Il successo di Volkswagen ID.Polo, con 25.000 ordini l’elettrico stupisce

Qualche mese fa, l’idea che una citycar elettrica di Volkswagen potesse raccogliere decine di migliaia di ordini in poche settimane avrebbe fatto alzare più di un sopracciglio. Il gruppo di Wolfsburg aveva avuto vita dura con le prime ID, percepite come scommesse sul futuro più che come auto da comprare adesso. Con la ID.Polo il copione sembra cambiato. E il mercato ha risposto.

Successo condiviso con le cugine

Il Gruppo Volkswagen ha comunicato che le sue nuove compatte elettriche hanno superato quota 70.000 ordini in tutta Europa. La ID.Polo da sola ne ha raccolti circa 25.000. Un numero che, in questo segmento e in questo momento di mercato, non è affatto scontato. Le restanti 45.000 unità si dividono tra due cugine di piattaforma: la Skoda Epiq e la Cupra Raval. Tre auto diverse costruite sulla stessa base tecnica e lanciate praticamente in contemporanea. Il risultato aggregato è quello dei 70.000 ordini, in un mercato dove il Gruppo Volkswagen porta con sé un’aspettativa alta e, fino a poco tempo fa, prezzi che scoraggiavano. C’è un altro sviluppo da tenere d’occhio. Volkswagen ha aperto gli ordini della nuova ID. Cross, che in Italia parte da 35.000 euro, con versioni meno costose in arrivo successivamente. Se i ritmi di raccolta ordini si confermano, quota 100.000 prenotazioni complessive per le compatte elettriche VAG è una soglia realistica nel breve periodo.

Le compatte elettriche convincono

Il dato dei 70.000 ordini va letto anche in un contesto più ampio. Le versioni più economiche di ID.Polo, Raval ed Epiq non sono ancora disponibili: chi ha ordinato lo ha fatto sulle varianti di lancio, quelle con le dotazioni più ricche e i prezzi più alti, calmierati dalle offerte iniziali. Questo dice qualcosa di interessante sul segmento delle compatte elettriche europee. Per anni la tesi prevalente è stata che il prezzo fosse il principale ostacolo all’adozione, e in parte lo è ancora. Ma sembra che quando un’auto compatta elettrica arriva sul mercato con il giusto mix di valore riconoscibile, autonomia sufficiente e design convincente, gli ordini arrivano anche a prezzi non propriamente popolari. La ID.Polo non è un’auto economica nella sua versione di lancio. Eppure 25.000 persone l’hanno ordinata.

Il confronto con la concorrenza cinese rimane aperto: Leapmotor, BYD Seagull, la Geely E2 in arrivo tutte puntano a prezzi più aggressivi. Ma la fiducia nel brand, la rete di assistenza capillare e la familiarità con l’ecosistema Volkswagen pesano ancora molto nella decisione d’acquisto europea.

Prezzo da 35 mila euro

La ID.Polo parte da 35.000 euro nella versione Edition 1, con una promozione dedicata che abbassa il prezzo d’ingresso a 29.950 euro. È una forbice di prezzo che posiziona l’auto in modo chiaro: non è la risposta a chi cerca la compatta elettrica sotto i 20.000 euro, ma è un’alternativa concreta a chi stava guardando verso la fascia media del mercato termico. La Cupra Raval Launch Edition parte invece da circa 30.000 euro, mentre la Skoda Epiq nella sua versione da 211 CV arriva a 38.100 euro. Tre prezzi diversi per tre posizionamenti distinti: Raval più accessibile e di carattere, Epiq più orientata alla praticità e alla famiglia, ID.Polo nel mezzo con il peso del marchio madre.

La progressione naturale di questa famiglia sarà verso il basso: versioni base meno potenti, batterie più piccole, prezzi più contenuti. È la strategia già vista su altri segmenti dove si apre con le varianti più ricche, si raccolgono i margini e poi si scende. Per chi aspetta la ID.Polo da meno di 25.000 euro, la strada è già tracciata. Ci vorrà solo un po’ di pazienza.

Il mezzo dell’estate è l’auto, previsti 2 milioni di noleggi: cosa sapere prima di partire

L’Italia è un Paese costruito in modo tale che la libertà di movimento autentica esiste quasi esclusivamente su quattro ruote. Ed è esattamente per questo che l’auto a noleggio si è trasformata, negli ultimi anni, in uno degli elementi centrali dell’estate italiana: non più una riserva di chi arriva dall’estero o di chi ha l’auto ferma dal meccanico, ma una scelta attiva, spesso strategica. I numeri di questa estate lo confermano in modo inequivocabile.

Boom di noleggi

Saranno circa 2 milioni le persone che tra luglio e settembre 2026 sceglieranno di noleggiare un’auto per spostarsi durante le vacanze in Italia, secondo la stima di Aniasa, l’Associazione che in Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità.  Ogni giorno oltre 22.000 clienti, tra italiani e stranieri, ritireranno un veicolo presso aeroporti, stazioni ferroviarie, città d’arte e principali località turistiche.

Il dato è il riflesso di un cambiamento nel modo di intendere la mobilità vacanziera. Il noleggio non è più percepito come un ripiego: è diventato, per un segmento crescente di viaggiatori, la soluzione preferita. Il noleggio è un qualcosa di pratico che fa risparmiare tempo di viaggio, e in alcuni casi rappresenta una scelta obbligata per raggiungere alcune delle numerose destinazioni italiane riconosciute patrimonio Unesco, che risultano difficilmente accessibili con altri mezzi di trasporto. Non è un dettaglio marginale: l’Italia ha 58 siti Unesco, molti dei quali situati in aree montane, costiere o rurali dove il trasporto pubblico è scarso o del tutto assente. Senza un’auto a noleggio, certe esperienze semplicemente non sarebbero possibili.

Le regole per evitare inconvenienti

Prendere un’auto a noleggio è semplice in teoria. In pratica, è uno di quegli ambiti dove le sorprese arrivano quando meno se le aspetta. Aniasa, che conosce meglio di chiunque altro le lamentele dei clienti e i punti di frizione del processo, ha condiviso in vista dell’estate un decalogo di raccomandazioni che vale la pena seguire.

Prenotare attraverso canali affidabili è il punto di partenza. La distinzione tra società di noleggio e intermediari online non è sempre chiara a chi non è del settore, ma è importante: alcune piattaforme aggregano offerte di diversi operatori, e le condizioni contrattuali possono differire significativamente da quelle della società che poi consegna fisicamente il veicolo.

Controllare cosa è incluso nel prezzo è la seconda regola, forse la più sottovalutata. Il prezzo base del noleggio include raramente tutto: le polizze assicurative aggiuntive, il seggiolino per bambini, il navigatore, il pieno di carburante iniziale, il conducente aggiuntivo, ognuno di questi ha un costo.

