Una barriera marina fatta da due milioni di pneumatici, trasformata in disastro

Prendere migliaia di pneumatici usati, destinati altrimenti a occupare spazio nelle discariche, e trasformarli in una nuova casa per i pesci. Al largo della Florida, a circa 20 metri di profondità, questa idea si è trasformata in un progetto negli anni Settanta. 

Oggi, però, quella stessa area è al centro di una delle operazioni di bonifica marina più lunghe e complesse mai condotte, con i sommozzatori ancora impegnati a recuperare dal fondale ciò che doveva salvare l’ambiente e che invece ha finito per danneggiarlo.

Il progetto degli anni 70

Tutto ha origine dall’Osborne Reef, un’iniziativa nata con l’obiettivo di risolvere due problemi contemporaneamente: smaltire una grande quantità di gomme usate e creare al tempo stesso nuovi spazi dove la fauna marina potesse trovare riparo. Tra il 1972 e il 1973, nelle principali operazioni documentate, vennero calati in mare al largo della contea di Broward almeno 240 mila pneumatici, sistemati vicino ad alcune formazioni naturali.

Il numero complessivo, però, sarebbe molto più alto: secondo le stime del Florida Department of Environmental Protection, nell’area potrebbero essere stati scaricati tra uno e due milioni di copertoni. Un’operazione imponente, pensata come esempio virtuoso di economia circolare ante litteram, che negli anni successivi avrebbe però mostrato tutti i suoi limiti.

La deriva nei primi anni duemila

Il problema è emerso col passare del tempo, quando le fascette metalliche che tenevano assieme i pneumatici hanno iniziato a corrodersi e a rompersi. Liberati dai vincoli, i copertoni hanno cominciato a muoversi sul fondale, spinti da correnti, tempeste e uragani che nel corso dei decenni non sono certo mancati in quella zona dell’Atlantico.

Molte gomme sono arrivate a contatto con le barriere coralline naturali, rotolando e danneggiando i coralli invece di proteggerli come previsto in origine. Di fronte a questa deriva, le autorità della Florida hanno dovuto ammettere che la struttura artificiale non era affatto adatta a restare in mare, avviando così, nei primi anni Duemila, una lunga e complessa opera di rimozione.

Un’inversione di rotta totale rispetto al progetto iniziale, che da soluzione ambientale si era trasformato in una fonte concreta di inquinamento e rischio per l’ecosistema marino.

Come rimediare al disastro

Il lavoro di bonifica prosegue ancora oggi, decenni dopo l’inizio delle operazioni. I dati ufficiali della Florida indicano che entro il 2025 erano già stati recuperati più di mezzo milione di pneumatici, grazie a squadre di sommozzatori che continuano a raccogliere le gomme dal fondale una alla volta.

Anche nel 2026 il lavoro non si è fermato: un contratto statale prevede il recupero dei copertoni ancora presenti nell’area dell’Osborne Reef, comprese le zone più complicate dove le gomme sono entrate in contatto con il fondale roccioso.

A complicare ulteriormente le operazioni c’è un dettaglio non da poco: su molti pneumatici, nel corso dei decenni, sono cresciuti veri e propri coralli. Prima di poterli rimuovere, i ricercatori devono quindi staccare con cura queste colonie e trasferirle sulle barriere naturali circostanti, un’operazione delicata che ha già permesso di ripiantare centinaia di coralli recuperati proprio dai vecchi copertoni.

Quello che dagli anni Settanta avrebbe dovuto essere un habitat marino innovativo si è così trasformato in un cantiere di bonifica lungo mezzo secolo, con ancora migliaia di pneumatici da riportare in superficie prima che l’Osborne Reef possa dirsi davvero risanato.

Caro carburanti, autotrasportatori in ginocchio: ma forse una soluzione c’è

Il rincaro dei carburanti è diventato un problema strutturale che sta mettendo a dura prova un intero settore produttivo, quello dell’autotrasporto, con ripercussioni destinate a farsi sentire su tutta la filiera economica del Paese.

Il progressivo taglio dello sconto sulle accise deciso dal governo, che accompagnerà gli automobilisti fino al 5 ottobre, sta pesando come un macigno sulle imprese di trasporto merci, con un aggravio complessivo per i consumatori stimato in circa 1,1 miliardi di euro al mese. E se per le famiglie il problema significa rinunciare a delle possibilità, per chi vive di trasporti significa mettere a rischio la sopravvivenza dell’azienda.

Trasporti, famiglie, imprese: una reazione a catena

Il caro gasolio non colpisce solo chi guida un tir. Il costo del carburante finisce inevitabilmente per riversarsi lungo tutta la catena logistica, incidendo sul prezzo finale di beni e servizi che arrivano nelle case degli italiani. In Veneto, per fare un esempio concreto, l’Ufficio studi della CGIA di Mestre ha calcolato che i rincari colpiscono in prima linea quasi 29 mila imprese, tra agenti di commercio, realtà dell’autotrasporto merci e tassisti.

Non è un caso isolato: da nord a sud, associazioni di categoria come Trasportounito e Confartigianato Trasporti denunciano una situazione ormai insostenibile, con i costi del diesel che secondo alcune stime possono tradursi in centinaia di euro in più a settimana per un singolo camion. Un peso che molte aziende, già abituate a lavorare con margini ridottissimi, faticano semplicemente ad assorbire.

I limiti del credito d’imposta e la carenza di liquidità

Il governo ha messo in campo un credito d’imposta pensato per compensare fino al 70% della maggiore spesa sostenuta sul gasolio tra marzo e agosto, riservato alle imprese con veicoli Euro V ed Euro VI iscritte al Registro Elettronico Nazionale. Sulla carta una misura importante, che vale complessivamente centinaia di milioni di euro.

Nella pratica, però, molte aziende lamentano tempi troppo lunghi tra la richiesta e l’effettivo incasso del ristoro, mentre la liquidità continua a prosciugarsi giorno dopo giorno. C’è poi un problema di platea: circa il 40% delle imprese italiane di autotrasporto utilizza veicoli sotto le 7,5 tonnellate o comunque non rientranti nelle classi ecologiche ammesse, restando così completamente escluso dalle compensazioni previste.

Le associazioni di categoria chiedono da tempo un meccanismo diverso, capace di adeguare automaticamente e in tempi rapidi il prezzo del trasporto alle variazioni del costo del gasolio, senza dover aspettare ristori che arrivano mesi dopo, quando il danno è già fatto.

L’ipotesi dei camion elettrici

In questo scenario complicato, c’è chi guarda a una strada diversa per uscire dalla morsa del prezzo del petrolio. Secondo un’analisi di Transport & Environment, con il diesel stabilmente sopra i due euro al litro, un camion elettrico potrebbe garantire un vantaggio sui costi energetici fino a diverse centinaia di euro al mese rispetto a un tradizionale mezzo diesel, un divario che in alcuni mercati europei arriverebbe addirittura oltre i 1.700 euro mensili.

Anche altre ricerche, come quella condotta da Motus-E sul total cost of ownership, confermano che furgoni e autobus elettrici possono già oggi risultare più convenienti dei diesel nell’arco di pochi anni di utilizzo, grazie a costi di manutenzione e rifornimento decisamente più contenuti. Il discorso resta invece più complesso per i mezzi pesanti destinati alle lunghe percorrenze, dove il maggior costo d’acquisto non è ancora del tutto compensato dai risparmi operativi.

La strada verso l’elettrificazione dell’autotrasporto, insomma, appare tracciata, ma perché possa davvero rappresentare una soluzione concreta servirà tempo, infrastrutture di ricarica adeguate e, soprattutto, un sostegno pubblico capace di accompagnare la transizione senza lasciare indietro le imprese più in difficoltà proprio ora.

