Ruba carburante aspirandolo dalle auto in sosta, denunciato il responsabile

A Napoli, nel quartiere di Pianura, un uomo rubava carburante con un tubo di plastica e una tanica. La disperazione per il rincaro dei prezzi alle pompe ha spinto il 41enne ad agire contro la legge pur di accaparrarsi una tanica di diesel. Si avvicinava ai serbatoi delle vetture in sosta e metteva in pratica una tecnica antica come l’industria delle quattro ruote, sperando di non essere intercettato dai passanti e soprattutto dai proprietari dei veicoli.

I Carabinieri invece lo hanno individuato e denunciato. L’uomo è stato sorpreso mentre aspirava gasolio attraverso un tubo di plastica per assicurarsi un pieno di prezioso diesel. Una immagine di una profonda tristezza che, in un periodo, di proteste per il rincaro vita dovrebbe far riflettere anche gli esponenti del Governo.

Le conseguenze del gesto

L’autore risponderà di furto aggravato, in base a quanto previsto dall’art. 624 del Codice Penale. Per il reato è prevista una reclusione da due a sei anni e una multa da euro 927 a euro 1.500. Il comma 1 prevede le suddette conseguenze se il colpevole, per commettere il fatto, si introduce o si trattiene in un edificio o in un altro luogo destinato ad abitazione; se il colpevole usa violenza sulle cose o si vale di un qualsiasi mezzo fraudolento; se il colpevole porta indosso armi o narcotici, senza farne uso; ancora al comma 4 se il fatto è commesso con destrezza, ossia strappando la cosa di mano, o di dosso alla persona.

Il comma 5 prevede la pena se il fatto è commesso da tre o più persone, ovvero anche da una sola, che sia travisata o simuli la qualità di pubblico ufficiale o d’incaricato di un pubblico servizio; se il fatto è commesso sul bagaglio dei viaggiatori in ogni specie di veicoli, nelle stazioni, negli scali o banchine, negli alberghi o in altri esercizi ove si somministrano cibi o bevande; se il fatto è commesso su cose esistenti in uffici o stabilimenti pubblici, o sottoposte a sequestro o a pignoramento, o esposte per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede o destinate a pubblico servizio o a pubblica utilità, difesa o reverenza.

Gli altri comma dell’articolo 624 del Codice Penale

La reclusione da due a sei anni e la multa da euro 927 a euro 1.500 è prevista nei seguenti casi:

  • 7-bis) se il fatto è commesso su componenti metalliche o altro materiale sottratto a infrastrutture destinate all’erogazione di energia, di servizi di trasporto, di telecomunicazioni o di altri servizi pubblici e gestite da soggetti pubblici o da privati in regime di concessione pubblica;
  • 8) se il fatto è commesso su tre o più capi di bestiame raccolti in gregge o in mandria, ovvero su animali bovini o equini, anche non raccolti in mandria;
  • 8-bis) se il fatto è commesso all’interno di mezzi di pubblico trasporto;
  • 8-ter) se il fatto è commesso nei confronti di persona che si trovi nell’atto di fruire ovvero che abbia appena fruito dei servizi di istituti di credito, uffici postali o sportelli automatici adibiti al prelievo di denaro.

Infine se concorrono due o più delle circostanze prevedute dai numeri precedenti, ovvero se una di tali circostanze concorre con altra fra quelle indicate nell’articolo 61, la pena è della reclusione da tre a dieci anni e della multa da euro 206 a euro 1.549.

Oltre al furto del gasolio, l’uomo aveva pure l’appartamento allacciato direttamente alla rete elettrica nazionale, senza il filtro di un contatore. L’uomo rubava risorse quotidianamente e questo elemento rappresenta un’aggravante.

Come aumentare la durata delle gomme, i trucchi per risparmiare

Eccoci arrivati alla fatidica data del cambio gomme, come ogni anno. E nel momento in cui tutti prenotiamo il nostro appuntamento dal gommista per adeguarci alla normativa (c’è tempo fino al 15 novembre, lo ricordiamo) cerchiamo anche di capire come possiamo far durare più a lungo possibile gli pneumatici nella nostra auto, risparmiando quindi sulla spesa per la sostituzione completa del treno di gomme.

Gli esperti ci rincuorano, sottolineando che bastano solo alcuni piccoli trucchetti per diminuire l’usura degli pneumatici e preservarne quindi le prestazioni, rimandando il più possibile l’acquisto di nuove gomme. Il tutto ovviamente senza compromettere la sicurezza a bordo.

Vediamo tutti i consigli utili per aumentare la durata degli pneumatici della propria auto, risparmiando quindi denaro, cosa non da poco, visto il caro carburante e il caro vita in generale che stanno già mettendo in difficoltà moltissime famiglie italiane, purtroppo. Viviamo un momento storico di grandi difficoltà e anche solo alcuni piccoli accorgimenti semplici e utili possono farci tirare un sospiro di sollievo.

L’importanza della pressione delle gomme

Primo consiglio utilissimo per aumentare la durata degli pneumatici è controllarne periodicamente la pressione, l’ideale sarebbe riuscire a farlo almeno una volta al mese.

Si tratta infatti di uno dei fattori più importanti per prolungare la vita dei dispositivi, non dimentichiamo che viaggiare con pneumatici sgonfi ne aumenta e velocizza il consumo: la resistenza al rotolamento aumenta e questo porta, oltretutto, a una possibile crescita dei consumi di carburante. Attenzione però anche all’effetto contrario, perché una pressione delle gomme troppo alta può provocare un’usura anomala, e anche in questo caso il comportamento dell’auto e la sicurezza su strada ne risentono.

La pressione delle gomme quindi dovrebbe essere controllata almeno una volta al mese e prima dei viaggi lunghi, il consiglio è farlo quando gli pneumatici sono freddi. Come facciamo a sapere quali sono i valori corretti di pressione delle nostre gomme? Semplice, sono riportati nel libretto di uso e manutenzione oppure sulle etichette che troviamo in auto, di solito sono applicate vicino alla portiera del conducente o allo sportello del carburante.

In questo momento, dopo il cambio gomme stagionale, è bene ripetere il controllo della pressione dopo il montaggio degli pneumatici invernali, ricordando che il valore deve rispettare le indicazioni del costruttore.

Lo stile di guida è importante

Un altro trucco per preservare la durata delle gomme auto è guidare in modo fluido, perché può davvero limitare il consumo del battistrada.

Non dimentichiamo infatti che brusche e improvvise accelerazioni o frenate, oltre a curve affrontate a velocità esagerate, sottopongono gli pneumatici a maggiori sollecitazioni. Mentre invece una guida regolare può aiutare a ridurre il consumo del battistrada e a migliorare il comfort e l’efficienza della propria vettura.

Anticipare le frenate, mantenere una distanza di sicurezza adeguata dagli altri veicoli e accelerare progressivamente aiuta a diminuire i consumi del battistrada, come anche evitare manovre aggressive e velocità eccessive in curva. Si tratta di comportamenti da tenere anche per aumentare la sicurezza propria e degli altri utenti della strada, non dimentichiamolo.

Durante l’inverno, quando le basse temperature, le piogge ed eventuali precipitazioni nevose e la possibilità di trovare tratti ghiacciati richiedono maggiore attenzione, è importante guidare con prudenza, non solo per risparmiare, lo sottolineiamo, ma anche (ovviamente) per mantenere il controllo del veicolo nelle situazioni più difficili ed evitare brutti incidenti.

Come controllare usura, convergenza e assetto

Il consumo del battistrada non è l’unico dato importante per capire il grado di usura delle proprie gomme, bisogna anche vedere e capire se il consumo è uniforme su tutto lo pneumatico.