Le coperture assicurative e le franchigie meritano un’attenzione particolare. La polizza base inclusa nel noleggio copre normalmente la responsabilità civile, ma prevede una franchigia in caso di danni al veicolo. Pagare per ridurre o azzerare la franchigia è quasi sempre una scelta saggia, specialmente se si guida in zone con traffico intenso o strade strette.

Ispezionare il veicolo prima di partire è un passaggio che molti saltano. Nessuno lo salta la seconda volta dopo aver pagato per un danno che c’era già. Far annotare sull’apposito modulo ogni graffio, ammaccatura o difetto esistente, con firma del addetto al banco, è l’unica protezione efficace.

La patente e la carta di credito devono essere entrambe valide e disponibili al momento del ritiro. La carta di credito  è indispensabile per il deposito cauzionale che la maggior parte delle società blocca sul conto al momento della consegna del veicolo. Un blocco di qualche centinaio di euro, che viene sbloccato alla riconsegna senza danni, ma che può creare problemi se il conto non ha la disponibilità necessaria.

Informarsi sulle procedure in caso di guasto o incidente prima di partire è qualcosa che quasi nessuno fa e che tutti rimpiangono di non aver fatto quando si trovano fermi su una statale con un pneumatico a terra a mezzanotte. Il numero di assistenza stradale della società di noleggio è nella documentazione del contratto: fotografarlo e salvarlo in rubrica costa trenta secondi.

La riconsegna è l’altro momento critico. Aniasa raccomanda di controllare insieme all’operatore lo stato del veicolo e richiedere una ricevuta che certifichi la chiusura del contratto. Se la riconsegna avviene fuori dall’orario di apertura è indispensabile fotografare l’auto in ogni angolo prima di depositare le chiavi nella cassetta. Quella documentazione fotografica, con il timestamp incorporato, è l’unica prova in caso di contestazioni successive.

Il carburante va restituito con lo stesso livello previsto dal contratto. Alcune società noleggiano con il pieno e richiedono la restituzione con il pieno: in quel caso, fare rifornimento in aeroporto dove i prezzi sono più alti, pochi minuti prima della riconsegna, è quasi sempre meno caro che lasciare all’operatore il compito di rifornire e addebitarlo a tariffa maggiorata.

Peugeot, in arrivo 7 nuovi modelli: si parte dalla 208

Peugeot prepara sette nuovi modelli entro il 2030, una piattaforma nuova da mettere a regime, l’intelligenza artificiale nei processi di sviluppo per dimezzare i tempi, e la guida assistita avanzata come filo conduttore. Non è solo un aggiornamento di gamma: è una riscrittura dell’identità del marchio per l’ultimo scorcio di decennio.

Insieme a Jeep, FIAT e Ram, Peugeot rientra nel ristretto nucleo di brand a cui il Gruppo Stellantis destinerà il 70% degli investimenti complessivi. Significa che il Leone è stato scelto come traghettatore verso il 2030, un pilastro commerciale su cui il gruppo punta davvero. La roadmap dei sette modelli è la conferma operativa di questa scommessa.

L’anteprima Peugeot Polygon

Tutto parte dalla 208. È il modello più venduto di Peugeot in Europa, quello che tiene in piedi i numeri globali del brand in modo più diretto di qualunque altro, e la prossima generazione è il lancio più atteso dell’intero piano. Il debutto ufficiale è previsto nella seconda metà del 2027, ma la preparazione del terreno è già in corso da mesi.

Il primo debutto della Polygon è avvenuto all’interno del videogame Fortnite, una scelta che dice qualcosa preciso sul pubblico a cui Peugeot vuole parlare con la nuova 208: una generazione che non aspetta le riviste di settore e che scopre i prodotti prima di tutto sui canali digitali. Dalla dimensione virtuale, la concept è poi diventata un modello fisico, presentato e fotografato, che anticipa le linee della futura utilitaria senza però coincidere con essa.

Le forme della Polygon ricordano da vicino quelle della storica 205 degli anni Ottanta, ma con un taglio futuristico: ruote spinte ai quattro angoli della carrozzeria, portiere che si aprono verso l’alto, proporzioni estremizzate. Il rimando alla 205 non è casuale: è una delle auto più amate della storia di Peugeot, e richiamarla esteticamente è un modo per ancorare la nuova generazione a una memoria collettiva positiva prima ancora di svelare le specifiche tecniche.

La nuova 208 sarà la prima vettura Stellantis a utilizzare la piattaforma STLA Small. Significa che tutta l’architettura è pensata per supportare motorizzazioni diverse con la massima flessibilità, permettendo a Peugeot di adattare l’offerta mercato per mercato senza moltiplicare le piattaforme.

Forme tra passato e futuro

L’amministratore delegato Alain Favey ha dichiarato che il patrimonio storico di Peugeot è fondamentale, non come museo ma come serbatoio di ispirazione per il futuro. La Polygon ne è l’esempio più immediato, con il rimando alla 205. Ma lo stesso principio guida anche gli altri progetti in cantiere.

Negli ultimi anni Peugeot ha già attinto al passato con la E-Legend, rivisitazione moderna della coupé 504 degli anni Sessanta. Un design che guarda avanti partendo da forme che il pubblico già conosce e associa a momenti positivi della storia del marchio. Un effetto nostalgia per creare una continuità vincente.

Il linguaggio stilistico che emerge dalle concept viste finora ha alcuni elementi ricorrenti: i tre artigli declinati in orizzontale anziché verticale, calandra chiusa con logo centrale, linee tese e superfici pulite. Un’estetica che dovrebbe caratterizzare tutta la prossima generazione di modelli, dai segmenti più bassi fino alle berline di rappresentanza.

Due concept in arrivo a Parigi

Il Salone di Parigi 2026 in programma a ottobre non vedrà il debutto della nuova 208 di serie. Favey ha chiuso la porta a questa ipotesi in modo definitivo, specificando che la compatta arriverà in un evento dedicato prima del lancio commerciale. Ma lo stand del Leone non resterà vuoto.

Peugeot porterà a Parigi due nuove concept che anticipano stile e tecnologia di una futura gamma di berline e SUV di grandi dimensioni, prodotte in Cina in collaborazione con Dongfeng e destinate sia al mercato locale che all’esportazione. L’obiettivo è incrementare la presenza del brand nel segmento D, quello delle medie superiori e delle ammiragli, dove Peugeot è storicamente meno presente rispetto ai concorrenti tedeschi e alle nuove offerte cinesi.

La Concept 6 rimanda al mondo delle shooting brake, con linee sinuose e massicce, mentre la Concept 8 anticipa un SUV di grandi dimensioni che fonde proporzioni generose e sportività. Entrambe presentano il nuovo frontale con i tre artigli in orizzontale e la calandra chiusa, un segno di continuità con il resto della gamma futura.

