Auto sotto la grandine: dove fermarsi, cosa vieta il Codice e chi paga i danni

Il Codice della Strada non contiene una norma dedicata alla grandine. Le regole applicabili derivano dagli articoli sulla velocità, sulla visibilità, sulla fermata e sulle condizioni del veicolo. Da questo intreccio emerge la regola generale: prima vengono l’incolumità delle persone e la sicurezza della circolazione, poi la protezione dell’automobile.

Fermarsi sotto un ponte è vietato anche quando grandina

Fermata e sosta sono vietate sotto i ponti, nelle gallerie, nei sottovia, sotto i sovrapassaggi, sotto i fornici e sotto i portici, salvo che un’apposita segnalazione disponga diversamente. Il divieto vale anche se il conducente rimane al volante per pochi minuti. Non basta accendere le quattro frecce per trasformare una fermata vietata in un arresto regolare.

Sulle strade ordinarie, la violazione dell’articolo 158 comporta una sanzione fra 87 e 344 euro per le automobili. Ciclomotori e motoveicoli a due ruote rischiano invece da 41 a 168 euro. Gli importi da 42 a 173 euro, associati a questa condotta, riguardano altre violazioni dello stesso articolo e non la fermata sotto un sovrapassaggio.

Sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali entra in gioco l’articolo 176. Il comma 5 vieta la fermata e la sosta su carreggiate, rampe e svincoli, salvo due emergenze indicate espressamente: il malessere di una persona a bordo oppure l’inefficienza del veicolo. La grandine, considerata da sola, non rientra automaticamente in queste ipotesi. Fermarsi per evitare ammaccature alla carrozzeria resta quindi una scelta vietata, anche quando i chicchi sono grandi e il rumore fa temere danni costosi. La violazione comporta una multa da 87 a 344 euro, a cui si aggiunge la sottrazione di due punti dalla patente.

Neppure la corsia di emergenza può essere utilizzata come un parcheggio temporaneo per aspettare la fine del temporale. Può accogliere il mezzo quando sopraggiunge una vera avaria o quando il conducente non è più nelle condizioni di guidare, non quando l’obiettivo è proteggere cofano e tetto.

Il quadro cambia se la grandine sfonda il parabrezza, rende inutilizzabili i tergicristalli oppure impedisce al conducente di vedere la strada. In quel momento il veicolo può essere considerato inefficiente e l’arresto diventa giustificato. L’auto deve essere portata sulla corsia di emergenza o nella prima piazzola disponibile senza ingombrare le corsie di marcia.

Dove ci si può fermare senza violare il Codice

In autostrada la destinazione corretta è un’area di servizio, un parcheggio o un’area di sosta raggiungibile senza mettere a rischio la guida. Un sottopassaggio, una rampa oppure la zona immediatamente precedente a un casello non sono alternative ammesse. Sulle strade urbane conviene cercare un’autorimessa, un parcheggio coperto o un’altra area destinata alla sosta. Anche un distributore può offrire riparo, a condizione che l’accesso avvenga senza tagliare la strada agli altri veicoli e che la struttura sia accessibile.

Fuori dai centri abitati, l’articolo 157 stabilisce che il veicolo in sosta o in fermata debba essere collocato fuori dalla carreggiata. La banchina, salvo indicazione contraria, non è un parcheggio. Quando non esiste uno spazio sicuro, il conducente deve proseguire a velocità prudente fino al primo luogo adatto, sempre che visibilità e condizioni del mezzo lo consentano.

La grandine non concede un lasciapassare

La legge sulle sanzioni amministrative ammette lo stato di necessità, ma non basta invocare il maltempo per cancellare una multa. Deve esistere un pericolo reale, non evitabile in altro modo e legato alla sicurezza delle persone. Una situazione diversa può nascere quando il parabrezza sta cedendo, la visibilità è annullata oppure il conducente rischia lesioni. Ogni episodio viene valutato sulla base delle circostanze e delle prove disponibili.

La prima reazione deve essere una riduzione progressiva della velocità. L’articolo 141 obbliga il conducente a mantenere il controllo del veicolo e ad adeguare l’andatura alla visibilità, al traffico e allo stato della strada. Il limite indicato dal cartello non coincide sempre con una velocità sicura: durante una grandinata violenta può servire procedere molto più lentamente.

Quando cade una precipitazione atmosferica, il limite massimo scende a 110 km/h in autostrada e a 90 km/h sulle strade extraurbane principali. In ogni caso va aumentata la distanza dal veicolo che precede mentre sterzo e freni devono essere utilizzati con gradualità. Sul terreno possono formarsi strati di ghiaccio capaci di ridurre l’aderenza in modo simile alla neve compatta.

