Cina, cambiano le regole sui richiami auto: nuovi obblighi per le Case

Un problema trovato in casa non potrà più restare chiuso in un cassetto. La Cina ha avviato una campagna della durata di un anno per controllare la qualità delle automobili vendute nel Paese e impone ai costruttori di segnalare i difetti emersi durante le verifiche interne. Se qualcosa non va, l’azienda dovrà presentare rapidamente un piano alle autorità e procedere al richiamo spontaneo dei veicoli coinvolti.

Le Case dovranno denunciare i difetti scoperti

La stretta arriva pochi giorni dopo il richiamo più grande mai organizzato sul mercato cinese. Tesla e otto produttori locali di auto elettriche hanno annunciato interventi su circa 4,3 milioni di vetture per possibili problemi ai sistemi di apertura d’emergenza delle portiere. In caso di incidente o interruzione dell’alimentazione, trovare e azionare il comando meccanico poteva diventare molto più complicato del previsto.

Le Case automobilistiche dovranno passare al setaccio il lavoro svolto nei propri stabilimenti e quello dei fornitori principali. Sotto esame finiranno la qualità dei prodotti, l’affidabilità nel tempo e i test compiuti prima di introdurre una nuova tecnologia. Entro la fine del 2026 ogni azienda dovrà consegnare una relazione alle autorità locali, assumendosi la responsabilità di ciò che avrà trovato, oppure scelto di non vedere.

Nel mirino finiscono soprattutto i sistemi di assistenza alla guida e le funzioni autonome. Le autorità controlleranno se sono stati provati a sufficienza e se la pubblicità racconta con precisione che cosa possono fare, evitando di trasformare un aiuto al conducente in un pilota automatico soltanto a parole. Anche un aggiornamento inviato da remoto dovrà lasciare tracce sufficienti per capire che cosa sia successo in caso di incidente, con una maggiore attenzione alla protezione dei dati e agli attacchi informatici.

Controlli sui sistemi di assistenza alla guida

Da anni in Cina le Case si sfidano a colpi di sconti e ogni nuovo modello deve arrivare prima di quello rivale. A furia di correre, però, qualche prova rischia di rimanere indietro. L’Associazione cinese dei costruttori ha messo il problema nero su bianco e parla di “concorrenza irrazionale”, capace di rendere meno uniforme la produzione e portare le conseguenze fino alla sicurezza delle auto.

A coordinare l’operazione sarà l’autorità di vigilanza del mercato insieme ai ministeri dell’Industria, della Pubblica sicurezza e dell’Ambiente. Gli uffici locali non dovranno limitarsi a raccogliere le relazioni inviate dai costruttori, ma saranno chiamati a controllare che le tecnologie più recenti abbiano superato verifiche serie prima dell’arrivo sul mercato. Fidarsi va bene, sembra dire Pechino, però stavolta qualcuno controllerà i compiti.

Di solito ci si accorge di un difetto quando i clienti cominciano a protestare o, peggio, dopo un incidente. Le Case dovranno insomma andarsi a cercare i guai da sole, invece di aspettare che siano i clienti a bussare alla porta. E non parliamo di casi minuscoli: il problema delle aperture d’emergenza ha fatto partire un richiamo da 4,3 milioni di veicoli. La prova del nove riguarderà le verifiche interne e la capacità degli uffici di controllarle a fondo. Oltre a spegnere l’incendio del momento, la Cina pensa di spostare il confronto tra i costruttori dal prezzo alla qualità nel tempo.

India, benzina contaminata: imposto lo stop alla vendita

Mentre gli automobilisti italiani devono fare i conti con il caro carburante, in India è appena scattata una nuova crisi. Nel Paese, infatti, sono stati riscontrati numerosi casi di benzina contaminata da cloruri. Il problema, che riguarda il carburante E20,  sembra avere una portata molto rilevante e, di conseguenza, è arrivato lo stop alla vendita da parte del Governo indiano. Si tratta di un tema molto importante, anche per quanto riguarda la transizione energetica.

Cosa sta succedendo

Una segnalazione da parte della Society of Indian Automobile Manufacturers (Siam) inviata al Ministero del petrolio e del gas naturale ha dato il via a una serie di controlli su larga scala per verificare i rischi legati alla contaminazione della benzina E20. Tutto ruota intorno al ritrovamento di livelli elevati di cloruri nei campioni di carburante analizzati.

Come misura cautelativa, il Governo indiano ha bloccato le vendite di questa benzina in 2.573 distributori su 84.687 stazioni di servizio controllate. L’intervento è arrivato nonostante la Siam abbia ritirato la segnalazione, affermando di aver bisogno di ulteriori verifiche sui dati per poter affrontare al meglio la questione.

Il caso, diventato di dominio pubblico, ha spinto il Governo a intervenire ugualmente, arrivando a definire uno stop temporaneo alla vendita di carburante su larga scala, con l’obiettivo di massimizzare la sicurezza in attesa dei test più approfonditi.

Da segnalare che il Ministero ha imposto test di infiltrazione d’acqua nei serbatoi interrati da 8 a 12 volte al giorno, una procedura rigorosa già in atto presso 88.995 punti vendita. Nel corso delle analisi, è stata data priorità alle stazioni di servizio meno recenti, maggiormente esposte ai rischi.

In aggiunta, le compagnie petrolifere che operano in India hanno effettuato controlli sulle autocisterne che trasportano etanolo. L’obiettivo è stato quello di individuare la presenza di tracce di zolfo e cloruri. L’analisi si è estesa anche ai vari serbatoi di stoccaggio (per quanto riguarda i cloruri).