Alfa Romeo CuoreRosso, un primo sguardo al nuovo concept del Biscione

Alfa Romeo non smette di far parlare di sé nell’attesa del Salone di Parigi, e questa volta lo fa con un nome che profuma già di passione: CuoreRosso. La Casa di Arese ha scelto proprio questo appellativo per battezzare la concept car che debutterà al prossimo Mondial de l’Auto, l’annuncio è arrivato prima con un teaser su Instagram e poi confermato ufficialmente tramite comunicato stampa. Un modo tutto Alfa di alimentare l’attesa: pochi indizi, tanta suggestione, e un video che lascia più domande che risposte.

Svelato il nome

Il nome CuoreRosso non è arrivato per caso, né è stato deciso a tavolino soltanto dai vertici del marchio. Il Biscione ha infatti coinvolto direttamente gli appassionati in un sondaggio, e CuoreRosso è risultato il secondo nome più votato dai lettori, subito dopo “Battito”. Una scelta che racconta lo spirito con cui Alfa Romeo sta costruendo l’attesa attorno a questo progetto: un dialogo continuo con il pubblico, fatto di teaser, sondaggi e piccoli indizi lasciati cadere uno alla volta nelle settimane precedenti al debutto vero e proprio.

Il video anticipa poco

Il nuovo teaser prosegue sulla stessa linea di quelli già mostrati in precedenza: pochi secondi, grafiche che si sovrappongono creando un continuo gioco di vedo-non-vedo, e qualche dettaglio estetico che emerge appena prima di sparire di nuovo. Tra gli elementi che si riescono a intravedere ci sono i fari, composti da diversi punti luce a Led integrati in una struttura realizzata in fibra di carbonio, mentre sul frontale lo storico scudetto Alfa Romeo potrebbe nascondere un logo retroilluminato, un dettaglio che darebbe ulteriore carattere al frontale della vettura.

Non manca poi un fotogramma che lascia intuire più di quanto dica esplicitamente: nella parte iniziale del filmato si scorge infatti una silhouette impegnata in un traverso, elemento che suggerisce una configurazione a trazione posteriore. Le proporzioni intraviste, inoltre, fanno pensare a una vettura con motore centrale, quasi un’erede spirituale ideale della mitica Alfa Romeo 4C, la piccola sportiva che ha fatto sognare generazioni di appassionati del Biscione.

In arrivo a Parigi

Il debutto ufficiale di CuoreRosso è fissato al Salone di Parigi, l’appuntamento che negli ultimi mesi sta diventando sempre più centrale nelle strategie di comunicazione di Alfa Romeo. Resta però un interrogativo di fondo: un modello con queste caratteristiche, sportivo, compatto e potenzialmente a motore centrale, non risulta al momento inserito nel piano industriale ufficiale della Casa di Arese.

Una possibile spiegazione arriva dal progetto Fuoriserie, un filone speciale che potrebbe affiancarsi alla futura gamma di modelli di segmento D, gli eredi di Giulia e Stelvio, oltre alle prossime evoluzioni che comprenderanno la nuova generazione della Tonale, attesa entro la fine del prossimo anno, e una hatchback pensata per raccogliere l’eredità di Giulietta e 147.

Se davvero CuoreRosso dovesse rappresentare l’apripista di questa linea più esclusiva, si tratterebbe di una notizia particolarmente interessante per tutti gli appassionati del marchio, che da tempo aspettano un ritorno dell’Alfa Romeo più pura e sportiva, lontana dai crossover e più vicina allo spirito che ha reso celebre il Biscione nel mondo.

Nel frattempo, non resta che aspettare le prossime settimane, quando i teaser lasceranno finalmente spazio alla vettura reale, svelata in tutta la sua interezza sotto le luci del salone francese.

Quali auto non pagano il bollo? Esenzioni e riduzioni regione per regione

Comprare un’auto elettrica significa smettere di pagare il bollo? Dipende dalla regione in cui risiede il proprietario. Una vettura ibrida beneficia sempre di qualche agevolazione? No, non sempre, perché in molte regioni è tassata come un tradizionale modello a benzina o diesel. Nemmeno la presenza di un impianto GPL garantisce automaticamente uno sconto considerando che le monofuel, le bifuel di fabbrica e le auto trasformate dopo l’immatricolazione possono ricevere trattamenti differenti.

Il bollo è una tassa legata al possesso del veicolo e la sua disciplina nasce dall’intreccio fra norme statali e disposizioni regionali. Alcune agevolazioni valgono sull’intero territorio nazionale mentre le amministrazioni locali possono introdurre esenzioni più lunghe, riduzioni aggiuntive o incentivi subordinati alla rottamazione di un’automobile inquinante. A questo quadro si aggiunge la nuova esenzione prevista dal decreto legge 162 del 2026 per alcuni versamenti in scadenza nel 2027.

Ne deriva una mappa tutt’altro che uniforme. Nel 2026 la stessa vettura ibrida può non pagare nulla per diversi anni in una Regione, ottenere soltanto una riduzione in un’altra e versare l’importo intero altrove. Per i pagamenti ordinariamente dovuti nel 2027 bisogna verificare anche la nuova misura nazionale, senza confonderla con le agevolazioni regionali pluriennali.

Tra auto elettriche e ibride

La regola nazionale riconosce ai veicoli azionati solo da un motore elettrico l’esenzione dal bollo per cinque anni a decorrere dalla prima immatricolazione. Una volta concluso il quinquennio l’auto elettrica paga il 25% della tassa prevista per un modello equivalente alimentato a benzina. Lombardia e Piemonte applicano condizioni più favorevoli mentre la Valle d’Aosta prolunga il periodo senza bollo fino a otto anni per i mezzi che soddisfano i requisiti regionali.

L’acquisto di un’elettrica usata non fa ripartire il conteggio. Se la vettura è stata immatricolata tre anni prima, al nuovo proprietario restano soltanto due anni di esenzione. Lo stesso principio vale quando la prima registrazione è avvenuta all’estero o in un’altra Regione.

Nel 2026 essere proprietari di una mild hybrid, di una full hybrid o di una plug-in non comporta l’azzeramento del bollo. Ogni regione può scegliere quali tecnologie premiare, stabilendo durata, soglie di potenza, limiti alle emissioni e finestre temporali. Dal 2027 anche un’ibrida a benzina o gasolio può rientrare nella nuova esenzione, se soddisfa il limite di 80 kW e gli altri requisiti del decreto.

Nelle Province autonome di Trento e Bolzano la durata del beneficio varia anche in funzione della quantità di CO2dichiarata in fase di omologazione.

GPL e metano, lo sconto non riguarda tutte le auto

Le auto omologate per circolare solo a GPL o metano pagano un quarto della tassa prevista per un corrispondente modello a benzina. Il risparmio raggiunge quindi il 75%, ma non coincide con una completa esenzione.

La riduzione non si estende alle comuni bifuel benzina-GPL o benzina-metano. In questi casi entrano in gioco le scelte della Regione, l’origine dell’impianto, la potenza e la data dell’eventuale trasformazione. Lombardia e Piemonte esentano stabilmente le vetture alimentate soltanto a gas mentre Basilicata, Puglia e Provincia autonoma di Trento concedono periodi temporanei più favorevoli anche ad alcune bifuel.

