Gasolio, si rischia di rimanere senza: gli Usa “chiedono” di aprire le riserve Ue

Il mercato del diesel torna a far tremare l’Europa, e questa volta la tensione arriva direttamente da Washington. Nelle ultime ore Donald Trump ha alzato il tiro sul fronte dei carburanti, chiedendo esplicitamente ai principali Paesi europei di attingere alle proprie riserve di gasolio per calmierare i prezzi internazionali.

Una richiesta che arriva in un momento particolarmente delicato, con il conflitto tra Israele e Iran che continua a far salire la pressione sui mercati energetici globali e con il diesel che nei distributori britannici ha appena toccato livelli record.

Stati Uniti in difficoltà

Dietro la mossa del presidente americano ci sono le difficoltà che gli stessi automobilisti statunitensi stanno affrontando, a poche settimane dalle elezioni di midterm di novembre, un dettaglio tutt’altro che irrilevante dal punto di vista politico. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha esortato l’Europa a immettere subito sul mercato le proprie scorte di gasolio, ribadendo che agricoltori, camionisti e imprese americane non dovrebbero sostenere da soli il peso dell’aumento dei prezzi.

Trump, nel frattempo, sta valutando anche un’ipotesi ben più drastica: un possibile divieto alle esportazioni statunitensi di diesel verso l’estero, mossa che inonderebbe il mercato interno facendo scendere i prezzi in patria, ma che secondo gli esperti scaricherebbe inevitabilmente la pressione sugli altri Paesi, Europa compresa, visto che gli Stati Uniti rappresentano uno dei principali fornitori europei di questo carburante, con esportazioni che oscillano tra 1,2 e 1,5 milioni di barili al giorno, in particolare dopo la chiusura da parte della Russia.

Trump chiede alle scorte europee

Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, durante una riunione tenutasi il 2 ottobre i Paesi europei hanno discusso proprio della richiesta statunitense, che chiederebbe il rilascio di circa il 40% delle scorte di gasolio nell’arco di sei mesi.

La Francia, da parte sua, ha proposto un piano alternativo, basato sul rilascio di 50 milioni di barili di diesel dalle scorte europee e altri 50 milioni di barili di greggio condivisi tra i Paesi membri dell’Agenzia Internazionale dell’Energia. Proprio il presidente francese Emmanuel Macron ha avuto in queste ore un colloquio diretto con Trump sulla situazione energetica globale, segno di quanto la questione sia ormai salita ai piani alti della diplomazia internazionale.

L’Unione Europea, però, pone una condizione precisa: qualsiasi accordo sul rilascio delle riserve dovrà includere l’impegno degli Stati Uniti a non introdurre un divieto unilaterale sulle esportazioni di diesel.

Cosa accadrebbe in caso di blocco all’esportazione

Lo scenario peggiore, quello di un blocco totale delle esportazioni americane, avrebbe conseguenze non da poco per gli automobilisti europei. Senza l’apporto del diesel statunitense, infatti, il mercato continentale rischierebbe di ritrovarsi con un’offerta ancora più ridotta rispetto a quella già compressa dalle tensioni mediorientali, con il concreto pericolo di ulteriori rincari alla pompa proprio mentre i prezzi sono già su livelli record in diversi Paesi. L’America rappresenta infatti circa il 50% delle importazioni del Vecchio Continente.

Non è un caso che i leader del G7 stiano valutando una telefonata nel pomeriggio di oggi per discutere i prossimi passi da compiere su questo fronte. Una partita, insomma, che si gioca tutta sull’equilibrio tra le esigenze interne americane e la tenuta del mercato europeo, con l’autunno che si preannuncia tutt’altro che semplice per chi, da una sponda all’altra dell’Atlantico, deve fare i conti ogni giorno con il prezzo del gasolio.

Tamoil aderisce al price cap, sconti su benzina e diesel fino al 31 ottobre

Il fronte del tetto ai prezzi dei carburanti si allarga ancora. Dopo le prime compagnie ad aver fatto scattare lo sconto alla pompa nelle scorse settimane, anche Tamoil ha deciso di adeguarsi, annunciando l’adozione di una serie di misure pensate per mitigare il costo di benzina e diesel venduti nella propria rete di distributori a marchio.

Una mossa non da poco, considerando il peso della compagnia, controllata dal gruppo internazionale Oilinvest, sul mercato italiano dei carburanti.

Dopo Eni, Ip e Q8

Con l’adesione di Tamoil, diventano così quattro le grandi compagnie che hanno scelto di mettere un limite massimo al prezzo al litro dei propri carburanti. La prima a muoversi era stata Eni, partecipata dal ministero dell’Economia, seguita a stretto giro da Ip e Q8.

Un effetto domino che sembra ormai aver coinvolto quasi tutti i principali player del settore, e che non è escluso possa estendersi ulteriormente nelle prossime settimane. Non è un caso che, proprio nelle ore precedenti all’annuncio di Tamoil, da Palazzo Chigi fossero arrivate indiscrezioni su un dialogo avviato con il governo libico per favorire l’adesione del marchio all’appello sul price cap dei carburanti, segno di quanto il tema sia ormai diventato una priorità anche sul piano istituzionale.

Nel comunicato diffuso dall’azienda si legge che la decisione nasce dall’intento di accogliere gli appelli arrivati dalle istituzioni e dalle associazioni dei consumatori, con l’obiettivo di sostenere concretamente la mobilità dei cittadini attraverso interventi mirati al contenimento dei prezzi.

Fino al 31 ottobre

Come già accaduto per le altre compagnie, anche l’iniziativa targata Tamoil ha una durata limitata nel tempo: lo sconto resterà infatti in vigore fino al 31 ottobre. Al momento, però, l’azienda non ha chiarito nel dettaglio di quanto scenderanno effettivamente i prezzi praticati ai distributori, né se l’intera rete si adeguerà alla misura in maniera uniforme.

Un aspetto che lascia ancora qualche margine di incertezza su quanto gli automobilisti percepiranno davvero questo intervento nel costo finale del pieno.

La compagnia ha comunque tenuto a sottolineare come le misure adottate siano state concepite per generare benefici sia per i consumatori finali sia per la sostenibilità economica delle attività legate alla rete distributiva, un equilibrio non sempre semplice da trovare in un momento di forte pressione sui margini di tutta la filiera.

Superato il 50% delle stazioni italiane

I numeri in gioco sono tutt’altro che contenuti. Tamoil conta circa 1.400 impianti sul territorio nazionale, e con il suo ingresso nel fronte del price cap il totale delle stazioni coinvolte dallo sconto sale a circa 11.200, su un parco complessivo di circa 22 mila distributori attivi in Italia.

Le tre compagnie che avevano aderito in precedenza mettevano insieme circa 9.800 impianti, suddivisi tra i 3.800 di Eni, i 3.400 di Ip e i 2.600 di Q8. Con l’adesione di Tamoil, insomma, si supera per la prima volta la soglia simbolica del 50% della rete nazionale, un traguardo che potrebbe spingere anche altre compagnie minori a muoversi nella stessa direzione, nel timore di perdere quote di mercato rispetto ai colossi del settore.