Anabbaglianti e luci di posizione devono restare accesi. In caso di pioggia intensa va utilizzato anche il retronebbia. Le quattro frecce servono durante improvvisi rallentamenti, incolonnamenti, avarie o arresti pericolosi.

Rallentare riduce anche la violenza degli impatti

La velocità dell’auto si combina con quella dei chicchi e modifica l’angolo con cui il ghiaccio colpisce parabrezza e carrozzeria. Diminuendo l’andatura si riduce la componente orizzontale dell’urto sul vetro anteriore, anche se nessuna velocità garantisce l’assenza di rotture.

Una volta raggiunto un luogo regolare e fuori dal traffico, conviene restare nell’abitacolo con cinture allacciate e finestrini chiusi. Se si teme la rottura dei cristalli, giacche, coperte o tappetini possono proteggere testa e volto degli occupanti.

Si può guidare con il parabrezza scheggiato o rotto?

L’articolo 79 impone che il veicolo circoli in condizioni di efficienza e sicurezza. La sanzione prevista va da 87 a 344 euro. L’Appendice VIII dell’articolo 237 del Regolamento aggiunge che i vetri interessati dalla visibilità del conducente non devono presentare rotture, neppure localizzate.

Una scheggiatura minima non produce sempre lo stesso pericolo di una lunga crepa davanti agli occhi del guidatore, ma il testo regolamentare è severo. Se il danno riduce la visibilità, mette a rischio la tenuta del cristallo o invade l’area spazzata dai tergicristalli, proseguire fino al carrozziere non gode di alcuna deroga automatica.

In autostrada può aggiungersi l’articolo 175, che vieta il transito ai veicoli le cui condizioni di uso o di equipaggiamento costituiscano un pericolo. La sanzione va da 42 a 173 euro e comporta due punti in meno. Gli agenti possono imporre l’uscita dall’autostrada. Non esiste invece un fermo amministrativo automatico previsto dall’articolo 79 per ogni vetro scheggiato. Se il mezzo non può muoversi in sicurezza, la soluzione resta il carro attrezzi.

Chi paga le ammaccature causate dalla grandine

La Rc auto non risarcisce cofano, tetto, cristalli e fiancate dell’auto assicurata. Copre i danni provocati dalla circolazione ad altre persone o ad altri beni, non quelli subiti dal proprio veicolo a causa del meteo.

Per ricevere un indennizzo serve di regola una garanzia accessoria denominata eventi naturali, eventi atmosferici o con una formula simile. La copertura cristalli riguarda parabrezza, lunotto e finestrini, entro il massimale stabilito. Non paga le ammaccature alla lamiera. Nemmeno la presenza della Kasko consente di dare per scontata la copertura della grandine. A contare sono le condizioni sottoscritte e le esclusioni elencate nel fascicolo informativo. Senza garanzia per eventi naturali, il costo resta a carico del proprietario.

Volkswagen in crisi in Oriente, scatta la richiesta dazi sulle auto plug-in cinesi

Continua la crisi dei produttori europei nel Paese del Dragone Rosso. Dopo anni in cui gli storici brand hanno cavalcato l’hype in Cina, negli ultimi tempi i clienti hanno iniziato a preferire i marchi locali, in particolar modo nel segmento delle vetture elettrificate, mettendo in difficoltà anche gli impianti produttivi delle joint venture di Volkswagen, Audi, BMW e Mercedes-Benz.

Le problematiche non si limitano al car market asiatico, ma si stanno estendendo anche al Vecchio Continente. I costruttori europei sembrano inermi davanti all’invasione silenziosa dei nuovi major cinesi. I dati parlano chiaro, persino nella vendita delle auto plug-in: in base alle analisi di mercato Dataforce, le vetture ibride plug-in dei brand del Gigante asiatico hanno rappresentato il 28,3% delle immatricolazioni nel Vecchio Continente nei primi sei mesi dell’anno, per un totale di 208.368 unità vendute.

Dominio in vista

Da una parte, secondo le stime di Mobility Global, nel 2026 gli stabilimenti cinesi delle joint venture di Volkswagen, Audi, BMW e Mercedes lavoreranno al 46% della capacità. Con la crisi del mercato europeo, non c’è altra strada che proteggersi con norme esemplari.

Come riportato da Automotive News, l’amministratore delegato del Gruppo Volkswagen, Oliver Blume, ha chiesto all’Unione Europea una risposta rapida introducendo dazi più elevati sulle auto ibride plug-in cinesi.