La nuova esenzione per le auto fino a 80 kW

La nuova esenzione riguarda una persona fisica tenuta al bollo, un solo veicolo assicurato e i versamenti il cui termine ordinario cade tra il primo gennaio e il 31 dicembre 2027. Tra le auto rientrano quelle alimentate a benzina o gasolio, anche in combinazione con un’altra fonte di propulsione, con potenza non superiore a 80 kW. La soglia comprende quindi anche le vetture da 80 kW esatti e può interessare ibride e bifuel. Le auto solo elettriche o alimentate soltanto a gas restano soggette alle agevolazioni già previste.

Se la stessa persona ha più auto idonee, l’esenzione si applica a quella meno potente. A parità di kW, alla vettura per cui sarebbe dovuto il bollo più basso. In assenza di un’autovettura fino a 80 kW per la quale sia soggetta al tributo, rientra anche un motociclo o ciclomotore a benzina. Non sono previsti limiti di reddito, requisiti legati alla classe Euro o l’obbligo di acquistare un veicolo nuovo. Per Regioni a statuto speciale e Province autonome titolari della tassa come tributo proprio è richiesto un accordo con ciascuna autonomia.

Conta il termine ordinario del versamento e non l’anno coperto in tutto o in parte dal bollo. Un pagamento dovuto nel 2026 resta dovuto anche se riguarda mesi del 2027 mentre un rinnovo in scadenza nel 2027 rientrare nell’esenzione. Gli arretrati non diventano esenti se vengono saldati in ritardo.

In Piemonte elettriche e GPL non pagano mai

Il Piemonte applica uno dei regimi più generosi d’Italia. Le automobili elettriche e quelle alimentate soltanto a GPL o metano godono di un’esenzione permanente. Per le ibride benzina-elettrico immatricolate nuove dal primo gennaio 2025 il beneficio ha cambiato forma. I veicoli M1 e N1, comprese le plug-in, devono appartenere almeno alla classe Euro 6 e avere una potenza non superiore a 100 kW. Se i requisiti sono rispettati, il bollo viene ridotto del 50% per le prime cinque annualità.

Le bifuel benzina-GPL o benzina-metano dotate dell’impianto dal costruttore non pagano per cinque anni. Dal sesto anno la tassa torna dovuta, ma per le vetture alimentate a GPL viene ridotta a un quarto e per quelle a metano a un quinto. Se non superano 100 kW, i veicoli trasformati dopo la produzione possono ottenere cinque annualità di esenzione, ma in seguito devono corrispondere la tariffa stabilita dalla Regione.

In Valle d’Aosta l’elettrica è esente per otto anni

La Valle d’Aosta aggiunge tre anni alla franchigia nazionale. I veicoli elettrici nuovi immatricolati dal primo gennaio 2019 possono quindi restare senza bollo per otto anni complessivi. Il beneficio continua anche quando l’auto viene venduta a un altro residente nella Regione. Se il mezzo arriva da un diverso territorio, l’esenzione vale solo per il periodo residuo calcolato dalla prima immatricolazione.

Le ibride termico-elettriche e le vetture a idrogeno immatricolate fra il 2020 e il 2022 hanno ricevuto l’esenzione per il primo periodo fisso e per le quattro annualità seguenti. Le nuove ibride registrate dal 2023 non entrano più in questo regime.

Lombardia, quando c’è l’esenzione permanente

Anche la Lombardia azzera stabilmente il bollo per le elettriche pure, le auto alimentate a GPL o metano e quelle mosse soltanto dall’idrogeno.

Le ibride benzina-elettrico immatricolate dal primo gennaio 2026 seguono invece un sistema basato sulle emissioni. Il beneficio riguarda i veicoli M1 e N1, comprese le plug-in, con motore termico non superiore a 100 kW. Quando la CO₂ dichiarata è compresa fra 1 e 60 grammi per chilometro, il bollo viene dimezzato per 60 mesi; se il valore supera 60 ma non oltrepassa 120 g/km, la riduzione del 50% dura 24 mesi.

Un secondo incentivo è collegato alla demolizione di un mezzo inquinante. Acquistando nel 2026 un’autovettura Euro 6 fino a 100 kW con alimentazione ammessa dalla normativa regionale e rottamando un veicolo delle classi previste, si possono ottenere tre anni senza bollo e due anni successivi con lo sconto del 50%.

Chi non rientra in queste misure può comunque ridurre del 15% il tributo tramite domiciliazione bancaria.

Agevolazioni in Liguria e Veneto

Le elettriche immatricolate in Liguria seguono il quinquennio previsto a livello nazionale. Terminato questo periodo, le auto versano un quarto della tassa calcolata per i corrispondenti modelli a benzina. Per ibride e bifuel la situazione cambia a seconda dell’anno di immatricolazione. Le vetture ibride benzina-elettrico, benzina-idrogeno o diesel-elettrico registrate nel 2022 hanno ottenuto l’esenzione per il primo bollo e per le quattro annualità successive. Lo stesso regime è stato riconosciuto ad alcune automobili a doppia alimentazione. Nel 2023 la durata è scesa al primo periodo fisso e alle due annualità seguenti.

Il Veneto applica alle elettriche la franchigia nazionale di cinque anni. Per le auto ibride benzina-elettrico, diesel-elettrico o termico-elettrico è prevista l’esenzione per tre annualità dalla prima immatricolazione. Lo stesso trattamento viene riconosciuto alle vetture con doppia alimentazione benzina-idrogeno.

Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia, il punto

In Emilia-Romagna le elettriche non pagano il bollo per cinque anni e, al termine, versano il 25% della tariffa riferita a un’automobile a benzina. Le vetture omologate per funzionare soltanto a GPL o metano corrispondono a loro volta un quarto dell’importo ordinario. Per una nuova ibrida immatricolata nel 2026 non è prevista una franchigia regionale generalizzata.

Il quadro del Friuli-Venezia Giulia è simile. Le elettriche usufruiscono del quinquennio nazionale, mentre le monofuel a GPL o metano pagano il 25%. Non emerge un’agevolazione estesa indistintamente alle nuove ibride del 2026. In questa Regione la gestione della tassa automobilistica spetta all’Agenzia delle Entrate.

Cosa succede a Trento e Bolzano

Nella Provincia autonoma di Trento le elettriche sono esenti per cinque anni. Per le altre alimentazioni ecologiche è stato introdotto un meccanismo graduato che riguarda i veicoli fino a 185 kW alimentati, anche in forma doppia, a Gpl, metano o idrogeno, oltre alle ibride elettrico-termiche.

Quando le emissioni sono comprese fra 1 e 30 g/km, l’esenzione dura 60 mesi. La franchigia scende a 36 mesi nella fascia fra 31 e 60 g/km, passa a 24 mesi tra 61 e 95 g/km e si riduce a 12 mesi per i veicoli che emettono da 96 a 135 g/km. Oltre la soglia di 135 g/km il beneficio non spetta. Le auto alimentate a idrogeno sono esenti per 60 mesi.

Dal 2025 la Provincia autonoma di Bolzano riconosce cinque anni di esenzione alle elettriche e alle vetture alimentate a idrogeno. Il beneficio può riguardare anche veicoli usati che entrano nella competenza tributaria provinciale per il periodo residuo calcolato dalla prima immatricolazione.

Per le altre alimentazioni ecologiche, comprese le ibride, la potenza non deve superare 185 kW e le emissioni devono rimanere entro 115 g/km. La durata raggiunge 60 mesi fino a 30 g/km, scende a 36 mesi fra 31 e 60 g/km, si riduce a 24 mesi tra 61 e 95 g/km e si ferma a 12 mesi nella fascia compresa fra 96 e 115 g/km.

