casco, che nessuno dei due ragazzi indossava. L’obbligo riguarda naturalmente anche il passeggero e, quando sul ciclomotore viaggiano due persone, entrambe devono rispettarlo. Nel loro caso la violazione è stata notata direttamente dagli agenti durante il servizio nel quartiere Borgalino.

Cosa prevede il Codice della Strada

Il casco, oltre a essere obbligatorio, deve essere omologato e correttamente allacciato durante la marcia. La regola vale anche per gli spostamenti più brevi e non fa differenza tra chi conduce il mezzo e chi occupa il posto del passeggero. Con i due sedicenni di Canicattì il problema era ancora più evidente, visto che ne erano sprovvisti entrambi.

La guida di un ciclomotore richiede almeno la patente AM, conseguibile già a partire dai 14 anni e valida per i mezzi che rientrano nei limiti previsti dalla categoria. A quell’età è consentito anche trasportare un passeggero, purché il ciclomotore sia omologato per due persone. Non tutti i mezzi possono farlo e fa fede quanto riportato sul documento di circolazione. La presenza di un secondo ragazzo, insomma, non costituisce di per sé una violazione: nel caso di Canicattì il dato certo riportato dalla cronaca riguarda il mancato utilizzo del casco.

La caduta poteva avere conseguenze ben diverse e su questo ai due ragazzi è andata decisamente meglio. Dopo il trasporto al Barone Lombardo sono infatti emerse soltanto ferite lievi, con pochi giorni indicati per la guarigione.

Sul conducente pesano invece le accuse formulate nei suoi confronti. Sarà la magistratura minorile a occuparsi della denuncia, partendo dagli elementi raccolti in seguito all’incidente e agli accertamenti effettuati sul posto.

All’inizio gli agenti avevano davanti soltanto due ragazzi in ciclomotore senza casco. Alla fine della mattinata entrambi erano passati dal pronto soccorso e il conducente era stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento.

Auto ferma con motore acceso, arriva la deroga: ecco cosa cambierà

Lasciare il motore acceso durante la sosta espone l’automobilista al rischio di una multa. Il nuovo Codice della Strada, però, prevede una deroga che permetterà di tenere il veicolo fermo con il motore termico in funzione e l’aria condizionata accesa. Quest’eccezione è valida solo se a bordo ci sono persone considerate fragili. In tutti gli altri casi, il divieto resta e la sanzione non cambia. Ecco i dettagli.

Cosa dice il Codice della Strada

L‘articolo 157 del Codice della Strada impone lo spegnimento del motore quando il veicolo è in sosta. Il motivo è semplice. Le vetture con motore termico, infatti, continuano a produrre emissioni inutili quando il propulsore resta acceso anche se la vettura è ferma. Per evitare la formazione di gas di scarico e un danno all’ambiente, quindi, la sosta prolungata con motore acceso fa scattare una sanzione.

Sulla questione, il comma 7-bis chiarisce che:

È fatto divieto di tenere il motore acceso, durante la sosta del veicolo, allo scopo di mantenere in funzione l’impianto di condizionamento d’aria nel veicolo stesso; dalla violazione consegue la sanzione amministrativa del pagamento di una somma (da 233 a 444 euro).

Per tutti i dettagli in merito a questa norma potete dare un’occhiata al nostro approfondimento sulle sanzioni per le auto ferme con motore acceso.

Cosa prevede la deroga

Il testo del nuovo Codice della Strada, attualmente sottoposto alla consultazione di operatori e associazioni di categoria, prevede l’introduzione di un articolo che interviene proprio su quanto previsto dall’articolo 157, oggi parte della normativa in vigore.

Si tratta di una vera e propria deroga che punta a tutelare alcune particolari categorie. Il testo garantisce la possibilità di  lasciare in sosta l’auto con motore e climatizzatore accesi “qualora a bordo siano presenti bambini, donne in stato di gravidanza, anziani o altri soggetti fragili“.

L’obiettivo del nuovo testo è chiaro. Per garantire una maggior tutela nel caso in cui a bordo siano presenti persone fragili, infatti, si punta ad annullare quanto previsto dall’attuale normativa del Codice della Strada, evitando le sanzioni per gli automobilisti.

Tale deroga, in ogni caso, dovrebbe essere arricchita e definita con maggiori dettagli per poter chiarire dei paletti ben precisi in modo da capire quando il divieto di tenere il motore acceso vada applicato e quando, invece, le sanzioni sono sospese.

Il testo del nuovo Codice della Strada integra diverse novità, con un abbassamento dell’età minima per ottenere la patente ma anche possibili modifiche alle regole di utilizzo della corsia di emergenza, da parte dei motociclisti, e sul sorpasso a destra in autostrada e su superstrade a tre corsie, con la circolazione per file parallele.

Sul tema del nuovo CdS abbiamo realizzato un approfondimento che mira a mettere in evidenza tutti gli elementi che potrebbero entrare a far parte delle regole di circolazione. Ricordiamo che l’obiettivo è rendere operative tutte le nuove norme nel corso dei primi mesi del prossimo anno.