“Non abbiamo tempo da perdere”, avrebbe dichiarato Blume durante la conferenza di presentazione dei risultati del primo semestre, nella quale il colosso di Wolfsburg ha annunciato di aver rivisto al ribasso le previsioni di fatturato per il 2026 a causa dei dazi americani e della crescita dei competitor asiatici.

Spicca la crescita della BYD con la Seal U DM-i in primis, seguita da BYD Atto 2 e Jaecoo 7, che hanno oscurato Volkswagen Tiguan, la plug-in più venduta nel Vecchio Continente nel 2025.

La pressione dei marchi cinesi è ingestibile dai competitor europei. In base alle analisi di Dataforce, riportati da Autonews.com, nel primo semestre dell’anno hanno venduto in totale in Ue quasi 686 mila vetture, con una crescita del 101% rispetto allo stesso periodo del 2025.

La loro quota di mercato è passata dal 5 al 9,5% in appena dodici mesi. Di questo passo il car market europeo rischia di essere spazzato via. I prezzi delle EV cinesi sono più bassi e, in tempi di crisi, tutti si vogliono accaparrare mezzi moderni low cost.

Cresce la preoccupazione

Le tensioni stanno coinvolgendo anche Stellantis purtroppo, grande attore del settore automotive in Europa, era inevitabile.

In Germania l’amministratore delegato di Volkswagen ha richiesto l’introduzione di nuovi dazi, per portare il mercato auto europeo “a condizioni di parità”. In base a quanto annunciato dalla stampa tedesca l’Unione Europea starebbe prendendo in considerazione la possibilità di replicare quanto fatto con le auto elettriche importate dalla Cina, dove sono imposti dazi fino al 35%. Blume ha inoltre escluso di mettere a disposizione le factory europee Volkswagen per costruire vetture di marchi cinesi.

Una forma di protezione verso il “Made in Europe” per le auto e i componenti che non può essere più trascurata. A Bruxelles è già stato presentato un piano di salvaguardia, in cui rientra anche il lancio di E-Car, con misure di protezione più ampie per l’industria automobilistica. Blume ha assicurato:

“I concorrenti cinesi subiscono pressioni sul mercato interno e l’esportazione rappresenta la loro unica opportunità di successo”.

Ferrari tranciata in due in un maxi incidente, conducente salvo

Le Ferrari non sono le supercar più desiderate al mondo solo per il design e le incredibili performance, spiccando sul mercato del lusso anche per una super affidabilità. Non c’è test più probante di uno schianto a velocità sostenuta contro un albero in una quotidiana corsa che avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche. Teatro dell’incidente il tratto di Rio Vista Blyd a Mermaid Waters, attorno alle ore 9:15 del 25 luglio 2026, nella costa est australiana.

Una Ferrari SF90 Spider era pilotata da Sam Gordon, un investitore immobiliare e influencer della Gold Cost, che fortunatamente non ha avuto problemi fisici, nonostante la vettura sia di fatto stata spezzata in due. Le dinamiche del crash non sono ancora state chiarite, ma l’unica certezza è che l’uomo a bordo è uscito sulle sue gambe, senza riportare nemmeno un graffio.

L’annuncio sui social

Il guidatore avrà avuto delle enormi difficoltà a controllare la supercar, nonostante l’elettronica, ed è finito contro un albero. Sulla sua pagina IG Gordon ha annunciato:

“Volevo solo fare un breve saluto per ringraziare tutti coloro che mi hanno contattato. Vi risponderò appena possibile. Ma volevo solo far sapere a tutti che sto benissimo. Un plauso enorme alla Ferrari per aver costruito un’auto pazzesca che, in caso di incidente, mette al primo posto la protezione del pilota”.

L’uomo ha confermato sui social media di essere stato coinvolto nell’incidente, ma di essere rimasto illeso. Ha ringraziato tutti coloro che lo hanno contattato, essendo stato sommerso di messaggi in un momento molto delicato. Sam Gordon, seguito e apprezzato sui social, è tra gli investitori immobiliari di maggior successo in Australia. A 28 anni ha iniziato a vivere come una star dei social media, riuscendo ad arricchire la sua collezione privata di auto da corsa, in cui spiccava la Ferrari SF90 Spider oltre ad alcune Lamborghini.

Perdita ingente

In Australia una SF90 Spider costa circa 960mila dollari australiani che al cambio fanno circa 590mila euro. Una cifra da capogiro per chiunque, volatilizzata per una distrazione alla guida. Sam Gordon, spese a parte, è stato molto fortunato a uscire illeso da un impatto di tale portata.