Facilitazioni in Toscana, Marche e Umbria

La Toscana applica alle elettriche i cinque anni stabiliti dalla normativa statale. Dal sesto anno le auto versano il 25% della tassa prevista per il corrispondente modello a benzina. Le auto omologate a GPL o metano pagano anch’esse un quarto della tariffa ordinaria. Per le ibride immatricolate nel 2026 non è prevista una franchigia regionale generalizzata.

Le Marche riconoscono un’esenzione particolarmente lunga, ma impongono un limite di potenza che esclude numerosi modelli presenti sul mercato. Le nuove ibride benzina-elettrico, diesel-elettrico o benzina-idrogeno, immatricolate per la prima volta nella Regione negli anni dal 2023 al 2026, non devono superare una potenza complessiva di 66 kW. Quando la soglia viene rispettata, il proprietario non paga per il primo periodo fisso e per le cinque annualità successive.

In Umbria le elettriche usufruiscono dei cinque anni nazionali mentre le automobili alimentate esclusivamente a GPL o metano pagano il 25% della tassa ordinaria. Le passate agevolazioni per veicoli ibridi e a idrogeno erano collegate a finestre di immatricolazione comprese fra il 2013 e il 2017. Chi compra una nuova ibrida nel 2026 non può quindi accedere a quei regimi.

Lazio, l’esenzione per le nuove ibride è terminata

L’agevolazione triennale concessa alle ibride benzina-elettrico e alle vetture benzina-idrogeno non si applica alle immatricolazioni avvenute nel Lazio dopo il 31 dicembre 2022. Di conseguenza, una nuova ibrida acquistata nel 2026 paga normalmente il bollo il cui termine ordinario cade nello stesso anno; per un versamento in scadenza nel 2027 va verificata anche la nuova esenzione fino a 80 kW.

Da quest’anno è però disponibile uno sconto del 10% per chi attiva la domiciliazione bancaria nei termini stabiliti. La misura non dipende dal tipo di alimentazione e può quindi interessare anche automobili tradizionali.

Tra Abruzzo, Molise, Calabria e Basilicata

In Abruzzo le elettriche non pagano per cinque anni e versano il 25% dopo la scadenza. Le vetture che circolano a GPL o metano sono assoggettate a un quarto della tariffa ordinaria. Le esenzioni triennali concesse in passato alle ibride interessavano auto immatricolate nel periodo 2019-2021. Quella finestra non può essere utilizzata per un modello nuovo registrato nel 2026.

In Molise un’elettrica segue il quinquennio nazionale mentre una vettura a GPL o metano paga il 25% della tariffa prevista per il modello a benzina.

Anche in Calabria il riferimento generale resta la disciplina statale. Le elettriche non pagano per cinque anni e le monofuel a gas beneficiano della riduzione del 75%.

La Basilicata concede ai nuovi veicoli M1 e N1 alimentati a GPL o metano l’esenzione per il primo periodo fisso e per le cinque annualità seguenti. Lo stesso trattamento viene riconosciuto alle bifuel benzina-GPL e benzina-metano dotate dell’impianto fin dall’origine. Le auto nuove ibride benzina-elettrico, diesel-elettrico o benzina-idrogeno beneficiano invece di un’esenzione quinquennale. Una volta terminato il periodo, le monofuel a gas continuano a pagare il 25% mentre le bifuel e le ibride tornano alla tassazione intera.

Campania, fino a otto anni con la rottamazione

La Campania ha abrogato l’esenzione ordinaria triennale che interessava le ibride immatricolate fino al 2024. Per le nuove registrazioni del 2026 resta un trattamento collegato alla sostituzione di un mezzo più inquinante. Il proprietario che rottama un’autovettura compresa tra Euro 0 ed Euro 4 e acquista una nuova Euro 6 o superiore con potenza non oltre 100 kW può accedere a benefici differenziati. L’esenzione raggiunge otto anni nel caso di un’elettrica pura o di un veicolo a idrogeno, mentre si ferma a due anni per alcune ibride benzina-elettrico o metano-elettrico.

Terminato il periodo agevolato, soltanto le elettriche continuano a pagare un importo pari a un quarto della tassa calcolata per la corrispondente vettura a benzina. La domiciliazione bancaria permette invece di ridurre del 10% qualsiasi bollo ammesso al servizio.

Cosa succede in Puglia, Sicilia e Sardegna

In Puglia i nuovi veicoli M1 e N1 alimentati esclusivamente a GPL o metano, così come quelli dotati in fabbrica della doppia alimentazione benzina-GPL o benzina-metano, non pagano per il primo periodo fisso e per le cinque annualità successive. Il medesimo regime interessa le ibride benzina-elettrico e diesel-elettrico immatricolate dal 2014. Dal 2018 l’agevolazione è stata estesa anche ai veicoli alimentati a idrogeno. Al termine della franchigia, le vetture a Gpl o metano mantengono lo sconto del 75%, mentre ibride e bifuel tornano a pagare secondo la disciplina applicabile.

La Sicilia ha introdotto una nuova finestra valida dal primo gennaio 2026 al 31 dicembre 2028. I veicoli di nuova immatricolazione appartenenti alle alimentazioni individuate dalla legge regionale possono ottenere cinque anni di esenzione. Il beneficio comprende le elettriche, le ibride elettrico-termiche plug-in e full hybrid, i veicoli Lng o BioLng e quelli alimentati a idrogeno. Per le elettriche la durata coincide con il regime nazionale.

La Sardegna applica alle elettriche l’esenzione nazionale di cinque anni. Terminato il periodo, le auto pagano un quarto della tassa prevista per il corrispondente modello a benzina. La stessa percentuale viene applicata alle automobili omologate per circolare esclusivamente a GPL o metano. Non è indicata un’agevolazione generalizzata per le nuove ibride immatricolate nel 2026.

Carburante tagliato e prezzi irregolari, scattano i sigilli

Oltre 3.400 litri di gasolio sono finiti sotto sequestro in un distributore di Anzio, sul litorale a sud di Roma, con la cisterna e le colonnine. Il provvedimento è scattato durante una serie di controlli svolti dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli negli impianti della zona.

I militari della Compagnia di Nettuno si sono presentati sul posto insieme ai chimici del Laboratorio Mobile delle Dogane, che hanno esaminato il carburante contenuto nella cisterna. Gli accertamenti hanno evidenziato valori fuori norma e la presenza di sostanze aggiunte al gasolio, portando al blocco della vendita.

Cos’hanno trovato nel gasolio

Dai test è emerso un punto di infiammabilità sotto i 55 °C richiesti dalla normativa. In buona sostanza, il carburante iniziava a produrre vapori infiammabili a una temperatura inferiore al limite previsto, con una maggiore facilità di accensione. I chimici hanno trovato inoltre sostanze aggiunte al gasolio, che ne modificavano le caratteristiche rispetto agli standard richiesti per la commercializzazione: il conto finale indica 3.412,63 litri sequestrati, tutti destinati alla vendita prima dell’intervento.

Tra Anzio e Nettuno, Guardia di Finanza e Agenzia delle Dogane hanno passato al setaccio diversi distributori della zona. Oltre al carburante custodito nelle cisterne, l’attenzione si è concentrata sui documenti e sugli obblighi previsti per la gestione dei prodotti energetici, il fronte su cui sono saltate fuori altre irregolarità.

I problemi non riguardavano soltanto il prodotto nella cisterna: le ispezioni hanno portato alla contestazione di 20 violazioni, legate alla contabilità, ai documenti dell’attività e alla registrazione dei movimenti dei prodotti energetici.