Auto usate e contachilometri manomesso, attenzione ai modelli incidentati

Un nuovo studio di carVertical mette in evidenza un problema rilevante con cui gli automobilisti italiani devono fare i conti quando scelgono di puntare sull’acquisto di un’auto usata. Secondo i dati emersi dall’indagine, infatti, i veicoli che hanno subito incidenti presentano un rischio molto più elevato di avere il contachilometri manomesso. La correlazione tra precedenti danni al veicolo, legati a incidenti, e frodi sul chilometraggio è significativa. Andiamo ad analizzare i dati forniti da carVertical.

Un problema rilevante

Lo studio ha rilevato che le auto danneggiate hanno una probabilità di 3,3 volte maggiore di avere il contachilometri manomesso rispetto a quelle che non hanno subito incidenti. I dati relativi al mercato italiano, infatti, confermano che il 6,3% delle auto incidentate presentava un chilometraggio alterato rispetto all’1,9% dei veicoli non incidentati.

La manomissione del contachilometri è un “trucco” che, purtroppo, è molto diffuso nel settore dell’usato. Il motivo è semplice. La maggior parte degli acquirenti punta a veicoli con chilometraggio molto basso, con l’obiettivo di acquistare una vettura usata in condizioni ottimali.

Di conseguenza, i venditori disonesti provano ad adottare questo sistema per vendere con più semplicità e con un prezzo più alto il veicolo. Dalle evidenze raccolte da carVertical, inoltre, in Italia circa il 30,9% delle auto con chilometraggio manomesso aveva precedenti di danni. Questa percentuale cala ad appena l’11,5% dei veicoli con chilometraggio originale.

Come evidenziato dall’azienda, società leader nella raccolta di dati per il settore automobilistico, a parità di modelli, una vettura con una storia incidentata alle spalle registra un drastico calo del valore rispetto a una che non ha subito danni. Una vettura con chilometraggio manomesso, quindi, permette di compensare la perdita di valore dovuta agli incidenti passati.

Prima di acquistare un’auto usata, è molto importante fare una serie di valutazioni e, in particolare, è necessario effettuare alcuni controlli, in modo da ridurre al minimo il rischio di truffe. Il problema del contachilometri manomesso, ad esempio, rischia di tradursi in un danno economico significativo. Le auto con chilometraggio manipolato, infatti, hanno un valore reale molto inferiore rispetto a quanto pagato effettivamente dagli acquirenti.

Un trend europeo

Il tema affrontato nel paragrafo precedente non è solo italiano. Come sottolineato da carVertical si tratta di un vero e proprio trend europeo. Considerando tutti i paesi analizzati (18 complessivamente), lo studio ha evidenziato che il 61% delle auto con chilometraggio manipolato presenta segni di danni, mentre solo il 47,8% delle auto con chilometraggio autentico era stato danneggiato. Si tratta di oltre 13 punti di differenza.

Il commento di carVertical

Matas Buzelis, esperto del settore automobilistico di carVertical:

“I rivenditori puntano a massimizzare il valore dell’auto e a renderla il più possibile appetibile agli occhi degli acquirenti. Dopo la riparazione di un veicolo incidentato, la manipolazione del chilometraggio può essere utilizzata per migliorarne l’attrattiva e aumentare artificialmente il margine di profitto. Questa pratica è particolarmente frequente nel caso delle auto importate”.

Parcheggiare di traverso, la rivoluzione del nuovo Codice della Strada

Per anni è stata una consuetudine tollerata in molte città italiane. Le prime a inaugurare questa abitudine furono le Smart fortwo, sfruttando la loro lunghezza ridotta per infilarsi negli spazi più stretti. Poi sono arrivate le minicar e i quadricicli elettrici, che hanno ulteriormente diffuso una pratica tanto comune quanto irregolare. Per il Codice della Strada, infatti, parcheggiare di traverso rispetto al marciapiede è sempre stato vietato.

Ora, però, qualcosa potrebbe cambiare. Tra le novità contenute nel testo-base del nuovo CdS compare infatti una disposizione che apre alla possibilità di sostare perpendicolarmente al margine della carreggiata. Una modifica apparentemente secondaria, ma destinata a incidere sulla mobilità urbana e sulla gestione degli spazi di sosta nei centri abitati.

Oggi la norma non lascia spazio a interpretazioni

L’attuale Codice della Strada è molto chiaro. L’articolo 157 stabilisce che, salvo diversa segnalazione, un veicolo in sosta o in fermata deve essere collocato il più vicino possibile al margine destro della carreggiata e in posizione parallela rispetto a esso, seguendo il senso di marcia.

La regola vale praticamente ovunque e rappresenta uno dei principi base della sosta su strada. Non sono previste deroghe per le vetture particolarmente corte né per i quadricicli leggeri. Di conseguenza, chi parcheggia l’auto di traverso rischia una sanzione amministrativa.

Il prontuario utilizzato dalle forze dell’ordine considera infatti irregolare il comportamento di chi non colloca il veicolo parallelamente al margine della carreggiata. La multa prevista è di 42 euro, ridotta a 29,40 euro in caso di pagamento entro cinque giorni. Nessuna conseguenza, invece, sul fronte della patente: non sono previsti punti da decurtare.