Del resto le prestazioni della vettura ibrida modenesi sono brutali. La SF90 Stradale vanta 986 cavalli, grazie a tre motori elettrici e al V8 biturbo F154 FA da 4,0 litri, ed è in grado di toccare da ferma i 100 km/h in 2,5 secondi. Lo 0 a 200 km/h è coperto in appena in 6,7 secondi, mentre la top speed si attesta intorno ai 340 km/h.

Con un rapporto peso/potenza di 1.57 kg/CV e 390 kg di carico aerodinamico a 250 km/h la SF90 Stradale dovrebbe essere portata al limite solo in pista. La SF90 Stradale scoperta, dotata di hardtop retrattile, è risultata la prima Ferrari ibrida plug-in offerta in versione decappottabile. Le prestazioni della Spider sono in linea con la versione Coupé. “SF” sta per “Scuderia Ferrari”, mentre il numero 90 rappresenta i nove decenni della Scuderia Ferrari nel Motorsport. I 90 anni sono stati celebrati nel 2019 con il lancio della monoposto di Formula 1 e, successivamente, della versione stradale. Un’auto da sogno ridotta in due brandelli fa sempre male al cuore dei veri appassionati del Cavallino.

Vacanze in Sicilia, controlli a tappeto per chi arriva in auto

Una volta scesi dal traghetto, meglio non cedere alla tentazione di premere a tavoletta sull’acceleratore per entrare nell’autostrada in tempi record. Da lunedì 27 luglio a domenica 2 agosto, la Pulizia municipale intensificherà i controlli a Messina, con un ampio ricorso ad autovelox, Scout e Guardium, meglio conosciuto con il soprannome di Cerbero.

Tutta la città sarà sottoposta a rigorosi controlli, comprese le strade battute dai conducenti che, dopo lo sbarco, puntano dritto alle località di vacanza.

Come funzionano Cerbero e Scout

Montati sulle vetture degli agenti, i due Cerbero entrano per la prima volta nella normale programmazione settimanale, utilizzabili sia durante una sosta sia mentre la pattuglia è in movimento. Al passaggio di un mezzo ne leggono la targa e consultano in pochi istanti le banche dati nazionali, risparmiando alle Forze dell’Ordine le ricerche manuali.

Le rilevazioni effettuate permettono di risalire alla copertura assicurativa e alla data dell’ultima revisione. Ma non finisce qui, perché lo stesso procedimento aiuta a rintracciare un mezzo rubato, sotto sequestro o difforme alla classe ambientale necessaria per attraversare una determinata zona.

Ad ogni modo, dell’accertamento finale se ne occupano gli agenti in prima persona, delegati a valutare quanto restituito dal sistema. In pochi secondi avviene l’interrogazione, anche se la vettura sottoposta ai controlli è ancora davanti all’obiettivo della telecamera.

A dispetto del nome poco rassicurante, Cerbero rispetta dei limiti: i volti degli occupanti vengono oscurati, mentre l’elaborazione dei dati avviene direttamente a bordo del veicolo. Solo le informazioni necessarie raggiungono la piattaforma cloud e ogni accesso compiuto dagli operatori lascia una traccia, secondo i criteri previsti dalla normativa europea sulla privacy.

Il compito assegnato ai Guardium sulle strade di Messina riguarderà soprattutto i divieti di sosta. Per individuare un’auto lasciata in doppia fila, sul marciapiede o davanti a un passo carrabile non sarà più necessario fermare la pattuglia e compilare sul posto l’intero accertamento. La telecamera associa la targa alla posizione esatta del mezzo, poi sottopone il materiale raccolto agli agenti.

Dove sono in funzione i dispositivi

Cerbero e Scout passeranno da corso Cavour, piazza Duomo, corso Garibaldi, via Cesare Battisti, viale Boccetta, via Consolato del Mare, via Argentieri e via XXIV Maggio. Una presenza destinata a farsi sentire soprattutto nel centro cittadino, dove bastano poche vetture parcheggiate male per restringere la carreggiata e mandare in tilt la circolazione.

Sul fronte della velocità toccherà invece agli autovelox mobili. Le postazioni potranno comparire lungo diversi tratti delle statali 113 e 114, ma anche in via Circuito a Torre Faro, in via Consolare Pompea e su viale Giostra, tra via San Jachiddu e l’istituto Majorana. Quest’ultima strada merita particolare attenzione da parte di chi è appena sbarcato, poiché conduce dal porto verso gli svincoli autostradali.