L’asse con Dongfeng per questi modelli è una scommessa su un segmento dove la meccanica cinese si è dimostrata competitiva e dove i costi di sviluppo condivisi permettono di arrivare sul mercato con prezzi che sarebbero difficili da raggiungere con una progettazione puramente europea.

Tre medie di gamma

Oltre alla 208 e alle concept di Parigi, il piano Peugeot prevede altri tre modelli nel segmento medio, quello più affollato e importante per i volumi europei.

In questo segmento Peugeot presenterà una nuova SUV e due medie, probabili eredi di 308 e 308 SW. Non ci sono date precise per tutti e tre i modelli, ma l’orizzonte temporale è quello della seconda metà del decennio. Fra la metà del 2028 e il 2030 dovrebbero arrivare le eredi della berlina 308, anche in variante station wagon.

Il 2027 sarà anche l’anno del primo full hybrid europeo di Stellantis, che troverà posto inizialmente sui modelli medio-grandi come 3008 e 5008, abbinato al motore 1.2 evoluto con distribuzione a catena.

Fra la fine del 2027 e la prima metà del 2028 è atteso anche l’erede della 508 wagon, anticipata dalla Concept 6 e realizzata in collaborazione con Dongfeng. Si tratterà di un modello lungo oltre 480 centimetri, principalmente elettrico, ma non è esclusa una variante plug-in. Va però segnalato che dopo l’annuncio iniziale il brand ha precisato che questo modello non arriverà in Europa e sarà destinato principalmente al mercato cinese, dove la berlina di grandi dimensioni ha una tradizione e una richiesta diverse rispetto all’Europa.

I quattro anni che si aprono sono quelli più densi di lanci nella storia recente di Peugeot. Sette modelli in quattro anni sono un ritmo elevato, e il contesto non è dei più semplici: domanda europea sotto pressione, concorrenza cinese aggressiva nel segmento elettrico, normative sull’emissioni ancora in movimento. Ma la roadmap c’è, i numeri sono verificabili e l’appuntamento con il Salone di Parigi di ottobre sarà il primo test concreto di quanto il Leone sa trasformare i piani in auto vere.

Nuovo sconto accise sui carburanti, ad agosto un provvedimento tampone

C’è un limite psicologico che il governo vuole evitare di oltrepassare con i prezzi alla pompa, ed è quello dei due euro al litro. Ci siamo pericolosamente vicini, il gasolio ha già superato quella soglia mentre la benzina ci si sta avvicinando a ogni aggiornamento, e la risposta politica è arrivata direttamente da Palazzo Chigi. Giorgia Meloni ha chiamato il ministro Giorgetti per fare il punto e ha impresso un’accelerazione decisa: non si può aspettare il Consiglio dei Ministri del 4 agosto. Il decreto tampone dovrebbe arrivare già la prossima settimana.

Carburanti alle stelle

Il prezzo medio del gasolio ha raggiunto 2,161 euro al litro, superando il record di marzo 2022 registrato dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, mentre la benzina è salita a 1,968 euro al litro. Non è un picco isolato: sono settimane che i prezzi salgono di uno o due centesimi al giorno, alimentati dalla crisi dello Stretto di Hormuz e dall’escalation con l’Iran.

Il governo ha già calmierato tre volte i prezzi dei carburanti con tagli secchi delle accise da quando è scoppiata la crisi. Ogni intervento ha richiesto coperture significative, e le risorse non sono infinite. Il totale della spesa pubblica per frenare la corsa dei carburanti si avvicina ai 2 miliardi di euro. Intervenire ancora ha un costo e tenere i prezzi sopra i due euro ha un costo diverso, quello politico e quello economico per le famiglie e le imprese.

Vale la pena ricordare che l’Italia è il Paese dell’Unione Europea con le accise più alte sul gasolio e il secondo per quelle sulla benzina, dopo i Paesi Bassi. Il peso fiscale sul carburante è strutturalmente elevato, e ogni intervento di riduzione è di natura temporanea, finanziato con i proventi dell’IVA generata dagli stessi rincari, un meccanismo che non risolve il problema alla radice ma che permette di tamponare le situazioni più acute.

Provvedimento tampone per l’estate

Con il primo grande esodo delle vacanze alle porte, il governo ha scelto di accelerare. La premier Meloni è stata netta: il Consiglio dei Ministri del 4 agosto è “un’era geologica” rispetto alla necessità di intervenire prima. L’obiettivo dichiarato è uno solo: tenere il prezzo della benzina e del gasolio al di sotto della soglia dei due euro al litro durante le settimane clou degli spostamenti estivi. La struttura dell’intervento dovrebbe prevedere due passaggi distinti. La prossima settimana è atteso un primo decreto tampone della durata di circa dieci giorni, seguito sette giorni dopo da un secondo provvedimento che congelerà una parte della tassazione per tutto il mese di agosto.

La copertura finanziaria dovrebbe arrivare principalmente dall’extragettito IVA generato dagli stessi prezzi alti: più la benzina sale, più lo Stato incassa sull’IVA, e quella differenza rispetto alle previsioni di bilancio può essere girata in taglio alle accise. Per l’intervento di agosto si guarda all’extragettito IVA di luglio senza escludere di attingere a una parte dei 9,1 miliardi recuperati nei primi sei mesi dell’anno grazie all’allineamento tra Pos e registratori di cassa.

Mini sconto

La cifra che circola per lo sconto è quella dei 7-8 centesimi al litro, con un massimo stimato intorno ai 10 centesimi in scenari più favorevoli. Un risparmio piccolo ma reale per chi fa rifornimento, ma anche per il trasporto merci, anche se non sufficiente da solo a riportare i prezzi sui livelli di qualche mese fa.

C’è però un limite strutturale nel meccanismo delle accise mobili: lo sconto arriva con settimane di ritardo rispetto all’aumento dei prezzi, perché prima il rialzo deve consolidarsi nella media di due mesi, poi lo Stato deve incassare il maggior gettito IVA e solo a quel punto può trasferirlo sul taglio delle accise. In un momento in cui i prezzi cambiano di due centesimi al giorno, questa latenza strutturale è il vero tallone d’Achille dello strumento. Il decreto anticipato che il governo sta preparando serve esattamente a bypassare questo ritardo, usando le coperture disponibili adesso per uno sconto che arrivi prima del picco degli spostamenti, non dopo.

Vigile fuori servizio, può fare multe e intervenire nel traffico?

La risposta alla domanda se un vigile fuori turno possa multare un automobilista o intervenire nella circolazione dipende dal tipo di attività svolta. L’accertamento di una violazione stradale, la direzione del traffico, il controllo di veicoli e l’esercizio di funzioni di polizia giudiziaria non sono operazioni giuridicamente equivalenti.