La novità pensata per i veicoli più compatti

La proposta contenuta nel nuovo Codice conserva il principio generale della sosta parallela, ma introduce una significativa eccezione dedicata ai veicoli più piccoli. Secondo il testo, nei centri abitati sarà possibile collocare il mezzo anche perpendicolarmente al margine della carreggiata quando non sono presenti stalli tracciati oppure quando gli stalli esistenti hanno una larghezza di almeno 2,80 metri.

Non tutti i veicoli potranno però beneficiare della novità. La disposizione riguarda esclusivamente auto, motocicli, ciclomotori, tricicli e quadricicli con una lunghezza pari o inferiore a 2,70 metri. Si tratta di una soglia che comprende numerosi quadricicli elettrici oggi presenti sul mercato e alcuni veicoli urbani progettati espressamente per la mobilità cittadina.

Perché il legislatore guarda alle città

La modifica nasce da un’esigenza concreta. Negli ultimi anni le amministrazioni locali si sono trovate a fare i conti con spazi sempre più limitati e con l’arrivo di una nuova generazione di mezzi estremamente compatti. L’obiettivo è quindi sfruttare meglio la superficie disponibile senza compromettere la sicurezza della circolazione.

In pratica, il legislatore prende atto di un comportamento già diffuso e prova a regolamentarlo, definendo limiti e condizioni precise. Il principio resta infatti quello di non creare ostacoli alla carreggiata. La sosta perpendicolare sarà consentita soltanto quando il veicolo potrà essere collocato senza sporgere in modo pericoloso o intralciare il traffico.

Una svolta per Smart e quadricicli elettrici

Se la norma dovesse essere confermata dopo il confronto con le associazioni di settore previsto nelle prossime settimane, molte immagini oggi considerate al limite della regolarità potrebbero diventare perfettamente legittime. Le piccole citycar e soprattutto i quadricicli elettrici potrebbero sfruttare in maniera più efficiente gli spazi urbani, contribuendo a incrementare il numero dei posti disponibili lungo le strade.

Non si tratta di una rivoluzione destinata a cambiare il volto delle città dall’oggi al domani. Tuttavia è uno dei segnali più evidenti di come il nuovo Codice della Strada stia cercando di adattarsi all’evoluzione dei veicoli e delle abitudini di mobilità. E per chi guida una minicar lunga poco più di due metri e mezzo, la possibilità di parcheggiare di traverso potrebbe presto smettere di essere una semplice tolleranza.

Cina, cambiano le regole sui richiami auto: nuovi obblighi per le Case

Un problema trovato in casa non potrà più restare chiuso in un cassetto. La Cina ha avviato una campagna della durata di un anno per controllare la qualità delle automobili vendute nel Paese e impone ai costruttori di segnalare i difetti emersi durante le verifiche interne. Se qualcosa non va, l’azienda dovrà presentare rapidamente un piano alle autorità e procedere al richiamo spontaneo dei veicoli coinvolti.

Le Case dovranno denunciare i difetti scoperti

La stretta arriva pochi giorni dopo il richiamo più grande mai organizzato sul mercato cinese. Tesla e otto produttori locali di auto elettriche hanno annunciato interventi su circa 4,3 milioni di vetture per possibili problemi ai sistemi di apertura d’emergenza delle portiere. In caso di incidente o interruzione dell’alimentazione, trovare e azionare il comando meccanico poteva diventare molto più complicato del previsto.

Le Case automobilistiche dovranno passare al setaccio il lavoro svolto nei propri stabilimenti e quello dei fornitori principali. Sotto esame finiranno la qualità dei prodotti, l’affidabilità nel tempo e i test compiuti prima di introdurre una nuova tecnologia. Entro la fine del 2026 ogni azienda dovrà consegnare una relazione alle autorità locali, assumendosi la responsabilità di ciò che avrà trovato, oppure scelto di non vedere.

Nel mirino finiscono soprattutto i sistemi di assistenza alla guida e le funzioni autonome. Le autorità controlleranno se sono stati provati a sufficienza e se la pubblicità racconta con precisione che cosa possono fare, evitando di trasformare un aiuto al conducente in un pilota automatico soltanto a parole. Anche un aggiornamento inviato da remoto dovrà lasciare tracce sufficienti per capire che cosa sia successo in caso di incidente, con una maggiore attenzione alla protezione dei dati e agli attacchi informatici.

Controlli sui sistemi di assistenza alla guida

Da anni in Cina le Case si sfidano a colpi di sconti e ogni nuovo modello deve arrivare prima di quello rivale. A furia di correre, però, qualche prova rischia di rimanere indietro. L’Associazione cinese dei costruttori ha messo il problema nero su bianco e parla di “concorrenza irrazionale”, capace di rendere meno uniforme la produzione e portare le conseguenze fino alla sicurezza delle auto.

