Auto, patente B a 17 anni: nuove regole in Italia

La guida accompagnata è una prerogativa della pratica che consente ai ragazzi di guidare un’auto con un supervisore al loro fianco prima di conseguire la patente B. Dal prossimo anno chi avrà compiuto 17 anni potrà ricevere la patente B in Italia, allineandosi a un piano di Bruxelles che prevede un aggiornamento della normativa.

La Commissione europea vuole migliorare la sicurezza stradale nei 27 Paesi membri e per farlo, anche in Italia, arriverà una riforma che mira a responsabilizzare genitori e figli che aspirano alla licenza automobilistica. Le nuove linee guida, contenute nella quarta direttiva UE pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea (serie L) del 5 novembre 2025, prevedono un iter inedito per i giovanissimi aspiranti guidatori.

Le nuove regole

L’Italia dovrebbe rilasciare la patente B ai candidati diciassettenni, ma non si tradurrà in una libertà totale. Sino allo spegnimento delle agognate 18 candeline sulla torta, i giovani automobilisti potranno guidare l’auto esclusivamente se affiancati da una persona considerata idonea dalla legge. L’accompagnatore dovrà aver compiuto almeno 24 anni, possedere la patente B da oltre 5 anni e non essere incappato in interdizioni alla guida nei 5 anni precedenti.

La responsabilità del supervisore sarà massima e dovrà rispettare rigorosamente le norme relative alla guida in stato di alterazione dovuta ad alcol o sostanze stupefacenti. Le articolate regole europee hanno l’obiettivo di sostituire integralmente l’attuale sistema italiano, tuttavia ogni Nazione del Vecchio Continente tenderà a proporre requisiti aggiuntivi, in linea con gli obiettivi di sicurezza.

Le differenze con il sistema attuale

Il Codice della Strada consente di mettersi al volante a 17 anni, ma attraverso la formula della guida accompagnata e senza essere ancora titolari della patente B. La legge prevede lo svolgimento di almeno 10 ore di pratica in un’autoscuola ed è riservato a chi è già in possesso della patente A1 (ottenibile a 16 anni) o della B1. Il minorenne può indicare fino a tre accompagnatori con patente B o superiore ottenuta da almeno 10 anni e con età non superiore a 60 anni.

Al compimento della maggiore età, tramite il foglio rosa, ci si può esercitare con una persona titolare di patente da almeno 10 anni (o di categoria superiore) e con un’età massima di 65 anni. Dopo la guida accompagnata, chi è già titolare di patente A1 o B1 non deve sostenere un ulteriore esame teorico a quiz per ottenere la patente B. Occorre semplicemente superare l’esame pratico per ricevere la licenza automobilistica.

La nuova direttiva europea stabilisce delle norme rigide in materia di guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droghe, ma in futuro potrebbe esserci tolleranza zero. Verrà concesso un periodo di prova della durata di almeno due anni, con conseguenze pesanti per i neopatentati europei che verranno colti in uno stato di alterazione psicofisica. Con il numero sempre elevatissimo di incidenti sulle strade, a Bruxelles, hanno intenzione di inasprire le pene. Circa il 40% dei neopatentati rimane coinvolto in un incidente stradale nei primi anni di guida, rendendo questa categoria una delle più a rischio in assoluto. Gli schianti che coinvolgono i giovanissimi, inoltre, registrano un’alta percentuale di lesioni gravi o fatali anche per i passeggeri a bordo.

Ondate di calore, come cambieranno le auto del futuro

Darwin aveva ragione, ma non parlava di automobili. Gli scienziati ci dicono da tempo che il corpo umano, nelle prossime generazioni, si adatterà progressivamente alle ondate di calore sempre più intense e frequenti: sudorazioni più efficienti, termoregolazione affinata, qualcosa di simile a ciò che i popoli vissuti per secoli in climi equatoriali hanno già sviluppato in modo naturale. L’evoluzione biologica è lenta, ma lavora. E nel frattempo, anche le automobili stanno evolvendo, molto più velocemente. Se il corpo umano impiega generazioni ad adattarsi al caldo, l’ingegneria ci mette qualche anno per ricevere le richieste del mercato. E le soluzioni che si stanno sviluppando nei laboratori dei principali costruttori mondiali sono già più avanzate di quanto la maggior parte degli automobilisti immagini.

Un mondo sempre più caldo

Le statistiche sulle temperature estive in Europa non lasciano spazio a molte interpretazioni. Le ondate di calore sono diventate più frequenti, più lunghe e più intense rispetto a vent’anni fa. L’estate 2026 ha confermato ancora una volta questa tendenza, con picchi che hanno superato i 40 gradi in molte aree del Centro-Sud Italia e temperature percepite che rendono l’abitacolo di un’auto parcheggiata al sole un luogo potenzialmente pericoloso, non solo poco confortevole.

Lasciare un’auto chiusa sotto il sole di agosto per due ore significa ritrovarsi con una temperatura interna che può raggiungere i 60-70 gradi. E quel calore non se ne va semplicemente abbassando il finestrino: ci vuole tempo, aria condizionata attiva, e una buona dose di pazienza prima che l’abitacolo torni a livelli sopportabili. I costruttori lo sanno, e stanno lavorando per cambiare questa equazione.

Colori chiari

Il punto di partenza, che sembra banale ma non lo è, riguarda le vernici. I colori scuri assorbono il calore in modo significativamente maggiore rispetto a quelli chiari, e la temperatura interna di un’auto nera parcheggiata al sole può superare di 20 gradi quella di una bianca nelle stesse condizioni. Non è una differenza trascurabile quando si parla di abitacoli che già di loro tendono a trasformarsi in saune.

Questa consapevolezza sta influenzando le tendenze di design: i costruttori stanno sviluppando vernici termoriflettenti che incorporano pigmenti in grado di riflettere le radiazioni infrarosse invece di assorbirle. Il risultato pratico è un’auto più fresca anche con una tinta scura, una soluzione che risolve la contraddizione tra estetica e praticità senza obbligare tutti a guidare auto bianche.

