SUV fermato dalla Polizia, alla guida c’è un bambino di 9 anni

Direttamente dalla Francia arriva una notizia che ha davvero dell’incredibile. Una pattuglia di poliziotti in motocicletta, a Marsiglia, ha avvistato un SUV di grandi dimensioni che procedeva a zig zag lungo la Avenue du Prado, una strada normalmente molto trafficata. Lo strano andamento del veicolo ha attirato l’attenzione degli agenti che sono prontamente intervenuti per capire cosa stava succedendo. Raggiunto il mezzo, c’è stata la sorprendente scoperta.

Un SUV guidato da un bambino

Gli agenti, una volta fermato il veicolo, si sono resi immediatamente conto che alla guida del mezzo c’era un bambino di 9 anni. Sul sedile del passeggero, invece, è stato trovato il padre che, a sua volta, aveva in braccio un altro bambino, più piccolo del “pilota”.

Da segnalare, entrambi non avevano la cintura di sicurezza. Chiaramente, il SUV è stato bloccato e il padre dei bambini fermato e interrogato. I controlli successivi sul veicolo hanno evidenziato, inoltre, che, in una delle portiere, era nascosto un coltello a serramanico.

Fortunatamente, il SUV è stato stoppato in tempo e non c’è stato alcun incidente. Il bambino di 9 anni che conduceva il mezzo, oltre a non avere l’età giusta, non riusciva a raggiungere con semplicità i pedali. Probabilmente, il padre lo aiutava tenendo il controllo del volante.

I casi di minori sorpresi alla guida di automobili sono frequenti, uno è stato registrato di recente, ma questa volta si tratta di una situazione davvero assurda, considerando sia l’età del bimbo che la presenza del padre nell’abitacolo.

Le foto dell’accaduto, con i protagonisti oscurati per privacy, sono state pubblicate dall’account Facebook ufficiale della Polizia del dipartimento Bouches-du-Rhône, dove si trova Marsiglia.

Il padre è stato arrestato

Il padre dei due bambini, un cittadino rumeno di 53 anni, è stato arrestato. Dopo la prima udienza preliminare in tribunale, l’uomo sarà sottoposto a una seconda che determinerà la pena. L’appuntamento, in questo caso, è fissato per gennaio 2027. I due bambini, invece, sono stati affidati alla madre.

Al momento,  non sono disponibili altri dettagli in merito alla questione, ma è chiaro che saranno effettuate ulteriori indagini per capire cosa ha spinto il padre a compiere un gesto completamente folle, lasciando alla guida del SUV (un modello di grandi dimensioni peraltro) il proprio figlio di appena 9 anni. Per l’uomo, l’elenco delle violazioni a cui dovrà rispondere è molto lungo.

L’Europa può mettere dazi anche su ibride plug-in cinesi?

Le ibride plug-in delle Case cinesi rischiano di conquistare il mercato europeo, creando non pochi problemi all’intera industria automotive continentale. Per questo motivo, l’Ue potrebbe valutare l’adozione di misure stringenti per contrastare la loro diffusione, aprendo un nuovo fronte della guerra commerciale che già da tempo vede l’Europa giocare sulla difensiva, per limitare la crescente presenza dei produttori cinesi.

Ricordiamo, infatti, che nel 2024 sono stati introdotti i dazi come difesa contro la diffusione delle elettriche cinesi. Ora, invece, l’attenzione si sarebbe spostata sulle ibride plug-in.

L’Ue valuta nuovi dazi?

Secondo quanto riportato dal Financial Times, l’Ue avrebbe chiesto alla Cina di applicare un tetto alle esportazioni di auto ibride verso l’Europa. Dalle prime informazioni, l’obiettivo è limitare le vendite di ibride cinesi a circa il 15% del totale del mercato.

Attualmente, invece, queste vetture rappresentano circa il 30%. Per riequilibrare gli scambi commerciali, inoltre, l’Ue vorrebbe anche aumentare l’export verso la Cina.  La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha confermato di essere pronta a utilizzare ogni strumento per ridurre il “disavanzo commerciale” con la Cina.

Alla base dell’ipotesi di nuovi dazi c’è un dato sempre più evidente. Molti costruttori cinesi stanno concentrando gli investimenti sul settore delle ibride plug-in, con l’obiettivo di sostenere la diffusione sul mercato europeo dei loro marchi.

Questa situazione è molto favorevole per le Case cinesi: l’Ue applica solo i dazi di importazione, pari al 10%, senza alcuna aliquota aggiuntiva straordinaria. In sostanza, per le aziende che producono in Cina c’è un vantaggio reale nel puntare sul rafforzamento della gamma ibrida.

Maggiori dettagli in merito alle decisioni dell’Europa potrebbero arrivare nel corso delle prossime settimane.

Un settore strategico

Il settore delle ibride plug-in ha un’importanza strategica per il futuro del mercato europeo. Le immatricolazioni in questa categoria sono in crescita del 22,5%, a fronte di un settore che è aumentato del 5,7% (il dato si riferisce al primo semestre del 2026).

A differenza delle elettriche, in positivo del 40,5% con un totale di 1,22 milioni di immatricolazioni nel semestre, le ibride plug-in non possono contare sulla “spinta” data dalla commercializzazione di city car low cost, con molti brand cinesi che stanno puntando su elettriche economiche per incrementare la propria quota di mercato.

Le cosiddette “PHEV” occupano, in genere, una fascia di prezzo più alta e possono garantire buoni margini di profitto ai costruttori. La crescita registrata in questi mesi è, quindi, molto rilevante.

L‘Italia, in particolare, è un mercato sempre più interessato alle ibride plug-in. Nel corso del primo semestre del 2026, infatti, questa categoria di veicoli ha superato le elettriche per immatricolazioni complessive (84 mila contro 79 mila) e anche per crescita percentuale (+84,3% contro +77,7%).

Dando un’occhiata alla Top 10 delle ibride plug-in più vendute (il dato è aggiornato ad agosto) è possibile notare come 8 modelli su 10 siano realizzati da costruttori cinesi (BYD, Omoda, Jaecoo e Geely). Tra le elettriche, invece, la Top 10 comprende solo tre modelli “cinesi” e tutti gli altri sono realizzati da costruttori europei oppure americani.