Se si concentra sui bordi, al centro o su un solo lato può essere il segnale di una pressione non corretta, di problemi di convergenza o di altre anomalie meccaniche. Attenzione quindi a non provvedere al cambio gomme senza prima individuare insieme al proprio gommista di fiducia la reale causa di questi danneggiamenti: si rischia di portare altrimenti anche il nuovo treno di gomme allo stesso problema.

Non dimentichiamo di chiedere al gommista, durante il cambio gomme invernali, un controllo generale dello stato degli pneumatici e, se il professionista lo ritiene opportuno, della geometria delle ruote o di altri interventi utili.

La legge dice che gli pneumatici auto devono avere un battistrada minimo di 1,6 millimetri, mai meno. È fondamentale però tenere presente che, anche se il limite legale è quello, non sempre raggiungerlo significa viaggiare in sicurezza. A volte le prestazioni peggiorano molto prima, soprattutto sul bagnato o sulla neve. Facciamo quindi sempre una verifica del battistrada presso il gommista e cambiamo gli pneumatici quando le loro condizioni non garantiscono più un buon livello di sicurezza su strada.

Urti violenti, buche e marciapiedi

Se affrontati ad alta velocità, buche, marciapiedi, tombini, dossi possono danneggiare le gomme auto, quindi è bene affrontarli con estrema cautela, perché gli urti – anche quando non sembrano così esagerati – in realtà possono provocare lesioni importanti alla struttura dello pneumatico o addirittura alterare l’assetto delle ruote, causando un’usura irregolare (e potenzialmente pericolosa) delle gomme.

Attenzione anche a verificare sempre, dopo un forte impatto, che non siano comparse alterazioni quali deformazioni, tagli o rigonfiamenti, altrimenti consigliamo di rivolgersi a un gommista, perché un danno strutturale non deve mai essere ignorato, anche se la gomma sembra ancora utilizzabile potrebbe essere pericoloso continuare a viaggiare su strada.

Come conservare le gomme

A questo tema abbiamo dedicato un articolo intero, conservare in maniera corretta gli pneumatici infatti ne aumenta la durata del tempo.

Nel momento del cambio stagionale, è fondamentale innanzitutto pulire le gomme prima di riporle in garage o nel proprio deposito, utilizzando acqua e detergente delicato, togliendo sporco e residui accumulati durante l’uso. Prima dello stoccaggio ricordiamo di asciugarli accuratamente, gli pneumatici non devono restare bagnati né umidi.

La scelta del luogo di conservazione è fondamentale, deve essere fresco, asciutto, pulito, abbastanza ventilato e protetto dalla luce solare diretta. Infatti calore e raggi UV possono deteriorare la gomma, rendendola addirittura inutilizzabile per la stagione successiva. Facciamo sempre attenzione alla presenza di solventi, fonti di ozono (provenienti da alcuni motori elettrici o compressori), carburanti, lubrificanti e oli vari: è meglio che gli pneumatici ne restino lontani.

Alcuni costruttori consigliano anche di conservare ciascuno pneumatico in un sacco pulito e asciutto, se possibile con chiusura ermetica, dopo aver eliminato quanta più aria possibile. Una pratica da non seguire invece? Applicare il nero gomme o altri prodotti lucidanti prima di conservarli, non è necessario e addirittura può rovinare gli pneumatici, nonostante la resa estetica sembri buona.

Una menzione particolare la merita anche la posizione in cui devono essere conservati gli pneumatici, e c’è una importante distinzione da fare:

  • gomme senza cerchi: preferibilmente in verticale, evitando di appenderle o di impilarle per non causare deformazioni;
  • gomme con cerchi: possono essere impilate o posizionate sulle apposite rastrelliere.

In ogni caso, prima di rimontarli, fate sempre verificare lo stato dal gommista.

Attenzione all’età delle gomme

La durata di uno pneumatico dipende da differenti fattori, tra cui:

  • carico;
  • pressione;
  • modalità di conservazione;
  • manutenzione;
  • stile di guida;
  • condizioni stradali dei percorsi abituali.

Come è evidente, quindi, non esiste un chilometraggio di durata valido per tutti. Secondo i costruttori, sarebbe opportuno far controllare le gomme da uno specialista almeno una volta all’anno, dopo cinque anni di utilizzo, e sostituirli per precauzione quando raggiungono dieci anni dalla data di produzione, anche se il battistrada non sembra consumato tanto da rendere i viaggi poco sicuri.

Ma è possibile conoscere la data di fabbricazione degli pneumatici? Assolutamente sì, possiamo farlo tutti: basta individuare il codice DOT sul fianco delle gomme, le ultime quattro cifre indicano la settimana e l’anno di produzione. Un esempio? Il codice 2224 identifica uno pneumatico fabbricato nella ventiduesima settimana del 2024.

Cambio gomme invernali: come risparmiare

Sappiamo che nel nostro Paese il periodo di riferimento per gli obblighi di dotazione invernale è compreso tra il 15 novembre e il 15 aprile, sulle strade interessate da specifiche ordinanze. A partire dal 15 ottobre è possibile iniziare ad adeguarsi alla normativa, c’è quindi un mese di tempo per non farsi cogliere impreparati.

Ricordiamo comunque che possono esserci disposizioni differenti per determinati tratti stradali, quindi è importante verificare la segnaletica e le prescrizioni locali. Inoltre è bene sapere che, nelle zone dove è permesso, si può evitare la sostituzione delle gomme, ma è obbligatorio avere a bordo dispositivi antisdrucciolevoli compatibili e conformi alle disposizioni applicabili (catene e calze da neve).

Un consiglio per limitare le spese del cambio gomme? Prenotare per tempo e far controllare il treno di gomme che verrà rimontato. Se sono state conservate in maniera adeguata, molto probabilmente saranno ancora integre. Attenzione però a non prolungarne artificialmente la vita, se il battistrada è insufficiente o sono presenti danni, la sostituzione è una priorità di sicurezza.

Una manutenzione costante consente di aumentare la vita delle gomme auto, di cosa dovremmo occuparci quindi, in sintesi:

  • controllare la pressione;
  • guidare senza brusche manovre e a velocità adeguata;
  • evitare gli urti contro marciapiedi, tombini e buche;
  • monitorare l’usura;
  • conservare correttamente le gomme smontate.

Targhe personalizzate, costi e novità: cosa prevede il nuovo decreto

In Italia la targa dell’auto non si sceglie. Seguono lo stesso schema: due lettere, tre numeri e altre due lettere, assegnati senza che il proprietario possa metterci bocca. A dire il vero, la legge permette di richiedere una combinazione personalizzata fin dal 2002, ma in tutti questi anni sono mancate le norme per far funzionare il sistema. Adesso il nuovo Codice della Strada prova a sbloccare la situazione, anche se questo piccolo sfizio richiederà una spesa di 600 euro nel caso delle automobili.

Quanto costeranno

La cifra compare nello schema di decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri il 13 ottobre 2026, ancora in attesa di completare l’iter previsto. Nel documento sono indicati i costi per ottenere una targa con una sequenza di lettere e numeri scelta dal proprietario, anziché assegnata automaticamente al momento dell’immatricolazione.

Per le auto la spesa prevista è di 600 euro, di cui 500 richiesti dal Poligrafico dello Stato e ulteriori 100 destinati al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Sulle moto, invece, la cifra scende a 360 euro, suddivisi tra i 300 euro della targa e i 60 euro di maggiorazione ministeriale.