Gli Scout completano il dispiegamento di apparecchi elettronici. Pur essendo meno recenti dei Guardium, possono rilevare la velocità del veicolo che precede la pattuglia anche quando entrambi sono in movimento. Controllano inoltre la copertura assicurativa e la presenza della targa nelle liste dei mezzi autorizzati ad accedere nelle Zone a traffico limitato.

Per automobilisti e motociclisti il margine per confidare in una verifica distratta, dunque, si riduce parecchio. Prima di imbarcarsi conviene controllare i documenti del mezzo, dopodiché, una volta raggiunta Messina sarà sufficiente osservare limiti e divieti.

Noleggio sociale da 100 euro, sarà l’ACI a scegliere l’auto

Prima di mettersi a cercare il modulo per la domanda conviene chiarire un punto: il noleggio sociale non è ancora partito. E quando lo farà, non permetterà di scegliere l’auto. Il canone da 100 euro al mese ha comprensibilmente rubato la scena, ma il funzionamento della misura è più rigido di quanto lasciassero pensare i primi annunci.

A decidere quale vettura finirà nelle mani dei beneficiari sarà l’ACI, che indirà una gara europea e acquisterà in blocco il modello proposto dal costruttore vincitore. Almeno durante la fase sperimentale, quindi, non ci sarà un catalogo da consultare: l’auto sarà la stessa per tutti.

I requisiti e come funziona

Per partire sono stati messi a disposizione 50 milioni di euro. In termini pratici basteranno a finanziare il noleggio di circa 3.000 automobili, una quota molto ridotta rispetto al mercato nazionale. Del resto l’obiettivo, almeno in questa fase, non è soddisfare un numero elevato di richieste, bensì capire se il progetto possa funzionare davvero. Se i risultati saranno convincenti, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha già lasciato intendere che i fondi potrebbero aumentare e la misura diventare permanente.

L’accesso sarà riservato ai nuclei con un ISEE inferiore a 30.000 euro e occorrerà anche rottamare un’auto omologata fino a Euro 4, intestata al richiedente da almeno dodici mesi. Pertanto, chi ha un reddito basso ma non possiede un veicolo con queste caratteristiche resterà comunque fuori dall’iniziativa.

Il noleggio avrà una durata minima triennale e comprenderà fino a 12.000 km l’anno. Nel canone mensile di 100 euro, IVA inclusa, rientreranno anche assicurazione, bollo, manutenzione e assistenza stradale, mentre rimangono da definire alcuni dettagli, tra cui l’eventuale presenza di franchigie e l’importo da versare nel caso in cui venga superato il limite di percorrenza.

Quale modello verrà scelto

Per la fornitura di ogni esemplare è stato fissato un tetto di 14.800 euro senza IVA, vale a dire 18.056 euro includendo l’imposta. L’auto dovrà essere nuova e immatricolata in Italia, rispettare almeno la normativa Euro 6 e rimanere entro 135 grammi di CO2 al chilometro. Il limite lascia spazio sia alle motorizzazioni elettrificate sia a quelle tradizionali.

In base ai listini attuali, tra le possibili candidate ci sono Citroën C3, Dacia Sandero, Fiat Pandina, Hyundai i10 e Kia Picanto. Nessuna, al momento, può essere considerata favorita: a contare saranno le condizioni offerte durante la gara, che potrebbero essere parecchio diverse dai prezzi praticati normalmente ai clienti privati.

L’acquisto di migliaia di unità identiche dovrebbe consentire all’ACI di ottenere uno sconto consistente. Il rovescio della medaglia? Una city car può andare bene a chi si muove soprattutto in città, molto meno a una famiglia numerosa oppure a chi percorre spesso strade extraurbane. Il canone sarà leggero, la possibilità di scelta inesistente.

Trascorsi i 36 mesi, l’automobilista potrà riconsegnare il veicolo oppure comprarlo con una riduzione del 10% rispetto al valore di mercato. Non ci sarà, quindi, un prezzo di riscatto stabilito in partenza, ma l’importo dipenderà dalla quotazione raggiunta dall’auto usata in quel momento.

Il rischio del click day

Nemmeno la data di apertura delle domande è stata comunicata: l’ACI sta preparando uno sportello telematico e assegnerà le vetture a seconda dell’ordine di arrivo delle richieste. Con appena 3.000 posti disponibili, è facile prevedere una corsa al portale.

Prima servirà comunque la gara europea, i cui tempi potrebbero spostare l’avvio al 2027. Il noleggio sociale durerà, sulla carta, fino al 30 giugno 2030 e soltanto il risultato di questa piccola prova dirà se avrà un seguito più ampio.