A coordinare l’operazione sarà l’autorità di vigilanza del mercato insieme ai ministeri dell’Industria, della Pubblica sicurezza e dell’Ambiente. Gli uffici locali non dovranno limitarsi a raccogliere le relazioni inviate dai costruttori, ma saranno chiamati a controllare che le tecnologie più recenti abbiano superato verifiche serie prima dell’arrivo sul mercato. Fidarsi va bene, sembra dire Pechino, però stavolta qualcuno controllerà i compiti.

Di solito ci si accorge di un difetto quando i clienti cominciano a protestare o, peggio, dopo un incidente. Le Case dovranno insomma andarsi a cercare i guai da sole, invece di aspettare che siano i clienti a bussare alla porta. E non parliamo di casi minuscoli: il problema delle aperture d’emergenza ha fatto partire un richiamo da 4,3 milioni di veicoli. La prova del nove riguarderà le verifiche interne e la capacità degli uffici di controllarle a fondo. Oltre a spegnere l’incendio del momento, la Cina pensa di spostare il confronto tra i costruttori dal prezzo alla qualità nel tempo.

India, benzina contaminata: imposto lo stop alla vendita

Mentre gli automobilisti italiani devono fare i conti con il caro carburante, in India è appena scattata una nuova crisi. Nel Paese, infatti, sono stati riscontrati numerosi casi di benzina contaminata da cloruri. Il problema, che riguarda il carburante E20,  sembra avere una portata molto rilevante e, di conseguenza, è arrivato lo stop alla vendita da parte del Governo indiano. Si tratta di un tema molto importante, anche per quanto riguarda la transizione energetica.

Cosa sta succedendo

Una segnalazione da parte della Society of Indian Automobile Manufacturers (Siam) inviata al Ministero del petrolio e del gas naturale ha dato il via a una serie di controlli su larga scala per verificare i rischi legati alla contaminazione della benzina E20. Tutto ruota intorno al ritrovamento di livelli elevati di cloruri nei campioni di carburante analizzati.

Come misura cautelativa, il Governo indiano ha bloccato le vendite di questa benzina in 2.573 distributori su 84.687 stazioni di servizio controllate. L’intervento è arrivato nonostante la Siam abbia ritirato la segnalazione, affermando di aver bisogno di ulteriori verifiche sui dati per poter affrontare al meglio la questione.

Il caso, diventato di dominio pubblico, ha spinto il Governo a intervenire ugualmente, arrivando a definire uno stop temporaneo alla vendita di carburante su larga scala, con l’obiettivo di massimizzare la sicurezza in attesa dei test più approfonditi.

Da segnalare che il Ministero ha imposto test di infiltrazione d’acqua nei serbatoi interrati da 8 a 12 volte al giorno, una procedura rigorosa già in atto presso 88.995 punti vendita. Nel corso delle analisi, è stata data priorità alle stazioni di servizio meno recenti, maggiormente esposte ai rischi.

In aggiunta, le compagnie petrolifere che operano in India hanno effettuato controlli sulle autocisterne che trasportano etanolo. L’obiettivo è stato quello di individuare la presenza di tracce di zolfo e cloruri. L’analisi si è estesa anche ai vari serbatoi di stoccaggio (per quanto riguarda i cloruri).

Il provvedimento di chiusura degli impianti riguarda le seguenti reti di distribuzione:

  • Indian Oil Corporation (IOCL), con 1.257 distributori;
  • Hindustan Petroleum (HPCL), con 915 distributori;
  • Bharat Petroleum (BPCL), con 401 distributori.

Maggiori dettagli in merito arriveranno, senza dubbio, nel corso delle prossime settimane, con il Governo che è impegnato attivamente nelle procedure di verifica sui carburanti disponibili.

Una questione nazionale

Come chiarito da Autocar Professional, che ha seguito la questione con un’analisi dettagliata, il problema è molto rilevante per l’India ed è legato anche alla transizione energetica. Il carburante E20, infatti, è costituito da benzina miscelata con il 20% di etanolo e la sua adozione è stata accelerata rispetto alle tempistiche previste. La E20 è l’unica alternativa alla precedente E10.

L’India è un Paese che deve fare i conti con l’impatto dell’inquinamento e con la necessità di completare, in tempi rapidi, la transizione energetica, verso l’adozione di carburanti caratterizzati da un minore impatto ambientale. La contaminazione della E20 rappresenta, quindi, un tema di grandissima attualità e che può avere un impatto significativo sul futuro del settore dei trasporti locali.

Lotus passa ai cinesi di Geely, è un punto di svolta per il brand

Novità importanti in casa Lotus, brand iconico che sta lavorando a un ambizioso programma di crescita, con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento del segmento delle auto di lusso nel corso dei prossimi anni.

Come annunciato questa settimana, infatti, Lotus Tech ha completato l’acquisizione del 100% del capitale azionario di Lotus UK a seguito dell’esercizio delle opzioni put da parte di Geely ed Etika.

L’operazione, che arriva in un periodo di profondi cambiamenti per il marchio britannico, può essere considerata anche come un nuovo inizio, che getta le basi di partenza per un futuro molto ambizioso. Andiamo ad analizzare i dettagli dell’acquisizione.