Le segnalazioni degli automobilisti

Sul tema è intervenuta anche Federconsumatori, che riferisce di aver ricevuto segnalazioni e denunce da automobilisti alle prese con problemi al motore dopo il rifornimento. Secondo l’associazione, dall’inizio dell’estate sarebbero cresciuti i casi legati a benzina contaminata e gasolio sporco, con danni che possono richiedere costosi interventi in officina.

Federconsumatori chiede alla Guardia di Finanza controlli più estesi sulla qualità del carburante e sui prezzi praticati, annunciando un’istanza al Mimit e al Garante dei Prezzi. Agli automobilisti consiglia invece di conservare la ricevuta del rifornimento oppure di utilizzare un pagamento tracciabile, così da poter dimostrare dove è stato acquistato il carburante in caso di problemi.

Dopo i risultati delle analisi è stata informata la Procura della Repubblica di Velletri e il sequestro convalidato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Velletri. Al titolare del distributore toccherà rispondere delle accuse di reato di frode in commercio e contrabbando.

Controlli sulla rete dei carburanti

L’attenzione sulla filiera dei carburanti si è intensificata nel corso del 2026. Tra marzo e luglio la Guardia di Finanza ha concluso 1.371 interventi riguardanti le accise sui prodotti energetici in tutta Italia, denunciando 265 persone e sequestrando oltre 20 milioni di chilogrammi di prodotti energetici.

Nello stesso periodo sono stati eseguiti 3.428 controlli sugli impianti di distribuzione stradale. Le violazioni contestate sono state 2.279 e hanno interessato 937 operatori, comprese irregolarità nell’esposizione dei prezzi oppure differenze tra le cifre comunicate e quelle effettivamente praticate.

Nel caso scoperto ad Anzio, invece, il problema riguardava direttamente le caratteristiche del prodotto disponibile alla pompa. I 3.412 litri sono stati tolti dalla vendita e l’impianto interessato non potrà utilizzare le colonnine sequestrate finché rimarrà efficace il provvedimento.

950 kg di pacchi sul tetto della macchina, fermato in autostrada

Con 950 kg di pacchi sul tetto della sua Renault Mégane, un conducente ha completamente ignorato le basilari norme del Codice della Strada. La polizia ha notato la vettura con un carico merci ammassato sul tetto, naturalmente senza un portapacchi omologato. Il sovraccarico record superava di oltre 10 volte il limite consentito dalla struttura dell’auto, in grado di trasportare un massimo di 80 kg.

Gli agenti hanno fermato la Renault Mégane sull’autostrada A7, vicino a Orange, nel dipartimento del Vaucluse. Solo per miracolo l’automobilista non ha fatto un incidente. L’uomo al volante ha ricevuto una multa di 90 euro e ha dovuto chiedere l’assistenza per scaricare parte della merce, al fine di poter proseguire il viaggio in sicurezza. Gli occupanti del veicolo hanno quindi dovuto contattare dei parenti che sono arrivati sul posto per ritirare parte dei bagagli al fine di ridurre il carico a un livello più ragionevole.

Pila di pacchi

Con meticolosa preparazione la vettura era stata caricata più di un veicolo commerciale. Come riportato dal sito web Enchère Auto, gli occupanti a bordo della Renault provenivano dalla Tunisia ed erano diretti verso il dipartimento della Loira. Il tetto della Mégane trasbordante di bagagli ha attirato l’attenzione degli agenti.

La merce, sebbene fosse stata impilata sul tetto, non era stata fissata a un portapacchi tradizionale. La polizia ha calcolato 950 kg di merci ammassate solo sul tettuccio, quasi una tonnellata per una avventura in autostrada che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia. I passeggeri hanno sottovalutato il rischio di deformazione della carrozzeria e di cedimento del sistema di fissaggio del carico.

Oltre alla parte superiore della Mégane, i bagagli erano accatastati anche all’interno dell’abitacolo. In base ai dati forniti dalla Casa francese, una Mégane recente è progettata per supportare un carico massimo di 80 kg sul tetto, portapacchi omologato incluso. A causa di un baricentro notevolmente stravolto per il peso, la guida sarà risultata pericolosamente sbilanciata. Un portapacchi tradizionale distribuisce il carico in modo uniforme e fornisce un livello minimo di supporto tecnico al guidatore.

Maneggevolezza compromessa

Bisogna evitare di sovraccaricare troppo un veicolo perché risulta difficile guidarlo in caso di manovre improvvise, come sterzate brusche o rapidi cambi di corsia. Con un forte rollio in curva aumenta il rischio di perdita di aderenza, senza considerare i tempi di frenata dilatati a causa di un peso eccessivo. Le sospensioni, gli pneumatici e gli impianti frenanti non sono progettati per sopportare un carico simile in modo continuativo.

Una cattiva distribuzione dei pesi può causare dei danni meccanici e avarie improvvise, come lo scoppio di una mescola o la rottura di alcuni elementi di fissaggio. Il Codice della Strada transalpino fa riferimento al peso totale massimo autorizzato (PTAC), inclusi passeggeri e bagagli, indicato sul libretto di circolazione di ciascun veicolo.

Se viene superata la massa massima autorizzata (MAM), gli agenti possono sequestrare il veicolo, richiederne lo scarico parziale ed emettere una multa al conducente. L’importo della sanzione varia a seconda dell’entità del superamento del limite. In questi casi l’assicuratore può anche rifiutarsi di risarcire i danni se il veicolo è guidato in condizioni non conformi.

In caso di trasporto di numerosi bagagli la cosa migliore è noleggiare un veicolo commerciale o montare un rimorchio omologato. Per chi ha bisogno di traslocare e trasportare grandi quantità di merci, il noleggio occasionale di un furgoncino rappresenta la soluzione più sicura, soprattutto sulle lunghe distanze.

Le abitudini silenziose che danneggiano l’auto e il portafoglio

Alcuni gesti diventano talmente automatici da passare inosservati. Una mano appoggiata sulla leva del cambio, il piede sulla frizione in attesa del verde oppure qualche chilometro di troppo con la spia della riserva accesa sembrano comportamenti innocui, eppure alla lunga possono contribuire all’usura dell’auto.

Secondo un’analisi di Parclick, piattaforma specializzata nella prenotazione online dei parcheggi, circa un guasto su quattro sarebbe legato a distrazioni o cattive abitudini del conducente. Correggere alcuni comportamenti può aiutare a risparmiare sulle visite dal meccanico, soprattutto in un periodo segnato dall’aumento dei prezzi di ricambi e manodopera.

Cambio, frizione e serbatoio

Tra le abitudini da perdere figura quella di utilizzare la leva del cambio come poggiabraccio. La pressione esercitata continuamente può aumentare l’usura dei meccanismi interni della trasmissione: una volta inserita la marcia è, insomma, meglio riportare la mano sul volante.

Attenzione pure alla frizione. Aspettare il verde al semaforo tenendo la prima inserita e il pedale premuto sottopone il sistema di disinnesto a uno sforzo inutile. In caso di sosta prolungata conviene inserire la folle e togliere il piede dal pedale.

Nemmeno viaggiare abitualmente in riserva rappresenta una buona idea. Con pochissimo carburante nel serbatoio, la pompa può trovarsi maggiormente esposta ai depositi presenti sul fondo e avere più difficoltà a raffreddarsi. Parclick suggerisce di rifornire l’auto prima di scendere sotto l’ultimo quarto.

Occhio a freni e pneumatici

Durante i parcheggi capita di urtare un marciapiede o di strisciare la gomma contro il cordolo. Se l’episodio si ripete spesso, lo pneumatico rischia di subire danni che a prima vista possono sfuggire. Avvicinarsi lentamente e controllare di tanto in tanto le condizioni delle gomme aiuta a evitare brutte sorprese.