Lo stesso principio si applica al tetto panoramico, ormai onnipresente sulle auto moderne: il vetro trattato con filtri elettrocromatici o pellicole solari avanzate riduce il calore irradiato nell’abitacolo mantenendo la luminosità senza trasformare la cabina in una serra.

Preraffrescamento

L’esempio più concreto di adattamento attivo al caldo è il preriscaldamento, o preraffrescamento: la capacità di portare l’abitacolo a una temperatura accettabile ancora prima di salire in auto. Lo abbiamo visto applicato già oggi su molte auto elettriche ma la direzione è chiara: con la transizione elettrica questa funzione diventerà uno standard imprescindibile, disponibile via app e integrata con la pianificazione degli spostamenti.

Il vantaggio è doppio. Da un lato si entra in un abitacolo già fresco, eliminando i primissimi minuti di guida con il volante bollente e la schiena che brucia sul sedile. Dall’altro si sfrutta l’energia dalla rete durante la ricarica anziché dalla batteria durante la guida, il che significa che il preraffrescamento non riduce l’autonomia disponibile per il percorso. Un beneficio concreto che nelle giornate più calde può fare una differenza reale.

Sedili ventilati

Il sedile è il punto di contatto diretto tra il corpo e l’abitacolo, e in estate è spesso il primo problema. I sedili riscaldati li conoscono in tanti; quelli ventilati sono meno diffusi ma stanno crescendo rapidamente nel listino di un numero sempre maggiore di costruttori.

Il principio è semplice: una serie di microventole integrate nel materiale del sedile fa circolare aria fresca attraverso la superficie, eliminando il calore accumulato e riducendo la sudorazione da contatto. Il risultato è una sensazione di freschezza che nessuna quantità di aria condizionata sparata dall’alto riesce a replicare in modo altrettanto diretto.

I sedili ventilati erano fino a qualche anno fa un’esclusiva delle auto premium. Oggi compaiono anche su modelli di fascia media, e le previsioni indicano che entro fine decennio saranno quasi onnipresenti sulle auto nuove. Un’altra piccola evoluzione, silenziosa e pratica, che ci avvicina a un’automobile costruita davvero per il clima che stiamo vivendo, non per quello di trent’anni fa.

Segue il navigatore e incastra l’auto sulle scale della spiaggia

Blankenberge è considerata una delle stazioni balneari più conosciute sul mare del Nord, tra Bruges e De Haan. Il collegamento alla spiaggia non dovrebbe risultare particolare complesso, ma un uomo ha preferito seguire alla lettera le indicazioni dell’app Waze, senza rendersi conto che stava scendendo delle scale. Non è la prima volta che vi raccontiamo di automobilisti distratti che preferiscono fidarsi maggiormente della tecnologia piuttosto che seguire il proprio intuito.

Riporre completa fiducia nelle app può giocare brutti scherzi. Nell’episodio avvenuto in Belgio, il 74enne può ritenersi fortunato a non aver danneggiato la propria auto. Si è fermato in tempo senza riportare conseguenze gravi. Come annunciato sulle colonne Brussels Today, l’uomo ha guidato la sua auto su per una scalinata situata alla fine di Kerkstraat, che conduce direttamente alla spiaggia. Piccolo particolare: la circolazione era limitata ai pedoni e il telaio dell’auto si è incastrato in cima a una scalinata.

Rischio enorme

L’uomo ha arrestato la sua corsa e l’auto almeno non è rotolata giù per i gradini. Né il conducente né altre persone sono rimaste ferite nell’incidente. La polizia locale è giunta puntuale sul luogo del misfatto ed è risultato chiaro, dai primi accertamenti, che il 74enne era distratto al momento dell’inconveniente sulle scale. Gli esami hanno evidenziato che non era sotto l’effetto di alcol o droghe.

Le autorità locali sono state costrette a chiamare un carro attrezzi per rimuovere la vettura dalla sua posizione anomala. Trattandosi di un SUV non ci sono stati problemi tecnici, ma la rimozione ha richiesto un tempo insolitamente lungo. Il veicolo è stato rimorchiato e il conducente ha potuto riprendere il viaggio. Secondo il comandante della polizia Jan Maertens, l’uomo al volante è stato semplicemente sbadato e distratto dalle indicazioni di Waze.

Una disattenzione può costare cara

Affidarsi ciecamente alle indicazioni di Google Maps o Waze ha provocato, anche alle nostre latitudini, dei crash insoliti. Gli automobilisti sono finiti in bilico su dirupi e scalinate. Il navigatore satellitare è utile, ma non è infallibile ed è molto facile perdere la reale percezione del pericolo. Secondo i dati dell’Osservatorio Sara Assicurazioni, il 53% degli automobilisti italiani ha confessato di sbagliare direzione pur avendo il GPS attivo. L’attenzione al volante cala sensibilmente anche a causa della continua vigilanza che richiede lo schermo, perdendo di vista i segnali stradali.

Il 7% dei guidatori ha annunciato di perdersi regolarmente affidandosi unicamente alle indicazioni del navigatore. Lo scorso anno un’automobile è rimasta bloccata sulla scalinata di Trinità dei Monti a causa di un bug del GPS. In Alto Adige, un turista in Val Passiria ha rischiato la vita, ritrovandosi in sospeso su un dirupo dopo aver seguito coordinate sbagliate.

Quando ci si trova all’estero bisogna prestare ancor più attenzione quando si impostano le app di navigazione. In India e Indonesia si sono verificate delle tragedie. Delle vetture sono cascate da ponti interrotti o non completati perché le mappe non segnalavano la chiusura. A Giava un conducente, seguendo Google Maps, ha ignorato una deviazione suggerita ed è precipitato insieme alla passeggera, sopravvivendo con ferite lievi dopo un volo di decine di metri.