Il provvedimento di chiusura degli impianti riguarda le seguenti reti di distribuzione:

  • Indian Oil Corporation (IOCL), con 1.257 distributori;
  • Hindustan Petroleum (HPCL), con 915 distributori;
  • Bharat Petroleum (BPCL), con 401 distributori.

Maggiori dettagli in merito arriveranno, senza dubbio, nel corso delle prossime settimane, con il Governo che è impegnato attivamente nelle procedure di verifica sui carburanti disponibili.

Una questione nazionale

Come chiarito da Autocar Professional, che ha seguito la questione con un’analisi dettagliata, il problema è molto rilevante per l’India ed è legato anche alla transizione energetica. Il carburante E20, infatti, è costituito da benzina miscelata con il 20% di etanolo e la sua adozione è stata accelerata rispetto alle tempistiche previste. La E20 è l’unica alternativa alla precedente E10.

L’India è un Paese che deve fare i conti con l’impatto dell’inquinamento e con la necessità di completare, in tempi rapidi, la transizione energetica, verso l’adozione di carburanti caratterizzati da un minore impatto ambientale. La contaminazione della E20 rappresenta, quindi, un tema di grandissima attualità e che può avere un impatto significativo sul futuro del settore dei trasporti locali.

Lotus passa ai cinesi di Geely, è un punto di svolta per il brand

Novità importanti in casa Lotus, brand iconico che sta lavorando a un ambizioso programma di crescita, con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento del segmento delle auto di lusso nel corso dei prossimi anni.

Come annunciato questa settimana, infatti, Lotus Tech ha completato l’acquisizione del 100% del capitale azionario di Lotus UK a seguito dell’esercizio delle opzioni put da parte di Geely ed Etika.

L’operazione, che arriva in un periodo di profondi cambiamenti per il marchio britannico, può essere considerata anche come un nuovo inizio, che getta le basi di partenza per un futuro molto ambizioso. Andiamo ad analizzare i dettagli dell’acquisizione.

Cosa cambia

Per effetto della nuova operazione, Lotus diventa un’unica azienda globale con una struttura che include l’iconica ingegneria automobilistica britannica, le capacità produttive e le tecnologie di nuova generazione per veicoli intelligenti di Lotus.

Si tratta di un passaggio fondamentale della strategia Focus 2030, programma che prevede anche l’arrivo di una supercar ad alte prestazioni. Nel comunicato si legge che l’integrazione di Lotus UK porterà a una semplificazione della governance e a un potenziamento delle sinergie operative oltre a un’accelerazione dell’integrazione ingegneristica e tecnologica per i veicoli ad alte prestazioni di nuova generazione.

Per Geely si tratta di una mossa strategica importante, con l’azienda cinese che rafforza il suo controllo su Lotus, raccogliendo tutte le attività collegate al brand in un’unica struttura e gettando le basi giuste per crescere nel segmento premium del mercato.

Per il marchio Lotus, invece, l’annuncio rappresenta un vero e proprio punto di svolta, che arriva dopo anni di instabilità, passaggi di proprietà e tentativi di rilancio, spesso conclusi in modo negativo. L’arrivo di Geely nel 2017 ha avviato un programma di trasformazione, che continua ancora oggi e che per il futuro potrà avere degli effetti ancora più significativi.

L’annuncio in merito alla conclusione dell’operazione è arrivato a distanza di poco più di un anno dalle indiscrezioni che anticipavano un possibile addio al Regno Unito da parte della Casa britannica che, nel luglio dello scorso anno, si trovò costretta a smentire categoricamente lo scenario, molto realistico considerando lo stato di incertezza per il futuro del brand, nonostante il lancio di nuovi modelli come la nuova Emira.

Ricordiamo che Geely punta a crescere in Europa e in Italia, con un programma ambizioso che prevede l’espansione in diversi segmenti di mercato. Il marchio Lotus ricoprirà un ruolo molto importante per la crescita nel mercato delle auto di lusso, in grado di offrire profitti elevati.

Il commento dell’azienda

Qingfeng Feng, Amministratore Delegato di Lotus Tech, ha dichiarato:

“Lotus è un unico marchio e un’unica strategia, e da oggi è un’unica azienda. Tutto ciò che rende Lotus una Lotus – l’ingegneria, la passione, la disciplina – ora risiede in un’unica organizzazione. Questo unifica il marchio, aumentando la nostra competitività globale e accelerando lo sviluppo dei prodotti e la velocità di immissione sul mercato. Si tratta di un passo importante per promuovere la nostra strategia Focus 2030 e per intraprendere il prossimo capitolo della rivitalizzazione globale di Lotus.”

Controesodo di fine agosto, autostrade a rischio code

È arrivato il momento di tornare a casa. Con un po’ di nostalgia fai le valigie e ti prepari a salire in macchina in quest’ultimo fine settimana di agosto. Se puoi, scegli accuratamente il momento ideale per rimetterti in viaggio perché il calendario non promette nulla di buono nelle prossime ore. Tra venerdì 28 e domenica 30 agosto Anas prevede oltre 25 milioni di spostamenti sulla propria rete, concentrati sulle strade percorse da chi lascia mare e montagna per tornare verso le città.

Controesodo: quando conviene partire

La prima domanda è sempre quella: quando conviene partire? Venerdì mattina offre qualche possibilità in più, dopodiché la situazione cambia, in peggio. Nel pomeriggio scatta il bollino rosso e ai vacanzieri di ritorno vanno sommati tutti coloro che si mettono in viaggio, pronti a trascorrere le prossime ore fuori casa. Insomma, se hai già preparato tutto la sera prima, rimandare la partenza al termine della giornata lavorativa sembra un pessimo affare.