A ogni modo, è bene fare una precisazione: dai 600 euro vanno scalati i 41,78 euro della targa tradizionale, oppure i 45,31 euro previsti per quella quadrata. Soldi che l’automobilista avrebbe comunque speso in fase di immatricolazione della vettura. Il resto, invece, costituisce il prezzo da pagare per togliersi lo sfizio di stabilire lettere e numeri.

Una promessa vecchia di oltre vent’anni

Il Codice della Strada riconosceva già nel 2002 la possibilità di scegliere una determinata sequenza alfanumerica per la propria targa, purché rispettasse lo schema italiano composto da due lettere, tre numeri e altre due lettere.

La Motorizzazione avrebbe dovuto verificare la disponibilità della combinazione, procedere all’immatricolazione e consegnare la targa entro trenta giorni. Tutto molto interessante, almeno sulla carta, peccato, però, che mancassero le disposizioni necessarie a rendere operativo il sistema e così la personalizzazione è rimasta una pista mai realmente percorsa

La nuova formulazione lascia intravedere maggiore libertà nella scelta dei caratteri, ma per capire fin dove ci si potrà spingere ci sarà aspettare il regolamento. Potremo scrivere un nome? Una parola? Oppure scegliere soltanto determinate combinazioni di lettere e numeri? Al momento sarebbe prematuro dare una risposta.

Quando si potranno richiedere

Un nodo da sciogliere è quello delle auto già circolanti. Stando alle ricostruzioni, la personalizzazione sarà possibile anche in caso di reimmatricolazione dovuta al furto, allo smarrimento o al deterioramento della vecchia targa.

Anche in caso di vendita, la targa personalizzata seguirà comunque il mezzo. Il proprietario non avrà quindi diritto a conservarla per montarla sulla vettura successiva, ma dovrà scegliere una nuova combinazione.

Per quanto riguarda i tempi, si parla del 30 aprile 2027 per l’entrata in vigore del decreto, mentre le nuove disposizioni dovrebbero trovare applicazione dal 1° gennaio 2028, salvo un rinvio ad aprile. Il problema è che per le targhe personalizzate mancano ancora le norme attuative, perciò è impossibile sapere da quale giorno gli automobilisti potranno effettivamente richiederle.

Dopo ventiquattro anni di attesa, gli automobilisti italiani potrebbero finalmente scegliere cosa mostrare sulla propria targa. Sempre che la burocrazia, questa volta, decida di collaborare.

Asfalto autoriparante, le buche si chiudono da sole: come funziona

A furia di finirci dentro, gli automobilisti memorizzano la posizione di certe buche e a quel punto cercano di evitarle in ogni modo. Peccato, però, che nel frattempo ne spuntino altre, l’ennesima zavorra a carico di pneumatici, cerchi e sospensioni. E se invece di aspettare l’intervento degli operai si riuscisse a fermare il deterioramento dell’asfalto sul nascere? Alcuni ricercatori stanno sperimentando una soluzione che sfrutta minuscole capsule di resina per richiudere le crepe prima che diventino buche vere e proprie.

Come funziona l’asfalto autoriparante

Per capire perché le strade si rovinano basta pensare a ciò che devono sopportare quotidianamente: il peso delle automobili e dei camion, tanto nelle belle quanto nelle cattive giornate. Basta una piccola fessura per permettere all’acqua di infiltrarsi e, con l’arrivo del gelo, aumentare di volume. Il risultato? Un danno che peggiora fino a trasformarsi in una buca.

Di solito si interviene a danno fatto, riempiendo le cavità oppure rifacendo interi tratti di strada, fino a oggi almeno. Perché la soluzione studiata dagli scienziati punta invece a fermare il problema sul nascere: nell’impasto vengono inserite minuscole capsule contenenti sostanze riparatrici, pronte a entrare in azione quando il materiale comincia a cedere.

Non appena il manto stradale comincia a cedere, le minuscole capsule si rompono e rilasciano la resina epossidica che, reagendo con un indurente, si solidifica e contribuisce a richiudere la fessura. L’obiettivo è impedire che il danno si allarghi fino a richiedere l’intervento degli addetti alla manutenzione.

I risultati dei primi esperimenti

Non si tratta soltanto di una bella idea sulla carta. Uno studio pubblicato nel 2025 sulla rivista scientifica Materials ha esaminato il comportamento di un asfalto modificato con microcapsule contenenti i due componenti di un sistema epossidico. I ricercatori hanno sottoposto i campioni a prove di resistenza, verificando anche la capacità di recuperare dopo il danneggiamento.

Con una concentrazione di capsule del 4%, l’indice di autoriparazione ha raggiunto il 67,8%, un risultato superiore del 149,2% rispetto all’asfalto tradizionale utilizzato come riferimento. Attenzione, però: non significa che sparirebbero quasi sette buche su dieci. La percentuale misura il recupero ottenuto durante una specifica prova di laboratorio, non il comportamento di una strada aperta al traffico.

Gli studiosi devono inoltre risolvere un problema delicato: le capsule devono sopportare le temperature elevate necessarie alla lavorazione dell’asfalto, ma rompersi al momento giusto. Troppo fragili rilascerebbero la resina durante la posa, troppo resistenti servirebbero a poco. E tocca considerare pure i costi di produzione.

Addio alle buche? Non proprio

Per le amministrazioni comunali, un asfalto del genere ha diversi vantaggi: riduce gli interventi di manutenzione così come i cantieri e, almeno nelle intenzioni, una spesa inferiore nel lungo periodo. Prima di cantare vittoria serviranno comunque verifiche sulle strade vere, con traffico pesante, pioggia e cicli ripetuti di gelo e disgelo.

Soprattutto, nessuna capsula potrà sistemare una voragine già aperta o un cedimento del terreno sottostante. Una volta liberato il contenuto, inoltre, la singola capsula non può ripetere l’operazione all’infinito. Insomma, i lavori stradali continueranno a esserci, ma magari un giorno saranno chiamati a intervenire un po’ meno spesso.

Il vigile ha le braccia aperte: devi fermarti o puoi passare?

Un agente al centro dell’incrocio, entrambe le braccia distese lateralmente e pochi secondi per decidere. Chi arriva davanti al suo petto o alle sue spalle deve fermarsi. Per i veicoli che provengono dai suoi fianchi, procedendo lungo una direzione parallela alle braccia, vale invece il via libera.

Nel linguaggio dell’articolo 43 del Codice della strada, le braccia tese orizzontalmente fermano gli utenti provenienti dalle direzioni che intersecano quella indicata dagli arti e lasciano passare chi percorre la direzione indicata. La disposizione contempla anche un solo braccio disteso. Per la postura classica con le braccia distese lateralmente, la lettura può essere riassunta così:

  • di fronte, con il petto rivolto al conducente: arresto
  • di spalle, con la schiena rivolta al conducente: arresto
  • di profilo, con il conducente in arrivo dal suo fianco destro: via libera
  • di profilo, con il conducente in arrivo dal suo fianco sinistro: via libera

Si immagini un normale incrocio a quattro bracci, con il vigile rivolto verso una delle due strade contrapposte. L’automobile che lo vede frontalmente si arresta, come quella che sopraggiunge dietro di lui; sulle altre due strade, i conducenti osservano il suo profilo.

Il segnale del vigile prevale sul semaforo

A quel punto può comparire un secondo dubbio: che cosa accade se il semaforo è verde, ma il vigile impone l’arresto? La risposta discende dall’articolo 38: prevalgono le segnalazioni degli agenti. Il conducente deve quindi fermarsi, anche se la lanterna consentirebbe il passaggio. Nella situazione inversa, un ordine di avanzare impartito dall’agente che regola quel flusso va seguito anche con il rosso acceso.