Quasi 1 auto usata su 2 nasconde qualcosa, verifiche in aumento

Il grande esodo di Ferragosto si sta avvicinando e gli automobilisti italiani si accingono a invadere le principali arterie in cerca di una meta balneare. A causa della crisi gli italiani sono costretti a comprare sempre più veicoli usati e i controlli sulla storicità dei mezzi sono cresciuti a dismisura. Uno studio condotto da CARFAX ha mostrato che, tra l’inizio di maggio e la metà di luglio, è stato generato quasi il 34% di tutti i report sullo storico dei veicoli prodotti dall’inizio dell’anno, con una aumento delle verifiche del 59% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Un vero boom che manifesta la necessità di rivolgersi al car market usato e il timore di ritrovarsi tra le mani un veicolo sbagliato. La sola Lombardia è responsabile di quasi il 30% delle verifiche nazionali. Il resto del Belpaese segue il trend, ma al Nord si evince la paura di sbagliare più alta. Le vetture controllate hanno in media 9 anni di vita e 122.000 chilometri sul contachilometri. Si tratta di auto che hanno affrontato già un percorso piuttosto lungo, ma non sono ancora da rottamare. Il motivo per cui vengono scelte vetture non più giovani è ovviamente il prezzo.

Automobilisti più smaliziati

La massima prudenza invita i clienti interessati alle auto usate a controllare ogni aspetto con un meccanico di fiducia. Il 14% dei veicoli verificati risulta importato dall’estero. Nonostante i recenti aumenti il diesel rimane la motorizzazione più cercata nell’usato, con il 43% degli accertamenti, con una quota del 47% rispetto al 2025. Spicca l’incremento delle ibride, passate al 13% dal 9% dell’estate 2025, e le EV, raddoppiate dall’1% al 2%.

I dati sulle auto elettrificate sono incoraggianti, ma c’è ancora un fisiologico ritardo rispetto alle vetture con motori a combustione interna. Alle nostre latitudini FIAT conferma un ruolo di primo piano, guidando le ricerche con l’11%, davanti ad Audi e Mercedes-Benz (ambedue al 9%), BMW (8%) e Volkswagen (7%). La FIAT Panda rimane l’auto più richiesta e più verificata in assoluto con il 4% delle ricerche, con una media di dieci anni di età e 99.000 chilometri. A sorpresa c’è la Serie X di BMW al 3%, con una media di sette anni di età a 124.000 chilometri. Sul podio anche l’intramontabile FIAT 500 (2%), davanti a Volkswagen Golf e Mercedes-Benz Classe A.

Utilitarie sotto osservazione

Gli italiani amano i SUV e le city car, puntando a modelli di segmento superiore, con il compromesso di un chilometraggio importante, quando si tratta di scegliere una seconda vettura in garage. Il problema che 1 auto su 2 controllata (per l’esattezza il 52%) ha qualcosa da chiarire. Nel dettaglio, il 43% ha avuto almeno un incidente o un danno registrato, mentre nel 2% manifesta un’incoerenza nella progressione dei chilometri. Massima attenzione va attribuita all’eventuale alterazione del contachilometri che potrebbe nascondere una truffa. Anno di immatricolazione, chilometraggio e nome sul cofano raccontano solo una parte della narrazione.

Marco Arban, Direttore del Business Development in Europa di CARFAX, ha spiegato che “ogni automobile ha una storia diversa”: il prezzo dipende da sinistri pregressi, passaggi di proprietà, importazioni dall’estero e incongruenze nel contachilometri. BMW Serie X e Mercedes-Benz Classe A superano entrambe il 50% di esemplari con danni registrati, davanti alla Volkswagen Golf (46%). Le Panda, al 34%, risultano le più “oneste” del brand italiano.

ZTL senza permesso: quanto costa la multa e come presentare ricorso

Basta seguire un’indicazione sbagliata del navigatore o accorgersi troppo tardi del cartello e la telecamera ha già fotografato la targa. Quanto costa entrare in una ZTL senza permesso? Si può contestare il verbale oppure conviene sfruttare lo sconto previsto per chi paga entro cinque giorni?

La risposta breve parte dalle cifre. L’accesso non autorizzato in una zona a traffico limitato comporta una sanzione tra 83 e 332 euro. Quando il pagamento avviene entro cinque giorni dalla notifica, l’importo minimo scende a 58,10 euro, al quale vanno aggiunte le spese di accertamento e notificazione.

Che cos’è una zona a traffico limitato

Il Codice della Strada definisce la ZTL un’area nella quale l’accesso e la circolazione dei veicoli sono limitati in orari prestabiliti o per determinate categorie di utenti e mezzi. Non c’è un unico modello nazionale. Alcune zone restano chiuse per tutto il giorno, altre funzionano soltanto nelle ore di maggiore traffico mentre diversi Comuni applicano regole legate alle emissioni, alla residenza, alle operazioni di carico e scarico o al pagamento di una tariffa.

L’articolo 7 del Codice della Strada affida ai Comuni la delimitazione delle ZTL, la definizione degli orari, l’individuazione delle deroghe e l’introduzione di un pedaggio. La decisione si basa su esigenze connesse alla sicurezza, alla salute, all’ordine pubblico, alla protezione del patrimonio culturale, all’ambiente o all’organizzazione del traffico.

L’articolo 7, comma 14, fissa per l’ingresso vietato nelle ZTL una sanzione da 83 a 332 euro. Nella pratica, il verbale notificato propone il pagamento del minimo previsto dalla legge, maggiorato dei costi sostenuti dall’ente. Lo sconto di 24,90 euro deriva dalla riduzione del 30% concessa dall’articolo 202 del Codice della Strada a chi paga entro cinque giorni dalla contestazione o dalla notifica.

Lasciare trascorrere 60 giorni senza pagare e senza proporre ricorso trasforma il verbale in un titolo esecutivo per una somma pari alla metà del massimo edittale. Nel caso della ZTL si arriva a 166 euro, ai quali si sommano le spese.