Cosa cambia

Per effetto della nuova operazione, Lotus diventa un’unica azienda globale con una struttura che include l’iconica ingegneria automobilistica britannica, le capacità produttive e le tecnologie di nuova generazione per veicoli intelligenti di Lotus.

Si tratta di un passaggio fondamentale della strategia Focus 2030, programma che prevede anche l’arrivo di una supercar ad alte prestazioni. Nel comunicato si legge che l’integrazione di Lotus UK porterà a una semplificazione della governance e a un potenziamento delle sinergie operative oltre a un’accelerazione dell’integrazione ingegneristica e tecnologica per i veicoli ad alte prestazioni di nuova generazione.

Per Geely si tratta di una mossa strategica importante, con l’azienda cinese che rafforza il suo controllo su Lotus, raccogliendo tutte le attività collegate al brand in un’unica struttura e gettando le basi giuste per crescere nel segmento premium del mercato.

Per il marchio Lotus, invece, l’annuncio rappresenta un vero e proprio punto di svolta, che arriva dopo anni di instabilità, passaggi di proprietà e tentativi di rilancio, spesso conclusi in modo negativo. L’arrivo di Geely nel 2017 ha avviato un programma di trasformazione, che continua ancora oggi e che per il futuro potrà avere degli effetti ancora più significativi.

L’annuncio in merito alla conclusione dell’operazione è arrivato a distanza di poco più di un anno dalle indiscrezioni che anticipavano un possibile addio al Regno Unito da parte della Casa britannica che, nel luglio dello scorso anno, si trovò costretta a smentire categoricamente lo scenario, molto realistico considerando lo stato di incertezza per il futuro del brand, nonostante il lancio di nuovi modelli come la nuova Emira.

Ricordiamo che Geely punta a crescere in Europa e in Italia, con un programma ambizioso che prevede l’espansione in diversi segmenti di mercato. Il marchio Lotus ricoprirà un ruolo molto importante per la crescita nel mercato delle auto di lusso, in grado di offrire profitti elevati.

Il commento dell’azienda

Qingfeng Feng, Amministratore Delegato di Lotus Tech, ha dichiarato:

“Lotus è un unico marchio e un’unica strategia, e da oggi è un’unica azienda. Tutto ciò che rende Lotus una Lotus – l’ingegneria, la passione, la disciplina – ora risiede in un’unica organizzazione. Questo unifica il marchio, aumentando la nostra competitività globale e accelerando lo sviluppo dei prodotti e la velocità di immissione sul mercato. Si tratta di un passo importante per promuovere la nostra strategia Focus 2030 e per intraprendere il prossimo capitolo della rivitalizzazione globale di Lotus.”

Controesodo di fine agosto, autostrade a rischio code

È arrivato il momento di tornare a casa. Con un po’ di nostalgia fai le valigie e ti prepari a salire in macchina in quest’ultimo fine settimana di agosto. Se puoi, scegli accuratamente il momento ideale per rimetterti in viaggio perché il calendario non promette nulla di buono nelle prossime ore. Tra venerdì 28 e domenica 30 agosto Anas prevede oltre 25 milioni di spostamenti sulla propria rete, concentrati sulle strade percorse da chi lascia mare e montagna per tornare verso le città.

Controesodo: quando conviene partire

La prima domanda è sempre quella: quando conviene partire? Venerdì mattina offre qualche possibilità in più, dopodiché la situazione cambia, in peggio. Nel pomeriggio scatta il bollino rosso e ai vacanzieri di ritorno vanno sommati tutti coloro che si mettono in viaggio, pronti a trascorrere le prossime ore fuori casa. Insomma, se hai già preparato tutto la sera prima, rimandare la partenza al termine della giornata lavorativa sembra un pessimo affare.

Sabato la musica peggiora fin dalle prime ore. Il bollino rosso riguarda la mattinata e diventa giallo nel pomeriggio, dunque l’idea di partire presto non sarà poi così originale. Magari eviti il caldo, ma rischi di trovare il casello già affollato e la prima coda quando il caffè deve ancora fare effetto. In serata dovrebbe andare meglio, anche se basta un incidente per mandare all’aria qualsiasi previsione.

Domenica 30 agosto avverrà il contrario. Al mattino il traffico viene indicato in giallo, mentre nel pomeriggio passerà al rosso per il rientro di chi ha tirato le vacanze fino all’ultimo. Il copione è facile da immaginare: pranzo, valigie, ultimi saluti e partenza insieme a buona parte dei vicini di ombrellone. Qualcuno rimanderà tutto a lunedì, giornata comunque delicata soprattutto nelle prime ore.

Le autostrade a maggiore rischio di code

A prendersi buona parte del traffico saranno ancora una volta l’A1 Milano-Napoli e l’A14 Bologna-Taranto, soprattutto nei nodi di Bologna e Firenze. Occhi aperti anche sull’A4, sull’A30 e sulle strade che riportano dalle coste adriatica e tirrenica verso l’interno. Più a sud entreranno in gioco l’A2 Autostrada del Mediterraneo, la statale 106 Jonica e i collegamenti siciliani e sardi, dove gli sbarchi dai traghetti possono riversare molte auto sulla rete nel giro di pochi minuti.