Va distinta la presenza di un agente sulla strada dalla regolazione del traffico mediante segnali. Quando dirige la circolazione bisogna osservare anche gli ordini rivolti a un singolo veicolo. Un invito ad avanzare può interessare una sola auto, senza autorizzare tutta la coda a seguirla.

Ricevuto l’ordine di arresto, dove deve fermarsi l’auto? Se sulla carreggiata è presente una striscia trasversale continua di arresto, il veicolo deve rimanere prima di quella linea. L’articolo 40 collega questo limite anche alle segnalazioni manuali degli agenti. Non riguarda soltanto il semaforo o il cartello di stop.

In assenza di un riferimento dipinto sull’asfalto, la condotta prudente consiste nel fermarsi prima di impegnare l’incrocio, lasciando libero l’attraversamento pedonale e mantenendo visibili le indicazioni. Un ordine dell’agente può richiedere una diversa posizione. Durante l’attesa, avanzare a piccoli scatti per guadagnare qualche metro complica la lettura dello spazio disponibile: la zona di conflitto fra le traiettorie deve restare libera, senza obbligare gli altri utenti a girare attorno a un’auto ferma.

Se il vigile abbassa le braccia

C’è poi un dettaglio che può sorprendere chi ricorda soltanto le figure dei quiz: abbassare le braccia non annulla sempre il segnale. Dopo le segnalazioni previste dal Codice della strada, l’agente può portare gli arti lungo il corpo, mantenendo attraverso la propria posizione lo stesso significato per i flussi: arresto per chi si trova davanti o dietro, via libera per chi è di fianco. È la sequenza prevista dal comma 4 dell’articolo 43. L’assenza momentanea delle braccia distese non giustifica la ripartenza.

Per chi riceve il via libera si apre il capitolo delle svolte. Vedere il vigile di profilo non obbliga a proseguire diritto. Anche la svolta a destra è ammessa nella postura classica, quando compatibile con le altre prescrizioni. Lo confermano i quesiti ufficiali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il gesto autorizza il passaggio del flusso, senza imporre a tutti i veicoli un’unica destinazione oltre l’incrocio.

Prima di cambiare direzione restano da verificare la corsia occupata e lo spazio per la manovra, salvo istruzioni specifiche dell’agente che dispongano diversamente. L’articolo 154 richiede al conducente di accertarsi che la svolta non crei pericolo o intralcio, tenendo conto degli altri utenti, e di segnalarla con anticipo. L’indicatore di direzione deve accompagnare la manovra. Il via libera non sostituisce la comunicazione delle proprie intenzioni a chi segue o sopraggiunge.

Nella svolta a sinistra, il problema diventa evidente se dall’altro lato arriva un veicolo che prosegue diritto. Chi svolta deve lasciare passare la corrente opposta che prosegue diritto, salvo una diversa disposizione dell’agente. Il via libera dato a entrambe le correnti non attribuisce una precedenza indistinta. La stessa logica vale per pedoni e ciclisti autorizzati contemporaneamente al passaggio.

Anche un incrocio libero può nascondere una coda subito dopo l’uscita. Entrarvi senza poterlo sgombrare rapidamente espone al rischio di bloccare la corrente trasversale quando il vigile cambia disposizione. L’articolo 145 vieta di impegnare l’intersezione se manca la possibilità di liberarla in breve tempo e lasciar passare gli altri veicoli.

Braccio alzato: attenzione, arresto e due eccezioni

Ben diverso dalle braccia aperte lateralmente è il braccio alzato in verticale. Questo segnale richiede attenzione e arresto per tutti gli utenti con due precisazioni: il conducente che non può più fermarsi in condizioni sufficienti di sicurezza non deve effettuare un arresto pericoloso. E poi, chi ha già impegnato l’intersezione non è tenuto a immobilizzarsi al suo interno.

Una simile eccezione non giustifica l’accelerazione per anticipare lo stop. La valutazione riguarda la possibilità di arrestare il veicolo in sicurezza quando compare il segnale. Chi è già dentro l’incrocio deve liberarlo con prudenza; per chi si sta avvicinando la velocità adeguata alla situazione lascia il margine per reagire senza una frenata d’emergenza.

Un’altra configurazione da riconoscere è quella delle braccia disposte ad angolo retto, da non confondere con la normale apertura laterale. L’articolo 181 del regolamento prevede questo gesto per consentire una svolta a sinistra. Le braccia sono orientate verso la provenienza e la destinazione del flusso interessato mentre viene fermata la corrente opposta che proseguirebbe diritto.

Ordini diretti, fischietto e paletta

La gestione sul posto può richiedere anche ordini indirizzati a un solo conducente. L’agente può fermare un veicolo, dirottare una corrente o modificarne l’andatura per risolvere una situazione. Una postura favorevole al transito del flusso va letta insieme al comando ricevuto: chi viene invitato a restare fermo deve attendere. Il movimento dell’auto davanti non prova che l’autorizzazione sia stata estesa a quelle che seguono.

Ai gesti si aggiunge il fischietto, il cui impiego ha un significato codificato. Un suono prolungato impone l’arresto della circolazione per consentire il passaggio di mezzi di polizia, vigili del fuoco o autoambulanze. Chi ha già impegnato l’incrocio deve sgombrarlo mentre chi sta per entrarvi si ferma fino al successivo segnale di due suoni brevi, che indica il via libera. Il regolamento contempla anche l’uso del suono prolungato, in altre circostanze, per intimare l’alt a un trasgressore.

Di notte può essere impiegata una luce rossa oscillante, che ordina l’arresto agli utenti verso i quali viene diretta. Anche la paletta serve a impartire l’alt o il via libera.

Autotrasportatori in protesta, in Campania bloccata A1 e A30: traffico in tilt

Il lunedì mattina in Campania è iniziato con il fiato sospeso, e non per il solito traffico. Da mezzanotte, tir e trattori presidiano i caselli e gli snodi principali tra Napoli, Caserta e Salerno, trasformando uno dei nodi stradali più delicati del Sud in un enorme parcheggio a cielo aperto.

La protesta, che va avanti dal 16 ottobre e si è allargata a diverse regioni meridionali, ha un nemico chiaro: il caro carburante. Con il gasolio stabile sopra i due euro al litro, gli autotrasportatori dicono di non farcela più, e hanno deciso di far sentire la propria voce nel modo più rumoroso possibile.

La protesta degli autotrasportatori

A scendere in strada non sono solo i camionisti, ma anche agricoltori e pescatori, accomunati dagli stessi problemi. Oltre al prezzo del diesel, tra le richieste ci sono i mancati rimborsi delle accise e una maggiore centralità del settore nelle politiche di sviluppo. Al costo del carburante si sommano manutenzione, assicurazioni e personale, spese che le tariffe di trasporto non sempre permettono di recuperare.

Dopo i blocchi in Calabria, Puglia e Sicilia, la mobilitazione è arrivata nel cuore della Campania, e il governo, dopo giorni di pressioni, ha anticipato a martedì 20 ottobre il tavolo con gli autotrasportatori, con il ministro Salvini. Tra le ipotesi sul tavolo ci sono lo sblocco immediato delle risorse già stanziate, nuovi fondi per l’autotrasporto e il Marebonus 2026, e l’estensione del credito d’imposta al 2027.

Le strade bloccate

Il punto più critico è il nodo tra l’A1 Milano-Napoli e l’A30 Caserta-Salerno. Intorno alle 3 di notte Autostrade per l’Italia ha chiuso il collegamento per chi arriva da Napoli, e la chiusura è stata confermata anche in mattinata.

Sull’A30 si contano circa tre chilometri di coda tra Maddaloni e il bivio con l’A1, mentre sull’A1 le file arrivano a quattro chilometri, e in alcuni momenti oltre sei, tra Villa Literno-Pomigliano e Caserta Nord in direzione Roma. Presidi anche a Napoli Nord, a Caserta Sud, a Capua, a Palma Campania, Sarno, Nocera-Pagani e nell’area di Eboli.

Chi deve spostarsi ha alternative, anche se non comode: dall’A30 si può uscire a Caserta Sud o Maddaloni, imboccare la statale 700 e rientrare in A1 a Santa Maria Capua Vetere, mentre da Napoli verso Salerno si consiglia di passare dall’A16 per poi immettersi sulla A30. Il calendario ministeriale segnala fermi di 120 ore fino alla mezzanotte del 20 ottobre, ma per i presidi campani non è stata indicata una data di conclusione.

Anche il Porto di Napoli

Quando si bloccano gli snodi autostradali, a risentirne è l’intera catena logistica, ma con il blocco dell’accesso commerciale del Porto di Napoli, la situazione è ancora più difficile.

Diversi camion questa mattina si sono infatti posizionati in modo da bloccare l’accesso al varco Bausan, rendendo più lenti i collegamenti con i terminal e rischiano di creare un effetto a catena sulle merci in entrata e in uscita. Le criticità sono ancora in evoluzione e dipendono da quanto dureranno i presidi.

Scarseggiano i generi alimentari

Gli effetti si vedono già nei supermercati. In alcuni punti vendita di Napoli, Casertano e Salernitano sono comparsi i primi banchi di frutta e verdura semivuoti per le consegne saltate, e le foto di scaffali spogli circolano sui social. Alcune stazioni di servizio, inoltre, segnalano scorte di gasolio in esaurimento per il mancato arrivo delle autobotti.

Sindacati di categoria e distribuzione chiedono corridoi logistici protetti per ospedali, farmacie e supermercati, mentre tutti guardano all’incontro di domani, con la speranza che porti una soluzione prima che i disagi diventino un’emergenza.

Salone di Parigi 2026, oltre 518.000 visitatori: l’auto torna protagonista

Il pubblico ha risposto presente, confermando come l’automobile conservi una straordinaria capacità di richiamo anche in una fase di profonde trasformazioni industriali. Il Mondial de l’Auto 2026 ha chiuso i battenti a Parigi con 518.372 visitatori, un risultato che rafforza il ruolo della manifestazione francese nel panorama dei grandi saloni internazionali.

La 91ª edizione, organizzata dalla PFA e da Hopscotch, si è svolta dal 12 al 18 ottobre, riunendo oltre 60 costruttori e più di 100 espositori. Numeri accompagnati da un’intensa attività commerciale e da un programma che ha affiancato alle novità automobilistiche esperienze di guida, incontri professionali e iniziative dedicate al grande pubblico.

Oltre mezzo milione di visitatori

L’affluenza non rappresenta l’unico indicatore del successo parigino. Il Salone ha registrato 5.000 accreditamenti tra giornalisti e creatori di contenuti, circa la metà provenienti dall’estero, confermando una visibilità che supera ampiamente i confini francesi.

Particolarmente significativa la partecipazione alle attività dinamiche. Il centro prove ha messo a disposizione quasi 100 modelli, permettendo ai visitatori di verificare direttamente caratteristiche e comportamento delle vetture. Alla chiusura della manifestazione sono stati effettuati 6.000 test drive, un dato che testimonia l’interesse per un’esperienza automobilistica concreta, oltre la semplice osservazione delle novità esposte.

Un’altra iniziativa ha riguardato la guida automatizzata supervisionata di livello 2++, sperimentabile su strade aperte al traffico con l’assistenza di esperti. Il programma, sviluppato insieme a Deloitte, prevedeva oltre 2.700 prove, mentre Electra ha curato la ricarica dei veicoli. Gli organizzatori segnalano inoltre risultati commerciali particolarmente positivi, con ordini definiti da record, senza tuttavia comunicare un volume complessivo delle vendite concluse durante l’evento.

Dall’IA alle nuove sfide industriali

Il Mondial de l’Auto ha dedicato ampio spazio alle trasformazioni tecnologiche che stanno modificando l’industria automobilistica. Il Paris Automotive Summit, organizzato dalla PFA, ha riunito costruttori, fornitori, esperti e rappresentanti del settore per discutere competitività, transizione energetica e prospettive industriali.

Quattro conferenze realizzate nell’ambito della collaborazione con Google e Boston Consulting Group hanno approfondito temi come intelligenza artificiale, guida assistita, veicoli definiti dal software e conseguenze delle tensioni geopolitiche sugli equilibri commerciali.

Con Capgemini è stata inoltre organizzata una giornata articolata in dieci conferenze, dedicate anche all’evoluzione dei processi di progettazione e produzione. L’interesse per la manifestazione si è riflesso anche nei canali digitali: oltre 21 milioni di visualizzazioni sui social network durante il mese dell’evento e 3,2 milioni di visualizzazioni sul sito ufficiale, che ha registrato 820.000 utenti attivi.

Il prossimo Salone di Parigi durerà di più

Accanto alle automobili, il pubblico ha trovato esposizioni speciali, spettacoli e attività interattive. Lo spazio UnLimited ha ospitato vetture d’eccezione su 700 metri quadrati, mentre una competizione dedicata a Mario Kart World ha collegato intrattenimento digitale e sensibilizzazione alla sicurezza stradale.

L’attenzione si sposta ora sul 2028, quando il Mondial de l’Auto tornerà con una formula rinnovata. Il direttore Serge Gachot ha anticipato un’edizione più lunga, distribuita su due fine settimana e caratterizzata da una nuova disposizione degli spazi espositivi.

L’obiettivo dichiarato è accogliere un pubblico ancora più numeroso, consolidando il recupero di centralità di un appuntamento storico per l’automobile europea. Possiamo dire con certezza che questa kermesse ha dato un ruolo centrale al mondo delle quattro ruote, non solo per il presente ma soprattutto per il futuro.

Quale lettera sugli pneumatici invernali indica la velocità massima ammessa

Basta una lettera per cambiare le condizioni di utilizzo di un treno di gomme. Accanto alle dimensioni e all’indice di carico, sul fianco dello pneumatico compare il codice di velocità, che identifica la velocità massima prevista per quel pneumatico. Nel momento di scegliere le coperture invernali, la lettura di questa marcatura aiuta a verificare la compatibilità con l’auto.

Con l’arrivo della stagione fredda, al dato tecnico si affianca una questione normativa. In Italia gli pneumatici invernali possono beneficiare di una deroga che consente entro condizioni definite un indice inferiore a quello prescritto dal libretto.

Dove si trova la lettera e come leggere la marcatura

Prendiamo una scritta frequente: 205/55 R16 91H. La parte iniziale descrive le dimensioni e la struttura; a chiudere la descrizione di servizio sono il numero 91, relativo al carico, e la lettera H, riferita alla velocità. Altre diciture possono seguire sul fianco, quindi cercare solo l’ultima lettera visibile rischia di portare fuori strada. In pratica:

  • 205: Larghezza nominale della sezione, in millimetri
  • 55: Rapporto percentuale tra altezza e larghezza della sezione
  • R: Struttura radiale
  • 16: Diametro nominale del cerchio, in pollici
  • 91: Indice di carico
  • H: Codice di velocità

Nella posizione che precede il diametro del cerchio, la R indica la costruzione radiale. Se la stessa lettera compare invece dopo l’indice di carico, assume il ruolo di codice di velocità e corrisponde a 170 km/h. È la collocazione nella sequenza a stabilirne dunque il significato. La lettura di una marcatura richiede di riconoscere il gruppo completo, senza isolare un carattere dal suo contesto.

La tabella dei codici di velocità: da Q a Y

A ciascun simbolo corrisponde un valore espresso in chilometri orari. Per le categorie più rilevanti nel confronto tra gomme estive e invernali, la tabella dei codici di velocità si legge così:

  • Q: 160 km/h
  • R: 170 km/h
  • S: 180 km/h
  • T: 190 km/h
  • U: 200 km/h
  • H: 210 km/h
  • V: 240 km/h
  • W: 270 km/h
  • Y: 300 km/h

L’ordine alfabetico può ingannare. Sebbene preceda la T nell’alfabeto, la H corrisponde a 210 km/h, contro i 190 km/h della T. Per decidere se un indice sia superiore a un altro bisogna confrontare le velocità associate senza ragionare sulla successione delle lettere. In un acquisto online, dove basta selezionare una variante dal menu, questo dettaglio può separare una scelta corretta da un prodotto incompatibile.

Che cosa certifica quella velocità

Dietro alla lettera c’è una classificazione tecnica collegata alle prestazioni dello pneumatico. Il Regolamento Onu 30 disciplina tra gli altri aspetti le prove di carico e velocità. Il test prevede condizioni controllate, un carico definito e una sequenza di velocità su un’apparecchiatura di laboratorio. Il risultato riguarda la resistenza della copertura nelle condizioni previste dalla procedura, senza descrivere ogni situazione che un automobilista incontrerà durante un viaggio.

Da una categoria H non si ricava per esempio una valutazione dello spazio di frenata su una curva innevata. Bisogna separare la capacità di sostenere una velocità dalle prestazioni di aderenza sulla strada. Neve, ghiaccio, acqua e usura cambiano il rapporto tra gomma e fondo.

Su una normale autostrada italiana montare gomme T, H o V lascia fermo il limite di 130 km/h, salvo le diverse prescrizioni applicabili. Durante le precipitazioni, il tetto previsto dall’articolo 142 scende a 110 km/h sulle autostrade. La marcatura sul fianco entra in un quadro di limiti che comprende la strada, la categoria del veicolo e le eventuali restrizioni per il conducente.

Ancora prima dei numeri interviene l’articolo 141 del Codice della strada. Chi guida deve adattare l’andatura alle condizioni del veicolo, della carreggiata, del traffico e della visibilità, conservando la capacità di arrestarsi davanti agli ostacoli prevedibili. Anche restando sotto il limite segnalato una velocità può quindi risultare eccessiva per la situazione concreta. Sull’asfalto ghiacciato, l’indicazione Q, pari a 160 km/h, non offre alcuna garanzia di controllo a quell’andatura.

La deroga invernale permette di scendere fino a Q

Per l’impiego stagionale delle coperture da neve, la disciplina italiana consente un codice inferiore a quello riportato sul libretto, con il limite di non scendere sotto Q, corrispondente a 160 km/h.  La riduzione riguarda il codice di velocità. Continuano a valere i requisiti relativi a dimensioni e capacità di carico.

Accanto al codice di velocità si incontrano marcature che rispondono a domande differenti. La sigla M+S, da Mud and Snow, identifica una copertura che il fabbricante dichiara idonea anche alla marcia su neve. Il simbolo 3PMSF, raffigurato dalla montagna a tre cime con un fiocco di neve, attesta invece il superamento di una prova normativa sulle prestazioni di aderenza su neve.

Con la certificazione 3PMSF si dispone dunque di un riferimento prestazionale verificato. Il simbolo alpino deriva da test con soglie da rispettare. Nessuna delle due marcature sostituisce però la lettera relativa alla velocità massima.

Le quattro stagioni e il controllo del codice

Anche una gomma All Season con marcatura invernale, acquistata sfruttando un codice inferiore a quello ordinario, resta soggetta alla finestra stagionale della deroga. Per mantenerla tutto l’anno si devono rispettare le caratteristiche autorizzate per il veicolo. C’è anche il caso speculare che può essere trascurato. Quando il documento prevede una misura M+S con codice Q, montare una copertura conforme a quella voce non significa ricorrere alla deroga rispetto a un indice superiore. Con il rispetto delle caratteristiche di serie riportate nel documento, la circolazione è ammessa senza limitazioni stagionali legate al codice.

Per gli invernali conformi alle prescrizioni del veicolo, la legge non impone un cambio primaverile soltanto perché la gomma appartiene alla categoria invernale. Resta da valutare la scelta tecnica: con il caldo, mescole e disegni studiati per la stagione fredda possono comportare compromessi su prestazioni, usura e consumi.

Il numero vicino alla lettera richiede la stessa cura. Con indice 91 la capacità nominale corrisponde per esempio a 615 kg per pneumatico, nelle condizioni previste. Questo dato riguarda la copertura e non autorizza a caricare l’auto moltiplicando il valore per quattro: i limiti del veicolo e degli assi rimangono da rispettare.

Carico e velocità vanno considerati insieme anche sul piano tecnico. Per le categorie V, W e Y, il Regolamento Onu prevede riduzioni della capacità di carico alle velocità più elevate secondo tabelle specifiche.

Auto cinesi, è crisi: la sopravvivenza passa dall’Europa

Venti marchi cinesi al Salone di Parigi non li si erano mai visti in una volta sola. Il nuovo primato conferma l’importanza del mercato europeo per Pechino e dintorni, ma fallire qui potrebbe mettere fine ai giochi. È quanto emerge da un’analisi di Reuters, che ha interpellato analisti e dirigenti del settore per vederci più chiaro sulla situazione attuale.

In patria operano oltre 100 Case automobilistiche, alcune delle quali sono riuscite a rimanere in attività grazie ai finanziamenti delle autorità centrali e locali. Adesso, però, i conti iniziano a farsi sentire. Nei primi sei mesi del 2026 le vendite di auto nuove sono crollate del 20% e AlixPartners ritiene che, prima di rivedere i volumi del 2025, bisognerà aspettare almeno il 2030.

Troppe auto per un mercato in seria crisi

Se il quadro è già abbastanza complicato, non aiuta senz’altro la frequenza delle presentazioni, ben tre al giorno in media nel 2026, secondo i dati riferiti a Reuters da Chris Liu, analista di Omdia. Un ritmo impressionante, soprattutto considerando che in Cina si vendono sempre meno auto. E con le Case impegnate a contendersi i clienti a colpi di ribassi, per alcune di loro continuare a restare sul mercato potrebbe diventare impossibile.

Il Governo sembra aver iniziato a preparare il terreno per una riorganizzazione del settore. A settembre il ministero dell’Industria ha indicato il consolidamento tra le priorità della propria strategia, mentre l’operazione che coinvolge FAW e GAC viene osservata come possibile banco di prova, con FAW, controllata dal governo centrale, prossima a diventare il secondo maggiore azionista di GAC, legata invece alla provincia del Guangdong.

Ad avviso degli esperti, il processo richiederà tempo anche per le conseguenze occupazionali. L’obiettivo di lungo periodo potrebbe essere un’industria concentrata attorno a pochi grandi gruppi, capaci di vendere ciascuno diversi milioni di automobili all’anno.

La lotta sul mercato europeo decide chi sopravvivrà

Per capire quali marchi abbiano davvero le risorse per sopravvivere, i risultati ottenuti all’estero potrebbero pesare sempre in misura maggiore. Gli Stati Uniti rimangono sostanzialmente inaccessibili alle Case cinesi, lasciando all’Europa il ruolo di mercato più redditizio fra quelli ancora aperti.