ZTL a pagamento, tariffa e sanzione possono sommarsi

Alcuni centri urbani permettono l’ingresso dietro acquisto di un ticket. Il mancato versamento dell’intera tariffa non genera soltanto la multa da 83 a 332 euro: il Comune recupera anche il prezzo dovuto per l’intero periodo tariffato della giornata. Una disciplina differente regola chi ha pagato una parte del tempo ma rimane nella zona oltre la scadenza:

  • entro il 10% del tempo acquistato non viene applicata alcuna sanzione;
  • oltre il 10% e fino al 50% scatta una sanzione ridotta del 50%, insieme al recupero della tariffa mancante;
  • superato il 50% si applica la sanzione intera, sempre con l’aggiunta della quota non versata.

La regola non autorizza chi è privo di permesso a entrare per un breve intervallo: riguarda solo il tempo pagato o la durata di permanenza consentita.

Più accessi nella stessa giornata

Una delle novità di maggiore interesse riguarda i passaggi ripetuti. Se la stessa disposizione viene violata più volte, nella medesima ZTL e durante lo stesso giorno di calendario, attraverso telecamere senza contestazione immediata, si applica una sola sanzione. Il principio vale anche quando la limitazione comprende diverse fasce orarie della giornata oppure quando una fascia iniziata la sera termina dopo la mezzanotte.

Tre passaggi davanti a varchi diversi della stessa ZTL, compiuti nello stesso giorno e in violazione della medesima disposizione, non dovrebbero quindi produrre tre sanzioni autonome. Se i verbali sono già stati emessi, il destinatario può chiedere l’applicazione della sanzione unica allegando tutte le notifiche. Il limite giornaliero non copre ogni situazione. L’ingresso in due ZTL distinte, la violazione di divieti diversi o i transiti avvenuti in giorni di calendario differenti possono generare più multe.

Come funzionano le telecamere ai varchi

I dispositivi possono rilevare l’ingresso, la circolazione interna, l’uscita e nei sistemi predisposti la durata della permanenza. Quando l’apparecchiatura funziona in modalità automatica ed è approvata oppure omologata, non serve la presenza di una pattuglia accanto al varco. La fotografia documenta il passaggio del veicolo e la targa viene confrontata con la lista delle autorizzazioni. Il sistema di controllo deve rispettare le condizioni fissate dalla normativa e dagli atti autorizzativi. Un dubbio sul funzionamento della telecamera non basta per ottenere l’annullamento.

La zona va comunque deve essere segnalata con cartelli idonei. Al varco l’automobilista deve poter riconoscere il simbolo della ZTL, gli orari di funzionamento, le categorie ammesse e le deroghe. Nei varchi variabili, il pannello luminoso deve riportare ZTL attiva quando il divieto è in vigore e ZTL non attiva quando l’accesso è libero. La formula ha sostituito le ambigue espressioni varco attivo e varco non attivo che per anni hanno generato letture opposte.

L’assenza di un cartello di preavviso separato non determina da sola l’annullamento automatico della multa. Acquistano peso, invece, un segnale d’ingresso coperto dalla vegetazione, collocato fuori dal campo visivo, contraddetto da un pannello luminoso o impossibile da leggere prima di imboccare una strada senza vie di fuga.

Quando il passaggio viene rilevato dalla telecamera, non è richiesta la contestazione immediata. Il verbale va notificato in via ordinaria entro 90 giorni dall’accertamento. Se il responsabile viene identificato in un momento diverso il nuovo termine decorre da quando l’amministrazione dispone dei dati utili per individuarlo. Per i residenti all’estero, l’articolo 201 prevede 360 giorni.

Quando opera la tolleranza del 10%

Qualora il Comune stabilisca un tempo massimo tra ingresso e uscita, il sistema riconosce una tolleranza pari al 10% della durata concessa. Se il limite è di due ore, la soglia aggiuntiva corrisponde a dodici minuti. Con una permanenza ammessa di trenta minuti, il margine scende a tre minuti.

La norma tutela anche chi non riesce a lasciare la zona a causa di incidenti, lavori, avarie o rallentamenti imprevedibili. In presenza di eventi eccezionali, il controllo elettronico in uscita deve essere disattivato quando la circolazione non risulta regolare. Ancora una volta, nessuna franchigia protegge l’automobilista entrato senza autorizzazione. Invertire la marcia subito dopo il varco non cancella il transito già fotografato.

Contrassegno disabili e ZTL

I veicoli al servizio di una persona titolare di contrassegno disabili possono circolare nelle ZTL quando l’accesso è consentito anche a una sola categoria di mezzi adibiti a servizi di trasporto o pubblica utilità. Il contrassegno deve essere valido, originale, esposto sul veicolo e usato con il titolare a bordo.

Le telecamere leggono la targa, non il tagliando sul parabrezza. Alcuni Comuni chiedono una comunicazione preventiva, altri accettano l’invio entro un termine successivo al transito. Se il veicolo non compare nella lista, chi riceve il verbale deve allegare copia del contrassegno, documento del titolare, prova della sua presenza a bordo e comunicazione della targa. Il semplice possesso del pass, senza che la persona interessata partecipasse allo spostamento, non autorizza l’ingresso.

Traffico da bollino nero sulle Autostrade, quali ore evitare nel weekend

Non saranno giornate facili quelle alle porte per gli automobilisti italiani. Il secondo fine settimana di agosto inizia male già oggi, venerdì 7 agosto: secondo le previsioni, le partenze verso le località turistiche saranno critiche fino alle 21. Ma il peggio arriverà sabato 8, con il bollino nero dalle 7 alle 19 e traffico ancora critico nella fascia 19-21. La situazione migliorerà gradualmente dal pomeriggio di domenica 9 e il flusso dovrebbe essere regolare nella fascia serale, prima che il traffico torni intenso lunedì 10.