Almeno una parte dei cantieri si toglierà di mezzo. Fino al 7 settembre Anas ne ha chiusi o sospesi 1.175, pari all’83% dei 1.414 presenti sulla propria rete. Gli altri rimarranno al loro posto perché non possono essere interrotti e potrebbero aggiungere qualche coda a quelle già previste, meglio quindi controllare il percorso poco prima di uscire, invece di scoprire i lavori quando davanti al parabrezza compare una fila di luci rosse.

Nel fine settimana si fermerà anche una parte dei camion. Il divieto riguarda i veicoli adibiti al trasporto di merci con massa superiore a 7,5 tonnellate e scatterà sabato dalle 8 alle 16, per poi tornare domenica dalle 7 alle 22, fatte salve le deroghe previste. Meno tir non significa però autostrade vuote. Prima di partire conviene controllare la situazione in tempo reale e fare il pieno, perché nelle ore peggiori anche le aree di servizio rischiano di riempirsi e se il navigatore propone una scorciatoia, occhio: probabilmente la sta consigliando nello stesso momento a molti altri automobilisti.

Bagagli sul tetto dell’auto: limiti di peso, regole di fissaggio e rischi per chi esagera

Quanti chilogrammi si possono caricare sul tetto di un’auto? Il Codice della Strada non fissa la stessa portata per ogni modello. Il limite nasce dall’incrocio fra le prescrizioni del costruttore della vettura, la capacità delle barre, il valore dichiarato per il box o il portapacchi e la massa ammessa del veicolo.

Al peso delle valigie devono essere sommati quello del contenitore, degli attacchi e delle traverse. Sul tetto vanno sistemati i colli voluminosi e relativamente leggeri, mentre bottiglie, utensili, derrate e valigie dense dovrebbero rimanere in basso nel bagagliaio.

Non c’è un peso massimo universale per il tetto

La portata consentita cambia da auto ad auto. Alcune utilitarie accettano carichi modesti, numerosi modelli si collocano fra 50 e 75 kg, mentre station wagon, SUV o fuoristrada possono arrivare a 100 kg o oltre. Il dato va cercato nel manuale d’uso, nella documentazione tecnica del modello o nel portale di assistenza della casa. La soglia applicabile coincide con il valore più basso dell’intera catena:

  • portata dinamica massima del tetto indicata dal costruttore dell’auto;
  • capacità degli attacchi e delle barre trasversali;
  • carico ammesso dal box, dal cestello o dal portasci;
  • massa complessiva a pieno carico riportata nei documenti del veicolo;
  • eventuali limitazioni legate a tetto panoramico, punti di ancoraggio o uso fuoristrada.

Come si calcola il carico reale sul tetto

Il peso da confrontare con la portata dell’auto comprende tutto ciò che viene collocato sopra la carrozzeria. Barre, piedi di fissaggio, adattatori, box e bagagli formano un’unica somma. Un esempio rende immediato il calcolo. Se il costruttore ammette 75 kg, le barre pesano 5 kg e il box ne pesa 18, per le valigie restano 52 kg.

Se il contenitore dichiara una capacità massima di 50 kg, il limite finale scende a 50, nonostante sul tetto rimangano teoricamente due chilogrammi disponibili. Volume e peso non sono sinonimi. Un box da 500 litri può riempirsi con piumini, caschi o abbigliamento senza avvicinarsi al limite, mentre poche confezioni d’acqua o alcune attrezzature metalliche potrebbero oltrepassarlo lasciando molto spazio vuoto.

La portata del tetto riportata nel manuale si riferisce all’auto in movimento. Curve, frenate, buche, dossi e raffiche laterali moltiplicano le sollecitazioni trasmesse agli attacchi. Di conseguenza il carico dinamico è molto più restrittivo di quello sopportabile da fermo.

Il tema emerge soprattutto con le tende da tetto. Alcuni sistemi dichiarano una capacità statica di centinaia di chilogrammi, destinata a sostenere tenda e occupanti quando la vettura è parcheggiata, ma ammettono un valore dinamico nettamente inferiore durante la marcia.

La massa complessiva dell’auto

L’articolo 167 del Codice della Strada vieta di superare il valore indicato nella carta di circolazione o nel Documento unico. Nel formato europeo, il campo F.2 identifica la massa massima ammissibile a pieno carico nello Stato di immatricolazione. La voce G riporta la massa del veicolo in servizio secondo i criteri di omologazione.

La differenza fra i due numeri offre un riferimento iniziale per la capacità disponibile, ma va ridotta considerando persone, dotazioni e accessori non compresi nel valore di partenza. Una famiglia di cinque persone può consumare gran parte del margine prima ancora di caricare le valigie. La normativa prevede criteri di calcolo, riduzioni sul valore misurato e regole particolari per alcune motorizzazioni. Non vanno quindi interpretati come un invito a programmare il viaggio oltre il dato F.2.