Sabato la musica peggiora fin dalle prime ore. Il bollino rosso riguarda la mattinata e diventa giallo nel pomeriggio, dunque l’idea di partire presto non sarà poi così originale. Magari eviti il caldo, ma rischi di trovare il casello già affollato e la prima coda quando il caffè deve ancora fare effetto. In serata dovrebbe andare meglio, anche se basta un incidente per mandare all’aria qualsiasi previsione.

Domenica 30 agosto avverrà il contrario. Al mattino il traffico viene indicato in giallo, mentre nel pomeriggio passerà al rosso per il rientro di chi ha tirato le vacanze fino all’ultimo. Il copione è facile da immaginare: pranzo, valigie, ultimi saluti e partenza insieme a buona parte dei vicini di ombrellone. Qualcuno rimanderà tutto a lunedì, giornata comunque delicata soprattutto nelle prime ore.

Le autostrade a maggiore rischio di code

A prendersi buona parte del traffico saranno ancora una volta l’A1 Milano-Napoli e l’A14 Bologna-Taranto, soprattutto nei nodi di Bologna e Firenze. Occhi aperti anche sull’A4, sull’A30 e sulle strade che riportano dalle coste adriatica e tirrenica verso l’interno. Più a sud entreranno in gioco l’A2 Autostrada del Mediterraneo, la statale 106 Jonica e i collegamenti siciliani e sardi, dove gli sbarchi dai traghetti possono riversare molte auto sulla rete nel giro di pochi minuti.

Almeno una parte dei cantieri si toglierà di mezzo. Fino al 7 settembre Anas ne ha chiusi o sospesi 1.175, pari all’83% dei 1.414 presenti sulla propria rete. Gli altri rimarranno al loro posto perché non possono essere interrotti e potrebbero aggiungere qualche coda a quelle già previste, meglio quindi controllare il percorso poco prima di uscire, invece di scoprire i lavori quando davanti al parabrezza compare una fila di luci rosse.

Nel fine settimana si fermerà anche una parte dei camion. Il divieto riguarda i veicoli adibiti al trasporto di merci con massa superiore a 7,5 tonnellate e scatterà sabato dalle 8 alle 16, per poi tornare domenica dalle 7 alle 22, fatte salve le deroghe previste. Meno tir non significa però autostrade vuote. Prima di partire conviene controllare la situazione in tempo reale e fare il pieno, perché nelle ore peggiori anche le aree di servizio rischiano di riempirsi e se il navigatore propone una scorciatoia, occhio: probabilmente la sta consigliando nello stesso momento a molti altri automobilisti.

Bagagli sul tetto dell’auto: limiti di peso, regole di fissaggio e rischi per chi esagera

Quanti chilogrammi si possono caricare sul tetto di un’auto? Il Codice della Strada non fissa la stessa portata per ogni modello. Il limite nasce dall’incrocio fra le prescrizioni del costruttore della vettura, la capacità delle barre, il valore dichiarato per il box o il portapacchi e la massa ammessa del veicolo.

Al peso delle valigie devono essere sommati quello del contenitore, degli attacchi e delle traverse. Sul tetto vanno sistemati i colli voluminosi e relativamente leggeri, mentre bottiglie, utensili, derrate e valigie dense dovrebbero rimanere in basso nel bagagliaio.

Non c’è un peso massimo universale per il tetto

La portata consentita cambia da auto ad auto. Alcune utilitarie accettano carichi modesti, numerosi modelli si collocano fra 50 e 75 kg, mentre station wagon, SUV o fuoristrada possono arrivare a 100 kg o oltre. Il dato va cercato nel manuale d’uso, nella documentazione tecnica del modello o nel portale di assistenza della casa. La soglia applicabile coincide con il valore più basso dell’intera catena:

  • portata dinamica massima del tetto indicata dal costruttore dell’auto;
  • capacità degli attacchi e delle barre trasversali;
  • carico ammesso dal box, dal cestello o dal portasci;
  • massa complessiva a pieno carico riportata nei documenti del veicolo;
  • eventuali limitazioni legate a tetto panoramico, punti di ancoraggio o uso fuoristrada.

Come si calcola il carico reale sul tetto

Il peso da confrontare con la portata dell’auto comprende tutto ciò che viene collocato sopra la carrozzeria. Barre, piedi di fissaggio, adattatori, box e bagagli formano un’unica somma. Un esempio rende immediato il calcolo. Se il costruttore ammette 75 kg, le barre pesano 5 kg e il box ne pesa 18, per le valigie restano 52 kg.

Se il contenitore dichiara una capacità massima di 50 kg, il limite finale scende a 50, nonostante sul tetto rimangano teoricamente due chilogrammi disponibili. Volume e peso non sono sinonimi. Un box da 500 litri può riempirsi con piumini, caschi o abbigliamento senza avvicinarsi al limite, mentre poche confezioni d’acqua o alcune attrezzature metalliche potrebbero oltrepassarlo lasciando molto spazio vuoto.

La portata del tetto riportata nel manuale si riferisce all’auto in movimento. Curve, frenate, buche, dossi e raffiche laterali moltiplicano le sollecitazioni trasmesse agli attacchi. Di conseguenza il carico dinamico è molto più restrittivo di quello sopportabile da fermo.

Il tema emerge soprattutto con le tende da tetto. Alcuni sistemi dichiarano una capacità statica di centinaia di chilogrammi, destinata a sostenere tenda e occupanti quando la vettura è parcheggiata, ma ammettono un valore dinamico nettamente inferiore durante la marcia.