Le tratte da tenere d’occhio

Per quanto riguarda le tratte, è il caso di prestare particolare attenzione alle autostrade A1, A14, A2, A22, nonché all’intera rete ligure e alle direttrici del nord-est. I camion destinati al trasporto di cose con massa superiore a 7,5 tonnellate non potranno circolare venerdì dalle 16 alle 22, sabato dalle 8 alle 22 e domenica dalle 7 alle 22.

Le direttrici maggiormente esposte attraversano l’Italia da nord a sud, nello specifico lungo la A1 sono possibili delle difficoltà nei nodi di Milano, Bologna e Firenze, nel tratto appenninico e agli accessi verso Roma e Napoli. Sulla A14, invece, potrebbero verificarsi delle code verso la Riviera romagnola, le Marche, l’Abruzzo e la Puglia, soprattutto tra Bologna, Rimini e Ancona. Si prevede traffico sostenuto anche sulla A2, verso la Campania, la Basilicata e la Calabria, così come sulla A22, in direzione del Trentino-Alto Adige e dell’Austria.

Gli automobilisti sul punto di mettersi in viaggio farebbero bene a munirsi di pazienza. Le prime difficoltà sono previste già venerdì, in particolare fino alle 21, e il peggio verrà probabilmente sabato, dalle 7 alle 19, anche se ulteriori criticità sono attese fino alle 21. Quanto alla domenica, una volta superata la mattina dovrebbero diminuire i disagi, specialmente la sera.

I controlli da effettuare prima della partenza

Prima di salire a bordo sarebbe il caso di sottoporre la vettura ad alcuni controlli. Tanto per cominciare, la pressione e l’usura degli pneumatici andrebbero verificate o, qualora non ci si sentisse abbastanza sicuri, fatte verificare presso l’officina di fiducia, insieme a freni, luci, batteria e livelli dei liquidi: tutti aspetti essenziali per un viaggio sereno, privo di spiacevoli sorprese.

Con il grande caldo che non accenna a concedere tregua, è meglio poi accertarsi del corretto funzionamento del climatizzatore. Nonostante la tentazione di portarsi metà casa sia forte, non bisognerebbe neppure esagerare con le valigie e i proprietari di veicoli elettrici farebbero bene a individuare in anticipo una colonnina alternativa.

I servizi di assistenza

Se nel pieno del tragitto qualcosa dovesse andare storto, le istituzioni danno una mano. Contattabile al numero verde 803.116, il servizio di soccorso ACI è attivo 24 ore su 24: ricevendo la posizione tramite ACI Space, un operatore della rete – composta da 2.000 carri e 600 centri – avrà modo di raggiungere il punto indicato.

Per aggiornamenti in tempo reale su traffico, incidenti, lavori, meteo e trasporto pubblico esiste Luceverde, il servizio di infomobilità dell’ACI raggiungibile telefonicamente al numero verde 800.18.34.34. Sull’intero territorio nazionale opera infine il CCISS, il Centro di Coordinamento delle Informazioni sulla Sicurezza Stradale, a cui poter chiedere aggiornamenti e mandare segnalazioni al numero gratuito 1518, attivo 24 ore su 24.

Riforma bollo auto, estesa l’esenzione per le auto green

Il Governo ha approvato il 5 agosto la miniriforma del bollo auto contenuta nel decreto legislativo “in materia di tributi regionali e locali e di federalismo fiscale regionale”. Una voce di spesa non banale per gli italiani che ha portato nel 2025 oltre 536 milioni di euro solo nella regione Piemonte. Siamo ancora in una fase preliminare perchè il testo definitivo del provvedimento, previsto con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, non è ancora disponibile.

Le nuove disposizioni non modificano le tariffe, né i parametri che ne determinano l’importo, non intaccando le attuali esenzioni e le agevolazioni nazionali, tra cui quella quinquennale sulle auto elettriche. La riforma quindi non rivoluziona, ma semplifica alcune norme applicative sul bollo auto in una fase in cui il centrodestra continua a chiederne l’abolizione.

Novità in vista

Dall’1° gennaio 2028 dovrebbero cambiare i parametri della tassa automobilistica, ovvero potenza omologata (punto P.2 della carta di circolazione), classe Euro dell’auto e importi-base (2,58 €/kW per le Euro 4 e superiori, 2,70 €/kW per le Euro 3, 2,80 €/kW per le Euro 2, 2,90 €/kW per le Euro 1 e 3 €/kW per le Euro 0, importi che le regioni possono aumentare, e molte lo hanno fatto, fino a un massimo del 10% all’anno). In attesa del testo definitivo non vi sarebbero riferimenti al minisuperbollo, ossia agli importi maggiorati del 50% per i kW sopra quota 100.

Addio al meccanismo di calcolo basato sulle scadenze fisse (di aprile, agosto o dicembre per le auto con più di 35 kW). Dal 1° gennaio 2028 la prima tassa si pagherà, in Italia, ogni 12 mesi a partire dalla prima immatricolazione. Per i proprietari delle auto in circolazione la dead line rimane legata alla vecchia norma con la storica periodicità. Sarà previsto un periodo più lungo per pagare il primo bollo. Dal 2028 il primo pagamento della tassa è fissato all’ultimo giorno del mese successivo a quello di immatricolazione. Per le successive scadenze, la nuova disposizione propone il termine di pagamento all’ultimo giorno del mese in cui il veicolo risulta essere stato immatricolato.

Previsto il bollo quadrimestrale

Sempre dal 1° gennaio 2028 le regioni potrebbero offrire un pagamento quadrimestrale, a decorrere dal mese di immatricolazione, per tipologie di veicoli individuate dalle stesse regioni. Per i veicoli intestati a persone giuridiche, la regione di riferimento resterà quella in cui c’è la sede legale. I pagamenti versati a una regione sbagliata saranno gestiti direttamente dalle regioni. Saranno tassate anche le auto sottoposte a fermo amministrativo fiscale.