Honda annuncia il proprio ingresso nel segmento e-MTB

Honda ha scelto il palcoscenico di Sea Otter Europe, uno dei più grandi e importanti festival del ciclismo in Europa, per un annuncio che dimostra, ancora una volta, l’impegno della Casa verso innovazione, prestazioni e mobilità elettrica. Si tratta di un vero e proprio punto di svolta per le attività di Honda.

L’azienda, infatti, ha confermato ufficialmente il proprio ingresso nel mercato delle mountain bike elettriche, segmento detto anche e-MTB. Una scelta che permetterà l’ampliamento delle soluzioni di mobilità proposte dal marchio e che viene definito come “il passo successivo nell’impegno costante verso l’elettrificazione e lo sviluppo di soluzioni di mobilità innovative per i clienti in tutta Europa”.

Andiamo a riepilogare le informazioni rivelate dall’azienda in merito all’ingresso nel nuovo segmento di mercato, ora ufficiale e sempre più vicino.

Appuntamento al 2027

Honda ha anche confermato che il nuovo modello di e-MTB sarà commercializzato nel corso del 2027. Il progetto sarà “fortemente influenzato” da quanto presentato al Sea Otter Europe dall’azienda che ha mostrato, in anteprima, la nuova Honda e-MTB Prototype, il prototipo di una mountain bike di fascia alta dotata di assistenza elettrica.

Si tratta, quindi, di un vero e proprio concept che anticipa il futuro della Casa. L’azienda ha anticipato anche che fornirà ulteriori informazioni relative al nome del prodotto, alla disponibilità, ai prezzi e all’introduzione nei vari mercati. Bisognerà attendere le prossime settimane per tutti i dettagli in merito alla questione.

Per affermare ancora di più la sua presenza sul mercato della mobilità elettrica, in cui l’azienda è oggi attiva con numerosi progetti, Honda ha allestito uno stand ricco di modelli in occasione di Sea Otter Europe. In mostra, oltre alla già citata e-MTB Prototype, è stato possibile ammirare i seguenti modelli:

  • RN01: storica mountain bike da downhill (primi anni 2000);
  • CR Electric Proto: moto da cross elettrica;
  • RTL Electric: moto da trial elettrica;
  • EM1 e: e CUV e:: ciclomotore e scooter elettrici, entrambi dotati di batteria intercambiabile (Honda Mobile Power Pack e:);
  • WN7: prima moto elettrica in assoluto di Honda.

A questo punto, quindi, non ci resta che attendere i prossimi mesi per scoprire, da vicino, quali sorprese Honda ci riserverà con la presentazione della sua prima e-MTB, un progetto che ha tutte le carte in regola per affermare, ancora di più, il ruolo da leader dell’azienda nel settore della mobilità elettrica a due ruote.

Il commento dell’azienda

Albert Erlacher, Head of Motorcycles di Honda Germania e responsabile del progetto e-MTB, ha commentato così la prima partecipazione della Casa a Sea Otter Europe:

“Sea Otter Europe rappresenta la piattaforma ideale per Honda per entrare in contatto con la comunità ciclistica e conoscerla più a fondo. L’e-MTB Prototype combina lo stile distintivo Honda con un’ingegneria collaudata per offrire un’esperienza di guida unica. Si tratta di un momento entusiasmante per Honda, poiché confermiamo il nostro ingresso in un nuovo segmento, e non vediamo l’ora di condividere ulteriori dettagli con i clienti in vista del lancio.”

Finanziamento con maxi-rata: conviene restituire, cambiare o riscattare l’auto?

I finanziamenti con maxi-rata hanno conquistato una parte crescente del mercato automobilistico. La convenienza dipende dal valore dell’auto, dal debito residuo, dai chilometri percorsi e dalle condizioni di restituzione. Per intenderci, quanto costa un’auto proposta a 159 euro al mese? La risposta non coincide sempre con il numero stampato sul cartello promozionale. Una rata contenuta si ottiene rinviando alla fine del contratto una quota consistente del capitale, indicata come maxi-rata finale o collegata al Valore futuro garantito.

La maxi-rata consente infatti di abbassare l’esborso mensile e non riduce il prezzo dell’automobile. Una parte del conto viene soltanto spostata in avanti, fino al momento in cui il cliente dovrà decidere se tenere il veicolo, sostituirlo oppure riconsegnarlo nei casi previsti dal contratto.

Tra maxi-rata e Valore futuro garantito

Qualsiasi finanziamento può prevedere una rata finale elevata mentre la facoltà di riconsegnare l’auto nasce quando il contratto contiene un impegno di riacquisto o restituzione. La maxi-rata descrive il modo in cui viene rimborsato il prestito: piccole quote durante il piano e un saldo più pesante alla scadenza. Il Valore futuro garantito viene invece usato nei programmi che stabiliscono in anticipo un valore residuo. L’effettiva garanzia dipende dalle clausole: il documento deve precisare chi si impegna a ritirare il veicolo, entro quale data, con quale chilometraggio e in quali condizioni d’uso.

Nel credito finalizzato il cliente può essere già proprietario dell’auto, pur avendo ancora un debito con la finanziaria. Il versamento della maxi-rata significa estinzione del capitale residuo. Al contrario nel leasing il proprietario resta la società concedente fino all’eventuale esercizio dell’opzione d’acquisto.

Il meccanismo finanziario è lineare. Dopo l’anticipo, il cliente rimborsa soltanto una parte del capitale attraverso le rate ordinarie. La quota restante viene concentrata nel pagamento conclusivo. Più alta è la maxi-rata, più leggero appare l’impegno mensile, ma maggiore sarà la somma ancora scoperta alla scadenza.

Gli interessi non sono calcolati sul valore teorico dell’utilizzo dell’auto, ma secondo il piano finanziario riportato nel contratto. La formula può facilitare la gestione del bilancio familiare durante i primi anni, soprattutto quando il reddito è regolare ma la liquidità iniziale risulta limitata

Le tre strade alla fine del contratto

Alla scadenza si presentano tre scenari. Chi vuole conservare la vettura può versare il saldo con mezzi propri. Se il denaro non è disponibile, la finanziaria potrebbe proporre un nuovo prestito, soggetto a una nuova valutazione del merito creditizio e alle condizioni applicate in quel momento.