Il cuore della disciplina si trova nell’articolo 164 del Codice della Strada. Il carico va disposto in modo da impedire caduta e dispersione senza limitare la visuale del conducente o la libertà dei movimenti o compromettere la stabilità del mezzo e non può nascondere luci, indicatori o targa.

Per i bagagli sul tetto, questi obblighi si traducono in alcune operazioni:

  • utilizzare barre e attacchi compatibili con marca, modello, carrozzeria e anno dell’auto;
  • rispettare posizione, distanza fra le traverse e coppie di serraggio indicate dal produttore;
  • distribuire il peso fra i punti di appoggio, evitando concentrazioni su una sola zona;
  • bloccare ogni oggetto con cinghie idonee e in buono stato;
  • assicurare il contenuto anche dentro il box, sfruttando gli ancoraggi interni;
  • eliminare spazi che permettano alle valigie di acquistare velocità durante una frenata;
  • verificare chiusure, serrature, morsetti e cinghie prima della partenza e durante le soste.

La serratura del box protegge dall’apertura o dal furto, ma non sostituisce il fissaggio del contenuto. Allo stesso modo, una rete elastica può trattenere oggetti leggeri dentro un cestello, mentre non offre da sola una ritenuta adeguata per una valigia rigida sottoposta alla spinta dell’aria.

Come distribuire valigie e attrezzature

Gli oggetti più pesanti ammessi sul tetto dovrebbero essere collocati nella zona centrale, fra le due barre, con il peso ripartito in maniera simmetrica. Le estremità del box possono accogliere capi d’abbigliamento, sacchi morbidi e materiale leggero, così da non caricare la parte anteriore o posteriore del contenitore.

Un singolo collo pesante crea un carico puntuale capace di deformare il fondo della cassa e sottoporre un attacco a uno sforzo superiore agli altri. Distribuire significa anche impedire che il contenuto possa scorrere in avanti, indietro o lateralmente.

Le cinghie con fibbia o cricchetto devono essere dimensionate per il carico, protette dagli spigoli e tese senza schiacciare box, tavole o scocca del veicolo. I comuni elastici con ganci non dovrebbero costituire il sistema principale di ritenuta. Le estremità libere delle cinghie vanno raccolte perché una fettuccia lasciata al vento può battere sulla carrozzeria, usurarsi o allentare il nodo. Dopo i primi chilometri è prudente fermarsi in un’area sicura e ripetere il controllo.

Limiti di sagoma: altezza, larghezza e lunghezza

L’articolo 61 stabilisce che un veicolo, carico compreso, non possa superare in via ordinaria:

  • 2,55 metri di larghezza;
  • 4 metri di altezza;
  • 12 metri di lunghezza per un veicolo isolato.

Sono valori molto più ampi delle dimensioni di un’auto, ma non autorizzano a occupare tutto quello spazio ignorando le regole dell’articolo 164. Il carico non può sporgere anteriormente. Dietro è ammessa una sporgenza fino a tre decimi della lunghezza del veicolo soltanto per oggetti indivisibili e nel rispetto della sagoma massima. Una fila di valigie o scatoloni, essendo separabile, non può essere organizzata oltre la parte posteriore approfittando del limite del 30%.

Sul lato, la sporgenza non deve superare 30 centimetri dalle luci di posizione anteriori e posteriori. Pali, barre, lastre e oggetti simili difficili da percepire, se collocati orizzontalmente, non possono comunque oltrepassare la sagoma propria dell’auto.

Il box andrebbe centrato o posizionato secondo le istruzioni del sistema, senza interferire con l’apertura del portellone.

A 14 anni e già al volante: quali sono le minicar più cercate in Italia

Con il ritorno a scuola ormai alle porte, cresce l’interesse degli italiani per le minicar, veicoli compatti, agili e, in molti casi, elettrici, che possono essere guidati già a partire dai 14 anni con patente AM. Una soluzione che interessa sempre più anche le famiglie, alla ricerca di un mezzo che possa garantire maggiore autonomia negli spostamenti quotidiani dei ragazzi.

A confermare il fenomeno sono i dati di Subito Motori: nell’ultimo anno le ricerche della parola “minicar” sulla piattaforma sono aumentate del 10%, portandola al terzo posto tra i termini più cercati nella categoria Auto, considerando le ricerche al netto di marca e modello. Complessivamente, le ricerche di minicar hanno sfiorato quota 1,5 milioni.

Citroën Ami e Fiat Topolino trainano le ricerche

Tra i modelli che hanno registrato la crescita maggiore spiccano Citroën Ami e Fiat Topolino. La prima ha fatto segnare un incremento delle ricerche del 48% rispetto all’anno precedente, mentre la seconda è cresciuta del 24%, conquistando sempre più utenti grazie alla propulsione 100% elettrica e al richiamo al celebre modello Fiat del passato.

Le ricerche evidenziano anche una crescente attenzione verso versioni specifiche. Al primo posto ci sono le minicar 50cc, particolarmente apprezzate dai più giovani con patente AM, seguite dai modelli 125cc e dalle versioni elettriche. Sul fronte dei marchi, Aixam e Ligier registrano entrambe una crescita del 42% anno su anno.