BYD, Chery e MG hanno adottato un’efficace strategia di programmazione, costruendo una presenza commerciale che i nuovi arrivati devono ancora sviluppare. Vendere qualche migliaio di auto, del resto, rappresenta soltanto il primo passo: è essenziale dotarsi di concessionarie e officine in grado di assistere i clienti anche dopo l’acquisto.

Conta inoltre il valore residuo delle vetture, particolarmente importante in Europa, dove oltre metà delle auto nuove viene acquistata attraverso formule di leasing. È un aspetto al quale i produttori cinesi, abituati a un mercato domestico differente, devono prestare maggiore attenzione.

Se Changan, sbarcata commercialmente in Europa nel 2025, punta ad avere 650 concessionarie nel continente entro il 2027, Great Wall Motor sta cercando di rilanciarsi dopo le difficoltà incontrate nel primo tentativo di espansione. La previsione di Philip Nothard, dirigente di Cox Automotive, è severa: alla fine potrebbero affermarsi stabilmente soltanto quattro o cinque grandi marchi cinesi. Per gli altri, l’avventura europea rischia di essere molto più breve del previsto.

Volvo sceglie ancora Nvidia: nuova partnership per la guida senza mani

Volvo ha annunciato, questa settimana, un importante ampliamento della sua partnership strategica con NVIDIA, azienda sempre più punto di riferimento assoluto del settore tech e, in particolare, del settore dell’intelligenza artificiale. L’obiettivo della collaborazione è quello di “sbloccare nuovi livelli di sicurezza nella tecnologia di guida automatizzata” per le auto della gamma Volvo nel corso del prossimo futuro. Le due aziende sono partner da diversi anni e hanno già collaborato a numerosi progetti insieme.

Il futuro della guida autonoma

Questa nuova tecnologia consentirà ai futuri veicoli Volvo di muoversi in totale sicurezza attraverso ambienti reali complessi “da porta a porta”, affrontando senza problemi autostrade, strade urbane trafficate e scenari di parcheggio. L’innovazione farà il suo debutto su un’auto Volvo di prossima generazione.

A livello tecnico, i sistemi di sicurezza e l’esperienza ingegneristica di Volvo si combineranno con l’intelligenza artificiale e le tecnologie di calcolo accelerato di NVIDIA, sfruttando nello specifico l’architettura per sensori e calcolo Hyperion, il sistema operativo Halos e il software di guida Alpamayo Stack.

L’obiettivo a lungo termine delle due aziende è innalzare gli standard della sicurezza automobilistica basata sull’intelligenza artificiale e rendere l’esperienza al volante sempre più semplice per i clienti, arrivando alla graduale introduzione di funzionalità di guida “eyes-off” e “mind-off” (che consentiranno al conducente di distogliere lo sguardo e la mente dalla guida).

Per realizzare sistemi di guida autonoma realmente sicuri, in modo da poter consentire ai conducenti di  togliere le mani dal volante, la tecnologia ricopre un ruolo di primo piano. L’IA, di cui NVIDIA è un vero e proprio punto di riferimento, può garantire un incremento di qualità per questi sistemi, che potranno adattarsi al contesto e consentire spostamenti sempre più semplici.

Nel suo comunicato ufficiale, Volvo non ha fornito ulteriori dettagli in merito alle tempistiche di lancio delle nuove tecnologie e ai modelli che potranno sfruttarle. Si tratta, probabilmente, di un progetto che punta a garantire risultati importanti nel lungo periodo. Per questo motivo, sarà necessario attendere ulteriori aggiornamenti in merito da parte dell’azienda.

Ricordiamo che nei mesi scorsi NVIDIA ha rilasciato un nuovo software pensato per garantire alla guida autonoma un vero e proprio salto di qualità nel corso del futuro. Volvo, invece, sta lavorando sulla sicurezza con grande intensità e ha realizzato anche un’app per aiutare gli utenti.

Il commento dei protagonisti

Håkan Samuelsson, presidente e CEO di Volvo Cars, ha commentato:

“Da quasi 100 anni Volvo è sinonimo di sicurezza automobilistica. Collaborando con NVIDIA, uniamo due punti di forza distinti: una conoscenza della sicurezza leader del settore e una tecnologia di intelligenza artificiale di livello mondiale. Questa combinazione ci offre un’opportunità unica per creare auto più sicure e attraenti per i nostri clienti.” 

Jensen Huang, fondatore e CEO di NVIDIA, ha aggiunto:

“L’accelerazione computazionale ha trasformato l’auto in una macchina intelligente in grado di comprendere il mondo che la circonda. Volvo si dedica da quasi un secolo alla protezione delle persone sulle strade. Insieme, stiamo combinando gli straordinari sistemi di sicurezza dei veicoli Volvo con NVIDIA Hyperion e Halos per costruire una nuova generazione di auto che renderanno la guida più sicura e agevole.”

Ferrari Purosangue rubata in piena notte, il mistero del carro attrezzi

Il furto di una Ferrari Purosangue fa già di suo notizia. Quanto successo a Capaccio Paestum, in provincia di Salerno, nella notte tra il 14 e il 15 ottobre lascia, però, perplessi soprattutto per le modalità del colpo. Anziché tentare di metterla in moto, i ladri avrebbero scelto di caricarla su un mezzo di soccorso. Non un risveglio felice per il proprietario, un imprenditore della zona, che aveva lasciato la vettura nei pressi del ristorante Marechiaro. Immaginiamo la sorpresa del malcapitato quando va a riprendere una vettura dal prezzo di circa 400.000 e trova il posto vuoto.

Il furto nella notte e le indagini

Stando alle prime notizie, i responsabili avrebbero forzato il cancello d’ingresso per raggiungere la Purosangue. A quel punto sarebbe entrato in scena un carro attrezzi, utilizzato per agganciare la vettura e portarla via senza bisogno di metterne in moto il V12. Sul modo in cui è stato prelevato il bolide di Maranello, però, i racconti non coincidono: alcune testate locali riferiscono che i ladri sarebbero arrivati a bordo di un’auto scura e uno di loro si sarebbe poi messo al volante della Ferrari per fuggire. Toccherà ai carabinieri stabilire il reale svolgersi degli eventi nel corso della notte.

Le indagini sono affidate ai carabinieri, con il coinvolgimento della Compagnia di Agropoli. Le immagini registrate dalle telecamere della zona rappresentano una possibile risorsa per ricostruire gli spostamenti dei responsabili. Una delle ricostruzioni circolate segnala che la fuga sarebbe proseguita lungo la statale 18 in direzione Battipaglia.

Dell’automobile si sono perse le tracce: non è escluso che i ladri avessero pianificato tutto nei dettagli, compreso il luogo in cui nascondere la Ferrari dopo il furto. Si sospetta un colpo su commissione, anche se al momento non sono emersi elementi sufficienti per confermarlo.

Un colpo da 400.000 euro

Fino al 2022, anno della presentazione della Purosangue, nessuna Ferrari di serie aveva mai avuto quattro porte. I posti a bordo sono altrettanti, una novità per Maranello, abituata a costruire sportive con altre priorità, e questo modello colma un vuoto, permettendo anche a una famiglia di viaggiare al completo senza rinunciare al Cavallino Rampante.

Naturalmente, la praticità viene un po’ sacrificata. Poco male: con 725 CV a disposizione, la Purosangue ha tutte le carte in regola per farsi perdonare le quattro porte. Il suo V12 aspirato di 6,5 litri le consente di raggiungere i 100 km/h da ferma in appena 3,3 secondi, mentre la velocità massima supera i 310 km/h. Insomma, le prestazioni sono quelle di una supercar, sebbene lo spazio a bordo consenta di accompagnare i figli a scuola.

E per comprarla bisogna mettere mano al portafoglio: il prezzo parte da circa 400.000 euro, senza contare gli optional e le personalizzazioni. Una somma che aiuta a capire perché faccia gola anche ai ladri. Un esemplare così riconoscibile, però, non passa certo inosservato e rivenderlo clandestinamente rischia di rivelarsi complicato.

Intanto la Purosangue resta al centro delle ricerche. E c’è un paradosso difficile da ignorare: una Ferrari costruita per superare i 300 km/h potrebbe essere stata sottratta senza percorrere nemmeno un metro con le proprie ruote.

Quanti anni hanno i tuoi pneumatici? La risposta è nel codice DOT

Le gomme montate sull’auto possono avere più anni di quelli trascorsi dal loro acquisto. Il conto comincia infatti dalla data di produzione e non dal giorno in cui il gommista le ha installate. L’informazione da cercare è una sequenza di quattro cifre sul fianco dello pneumatico che molte volte compare alla fine della marcatura DOT.

Se la decifrazione di quel codice richiede pochi secondi, l’interpretazione comporta una distinzione più impegnativa. E se conoscere l’età cronologica aiuta a organizzare verifiche e sostituzioni, lo stato del prodotto dipende anche da ciò che ha subito durante stoccaggio e circolazione.

Cosa significa DOT e perché compare sulle gomme

Dietro la sigla DOT c’è il Department of Transportation, il Dipartimento dei Trasporti statunitense. La marcatura è collegata alla conformità agli standard americani. La sequenza identificativa associata, denominata TIN, Tire Identification Number, comprende informazioni utili alla tracciabilità del prodotto. La parte conclusiva contiene il codice della data, nel quale vengono riportati settimana e anno di fabbricazione.

Nell’Unione europea la marcatura DOT non è obbligatoria ma la data di fabbricazione deve essere riportata sul fianco. Un automobilista può quindi trovare l’indicazione temporale anche senza la sigla americana. Dopodiché ina misura come 205/55 R16 riguarda le dimensioni e la struttura mentre una combinazione come 91V esprime indice di carico e codice di velocità. Per sapere quando è nato lo pneumatico bisogna isolare la marcatura della data senza attribuire un significato temporale ai numeri più grandi o più visibili.

Come leggere le quattro cifre della data di produzione

Il meccanismo segue l’ordine settimana-anno. Delle quattro cifre, le prime due indicano la settimana di fabbricazione e le ultime due identificano l’anno: 1822, per esempio, significa diciottesima settimana del 2022. Il numero iniziale non corrisponde al mese, come dimostra già il valore 18.

Altri esempi permettono di vedere quanto cambi il risultato. Il codice 1822 corrisponde alla 18esima settimana del 2022 e 4024 alla 40esima settimana del 2024. Allo stesso modo, 0826 indica l’ottava settimana del 2026 mentre 2816 si riferisce alla 28esima settimana del 2016.

La lettura resta la stessa qualunque sia la lunghezza della sequenza che precede la data. Nel codice completo compaiono anche informazioni di identificazione della produzione. Ai fini del calcolo dell’età conta la sequenza finale di quattro numeri, quando inclusa nel TIN.

Dalla marcatura non emerge il giorno in cui la gomma è stata realizzata. Per questo un calcolo che promette un’età esatta al giorno, usando soltanto quelle cifre, offre una precisione apparente. Il dato disponibile identifica una settimana, non una data giornaliera. Per le esigenze dell’automobilista, quella risoluzione basta a capire l’ordine di grandezza dell’età e la vicinanza alle soglie raccomandate dal produttore.

Dove cercare il codice se non si vede sul lato esterno

Sul fianco la data è racchiusa in una piccola area ovale, ma la sua posizione può renderla poco leggibile con la ruota montata. La marcatura completa può comparire su un solo lato. Se all’esterno si vede DOT senza il gruppo finale della data bisogna verificare l’altro fianco.

A oggi uno pneumatico marcato 1822 ha circa quattro anni e mezzo mentre un esemplare 4024 ha circa due anni. Per un 0826 si parla invece di mesi. Il codice 2816 porta oltre i dieci anni dalla produzione. La data di acquisto e la data di montaggio rispondono poi a domande diverse. Se una gomma prodotta nel 2024 è stata installata nel marzo 2026, nell’ottobre dello stesso anno ha pochi mesi di servizio e circa due anni di età cronologica. Scontrino e documentazione dell’intervento aiutano a ricostruire l’inizio dell’utilizzo. La marcatura sul fianco conserva l’informazione sulla nascita del prodotto.

Anche le quattro ruote meritano una lettura separata. Registrare il codice di ogni pneumatico evita di estendere a tutto il treno la data di un solo esemplare, soprattutto dopo sostituzioni parziali o acquisti di un’auto usata. In un piccolo prospetto con posizione, data di produzione e chilometraggio al montaggio si raccolgono informazioni molto più utili di una generica annotazione gomme nuove.

Gli pneumatici hanno una scadenza stabilita per legge?

Per le normali autovetture, la data di fabbricazione non determina una scadenza legale automatica. La durata non può essere fissata in anticipo perché le condizioni cui il prodotto sarà sottoposto sono variabili. La disciplina italiana richiede fra l’altro l’efficienza degli pneumatici e una profondità degli intagli principali del battistrada di almeno 1,6 millimetri per gli autoveicoli. Restare sopra quella misura non risolve ogni problema in quanto l’assenza di lesioni pericolose e l’integrità del prodotto continuano a contare, indipendentemente dall’anno impresso sul fianco.

Su un altro piano si collocano le raccomandazioni dei costruttori che possono prevedere controlli o sostituzioni in funzione del tempo. L’assenza di un termine legale universale non autorizza a trascurarle: prima di decidere quanto a lungo mantenere le gomme in servizio, vanno consultate anche le istruzioni del veicolo.

Dopo cinque anni di utilizzo, i produttori raccomandano in genere una verifica professionale almeno annuale. Raggiunti i dieci anni dalla fabbricazione consigliano la sostituzione precauzionale, anche se l’aspetto appare soddisfacente e il battistrada non ha raggiunto il limite di usura. L’indicazione comprende la ruota di scorta. La differenza fra i due conteggi cambia il risultato. Una gomma fabbricata nel 2020 e montata nel 2023 raggiungerà i cinque anni di servizio nel 2028, ma i dieci anni di età nel 2030

Perché anche una gomma poco usata può invecchiare

Il battistrada si consuma soprattutto con la circolazione, ma l’invecchiamento dei materiali segue un processo diverso. Gomma e altri componenti possono cambiare nel tempo sotto l’effetto delle condizioni ambientali, dello stoccaggio e del servizio. La bassa percorrenza non mette da sola al riparo da questo fenomeno.

Screpolature e deformazioni possono essere segnali di invecchiamento. Per valutarne la possibilità di utilizzo viene indicato il controllo di uno specialista. A contare è anche la storia del prodotto. Un fianco pulito e un battistrada ancora profondo non bastano a escludere problemi non visibili.

Un prodotto non utilizzato può avere trascorso tempo nel magazzino prima della vendita. In linea di massima uno pneumatico auto correttamente immagazzinato e mai usato può essere venduto fino a cinque anni di età come nuovo. La domanda utile riguarda perciò come è stata conservata, insieme alle condizioni del prodotto e alle raccomandazioni della marca. Se l’acquirente vuole una produzione entro un intervallo preciso, può concordarlo prima dell’ordine, così che il requisito diventi chiaro per entrambe le parti.

Va evitato anche il ragionamento opposto, secondo il quale lo stoccaggio annullerebbe il passare del tempo. Per chi segue una raccomandazione di sostituzione a dieci anni dalla produzione, gli anni trascorsi prima del montaggio restano nel conteggio.