La riconsegna permette di evitare il pagamento finale quando esiste una clausola di restituzione o un impegno di riacquisto. Smettere di pagare senza seguire quella procedura equivale a un inadempimento, con interessi di mora, spese di recupero e possibili conseguenze sulla reputazione creditizia. La sostituzione consiste nella vendita o permuta della vecchia auto e nella sottoscrizione di un’altra operazione. Il nuovo finanziamento richiede un’approvazione e può comprendere un altro anticipo, nuove spese, polizze e una seconda maxi-rata.

Per orientarsi bisogna conoscere il debito da estinguere e il valore dell’auto. Il primo si ricava dal contratto o dal conteggio della finanziaria. Il secondo richiede quotazioni attendibili e diverse proposte scritte di acquisto.

La riconsegna tende a risultare vantaggiosa quando il valore di mercato è inferiore al valore garantito, la vettura rispetta i limiti contrattuali e il cliente non vuole immobilizzare capitale nel pagamento finale. Questa scelta può essere razionale anche davanti a un modello che si è svalutato più del previsto per ragioni tecniche, commerciali o normative.

Quando può convenire cambiare auto

La sostituzione ha senso per chi vuole guidare un nuovo modello o mantenere la vettura entro il periodo di garanzia e accetta di sostenere un costo costante per la mobilità. La permuta diventa più interessante quando l’usato vale più del debito residuo e il margine viene riconosciuto per intero.

Cambiare automobile non equivale però a un rinnovo gratuito. Il concessionario estingue la vecchia posizione usando il valore della vettura con il cliente che sottoscrive un nuovo contratto con tassi, costi e condizioni aggiornati. Il rischio è quello di guardare soltanto alla nuova rata mensile. Se il margine dell’usato è scarso, il secondo finanziamento può partire senza un vero anticipo e con una quota di capitale ancora più alta rinviata alla scadenza.

Conservare il veicolo può essere la soluzione più economica quando la quotazione supera il debito residuo, l’auto è affidabile e il proprietario intende usarla ancora per diversi anni. Rinunciare alla riconsegna permette in quel caso di trattenere il valore accumulato.

Un’auto della quale si conoscono manutenzione, utilizzo e storia offre meno incognite di un’altra usata. Proseguire con lo stesso veicolo evita anche le spese accessorie legate a una nuova operazione, l’eventuale anticipo e la rapida svalutazione che colpisce molte automobili nei primi anni. Il saldo può convenire persino quando il valore commerciale risulta leggermente inferiore alla maxi-rata. La differenza va confrontata con ciò che costerebbe procurarsi un’auto equivalente.

Rifinanziare la maxi-rata, la quarta opzione

Molte promozioni presentano il rifinanziamento come una naturale prosecuzione del contratto. In realtà si tratta di un nuovo credito, con una nuova istruttoria, un tasso aggiornato e altri costi potenziali. Una maxi-rata da 15.000 o 20.000 euro suddivisa in quattro anni prolunga il periodo complessivo di indebitamento. Sommando la prima fase e il rifinanziamento, il cliente potrebbe pagare la stessa automobile per sei, sette oppure otto anni.

Prima di accettare serve un preventivo completo e confrontarlo con un prestito esterno. Nuova rata, nuovo Taeg e importo totale del secondo finanziamento contano più della comodità di firmare direttamente in concessionaria.

Se il Tan misura il solo interesse nominale, il Taeg sintetizza il costo del credito includendo le spese che devono rientrare nel calcolo. La Banca d’Italia invita a usare proprio il Taeg per confrontare finanziamenti di uguale importo e durata e ricorda che le condizioni devono essere consegnate nel modulo SECCI prima della firma.

Il SECCI riporta finanziatore, importo, durata, numero delle rate, costi, Taeg, conseguenze del mancato pagamento e diritti del consumatore. Il documento deve essere consegnato gratuitamente e permette di confrontare proposte costruite con anticipi o maxi-rate differenti.

Infine, nel credito ai consumatori il cliente dispone di 14 giorni per recedere dal finanziamento senza fornire motivazioni. Se il denaro è già stato erogato, capitale e interessi maturati devono essere restituiti entro i termini previsti; il recesso dal prestito, però, non coincide automaticamente con la restituzione dell’automobile.

Sospensione bollo auto, il metodo pratico per capire se bisogna pagare

La notizia principale per il settore dei trasporti in Italia è, senza dubbio, quella della sospensione del bollo auto, con l’intervento del Governo che ha annunciato lo stop alla tassa per il 2027, aprendo le porte anche a modifiche strutturali per il futuro.

La misura varata dal Consiglio dei Ministri andrà supportata dai vari decreti attuativi, che dovranno chiarire tutti gli aspetti pratici della sospensione del pagamento del bollo. In ogni caso, per milioni di italiani, il prossimo anno ci sarà una spesa in meno da mettere nel bilancio familiare.

Per beneficiare della norma, però, è necessario rispettare i requisiti del provvedimento. Per quanto riguarda le auto, infatti, è stato fissato un parametro tecnico del veicolo per poter ottenere la sospensione del bollo.

Il provvedimento è valido esclusivamente per le auto fino a 80 kW di potenza massima. Questo parametro limita in misura significativa le auto che possono beneficiare della sospensione della tassa che resta valida per una fetta considerevole del parco circolante (oltre 14 milioni di veicoli secondo le stime fornite dal Governo).

Il metodo per verificare se bisogna pagare

Le auto con un motore caratterizzato da una potenza fino a 80 kW, per il solo 2027 (salvo ulteriori interventi del Governo), non dovranno pagare il bollo. Per capire se la sospensione vale per il proprio veicolo è sufficiente controllare la carta di circolazione (o il più recente Documento Unico di Circolazione e Proprietà).

Dando un’occhiata al “libretto” (termine con cui viene solitamente indicato questo documento), è possibile recuperare facilmente tutti i dati tecnici della propria auto. La sezione che ci interessa, in questo caso, è quella presente nel riquadro 2, solitamente in alto a destra nella facciata interna. Qui è possibile recuperare le varie informazioni tecniche del veicolo.

La voce da verificare è il campo P.2 dove viene indicato il valore numerico della potenza del motore, espresso in kW. Se tale valore risulterà pari o inferiore a 80 kW, allora il veicolo potrà beneficiare della sospensione del bollo auto per il 2027. Se, invece, il valore è superiore, non cambierà nulla. La tassa andrà pagata.

In ogni caso, la sospensione è valida solo per le persone fisiche e solo per un veicolo per cittadino. Di conseguenza, chi ha più veicoli intestati sarà chiamato a fare una scelta. Chi ha un’auto da 70 kW e una moto, ad esempio, dovrà scegliere il veicolo per cui richiedere la sospensione. Le modalità da seguire saranno divulgate successivamente, con l’arrivo dei decreti attuativi relativi al provvedimento.

Perché la verifica è importante

Verificare il dato della potenza sul libretto di circolazione è molto importante. Sul mercato, infatti, ci sono diverse auto che possono beneficiare della sospensione. Molti di questi modelli, però, sono disponibili in più varianti e solo alcune rispettano il limite degli 80 kW.

Un esempio è la Fiat Grande Panda che eroga 74 kW con la versione a benzina e 81 kW con quella mild hybrid. Per come è stato strutturato il provvedimento, chi ha la versione a benzina può ottenere la sospensione mentre chi ha la mild hybrid dovrà pagare il bollo.

Guida autonoma, Lucid e Bolt porteranno 25.000 robotaxi in Europa

Ci aspetta un’invasione di robotaxi sulle strade europee. 25.000 esemplari, secondo quanto dichiarato da Lucid e Bolt nell’annuncio ufficiale sulla guida autonoma, che non entra nel dettaglio delle città interessate né della data per le prime corse. Sebbene il progetto resti sulla carta, le dimensioni sono già note così come la piattaforma utilizzata da Lucid, la Midsize, dedicata alla nuova famiglia di modelli più piccoli di Air e Gravity.

Le vetture saranno acquistate da Bolt, alla quale spetterà poi la gestione della flotta. Il piano entrerà però nelle auto parecchio prima della consegna: le esigenze legate al servizio di robotaxi verranno considerate già durante lo sviluppo. Tra queste rientrano il software di bordo e la sicurezza, oltre agli accorgimenti necessari per ospitare persone che saliranno su una macchina priva di conducente.

Guida autonoma di Livello 4

Dall’equazione scompare il conducente grazie alla guida autonoma di Livello 4, almeno nelle aree e nelle condizioni previste dal servizio. A renderlo possibile sarà l’architettura Nvidia Hyperion, scelta nella gestione di sensori e capacità di calcolo necessari alle vetture. Rimane invece una casella ancora vuota sul fronte del software: Lucid e Bolt non hanno comunicato il nome dell’azienda alla quale verrà affidato il sistema di guida autonoma.

I 25.000 robotaxi annunciati sarebbero soltanto una parte dei piani di Bolt, che entro il 2035 punta ad averne 100.000 sulla propria piattaforma, già presente in oltre 850 città distribuite in più di 50 Paesi. Il passaggio dalle intenzioni alle strade richiederà però il confronto con le istituzioni: Lucid e Bolt prevedono di lavorare insieme alle autorità e ai responsabili politici europei, oltre che ai partner coinvolti nella guida autonoma.

Il Vecchio Continente, del resto, sta cominciando a riempirsi di progetti analoghi. Ad agosto Uber, Verne e Pony.ai hanno avviato corse con robotaxi a Zagabria, mentre Waymo sta effettuando test a Monaco in vista del debutto commerciale previsto in Germania alla fine del 2027. Per Markus Villig, amministratore delegato di Bolt, uno degli ostacoli maggiori resta la normativa locale sulla sicurezza, più severa rispetto a quelle di Stati Uniti e Cina.

Lucid ha già un accordo con Uber

Lucid ha già messo un piede nel settore dei robotaxi negli Stati Uniti, dove un accordo con Uber e Nuro prevede almeno 35.000 veicoli autonomi, una flotta della quale faranno parte il SUV Gravity e i futuri modelli basati sulla piattaforma Midsize. L’intesa con Bolt aggiunge adesso l’Europa ai suoi programmi sulla guida autonoma, affidandole un secondo progetto di dimensioni considerevoli.

Tra l’annuncio di 25.000 unità e altrettanti robotaxi in circolazione rimangono comunque diversi passaggi da compiere. La stessa piattaforma Midsize deve ancora arrivare sul mercato e Lucid ne ha recentemente rinviato il primo modello al 2027. Quanto al luogo di produzione, Reuters indica il nuovo stabilimento Lucid in Arabia Saudita, atteso all’apertura all’inizio del prossimo anno.

I 25.000 robotaxi restano al momentoun obiettivo dichiarato, abbastanza però per capire quanto Bolt e Lucid vogliano puntare sul progetto europeo. Prima di vedere le auto girare da sole in Europa bisognerà svilupparle, trovare il partner tecnologico per la guida autonoma e superare le diverse autorizzazioni. Il tassista invisibile dovrà aspettare ancora un po’.

Esenzione bollo auto, quali modelli usati controllare prima dell’acquisto

Il bollo sparirà nel 2027 per milioni di italiani e tra le auto fino a 80 kW rientrano parecchi modelli che popolano da anni il mercato dell’usato. Un motivo in più per guardarli con interesse, purché il risparmio sulla tassa non faccia passare in secondo piano la storia dell’esemplare scelto.

Una macchina venduta a buon prezzo potrebbe aver percorso molti più chilometri di quelli indicati oppure nascondere vecchi danni, e lì poche centinaia di euro risparmiate ogni anno perdono rapidamente importanza. I dati raccolti da carVertical sui controlli effettuati in Italia nel 2026 aiutano a capire quali modelli richiedano particolare attenzione prima dell’acquisto.

Fiat 500 e Panda tra le più controllate

La Fiat 500 occupa il primo posto tra i modelli fino a 80 kW maggiormente sottoposti a verifica attraverso il servizio, seguita dalla Fiat Panda e dalla Smart ForTwo. Complessivamente, i dieci modelli più controllati in questa fascia di potenza rappresentano il 24,4% di tutti i report sulla storia dei veicoli elaborati quest’anno da carVertical nel nostro Paese.

Parliamo inoltre di vetture tutt’altro che giovani: l’età media dei dieci modelli considerati sfiora i dieci anni, dettaglio da tenere presente quando si cerca un affare sul mercato dell’usato. A parità di potenza, però, i risultati dei controlli presentano differenze notevoli e alcuni nomi richiedono maggiore attenzione rispetto ad altri. Dieci anni di utilizzo possono significare parecchi passaggi di proprietà, manutenzione eseguita con regolarità oppure trascurata e piccoli incidenti che il venditore potrebbe omettere.

Prendendo i danni registrati nella storia delle vetture, nel caso della Smart ForTwo emergono in oltre un controllo su cinque, ma la percentuale cresce ulteriormente per la sorella ForFour, arrivando vicino al 30%. All’altro capo della graduatoria troviamo Renault Clio e Fiat Punto, entrambe sotto la soglia del 5%.

Il contachilometri merita un controllo

Una seconda incognita riguarda i chilometri dichiarati. Tra i dieci modelli analizzati, la Smart ForFour presenta discrepanze in poco più dell’1% dei controlli, mentre Renault Captur e Citroën C3 superano leggermente il 3%. Sono queste ultime due a registrare i tassi più elevati di alterazione del chilometraggio all’interno del gruppo preso in esame.

Finché restano percentuali, numeri del genere possono sembrare poca cosa, ma il discorso cambia in maniera drammatica se il contachilometri ritoccato è quello del veicolo che abbiamo appena comprato. I chilometri reali incidono sul valore e sull’usura della vettura, così come dicono quando determinati lavori di manutenzione avrebbero dovuto essere eseguiti.

“L’agevolazione rappresenta un risparmio concreto per le famiglie italiane, ma il beneficio fiscale non dovrebbe far passare in secondo piano lo stato effettivo dell’auto”

osserva Matas Buzelis, esperto del settore automobilistico di carVertical, ricordando proprio l’età media vicina ai dieci anni dei modelli maggiormente controllati.

Il bollo è soltanto una parte del conto

Gli 80 kW possono quindi diventare un criterio interessante nella ricerca della prossima auto, ma difficilmente dovrebbero essere l’unico. Prima dell’acquisto vale la pena ricostruire la storia dell’esemplare, verificare la coerenza del chilometraggio e controllarne attentamente le condizioni: risparmiare il bollo per poi scoprire una vecchia riparazione nascosta sarebbe un affare soprattutto per il precedente proprietario.

Il superbollo torna sotto esame: cosa può succedere alla tassa sulle auto sportive

Il superbollo torna al centro del dibattito politico. Dopo l’annuncio della sospensione del bollo auto per il 2027 su milioni di vetture con potenza fino a 80 kW, il Governo guarda ora a un’altra delle imposte più discusse dagli automobilisti italiani: quella che colpisce le auto oltre i 185 kW, pari a circa 252 CV.

A rilanciare il tema è stato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, che durante la conferenza stampa dedicata alle novità sul bollo ha aperto alla possibilità di una revisione del superbollo. Una misura che, secondo il leader della Lega, potrebbe addirittura tradursi in un beneficio per le casse pubbliche, favorendo il mercato anziché penalizzarlo.

Una tassa che divide da oltre 15 anni

Introdotto nel 2011 durante il Governo Monti, il superbollo nasce come contributo aggiuntivo destinato ai proprietari delle vetture più potenti. La norma prevede oggi il pagamento di 20 euro per ogni kW eccedente la soglia dei 185 kW, con una progressiva riduzione dell’importo al crescere dell’età del veicolo fino all’esenzione totale dopo vent’anni.

Una Porsche, una Maserati, una BMW M o una Mercedes-AMG di recente immatricolazione possono così essere gravate da una tassa che si aggiunge al normale bollo regionale, facendo lievitare sensibilmente i costi di gestione. Fin dalla sua introduzione il superbollo è stato però oggetto di forti contestazioni. Secondo i detrattori, la misura avrebbe contribuito a frenare il mercato delle auto sportive e premium, spingendo molti proprietari a immatricolare le vetture all’estero oppure a rinunciare all’acquisto di modelli particolarmente prestazionali.

Salvini torna a parlare di riduzione

Durante l’incontro con la stampa, Salvini ha dichiarato di voler lavorare per “limare” il superbollo, lasciando intendere che il Governo starebbe valutando possibili modifiche alla normativa attuale. Il tema non è nuovo.

Negli ultimi anni il ministro ha più volte promesso interventi sulla tassa, arrivando in alcune occasioni a ipotizzarne la completa abolizione. In altre aveva invece parlato di un innalzamento della soglia di potenza oltre la quale scatta il pagamento dell’imposta. Finora, tuttavia, nessuna di queste proposte si è concretizzata in un cambiamento legislativo.

Come funziona oggi il superbollo

L’imposta aggiuntiva si applica esclusivamente alle vetture con motore termico che superano la soglia dei 185 kW. Per le auto ibride plug-in viene considerata soltanto la potenza del propulsore a combustione interna, mentre la componente elettrica non rientra nel calcolo.

L’importo diminuisce con il passare degli anni. Dopo cinque anni dalla prima immatricolazione il tributo viene ridotto del 40%, dopo dieci anni del 70%, dopo quindici anni dell’85%, fino a scomparire completamente una volta superata la soglia dei vent’anni.

Si tratta di un meccanismo che negli anni ha finito per coinvolgere una platea sempre più ampia. Se nel 2011 una potenza superiore a 250 CV era appannaggio quasi esclusivo delle supercar, oggi molti SUV, berline premium e persino alcune compatte sportive superano facilmente quel limite.

Cosa potrebbe cambiare

Al momento non esistono ancora proposte ufficiali né testi normativi all’esame del Parlamento. Le ipotesi sul tavolo potrebbero spaziare dall’aumento della soglia minima di potenza fino a una riduzione dell’importo dovuto per ogni kW eccedente.

Per gli appassionati e per il settore automotive si tratta comunque di un segnale importante. Dopo anni di promesse e rinvii, il superbollo torna infatti tra le priorità del dibattito fiscale legato all’automobile. Resta ora da capire se alle parole seguiranno provvedimenti concreti oppure se la tassa sulle auto più potenti continuerà a rimanere invariata ancora una volta. Ma dopo il taglio del bollo, non è da escludere un taglio anche per la sua “evoluzione”.

Nuova Jeep Avenger si presenta nel weekend con le Porte Aperte e un’offerta dedicata

Jeep si prepara ad accogliere nel weekend il SUV più venduto in Italia. Sabato 19 e domenica 20 settembre, le concessionarie italiane del marchio americano apriranno le porte al pubblico per il debutto ufficiale della nuova Avenger.

Weekend di Porte Aperte

L’evento permetterà agli automobilisti di mettere alla prova direttamente su strada tutte le novità del restyling grazie a sessioni di test drive dedicate organizzate in tutta la rete di vendita Jeep. Un’occasione pensata per chi già conosce il modello e vuole toccare con mano gli aggiornamenti apportati, ma anche per chi si affaccia per la prima volta al mondo Avenger.

Il lancio arriva infatti in un momento particolarmente favorevole per il modello sul mercato italiano.Tra gennaio e agosto 2026 la Avenger si è confermata il SUV più venduto d’Italia considerando ogni segmento e ogni alimentazione, con una quota del 4,96% sul totale dei SUV. Un risultato che, guardando alla classifica generale di tutte le vetture vendute nel Paese, vale addirittura la seconda posizione assoluta, con una quota del 2,56%, mentre restringendo lo sguardo al solo segmento B-SUV la fetta di mercato conquistata sale fino al 10,2%.

Evoluzione del SUV bestseller

Numeri di questa portata spiegano bene perché Jeep abbia scelto di investire con decisione sulla nuova generazione del modello, presentata come un’evoluzione piuttosto che come una rivoluzione. La gamma della Avenger rinnovata mantiene la propria vocazione polivalente, pensata per intercettare le esigenze di guida più diverse: dalla motorizzazione 1.2 Turbo benzina da 100 CV abbinata al cambio manuale, fino alla variante e-Hybrid, che sfrutta la tecnologia mild hybrid a 48V con cambio automatico per muoversi a zero emissioni durante le manovre urbane e alle basse velocità.

Non manca ovviamente la declinazione 100% elettrica, pensata per chi vuole abbracciare pienamente la mobilità sostenibile, affiancata dalla versione 4xe a trazione integrale per chi non vuole rinunciare alle capacità off-road tipiche del marchio americano anche in chiave elettrificata. Una gamma ampia, insomma, che punta a coprire un ventaglio di esigenze molto diverse tra loro, dal cliente più tradizionale fino a chi cerca già oggi un’alternativa concreta ai motori endotermici.

Offerta dedicata

Per accompagnare il debutto commerciale della nuova Avenger, Jeep ha messo a punto una promozione specifica dedicata alla versione Longitude 1.2 Turbo da 100 CV. Il prezzo di listino, fissato a 25.700 euro, scende infatti a 21.900 euro grazie a un finanziamento a interessi zero proposto da Stellantis Financial Services Italia, valido per tutti i contratti stipulati entro il 30 settembre 2026.

Nel dettaglio, il piano di finanziamento prevede un anticipo di 8.431 euro e un importo totale del credito di 13.740 euro, comprensivo del servizio Identicar per 12 mesi, del valore di 271 euro. Sommando le spese d’istruttoria, pari a 420 euro, le spese di incasso mensili e l’imposta sostitutiva, l’importo totale dovuto sale a 14.387,40 euro, da restituire in 48 rate mensili da 299 euro. Il TAN resta fisso allo 0%, mentre il TAEG si attesta al 3,33%, calcolato esclusivamente sui costi fissi di gestione della pratica.

Un’iniziativa che, unita al weekend di Porte Aperte, punta a trasformare la curiosità generata dal nuovo modello in una decisione d’acquisto concreta, proprio nel momento in cui la Avenger si conferma uno dei prodotti più solidi dell’intero panorama automobilistico italiano. Per chi fosse interessato a scoprire da vicino le novità del B-SUV più venduto del Paese, l’appuntamento resta fissato per il prossimo weekend, direttamente presso le concessionarie Jeep di tutta Italia.

Maserati, l’accordo con la Cina si avvicina: cosa potrebbe cambiare

Torna prepotentemente d’attualità il futuro di Maserati, e questa volta le indiscrezioni sembrano avvicinarsi sempre di più a un accordo concreto. La Casa del Tridente starebbe finalizzando una partnership industriale con due colossi cinesi, Huawei e Jac Motors, un’intesa che potrebbe ridisegnare completamente il futuro prossimo del marchio modenese, oggi alle prese con numeri di vendita ben lontani dai fasti del passato.

Partnership con Huawei e Jac

Secondo le fonti che arrivano dalla Cina, l’accordo potrebbe prevedere una divisione dei compiti piuttosto precisa tra i tre partner coinvolti. A Jac Motors spetterebbe la progettazione e la costruzione delle vetture, sfruttando la propria fabbrica Maextro; a Huawei toccherebbe invece la parte relativa alla piattaforma elettrica, al software e al cockpit digitale, attraverso l’ecosistema Harmony Intelligent Mobility; Maserati, dal canto suo, si occuperebbe della definizione dello stile e della gestione delle vendite sui canali internazionali, mantenendo così il controllo sull’identità del brand.

Una strategia a doppio marchio che punta a conciliare esigenze molto diverse tra loro: le stesse vetture, infatti, sarebbero vendute come Maextro in Cina, brand di lusso della galassia Jac, e come Maserati in tutto il resto del mondo. Un compromesso che permetterebbe al Tridente di accedere a tecnologie all’avanguardia senza dover sostenere da sola i costi di sviluppo, in un momento in cui il marchio ha consegnato meno di 8.000 vetture nell’ultimo anno.

Nuove elettriche in arrivo

Al centro dell’operazione ci sarebbero due nuovi modelli di segmento E, entrambi completamente elettrici: una grande SUV, che andrebbe idealmente a raccogliere l’eredità della Levante, e una filante granturismo. Le indiscrezioni erano già emerse in primavera, ma assumono oggi un peso diverso alla luce dell’imminente piano industriale dedicato esclusivamente a Maserati, che l’amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa presenterà nel corso dell’Investor Day di dicembre a Modena.

Per contenere i costi senza rinunciare alla qualità costruttiva tipica del marchio, Maserati punterebbe a un modello di esportazione Semi Knocked Down: le scocche bianche, cioè i telai non ancora verniciati, verrebbero prodotte presso lo stabilimento Jac di Hefei, in Cina, per poi essere spedite in Italia dove avverrebbe l’assemblaggio finale, comprensivo di verniciatura e allestimento degli interni.

E il range extender?

Un capitolo ancora tutto da chiarire riguarda l’eventuale adozione della tecnologia range extender, già presente su altri modelli della galassia Jac-Huawei come il Maextro V800, equipaggiato con un motore a benzina 1.5 turbo utilizzato esclusivamente per ricaricare la batteria durante la marcia. Una soluzione che permetterebbe di superare l’ansia da autonomia tipica dell’elettrico puro, ma che al momento non risulta confermata per le future Maserati, complice anche una strategia di elettrificazione che, secondo diversi osservatori, era stata anticipata troppo rispetto alla reale domanda della clientela di riferimento del Tridente.

La manodopera resta in Italia

Un aspetto che sembra invece già delineato con maggiore chiarezza riguarda il destino occupazionale degli stabilimenti italiani. Un accordo di questo tipo, secondo gli osservatori del settore, potrebbe avere un impatto positivo sui ritmi di produzione degli impianti di Cassino e Modena, dove tradizionalmente vengono realizzati i modelli del marchio. L’assemblaggio finale delle vetture, comprensivo di verniciatura e installazione degli interni, resterebbe infatti saldamente in territorio italiano, un dettaglio non da poco per un marchio che ha sempre fatto della propria italianità un elemento identitario imprescindibile.

Va detto che l’operazione Huawei-Jac rappresenta soltanto un tassello di un disegno più ampio che coinvolge l’intero gruppo Stellantis, già protagonista nel corso del 2026 di accordi di collaborazione produttiva con altri partner cinesi come Leapmotor e Dongfeng, nell’ambito di un piano strategico da 60 miliardi di euro che si estende fino al 2030. Resta ora da capire quali saranno i dettagli definitivi dell’intesa, che secondo le fonti coinvolte nel dossier avrebbe già superato la maggior parte degli ostacoli, con l’obiettivo dichiarato di rendere l’intera operazione pienamente operativa entro il 2027.

Bollo auto 2027, quanto si risparmia con la sospensione

QUALI SONO LE AUTO ESENTI DAL BOLLO: L’ELENCO COMPLETO

Dopo anni di botta e risposta, di promesse elettorali e proposte rimaste sulla carta, il taglio al bollo auto diventa una sospensione per un anno. Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla manovra per il 2027, un provvedimento inserito nel decreto legge approvato insieme alla proroga dello sconto sulle accise sul gasolio.

Sospensione per 24,6 milioni di vetture

L’esenzione riguarderà circa 14,5 milioni di veicoli complessivi, tra cui oltre 13 milioni di automobili e circa 1,1 milioni di motoveicoli. Il perimetro, però, non è illimitato: possono beneficiarne le persone fisiche proprietarie di auto a benzina, diesel o ibride con potenza fino a 80 kW, corrispondenti a circa 109 cavalli, e l’esenzione vale per un solo veicolo per contribuente.

Tra i modelli che rientrano nel taglio figurano molte delle vetture più diffuse sulle strade italiane, come la Fiat Panda, la Toyota Aygo X e la Renault Clio nelle versioni meno potenti. Restano invece escluse dal beneficio le motorizzazioni di media potenza. Per compensare le Regioni della riduzione del gettito, che oggi finisce direttamente nelle loro casse, il governo ha previsto un trasferimento complessivo di circa 2,29 miliardi di euro per il 2027, mentre gli oneri complessivi della misura sono stati quantificati in 2,362 miliardi di euro, in parte coperti attingendo alle economie del Pnrr.

Risparmio fino a 240 euro

Ma quanto risparmieranno concretamente gli automobilisti che rientrano nei requisiti? Le stime elaborate dalle diverse analisi disponibili convergono su una forbice piuttosto ampia. Secondo l’analisi di Facile.it, il bollo medio versato nel 2026 per questa categoria di automobili si è attestato a 163,5 euro, una cifra che rappresenta quindi il risparmio medio atteso per il 2027.

Altre analisi, come quella di Altroconsumo, restituiscono numeri leggermente diversi a seconda dei modelli presi in esame, con un risparmio stimato tra i 113,52 e i 141,90 euro, mentre in altri casi il beneficio può superare i 200 euro fino ad arrivare a circa 240 euro l’anno per le vetture con potenza più vicina al limite massimo consentito. Il motivo di queste differenze va cercato nel meccanismo di calcolo del bollo, che si basa principalmente sulla potenza espressa in kW, riportata sulla carta di circolazione alla voce P.2, e sulla classe ambientale del veicolo. La tariffa base è fissata a 2,58 euro per kW, ma essendo il bollo una tassa regionale, ogni amministrazione può applicare importi differenti, riduzioni o agevolazioni specifiche, complice anche una tariffa più elevata prevista per le vetture più anziane.

Ma i prezzi del carburante continuano ad aumentare

Se da un lato il taglio al bollo rappresenta una boccata d’ossigeno concreta per milioni di automobilisti, dall’altro il quadro generale dei costi legati all’automobile resta tutt’altro che disteso. Lo stesso decreto che introduce l’esenzione ha infatti prorogato fino al 5 ottobre lo sconto sulle accise sul gasolio, ma ridimensionandolo sensibilmente: il taglio passa da 17,1 centesimi al litro a 12,2 centesimi fino al 25 settembre, per poi scendere ulteriormente a 6,1 centesimi al litro fino al 5 ottobre.

Un ridimensionamento che arriva proprio mentre i prezzi alla pompa continuano la loro corsa, con il gasolio che nelle scorse settimane ha già toccato nuovi massimi. La premier Giorgia Meloni ha assicurato che, superata questa fase, si procederà attivando il meccanismo delle accise mobili, un sistema pensato per adeguare automaticamente il prelievo fiscale alle oscillazioni del prezzo del petrolio. Nel frattempo, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini hanno già iniziato a guardare oltre, evocando rispettivamente l’addio definitivo al bollo per tutte le categorie di veicoli e una limatura del superbollo sulle auto più potenti, ipotesi su cui la stessa Meloni ha invitato alla cautela, ricordando che ci sarà tempo per discuterne durante i lavori sulla prossima legge di Bilancio. Per ora, insomma, il risparmio resta concreto ma circoscritto, mentre il fronte carburanti continua a rappresentare la voce di spesa più pesante per chi si muove ogni giorno in automobile.

Quando si può superare un veicolo a destra senza rischiare una multa

Un’autostrada a tre corsie, poco traffico e una vettura che procede lentamente in quella centrale: chi viaggia a destra deve attraversare due corsie per sorpassarla oppure può continuare senza rallentare? Dietro a una situazione tanto comune si nasconde una delle questioni più discusse del Codice della Strada, alimentata dalla distinzione fra sorpasso a destra e semplice avanzamento sulla corsia di destra.

Se il conducente si trova già sulla corsia libera più a destra mantiene la propria traiettoria e oltrepassa un veicolo più lento collocato in una corsia alla sua sinistra, la condotta viene considerata un superamento da destra non sanzionabile. Cambiare corsia apposta per aggirare il mezzo, passargli accanto e rientrare davanti trasforma invece l’azione in un sorpasso a destra vietato. Il comportamento produce conseguenze diverse: da una parte una normale prosecuzione della marcia, dall’altra una violazione punita con una multa che può arrivare a 332 euro, la perdita di punti e, in caso di recidiva, la sospensione della patente.

La corsia di destra è la prima scelta

Secondo l’articolo 143 del Codice della Strada, quando una carreggiata dispone di almeno due corsie per senso di marcia, ogni veicolo deve occupare la corsia libera più a destra mentre quelle collocate a sinistra restano destinate al sorpasso. La regola vale anche quando il traffico è scarso e non riguarda soltanto camion, autobus o mezzi lenti. La prima corsia non è una zona riservata ai veicoli pesanti: appartiene alla normale carreggiata e deve essere utilizzata da automobili, moto e furgoni ogni volta che risulta libera.

Rimanere fissi nella corsia centrale, pur avendo quella di destra sgombra, è dunque un’infrazione autonoma punita una sanzione da 42 a 173 euro a cui si accompagna la sottrazione di quattro punti.

In questo contesto sorpasso e superamento non sono equivalenti. Sul piano operativo descrivono comportamenti differenti, anche se il Codice della Strada non contiene una definizione generale e autonoma di superamento da destra.

L’articolo 148 definisce il sorpasso come la manovra con la quale un veicolo oltrepassa un altro utente in movimento o fermo sulla parte di carreggiata destinata alla circolazione. Lo stesso articolo stabilisce che il conducente debba spostarsi a sinistra, passare a distanza adeguata e rientrare a destra senza creare pericolo.

Il caso classico dell’autostrada a tre corsie

Immaginiamo un automobilista che viaggi a 110 km/h di velocità sulla prima corsia, con strada libera davanti. Nella corsia centrale procede un’altra vettura a 95 km/h, mentre quella più a sinistra non presenta ostacoli. Continuando sulla propria corsia, senza oltrepassare i limiti e senza compiere deviazioni, il primo conducente può avanzare rispetto al veicolo centrale. La condotta rientra nell’interpretazione consolidata del superamento da destra poiché ciascun mezzo conserva la propria linea di marcia.

Non serve attraversare l’intera carreggiata, passando dalla prima alla seconda corsia e poi dalla seconda alla terza, per tornare infine verso destra. Quattro cambi di corsia aumenterebbero i punti di conflitto e renderebbero la manovra più lunga e complessa.

Resta però il rischio che chi occupa indebitamente la corsia centrale potrebbe decidere all’improvviso di rientrare a destra. Prima di affiancarlo conviene osservare gli indicatori di direzione, mantenere un margine laterale adeguato e prepararsi a ridurre la velocità, soprattutto quando l’altro veicolo entra nella zona cieca degli specchietti.

Quando il superamento diventa un sorpasso vietato

La situazione cambia se un automobilista, trovandosi nella corsia centrale dietro un mezzo più lento, si sposta a destra, lo oltrepassa e ritorna subito nella corsia di partenza. In questo caso il passaggio a destra non nasce dalla normale prosecuzione della marcia: deriva da una sequenza intenzionale di cambi di corsia organizzata per aggirare il veicolo. La sanzione va da 83 a 332 euro e la perdita di cinque punti.

La freccia non rende legittima la manovra. La segnalazione di uno spostamento significa comunicare agli altri utenti la propria intenzione, non ottenere una deroga al divieto di sorpassare dalla parte sbagliata. Ancora più evidente è il caso di chi utilizza la corsia di emergenza, una piazzola o lo spazio laterale per superare la coda. Qui entrano in ballo violazioni più gravi legate all’uso indebito di spazi destinati alle emergenze.

Nel Codice della Strada non è presente una distanza minima dopo la quale un cambio di corsia smetta di essere collegato al superamento. Non c’è neanche una soglia temporale capace di trasformare la manovra in lecita dopo cinque, dieci o trenta secondi. In caso di controllo contano la traiettoria, la posizione dei veicoli, la dinamica osservata dagli agenti e le eventuali registrazioni video.

I casi nei quali il sorpasso a destra è consentito

Il sorpasso a destra non è vietato senza eccezioni. Lo stesso articolo 148 prescrive di effettuarlo da quella parte quando il veicolo che precede ha segnalato e iniziato una svolta a sinistra oppure, su una strada a senso unico, sta per fermarsi sul margine sinistro.

La manovra verso sinistra deve essere già iniziata mentre chi passa a destra deve disporre di spazio sufficiente e procedere senza mettere in pericolo pedoni, ciclisti o altri mezzi. Una disciplina specifica riguarda i tram che non viaggiano in sede riservata. Se la larghezza della carreggiata lo consente, il loro sorpasso deve avvenire a destra. Su una strada a senso unico può essere eseguito da entrambi i lati. Quando il tram o il filobus è fermo in mezzo alla carreggiata per far salire o scendere i passeggeri e manca un’isola salvagente, il passaggio a destra resta invece vietato.

Nei centri abitati compare un’altra eccezione. L’articolo 143 consente ai conducenti di scegliere la corsia più adatta alla direzione da prendere alla seguente intersezione e, in questa configurazione, ammette il sorpasso anche a destra. La norma non può essere trasferita in autostrada, dove non esistono svolte o incroci regolati secondo lo stesso schema.

Chi viola per almeno due volte nell’arco di due anni le disposizioni va incontro alla sospensione della patente da uno a tre mesi. La sanzione accessoria si aggiunge alla multa e alla decurtazione dei punti. Il riferimento colpisce le manovre di sorpasso eseguite senza seguire la traiettoria prescritta, come il passaggio volontario a destra con successivo rientro davanti al mezzo superato.

Per il conducente che occupa senza motivo la corsia centrale restano la sanzione da 42 a 173 euro e la perdita di quattro punti.