Tamoil, dal canto suo, ha inquadrato l’iniziativa nel contesto delle condizioni straordinarie determinate dall’attuale situazione internazionale, che continua a pesare sui mercati energetici e sui trasporti, con ripercussioni dirette sul potere di acquisto delle famiglie e sui costi sostenuti dagli operatori economici. Resta ora da capire se, con sempre più stazioni coinvolte, l’effetto complessivo sul prezzo medio alla pompa sarà davvero percepibile dagli automobilisti italiani già nelle prossime settimane.

Bollo auto, l’esenzione è automatica o bisogna fare domanda

Basta possedere un’auto con i requisiti giusti per smettere di pagare il bollo, oppure serve una richiesta agli uffici? Dipende dall’esenzione perché il sistema italiano comprende benefici riconosciuti attraverso gli archivi e agevolazioni che richiedono una pratica. A rendere il quadro più articolato interviene la nuova esenzione temporanea per il 2027 per cui il decreto legge non prescrive una domanda nazionale.

Esenzione bollo auto 2027, cosa prevede il decreto

Il riferimento della novità è il decreto legge 162 del 2026 che introduce un beneficio riferito a un solo veicolo assicurato per persona fisica, con condizioni specifiche per automobili e due ruote. Il testo stabilisce chi ha diritto all’esenzione senza descrivere un procedimento nazionale per richiederla. Mancano un modulo unico, un portale dedicato e un termine entro il quale trasmettere un’istanza. Le istruzioni dell’ente competente servono a conoscere come il beneficio verrà registrato e come saranno gestite le posizioni particolari, soprattutto quando uno stesso contribuente risulta obbligato al pagamento per più mezzi.

Una risposta operativa arriva dalla Regione Toscana che chiarisce come l’articolo 2 non preveda la presentazione di una domanda. Gli automobilisti non devono quindi inviare istanze o documentazione agli uffici regionali per ottenere il beneficio della nuova norma.

In Lombardia, le prime istruzioni prevedono che l’esenzione per il 2027 venga applicata automaticamente, salvo diverse modalità stabilite durante la conversione. Nello stesso documento compare una raccomandazione rivolta a chi utilizza la domiciliazione bancaria: considerato il carattere temporaneo della misura è preferibile mantenere il mandato. Se il beneficio diventasse strutturale, la Regione indica che l’annullamento del mandato sarebbe gestito dal sistema. Per il momento revocare l’addebito non è dunque un adempimento richiesto per ottenere l’esenzione.

Auto fino a 80 kW, requisiti e scelta del veicolo esente

L’automatismo presuppone che i dati consentano di individuare il contribuente e il veicolo agevolabile. Nel caso delle autovetture, il decreto riguarda le persone fisiche soggette al tributo per mezzi alimentati a benzina o gasolio, anche insieme a un’altra fonte di propulsione, con potenza non superiore a 80 kW. comprese le vetture da esattamente 80 kW, mentre superare la soglia esclude da questo specifico beneficio.

Quando allo stesso contribuente fanno capo più auto agevolabili, la scelta del mezzo segue criteri fissati dalla legge. Fra due vetture da 60 e 75 kW, entrambe in possesso dei requisiti, il beneficio riguarda quella da 60 kW. A parità di potenza viene considerata l’auto per la quale sarebbe dovuta la tassa meno elevata. L’uso quotidiano, il valore commerciale o la preferenza del proprietario non modificano l’ordine stabilito.

Per verificare la potenza, il primo riferimento è la voce P.2 del Documento unico o della carta di circolazione. Sulle ibride la potenza complessiva pubblicizzata dal costruttore può essere diversa dal dato utilizzato per il bollo che considera il motore termico. Anche l’alimentazione deve corrispondere a quella omologata: le bifuel possono rientrare nella formulazione della norma mentre le elettriche pure seguono le proprie agevolazioni.

Un’altra distinzione riguarda il contribuente obbligato al pagamento che può essere diverso dalla persona che usa l’auto. Il beneficio può interessare anche leasing e noleggio a lungo termine quando la persona fisica risulta soggetto passivo secondo la normativa vigente. Per le società manca il requisito soggettivo.

Esenzione per moto e ciclomotori

Anche per le due ruote l’esenzione del 2027 resta collegata a una gerarchia. Motocicli e ciclomotori a benzina, anche in combinazione con un’altra fonte di propulsione, possono beneficiare della misura alle condizioni. Il contribuente non deve risultare soggetto al bollo per un’autovettura con potenza pari o inferiore a 80 kW.

Fra più motocicli agevolabili viene individuato quello meno potente; a parità di kW conta la tassa meno elevata. Per più ciclomotori il criterio è la prima immatricolazione più remota. Il limite di un solo mezzo impedisce di sommare esenzioni per auto, moto e scooter.

Auto elettriche, ibride, Gpl e metano: le regole territoriali

Per le auto elettriche il quadro nazionale di base prevede cinque anni di esenzione dalla prima immatricolazione; terminato il periodo, la tassa per le autovetture è pari a un quarto di quella di un corrispondente veicolo a benzina. Cu sono disposizioni territoriali più favorevoli, fra cui l’esenzione senza limiti temporali in Lombardia. Il controllo riguarda alimentazione e data della prima immatricolazione. L’acquisto di un’elettrica usata non fa ripartire il quinquennio.

Una vettura ibrida non dà accesso a una sola disciplina valida per ogni acquisto. Le agevolazioni territoriali possono dipendere dall’anno di immatricolazione, oltre che dalla tecnologia e dagli altri requisiti. In Campania l’esenzione prevista per determinate ibride immatricolate dal 2014 al 2024, dopo l’abrogazione della disposizione per le nuove immatricolazioni successive. Per i veicoli omologati a GPL o metano, la regola è una riduzione della tassa, diversa dall’esenzione completa.

 

Esenzione per disabilità: domanda, requisiti e canali di invio

Accanto alla nuova misura restano le esenzioni già previste per la mobilità delle persone con disabilità. Qui la prima domanda ha la funzione di consentire all’amministrazione di accertare i requisiti e associare il beneficio alla targa prescelta.

Le condizioni rilevanti comprendono specifiche disabilità motorie, psichiche o mentali, cecità e sordità con adattamento del veicolo o indennità di accompagnamento nei casi previsti. Per il quadro ordinario, i limiti sono 2.000 centimetri cubici per benzina e ibride a benzina, 2.800 per diesel e ibride diesel, 150 kW per le elettriche. Il beneficio riguarda un solo veicolo, intestato alla persona con disabilità oppure al familiare del quale sia fiscalmente a carico.

Il canale di presentazione cambia con il territorio. In Piemonte, prime richieste e trasferimenti dell’esenzione per disabilità passano dal servizio telematico dedicato di Tassa Auto Piemonte, con assistenza degli intermediari autorizzati o degli URP secondo le modalità regionali. Per il Veneto è previsto l’invio attraverso il Portale Bollo Auto.