Lo stesso vale per la pressione. Gomme troppo sgonfie o eccessivamente gonfie si consumano in maniera irregolare, modificano l’area di contatto con l’asfalto e possono incidere sui consumi: ecco perché il controllo andrebbe effettuato a pneumatici freddi almeno una volta al mese.

In discesa è meglio non affidarsi continuamente al pedale del freno. Dischi e pastiglie rischiano di scaldarsi troppo, con conseguenze sulla frenata e sulla loro durata. Su un’auto manuale dà una mano il freno motore, scegliendo la marcia adatta alla pendenza.

Piccoli gesti che costano cari

Partire a tutto gas appena avviato il motore è una pessima abitudine. Olio e componenti hanno bisogno di scaldarsi, perciò nei primi chilometri vale la pena non esagerare con acceleratore e giri.

Sulla vernice possono rimanere aloni difficili da togliere se gli escrementi degli uccelli vengono lasciati troppo a lungo sulla carrozzeria, soprattutto sotto il sole, da qui il consiglio di pulirli appena possibile.

Fischi, ronzii e scricchiolii insoliti non andrebbero ignorati soltanto perché l’auto continua a funzionare normalmente. Individuare presto un problema può impedire che un componente relativamente economico da sostituire provochi danni ben più seri.

Chiude l’elenco un gesto apparentemente insignificante come continuare a premere il comando dell’alzacristalli quando il vetro ha già raggiunto il fine corsa: insistere sollecita inutilmente motorino, guide e supporti. Dieci piccole abitudini, dunque, che prese singolarmente sembrano poca cosa, ma ripetute ogni giorno possono presentare il conto in officina.

Waymo porta i robotaxi a Monaco: test verso il debutto nel 2027

La guida autonoma sta per affrontare uno dei suoi esami più importanti in Europa. Dopo anni di sperimentazioni e servizi commerciali concentrati soprattutto negli Stati Uniti e in alcune grandi città asiatiche, Waymo prepara l’arrivo dei suoi robotaxi a Monaco di Baviera, con l’obiettivo di costruire le basi per un servizio commerciale completamente autonomo in Germania entro la fine del 2027.

La scelta della capitale bavarese ha un peso che va oltre la semplice espansione internazionale dell’azienda controllata da Alphabet. Monaco è uno dei centri più importanti dell’industria automobilistica europea e rappresenta un ambiente urbano molto diverso da quello delle città americane dove Waymo ha accumulato gran parte della propria esperienza. È quindi un banco di prova ideale per capire quanto rapidamente i robotaxi possano diventare una realtà concreta anche nel traffico europeo.

Waymo comincia da Monaco di Baviera

Il percorso scelto da Waymo sarà graduale. Nella prima fase le vetture saranno guidate manualmente da personale specializzato con lo scopo di realizzare una mappatura ad alta definizione delle strade e raccogliere informazioni sulle caratteristiche locali. Si tratta di una procedura già utilizzata dall’azienda durante l’espansione negli Stati Uniti, una volta completata la fase iniziale, inizieranno i test del Waymo Driver con personale qualificato a bordo, necessario per monitorare il comportamento del sistema durante la sperimentazione.

Solo in un secondo momento, dopo le verifiche tecniche e le autorizzazioni necessarie, potrà iniziare la circolazione senza conducente. L’obiettivo dichiarato resta quello di avviare nel 2027 un vero servizio di ride-hailing autonomo in Germania, ma questo non significa che sarà già possibile chiamare un robotaxi Waymo nelle prossime settimane. Quella che sta iniziando è la fase preparatoria di un progetto che dovrà svilupparsi progressivamente.

Le auto Waymo abranno guida di livello 4

Ufficio Stampa Waymo

Waymo punta alla guida autonoma di Livello 4

Portare un sistema di guida autonoma da una città americana a una europea non significa soltanto aggiornare le mappe memorizzate dal software. Le strade europee rappresentano un ambiente molto più articolato, soprattutto per un veicolo che deve interpretare ciò che accade intorno a sé in tempo reale. A Monaco il Waymo Driver dovrà confrontarsi con incroci complessi, piste ciclabili, tram, attraversamenti pedonali, carreggiate più strette e quartieri storici dove la geometria stradale è molto diversa da quella di molte città statunitensi.

A questo si aggiungono regole sulla precedenza, segnaletica specifica e una presenza generalmente più elevata di pedoni e biciclette, tutti elementi che rendono il traffico europeo meno prevedibile e richiedono una capacità di interpretazione molto sofisticata. Waymo dovrà quindi verificare come il software reagisce a migliaia di situazioni diverse, di giorno e di notte e in differenti condizioni meteorologiche.

La guida autonoma non è più solo americana o cinese

L’aspetto più interessante dell’arrivo di Waymo a Monaco riguarda però l’Europa nel suo insieme, dato che per molto tempo la corsa alla guida autonoma è sembrata soprattutto una sfida tra Stati Uniti e Cina. Negli Usa aziende come Waymo e Cruise hanno spinto molto sulla sperimentazione dei robotaxi, mentre Tesla ha sviluppato una strategia differente legata alla guida assistita e al futuro impiego di veicoli completamente autonomi.

In Cina, società come Baidu, Pony.ai e WeRide hanno progressivamente ampliato i propri programmi di test e i servizi commerciali in alcune grandi città. L’Europa è rimasta più prudente, dato che non sono mancati test e progetti pilota, ma i servizi autonomi su larga scala hanno avuto finora una presenza molto più limitata.

Lo scenario sta però cambiando, Londra si prepara a diventare uno dei principali laboratori europei dei robotaxi, mentre sempre più aziende stanno lavorando a partnership con costruttori automobilistici e piattaforme di mobilità. Monaco rappresenta quindi un passaggio importante: la guida autonoma entra finalmente nel vivo anche nelle città europee, dove dovrà dimostrare di funzionare non soltanto in aree sperimentali ma nel traffico reale.

Germania, le regole esistono già

La scelta della Germania non è casuale nemmeno dal punto di vista normativo. Negli ultimi anni Berlino ha lavorato per creare un quadro regolatorio capace di consentire la circolazione di veicoli con funzioni autonome avanzate in aree operative definite. La normativa tedesca disciplina già i veicoli con funzioni di guida autonoma e stabilisce le condizioni necessarie per autorizzarne l’utilizzo. Il Kraftfahrt-Bundesamt, l’autorità federale dei trasporti, ha un ruolo centrale nel processo di omologazione.

Come funziona il Waymo Driver

Ufficio Stampa Waymo

Il cuore del progetto è il Waymo Driver, il sistema che combina sensori, software e capacità di elaborazione

Waymo ha spiegato di essere in contatto con le autorità municipali, regionali e federali per affrontare tutti i passaggi necessari. Per un servizio commerciale senza conducente, infatti, la tecnologia è soltanto una parte del problema. Bisogna stabilire responsabilità operative, procedure di sicurezza, aree in cui i veicoli possono circolare e modalità di intervento in caso di emergenza. Il cuore del progetto è il Waymo Driver, il sistema che combina sensori, software e capacità di elaborazione per permettere all’auto di interpretare l’ambiente circostante e prendere decisioni in autonomia.

La piattaforma utilizza telecamere, radar e LiDAR. Le telecamere riconoscono segnaletica, semafori e oggetti, i radar aiutano a determinare distanza e velocità degli altri veicoli, mentre i sensori laser ricostruiscono tridimensionalmente ciò che si trova intorno all’auto. Tutte queste informazioni vengono analizzate continuamente dal software, che deve riconoscere pedoni, ciclisti, automobili e ostacoli e prevederne i movimenti, la differenza rispetto ai normali sistemi ADAS è sostanziale.