Il gigante delle batterie rischia il fallimento, duro colpo all’industria europea

L’ennesimo terremoto scuote l’industria delle batterie europea. Varta AG ha presentato al Tribunale di Stoccarda quattro istanze di insolvenza in autoamministrazione, una procedura che permette alla società di continuare a operare sotto la guida degli attuali vertici, mentre un esperto nominato dal giudice vigila sulla gestione.

Almeno per il momento, le attività proseguono, dagli stabilimenti fino alle consegne, e gli stipendi dovrebbero essere garantiti, ma è chiaro che il destino dell’azienda è appeso a un filo.

Alla richiesta si è arrivati dopo mesi trascorsi alla ricerca di nuovi finanziamenti. Il precedente salvataggio non avrà un seguito da parte di Porsche e Michael Tojner: i due azionisti hanno respinto la richiesta di nuovi fondi. Fin qui Varta riesce ancora a rispettare le scadenze, ma lo spartiacque ci sarà nel 2027, quando la liquidità potrebbe non bastare più a mantenere operativi i diversi rami aziendali del gruppo.

Porsche e Tojner non investono altro capitale

I numeri spiegano perché Porsche e Tojner abbiano deciso di non versare altro denaro. Varta ha chiuso il 2024 con una perdita di 64,5 milioni di euro e neppure il riassetto portato a termine la primavera seguente è bastato a rimettere in equilibrio il gruppo.

La cancellazione del titolo dai listini di Francoforte e Vienna ha allontanato la società dalle Borse, senza però alleggerirne l’esposizione finanziaria o risolverne i problemi produttivi. A far precipitare gli eventi ha contribuito la perdita di Apple.

Per anni Varta ha fornito le celle CoinPower montate negli AirPods, ma la compagnia di Cupertino avrebbe scelto un produttore cinese per le prossime commesse. Il contratto in essere scadrà alla fine di ottobre e le conseguenze ricadranno soprattutto sull’impianto bavarese di Nördlingen, cresciuto proprio grazie agli ordini provenienti dal colosso statunitense.

A Nördlingen il lavoro dovrebbe fermarsi in autunno. La chiusura, insieme ai tagli previsti a Ellwangen, costerà il posto a circa 350 persone. Il gruppo ne impiega più di 3.200: non risultano dunque 3.000 licenziamenti già stabiliti, ma con le varie divisioni ancora da vendere o riorganizzare nessuno può sapere quanti dipendenti rimarranno alla fine del riassetto.

Produrre quelle celle in Europa, del resto, era diventato sempre meno conveniente. I concorrenti cinesi le offrono a prezzi inferiori e la perdita degli ordini di Apple ha tolto a Varta una delle poche commesse abbastanza grandi da sostenere l’attività. La domanda aveva già rallentato, mentre i cambi valutari remavano contro. Il precedente intervento aveva guadagnato tempo, non risolto il problema.

Le divisioni potrebbero finire a più compratori

Un’area che continua a funzionare c’è: quella delle pile domestiche. Consumer Batteries, società autonoma facente capo a Varta, non compare nelle quattro istanze presentate a Stoccarda, mantenendo ancora i conti in ordine e proprio per questo il ramo ha già attirato dei pretendenti.

Nell’operazione sarebbero coinvolti alcuni creditori del gruppo, fra cui Deutsche Bank, RBC BlueBay, Blantyre e Whitebox. Tojner avrebbe messo gli occhi su un’altra parte dell’azienda, quella delle microbatterie.

Il futuro di Varta potrebbe decidersi così, cedendo separatamente ciò che conserva un valore industriale. Difficile immaginare che un solo investitore accetti di rilevare tutto e tenti un nuovo rilancio. Probabilmente le divisioni prenderanno strade diverse, anche se il nome continuerà a comparire sui prodotti.

È già accaduto, con modalità non identiche, nel caso Northvolt, due storie riportanti allo stesso problema: in Europa fabbricare batterie costa di più, mentre dall’Asia arrivano concorrenti capaci di praticare prezzi difficili da sostenere.

Auto elettriche in Europa, dove conviene comprarle tra bonus e sconti

Nel 2026 il prezzo finale di un’auto elettrica dipende da un insieme di fattori che cambiano da Paese a Paese: bonus statali, rottamazione, limiti di reddito, tetti al prezzo del veicolo, agevolazioni fiscali, deduzioni per le aziende, sconti sulla tassa di possesso, contributi per la ricarica domestica, programmi sociali e vantaggi locali. Dietro lo stesso modello elettrico possono nascondersi differenze di migliaia di euro perché i governi nazionali hanno scelto strumenti molto differenti per sostenere la transizione.