Dall’1° gennaio 2027 il contratto di noleggio a lungo termine senza conducente dovrà essere annotato anche al Pubblico registro automobilistico gestito dall’Aci. Nel caso in cui la vettura venisse ceduta a concessionari o commercianti, la messa in esenzione è prevista solo se il trasferimento della proprietà è trascritto al PRA.

Tutti i bolli finiranno nell’Archivio nazionale delle tasse automobilistiche, noto come ANTA, gestito dal PRA, il Pubblico registro automobilistico a sua volta gestito dall’Aci. Toccherà al PRAgarantire la completa integrazione e il coordinamento informatico tra l’Archivio nazionale delle tasse automobilistiche (ANTA) e gli archivi dei singoli enti impositori sulla base degli indirizzi annualmente approvati dal Comitato interregionale di gestione dell’Archivio nazionale delle tasse automobilistiche (Ciganta)“.

Quanto costa davvero fare il pieno in Russia: il confronto con l’Italia

Mentre in Italia i prezzi alla pompa continuano a gravitare attorno alla soglia dei 2,00 € al litro per la benzina e a superare i 2,09 € per il diesel, gli automobilisti russi pagano il carburante a cifre inferiori a 0,90 € al litro.

Le ragioni del divario

Come già visto nel confronto con la Turchia in questo articolo, le cause di una forbice così ampia non risiedono soltanto nel prezzo del greggio sui mercati globali, ma nella struttura stessa dei due mercati:

  1. Il peso fiscale: in Italia, la componente fiscale (accise + IVA al 22%) incide per oltre il 55-60% sul prezzo finale al litro. In Russia le tasse alla pompa sui prodotti raffinati per il consumo interno sono fortemente ponderate per mantenere accessibili i trasporti locali.

  2. Produzione ed estrazione interna: la Russia è uno dei principali produttori mondiali di greggio. La disponibilità diretta di materia prima e una catena di raffinazione interna abbattono i costi di trasporto e di importazione della materia prima.

  3. Controllo statale dei prezzi: le compagnie petrolifere russe operano sotto precisi vincoli governativi per calmierare i prezzi al consumo, compensando le fluttuazioni dei mercati internazionali con meccanismi di sussidio e quote dedicate al mercato interno.

Il confronto dei prezzi alla pompa

CarburanteItalia (Media Self-Service)Russia (Media Ufficiale)Differenza Russia vs Italia
Benzina Super 951,99 €/L0,85 €/L (~0,93 USD)-57% (-57,00 € a pieno)
Diesel2,09 €/L0,88 €/L (~81,5 RUB)-58% (-60,50 € a pieno)
Pieno Medio (50 Litri Benzina)~99,50 €42,50 €Risparmio: 57 €
Pieno Medio (50 Litri Diesel)~104,50 €44,00 €Risparmio: 60,50 €

Tensioni sul mercato russo

Nonostante il prezzo medio rimanga nettamente inferiore a quello italiano, la rete distributiva russa affronta forti pressioni. I recenti fermi alle raffinerie e i divieti temporanei all’esportazione di carburanti introdotti dal governo di Mosca hanno causato forti oscillazioni locali. In alcune regioni periferiche e lungo i corridoi logistici si sono registrati rincari con picchi temporanei significativi e fenomeni di contingentamento.

Nel bilancio complessivo per l’automobilista, tuttavia, fare il pieno a una vettura media (50 litri) in Italia costa circa 100 € per la benzina e 104 € per il diesel, contro una spesa media equivalente in Russia di circa 42 € e 44 €.

La situazione oggi in Europa

Il livello dei prezzi di benzina e diesel varia notevolmente anche tra i principali Paesi europei. Se l’Italia si posiziona nella fascia alta della classifica, Germania, Svizzera e Francia registrano valori simili o leggermente superiori, mentre la Spagna stacca nettamente tutte le altre con tariffe decisamente più contenute.

PaeseBenzina Super 95 (€/L)Diesel (€/L)Diff. vs Italia (Benzina)
Spagna1,65 €1,72 €-21% (-21,50 €/pieno)
Francia2,06 €2,17 €-1%
Italia2,08 €2,18 €
Svizzera2,11 €2,25 €+1%
Germania2,19 €2,23 €+5%

Lancetta dell’acqua sul rosso: il componente che rischia di bruciare la testata

Se ti trovi ad affrontare una salita o sei bloccato in colonna e la lancetta dell’acqua sale oltre la metà verso la zona rossa, devi fermarti subito. Questo è un chiaro segnale del surriscaldamento del motore: rischi di bruciare la guarnizione della testata. Il responsabile di questo blocco è spesso la valvola termostatica: vediamo cosa fare per evitare gravi danni.

Cosa fare subito se la lancetta va sul rosso

Se ti accorgi che la lancetta è salita oltre la metà e sale rapidamente verso la zona rossa, è necessario fermarsi subito. Se oltre a questo non senti nemmeno la ventola del radiatore girare per raffreddare il motore, devi spegnere l’auto senza perdere tempo. In questo momento la priorità è quella di evitare danni più seri:

  1. accosta nel primo spazio disponibile e spegni subito il motore;
  2. apri il cofano per aiutare il raffreddamento del motore;
  3. non svitare il tappo della vaschetta del liquido raffreddamento, rischieresti soltanto di ustionarti con il vapore in pressione;
  4. chiama il soccorso stradale e fai trasportare la vettura direttamente in officina evitando di riaccenderla.