La massa complessiva dell’auto

L’articolo 167 del Codice della Strada vieta di superare il valore indicato nella carta di circolazione o nel Documento unico. Nel formato europeo, il campo F.2 identifica la massa massima ammissibile a pieno carico nello Stato di immatricolazione. La voce G riporta la massa del veicolo in servizio secondo i criteri di omologazione.

La differenza fra i due numeri offre un riferimento iniziale per la capacità disponibile, ma va ridotta considerando persone, dotazioni e accessori non compresi nel valore di partenza. Una famiglia di cinque persone può consumare gran parte del margine prima ancora di caricare le valigie. La normativa prevede criteri di calcolo, riduzioni sul valore misurato e regole particolari per alcune motorizzazioni. Non vanno quindi interpretati come un invito a programmare il viaggio oltre il dato F.2.

Il cuore della disciplina si trova nell’articolo 164 del Codice della Strada. Il carico va disposto in modo da impedire caduta e dispersione senza limitare la visuale del conducente o la libertà dei movimenti o compromettere la stabilità del mezzo e non può nascondere luci, indicatori o targa.

Per i bagagli sul tetto, questi obblighi si traducono in alcune operazioni:

  • utilizzare barre e attacchi compatibili con marca, modello, carrozzeria e anno dell’auto;
  • rispettare posizione, distanza fra le traverse e coppie di serraggio indicate dal produttore;
  • distribuire il peso fra i punti di appoggio, evitando concentrazioni su una sola zona;
  • bloccare ogni oggetto con cinghie idonee e in buono stato;
  • assicurare il contenuto anche dentro il box, sfruttando gli ancoraggi interni;
  • eliminare spazi che permettano alle valigie di acquistare velocità durante una frenata;
  • verificare chiusure, serrature, morsetti e cinghie prima della partenza e durante le soste.

La serratura del box protegge dall’apertura o dal furto, ma non sostituisce il fissaggio del contenuto. Allo stesso modo, una rete elastica può trattenere oggetti leggeri dentro un cestello, mentre non offre da sola una ritenuta adeguata per una valigia rigida sottoposta alla spinta dell’aria.

Come distribuire valigie e attrezzature

Gli oggetti più pesanti ammessi sul tetto dovrebbero essere collocati nella zona centrale, fra le due barre, con il peso ripartito in maniera simmetrica. Le estremità del box possono accogliere capi d’abbigliamento, sacchi morbidi e materiale leggero, così da non caricare la parte anteriore o posteriore del contenitore.

Un singolo collo pesante crea un carico puntuale capace di deformare il fondo della cassa e sottoporre un attacco a uno sforzo superiore agli altri. Distribuire significa anche impedire che il contenuto possa scorrere in avanti, indietro o lateralmente.

Le cinghie con fibbia o cricchetto devono essere dimensionate per il carico, protette dagli spigoli e tese senza schiacciare box, tavole o scocca del veicolo. I comuni elastici con ganci non dovrebbero costituire il sistema principale di ritenuta. Le estremità libere delle cinghie vanno raccolte perché una fettuccia lasciata al vento può battere sulla carrozzeria, usurarsi o allentare il nodo. Dopo i primi chilometri è prudente fermarsi in un’area sicura e ripetere il controllo.

Limiti di sagoma: altezza, larghezza e lunghezza

L’articolo 61 stabilisce che un veicolo, carico compreso, non possa superare in via ordinaria:

  • 2,55 metri di larghezza;
  • 4 metri di altezza;
  • 12 metri di lunghezza per un veicolo isolato.

Sono valori molto più ampi delle dimensioni di un’auto, ma non autorizzano a occupare tutto quello spazio ignorando le regole dell’articolo 164. Il carico non può sporgere anteriormente. Dietro è ammessa una sporgenza fino a tre decimi della lunghezza del veicolo soltanto per oggetti indivisibili e nel rispetto della sagoma massima. Una fila di valigie o scatoloni, essendo separabile, non può essere organizzata oltre la parte posteriore approfittando del limite del 30%.

Sul lato, la sporgenza non deve superare 30 centimetri dalle luci di posizione anteriori e posteriori. Pali, barre, lastre e oggetti simili difficili da percepire, se collocati orizzontalmente, non possono comunque oltrepassare la sagoma propria dell’auto.

Il box andrebbe centrato o posizionato secondo le istruzioni del sistema, senza interferire con l’apertura del portellone.

A 14 anni e già al volante: quali sono le minicar più cercate in Italia

Con il ritorno a scuola ormai alle porte, cresce l’interesse degli italiani per le minicar, veicoli compatti, agili e, in molti casi, elettrici, che possono essere guidati già a partire dai 14 anni con patente AM. Una soluzione che interessa sempre più anche le famiglie, alla ricerca di un mezzo che possa garantire maggiore autonomia negli spostamenti quotidiani dei ragazzi.

A confermare il fenomeno sono i dati di Subito Motori: nell’ultimo anno le ricerche della parola “minicar” sulla piattaforma sono aumentate del 10%, portandola al terzo posto tra i termini più cercati nella categoria Auto, considerando le ricerche al netto di marca e modello. Complessivamente, le ricerche di minicar hanno sfiorato quota 1,5 milioni.

Citroën Ami e Fiat Topolino trainano le ricerche

Tra i modelli che hanno registrato la crescita maggiore spiccano Citroën Ami e Fiat Topolino. La prima ha fatto segnare un incremento delle ricerche del 48% rispetto all’anno precedente, mentre la seconda è cresciuta del 24%, conquistando sempre più utenti grazie alla propulsione 100% elettrica e al richiamo al celebre modello Fiat del passato.