Un sistema di Livello 2 può assistere nella gestione di sterzo, acceleratore e freni, ma richiede sempre la supervisione di chi guida. Waymo punta invece alla guida autonoma di Livello 4, nella quale il veicolo è in grado di svolgere autonomamente l’intero compito di guida all’interno di condizioni e aree operative definite.

Il 2027 potrebbe segnare una svolta

Il calendario resta ambizioso, prima del debutto commerciale serviranno mappatura, test, validazione del Waymo Driver e soprattutto tutte le autorizzazioni previste dalla normativa tedesca. L’arrivo dei robotaxi Waymo sulle strade di Monaco rappresenta comunque già un cambiamento importante. La guida autonoma sta passando da tecnologia osservata principalmente negli Stati Uniti e in Cina a fenomeno destinato a entrare concretamente anche nelle metropoli europee.

Non significa che i taxi tradizionali spariranno improvvisamente o che le auto completamente autonome circoleranno ovunque. Almeno nella fase iniziale, il servizio resterà legato ad aree geografiche ben definite e a condizioni operative precise.  La direzione, però, è chiara: la guida autonoma sta diventando una questione europea. E Monaco sarà uno dei luoghi in cui Waymo dovrà dimostrare che i robotaxi possono adattarsi anche alle strade, alle regole e alle abitudini di mobilità del Vecchio Continente.

Carburante esaurito dopo il tetto ai prezzi, code ai distributori

Benzina esaurita nel giro di poche ore. Il primo giorno del tetto ai prezzi introdotto da Eni ha spinto numerosi automobilisti verso i distributori della compagnia e in alcuni impianti le scorte non hanno retto all’aumento della domanda. Da Napoli a Roma, passando per Firenze, sono comparsi i cartelli che nessuno vorrebbe trovare una volta arrivato alla pompa: carburante finito.

A Napoli le scorte sono durate appena poche ore. Nel distributore di via Cristoforo Colombo, vicino a via Marina, oltre 2.000 litri di benzina sono spariti in circa tre ore e mezza. Il via vai continuo ha prosciugato le scorte e sulle colonnine è comparsa la scritta “esaurito”. Scene simili si sono verificate altrove, anche se non si può parlare di una corsa generalizzata in tutta Italia.

Benzina e diesel finiscono in poche ore

A Roma la situazione ha interessato soprattutto alcuni distributori della zona sud. Lungo via Appia Nuova e nell’area di Quarto Miglio gli automobilisti si erano messi in fila già dalle 7 del mattino, ma poche ore dopo erano terminate sia la benzina sia il gasolio. Sulla Tuscolana, invece, durante la giornata erano ancora segnalate vetture in attesa del loro turno.

Il copione si è ripetuto a Firenze, dove in via Lungo l’Affrico il gasolio risultava esaurito già intorno alle 8.30 e di lì a poco un cartello avvertiva chi arrivava al distributore, mentre le riserve di benzina diminuivano rapidamente. Altri impianti della città hanno registrato una situazione più tranquilla, segno di un’affluenza molto diversa a seconda della zona.

Trento non ha fatto eccezione: in viale Verona intorno alle 10 la benzina era già terminata. Il quadro della prima giornata mostra dunque code e scorte prosciugate in diversi punti della rete, anziché un assalto uniforme ai distributori del Paese.

Il motivo della corsa alle pompe

A richiamare gli automobilisti sono stati i nuovi prezzi applicati sulla rete Eni ed Enilive: dal 28 settembre la benzina self service non può superare 1,99 euro al litro, mentre il limite del diesel è fissato a 2,19 euro. Il provvedimento durerà inizialmente trenta giorni e potrà essere prorogato fino alla fine del 2026.

La distanza dai prezzi medi nazionali rende comprensibile l’interesse. Nella stessa giornata il ministero delle Imprese e del Made in Italy indicava una media self di 2,152 euro al litro per la benzina e 2,369 euro per il gasolio. Su un pieno da 50 litri, il prezzo massimo applicato da Eni permette di risparmiare circa 8 euro sulla benzina e quasi 9 sul diesel.

Il tetto si allarga ad altri distributori

L’iniziativa non riguarda ormai soltanto Eni: Socar ha avviato prezzi calmierati anche sulla rete IP, partendo da circa 300 dei 3.400 distributori e adottando gli stessi valori di 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il gasolio. L’estensione agli altri impianti avverrà gradualmente.

Dal 1° ottobre toccherà a Q8: il tetto ai prezzi di benzina e gasolio resterà in vigore per 30 giorni, ma sarà applicato in maniera diversa a seconda del punto vendita. La compagnia ha previsto pure un sostegno economico destinato a gestori e partner della rete.

Il paradosso della prima giornata rimane però tutto nei cartelli comparsi sulle pompe. Dopo settimane segnate dai rincari, la possibilità di rifornirsi a prezzi inferiori ha convinto molti automobilisti ad anticipare il pieno. In alcune stazioni la corsa al pieno ha prosciugato le scorte nel giro di poche ore, lasciando gli ultimi clienti a mani vuote.

Lunghe code dai benzinai, quanto si risparmia davvero sul pieno

La stangata sui prezzi dei carburanti trova una prima e concreta battuta d’arresto. A partire da oggi, Enilive (Eni) e IP hanno introdotto un tetto massimo ai prezzi di vendita per tutelare i consumatori dal continuo rialzo dei listini: 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro al litro per il diesel. La misura, prevista per un periodo iniziale di 30 giorni, viene applicata sull’intera rete distributiva italiana, comprese le stazioni autostradali, storicamente tra le più onerose.

Lunghe code dai benzinai

L’effetto dell’annuncio non si è fatto attendere. Fin dalle prime ore del mattino si registrano lunghe file presso le stazioni di servizio Enilive ed IP, in particolare lungo le arterie ad alto traffico e nei punti vendita autostradali.

Centinaia di automobilisti si sono messi in incolonnamento pur di approfittare immediatamente delle tariffe bloccate, con inevitabili rallentamenti alla viabilità locale attorno ai piazzali delle stazioni più frequentate.

Il calcolo del risparmio: fino a 11 euro per un pieno

L’impatto economico per gli automobilisti varia a seconda del tipo di veicolo, del carburante e soprattutto dell’area geografica (autostrade vs rete ordinaria).

Il price cap fissa un limite massimo: dove i prezzi erano già inferiori a 1,99 €/l per la verde o 2,19 €/l per il gasolio, il costo alla pompa rimane invariato. Nei distributori dove i prezzi avevano invece superato la soglia critica, la sforbiciata è tangibile.

Risparmio medio su un pieno da 50 litri

  • Benzina (Rete Ordinaria): con un taglio medio stimato attorno ai 17 centesimi al litro sui listini più alti, il risparmio stimato sulle stazioni di fascia alta si attesta tra i 8,50 € e i 9,35 € a pieno.
  • Gasolio / Diesel: il tetto a 2,19 €/l consente un contenimento analogo sui picchi recenti, portando a un risparmio compreso tra 6,00 € e 8,50 € a pieno.
  • Tratti Autostradali: sui distributori autostradali, dove la benzina servita o self aveva toccato vette vicine o superiori ai 2,20 €/l, le associazioni dei consumatori come Codacons ed Adusbef stimano un beneficio massimo che può raggiungere gli 11,20 euro per singolo pieno da 50 litri.