I dati risultano in linea con l’andamento del mercato del nuovo nel primo semestre 2026. Fiat Topolino e Citroën Ami si confermano infatti i modelli leader tra i quadricicli leggeri elettrici, mentre Aixam e Ligier guidano il comparto dei modelli con motore termico, tornato a crescere dopo un 2025 fortemente condizionato dagli incentivi destinati all’elettrico.

Perché le minicar piacciono sempre di più

Il mercato dei quadricicli rimane un segmento di nicchia, ma le minicar stanno assumendo un ruolo sempre più importante nella mobilità quotidiana, soprattutto nelle aree urbane e tra i più giovani. Non sono più viste soltanto come un’alternativa all’auto tradizionale, ma come una soluzione concreta per muoversi in città.

Tra i principali motivi del loro successo ci sono la possibilità di guidare già dai 14 anni con patente AM, le dimensioni compatte che facilitano gli spostamenti e il parcheggio, la disponibilità di numerosi modelli elettrici e la possibilità di trovare sul mercato dell’usato soluzioni più accessibili.

Con il nuovo anno scolastico alle porte, quindi, le minicar si candidano a diventare sempre più protagoniste della mobilità dei ragazzi: un primo passo verso l’autonomia e, allo stesso tempo, una risposta alle esigenze di chi vive e si sposta ogni giorno in città.

Bonus benzina per i redditi bassi, chi potrebbe riceverlo

Almeno fin qui, è solo una suggestione di metà (quasi fine) estate. Sul tavolo del Governo spunta il bonus benzina riservato ai redditi bassi, ma, ammesso e non concesso che l’esecutivo lo preveda davvero, i dettagli appaiono nebulosi.

Dall’importo definitivo alla soglia da rispettare, fino addirittura alle istruzioni per ottenerlo, tutto resta da definire, eppure le sole voci di corridoio accendono le speranze di quella fetta di popolazione che fatica a sbarcare il lunario, e non può nemmeno lasciare la propria vettura in garage. L’esecutivo sembra intenzionato ad archiviare gradualmente i “democratici” sconti sulle accise e concentrare le risorse sui lavoratori maggiormente colpiti dai rincari alla pompa.

Come funzionerebbe per i dipendenti

Secondo quanto ricostruito da QuiFinanza, il possibile aiuto riguarderebbe soprattutto i dipendenti con un reddito basso che utilizzano l’automobile per andare al lavoro. Il meccanismo pensato dal Governo passa dai fringe benefit e coinvolge direttamente le aziende private, alle quali spetterebbe la decisione di concedere il voucher.

Su base volontaria, le imprese avrebbero l’ultima parola circa l’erogazione di un voucher cartaceo o digitale ai dipendenti selezionati, magari attraverso gli strumenti già utilizzati per gli altri fringe benefit, e dedurne interamente il costo. Nessuna domanda allo Stato, dunque, perché il rapporto si consumerebbe fra datore di lavoro e lavoratore.

Un’altra casella ancora bianca riguarda la soglia d’accesso. Il Governo potrebbe guardare al reddito complessivo, limitarsi a quello da lavoro dipendente oppure affidarsi all’Isee del nucleo familiare. Tre strade con conseguenze parecchio diverse sulla platea, tanto che oggi nemmeno un reddito apparentemente basso garantisce di rientrare fra i beneficiari.

Nel mare dei condizionali galleggia anche la cifra di 200 euro, già utilizzata per il bonus carburante introdotto nel 2022. Prenderla come una promessa sarebbe comunque azzardato: il precedente offre un modello e le risorse disponibili potrebbero suggerire un importo differente oppure graduato in base al reddito.

Fuori dal recinto dei lavoratori dipendenti rimangono le partite Iva. Anche per loro si valuta una soluzione, ma il percorso cambierebbe: acquisto diretto del buono presso i rivenditori e successiva deduzione della spesa nella dichiarazione dei redditi. Prima occorrerebbe stabilire quali costi ammettere, entro quale limite e con quali documenti dimostrarli, dunque il cantiere appare persino meno avanzato.

Perché il Governo vuole superare il taglio delle accise

La volontà di abbandonare una riduzione delle accise generale dipende dal conto presentato allo Stato. Abbassare il prezzo alla pompa aiuta in egual misura l’automobilista in difficoltà e quello con un reddito elevato, anche se il secondo sarebbe in grado di sopportare meglio il rincaro. Restringere il numero dei beneficiari permette invece di concentrare le risorse disponibili, principio richiamato anche dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Nel ragionamento rientrano poi l’autotrasporto e la logistica, settori dove il caro carburante rischia di viaggiare ben oltre il serbatoio. Se aumentano i costi per spostare le merci, l’effetto può raggiungere gli scaffali e di riflesso i consumatori. Il Governo sarebbe dunque chiamato a trovare un equilibrio fra il sostegno alle famiglie con redditi bassi e quello alle imprese maggiormente esposte. A ogni modo, nessuno ha al momento la possibilità di presentare domande o mettere in conto 200 euro da spendere al distributore.