Le ricerche evidenziano anche una crescente attenzione verso versioni specifiche. Al primo posto ci sono le minicar 50cc, particolarmente apprezzate dai più giovani con patente AM, seguite dai modelli 125cc e dalle versioni elettriche. Sul fronte dei marchi, Aixam e Ligier registrano entrambe una crescita del 42% anno su anno.

I dati risultano in linea con l’andamento del mercato del nuovo nel primo semestre 2026. Fiat Topolino e Citroën Ami si confermano infatti i modelli leader tra i quadricicli leggeri elettrici, mentre Aixam e Ligier guidano il comparto dei modelli con motore termico, tornato a crescere dopo un 2025 fortemente condizionato dagli incentivi destinati all’elettrico.

Perché le minicar piacciono sempre di più

Il mercato dei quadricicli rimane un segmento di nicchia, ma le minicar stanno assumendo un ruolo sempre più importante nella mobilità quotidiana, soprattutto nelle aree urbane e tra i più giovani. Non sono più viste soltanto come un’alternativa all’auto tradizionale, ma come una soluzione concreta per muoversi in città.

Tra i principali motivi del loro successo ci sono la possibilità di guidare già dai 14 anni con patente AM, le dimensioni compatte che facilitano gli spostamenti e il parcheggio, la disponibilità di numerosi modelli elettrici e la possibilità di trovare sul mercato dell’usato soluzioni più accessibili.

Con il nuovo anno scolastico alle porte, quindi, le minicar si candidano a diventare sempre più protagoniste della mobilità dei ragazzi: un primo passo verso l’autonomia e, allo stesso tempo, una risposta alle esigenze di chi vive e si sposta ogni giorno in città.

Bonus benzina per i redditi bassi, chi potrebbe riceverlo

Almeno fin qui, è solo una suggestione di metà (quasi fine) estate. Sul tavolo del Governo spunta il bonus benzina riservato ai redditi bassi, ma, ammesso e non concesso che l’esecutivo lo preveda davvero, i dettagli appaiono nebulosi.

Dall’importo definitivo alla soglia da rispettare, fino addirittura alle istruzioni per ottenerlo, tutto resta da definire, eppure le sole voci di corridoio accendono le speranze di quella fetta di popolazione che fatica a sbarcare il lunario, e non può nemmeno lasciare la propria vettura in garage. L’esecutivo sembra intenzionato ad archiviare gradualmente i “democratici” sconti sulle accise e concentrare le risorse sui lavoratori maggiormente colpiti dai rincari alla pompa.

Come funzionerebbe per i dipendenti

Secondo quanto ricostruito da QuiFinanza, il possibile aiuto riguarderebbe soprattutto i dipendenti con un reddito basso che utilizzano l’automobile per andare al lavoro. Il meccanismo pensato dal Governo passa dai fringe benefit e coinvolge direttamente le aziende private, alle quali spetterebbe la decisione di concedere il voucher.

Su base volontaria, le imprese avrebbero l’ultima parola circa l’erogazione di un voucher cartaceo o digitale ai dipendenti selezionati, magari attraverso gli strumenti già utilizzati per gli altri fringe benefit, e dedurne interamente il costo. Nessuna domanda allo Stato, dunque, perché il rapporto si consumerebbe fra datore di lavoro e lavoratore.

Un’altra casella ancora bianca riguarda la soglia d’accesso. Il Governo potrebbe guardare al reddito complessivo, limitarsi a quello da lavoro dipendente oppure affidarsi all’Isee del nucleo familiare. Tre strade con conseguenze parecchio diverse sulla platea, tanto che oggi nemmeno un reddito apparentemente basso garantisce di rientrare fra i beneficiari.

Nel mare dei condizionali galleggia anche la cifra di 200 euro, già utilizzata per il bonus carburante introdotto nel 2022. Prenderla come una promessa sarebbe comunque azzardato: il precedente offre un modello e le risorse disponibili potrebbero suggerire un importo differente oppure graduato in base al reddito.

Fuori dal recinto dei lavoratori dipendenti rimangono le partite Iva. Anche per loro si valuta una soluzione, ma il percorso cambierebbe: acquisto diretto del buono presso i rivenditori e successiva deduzione della spesa nella dichiarazione dei redditi. Prima occorrerebbe stabilire quali costi ammettere, entro quale limite e con quali documenti dimostrarli, dunque il cantiere appare persino meno avanzato.

Perché il Governo vuole superare il taglio delle accise

La volontà di abbandonare una riduzione delle accise generale dipende dal conto presentato allo Stato. Abbassare il prezzo alla pompa aiuta in egual misura l’automobilista in difficoltà e quello con un reddito elevato, anche se il secondo sarebbe in grado di sopportare meglio il rincaro. Restringere il numero dei beneficiari permette invece di concentrare le risorse disponibili, principio richiamato anche dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Nel ragionamento rientrano poi l’autotrasporto e la logistica, settori dove il caro carburante rischia di viaggiare ben oltre il serbatoio. Se aumentano i costi per spostare le merci, l’effetto può raggiungere gli scaffali e di riflesso i consumatori. Il Governo sarebbe dunque chiamato a trovare un equilibrio fra il sostegno alle famiglie con redditi bassi e quello alle imprese maggiormente esposte. A ogni modo, nessuno ha al momento la possibilità di presentare domande o mettere in conto 200 euro da spendere al distributore.