Dettaglio della misura e impatto sul mercato

CarburanteTetto Massimo FissatoTaglio Stimato / LitroRisparmio Medio Pieno (50L)
Benzina1,99 €/l~ 0,17 €/l8,50 € – 11,20 €
Diesel / Gasolio2,19 €/l~ 0,12 – 0,15 €/l6,00 € – 8,50 €

7.000 euro di multe con l’auto della cliente, nei guai un meccanico

Si reca in officvina per risolvere un guasto al volante e, invece di diminuire, i problemi aumentano, tirando in ballo il Codice della Strada. Il 15 luglio 2024 arriva la prima multa, riguardante uno spazio riservato alle persone con disabilità. Il verbale viene recapitato a un’avvocata cinquantenne di Trieste, ma qualcosa stenta a quadrare: in quel momento la sua auto si trova ancora dal meccanico. È solo l’inizio, perché nei mesi successivi le sanzioni continuano a sommarsi fino a raggiungere circa 7.000 euro.

La vettura era stata lasciata due mesi prima, dopo che la proprietaria era rimasta bloccata a Cervignano del Friuli. Del recupero e della riparazione si era occupato un meccanico triestino, che avrebbe poi tenuto con sé l’auto e, stando alla denuncia della donna, l’avrebbe utilizzata senza alcuna autorizzazione.

A quel punto il problema non riguardava più soltanto la restituzione del mezzo. Ogni nuova infrazione finiva infatti a carico della proprietaria e la situazione si sarebbe trascinata anche dopo il fermo amministrativo disposto sulla vettura.

Un conto da 7.000 euro

Ricevuta la prima multa, la donna chiede spiegazioni al meccanico, invano, e nel frattempo il conto continua a salire. Alle prime sanzioni se ne aggiungono altre, tutte collegate alla vettura lasciata per la riparazione, fino a toccare circa 7.000 euro. Già messa a dura prova, la pazienza della proprietaria finisce del tutto, visto che, almeno stando alla sua versione, le infrazioni sarebbero state commesse mentre al volante si trovava qualcun altro.

Nemmeno il fermo amministrativo disposto sulla vettura avrebbe fermato gli spostamenti. Il provvedimento avrebbe dovuto impedirne la circolazione, ma il mezzo sarebbe stato utilizzato ancora, sempre secondo quanto denunciato dall’avvocata. Per la cinquantenne si aggiunge così un altro elemento a una vicenda cominciata mesi prima con una semplice richiesta di riparazione.

L’auto spunta su Google Street View

In maniera piuttosto insolita, Google Street View dà una mano alla proprietaria. Insospettita da una storia sempre meno chiara, la donna cerca  l’indirizzo del meccanico e nelle immagini riconosce la propria auto, parcheggiata vicino a casa dell’uomo.

Nonostante fossero state scattate per la normale mappatura delle strade, le immagini contribuiscono alla ricostruzione dei fatti da parte dell’avvocata, ormai alle prese non soltanto con il recupero del veicolo, ma pure con una lunga serie di sanzioni intestate a suo nome.

La vicenda approda in tribunale

Dalle contestazioni sulle multe si passa infine alle carte giudiziarie. A metà ottobre è atteso il procedimento penale nel quale dovrà essere ricostruito quanto accaduto dal momento della consegna dell’auto al meccanico. Tra i punti da chiarire figura naturalmente l’utilizzo della vettura, che la proprietaria sostiene di non avere mai autorizzato.

Spetterà al tribunale accertare eventuali responsabilità e stabilire quale peso avranno gli elementi raccolti nel frattempo. La cinquantenne dovrà fare i conti anche con le conseguenze economiche lasciate dai verbali, mentre sul comportamento attribuito al meccanico manca ancora una pronuncia definitiva.

Partita nel maggio 2024 con un guasto al volante, la storia si prepara così a entrare in una nuova fase oltre due anni più tardi. Nel frattempo sono rimasti un’auto affidata per una riparazione, il fermo amministrativo e circa 7.000 euro di sanzioni, con una fotografia di Google Street View ad aggiungere un particolare decisamente fuori dall’ordinario.

Trump cancella le regole di Biden sulle auto elettriche, i nuovi standard

Niente più regole pensate per spingere le Case verso un numero crescente di auto elettriche, almeno nelle intenzioni di Donald Trump. Dal suo profilo Truth Social, il presidente americano ha rivendicato l’approvazione di nuovi standard sull’efficienza dei consumi e ne ha approfittato per attaccare ancora una volta Joe Biden.

“Ho appena approvato nuovi standard di efficienza dei consumi che pongono fine al ridicolo obbligo di auto elettriche imposto da Joe Biden”

Sebbene Trump lo definisca un “obbligo”, negli Stati Uniti non era stato imposto agli automobilisti di comprare un’elettrica. Il bersaglio sono i CAFE, standard attraverso i quali viene calcolata l’efficienza media delle gamme proposte dai vari produttori. Acronimo di Corporate Average Fuel Economy, il meccanismo non giudica il consumo di una singola vettura, bensì l’insieme dei modelli venduti da ciascun costruttore sul mercato americano. Con Biden i requisiti erano diventati più severi e vendere più modelli elettrici aiutava le Case a rispettarli.

La promessa di auto meno costose

Il numero uno alla Casa Bianca attribuisce alle nuove regole la possibilità di abbassare i costi affrontati dai costruttori, con prezzi inferiori anche in concessionaria.

“Questi nuovi standard elimineranno gli sprechi nella produzione di auto in America”

Nelle stime indicate da Trump, comprare un’auto nuova potrebbe abbassare la spesa di qualche migliaio di dollari. La revisione dei consumi si aggiunge agli interventi con cui negli ultimi mesi l’amministrazione in carica ha modificato diverse regole ambientali dell’era Biden.

Nel dicembre 2025 Washington aveva già presentato una revisione degli standard CAFE, sostenendo che i precedenti obiettivi fossero difficilmente raggiungibili facendo esclusivo affidamento su modelli a benzina e diesel. Quindi, nel febbraio 2026, l’EPA ha revocato l’Endangerment Finding del 2009 relativo ai gas serra e gli standard federali sulle emissioni di gas serra dei veicoli che ne derivavano.

Il messaggio alle Case automobilistiche

Trump lega la nuova politica anche alla produzione negli Stati Uniti e sostiene di aver ricevuto segnali positivi dai principali gruppi dell’industria. Nel messaggio pubblicato su Truth Social ha citato direttamente General Motors, Ford e Stellantis, affermando di essere stato contattato dalle aziende interessate a produrre nel Paese.

Il presidente ha inoltre indicato in oltre 100 miliardi di dollari gli investimenti arrivati nell’industria dei motori americana durante la sua amministrazione, collegandoli alla riapertura degli stabilimenti e al ritorno di posti di lavoro in diversi Stati.

“È solo l’inizio. Gli stabilimenti stanno riaprendo e i posti di lavoro stanno tornando in Michigan, Ohio, Indiana, Carolina del Sud e in tutto il nostro Paese”

Il nuovo intervento conferma una direzione ormai consolidata della politica automobilistica del secondo mandato Trump: meno vincoli federali sulle emissioni e sull’efficienza, maggiore spazio alle motorizzazioni tradizionali e nessuna spinta normativa paragonabile a quella adottata sotto Biden verso l’elettrificazione.

Le auto elettriche rimangono naturalmente sul mercato statunitense, che i costruttori possono continuare a sviluppare e venderl. A cambiare è il quadro regolatorio nel quale devono programmare le proprie gamme, con Washington intenzionata a ridurre il peso delle norme federali che negli anni precedenti avevano favorito la transizione verso modelli a zero emissioni.