Le possibili cause e i relativi costi

Quando la lancetta della temperatura sale a fondo scala nella zona rossa, l’origine del guasto dipende da un malfunzionamento di uno o più componenti legati al circuito di raffreddamento. Vediamo le cause più comuni e i costi medi per la riparazione:

  • valvola termostatica bloccata chiusa: impedisce al liquido refrigerante di circolare verso il radiatore, portando le temperature alle stelle. La sostituzione del componente con relativo cambio del fluido costa tra i 180 e i 250 euro;
  • guasto all’elettroventola: quando manca il flusso d’aria generato dalla ventola, il radiatore non riesce a smaltire il calore accumulato. La riparazione richiede una spesa compresa tra i 200 e i 400 euro;
  • perdita liquido di raffreddamento: rotture dei manicotti causano un calo del fluido. La sostituzione del manicotto costa tra gli 80 e i 300 euro;
  • malfunzionamento della pompa dell’acqua: la rottura della girante interna ferma la spinta del liquido. La sola pompa è compresa tra i 60 e i 200 euro, a cui va sommato il costo per la sostituzione della cinghia di distribuzione (dai 380 ai 650 euro a seconda della complessità);
  • intasamento del radiatore: depositi di calcare causati dal tempo ostruiscono i condotti. La pulizia o sostituzione del radiatore varia tra i 180 e i 480 euro;
  • guarnizione della testata danneggiata: se la guarnizione è già danneggiata, i gas di scarico ad alta temperatura entrano nel circuito d’acqua aumentando la temperatura. Il ripristino della testata e la sostituzione della guarnizione comporta una spesa che supera i 650 euro e che nei casi più gravi può raggiungere i 2.000 euro.

I consigli del meccanico

Per evitare di trovarti lungo la strada con la lancetta sul rosso, la prevenzione sul circuito di raffreddamento richiede pochi controlli:

  • sostituisci il liquido refrigerante con uno di alta qualità ogni 60.000 km;
  • rispetta gli intervalli di sostituzione della cinghia di distribuzione e della pompa dell’acqua;
  • controlla mensilmente il livello del liquido a motore freddo;
  • fai controllare l’impianto di raffreddamento (termostato, vaschetta espansione, tubazioni, pompa acqua) ogni anno, così da verificare eventuali perdite o possibili rotture.

Roma, 2,7 milioni di euro di multa per i servizi di sharing di monopattini e e-bike

L’Antitrust (AGCM) ha multato per 2,675 milioni di euro i servizi di sharing Bird, Dott e Lime, con la conclusione delle istruttorie avviate lo scorso mese di novembre nei confronti delle aziende citate.

La questione riguarda il servizio di micromobilità (quindi e-bike e monopattini elettrici) offerto dai tre operatori (regolarmente autorizzati) nel Comune di Roma nel periodo 2023-2026.

La causa della sanzione è legata alle pratiche adottate dalle aziende che hanno reso quasi impossibile l’attivazione delle corse gratuite a cui gli abbonati Metrebus possono accedere con il loro abbonamento.

Andiamo a riepilogare quanto accaduto e quanto dichiarato nella nota ufficiale dall’Autorità.

Un bonus per gli abbonati

A Roma, i titolari di un abbonamento annuale Metrebus (comprensivo della zona A) possono usufruire di corse gratuite su bici e monopattini in sharing. L’agevolazione prevede solitamente fino a 3 corse giornaliere da 30 minuti ciascuna. Chi è in possesso di un abbonamento mensile personale, invece, riceve un voucher del valore di 35 euro. Questi bonus sono pensati per semplificare l’uso dei servizi di micromobilità e dovrebbero essere facilmente accessibili agli abbonati. Dalle rilevazioni di AGCM, però, la situazione appare molto diversa.

A cosa è dovuta la sanzione

Come sottolineato in apertura, la sanzione non è arrivata a sorpresa visto che AGCM ha avviato lo scorso novembre un’istruttoria. Tutto è partito da un’indagine di RomaToday che aveva raccolto diverse testimonianze da parte degli utenti che avevano denunciato lunghissime attese per poter ottenere l’agevolazione inclusa nel loro abbonamento.

Secondo l’Antitrust, i servizi privati Bird, Dott e Lime hanno reso quasi impossibile l’attivazione del bonus incluso per gli abbonati Metrebus. In una nota diffusa dall’Autorità si legge:

“Bird, Dott e Lime sono state sanzionate complessivamente per 2,675 milioni di euro per aver ostacolato la fruizione dei pacchetti di corse gratuite (c.d. Pass), riservati agli abbonati annuali Metrebus, il titolo di viaggio per il trasporto pubblico locale romano, secondo gli obblighi assunti dagli operatori in sede di aggiudicazione del servizio”

In particolare, viene evidenziato come le aziende abbiano adottato strutture organizzative “inadeguate” per la gestione delle richieste degli utenti. In questo modo, i tempi di rilascio del pass sono stati allungati, rendendo più difficile per i cittadini l’utilizzo dei bonus previsti. Bird, inoltre, ha adottato un’altra pratica commerciale scorretta, con la disattivazione degli account senza alcuna informativa sulle circostanze.

La nota sottolinea anche che:

 le tre società hanno limitato la fruizione di un servizio di mobilità che è complementare al trasporto pubblico locale e più sostenibile, grazie all’uso di mezzi meno inquinanti”.

Il testo integrale del provvedimento può essere consultato tramite il sito ufficiale dell’Autorità (agcm.it), accedendo alla sezione dedicata ai comunicati stampa. Il provvedimento è intitolato PS13028-PS13029-PS13030- – Roma, sanzioni per 2,675 milioni di euro a operatori monopattini elettrici ed e-bike in sharing.

Bollo auto non pagato in Sicilia, via libera alla rottamazione dei debiti

La Regione Sicilia ha approvato la rottamazione dei debiti per il bollo auto non pagato dai cittadini, che hanno ora la possibilità di mettersi in regola con il fisco locale. Si tratta di un provvedimento che, inevitabilmente, è destinato a far discutere ma che ha un doppio fine per la Regione.

Da una parte, infatti, la norma approvata dall’Assemblea Regionale Siciliana rappresenta una misura di sostegno ai cittadini in difficoltà che non hanno pagato il bollo nei tempi previsti. Dall’altra, però, si tratta di un modo anche per fare cassa, recuperando parte dei tributi regionali non saldati.

Il provvedimento, i cui dettagli andranno definiti nel corso dei prossimi giorni, rappresenta una forma di pace fiscale, in quanto il suo raggio d’azione va ben oltre la tassa automobilistica, coinvolgendo anche altri tributi regionali. Andiamo a riepilogare tutto quello che c’è da sapere in merito.

Cosa prevede la rottamazione

La norma approvata in queste ore prevede la rottamazione dei tributi regionali non saldati entro il 31 dicembre 2025. In questo modo, migliaia di automobilisti siciliani avranno la possibilità di eliminare i debiti, sanando le pendenze in corso per il bollo auto non pagato.

Chi vorrà mettersi in regola, quindi, potrà farlo versando unicamente la quota capitale originale, con l’azzeramento di tutte le sanzioni e gli interessi di mora accumulati negli anni. Grazie a questa misura, il totale da pagare sarà decisamente più contenuto.

Il provvedimento è considerato come una vera e propria “pace fiscale” in quanto si estende a tutte le posizioni debitorie nei confronti della Regione Sicilia e non solo al bollo auto, che rappresenta, in ogni caso, una delle cause principali di questa nuova misura.

Ricordiamo che già in passato la Regione aveva attuato un provvedimento simile, con il cosiddetto straccia bollo. La tassa deve essere pagata ogni anno, direttamente dal proprietario di un veicolo.

Bisogna considerare, in ogni caso, che ci sono alcuni casi in cui è possibile sfruttare prescrizione o esenzione della tassa, uno dei principali tributi regionali da pagare in Italia.

Tutti i dettagli a breve

L’approvazione da parte dell’Assemblea Regionale Siciliana è solo il primo passo della rottamazione. A breve, infatti, è atteso un nuovo provvedimento con un decreto attuativo che andrà a chiarire tutti i dettagli operativi per accedere alla sanatoria.

Dalle indiscrezioni riportate dalla stampa, tale decreto dovrebbe arrivare entro Ferragosto e, quindi, nel corso della prossima settimana. Non possiamo escludere ritardi, soprattutto se dovessero emergere complicazioni dal punto di vista tecnico. Ulteriori aggiornamenti arriveranno nei prossimi giorni.

Definite tutte le modalità per l’accesso alla rottamazione, i contribuenti avranno tempo fino al prossimo 31 ottobre per effettuare i versamenti e andare a saldare il debito residuo, evitando tutte le sanzioni previste dalla normativa ordinaria in merito.

In altre regioni, senza misure di rottamazione, gli automobilisti che non hanno pagato il bollo hanno la necessità di regolarizzare la posizione, seguendo le modalità previste dal proprio ente locale.

Dalla Polonia le prime cause contro agenzie e automobilisti napoletani

Sceglievi la targa polacca e – come per magia – i costi assicurativi non erano più proibitivi. Almeno all’inizio, la convenienza dell’escamotage era innegabile e così il sistema ha avuto modo di proliferare fino ai giorni nostri, perché dalla Polonia è arrivata la richiesta di restituire il denaro speso a copertura degli incidenti causati dai veicoli sprovvisti di una polizza valida. All’inizio ne risponderanno le agenzie che gestivano le pratiche, ma presto il caso potrebbe colpire gli stessi conducenti.

Come funziona il passaggio alla targa polacca

Per capire la portata del fenomeno ci vengono in soccorso i numeri raccolti dal Post, secondo cui nel 2025, soltanto nella provincia di Napoli, l’epicentro del fenomeno, le targhe polacche sono state coinvolte in 5.364 incidenti, oltre la metà del totale italiano. Ma il numero preoccupante è 2.263: i sinistri in cui il veicolo era privo di copertura, ovvero quasi uno su due.

Nella maggior parte dei casi l’auto resta dov’era, nelle mani di chi la guidava già in precedenza. A partire sono i documenti: l’agenzia cancella il mezzo dal PRA italiano, lo iscrive in Polonia a nome di una società locale e poi un contratto di noleggio a lungo termine lo riporta al solito conducente.

Se ci limitassimo a guardare i documenti, il guidatore rinuncerebbe alla proprietà del mezzo: un azzardo bello e buono, giustificato dal risparmio. In confronto a una polizza polacca il vantaggio economico appare evidente, specie in quelle zone, come la provincia di Napoli, dove le compagnie tendono ad applicare tariffe alte.

Polizza o meno, la parte lesa non può rimetterci di tasca propria e infatti l’Ufficio centrale italiano la risarciva prima di battere cassa con l’organismo di garanzia del Paese indicato sulla targa, il PBUK in questo caso, trattandosi della Polonia. Un incidente dopo l’altro, il conto ha sfiorato i cinque milioni di euro, troppi perché l’ente polacco continuasse a pagare senza provare a recuperare le somme.

Il contratto finirà sotto la lente del giudice

Ma chi li tirerà fuori, i soldi? Tutto dipenderà da come agenzia e conducente si erano spartiti le responsabilità nel contratto, che il giudice dovrà leggere prima di mandare il conto alla società oppure a chi guidava. La targa polacca, vale la pena ricordarlo, non rende automaticamente irregolare un veicolo. Esistono noleggi reali accompagnati da coperture valide, dunque le cause riguardano le pratiche nelle quali l’assicurazione mancava davvero anziché ogni automobile circolante in Italia con la sigla di un altro Paese. Per i conducenti chiamati in causa non si parla di restituire quanto risparmiato sulla Rc Auto.

Il PBUK vuole i risarcimenti già versati e un incidente con feriti può produrre un conto molto più pesante di qualche annualità assicurativa. Il vantaggio iniziale, a quel punto, scompare in un istante. Per anni il sistema ha venduto una promessa semplice: conservare la stessa auto pagando meno per assicurarla, ma adesso viene fuori la parte rimasta nascosta nel contratto. Se la polizza era inesistente, il conto è stato soltanto spostato nel tempo, e dalla Polonia ha appena cominciato il viaggio di ritorno.