Waymo arriva in Europa, servizio robotaxi entro la fine del 2027

Le Waymo che invaderanno le strade di Monaco di Baviera nelle prossime settimane avranno ancora una persona al volante. Superata la prima fase di collaudo avverrà il vero salto, fissato verso la fine del 2027, e allora, autorizzazioni permettendo, i robotaxi potranno trasportare i passeggeri in completa autonomia.

All’interno del suo piano di espansione europeo Waymo tiene in grande considerazione la Germania. La società, parte della stessa holding di Google, muoverà i primi passi nell’Ue in un’area legata inscindibilmente alla tecnologia e ai motori. Prima di offrire corse a pagamento dovrà però insegnare al proprio sistema a muoversi nel traffico di Monaco, diverso da quello già affrontato negli Stati Uniti.

Come funzioneranno i test

All’inizio gli specialisti addestrati resteranno al volante e accompagneranno le vetture nella costruzione di una mappa ad alta definizione delle vie di Monaco. I veicoli andranno avanti a circolare 24 ore su 24, sette su sette, perché il traffico urbano cambia faccia a seconda del momento.

Le prossime settimane permetteranno ai Waymo Driver di abituarsi alle particolarità di Monaco, eppure l’azienda può già vantare un ottimo storico: oltre 20 milioni di viaggi e centinaia di migliaia di corse commerciali svolte a cadenza settimanale dicono che non è una sprovveduta. Una sensazione amplificata dai più di 350 milioni di chilometri percorsi in completa autonomia, la base sulla quale Waymo ha elaborato i propri dati sulla sicurezza.

Rispetto ai conducenti umani, i robotaxi Waymo – ci tiene a sottolineare lei stessa – sono rimasti coinvolti sedici volte meno in incidenti con feriti gravi, mentre il divario scende a quattordici per gli episodi con pedoni feriti e a sei per quelli riguardanti i ciclisti. Trattandosi di numeri diffusi dalla diretta interessata, il loro peso sarà inevitabilmente discusso durante il percorso di approvazione in Germania.

Waymo insiste anche sull’accessibilità del servizio, soprattutto per le persone cieche o ipovedenti.

“Una mobilità affidabile è essenziale per le persone cieche e ipovedenti”

ha dichiarato Maik Schubert nel comunicato diffuso da Waymo. L’amministratore delegato della scuola per cani guida Schubert & Wetzel ha richiamato gli ostacoli incontrati sui taxi tradizionali e sui servizi di ride-hailing, aggiungendo:

“Siamo molto entusiasti dell’indipendenza che i veicoli autonomi porteranno alla nostra comunità”

Per tenere in piedi il servizio serviranno una flotta locale e personale qualificato, due voci sulle quali Waymo promette di investire. I robotaxi dovrebbero ritagliarsi uno spazio nella mobilità cittadina senza pestare i piedi al trasporto pubblico e agli utenti fragili della strada (ciclisti e pedoni): la prova finale comincerà con il passaggio dai test alle corse di tutti i giorni.

La corsa ai robotaxi è già partita

Monaco ha già perso la gara per il debutto europeo, perché a Zagabria Uber, Verne e Pony.ai hanno iniziato a offrire corse autonome prenotabili attraverso l’app di Uber. La capitale croata ha bruciato tutti sul tempo e intanto altri progetti stanno prendendo forma in Germania e nel resto del continente.

Dal canto suo, Waymo arriva all’appuntamento con le tasche piene: nei primi mesi del 2026 ha raccolto 16 miliardi di dollari, operazione che ha portato la sua valutazione a quota 126 miliardi. Ora quella montagna di denaro dovrà aiutare la società di Alphabet a trasferire sulle strade europee quanto imparato durante gli anni di test negli Stati Uniti.

Carburanti illegali dall’Est Europa, 5.000 euro agli autisti per ogni consegna

Per una consegna si possono guadagnare fino a 5.000 euro. Nonostante nell’immaginario collettivo i camionisti occupino l’ultimo posto della filiera, nella realtà dei fatti – quella che conta davvero – possono guadagnare diversi stipendi con un solo viaggio.

È quanto ha spiegato la Guardia di Finanza a Rai News Friuli-Venezia Giulia, durante un incontro al confine orientale dedicato al traffico illegale di carburanti.

Solitamente la trasferta parte dall’Est Europa e, una volta attraversato proprio il Friuli-Venezia Giulia, arriva fino al Centro e al Sud Italia. Il sistema, ormai rodato da anni, porta la firma di gruppi attivi su base internazionale, composti sia da membri italiani che stranieri.

Come funziona il traffico illegale di carburanti

La lunga trafila deve essere attribuita alle differenze fiscali presenti fra gli Stati dell’Unione Europea. Nessuna legge impedisce di acquistare il gasolio in un Paese dove costa meno e la libera circolazione delle merci permette di portarlo oltreconfine. Ma se è tutto così cristallino dove nascono i problemi? Nei passaggi successivi, quando il prodotto entra nel mercato italiano evitando di pagare le accise previste. Del resto, la domanda continua a esserci per via del prezzo inferiore, un’attrattiva niente affatto trascurabile.

In questi anni il traffico ha subito delle revisioni. Oltre ai carburanti comprati all’estero gli spostamenti interessano i cosiddetti “designed fuels”, prodotti petroliferi registrati con nomi diversi da quelli reali, così da eludere gli obblighi fiscali. Il traffico non vive quindi soltanto sulle differenze di prezzo fra uno Stato e l’altro: in alcuni casi il bene viene autoprodotto, rendendo l’operazione ancora più remunerativa.