Rinnovo dell’esenzione e trasferimento su un’altra auto

Dopo l’accoglimento, la domanda non va ripetuta ogni anno se permangono le condizioni del beneficio. L’esenzione è valida anche per le annualità successive, con obbligo di comunicare il venir meno dei requisiti. Un limite riguarda i verbali sanitari soggetti a revisione: alla scadenza è richiesta una nuova domanda con il verbale aggiornato, secondo le disposizioni territoriali.

Il cambiamento di auto comporta un passaggio diverso dal rinnovo annuale. Per trasferire l’esenzione per disabilità, servono infatti una nuova domanda per il veicolo sostitutivo e la richiesta di cessazione del beneficio sul precedente, alle condizioni previste. Anche un trasferimento di residenza richiede una verifica con gli uffici competenti, dato il carattere regionale del tributo.

Una FIAT storica ottiene il prestigioso premio Best Of Show

Nell’arco della sua lunga storia produttiva la Casa torinese ha lanciato sul mercato numerosi veicoli iconici, entrati nell’immaginario collettivo per motivi diversi. Dall’affidabilità dei motori alla creatività degli stili, le FIAT hanno accompagnato diverse generazioni di italiani verso l’indipendenza su quattro ruote. Una leggendaria FIAT 1100 Sport Mille Miglia si è aggiudicata il Best of Show 2026 alla quinta edizione del Festival Car, il Concorso Internazionale d’Eleganza riconosciuto FIVA che, nel corso di un weekend entusiasmante, ha movimentato Santena e Revigliasco Torinese.

Una giuria internazionale ha scelto di premiare la vettura piemontese con il riconoscimento più prestigioso dell’evento in relazione all’importanza storica, all’intramontabile fascino racing e all’impeccabile stato di conservazione. La FIAT 1100 Sport Mille Miglia è stata riconosciuta come regina assoluta della manifestazione dopo un confronto con altre 95 vetture appartenenti ai migliori brand al mondo.

Un orgoglio italiano

La vettura nata per affrontare la gara endurance più nota del Belpaese, fu opera dell’ingegno di Dante Giacosa che, al termine del secondo conflitto mondiale, trasse ispirazione dalla 508 C Mille Miglia anteguerra. Le linee aerodinamiche della carrozzeria, dotata di carenatura che copre le ruote posteriori, diedero grandi soddisfazioni nella sfida che partiva da Brescia. Il frontale con una calandra divisa in tre parti contraddistinte conserva ancora oggi un elevato grado di eleganza. La coda è affusolata come le sportive dell’epoca, a conferma del valore storico e collezionistico di un’autentica icona dell’automobilismo internazionale.

Per FIAT si tratta di un riconoscimento rilevante che rinnova il legame con una tradizione che non andrebbe dimenticata. La Casa torinese è tornata ad aggiudicarsi il massimo premio in un concorso internazionale d’eleganza con la medesima vettura che aveva vinto anche la categoria Senior e il premio FIVA. Il Best of Show 2026 ha messo in prima linea l’Heritage Hub Italy al fianco di Alfa Romeo, FIAT, Lancia e Maserati, i quattro brand italiani con cui Stellantis ha supportato la manifestazione in qualità di Main Partner.

Presenza corale

L’industria automobilistica italiana può fregiarsi di una eccellenza stilistica e ingegneristica che i gruppi asiatici possono solo ammirare. Nell’evento erano presenti gioielli unici, come la Lancia Artena del 1931 e la Lancia Aurelia B20 GT del 1951, protagoniste anche della locandina ufficiale del Festival Car 2026 insieme all’Aurelia B24.

Artena e Aurelia B20 GT poi hanno fatto ritorno all’Heritage Hub di Torino, dove sono esposte insieme agli oltre 400 esemplari dei brand del Gruppo custoditi nella storica Officina 81 di Mirafiori. FIAT ha approfittato dell’evento anche per festeggiare i 90 anni della Topolino affiancando la nuova versione sport full electric alla iconica 500 “Topolino”. Un patrimonio tecnico e industriale ha investito il pubblico che ha presenziato al Festival Car 2026. Roberto Giolito, Head of Heritage Hub Italy, era seduto nella giuria internazionale del Concorso, insieme a un nutrito gruppo di designer ed esperti del settore.

Il passato può avere ancora una forte incidenza sull’identità presente dei marchi nostrani. Le vetture del secolo scorso sono espressione tangibile del cambiamento tecnologico, ma sono state costruite con filosofie progettuali che potrebbero trovare spazio anche nell’epoca attuale. La mobilità urbana deve tornare a essere semplice, accessibile e vicina alle esigenze del popolo. Una missione che sta impegnando il Gruppo Stellantis in una nuova era in linea con i valori storici.

In autostrada a 312 km/h ma potrebbe evitare la pena “grazie” all’autovelox

Direttamente dalla Francia arriva un nuovo incredibile caso di violazione dei limiti di velocità in autostrada. Come riportato da Europe 1, il protagonista è un manager svizzero di 48 anni che è stato sorpreso ben oltre i limiti previsti dalla normativa locale mentre viaggiava a bordo della sua Porsche 911 GT3, una supercar in grado di raggiungere prestazioni straordinarie in pista e, naturalmente, anche in autostrada (con tutti i rischi e le violazioni del caso).

Il caso è stato registrato lo scorso 27 settembre, grazie all’intervento della polizia francese nella valle dell’Arve, in Alta Savoia. C’è, però, un dettaglio che rende la questione ancora più sorprendente. Il manager, subito fermato e identificato, deve fare i conti con varie sanzioni, ma i suoi legali potrebbero aver già preparato una difesa destinata a far discutere. L’autovelox che ha rilevato il superamento dei limiti di velocità potrebbe non essere idoneo a misurare velocità molto elevate.

Cosa è successo

Come sottolineato in apertura, la Porsche 911 GT3 del manager svizzero è stata rilevata dalla Polizia francese mentre percorreva un tratto autostradale ben al di sopra dei limiti di velocità. La rilevazione effettuata dall’autovelox è stata di 312 km/h (considerando il margine di tolleranza, agli atti è stata registrata una velocità di 300 km/h). Il conducente deve fare i conti con diverse sanzioni come il ritiro della patente e il sequestro del veicolo. L’uomo dovrà ora comparire davanti a un giudice e rischia una multa fino a 3.750 euro e l’arresto fino a 3 mesi.

La paradossale difesa

L’elevata velocità rilevata dall’autovelox potrebbe diventare un elemento importante per la difesa del manager, fermato con la sua Porsche. Il motivo è tanto semplice quanto paradossale. Alcuni autovelox, infatti, non sarebbero omologati per misurare velocità molto elevate.

Secondo quanto rivelato da Maître Changeur, avvocato specializzato in diritto della circolazione, per il portale Caradisiac, gli autovelox mobili potrebbero essere certificati fino a 250 km/h mentre i modelli più recenti potrebbero arrivare fino a 300 km/h.

Di conseguenza, una violazione oltre questa soglia potrebbe risultare non valida se rilevata da un sistema autovelox non certificato per velocità così elevate. Aver spinto la sua Porsche oltre i 300 km/h, quindi, potrebbe “salvare” il manager i cui legali potrebbero puntare su una difesa legata proprio all’inadeguatezza dell’autovelox.

Si tratta di un cavillo tecnico che potrebbe essere sfruttato come arma difensiva, nonostante la grave violazione commessa. La questione è destinata a tornare d’attualità in futuro. Il conducente fermato, infatti, sarà coinvolto in un procedimento giudiziario che prenderà il via il prossimo mese di febbraio.

Un buco normativo?

Il caso potrebbe trasformarsi in un clamoroso buco normativo e richiedere un intervento da parte delle Autorità per evitare che situazioni analoghe possano ripetersi in futuro. Ricordiamo che il tema dell’omologazione degli autovelox è sempre molto attuale, anche in Italia. Il rischio è che violazioni gravi, come il superamento dei limiti di velocità di decine e decine di chilometri orari, restino impunite.

Ferrari in divieto di sosta, l’epilogo con il carroattrezzi diventa virale

Via Monte Napoleone si trova all’interno della ZTL Area C del Quadrilatero della Moda di Milano, arricchita dai suoi sfarzosi negozi. La via, da sempre centro dello shopping per facoltosi appassionati del fashion, è stata soggetta a restrizioni di traffico e a regole di sosta molto rigide, tra cui dei limiti di tempo per il carico e lo scarico delle merci.

Risulta logico che non è possibile parcheggiare liberamente sulle strisce gialle in via Monte Napoleone o nelle aeree limitrofe. A Milano, come nelle altre città italiane, le strisce gialle sono strettamente riservate ai residenti dotati di apposito contrassegno, ai disabili o alle operazioni di carico/scarico merci. La sosta non autorizzata comporta una multa salata. Una Ferrari F8 Tributo ha richiamato l’attenzione dei fan del Cavallino, ma anche degli agenti che hanno provveduto a rimuoverla.

Sosta vietata

Il proprietario del gioiello modenese aveva parcheggiato sulle strisce gialle senza farsi alcun problema. Nel giro di poco l’operazione di sollevamento sul carroattrezzi ha adunato decine di persone che hanno filmato la scena. In basso vi proponiamo il video del profilo Instagram welcome_to_milano_ che ha generato numerose visualizzazioni e commenti. C’è anche chi sottolinea che l’intervento del carroattrezzi ha causato più caos per la circolazione della supercar stessa lasciata sulle strisce gialle, ma le regole vanno rispettate.

Non è la prima volta che nelle vie del centro di Milano vip, sportivi e collezionisti preferiscono adottare la strategia del parcheggio selvaggio, piuttosto che lasciare l’auto in un parcheggio custodito. Per evitare sanzioni e rimesse forzate, le alternative migliori per la sosta includono parking limitrofi come quello in Piazza Meda, situato in Corso Matteotti, aperto 24 ore su 24 o il parcheggio Matteotti, vicino alla via dello shopping. Persino pagando una sosta giornaliera il costo non si avvicina alla somma del verbale.

Gioiello da pista

La F8 Tributo è tra le vetture più iconiche dell’era recente della Casa modenese. Prodotta sia nella versione berlina che nella variante spider a partire dal 2019 è rimasta in commercio sino al 2023. L’erede della Ferrari 488 GTB venne battezzata F8 per l’architettura motore V8, mentre Tributo fa riferimento al fatto che si trattava dell’ultima evoluzione del propulsore F154, premiato dal 2016 al 2018 per tre anni di fila, come motore internazionale dell’anno, uno dei migliori del nostro secolo.

La firma di Flavio Manzoni, guida del Centro Stile Ferrari, ha condotto a un linguaggio stilistico in linea con la tradizione. La F8 Tributo è impreziosita da soluzioni nate dall’esperienza nella massima categoria del Motorsport, come l’S-Duct nella zona anteriore, un’apertura a forma di S rovesciata sul fondo del bolide per diminuire la pressione dell’aria sotto il muso, tenendola incollata all’asfalto anche alle massime velocità. I gruppi ottici anteriori sono stati perfezionati per risultare più compatti, permettendo l’introduzione di ulteriori prese d’aria per il raffreddamento dei freni.

La Ferrari F8 Tributo vanta lo stesso motore della 488 Pista: un V8 di 90° bi-turbo IHI con una cilindrata di 3902 cm³, capace di erogare 720 CV a 8000 giri/min, una potenza specifica di 185 CV per litro e una coppia massima di 770 Nm a 3250 giri/min. Adotta bielle in titanio di derivazione F1, collettori di aspirazione specifici con fluidodinamica ottimizzata, scarichi e collettori in Inconel e sensori sviluppati per azzerare il turbo lag. Una supercar in grado di scattare da 0 a 100 km/h in 2,9 secondi, da 0 a 200 km/h in 7,8 secondi e di raggiungere una velocità massima di 340 km/h dovrebbe essere apprezzata solo in pista.

Bollo auto, quanto si risparmia con un’auto da 80 kW

Un’auto da 80 kW può far risparmiare più di 200 euro di bollo. In Lombardia, prendendo come riferimento la tariffa annuale 2026 di una vettura Euro 4, Euro 5 o Euro 6, il conto è di 206,40 euro. Per un’auto identica immatricolata ai fini fiscali nel Lazio si arriva a 227,20 euro; in Abruzzo e in Campania a 249,60 euro. Sono importi che il proprietario evita grazie all’esenzione prevista per il 2027.

La novità è contenuta nel decreto legge 162 del 2026. La soglia comprende le vetture da 80 kW esatti e riguarda le persone fisiche soggette al pagamento della tassa per un’auto alimentata a benzina o gasolio, anche insieme a un’altra fonte di propulsione. Occorre poi che il veicolo sia assicurato. Il beneficio spetta per un solo mezzo e si applica ai versamenti il cui termine ordinario cade tra il primo gennaio e il 31 dicembre 2027.

I conti per un’auto Euro 6

Quanto vale l’esenzione? Per una vettura Euro 6 da 80 kW senza altre riduzioni, basta moltiplicare la potenza per la tariffa regionale annuale. In Lombardia il valore è di 2,58 euro per kW: 80 × 2,58 = 206,40 euro. La Toscana applica 2,71 euro, pari a 216,80 euro; nel Lazio, con 2,84 euro per kW, il bollo sale a 227,20 euro. Abruzzo e Campania arrivano a 3,12 euro per kW, dunque 249,60 euro. Anche l’Emilia-Romagna, con la tariffa 2026 di 2,84 euro, porta l’esempio a 227,20 euro.

La differenza tra i due estremi di questi esempi è di 43,20 euro per la stessa potenza e la stessa classe ambientale. Cambiano la Regione e la somma che il contribuente avrebbe pagato. Di conseguenza, il valore economico dell’esenzione.

Da sola la potenza non determina il bollo. Per le vetture a benzina o diesel pesa anche la classe ambientale: a parità di 80 kW, un’auto più vecchia può avere una tassa più alta di una Euro 6. In Lombardia il tariffario 2026 indica 3 euro per kW per le Euro 0. Il conto annuale raggiunge quindi 240 euro, contro i 206,40 euro di una Euro 4, Euro 5 o Euro 6. In Abruzzo la tariffa Euro 0 è di 3,63 euro per kW: per 80 kW si arriva a 290,40 euro.

Il decreto non pone un limite alla classe Euro e non richiede l’acquisto di un’auto nuova. L’accesso alla misura dipende dai requisiti indicati nella norma mentre l’ammontare risparmiato deriva dal bollo che sarebbe stato dovuto per quel veicolo.

Avere 80 kW non è sufficiente

Può rientrare nell’esenzione un’auto a benzina da 80 kW; la stessa soglia vale per una diesel. Il decreto comprende anche le vetture che usano benzina o gasolio in combinazione con un’altra fonte di propulsione: il caso può quindi riguardare un’ibrida oppure un’auto bifuel benzina-Gpl o benzina-metano. Una vettura elettrica non soddisfa invece il requisito relativo all’alimentazione previsto da questa misura. Lo stesso vale per un’auto alimentata soltanto a gas, ferma restando la verifica di agevolazioni già riconosciute da altre norme.

C’è anche il controllo della copertura assicurativa da compiere prima di fare i conti. Il beneficio è riservato alle persone fisiche soggette al bollo. Una società intestataria dell’auto non rientra in questa previsione solo perché il veicolo ha la potenza richiesta. Nel leasing o nel noleggio va individuato chi risulta soggetto passivo della tassa nel caso specifico.

Due auto sotto gli 80 kW? Il risparmio riguarda la meno potente

La regola su un solo veicolo può ridurre il vantaggio atteso da chi possiede più auto idonee. La scelta non è libera: il decreto assegna l’esenzione all’auto con la potenza inferiore. Se le vetture hanno gli stessi kW, il beneficio va a quella per cui, senza agevolazione, sarebbe dovuto il bollo meno elevato.

Si immagini una persona con due auto Euro 6 in Lombardia, una da 70 kW e l’altra da 80 kW, entrambe soggette alla tariffa ordinaria 2026 di 2,58 euro per kW. La prima avrebbe un bollo annuo di 180,60 euro, la seconda di 206,40 euro. Applicando il criterio del decreto, il risparmio dell’esempio sarebbe 180,60 euro: il bollo dell’auto da 80 kW resterebbe da pagare.

La norma guarda alla singola persona fisica tenuta alla tassa, non al numero di veicoli presenti in famiglia. Se le auto fanno capo a soggetti passivi diversi, bisogna verificare separatamente i requisiti di ciascuno. Per chi possiede anche una moto o un ciclomotore a benzina, il decreto stabilisce una disciplina specifica: l’esenzione per questi mezzi può spettare soltanto quando la persona non risulta soggetta al bollo per alcuna autovettura fino a 80 kW.

Una vettura che gode già di un’agevolazione regionale comporta una spesa inferiore e quindi un beneficio economico aggiuntivo più contenuto. Se il bollo è già integralmente azzerato per un’altra esenzione, l’effetto immediato sul portafoglio è zero euro. Un esempio concreto arriva dalla Lombardia: la domiciliazione bancaria dà diritto a una riduzione del 15% sul bollo dovuto. Applicata ai 206,40 euro dell’esempio Euro 6 da 80 kW, porta la tassa a 175,44 euro, oltre alla commissione prevista per l’addebito.

Conta la scadenza del versamento

Non basta che il bollo riguardi alcuni mesi del 2027: è il termine ordinario di pagamento a dover cadere tra il primo gennaio e il 31 dicembre di quell’anno. Un versamento dovuto nel 2026 rimane dovuto anche se copre parte del 2027. Per la stessa ragione l’esenzione non cancella i bolli arretrati relativi a scadenze precedenti.

Nei territori delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome titolari della tassa come tributo proprio, il decreto subordina l’applicazione della misura a un accordo con ciascuna autonomia interessata.

Come sapere quanto si risparmia

Il punto di partenza è la carta di circolazione, o il Documento unico: lì si verificano potenza e caratteristiche del veicolo. Per calcolare l’importo del bollo, gli eventuali decimali dei kW non vengono considerati; la formulazione della nuova esenzione parla di potenza non superiore a 80 kW.

Stabilita la potenza bisogna controllare alimentazione, soggetto tenuto al pagamento, assicurazione, presenza di altre auto idonee e data della scadenza ordinaria. Il decreto non descrive per ora una procedura nazionale di domanda per la nuova esenzione. Per un’unica auto Euro 6 da 80 kW soggetta al bollo ordinario, gli esempi regionali esaminati collocano dunque il possibile risparmio annuo fra 206,40 e 249,60 euro, usando le tariffe 2026. Una Euro 0 può superare quelle cifre; un’auto già agevolata può far risparmiare meno o nulla

Volvo Safety Coach, l’app che premia chi guida in sicurezza

Volvo porta a bordo delle proprie auto Safety Coach, una nuova applicazione capace di analizzare lo stile di guida e suggerire come renderlo più sicuro. Il sistema assegna un punteggio personale sulla base del comportamento al volante e, nei Paesi in cui sono previste specifiche collaborazioni assicurative, può aprire anche alla possibilità di ottenere condizioni più vantaggiose sulla polizza. La tecnologia è stata sviluppata insieme a Cambridge Mobile Telematics e rappresenta un nuovo passo nell’integrazione tra auto connessa, sicurezza e servizi assicurativi.

L’idea alla base di Volvo Safety Coach è relativamente semplice: utilizzare i dati che l’auto è già in grado di raccogliere per aiutare chi guida a comprendere meglio il proprio comportamento sulla strada. L’applicazione prende in considerazione alcuni degli aspetti che caratterizzano maggiormente lo stile di guida quotidiano, come frenate, accelerazioni e modo di affrontare le curve. Queste informazioni vengono elaborate e trasformate in indicazioni che possono essere visualizzate direttamente sullo schermo del sistema di infotainment della Volvo e attraverso l’app Volvo Cars installata sullo smartphone.

Non si tratta quindi soltanto di una sorta di pagella ricevuta al termine del viaggio, l’obiettivo è fornire indicazioni concrete che permettano di individuare comportamenti migliorabili e, nel tempo, adottare uno stile di guida più regolare. Il sistema assegna inoltre un Safety Coach Score, un punteggio dinamico e personale che cambia in funzione del comportamento registrato durante gli spostamenti.

Safety Coach analizza come viene guidata l’auto

Il Safety Coach Score è uno degli elementi centrali del servizio. Volvo vuole utilizzarlo non tanto per giudicare chi si trova al volante, quanto per rendere immediatamente comprensibile l’evoluzione delle proprie abitudini di guida. Una frenata brusca, accelerazioni frequenti o una guida poco fluida possono influire sul risultato, mentre un comportamento più regolare contribuisce progressivamente a migliorarlo. Le indicazioni vengono costruite utilizzando anche le conoscenze accumulate da Volvo attraverso decenni di studi sugli incidenti e sulla sicurezza reale.

Secondo la Casa svedese, uno dei fattori che può aumentare il rischio sulla strada è l’imprevedibilità. Una manovra improvvisa può infatti mettere in difficoltà non soltanto chi guida l’auto, ma anche gli altri veicoli, i ciclisti e i pedoni. Per questo Safety Coach cerca di favorire una guida più uniforme e facilmente interpretabile dagli altri, trasformando l’esperienza accumulata dal costruttore in piccoli suggerimenti utilizzabili ogni giorno.

Volvo Safety Coach funziona con Volvo Cars App

Ufficio Stampa Volvo

Le informazioni vengono elaborate e trasformate attraverso l’app Volvo Cars

La novità più interessante riguarda però il rapporto tra Safety Coach e le assicurazioni. Il punteggio ottenuto dall’app potrà infatti essere utilizzato, su base volontaria e nei mercati coinvolti, per accedere a offerte assicurative basate sull’effettivo stile di guida. Il debutto del servizio interessa inizialmente Svezia e Norvegia. In questi due Paesi Volvo ha previsto una collaborazione con Volvia, compagnia assicurativa storicamente legata al marchio.

Chi decide di condividere i dati raccolti dall’auto potrà accedere a un’offerta assicurativa basata sull’utilizzo e sul comportamento al volante. In sostanza, una guida considerata più sicura può creare le condizioni per ottenere vantaggi sul costo della polizza. Non significa però che Safety Coach determini automaticamente uno sconto sull’assicurazione. Le condizioni dipendono dalle formule proposte dalle compagnie coinvolte, dal mercato e dalle caratteristiche della polizza. La direzione è comunque chiara: i dati prodotti dalle auto connesse possono essere utilizzati per creare assicurazioni sempre più personalizzate.

La telematica entra direttamente nell’auto

Safety Coach è stata sviluppata insieme a Cambridge Mobile Telematics, azienda specializzata in telematica e intelligenza artificiale applicate alla mobilità e l’algoritmo di CMT viene utilizzato per elaborare i dati e creare il Safety Coach Score. Una delle differenze rispetto alle tradizionali assicurazioni telematiche è che l’infrastruttura è integrata direttamente nell’ecosistema digitale della vettura.

In molti casi le polizze basate sullo stile di guida richiedono infatti l’installazione di una scatola telematica o di un altro dispositivo, con Safety Coach, invece, le informazioni possono essere raccolte utilizzando le tecnologie già presenti sulle Volvo compatibili. Questo consente anche di trasformare l’infotainment in qualcosa di più di un sistema per navigazione, musica e applicazioni. Lo schermo dell’auto diventa uno strumento attraverso il quale ricevere informazioni sul proprio comportamento al volante.

Safety Coach e le assicurazioni

Ufficio Stampa Volvo

La novità più interessante riguarda il rapporto tra Safety Coach e le assicurazioni

Il collegamento tra stile di guida e assicurazione apre inevitabilmente anche la questione della privacy, Volvo ha quindi scelto un sistema basato sul consenso. Safety Coach è un servizio opzionale e chi possiede una Volvo compatibile deve prima decidere se attivarlo, poi una seconda autorizzazione separata è invece necessaria nel caso in cui si vogliano condividere i dati con una compagnia assicurativa affiliata per accedere a eventuali polizze basate sull’utilizzo. È quindi possibile sfruttare Safety Coach per analizzare il proprio stile di guida senza necessariamente trasmettere le informazioni alla compagnia assicurativa. La distinzione è importante perché la crescente quantità di dati prodotta dalle auto connesse rende sempre più centrale il tema della gestione delle informazioni personali. Volvo sottolinea proprio trasparenza e controllo da parte del proprietario come elementi fondamentali del progetto.

Su quali Volvo arriva Safety Coach

Il servizio è destinato a numerosi modelli relativamente recenti della Casa svedese. Volvo ha indicato come compatibili diverse auto equipaggiate con il sistema di infotainment basato su Google a partire dal Model Year 2020. La lista comprende XC40, EX40, EC40, S60, V60, XC60, EX60, XC90, V90, EX90 ed ES90, anche se la disponibilità effettiva può comunque variare in funzione del modello e del mercato. La prima fase riguarda Svezia e Norvegia, mentre successivamente Safety Coach verrà estesa agli Stati Uniti e ad altri Paesi europei. Volvo ha anticipato che anche nelle nuove aree geografiche potranno essere introdotte formule assicurative collegate al servizio. Al momento non è stata indicata una data precisa per l’arrivo dell’app in Italia.

Safety Coach mostra una delle possibili evoluzioni dell’auto connessa. I sensori e i dati prodotti dalla vettura non servono più soltanto a far funzionare gli ADAS, controllare lo stato dei componenti oppure migliorare la navigazione. Possono diventare anche uno strumento capace di modificare le abitudini al volante. La differenza rispetto a un sistema di sicurezza tradizionale è proprio questa: Safety Coach non interviene soltanto quando si verifica una situazione pericolosa, ma cerca di lavorare prima, sul comportamento quotidiano.

Per Volvo si tratta di una naturale estensione della propria filosofia legata alla sicurezza. Dopo cinture, sistemi di assistenza alla guida e tecnologie di prevenzione degli incidenti, il prossimo passo potrebbe essere quello di coinvolgere maggiormente chi guida. La prospettiva di spendere meno per l’assicurazione aggiunge infine un incentivo molto concreto. Se l’esperimento funzionerà e verrà esteso su larga scala, guidare in maniera più fluida potrebbe non significare soltanto ridurre il rischio di incidente, ma anche alleggerire il costo annuale dell’auto.

Crescono gli ordini di auto elettriche, Renault torna ad assumere

Il settore delle auto elettriche sta crescendo in Europa, con immatricolazioni che nettamente superiori allo scorso anno. Il merito non è solo dei brand cinesi. Anche Case storiche, che da anni operano sul mercato europeo, stanno raccogliendo buoni risultati.

La conferma arriva da Renault che sta iniziando ad assumere nuovi operai per poter incrementare la produzione delle sue vetture a zero emissioni. La notizia è molto interessante e premia la scelta dell’azienda che ha concentrato la produzione di vari modelli in un unico impianto.

Una crescita importante

Come riportato da Europe 1, Renault ha ripreso le assunzioni nel suo stabilimento di Douai in modo da poter riprendere la produzione, dopo il break estivo, seguendo lo schema 3×8 ovvero 3 turni da 8 ore di lavoro.