Il risultato è un’Europa dell’auto elettrica a macchia di leopardo. Ci sono Paesi che riducono subito il prezzo d’acquisto con un incentivo diretto, altri che alleggeriscono il costo nel tempo attraverso tasse più basse, altri ancora che concentrano il sostegno sulle famiglie meno abbienti, sulle flotte aziendali o sulla ricarica privata.

Tra incentivi diretti e indiretti

Gli incentivi diretti sono quelli più facili da capire. Lo Stato, una regione o un ente pubblico contribuisce all’acquisto o al leasing di un’auto elettrica, riducendo il prezzo finale oppure riconoscendo un rimborso dopo la registrazione del veicolo. In questa categoria rientrano i bonus all’acquisto, i contributi con rottamazione, i programmi per famiglie a basso reddito, i leasing sociali e gli aiuti collegati a particolari categorie di utenti.

Gli incentivi indiretti comprendono esenzioni o riduzioni sulla tassa di possesso, agevolazioni sull’imposta di registrazione, deduzioni fiscali per le aziende, trattamento favorevole del fringe benefit, Iva agevolata, accesso facilitato a zone urbane, parcheggi scontati, contributi per wallbox domestiche o infrastrutture condominiali.

Italia, ecobonus ricco ma il nodo resta la continuità

In Italia l’incentivo principale è stato l’Ecobonus. Il programma avviato il 22 ottobre 2025 metteva a disposizione circa 595 milioni di euro del Pnrr, trasferiti dalle colonnine all’acquisto di veicoli elettrici: fino a 11.000 euro per le persone con Isee inferiore a 30.000 euro e 9.000 euro per la fascia compresa fra 30.000 e 40.000 euro, con rottamazione di una vettura fino a Euro 5 e limite di prezzo fissato a 35.000 euro più Iva.

Il plafond è stato però prosciugato poco dopo l’apertura della piattaforma, con oltre 55.600 voucher richiesti. Oggi il contributo nazionale disponibile per un privato vale zero euro, perché alla scadenza formale del 30 giugno 2026 non è seguito alcun rifinanziamento.

Rimane l’esenzione dal bollo per cinque anni dalla prima immatricolazione e, salvo discipline regionali più favorevoli, il pagamento di un quarto della tariffa prevista per un’equivalente auto a benzina dal sesto anno.

Germania, il ritorno del bonus con una logica sociale

Berlino aveva interrotto bruscamente il vecchio Umweltbonus alla fine del 2023. Nel periodo seguente, le immatricolazioni elettriche subirono una contrazione vicina a un terzo. Dal 2026 la Germania è tornata sui propri passi.

Il nuovo incentivo riguarda le auto immatricolate dal primo gennaio e il portale è operativo dal 20 maggio. Il governo ha stanziato tre miliardi di euro fino al 2029, stimando di poter sostenere circa 800.000 veicoli.

Per accedere serve un reddito imponibile familiare non superiore a 80.000 euro. La soglia cresce di 5.000 euro per figlio, fino a un massimo di due figli. Una Bev o una fuel cell riceve 3.000 euro di base; le maggiorazioni legate a reddito e composizione familiare portano il totale fino a 6.000 euro. Plug-in ed elettriche con range extender partono da 1.500 euro e possono arrivare a 4.500, purché rispettino i parametri tecnici richiesti.

Sono ammessi acquisto e leasing di veicoli nuovi. Sul lungo periodo interviene la fiscalità: le Bev registrate entro il 31 dicembre 2030 possono ottenere dieci anni di esenzione dalla tassa automobilistica, comunque non oltre la fine del 2035.

Francia, bonus ecologico e leasing sociale

Parigi non consegna più il vecchio bonus écologique nella sua forma originaria. Dal luglio 2025 il sostegno passa soprattutto attraverso i certificati di risparmio energetico, i Cee, e il relativo coup de pouce. Nel 2026 l’importo indicativo arriva a 5.700 euro per le famiglie in povertà energetica, scende a circa 4.700 euro per gli altri nuclei con reddito modesto e si ferma a 3.500 euro per le restanti famiglie ammesse. Non si tratta di una somma invariabile: il valore dipende anche dal mercato dei certificati.

La vettura deve essere nuova ed elettrica, costare non più di 47.000 euro, pesare meno di 2.400 chilogrammi e superare il punteggio ambientale francese. Quest’ultimo non considera soltanto le emissioni allo scarico, ma anche fabbricazione, batteria e logistica.

Per i modelli dotati di batteria prodotta in Europa si aggiunge una maggiorazione compresa fra 1.200 e 2.000 euro. Il tetto teorico può quindi salire a 7.700 euro, non ai 6.700 indicati sommando il vecchio extra fisso da mille euro.

Completa il quadro il leasing sociale. La nuova campagna è stata riaperta il 16 luglio 2026 e si rivolge ai lavoratori con reddito contenuto che necessitano dell’automobile per gli spostamenti quotidiani. Le rate devono rimanere sotto i 200 euro mensili; alcune offerte scendono intorno a 140 euro, ma non tutte costano 100 euro come spesso viene raccontato. L’aiuto pubblico al contratto può raggiungere 9.500 euro e la locazione deve durare almeno tre anni.

Spagna con la fase Auto+, Portogallo con gli incentivi

Il nuovo programma Auto+ in Spagna ha ricevuto la sua cornice normativa: la dotazione ammonta a 400 milioni, 350 destinati alle persone fisiche e 50 agli operatori economici. Gli acquisti effettuati dal primo gennaio 2026 possono comunque rientrare retroattivamente nel programma.

Per una vettura M1 il contributo pubblico massimo è di 4.500 euro. Il costruttore o il punto vendita deve aggiungere almeno 1.000 euro di sconto sui nuovi ordini interessati, mentre il prezzo massimo del veicolo è fissato a 45.000 euro prima delle imposte.

La formula non distribuisce la stessa cifra a ogni automobile. Una Bev o fuel cell riceve una quota di base pari al 50% del massimale, una plug-in o un range extender parte dal 25%. I modelli sotto 35.000 euro guadagnano un ulteriore 25%, quelli compresi fra 35.000 e 45.000 il 15%.

L’assemblaggio finale nell’Unione aggiunge un altro 15%, mentre determinate condizioni sulla batteria valgono il restante 10%. Soltanto una Bev economica che soddisfi tutti i criteri industriali raggiunge quindi i 4.500 euro pieni.

L’incentivo in Portogallo assegna 4.000 euro ai privati che comprano una Bev nuova e demoliscono una vettura a combustione con più di dieci anni. Il prezzo massimo ordinario è 38.500 euro, sale a 55.000 euro per i modelli con più di cinque posti. La seconda fase 2026 finanzia 1.375 auto, per un budget di 5,5 milioni.

Per le imprese il quadro diventa ancora più favorevole. Le elettriche beneficiano di esenzioni sulle imposte di acquisto e possesso.

Austria, Grecia e Irlanda, meno clamore, molta fiscalità

In Austria c’è il 15% di incentivo fiscale agli investimenti delle imprese, accompagnato da ammortamenti e detrazione dell’Iva. Per i cittadini esistono comunque misure locali e contributi alla ricarica, variabili fra Länder e comuni.

In Grecia il contributo base per una Bev è di 3.000 euro. La demolizione di una termica con almeno dieci anni aggiunge 1.500 euro, giovani fino a 29 anni e famiglie numerose possono ottenere altre maggiorazioni. Nella combinazione migliore si arriva a 5.500 euro, ai quali può sommarsi un aiuto di 500 euro per la wallbox.

L’Irlanda concede fino a 3.500 euro sul prezzo e mantiene un alleggerimento della Vehicle Registration Tax fino a 5.000 euro, decrescente nelle fasce di prezzo superiori. Un contributo da 300 euro sostiene la ricarica domestica.

Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo tra vantaggi fiscali e auto aziendali

Nei Paesi Bassi prevalgono super-ammortamenti, deduzioni ambientali e tassazione agevolata dell’auto aziendale. Il vecchio sussidio generalizzato al privato non è più la leva centrale.

In Belgio non esiste un assegno nazionale per il privato. Per le auto aziendali elettriche i costi possono però beneficiare della piena deducibilità e il trattamento del benefit in kind resta molto più favorevole di quello applicato alle vetture termiche. La quota elettrica nelle immatricolazioni corporate belghe è passata dall’8,8% del 2021 a oltre il 54% nel 2025.

In Lussemburgo il contributo arrivava a 6.000 euro per le elettriche più efficienti e a sette posti, ma la finestra utile per i nuovi ordini si è chiusa il 30 giugno 2026.

Nord Europa: meno assegni, più fisco

La Norvegia ha costruito il mercato elettrico più maturo del continente senza affidarsi, negli ultimi anni, a un bonus da richiedere online. