Il superbollo torna sotto esame: cosa può succedere alla tassa sulle auto sportive

Il superbollo torna al centro del dibattito politico. Dopo l’annuncio della sospensione del bollo auto per il 2027 su milioni di vetture con potenza fino a 80 kW, il Governo guarda ora a un’altra delle imposte più discusse dagli automobilisti italiani: quella che colpisce le auto oltre i 185 kW, pari a circa 252 CV.

A rilanciare il tema è stato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, che durante la conferenza stampa dedicata alle novità sul bollo ha aperto alla possibilità di una revisione del superbollo. Una misura che, secondo il leader della Lega, potrebbe addirittura tradursi in un beneficio per le casse pubbliche, favorendo il mercato anziché penalizzarlo.

Una tassa che divide da oltre 15 anni

Introdotto nel 2011 durante il Governo Monti, il superbollo nasce come contributo aggiuntivo destinato ai proprietari delle vetture più potenti. La norma prevede oggi il pagamento di 20 euro per ogni kW eccedente la soglia dei 185 kW, con una progressiva riduzione dell’importo al crescere dell’età del veicolo fino all’esenzione totale dopo vent’anni.

Una Porsche, una Maserati, una BMW M o una Mercedes-AMG di recente immatricolazione possono così essere gravate da una tassa che si aggiunge al normale bollo regionale, facendo lievitare sensibilmente i costi di gestione. Fin dalla sua introduzione il superbollo è stato però oggetto di forti contestazioni. Secondo i detrattori, la misura avrebbe contribuito a frenare il mercato delle auto sportive e premium, spingendo molti proprietari a immatricolare le vetture all’estero oppure a rinunciare all’acquisto di modelli particolarmente prestazionali.

Salvini torna a parlare di riduzione

Durante l’incontro con la stampa, Salvini ha dichiarato di voler lavorare per “limare” il superbollo, lasciando intendere che il Governo starebbe valutando possibili modifiche alla normativa attuale. Il tema non è nuovo.

Negli ultimi anni il ministro ha più volte promesso interventi sulla tassa, arrivando in alcune occasioni a ipotizzarne la completa abolizione. In altre aveva invece parlato di un innalzamento della soglia di potenza oltre la quale scatta il pagamento dell’imposta. Finora, tuttavia, nessuna di queste proposte si è concretizzata in un cambiamento legislativo.

Come funziona oggi il superbollo

L’imposta aggiuntiva si applica esclusivamente alle vetture con motore termico che superano la soglia dei 185 kW. Per le auto ibride plug-in viene considerata soltanto la potenza del propulsore a combustione interna, mentre la componente elettrica non rientra nel calcolo.

L’importo diminuisce con il passare degli anni. Dopo cinque anni dalla prima immatricolazione il tributo viene ridotto del 40%, dopo dieci anni del 70%, dopo quindici anni dell’85%, fino a scomparire completamente una volta superata la soglia dei vent’anni.

Si tratta di un meccanismo che negli anni ha finito per coinvolgere una platea sempre più ampia. Se nel 2011 una potenza superiore a 250 CV era appannaggio quasi esclusivo delle supercar, oggi molti SUV, berline premium e persino alcune compatte sportive superano facilmente quel limite.

Cosa potrebbe cambiare

Al momento non esistono ancora proposte ufficiali né testi normativi all’esame del Parlamento. Le ipotesi sul tavolo potrebbero spaziare dall’aumento della soglia minima di potenza fino a una riduzione dell’importo dovuto per ogni kW eccedente.

Per gli appassionati e per il settore automotive si tratta comunque di un segnale importante. Dopo anni di promesse e rinvii, il superbollo torna infatti tra le priorità del dibattito fiscale legato all’automobile. Resta ora da capire se alle parole seguiranno provvedimenti concreti oppure se la tassa sulle auto più potenti continuerà a rimanere invariata ancora una volta. Ma dopo il taglio del bollo, non è da escludere un taglio anche per la sua “evoluzione”.

Nuova Jeep Avenger si presenta nel weekend con le Porte Aperte e un’offerta dedicata

Jeep si prepara ad accogliere nel weekend il SUV più venduto in Italia. Sabato 19 e domenica 20 settembre, le concessionarie italiane del marchio americano apriranno le porte al pubblico per il debutto ufficiale della nuova Avenger.

Weekend di Porte Aperte

L’evento permetterà agli automobilisti di mettere alla prova direttamente su strada tutte le novità del restyling grazie a sessioni di test drive dedicate organizzate in tutta la rete di vendita Jeep. Un’occasione pensata per chi già conosce il modello e vuole toccare con mano gli aggiornamenti apportati, ma anche per chi si affaccia per la prima volta al mondo Avenger.

Il lancio arriva infatti in un momento particolarmente favorevole per il modello sul mercato italiano.Tra gennaio e agosto 2026 la Avenger si è confermata il SUV più venduto d’Italia considerando ogni segmento e ogni alimentazione, con una quota del 4,96% sul totale dei SUV. Un risultato che, guardando alla classifica generale di tutte le vetture vendute nel Paese, vale addirittura la seconda posizione assoluta, con una quota del 2,56%, mentre restringendo lo sguardo al solo segmento B-SUV la fetta di mercato conquistata sale fino al 10,2%.

Evoluzione del SUV bestseller

Numeri di questa portata spiegano bene perché Jeep abbia scelto di investire con decisione sulla nuova generazione del modello, presentata come un’evoluzione piuttosto che come una rivoluzione. La gamma della Avenger rinnovata mantiene la propria vocazione polivalente, pensata per intercettare le esigenze di guida più diverse: dalla motorizzazione 1.2 Turbo benzina da 100 CV abbinata al cambio manuale, fino alla variante e-Hybrid, che sfrutta la tecnologia mild hybrid a 48V con cambio automatico per muoversi a zero emissioni durante le manovre urbane e alle basse velocità.

Non manca ovviamente la declinazione 100% elettrica, pensata per chi vuole abbracciare pienamente la mobilità sostenibile, affiancata dalla versione 4xe a trazione integrale per chi non vuole rinunciare alle capacità off-road tipiche del marchio americano anche in chiave elettrificata. Una gamma ampia, insomma, che punta a coprire un ventaglio di esigenze molto diverse tra loro, dal cliente più tradizionale fino a chi cerca già oggi un’alternativa concreta ai motori endotermici.

Offerta dedicata

Per accompagnare il debutto commerciale della nuova Avenger, Jeep ha messo a punto una promozione specifica dedicata alla versione Longitude 1.2 Turbo da 100 CV. Il prezzo di listino, fissato a 25.700 euro, scende infatti a 21.900 euro grazie a un finanziamento a interessi zero proposto da Stellantis Financial Services Italia, valido per tutti i contratti stipulati entro il 30 settembre 2026.

Nel dettaglio, il piano di finanziamento prevede un anticipo di 8.431 euro e un importo totale del credito di 13.740 euro, comprensivo del servizio Identicar per 12 mesi, del valore di 271 euro. Sommando le spese d’istruttoria, pari a 420 euro, le spese di incasso mensili e l’imposta sostitutiva, l’importo totale dovuto sale a 14.387,40 euro, da restituire in 48 rate mensili da 299 euro. Il TAN resta fisso allo 0%, mentre il TAEG si attesta al 3,33%, calcolato esclusivamente sui costi fissi di gestione della pratica.

Un’iniziativa che, unita al weekend di Porte Aperte, punta a trasformare la curiosità generata dal nuovo modello in una decisione d’acquisto concreta, proprio nel momento in cui la Avenger si conferma uno dei prodotti più solidi dell’intero panorama automobilistico italiano. Per chi fosse interessato a scoprire da vicino le novità del B-SUV più venduto del Paese, l’appuntamento resta fissato per il prossimo weekend, direttamente presso le concessionarie Jeep di tutta Italia.

Maserati, l’accordo con la Cina si avvicina: cosa potrebbe cambiare

Torna prepotentemente d’attualità il futuro di Maserati, e questa volta le indiscrezioni sembrano avvicinarsi sempre di più a un accordo concreto. La Casa del Tridente starebbe finalizzando una partnership industriale con due colossi cinesi, Huawei e Jac Motors, un’intesa che potrebbe ridisegnare completamente il futuro prossimo del marchio modenese, oggi alle prese con numeri di vendita ben lontani dai fasti del passato.

Partnership con Huawei e Jac

Secondo le fonti che arrivano dalla Cina, l’accordo potrebbe prevedere una divisione dei compiti piuttosto precisa tra i tre partner coinvolti. A Jac Motors spetterebbe la progettazione e la costruzione delle vetture, sfruttando la propria fabbrica Maextro; a Huawei toccherebbe invece la parte relativa alla piattaforma elettrica, al software e al cockpit digitale, attraverso l’ecosistema Harmony Intelligent Mobility; Maserati, dal canto suo, si occuperebbe della definizione dello stile e della gestione delle vendite sui canali internazionali, mantenendo così il controllo sull’identità del brand.

Una strategia a doppio marchio che punta a conciliare esigenze molto diverse tra loro: le stesse vetture, infatti, sarebbero vendute come Maextro in Cina, brand di lusso della galassia Jac, e come Maserati in tutto il resto del mondo. Un compromesso che permetterebbe al Tridente di accedere a tecnologie all’avanguardia senza dover sostenere da sola i costi di sviluppo, in un momento in cui il marchio ha consegnato meno di 8.000 vetture nell’ultimo anno.

Nuove elettriche in arrivo

Al centro dell’operazione ci sarebbero due nuovi modelli di segmento E, entrambi completamente elettrici: una grande SUV, che andrebbe idealmente a raccogliere l’eredità della Levante, e una filante granturismo. Le indiscrezioni erano già emerse in primavera, ma assumono oggi un peso diverso alla luce dell’imminente piano industriale dedicato esclusivamente a Maserati, che l’amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa presenterà nel corso dell’Investor Day di dicembre a Modena.

Per contenere i costi senza rinunciare alla qualità costruttiva tipica del marchio, Maserati punterebbe a un modello di esportazione Semi Knocked Down: le scocche bianche, cioè i telai non ancora verniciati, verrebbero prodotte presso lo stabilimento Jac di Hefei, in Cina, per poi essere spedite in Italia dove avverrebbe l’assemblaggio finale, comprensivo di verniciatura e allestimento degli interni.

E il range extender?

Un capitolo ancora tutto da chiarire riguarda l’eventuale adozione della tecnologia range extender, già presente su altri modelli della galassia Jac-Huawei come il Maextro V800, equipaggiato con un motore a benzina 1.5 turbo utilizzato esclusivamente per ricaricare la batteria durante la marcia. Una soluzione che permetterebbe di superare l’ansia da autonomia tipica dell’elettrico puro, ma che al momento non risulta confermata per le future Maserati, complice anche una strategia di elettrificazione che, secondo diversi osservatori, era stata anticipata troppo rispetto alla reale domanda della clientela di riferimento del Tridente.

La manodopera resta in Italia

Un aspetto che sembra invece già delineato con maggiore chiarezza riguarda il destino occupazionale degli stabilimenti italiani. Un accordo di questo tipo, secondo gli osservatori del settore, potrebbe avere un impatto positivo sui ritmi di produzione degli impianti di Cassino e Modena, dove tradizionalmente vengono realizzati i modelli del marchio. L’assemblaggio finale delle vetture, comprensivo di verniciatura e installazione degli interni, resterebbe infatti saldamente in territorio italiano, un dettaglio non da poco per un marchio che ha sempre fatto della propria italianità un elemento identitario imprescindibile.

Va detto che l’operazione Huawei-Jac rappresenta soltanto un tassello di un disegno più ampio che coinvolge l’intero gruppo Stellantis, già protagonista nel corso del 2026 di accordi di collaborazione produttiva con altri partner cinesi come Leapmotor e Dongfeng, nell’ambito di un piano strategico da 60 miliardi di euro che si estende fino al 2030. Resta ora da capire quali saranno i dettagli definitivi dell’intesa, che secondo le fonti coinvolte nel dossier avrebbe già superato la maggior parte degli ostacoli, con l’obiettivo dichiarato di rendere l’intera operazione pienamente operativa entro il 2027.

Bollo auto 2027, quanto si risparmia con la sospensione

QUALI SONO LE AUTO ESENTI DAL BOLLO: L’ELENCO COMPLETO

Dopo anni di botta e risposta, di promesse elettorali e proposte rimaste sulla carta, il taglio al bollo auto diventa una sospensione per un anno. Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla manovra per il 2027, un provvedimento inserito nel decreto legge approvato insieme alla proroga dello sconto sulle accise sul gasolio.

Sospensione per 24,6 milioni di vetture

L’esenzione riguarderà circa 14,5 milioni di veicoli complessivi, tra cui oltre 13 milioni di automobili e circa 1,1 milioni di motoveicoli. Il perimetro, però, non è illimitato: possono beneficiarne le persone fisiche proprietarie di auto a benzina, diesel o ibride con potenza fino a 80 kW, corrispondenti a circa 109 cavalli, e l’esenzione vale per un solo veicolo per contribuente.

Tra i modelli che rientrano nel taglio figurano molte delle vetture più diffuse sulle strade italiane, come la Fiat Panda, la Toyota Aygo X e la Renault Clio nelle versioni meno potenti. Restano invece escluse dal beneficio le motorizzazioni di media potenza. Per compensare le Regioni della riduzione del gettito, che oggi finisce direttamente nelle loro casse, il governo ha previsto un trasferimento complessivo di circa 2,29 miliardi di euro per il 2027, mentre gli oneri complessivi della misura sono stati quantificati in 2,362 miliardi di euro, in parte coperti attingendo alle economie del Pnrr.

Risparmio fino a 240 euro

Ma quanto risparmieranno concretamente gli automobilisti che rientrano nei requisiti? Le stime elaborate dalle diverse analisi disponibili convergono su una forbice piuttosto ampia. Secondo l’analisi di Facile.it, il bollo medio versato nel 2026 per questa categoria di automobili si è attestato a 163,5 euro, una cifra che rappresenta quindi il risparmio medio atteso per il 2027.

Altre analisi, come quella di Altroconsumo, restituiscono numeri leggermente diversi a seconda dei modelli presi in esame, con un risparmio stimato tra i 113,52 e i 141,90 euro, mentre in altri casi il beneficio può superare i 200 euro fino ad arrivare a circa 240 euro l’anno per le vetture con potenza più vicina al limite massimo consentito. Il motivo di queste differenze va cercato nel meccanismo di calcolo del bollo, che si basa principalmente sulla potenza espressa in kW, riportata sulla carta di circolazione alla voce P.2, e sulla classe ambientale del veicolo. La tariffa base è fissata a 2,58 euro per kW, ma essendo il bollo una tassa regionale, ogni amministrazione può applicare importi differenti, riduzioni o agevolazioni specifiche, complice anche una tariffa più elevata prevista per le vetture più anziane.

Ma i prezzi del carburante continuano ad aumentare

Se da un lato il taglio al bollo rappresenta una boccata d’ossigeno concreta per milioni di automobilisti, dall’altro il quadro generale dei costi legati all’automobile resta tutt’altro che disteso. Lo stesso decreto che introduce l’esenzione ha infatti prorogato fino al 5 ottobre lo sconto sulle accise sul gasolio, ma ridimensionandolo sensibilmente: il taglio passa da 17,1 centesimi al litro a 12,2 centesimi fino al 25 settembre, per poi scendere ulteriormente a 6,1 centesimi al litro fino al 5 ottobre.

Un ridimensionamento che arriva proprio mentre i prezzi alla pompa continuano la loro corsa, con il gasolio che nelle scorse settimane ha già toccato nuovi massimi. La premier Giorgia Meloni ha assicurato che, superata questa fase, si procederà attivando il meccanismo delle accise mobili, un sistema pensato per adeguare automaticamente il prelievo fiscale alle oscillazioni del prezzo del petrolio. Nel frattempo, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini hanno già iniziato a guardare oltre, evocando rispettivamente l’addio definitivo al bollo per tutte le categorie di veicoli e una limatura del superbollo sulle auto più potenti, ipotesi su cui la stessa Meloni ha invitato alla cautela, ricordando che ci sarà tempo per discuterne durante i lavori sulla prossima legge di Bilancio. Per ora, insomma, il risparmio resta concreto ma circoscritto, mentre il fronte carburanti continua a rappresentare la voce di spesa più pesante per chi si muove ogni giorno in automobile.

Quando si può superare un veicolo a destra senza rischiare una multa

Un’autostrada a tre corsie, poco traffico e una vettura che procede lentamente in quella centrale: chi viaggia a destra deve attraversare due corsie per sorpassarla oppure può continuare senza rallentare? Dietro a una situazione tanto comune si nasconde una delle questioni più discusse del Codice della Strada, alimentata dalla distinzione fra sorpasso a destra e semplice avanzamento sulla corsia di destra.

Se il conducente si trova già sulla corsia libera più a destra mantiene la propria traiettoria e oltrepassa un veicolo più lento collocato in una corsia alla sua sinistra, la condotta viene considerata un superamento da destra non sanzionabile. Cambiare corsia apposta per aggirare il mezzo, passargli accanto e rientrare davanti trasforma invece l’azione in un sorpasso a destra vietato. Il comportamento produce conseguenze diverse: da una parte una normale prosecuzione della marcia, dall’altra una violazione punita con una multa che può arrivare a 332 euro, la perdita di punti e, in caso di recidiva, la sospensione della patente.

La corsia di destra è la prima scelta

Secondo l’articolo 143 del Codice della Strada, quando una carreggiata dispone di almeno due corsie per senso di marcia, ogni veicolo deve occupare la corsia libera più a destra mentre quelle collocate a sinistra restano destinate al sorpasso. La regola vale anche quando il traffico è scarso e non riguarda soltanto camion, autobus o mezzi lenti. La prima corsia non è una zona riservata ai veicoli pesanti: appartiene alla normale carreggiata e deve essere utilizzata da automobili, moto e furgoni ogni volta che risulta libera.

Rimanere fissi nella corsia centrale, pur avendo quella di destra sgombra, è dunque un’infrazione autonoma punita una sanzione da 42 a 173 euro a cui si accompagna la sottrazione di quattro punti.

In questo contesto sorpasso e superamento non sono equivalenti. Sul piano operativo descrivono comportamenti differenti, anche se il Codice della Strada non contiene una definizione generale e autonoma di superamento da destra.

L’articolo 148 definisce il sorpasso come la manovra con la quale un veicolo oltrepassa un altro utente in movimento o fermo sulla parte di carreggiata destinata alla circolazione. Lo stesso articolo stabilisce che il conducente debba spostarsi a sinistra, passare a distanza adeguata e rientrare a destra senza creare pericolo.

Il caso classico dell’autostrada a tre corsie

Immaginiamo un automobilista che viaggi a 110 km/h di velocità sulla prima corsia, con strada libera davanti. Nella corsia centrale procede un’altra vettura a 95 km/h, mentre quella più a sinistra non presenta ostacoli. Continuando sulla propria corsia, senza oltrepassare i limiti e senza compiere deviazioni, il primo conducente può avanzare rispetto al veicolo centrale. La condotta rientra nell’interpretazione consolidata del superamento da destra poiché ciascun mezzo conserva la propria linea di marcia.

Non serve attraversare l’intera carreggiata, passando dalla prima alla seconda corsia e poi dalla seconda alla terza, per tornare infine verso destra. Quattro cambi di corsia aumenterebbero i punti di conflitto e renderebbero la manovra più lunga e complessa.

Resta però il rischio che chi occupa indebitamente la corsia centrale potrebbe decidere all’improvviso di rientrare a destra. Prima di affiancarlo conviene osservare gli indicatori di direzione, mantenere un margine laterale adeguato e prepararsi a ridurre la velocità, soprattutto quando l’altro veicolo entra nella zona cieca degli specchietti.

Quando il superamento diventa un sorpasso vietato

La situazione cambia se un automobilista, trovandosi nella corsia centrale dietro un mezzo più lento, si sposta a destra, lo oltrepassa e ritorna subito nella corsia di partenza. In questo caso il passaggio a destra non nasce dalla normale prosecuzione della marcia: deriva da una sequenza intenzionale di cambi di corsia organizzata per aggirare il veicolo. La sanzione va da 83 a 332 euro e la perdita di cinque punti.

La freccia non rende legittima la manovra. La segnalazione di uno spostamento significa comunicare agli altri utenti la propria intenzione, non ottenere una deroga al divieto di sorpassare dalla parte sbagliata. Ancora più evidente è il caso di chi utilizza la corsia di emergenza, una piazzola o lo spazio laterale per superare la coda. Qui entrano in ballo violazioni più gravi legate all’uso indebito di spazi destinati alle emergenze.

Nel Codice della Strada non è presente una distanza minima dopo la quale un cambio di corsia smetta di essere collegato al superamento. Non c’è neanche una soglia temporale capace di trasformare la manovra in lecita dopo cinque, dieci o trenta secondi. In caso di controllo contano la traiettoria, la posizione dei veicoli, la dinamica osservata dagli agenti e le eventuali registrazioni video.

I casi nei quali il sorpasso a destra è consentito

Il sorpasso a destra non è vietato senza eccezioni. Lo stesso articolo 148 prescrive di effettuarlo da quella parte quando il veicolo che precede ha segnalato e iniziato una svolta a sinistra oppure, su una strada a senso unico, sta per fermarsi sul margine sinistro.

La manovra verso sinistra deve essere già iniziata mentre chi passa a destra deve disporre di spazio sufficiente e procedere senza mettere in pericolo pedoni, ciclisti o altri mezzi. Una disciplina specifica riguarda i tram che non viaggiano in sede riservata. Se la larghezza della carreggiata lo consente, il loro sorpasso deve avvenire a destra. Su una strada a senso unico può essere eseguito da entrambi i lati. Quando il tram o il filobus è fermo in mezzo alla carreggiata per far salire o scendere i passeggeri e manca un’isola salvagente, il passaggio a destra resta invece vietato.

Nei centri abitati compare un’altra eccezione. L’articolo 143 consente ai conducenti di scegliere la corsia più adatta alla direzione da prendere alla seguente intersezione e, in questa configurazione, ammette il sorpasso anche a destra. La norma non può essere trasferita in autostrada, dove non esistono svolte o incroci regolati secondo lo stesso schema.

Chi viola per almeno due volte nell’arco di due anni le disposizioni va incontro alla sospensione della patente da uno a tre mesi. La sanzione accessoria si aggiunge alla multa e alla decurtazione dei punti. Il riferimento colpisce le manovre di sorpasso eseguite senza seguire la traiettoria prescritta, come il passaggio volontario a destra con successivo rientro davanti al mezzo superato.

Per il conducente che occupa senza motivo la corsia centrale restano la sanzione da 42 a 173 euro e la perdita di quattro punti.

Auto elettriche, accelerano le vendite in Europa: superate le previsioni

Cominciano a stare strette le previsioni sull’elettrico europeo, soprattutto dopo i risultati registrati ad agosto. Nei 16 Paesi presi in esame da E-Mobility Europe, New Automotive e Fier Automotive sono state immatricolate 202.833 vetture a batteria, contro le 131.534 dello stesso mese del 2025. La crescita supera così il 54% e porta le BEV a rappresentare il 30,5% delle nuove auto vendute, una fetta che comincia ad avere un certo peso.

Otto mesi sono già alle spalle e il totale da gennaio ha superato 1,67 milioni di unità, con un incremento del 33,1%: numeri superiori alle attese formulate per il 2026, tanto da costringere a corregge le stime fatte a inizio anno.

Previsioni già superate?

Immaginare le elettriche sopra il 30% del mercato continentale sembrava troppo ottimistico a inizio anno: Transport & Environment indicava per il 2026 una quota del 23% nell’Ue, Rho Motion si spingeva intorno al 21% considerando l’Europa. Ma nei 16 Paesi analizzati il trend ha avuto un altro sviluppo ad agosto, con il 30,5% delle nuove registrazione finito alle vetture a batteria. Certo, un mese particolarmente favorevole non vale un anno intero e il paragone va preso per quello che è. Giugno, però, aveva già lasciato qualche indizio, con una quota del 25,6% e oltre 1,24 milioni di BEV immatricolate nel corso del primo semestre.

Mettere tutti i Paesi nella stessa colonna, però, restituisce soltanto una parte della storia. In Norvegia le auto a batteria hanno coperto addirittura il 98,7% delle immatricolazioni di agosto, praticamente la totalità del mercato, e la Danimarca si è fermata all’85,9%, una percentuale che resta enorme, mentre in Finlandia la quota ha raggiunto il 52,3%. Nei Paesi Bassi scendiamo al 48,9% e in Belgio al 46,2%. Basta scendere lungo la cartina per trovare situazioni molto diverse, segno che la diffusione dell’elettrico continua a procedere a velocità differenti a seconda del territorio di riferimento.

Le distanze tra un mercato e l’altro impediscono di parlare di un’Europa già convertita al full electric. Il 30,5% fotografa i 16 Paesi considerati nel loro insieme, una media dietro alla quale convivono realtà arrivate quasi alla completa elettrificazione e altre dove benzina, diesel e ibride conservano ancora una fetta molto più consistente delle vendite.

Germania e Francia accelerano

La Germania merita un discorso a parte date le dimensioni del suo mercato. Ad agosto sono state immatricolate 68.980 elettriche, sufficienti a portare la quota al 32,5%, pari a quasi un’auto nuova su tre. In Francia si sale addirittura al 38,3%, grazie alle 36.159 unità registrate nel mese, sintomatico della velocità raggiunta nell’ultimo periodo: a giugno le BEV si erano fermate al 29,6%, pur stabilendo il record nazionale in termini di volumi con 55.831 esemplari. Due mesi più tardi la percentuale è cresciuta di quasi nove punti, complice naturalmente un agosto nel quale il mercato complessivo viaggia su numeri differenti rispetto a giugno.

Il resto del 2026 dirà quanto di questa accelerazione riuscirà a sopravvivere all’estate. Gli incentivi hanno dato una mano in diversi Paesi e proprio l’Europa sta sostenendo la crescita mondiale delle auto ricaricabili in una fase meno brillante per Cina e Nord America. Per le previsioni formulate a gennaio, intanto, il problema persiste: quel 30,5% è arrivato con largo anticipo.

Addio bollo auto, dal 2027 milioni di veicoli esentati: l’elenco dei modelli

Le auto di potenza fino a 80 kW (109 CV) regolarmente assicurate, ovvero circa 13,2 milioni di vetture in circolazione sulle nostre strade, saranno esentate dal pagamento del bollo. In totale, considerate anche le moto, si tratta di 14,5 milioni di veicoli, ma il mancato pagamento riguarderà solo il pagamento di una tassa, ovvero quella compresa tra 1° gennaio e il 31 dicembre 2027.

Il Governo ha deciso di esentare dal pagamento gli automobilisti proprietari di vetture alimentate a benzina e gasolio, anche ibride elettriche e a GPL con potenza del motore fino a 80 kW. Le auto elettriche sono escluse, e se la persona fisica vanta un parco auto, nell’agevolazione rientrerà solo quella con la potenza più bassa. In caso di pari potenza, l’esenzione è applicata al mezzo per il quale risulta dovuto, in assenza dell’agevolazione, l’importo meno elevato dell’imposta.

Sorridono i proprietari di motocicli e ciclomotori che non dovranno pagare il bollo nel 2027, ma solo se non risultano intestatari di auto con potenza fino a 80 kW. Se si possiedono più motocicli agevolabili, l’esenzione riguarda soltanto quello con minore potenza espressa in kW. L’esonero, in caso di parco moto, avviene infatti solo per il mezzo che pagherebbe il bollo di importo più basso in assenza di agevolazione o con data di prima immatricolazione più remota.

I modelli esentati

Non è previsto un elenco di auto, ma vi riportiamo degli esempi concreti. Per quanto concerne il mondo FIAT rientrano la Panda, la Pandina Hybrid, la 500 Hybrid, la Grande Panda benzina 100 CV e la 600 benzina Turbo 100 da 74 kW. Sono svariate anche le Dacia a usufruire dell’agevolazione, tra cui la Duster Hybrid 155 da 80 kW, la Sandero Streetway SCe 65 e TCe 100, la Sandero Streetway e la Sandero Stepway Hybrid 155, con motore a combustione interna da 80 kW.

Gli amanti del brand Jeep che hanno acquistato una Avenger 1.2 Turbo benzina 100 CV da 74 kW o una Avenger e-Hybrid 110 CV da 78 kW avranno l’esonero nel 2027. Tra i modelli Stellantis troviamo anche Citroën C3 Turbo 100 CV e C3 Hybrid 110 CV, entrambe con motore termico da 74 kW; Peugeot 208 Hybrid 110 da 74 kW e le versioni benzina della 208 entro gli 80 kW. Da non dimenticare l’Opel Corsa benzina da 100 CV e la Lancia Ypsilon ibrida 110 CV, con una potenza di 74 kW.

I proprietari di Toyota Yaris Hybrid, Yaris Cross Hybrid e Aygo X Hybrid nelle versioni entro gli 80 kW sono esentati dal pagamento del bollo entro il 2027. Altresì la Toyota C-HR Hybrid 140 nelle configurazioni con potenza fiscale sotto questa soglia. Ottime notizie anche per chi ha scelto la Renault Clio full hybrid E-Tech 160 nelle versioni entro gli 80 kW, oltre a Captur e Symbioz full hybrid E-Tech 160, con motore benzina da 80 kW.

  • Fiat Panda / Pandina: 1.0 Mild Hybrid (51 kW / ~70 CV) — Esente
  • Fiat Grande Panda: 1.2 Benzina 100 CV (74 kW) — Esente
  • Fiat 500: Versioni termiche e Mild Hybrid (quasi tutte sotto gli 80 kW) — Esente
  • Fiat 500e (Elettrica): 70 kW —
  • Lancia Ypsilon: Ibrida 1.2 (51 kW) e Ibrida 110 CV (motore termico 74 kW) — Esente
  • Citroën C3: PureTech 83 (61 kW) e PureTech 100 (74 kW) — Esente
  • Peugeot 208: PureTech 75 (55 kW) e PureTech 100 (74 kW) — Esente
  • Opel Corsa: Versioni entry-level (tipicamente sotto gli 80 kW) — Esente
  • Dacia Sandero / Stepway: SCe 65 (48 kW), TCe 67 (67 kW), TCe 90 (66 kW) e ECO-G 100 GPL (74 kW) — Tutte Esenti
  • Renault Clio: SCe 65 (49 kW) — Esente
  • Volkswagen Polo: Motorizzazioni 1.0 d’ingresso — Esenti (< 80 kW)
  • Skoda Fabia: Versioni 80 CV e 95 CV — Esenti (< 80 kW)
  • Seat Ibiza: Versioni d’ingresso — Esenti (< 80 kW)
  • Toyota Aygo X: 1.0 (53 kW / 72 CV) — Esente
  • Toyota Yaris: Versioni d’accesso o generazioni precedenti (< 80 kW) — Esenti
  • Suzuki Swift: Versioni Hybrid sotto gli 80 kW — Esenti
  • Hyundai i10 / i20: Motorizzazioni d’ingresso — Esenti (< 80 kW)
  • Kia Picanto: Motorizzazioni d’accesso — Esenti (< 80 kW)

Boccata d’ossigeno

In una fase dove i prezzi dei carburanti continuano a salire, l’esenzione bollo per un anno rappresenta una straordinaria notizia per milioni di automobilisti con modelli sotto gli 80 kW. Lo Stato girerà alle regioni 2.293,5 milioni di euro per compensare le perdite e gli importi esatti spettanti a ciascuna amministrazione regionale e alle due Province autonome verranno ufficializzati, entro il 31 marzo 2027, con decreto del ministro dell’Economia e delle Finanze.

Taglio accise diesel, cosa cambia fino al 5 ottobre

I prezzi del gasolio stanno rendendo la vita difficile agli automobilisti e ai piccoli imprenditori che ogni giorno sono costretti ad affrontare lunghe percorrenze per motivi di lavoro. Lo scoppio della guerra tra Iran e Stati Uniti ha generato un’escalation sui prezzi presso i distributori che non si è ancora arrestata. I

l rincaro progressivo delle materie prime energetiche, in particolare di petrolio e gas naturale, ha costretto il Governo a interventi mirati per ridurre la pressione sui cittadini. A causa dei blocchi e delle tensioni nello Stretto di Hormuz, i prezzi dei carburanti non sono destinati a scendere nelle prossime ore.

Giorgia Meloni ha annunciato che si continueranno a valutare soluzioni, anche perché il contrasto all’aumento del prezzo non rappresenta la strada principale da seguire sul lungo periodo. L’attuale taglio offre uno sconto sul prezzo del diesel alla pompa di 15 centesimi, ma a partire da venerdì 18 settembre ci sarà un nuovo stravolgimento.

Cambiamenti in vista

Il provvedimento emesso dall’Esecutivo per gestire l’aumento dei prezzi dei carburanti verrà prorogato di un’altra settimana, dal 18 al 25 settembre, con un taglio delle accise sul gasolio di 10 centesimi al litro. Progressivamente ci sarà una riduzione del beneficio se si considera, data anche l’Iva, che il risparmio presso i distributori sarà di circa 12,2 centesimi al litro rispetto alla quotazione senza questa agevolazione sino al 25 e poi, dal 26 settembre sino al 5 ottobre, le accise sul gasolio saranno ridotte di 5 centesimi al litro, pari a circa 6,1 centesimi includendo l’Iva.

In sostanza lo sconto si andrà a dimezzare e il prezzo del diesel potrà crescere di circa 6,1 centesimi al litro rispetto alla settimana precedente, a parità di condizioni. Cosa accadrà dopo il 5 ottobre? Ad oggi non è prevista l’ennesima proroga di un’estate che è andata avanti a ritmo di sconti fiscali. Con l’arrivo dell’autunno gli esponenti del Governo stanno pensando di affidarsi a un nuovo meccanismo che consentirà di sfruttare una parte dei maggiori proventi fiscali derivanti dall’aumento dei prezzi dei carburanti per ridurre le imposte.

Preoccupazione sull’andamento dei prezzi

Sebbene ci sia stato un ribasso del petrolio nelle scorse settimane, i prezzi non sembrano destinati a calare. Non è possibile immaginare oggi quale sarà la quotazione del diesel dal 5 ottobre, ma la riduzione non è stata indicata in un importo fisso e non corrisponde al ripristino dello sconto attuale. I provvedimenti destinati al gasolio agricolo e agli autotrasportatori, settori che costringono alla creazione di misure specifiche, saranno fondamentali per le imprese. Circa la benzina non è stata per ora annunciata alcuna misura specifica.

La bozza del decreto legge per il sostegno economico e il contenimento degli effetti derivanti dal perdurante aumento del costo dei carburanti prevede che dal 18 settembre 2026 e fino al 25 settembre 2026, l’accisa sia pari a 572,90 euro per mille litri e dal 26 settembre al 5 ottobre pari a 622,90 euro per mille litri. Per compensare l’aumento dei prezzi presso i distributori, il Governo ha annunciato l’abolizione del bollo per quasi tutte le auto e per i motocicli. Noi vi suggeriamo di affidarvi a specifici distributori convenienti con la possibilità di risparmiare qualche euro.

Noleggio auto e multe ai clienti stranieri, chi paga: scatta l’allarme

Chi dovrebbe pagare quando un turista straniero commette un’infrazione con un’auto presa a noleggio in Italia e, una volta rientrato nel proprio Paese, ignora la sanzione? La risposta contenuta nella bozza di revisione del Codice della Strada ha acceso lo scontro tra le amministrazioni che tentano di recuperare le somme e le aziende proprietarie dei veicoli.

Secondo Aniasa (Associazione nazionale industria dell’autonoleggio, della sharing mobility e dell’automotive digital), il progetto consentirebbe agli enti accertatori di rivolgersi alla società di noleggio se il cliente residente all’estero non versa l’importo dovuto con il trasferimento sull’impresa del rischio economico dell’insolvenza.

L’impostazione mantiene in capo al locatario del veicolo la responsabilità primaria per la sanzione. Se il cliente vive all’estero e non paga il Comune o l’altro ente che ha accertato la violazione può però rivalersi sul proprietario dell’automobile, vale a dire sull’operatore di autonoleggio.

Qui nasce la contestazione. “Non si può trasformare una difficoltà amministrativa dello Stato in una responsabilità per l’impresa di noleggio”, ha dichiarato il presidente di Aniasa Italo Folonari. L’associazione teme che la nuova previsione finisca per proteggere il debitore più difficile da raggiungere e faccia ricadere il conto sul soggetto italiano più facilmente individuabile e dotato di una struttura patrimoniale stabile.

Che cosa prevede oggi il Codice della Strada

La disciplina in vigore prende le mosse dall’articolo 196 del Codice della Strada dedicato al principio di solidarietà. In via generale il proprietario del veicolo risponde insieme all’autore dell’infrazione, salvo che dimostri che la circolazione è avvenuta contro la propria volontà. Per la locazione senza conducente c’è già una regola: il locatario risponde al posto del proprietario, in solido con chi ha commesso la violazione.

Nelle ipotesi disciplinate dall’articolo 84, il locatario risponde in vece del proprietario. Se cliente e conducente coincidono, la sanzione resta quindi legata alla stessa persona. Quando al volante si trova un secondo guidatore autorizzato, l’autore della violazione e l’intestatario del contratto possono essere soggetti distinti, ma entrambi coinvolti nel rapporto sanzionatorio.

La formulazione oggi in vigore deriva da una modifica introdotta nel 2021 per superare il precedente contrasto interpretativo. In passato la Corte di Cassazione aveva ricondotto anche il locatore tra gli obbligati solidali; l’aggiunta delle parole “in vece del proprietario” ha indicato la sostituzione della società con il locatario.

La bozza contestata riaprirebbe quella porta per una categoria: i clienti che risiedono fuori dall’Italia e non pagano con la creazione di una garanzia economica finale a carico del proprietario professionale del mezzo.

Come nasce una multa con un’auto a noleggio

Un autovelox fotografa il superamento del limite, una telecamera registra l’ingresso non autorizzato in una Zona a traffico limitato oppure un dispositivo rileva il passaggio con il semaforo rosso. In quel momento l’amministrazione conosce la targa, non l’identità di chi guidava. La consultazione dei registri riconduce il veicolo alla società di autonoleggio, che deve fornire i dati del cliente associato al contratto attivo nel giorno e nell’ora dell’accertamento.

Ricevute le informazioni, l’autorità indirizza il verbale al locatario. L’articolo 201 del Codice della Strada consente di notificare la violazione al soggetto identificato dopo l’accertamento e riserva un termine più ampio ai residenti all’estero: 360 giorni, contro i 90 previsti per i destinatari residenti in Italia.

La società può addebitare al cliente un costo amministrativo per la gestione e la trasmissione dei dati solo quando il contratto sottoscritto contempla una voce di questo genere. Quella somma non coincide con la multa e remunera un servizio separato svolto dal noleggiatore. Terminata la comunicazione, il pagamento spetta al destinatario del verbale. Proprio nell’ultima fase si concentra il problema: identificare un residente straniero può essere semplice mentre recuperare il credito rischia di diventare lento, costoso o antieconomico.

Perché i noleggiatori parlano di zona franca

L’espressione scelta da Aniasa descrive un rischio di comportamento. Sapendo che il mancato versamento può essere coperto dall’impresa proprietaria, il cliente straniero sarebbe meno incentivato a pagare e percepirebbe la sanzione come una conseguenza meno diretta della propria condotta.

Si tratta di una valutazione prospettica dell’associazione. Nessun dato pubblicato dimostra che una responsabilità sussidiaria del noleggiatore provocherebbe più eccessi di velocità, accessi abusivi alle Ztl o incidenti. Il ragionamento poggia sul valore deterrente della pena pecuniaria: quanto più il trasgressore ritiene probabile l’incasso, tanto meno dovrebbe essere disposto a violare le regole.

La critica assume anche una dimensione industriale. Se una parte delle sanzioni straniere diventasse inesigibile dal cliente, gli operatori dovrebbero creare fondi per le perdite e avviare azioni di recupero internazionali. Quei costi potrebbero riflettersi sulle tariffe di noleggio, sulle cauzioni, sulle condizioni contrattuali o sulle commissioni applicate alla gestione dei verbali.

Il cliente straniero non diventa immune

In ogni caso la sanzione continuerebbe a nascere dalla sua condotta e il verbale dovrebbe essere notificato secondo le garanzie previste dalla legge. La rivalsa sulla società entrerebbe in gioco, stando alla ricostruzione di Aniasa, soltanto dopo il mancato pagamento del residente estero.

Anche in quel caso il debito potrebbe tornare sul cliente. L’articolo 196 del Codice della Strada riconosce a chi versa la somma, in qualità di obbligato solidale, il diritto di regresso nei confronti dell’autore della violazione. I contratti di noleggio si affiancano a strumenti di recupero e clausole dedicate. Il risultato rischia di essere una catena più lunga: l’amministrazione chiede i soldi all’impresa, il noleggiatore paga e prova poi a recuperarli dal trasgressore.

Per uscire dall’impasse, l’associazione chiede di accelerare il recepimento della direttiva UE 2024/3237, dedicata allo scambio transfrontaliero di informazioni sulle infrazioni stradali. La norma amplia la cooperazione tra gli Stati membri e introduce forme di assistenza per notificare gli atti e riscuotere le sanzioni amministrative definitive.

Il sistema ruota attorno a punti di contatto nazionali e alla piattaforma Eucaris, attraverso la quale le autorità possono scambiare dati sui veicoli, sui proprietari e, quando disponibili, sugli utilizzatori. Tra le condotte comprese ci sono velocità eccessiva, guida in stato di ebbrezza, passaggio con il rosso, uso del telefono, mancato impiego delle cinture, sorpassi pericolosi, circolazione contromano e alcune violazioni dei divieti di accesso.

Nei casi di mancato pagamento, la direttiva permette allo Stato nel quale è avvenuta l’infrazione di chiedere assistenza allo Stato di residenza. Il meccanismo di riscossione riguarda decisioni amministrative definitive di importo superiore a 70 euro. Al destinatario devono essere garantiti informazione, traduzione e diritto di ricorso. Il termine assegnato ai Paesi membri per adeguare gli ordinamenti nazionali è il 20 luglio 2027.

Il Governo annuncia l’abolizione del bollo per quasi tutte le auto e per i motocicli

Il Governo ha annunciato l’abolizione del bollo auto per i veicoli di piccole e medie dimensioni e per tutti i motocicli. La misura è stata anticipata dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha sottolineato “Oggi il Governo cancella una delle tasse più odiate dagli italiani”.

Il provvedimento, i cui dettagli dovranno essere chiariti nel corso dei prossimi giorni, rappresenta una novità importante per tutti i proprietari di auto e moto, in un contesto in cui il settore della mobilità deve fare i conti con un sostanziale incremento del costo dei carburanti.

C’è, però, un altro tema da considerare. Il bollo rappresenta (o sarebbe meglio dire rappresentava) un incasso rilevante per le Regioni. Il Governo dovrà chiarire come intende coprire l’abolizione della tassa e garantire il sostentamento delle casse regionali.

Addio al bollo auto?

L’intervento del Governo segna un vero e proprio punto di svolta per quanto riguarda un tema, quello del bollo, che da tempo è al centro dell’attualità. La misura riguarderà le auto di piccole e medie dimensioni oltre a tutti i motocicli. Per i dettagli tecnici completi bisognerà attendere le prossime ore o i prossimi giorni.

Fonti di governo, citate da Repubblica, sottolineano che la cancellazione della tassa riguarderà oltre il 70% delle auto che circolano oggi in Italia oltre a tutti i motocicli. Complessivamente, i veicoli coinvolti dal nuovo provvedimento saranno circa 14,5 milioni per via di una precisa limitazione della norma.

Da quanto emerso in queste ore, infatti, ogni cittadino potrà beneficiare di una sola agevolazione. Di conseguenza, per chi è proprietario di due veicoli, la cancellazione del bollo potrà essere applicata solo una volta, con modalità che andranno definite con appositi decreti attuativi.

Una misura sul tavolo da tempo

La cancellazione del bollo auto, o quanto meno una profonda riforma, è sul tavolo del Governo da tempo, come confermano anche recenti indiscrezioni. Il tema è particolarmente rilevante, anche per via del caro carburante che ha portato a un sostanziale incremento dei costi di gestione del proprio veicolo per gli automobilisti.

Il provvedimento richiederà delle coperture importanti. Diverse stime, infatti, compresa un’analisi di Anfia, hanno evidenziato che una completa abolizione del bollo richiederebbe risorse per 6,5-7 miliardi di euro. Questi fondi sono fondamentali per le casse delle Regioni.  Al momento, non ci sono ancora informazioni dettagliate in merito al modo in cui il Governo coprirà l’abolizione del bollo.

Tesla Semi in mostra, svelate le specifiche della versione europea

Il Tesla Semi si prepara a debuttare sulle strade europee, ma le sue caratteristiche tecniche registreranno alcune modifiche rispetto alla versione attualmente in produzione negli Stati Uniti. L’azienda ha confermato le specifiche del camion elettrico con un post su X, che ha anticipato la presentazione in pubblico all’IAA Transportation di Hannover.

La versione europea del camion

La versione europea del Tesla Semi potrà contare su un’autonomia stimata di 550 chilometri, con un consumo energetico dichiarato pari a 1 kWh/km, con un peso lordo che raggiunge le 40 tonnellate. Le specifiche effettive legate all’autonomia variano in base all’allestimento scelto dai clienti.

Tra le caratteristiche troviamo il supporto alla ricarica rapida, con una potenza fino a 800 kW. Per recuperare il 60% dell’autonomia reale, secondo Tesla, basteranno 30 minuti di ricarica (a condizione di sfruttare un punto di rifornimento ad alta potenza).

Il camion può contare su tre motori elettrici indipendenti, posizionati sugli assi posteriori, per un sistema che può erogare una potenza di trazione fino a 800 kW. Da segnalare anche una presa di forza elettrica (ePTO) da un massimo di 25 kW, pensata per alimentare attrezzature ausiliarie montate sul mezzo.

Naturalmente, la commercializzazione del Tesla Semi rappresenta una sfida molto diversa per l’azienda americana, in confronto a quanto avviene normalmente con le auto. L’obiettivo è conquistare le aziende europee, puntando su costi di gestione quotidiana contenuti.

Il costo dell’energia elettrica, infatti, viene indicato come nettamente inferiore a quello del gasolio, che, soprattutto in questo momento, rappresenta una spesa significativa per le flotte. Di conseguenza, l’elettrificazione di una flotta di camion può rappresentare un’opportunità per le aziende di trasporto.

Tesla Semi propone anche altri vantaggi come la diagnostica da remoto e gli aggiornamenti software via Internet, con l’ambizione di ridurre al minimo i tempi di assistenza e massimizzare i tempi di esercizio, per una gestione ottimizzata al massimo della propria flotta.

Il lancio sul mercato europeo è già definito. Tesla ha scelto IAA Transportation 2026 di Hannover per mostrare in pubblico la versione europea del suo Semi, permettendo ai potenziali clienti di scoprire da vicino tutte le caratteristiche del camion elettrico.

Le prime consegne il prossimo anno

L’obiettivo è raccogliere da subito un numero significativo di ordini in vista dell’avvio delle consegne. Tesla si aspetta di mettere a disposizione dei propri clienti il nuovo camion elettrico già nel corso del 2027.

Ulteriori dettagli commerciali legati al debutto del Semi europeo, però, arriveranno soltanto nel corso dei prossimi mesi. Il programma di espansione in Europa è già iniziato e i target sono molto ambiziosi.

Il nostro mercato è particolarmente ricco di opzioni per i gestori di flotte con altri brand come Mercedes-Benz, Volvo Trucks, MAN, Scania, DAF e Renault che propongono soluzioni avanzate e che Tesla dovrà tentare di battere.

La versione europea del Tesla Semi, per ora, dovrebbe essere prodotta nella Gigafactory del Nevada. Per il momento, infatti, non ci sono informazioni in merito alla realizzazione del modello nello stabilimento Tesla di Berlino.

Allerta meteo in Liguria, le strade più a rischio per la circolazione

Torna il maltempo sulla Liguria e Arpal ha emesso una nuova allerta meteo a partire dalla prossima mezzanotte. Su Genova, sul Levante e relativo entroterra l’allerta sarà prima gialla e poi arancione. Con il progressivo innesco di convergenze temporalesche sui settori centrali ed orientali mettersi alla guida lungo la rete viaria ligure richiederà massima prudenza.

La particolare conformazione della Liguria, caratterizzata da autostrade ricche di viadotti e gallerie, stradine d’entroterra arrampicate sui versanti ed estesi attraversamenti urbani costieri, rende la viabilità fortemente vulnerabile in presenza di rovesci ad alta intensità.

Le Autostrade della costa e dei Valichi: insidia dell’aquaplaning

Le principali arterie autostradali regionali rappresentano la spina dorsale della mobilità ligure, ma durante i temporali autorigeneranti si trasformano nelle tratte più complesse da percorrere:

  • Autostrada A12 (Genova – La Spezia – Rosignano): tra il nodo genovese, il Tigullio e la Val di Vara, si registra il livello di criticità più elevato. Oltre alla pioggia battente e alla visibilità fortemente ridotta, le raffiche di Scirocco (fino a 40-50 km/h) sferzano i viadotti più alti ed esposti della costa, creando sbandamenti improvvisi per mezzi telonati e veicoli leggeri.
  • Autostrada A10 (Genova – Savona – Ventimiglia): nel tratto compreso tra Genova Pra’ e Savona, il rischio maggiore è legato all’uscita dalle gallerie. La repentina variazione di aderenza passando dal fondo asciutto del tunnel all’asfalto allagato causa frequenti perdite di controllo e fenomeni di aquaplaning. Negli svincoli urbani di uscita, la saturazione dei canali meteo locali provoca rapidi ristagni d’acqua.
  • Autostrade A7 (Genova – Serravalle) e A26 (Voltri – Gravellona): sui tratti che risalgono l’Appennino verso il Piemonte e la Lombardia, l’acqua piovana tende a scorrere velocemente lungo le pendenze formando veri e propri rivoli trasversali. Inoltre, il repentino calo della visibilità per nubi basse e nebbia di avvezione rende la guida particolarmente faticosa.

La Statale Aurelia e le Strade Costiere

Lungo la SS1 “Via Aurelia”, la criticità si manifesta soprattutto all’interno dei centri abitati (da Savona a Genova, fino a Chiavari, Sestri Levante e La Spezia):

  • Allagamenti nei sottopassi: la rapidità con cui si scaricano a terra le precipitazioni manda in crisi i sistemi di smaltimento e causa la repentina esondazione dei piccoli rii e torrenti cittadini, allagando i sottopassi viari e le sedi stradali ribassate.
  • Raffiche sul Mare: nello Spezzino e nel Levante (Zona C), la combinazione tra mare molto mosso in serata e vento forte spinge aerosol marino e sabbia lungo la carreggiata, riducendo l’aderenza degli pneumatici.

Pericolo delle frane improvvise

Sulle arterie dell’entroterra, l’attenzione si sposta dall’acqua al terreno:

  • SS45 di Val Trebbia e SS225 della Val Fontanabuona: con il terreno rapidamente saturo d’acqua, i versanti rocciosi laterali rischiano di scaricare sulla carreggiata piccoli smottamenti, fango, pietre e rami spezzati dal vento.
  • Valichi di Collegamento (Cadibona, Giovo, Aveto): le strade provinciali e statali che collegano la costa alla Pianura Padana presentano curve a raggio ridotto dove la formazione improvvisa di strati di fango rende l’asfalto scivoloso come la neve.

Consigli per chi si mette in viaggio

In vista delle ore di maggiore intensità (in particolare tra la notte e la giornata di domani

  • Riduci la velocità prima di uscire dai tunnel autostradali per evitare l’impatto ad alta velocità con pozzanghere impreviste.
  • Non tentare mai di impegnare un sottopasso se l’acqua ha già iniziato ad accumularsi sulla sede stradale.
  • Mantieni salda la presa sul volante nei tratti autostradali su viadotto per contrastare le improvvise raffiche di vento laterale.