Una soluzione di questo tipo consente di massimizzare la produttività dello stabilimento e, nello stesso tempo, soddisfare l’elevata domanda di modelli in arrivo dal mercato. Per adottare questo schema, lo stabilimento ha assunto circa 350 lavoratori.

Per ora, si tratta di assunzioni a tempo determinato e mirate a coprire una temporanea crescita della produzione. La Casa, chiaramente, ha l’obiettivo di rendere stabile il nuovo schema produttivo, sfruttando al massimo il suo stabilimento.

Dalle informazioni disponibili, basate sulle dichiarazioni di Fabien Gloaguen, rappresentante del sindacato Force Ouvrière, il turno notturno servirà a incrementare in modo significativo la quota di produzione giornaliera con l’obiettivo di arrivare (nel medio termine) a 1.200 veicoli al giorno.

Potenzialmente, inoltre, lo stabilimento potrebbe essere ulteriormente potenziato. Un eventuale picco di richieste, infatti, permetterebbe all’azienda di incrementare ulteriormente le attività produttive (magari con il ricorso a nuovi addetti).

Una strategia vincente

Il successo delle attività di Renault a Douai è legato a doppio filo a una precisa strategia adottata dall’azienda francese. Lo stabilimento, infatti, è stato scelto come base produttiva per diversi modelli elettrici, in modo da condividere piattaforme e componenti e adeguare le attività di assemblaggio in base alle richieste del mercato.

Questo sistema consente di aumentare la produzione di un modello, in caso di picco di richieste, sfruttando al meglio gli impianti. Attualmente, dalle linee di Douai escono la Renault 5 oltre che le Renault Scenic e Mégane elettriche, ma anche la Nissan Micra, l’Alpine A290 e la Mitsubishi Eclipse Cross BEV.

In futuro, questo sistema potrebbe essere ulteriormente potenziato, con la produzione di altri modelli nello stesso stabilimento, destinato a diventare un vero e proprio punto di riferimento per le attività della Casa francese sul mercato europeo. Ulteriori dettagli in tal senso potrebbero arrivare a breve.

Il mercato vuole le auto a zero emissioni?

I dati sulle immatricolazioni in Europa confermano la crescente richiesta di auto elettriche da parte del mercato. Le auto a zero emissioni, infatti, continuano la loro crescita e registrano un eccellente +38,8% su base annua, considerando il periodo compreso tra gennaio e agosto. Grazie a questa crescita, ben superiore al +5,8% del mercato, la quota delle elettriche in Europa è ora superiore al 23%.

Una barriera marina fatta da due milioni di pneumatici, trasformata in disastro

Prendere migliaia di pneumatici usati, destinati altrimenti a occupare spazio nelle discariche, e trasformarli in una nuova casa per i pesci. Al largo della Florida, a circa 20 metri di profondità, questa idea si è trasformata in un progetto negli anni Settanta. 

Oggi, però, quella stessa area è al centro di una delle operazioni di bonifica marina più lunghe e complesse mai condotte, con i sommozzatori ancora impegnati a recuperare dal fondale ciò che doveva salvare l’ambiente e che invece ha finito per danneggiarlo.

Il progetto degli anni 70

Tutto ha origine dall’Osborne Reef, un’iniziativa nata con l’obiettivo di risolvere due problemi contemporaneamente: smaltire una grande quantità di gomme usate e creare al tempo stesso nuovi spazi dove la fauna marina potesse trovare riparo. Tra il 1972 e il 1973, nelle principali operazioni documentate, vennero calati in mare al largo della contea di Broward almeno 240 mila pneumatici, sistemati vicino ad alcune formazioni naturali.

Il numero complessivo, però, sarebbe molto più alto: secondo le stime del Florida Department of Environmental Protection, nell’area potrebbero essere stati scaricati tra uno e due milioni di copertoni. Un’operazione imponente, pensata come esempio virtuoso di economia circolare ante litteram, che negli anni successivi avrebbe però mostrato tutti i suoi limiti.

La deriva nei primi anni duemila

Il problema è emerso col passare del tempo, quando le fascette metalliche che tenevano assieme i pneumatici hanno iniziato a corrodersi e a rompersi. Liberati dai vincoli, i copertoni hanno cominciato a muoversi sul fondale, spinti da correnti, tempeste e uragani che nel corso dei decenni non sono certo mancati in quella zona dell’Atlantico.

Molte gomme sono arrivate a contatto con le barriere coralline naturali, rotolando e danneggiando i coralli invece di proteggerli come previsto in origine. Di fronte a questa deriva, le autorità della Florida hanno dovuto ammettere che la struttura artificiale non era affatto adatta a restare in mare, avviando così, nei primi anni Duemila, una lunga e complessa opera di rimozione.

Un’inversione di rotta totale rispetto al progetto iniziale, che da soluzione ambientale si era trasformato in una fonte concreta di inquinamento e rischio per l’ecosistema marino.

Come rimediare al disastro

Il lavoro di bonifica prosegue ancora oggi, decenni dopo l’inizio delle operazioni. I dati ufficiali della Florida indicano che entro il 2025 erano già stati recuperati più di mezzo milione di pneumatici, grazie a squadre di sommozzatori che continuano a raccogliere le gomme dal fondale una alla volta.

Anche nel 2026 il lavoro non si è fermato: un contratto statale prevede il recupero dei copertoni ancora presenti nell’area dell’Osborne Reef, comprese le zone più complicate dove le gomme sono entrate in contatto con il fondale roccioso.

A complicare ulteriormente le operazioni c’è un dettaglio non da poco: su molti pneumatici, nel corso dei decenni, sono cresciuti veri e propri coralli. Prima di poterli rimuovere, i ricercatori devono quindi staccare con cura queste colonie e trasferirle sulle barriere naturali circostanti, un’operazione delicata che ha già permesso di ripiantare centinaia di coralli recuperati proprio dai vecchi copertoni.

Quello che dagli anni Settanta avrebbe dovuto essere un habitat marino innovativo si è così trasformato in un cantiere di bonifica lungo mezzo secolo, con ancora migliaia di pneumatici da riportare in superficie prima che l’Osborne Reef possa dirsi davvero risanato.

Caro carburanti, autotrasportatori in ginocchio: ma forse una soluzione c’è

Il rincaro dei carburanti è diventato un problema strutturale che sta mettendo a dura prova un intero settore produttivo, quello dell’autotrasporto, con ripercussioni destinate a farsi sentire su tutta la filiera economica del Paese.

Il progressivo taglio dello sconto sulle accise deciso dal governo, che accompagnerà gli automobilisti fino al 5 ottobre, sta pesando come un macigno sulle imprese di trasporto merci, con un aggravio complessivo per i consumatori stimato in circa 1,1 miliardi di euro al mese. E se per le famiglie il problema significa rinunciare a delle possibilità, per chi vive di trasporti significa mettere a rischio la sopravvivenza dell’azienda.

Trasporti, famiglie, imprese: una reazione a catena

Il caro gasolio non colpisce solo chi guida un tir. Il costo del carburante finisce inevitabilmente per riversarsi lungo tutta la catena logistica, incidendo sul prezzo finale di beni e servizi che arrivano nelle case degli italiani. In Veneto, per fare un esempio concreto, l’Ufficio studi della CGIA di Mestre ha calcolato che i rincari colpiscono in prima linea quasi 29 mila imprese, tra agenti di commercio, realtà dell’autotrasporto merci e tassisti.

Non è un caso isolato: da nord a sud, associazioni di categoria come Trasportounito e Confartigianato Trasporti denunciano una situazione ormai insostenibile, con i costi del diesel che secondo alcune stime possono tradursi in centinaia di euro in più a settimana per un singolo camion. Un peso che molte aziende, già abituate a lavorare con margini ridottissimi, faticano semplicemente ad assorbire.

I limiti del credito d’imposta e la carenza di liquidità

Il governo ha messo in campo un credito d’imposta pensato per compensare fino al 70% della maggiore spesa sostenuta sul gasolio tra marzo e agosto, riservato alle imprese con veicoli Euro V ed Euro VI iscritte al Registro Elettronico Nazionale. Sulla carta una misura importante, che vale complessivamente centinaia di milioni di euro.

Nella pratica, però, molte aziende lamentano tempi troppo lunghi tra la richiesta e l’effettivo incasso del ristoro, mentre la liquidità continua a prosciugarsi giorno dopo giorno. C’è poi un problema di platea: circa il 40% delle imprese italiane di autotrasporto utilizza veicoli sotto le 7,5 tonnellate o comunque non rientranti nelle classi ecologiche ammesse, restando così completamente escluso dalle compensazioni previste.

Le associazioni di categoria chiedono da tempo un meccanismo diverso, capace di adeguare automaticamente e in tempi rapidi il prezzo del trasporto alle variazioni del costo del gasolio, senza dover aspettare ristori che arrivano mesi dopo, quando il danno è già fatto.

L’ipotesi dei camion elettrici

In questo scenario complicato, c’è chi guarda a una strada diversa per uscire dalla morsa del prezzo del petrolio. Secondo un’analisi di Transport & Environment, con il diesel stabilmente sopra i due euro al litro, un camion elettrico potrebbe garantire un vantaggio sui costi energetici fino a diverse centinaia di euro al mese rispetto a un tradizionale mezzo diesel, un divario che in alcuni mercati europei arriverebbe addirittura oltre i 1.700 euro mensili.

Anche altre ricerche, come quella condotta da Motus-E sul total cost of ownership, confermano che furgoni e autobus elettrici possono già oggi risultare più convenienti dei diesel nell’arco di pochi anni di utilizzo, grazie a costi di manutenzione e rifornimento decisamente più contenuti. Il discorso resta invece più complesso per i mezzi pesanti destinati alle lunghe percorrenze, dove il maggior costo d’acquisto non è ancora del tutto compensato dai risparmi operativi.

La strada verso l’elettrificazione dell’autotrasporto, insomma, appare tracciata, ma perché possa davvero rappresentare una soluzione concreta servirà tempo, infrastrutture di ricarica adeguate e, soprattutto, un sostegno pubblico capace di accompagnare la transizione senza lasciare indietro le imprese più in difficoltà proprio ora.

Alfa Romeo CuoreRosso, un primo sguardo al nuovo concept del Biscione

Alfa Romeo non smette di far parlare di sé nell’attesa del Salone di Parigi, e questa volta lo fa con un nome che profuma già di passione: CuoreRosso. La Casa di Arese ha scelto proprio questo appellativo per battezzare la concept car che debutterà al prossimo Mondial de l’Auto, l’annuncio è arrivato prima con un teaser su Instagram e poi confermato ufficialmente tramite comunicato stampa. Un modo tutto Alfa di alimentare l’attesa: pochi indizi, tanta suggestione, e un video che lascia più domande che risposte.

Svelato il nome

Il nome CuoreRosso non è arrivato per caso, né è stato deciso a tavolino soltanto dai vertici del marchio. Il Biscione ha infatti coinvolto direttamente gli appassionati in un sondaggio, e CuoreRosso è risultato il secondo nome più votato dai lettori, subito dopo “Battito”. Una scelta che racconta lo spirito con cui Alfa Romeo sta costruendo l’attesa attorno a questo progetto: un dialogo continuo con il pubblico, fatto di teaser, sondaggi e piccoli indizi lasciati cadere uno alla volta nelle settimane precedenti al debutto vero e proprio.

Il video anticipa poco

Il nuovo teaser prosegue sulla stessa linea di quelli già mostrati in precedenza: pochi secondi, grafiche che si sovrappongono creando un continuo gioco di vedo-non-vedo, e qualche dettaglio estetico che emerge appena prima di sparire di nuovo. Tra gli elementi che si riescono a intravedere ci sono i fari, composti da diversi punti luce a Led integrati in una struttura realizzata in fibra di carbonio, mentre sul frontale lo storico scudetto Alfa Romeo potrebbe nascondere un logo retroilluminato, un dettaglio che darebbe ulteriore carattere al frontale della vettura.

Non manca poi un fotogramma che lascia intuire più di quanto dica esplicitamente: nella parte iniziale del filmato si scorge infatti una silhouette impegnata in un traverso, elemento che suggerisce una configurazione a trazione posteriore. Le proporzioni intraviste, inoltre, fanno pensare a una vettura con motore centrale, quasi un’erede spirituale ideale della mitica Alfa Romeo 4C, la piccola sportiva che ha fatto sognare generazioni di appassionati del Biscione.

In arrivo a Parigi

Il debutto ufficiale di CuoreRosso è fissato al Salone di Parigi, l’appuntamento che negli ultimi mesi sta diventando sempre più centrale nelle strategie di comunicazione di Alfa Romeo. Resta però un interrogativo di fondo: un modello con queste caratteristiche, sportivo, compatto e potenzialmente a motore centrale, non risulta al momento inserito nel piano industriale ufficiale della Casa di Arese.

Una possibile spiegazione arriva dal progetto Fuoriserie, un filone speciale che potrebbe affiancarsi alla futura gamma di modelli di segmento D, gli eredi di Giulia e Stelvio, oltre alle prossime evoluzioni che comprenderanno la nuova generazione della Tonale, attesa entro la fine del prossimo anno, e una hatchback pensata per raccogliere l’eredità di Giulietta e 147.

Se davvero CuoreRosso dovesse rappresentare l’apripista di questa linea più esclusiva, si tratterebbe di una notizia particolarmente interessante per tutti gli appassionati del marchio, che da tempo aspettano un ritorno dell’Alfa Romeo più pura e sportiva, lontana dai crossover e più vicina allo spirito che ha reso celebre il Biscione nel mondo.

Nel frattempo, non resta che aspettare le prossime settimane, quando i teaser lasceranno finalmente spazio alla vettura reale, svelata in tutta la sua interezza sotto le luci del salone francese.