A complicare il quadro hanno contribuito alcune pronunce della Corte di Cassazione che, esaminando casi diversi, possono apparire contraddittorie. Da una parte, la giurisprudenza civile ha escluso la legittimità di una multa elevata da un agente municipale che non era effettivamente in servizio. Dall’altra, una decisione del 2025 ha riconosciuto la qualifica di pubblico ufficiale a un operatore fuori turno intervenuto per impedire una truffa nel territorio di competenza.

Il vigile fuori servizio può fare una multa?

In linea generale, un appartenente alla Polizia locale non può elevare una contravvenzione stradale mentre si trova fuori servizio. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza civile 2748 del 30 gennaio 2019, ha stabilito che gli agenti municipali possono accertare le violazioni amministrative, comprese quelle relative alla circolazione, quando ricorrono due presupposti: devono trovarsi nel territorio dell’ente di appartenenza ed essere in servizio.

Nel procedimento esaminato dai giudici, un comandante della Polizia municipale in abiti civili e fuori turno aveva contestato a un automobilista un sorpasso pericoloso. La sanzione è stata ritenuta illegittima proprio perché l’accertatore, pur appartenendo al corpo competente e trovandosi nel relativo territorio, non stava svolgendo il servizio.

Non basta quindi possedere la qualifica professionale. Per redigere un verbale relativo a una normale infrazione stradale, l’agente locale deve operare nell’ambito delle funzioni per le quali è stato comandato e all’interno della competenza territoriale attribuita al corpo.

Perché Polizia di Stato e Carabinieri seguono regole differenti

Il limite non è esteso in automatico a tutte le forze di polizia. La Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri e la Guardia di finanza esercitano funzioni con un ambito territoriale e organizzativo differente rispetto alla Polizia locale. La Cassazione civile, con la sentenza 34691 del 12 dicembre 2023, ha ritenuto legittimo l’accertamento effettuato fuori turno da un appartenente alla Polizia di Stato. Per gli operatori locali assumono invece un peso la legge quadro 65 del 1986, l’organizzazione dell’ente e il perimetro nel quale sono esercitate le funzioni.

La nozione di pubblico ufficiale riguarda chi esercita una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa. La qualifica viene valutata in relazione all’attività svolta e non coincide con il potere di accertare qualsiasi illecito in qualsiasi momento. L’agente di polizia giudiziaria esercita invece le funzioni previste dal Codice di procedura penale, come prendere notizia dei reati, impedire che vengano portati a conseguenze ulteriori, ricercarne gli autori e assicurare le fonti di prova.

L’articolo 57 del Codice di procedura penale qualifica gli appartenenti alla Polizia municipale come agenti di polizia giudiziaria nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza e quando sono in servizio. Queste categorie non vanno confuse neppure con quella di agente di pubblica sicurezza, che viene attribuita agli operatori della Polizia locale in presenza delle condizioni fissate dalla legge e mediante il riconoscimento.

Cosa prevede il Codice della Strada

L’articolo 11 del Codice della Strada comprende tra i servizi di polizia stradale la prevenzione e l’accertamento delle violazioni, la rilevazione degli incidenti, la predisposizione e l’esecuzione dei servizi diretti a regolare il traffico, la scorta per la sicurezza della circolazione e la tutela della rete stradale.

L’articolo 12 attribuisce questi compiti ai corpi e ai servizi di Polizia municipale nell’ambito del perimetro di competenza che non è limitata al centro abitato, ma si estende al territorio dell’ente per il quale il corpo esercita le funzioni.

L’appartenenza alla Polizia locale autorizza quindi l’esercizio dei servizi stradali entro il relativo ambito territoriale. Per la validità dell’accertamento amministrativo la giurisprudenza richiede però che l’operatore sia effettivamente in servizio.

Un vigile fuori turno che osserva un’automobile parcheggiata in divieto può segnalare il fatto alla centrale operativa o chiedere l’intervento di una pattuglia, ma non trasformare ogni osservazione in un accertamento formale.

La sentenza della Corte di Cassazione 13264 del 4 aprile 2025 ha affrontato il caso di un agente della Polizia municipale che, pur essendo fuori servizio e in abiti civili, era intervenuto nel proprio territorio per sventare una cosiddetta truffa dello specchietto ai danni di un’automobilista.

Secondo la Suprema Corte, l’operatore agiva come pubblico ufficiale perché aveva compiuto un atto riconducibile alle proprie finalità istituzionali e perché l’intervento era avvenuto nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza. La resistenza opposta contro di lui poteva quindi integrare il reato previsto dall’articolo 337 del Codice penale.

La pronuncia non afferma che ogni agente locale possa elevare contravvenzioni durante il tempo libero. Il caso riguardava la repressione di un fatto penalmente rilevante, non la compilazione di un verbale per una comune violazione amministrativa.

Il significato di “quando è in servizio”

L’espressione contenuta nell’articolo 57 del Codice di procedura penale ha prodotto interpretazioni non sempre uniformi. Nel campo delle sanzioni amministrative stradali, la Corte di Cassazione ha attribuito rilievo alla condizione concreta dell’agente e richiesto che sia effettivamente in servizio.

Nel procedimento penale deciso nel 2025 la Suprema Corte ha invece riconosciuto che l’intervento compiuto fuori turno, entro il territorio e per finalità istituzionali, poteva assumere la natura di un atto del pubblico ufficio. Non si può ricavare da quest’ultima decisione una generale “riattivazione volontaria” di tutti i poteri dell’agente. Sostenere che un vigile possa decidere autonomamente di tornare in servizio ogni volta che nota un’irregolarità sarebbe una semplificazione eccessiva.

La natura dell’evento rimane decisiva. Davanti a un reato o a un pericolo concreto l’intervento può essere funzionale alla tutela pubblica. Nel caso di una normale violazione amministrativa, l’accertamento richiede il rispetto dei presupposti organizzativi e funzionali indicati dalla giurisprudenza.

Può fermare un automobilista fuori turno?

Un agente fuori servizio non dovrebbe svolgere ordinariamente un posto di controllo, intimare l’alt a veicoli per verificare documenti o effettuare controlli amministrativi come se facesse parte di una pattuglia comandata.

Quando assiste a un reato, a un incidente o a una condotta capace di creare un pericolo immediato può intervenire per impedire conseguenze più gravi, mettere in sicurezza le persone e richiedere l’arrivo delle unità in servizio.

La regolazione della circolazione rientra però tra i servizi di polizia stradale. Di norma viene svolta da operatori identificabili, dotati degli strumenti necessari e inseriti in un servizio organizzato. Un agente fuori turno può però trovarsi davanti a una situazione che richiede un’azione immediata: un incidente appena avvenuto, un ostacolo in carreggiata, un albero caduto oppure un veicolo fermo in una posizione pericolosa.

L’attività dovrebbe essere limitata a quanto serve per fronteggiare l’emergenza. Appena possibile, l’operatore deve contattare la centrale, chiedere l’arrivo della pattuglia competente e lasciare agli agenti in servizio la gestione formale dell’evento.

Un agente fuori servizio e in abiti civili deve rendere riconoscibile la propria qualifica quando pretende dal cittadino l’osservanza di un ordine collegato alle funzioni istituzionali, salvo che le circostanze rendano impossibile o pericolosa l’identificazione immediata. Il tesserino di servizio consente alla persona fermata di comprendere che non si trova davanti a un privato che impartisce ordini arbitrari.

Google Maps rinnova la navigazione, cambia il modo di segnalare le svolte

E se sbagliare un’uscita diventasse meno frequente? Dopo il primo rilascio negli Stati Uniti e in India, anche in Italia sta per arrivare il maggiore aggiornamento di Google Maps degli ultimi anni, relativo a Gemini e al sistema di navigazione. Entro la fine del 2026 i conducenti europei dovrebbero finalmente accedere alle nuove funzioni.

Già prima di partire ci saranno delle grosse novità, infatti, attraverso Ask Maps, sarà possibile formulare richieste molto più precise rispetto alla semplice ricerca di un indirizzo. Ad esempio, anziché scrivere “ristorante”, l’utente potrà domandare un locale tranquillo, provvisto di tavoli all’aperto e situato vicino alla destinazione. Analizzando le informazioni disponibili su Maps e le recensioni dei clienti, Gemini illustrerà le proposte ritenute pertinenti direttamente sulla cartina.

Come cambia la pianificazione del viaggio

D’ora in avanti, in caso di imprevisti nel tragitto, non sarà più necessario fermarsi e digitare sullo schermo. In caso di poca autonomia, l’automobilista chiederà a Gemini indicazioni su punti di rifornimento lungo la strada e potrà immediatamente precisare di voler evitare una deviazione troppo lunga. Allo stesso modo di una normale conversazione, l’assistente virtuale unirà le due domande e fornirà una risposta esauriente. Un’eventuale cambio di programma potrà essere gestito a voce, il tempo di inserire una nuova sosta nell’itinerario, e se il traffico allunga il viaggio, il conducente potrà chiedere a Gemini di avvisare la persona attesa e persino aggiungere un appuntamento al calendario.

Persino le classiche indicazioni perderanno un po’ d’importanza. In prossimità dell’incrocio, Maps potrà suggerire di girare una volta superato un locale o un distributore visibile dalla strada. Gemini individuerà il riferimento confrontando le immagini di Street View con le attività registrate nella zona e lo segnalerà sullo schermo appena la vettura si avvicina, affinché il conducente abbia davanti agli occhi lo stesso elemento indicato dalla voce, anziché dover calcolare la distanza che lo separa dalla svolta.

Promette poi di migliorare notevolmente l’esperienza di guida la nuova funzione Navigazione Immersiva. Un cavalcavia smetterà di essere rappresentato come una semplice linea e anche gli edifici acquisteranno profondità, avvicinando la cartina a ciò che si vede dal parabrezza. Negli incroci mai affrontati prima, l’app mostrerà con maggiore precisione la corsia da imboccare e la posizione degli attraversamenti.

La visuale si spingerà inoltre avanti lungo il tragitto, così da preparare il conducente alle manovre successive. Se Maps individua una strada più rapida, non si limiterà a indicare il tempo risparmiato, ma consentirà di guardare meglio la deviazione proposta, e prima ancora della partenza si potrà esplorare anche la zona di arrivo e capire dove conviene lasciare l’auto.

Funzioni avanzate anche dopo il parcheggio

Ask Maps continuerà a funzionare anche dopo aver parcheggiato l’auto. Durante una passeggiata potremo domandare che cosa si trova nei dintorni e in bicicletta basterà parlare, tenendo le mani sul manubrio. Alcune di queste possibilità hanno già iniziato a comparire sugli smartphone, segno che l’integrazione fra Maps e Gemini ha preso il via in anticipo sul grande aggiornamento annunciato.

Google, comunque, non premerà un interruttore rendendo disponibile tutto nello stesso giorno. La distribuzione procederà a scaglioni e due persone con la medesima versione dell’app potrebbero vedere schermate differenti. Il servizio resterà gratuito, ma soltanto con l’arrivo in Italia capiremo quali novità saranno operative subito e quali si faranno attendere.

I prezzi di petrolio e benzina volano, in arrivo un’estate da rialzo record

Mentre milioni di italiani preparano le valigie per l’esodo di agosto, i prezzi alla pompa stanno salendo a un ritmo che non si vedeva da diversi mesi e la causa è sempre da ritrovare nello Stretto di Hormuz, ritornato al centro del dibattito nelle ultime settimane con il nuovo blocco seguito all’interruzione della tregua tra Iran e Stati Uniti. Chi guiderà per le strade italiane nei prossimi week-end pagherà il conto, in modo diretto e immediato, di una crisi geopolitica a diecimila chilometri di distanza.

La benzina segna il record del 2026

Dal 4 luglio, giorno in cui è ripartito il prezzo di mercato dopo la scadenza dello sconto sulle accise, il prezzo della benzina è aumentato di 13,5 centesimi al litro, pari a un rialzo del 7,5%. Il gasolio ha fatto ancora peggio, con una crescita di circa 23 centesimi al litro, un incremento del 12,5%. Ora con i rialzi record degli ultimi giorni la benzina ha segnato un valore record per il 2026 di 1,97 euro/litro, mentre il gasolio ha raggiunto quota 2,16 euro/litro

Nelle tasche degli italiani si traduce come un rifornimento da 50 litri al costo di 7 euro in più sulla benzina e 11 euro in più sul gasolio rispetto a inizio luglio. Non sono variazioni di poco conto, soprattutto in una stagione in cui chi parte in auto o in camper si ritrova a fare più rifornimenti del solito.

L’accelerazione si è concentrata dopo l’interruzione della tregua tra Iran e Stati Uniti e il nuovo blocco dello Stretto di Hormuz: in appena una decina di giorni i prezzi sono saliti in media di circa 12 centesimi al litro. Lo Stretto di Hormuz è il passaggio attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale: quando si chiude il mercato reagisce in modo quasi istantaneo, e il riflesso alla pompa arriva nel giro di pochi giorni.

Aumento di 700 milioni per gli italiani

La stima elaborata dall’Ufficio Economico di Confesercenti mette in fila i numeri dell’impatto complessivo. Se i prezzi dovessero mantenersi sugli attuali livelli, l’impatto tra luglio e agosto raggiungerebbe i 700 milioni di euro di maggiore spesa per famiglie e piccole imprese che si riforniscono sulla rete ordinaria. Solo nella decina di giorni successiva al blocco di Hormuz, l’aggravio è già stimabile in circa 140 milioni di euro.

Il calendario degli spostamenti amplifica il problema. Viabilità Italia segnala il bollino rosso per il pomeriggio di giovedì 30 e per tutta la giornata di venerdì 31 luglio, e il bollino nero per le mattine di sabato 1 e sabato 8 agosto, i picchi di traffico dell’estate, con milioni di veicoli in movimento sulle autostrade italiane. L’auto resta il mezzo preferito per le vacanze di prossimità, e il costo del carburante incide direttamente sul budget disponibile per la vacanza stessa.

Il presidente di Confesercenti Nico Gronchi ha chiesto al governo un intervento calibrato sulla durata dell’esodo estivo, che riduca parzialmente il trasferimento del rialzo delle quotazioni sulle famiglie, e ha sottolineato come gli interventi emergenziali non bastino da soli: servirebbe, secondo l’associazione, una strategia strutturale per ridurre la vulnerabilità del Paese agli shock energetici. Parole che si sentono a ogni crisi e che, a ogni crisi, tornano a essere attuali.

Nel frattempo, per chi parte in auto nelle prossime settimane, il consiglio pratico resta sempre lo stesso: evitare le autostrade nelle giornate di bollino nero, scegliere i distributori fuori dalle aree di servizio autostradali dove i prezzi sono mediamente più alti, e se possibile fare il pieno prima di partire, in attesa di capire in che direzione si muoveranno le quotazioni del greggio nelle prossime settimane.

Autovelox, Salvini: “In Italia sono 3.305, spenti quelli irregolari”

Il 23 luglio 2026 segna una data spartiacque per la gestione della sicurezza stradale in Italia. Durante il question time al Senato, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha annunciato un’imponente operazione di riordino che ha portato allo spegnimento di migliaia di dispositivi per il rilevamento della velocità.

In poche parole: gli autovelox. L’obiettivo dichiarato non è eliminare i controlli, ma ricondurli a una logica di trasparenza e utilità reale, eliminando quegli strumenti percepiti dai cittadini più come “trappole” per fare cassa che come presidi di sicurezza.

Una riforma attesa da decenni

L’intervento legislativo mira a colmare un vuoto normativo e una frammentazione che duravano da oltre tre decenni. Come sottolineato dal ministro durante l’audizione, “abbiamo lavorato a lungo con gli enti locali e con le associazioni e siamo arrivati, dopo trentaquattro anni, a mettere ordine in materia di autovelox”.

All’inizio dell’attuale mandato governativo, si ipotizzava la presenza di circa 10-11 mila dispositivi sul territorio nazionale; oggi, a seguito della verifica di rispondenza alle regole vigenti, ne risultano attivi solo 3.305.

Perché molti autovelox sono stati spenti

La decisione di disattivare una quota così massiccia di apparecchiature non è stata casuale, ma è scaturita dal mancato rispetto delle normative tecniche e di segnalazione. Il criterio seguito dal Ministero è stato chiaro: eliminare ciò che non era a norma. “Abbiamo semplicemente spento autovelox furbetti, mal segnalati o nascosti” ha precisato Salvini.

La filosofia alla base di questa scelta distingue nettamente tra la sanzione educativa e quella vessatoria. Il Ministero ribadisce infatti che i rilevatori di velocità sono “fondamentali come strumento di prevenzione e sanzione nelle zone assolutamente dimostrate a rischio”, ma non devono diventare strumenti impropri di prelievo fiscale qualora manchino i requisiti di visibilità e corretta indicazione per l’automobilista.

La mappa dei dispositivi disattivati

L’operazione di “pulizia” ha interessato l’intera penisola, con un impatto particolarmente significativo nelle regioni settentrionali e nelle grandi aree metropolitane. In termini regionali, la Lombardia guida la classifica con ben 144 autovelox disattivati, seguita dal Piemonte con 131 e dall’Emilia Romagna con 95. Anche il Veneto (84) e la Toscana (69) hanno visto una sensibile riduzione del numero di postazioni attive.

Scendendo lungo lo Stivale, i dispositivi spenti sono stati 33 nel Lazio, 16 in Liguria, 15 nelle Marche, 12 in Abruzzo, 9 nella provincia di Trento, 8 in Sicilia e 6 in Sardegna. Se si guarda alle singole città, il dato più eclatante arriva dalla città metropolitana di Milano, dove sono stati spenti ben 111 autovelox, mentre a Roma e Torino le disattivazioni sono state 28 per ciascuna città.

Oltre la velocità: la sicurezza stradale a 360 gradi

Il riordino degli autovelox si inserisce in un piano più ampio di sicurezza stradale che tocca altre criticità, come la gestione dei monopattini e i raduni clandestini. Per quanto riguarda i raduni automobilistici illegali, come quelli segnalati nell’area del Lago di Garda, il Ministero ha confermato un monitoraggio costante in collaborazione con l’Interno per contrastare condotte di guida pericolose in zone ad alto flusso turistico.

La nuova linea del Ministero punta a restituire credibilità agli strumenti di controllo. Riducendo il numero di autovelox a quelli strettamente necessari e regolamentari, si spera di aumentare l’accettazione sociale di tali misure, trasformandoli da “nemici” degli automobilisti a veri alleati della sicurezza stradale nei punti più critici del Paese.

Roma, scoperti 21 container pieni di moto rubate: tre arresti e due denunce

Il silenzio del quartiere Parioli, negli ultimi tempi turbato da una serie di furti di motociclette, ha trovato risposta in un’imponente operazione di polizia giudiziaria che ha svelato un complesso sistema di riciclaggio internazionale.

I Carabinieri della Compagnia Roma Parioli, supportati dai militari della Stazione di Ponte Galeria e in stretta collaborazione con il Gruppo e la Compagnia di Ostia, hanno inferto un colpo durissimo a un’organizzazione dedita alla ricettazione di veicoli a due ruote.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, si è conclusa con il fermo di tre cittadini stranieri e il sequestro di un vero e proprio “tesoro” meccanico pronto a lasciare il Paese.

La pista dei container a Ponte Galeria

L’attività investigativa, nata per contrastare i furti avvenuti nel quadrante nord della Capitale, ha condotto i militari fino a via della Magliana, in località Ponte Galeria. Qui, all’interno della sede di una società privata, i Carabinieri hanno individuato un’area di stoccaggio sospetta.

Un meticoloso servizio di osservazione ha permesso di accertare la presenza di ben 54 container, tutti locati a soggetti stranieri, che fungevano da base operativa per il transito della merce illecita. Dopo aver ottenuto il via libera dalla Procura, gli investigatori hanno proceduto all’apertura forzata dei moduli metallici, rivelando uno scenario inquietante.

In 21 dei container controllati erano stipate motociclette di varie cilindrate e una quantità enorme di parti di ricambio. Molti dei mezzi erano già stati smontati e accuratamente imballati, pronti per essere caricati e spediti illegalmente fuori dai confini dell’Unione Europea.

I responsabili e il materiale sequestrato

Durante il blitz, i Carabinieri hanno sorpreso sul posto i tre principali indiziati: tre uomini di 53, 28 e 54 anni, tutti senza fissa dimora e con precedenti penali specifici. Per loro è scattato il fermo con l’accusa di ricettazione e riciclaggio in concorso, provvedimento già convalidato dall’Autorità Giudiziaria. Altri due complici, di 50 e 54 anni, sono stati invece denunciati a piede libero per i medesimi reati.

All’interno dei moduli riconducibili ai tre fermati è stata accertata la presenza di numerosi mezzi di sicura provenienza illecita. Nei restanti container, legati ai soggetti denunciati, è stato invece rinvenuto materiale di dubbia origine e privo di elementi identificativi, sul quale sono tuttora in corso accertamenti tecnici volti a risalirne alla provenienza. L’intera area, comprensiva dei 21 container e del loro prezioso contenuto, è stata posta sotto sequestro.

Un’indagine ancora aperta

Il ritrovamento di questo “hub” logistico rappresenta solo un tassello di un mosaico più ampio. Le indagini dei Carabinieri proseguono ora su due fronti: da un lato, l’analisi dei veicoli sequestrati per identificare i legittimi proprietari e procedere alle restituzioni; dall’altro, la caccia a numerosi altri locatari stranieri dei restanti container che, al momento dell’operazione, sono risultati irreperibili.

L’operazione sottolinea l’efficacia del coordinamento tra le diverse componenti dell’Arma sul territorio romano, capace di risalire dal singolo furto di quartiere fino alle rotte internazionali del traffico di veicoli rubati. Resta inteso che, essendo il procedimento ancora nella fase delle indagini preliminari, i soggetti coinvolti devono considerarsi innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Cristian Volpato fermato per eccesso di velocità, drug test preliminare positivo

Due controlli in poco più di due ore, entrambi sullo stesso ponte e al volante della medesima BMW Coupé. È terminata con due multe e la sospensione della patente internazionale per sei mesi la notte brava di Cristian Volpato a Sydney.

Protagonista di buone prestazioni con la maglia della nazionale australiana ai Mondiali da poco terminati, l’attaccante del Sassuolo potrebbe veder precipitare la sua posizione. Tutto dipenderà da un secondo test antidroga, disposto dopo la presunta positività alla cocaina emersa durante il controllo preliminare.

Il test preliminare e gli esami ancora in corso

Il primo episodio risale alle 23:05 di giovedì 23 luglio, quando, riferiscono i media locali, Volpato percorreva l’Anzac Bridge a una velocità superiore di oltre 20 km/h rispetto al limite di 60. Fermato dagli agenti, il ventiduenne ha ricevuto una sanzione ed è stato sottoposto all’alcoltest, che non ha rilevato la presenza di alcol.

Poco dopo ha rifatto capolino sullo stesso tratto. Intorno all’1:10 di venerdì, la polizia ha intercettato la BMW a 109 km/h, quasi 50 oltre il limite, disponendo un’altra multa e la sospensione della patente, valida nel Nuovo Galles del Sud, che impedirà al 22enne di guidare nello Stato australiano per i prossimi sei mesi.

In occasione del secondo controllo, gli agenti hanno eseguito anche un test preliminare a bordo strada, dalla quale sarebbe emerso un esito positivo alla cocaina, ma la vicenda non può ancora dirsi conclusa. È stato infatti raccolto un altro campione di fluido orale, affidato al laboratorio per gli accertamenti necessari: fino al responso definitivo, l’indagine rimane aperta.

Stando ad alcuni media australiani, Volpato avrebbe effettuato anche un test indipendente, dal quale non sarebbero emerse tracce di cocaina. Ai fini dell’indagine conterà però il risultato del secondo campione raccolto dalla Polizia, ancora affidato alle analisi di laboratorio. Finora non è stata formulata alcuna accusa penale, mentre restano invece le due sanzioni per eccesso di velocità e la sospensione della patente internazionale per sei mesi.

Sulla BMW si conosce ancora meno: le fonti la descrivono soltanto come una coupé, senza precisare il modello o l’anno. Non sono state diffuse fotografie che consentano di riconoscerla e nemmeno le autorità hanno fornito maggiori dettagli.

La reazione di Football Australia

Football Australia ha confermato di conoscere le accuse rivolte a uno dei suoi giocatori e di aver contattato il diretto interessato. La federazione monitorerà gli sviluppi della vicenda, offrendo sostegno al calciatore nella fase degli accertamenti, e sulla stessa linea si è espresso il sindacato Professional Footballers Australia. Al momento né il Sassuolo né l’entourage di Volpato hanno rilasciato dichiarazioni.

Nato proprio a Sydney, il trequartista si era trasferito in Italia ancora adolescente. Dopo essere entrato nel settore giovanile della Roma, ha esordito in Serie A a 18 anni e nel 2023 è passato al Sassuolo. In precedenza aveva vestito le maglie delle Nazionali italiane Under 19 e Under 20.

Alla vigilia del Mondiale 2026 ha scelto di rappresentare l’Australia, raccogliendo tre presenze durante il torneo. Il ritorno nella città natale avrebbe dovuto accompagnare uno dei momenti migliori della sua giovane carriera, ma i due passaggi sull’Anzac Bridge complicano la situazione. Per conoscere la portata effettiva dell’accaduto resta da aspettare il responso del laboratorio.

Tesla FSD bocciato dalla Francia: dubbi su sicurezza e distrazione del conducente

Il dibattito sul futuro della guida autonoma nel Vecchio Continente ha subito una brusca frenata a causa della presa di posizione netta della Francia. Il governo di Parigi ha ufficialmente espresso la propria opposizione all’uso del software Full Self-Driving (FSD) di Tesla sulle strade dell’Unione Europea nella sua forma attuale. Questa decisione rappresenta il primo rifiuto pubblico da parte di un governo dell’Ue nei confronti di un’iniziativa guidata dai Paesi Bassi che mira ad approvare questa tecnologia in tutto il territorio comunitario.

Le ragioni del “no”: sicurezza e responsabilità

La motivazione centrale che ha spinto la Francia a porre questo limite risiede in profonde preoccupazioni legate alla sicurezza stradale. Attraverso una dichiarazione video, il Ministro dei Trasporti francese, Philippe Tabarot, ha puntato il dito contro due rischi specifici che il software comporterebbe: il rischio di eccesso di velocità e la potenziale disattenzione del conducente.

Secondo il governo francese, sebbene il sistema FSD rappresenti un indubbio progresso tecnologico, i compromessi richiesti in termini di sicurezza non sono ancora ritenuti accettabili. “In Francia crediamo che, mentre questo sistema apporta una serie di progressi tecnologici, i compromessi sulla sicurezza non siano ancora sufficienti a giustificare l’autorizzazione nella sua forma attuale” ha dichiarato esplicitamente Tabarot. Il timore è che il conducente umano, pur dovendo rimanere pronto a intervenire in ogni momento, possa essere indotto a un falso senso di sicurezza, riducendo i propri livelli di vigilanza necessari per gestire situazioni impreviste.

Un fronte europeo diviso

La posizione francese crea una spaccatura significativa all’interno dell’Unione Europea. Fino a questo momento, la tendenza sembrava favorevole a Tesla: l’autorità stradale dei Paesi Bassi (RDW) aveva infatti approvato in via provvisoria la tecnologia ad aprile 2026, spingendo nazioni come Belgio, Danimarca, Estonia e Lituania a fare lo stesso in vista di un possibile voto a livello europeo previsto per l’autunno.

Tuttavia, la Francia non è sola nel suo scetticismo. Tabarot ha accennato al fatto che altri Paesi europei condividono le medesime preoccupazioni, pur non nominandoli direttamente, sebbene fonti giornalistiche indichino che anche la Svezia potrebbe opporsi all’approvazione. Per Tesla, l’FSD è considerato un punto di vendita cruciale e un importante generatore di entrate, specialmente in un momento in cui le immatricolazioni del marchio in Europa stanno iniziando a riprendersi dopo il calo dell’anno precedente.

Cos’è il Full Self-Driving (FSD) e la replica di Musk

Per comprendere la portata del limite imposto, occorre definire la natura della tecnologia coinvolta. Il Full Self-Driving di Tesla è classificato come un sistema di assistenza alla guida capace di gestire autonomamente accelerazione, frenata e sterzata, ma che richiede obbligatoriamente che il conducente umano rimanga sempre vigile e pronto a riprendere il controllo del veicolo in qualsiasi momento.

La reazione di Elon Musk alla chiusura francese non si è fatta attendere. Attraverso una dichiarazione rilasciata sulla sua piattaforma social X, il CEO di Tesla ha criticato aspramente la posizione di Parigi, affermando che “ritardare l’approvazione dell’FSD in Francia costerà vite umane”, sostenendo implicitamente che la tecnologia sia già più sicura della guida puramente umana.

Prospettive future

Nonostante la ferma opposizione attuale, il dialogo non si è interrotto. Il Ministro Tabarot ha confermato che la Francia sta continuando le discussioni tecniche con i Paesi Bassi e altri Stati membri dell’Ue riguardo a questa tecnologia. La sfida resta quella di trovare un equilibrio normativo che permetta l’innovazione senza compromettere i rigidi standard di sicurezza stradale che la Francia, e una parte crescente dell’Europa, non sembrano disposti a negoziare.

Il Governo lancia il noleggio sociale: chi può avere un’auto nuova a 100 euro al mese

Il panorama dell’automotive italiano si arricchisce di una misura inedita che punta a coniugare la transizione ecologica con l’equità sociale. È stato presentato presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) il nuovo programma di noleggio sociale a lungo termine, un’iniziativa prevista dal Dpcm Automotive e illustrata dal Ministro Adolfo Urso insieme al Presidente dell’Automobile Club d’Italia (ACI), Geronimo La Russa.

L’obiettivo è duplice: da un lato accelerare il rinnovo del parco circolante nazionale per migliorare la sicurezza stradale e l’ambiente, dall’altro favorire l’accesso alla mobilità per le famiglie a basso reddito.

Una misura dal valore morale e sociale

Nelle parole del Ministro Urso, il noleggio sociale rappresenta una svolta sul piano “morale e sociale”. La misura è pensata specificamente per chi oggi non ha le risorse economiche per rottamare un’auto vecchia e inquinante e acquistarne una nuova. Grazie a questo programma sperimentale, tali soggetti potranno acquisire a noleggio un’auto sostenibile e più sicura. Il Governo ha inoltre assicurato che, in caso di successo della sperimentazione, verranno stanziate tutte le risorse necessarie per trasformare questa iniziativa in una politica industriale strutturale e più equa.

I dettagli tecnici: costi, durata e beneficiari

Il programma, che resterà attivo fino al 30 giugno 2030, è riservato alle persone fisiche con un ISEE inferiore a 30.000 euro. La formula proposta è estremamente accessibile: un contratto di noleggio a lungo termine della durata minima di 36 mesi con un canone sociale di soli 100 euro al mese (IVA inclusa).

Il contratto prevede un limite di percorrenza fissato a 12.000 chilometri annui. Un aspetto particolarmente interessante riguarda la conclusione del periodo di noleggio: al termine dei tre anni, il beneficiario avrà la possibilità di acquistare il veicolo usufruendo di uno sconto del 10% sul valore di mercato.

Veicoli ammessi e obbligo di rottamazione

Per accedere a questa agevolazione, la normativa impone requisiti stringenti sia sul veicolo in uscita che su quello in entrata. È infatti obbligatoria la rottamazione di un veicolo fino a Euro 4, che deve essere di proprietà del richiedente da almeno 12 mesi.

Per quanto riguarda l’auto da noleggiare, deve trattarsi di un veicolo nuovo, immatricolato in Italia e appartenente alla categoria M1 (autovetture). I requisiti ecologici prevedono un’omologazione almeno Euro 6 e un limite di emissioni di CO2 non superiore a 135 grammi per chilometro.

La strategia politica: stop agli “incentivi a pioggia”

La presentazione della misura è stata anche l’occasione per il Ministro Urso di ribadire un cambio di rotta nella politica degli incentivi. Il Ministro ha dichiarato che non verranno più utilizzati gli “incentivi a pioggia”, poiché in passato hanno finito per favorire l’acquisto di auto straniere, specialmente cinesi. L’obiettivo futuro è legare i sussidi al principio del “Made in Europe”: quando entrerà in vigore il nuovo regolamento europeo, gli incentivi potranno essere destinati esclusivamente ad auto con almeno il 70% di componentistica europea.

Urso ha inoltre sollevato una critica alle attuali regole dell’Unione Europea, sostenendo che senza un cambiamento a livello di Bruxelles, gli sforzi nazionali rischiano di essere inefficaci, paragonandoli al tentativo di “svuotare il mare con un secchiello”.

Come aderire: il “Click Day”

L’accesso al programma sarà gestito tramite un click day, come confermato dal Presidente dell’ACI, Geronimo La Russa. L’Automobile Club d’Italia, forte della sua storia ultra-secolare di vicinanza ai cittadini e ai servizi di mobilità, collaborerà attivamente alla riuscita dell’iniziativa per garantire che il contributo arrivi effettivamente a chi ne ha più bisogno.