Quanto guadagnano le organizzazioni

Le cifre raccolte nell’ultimo anno aiutano a inquadrare le dimensioni del fenomeno. La Guardia di Finanza ha denunciato 80 persone soltanto in Friuli-Venezia Giulia, oltre a sequestrare circa 40 fra autoveicoli e rimorchi. A questi si aggiungono circa 150.000 chili di carburanti sottratti all’evasione delle accise. Numeri che raccontano l’attività svolta sul territorio, ma non tutto ciò che riesce a superare i controlli.

Le organizzazioni muovono centinaia di milioni di euro, dei quali diverse decine rimangono sotto forma di profitto, e il prezzo inferiore deriva dalle imposte evitate, anziché da una particolare abilità commerciale. A pagarne le conseguenze sono quindi l’erario e i benzinai onesti, chiamati a competere con chi ha aggirato il fisco.

Il compenso riconosciuto ai camionisti sembra sproporzionato soltanto finché non lo si confronta con i guadagni delle organizzazioni. Ricevere 5.000 euro per una consegna resta un affare per i guidatori, ma incide ben poco sui milioni ricavati da chi controlla il traffico. Senza gli autisti, d’altra parte, i carichi non potrebbero superare il confine e raggiungere il resto d’Italia.

Quanto pesa il fenomeno se dal Friuli-Venezia Giulia si allarga lo sguardo al resto d’Italia? Tra il 1° marzo e il 31 luglio 2026 la Guardia di Finanza ha concluso 1.371 interventi sulle accise dei prodotti energetici. Il bilancio parla di 265 persone denunciate, oltre 20 milioni di chilogrammi sequestrati e altri 6,5 milioni consumati in frode. I controlli hanno permesso di scoprire anche depositi clandestini e distributori abusivi: il viaggio dall’Est Europa rappresenta soltanto una delle facce di un mercato illecito molto più esteso.

Honda frena sulla nuova fabbrica in Nord America: tutto dipende dall’accordo commerciale

La prossima fabbrica di Honda in Nord America potrebbe non vedere mai la luce. A mettere in discussione un investimento che il costruttore giapponese considera necessario è l’incertezza sul futuro dell’USMCA, l’accordo di libero scambio tra Stati Uniti, Canada e Messico che l’amministrazione Trump sta cercando di rinegoziare.

Il messaggio arrivato da Washington è netto. Noriya Kaihara, Executive Vice President di Honda, ha spiegato che il gruppo è ormai vicino alla piena capacità produttiva negli impianti nordamericani e avrebbe quindi bisogno di una nuova fabbrica. Ma senza certezze sul quadro commerciale, la strategia potrebbe cambiare.

Honda vuole una nuova fabbrica

La decisione non è immediata, ma la finestra temporale è già stata tracciata. Honda dovrebbe scegliere la propria direzione entro uno o due anni, con l’obiettivo di avere il nuovo impianto operativo intorno al 2030.

L’azienda, però, vuole prima capire quale sarà il destino dell’USMCA. L’accordo garantisce oggi un quadro commerciale fondamentale per una produzione automobilistica sempre più distribuita tra i tre Paesi nordamericani. Se questo sistema dovesse essere modificato profondamente o non venisse esteso, per Honda cambierebbero i conti alla base del nuovo investimento.

La Casa giapponese si trova così davanti a un bivio: aumentare la propria capacità produttiva negli Stati Uniti e nel resto del Nord America oppure rivedere i piani in attesa di maggiore stabilità.

Il nodo dei dazi

A complicare ulteriormente lo scenario ci sono i dazi americani. Honda ha fatto sapere che, almeno per il momento, non sta trasferendo sui clienti nordamericani i costi aggiuntivi legati alle tariffe. Nel frattempo, però, la tensione commerciale con il Canada è aumentata. Gli Stati Uniti hanno imposto tariffe del 50% su 20 miliardi di dollari di prodotti canadesi, mentre Ottawa ha annunciato misure di ritorsione che entreranno in vigore dall’8 settembre.

Per un costruttore che opera attraverso una rete produttiva integrata tra Stati Uniti, Canada e Messico, l’incertezza diventa quindi un problema industriale prima ancora che politico. Non è soltanto Honda a chiedere chiarezza. Già lo scorso anno Hyundai aveva avvertito l’amministrazione americana che l’incertezza sull’USMCA stava rallentando le decisioni sugli investimenti. Il messaggio dell’industria è lo stesso: senza un quadro stabile diventa più difficile scegliere dove costruire nuovi impianti, assumere personale e sviluppare tecnologie.

Il boom delle ibride cambia i piani

Nel frattempo Honda sta vivendo una fase particolarmente favorevole sul mercato americano. La domanda per i modelli ibridi e più efficienti è cresciuta sensibilmente, anche sulla scia dei prezzi elevati del petrolio. A luglio il costruttore ha registrato il miglior risultato mensile degli ultimi sette anni, con vendite di automobili in crescita del 36%.

Il mercato sta però spingendo Honda lontano dalla strategia elettrica delineata negli anni scorsi. A maggio il gruppo ha abbandonato il precedente obiettivo di lungo periodo che prevedeva una quota del 20% di auto elettriche sulle nuove vendite nel 2030. Al contrario, il nuovo piano prevede il lancio di 15 nuovi modelli ibridi entro il 2030.

Anche alcuni progetti elettrici sono stati ridimensionati. Honda ha sospeso a tempo indeterminato il piano canadese da 11 miliardi di dollari per produrre auto elettriche e batterie e ha cancellato tre modelli EV destinati al mercato statunitense.

Il futuro passa ancora dagli Usa

La trasformazione della gamma non significa però un disimpegno dal Nord America. Al contrario, Honda continua a spostare la produzione verso gli Stati Uniti. Lo scorso anno aveva annunciato il trasferimento dal Giappone all’Indiana della produzione della Civic Hybrid a cinque porte destinata al mercato americano.

È proprio questa crescente centralità del Nord America a rendere decisivo il futuro dell’USMCA. Honda ha bisogno di capacità produttiva aggiuntiva, ma prima vuole sapere quali saranno le regole con cui quella produzione dovrà muoversi.

La nuova fabbrica potrebbe quindi diventare uno dei primi investimenti automobilistici direttamente condizionati dalla nuova partita commerciale di Donald Trump. E per Honda il tempo per decidere non è infinito: entro un paio d’anni dovrà scegliere se accelerare oppure cambiare strada.

Accise sul diesel, il taglio è stato prorogato fino al 5 settembre

Tutto come previsto: il Consiglio dei Ministri, nella serata di oggi, 26 agosto, ha deciso di prorogare il taglio delle accise del diesel con una nuova misura temporanea. La misura è stata approvata dopo appena 10 minuti di riunione. Questa volta, l’intervento non è di poche ore ma si estende per 10 giorni.

La scelta del Governo

Il taglio alle accise del diesel, dopo la proroga di sabato scorso, sarebbe scaduto alla mezzanotte di oggi. La misura approvata dal Governo, invece, prevede un’estensione del provvedimento che resterà attivo fino al 5 settembre. Anche in questo caso, si tratta di un intervento temporaneo, mirato a contenere il più possibile, compatibilmente con i fondi disponibili, l’aumento del costo dei carburanti.

Tutto confermato

Non ci sono modifiche alle caratteristiche del provvedimento. Di fatto, il Governo ha optato per una proroga semplice, senza mettere mano alla norma definita nelle scorse settimane. Di conseguenza, il taglio delle accise è valido esclusivamente sul diesel, per un importo che, considerando anche l’IVA, arriva a 17 centesimi al litro. Il provvedimento ha comunque un impatto limitato sul costo alla pompa che resta ben al di sopra di 2 euro al litro. Come già avvenuto con gli interventi precedenti, lo sconto fiscale è valido esclusivamente sul gasolio e non coinvolge, quindi, la benzina.

Nuovi fondi

Per il taglio delle accise sul diesel è stato necessario reperire nuovi fondi. La misura vale circa 130 milioni di euro, stando a quanto riportato da Adnkronos che cita fonti governative. Per i dettagli aggiuntivi in merito sarà necessario attendere le prossime ore.

Cosa succede ora

Con il nuovo intervento da parte del Governo, resta confermato il taglio delle accise sul diesel ma non viene applicata nessuna misura strutturale. L’esecutivo, con questa proroga, si concede circa una settimana e mezza di lavori aggiuntivi per poter definire degli interventi da applicare nel lungo periodo per il contrasto al caro carburanti.

Tromba d’aria sulla Pontina, gli alberi abbattuti ostacolano le auto: il video

Il maltempo che sta caratterizzando questa seconda metà del mese di agosto può rappresentare un rischio significativo per gli spostamenti. Un esempio in tal senso è rappresentato da quanto avvenuto nelle ultime ore sulla SS 148 Pontina.

Una tromba d’aria ha colpito un tratto della strada statale causando la caduta di alberi che, almeno in parte, hanno ostacolato gli automobilisti, costretti a rallentare per evitare i rami sulla strada. Un video mostra, chiaramente, quanto è accaduto.

Una tromba d’aria improvvisa

Una testimonianza evidente di quanto accaduto arriva dai filmati realizzati dagli automobilisti e pubblicati dalla pagina Instagram di Radio Roma, come potete vedere direttamente dal post riportato qui di sotto.

Le immagini mettono in evidenza gli effetti della tromba d’aria che ha fatto volare via diversi detriti, rimasti per un po’ di tempo in alta quota prima di ricadere a terra.

Nella seconda parte del post, invece, si nota un albero abbattuto dal vento che ostacola la marcia delle auto, occupando, in parte, una delle carreggiate della SS 148 Pontina.

Al momento, fortunatamente, non risultano incidenti legati alla tromba d’aria che, in ogni caso, ha causato un rallentamento del traffico veicolare, costringendo gli automobilisti a ridurre la velocità e, in alcuni casi, a spostarsi nella corsia adiacente, in modo da evitare l’impedimento.

Considerando il maltempo di questi giorni, non possiamo escludere che nuovi fenomeni di questo tipo si ripresentino, anche in aree diverse. Per questo motivo è fondamentale muoversi con attenzione, rispettando il Codice della Strada e i limiti previsti.

Cosa fare in questi casi

Una tromba d’aria può rappresentare una minaccia seria per chi si muove in auto o con altri veicoli, soprattutto su una strada ad alto scorrimento, dove la velocità può raggiungere valori elevati.

I rischi sono diversi. Il principale, come visto nel video, è quello legato alla presenza di ostacoli lungo la carreggiata. Il vento, infatti, potrebbe far cadere alberi o spostare oggetti di vario tipo.

Per gli automobilisti è importante seguire le norme di circolazione, riducendo la velocità e mantenendo una distanza di sicurezza dal veicolo che precede la propria marcia.

Attenzione anche alle luci, che devono essere sempre accese per poter garantire la massima visibilità. Conviene chiudere i finestrini, in modo da evitare che oggetti esterni finiscano nell’abitacolo, con il rischio di distrarre il conducente.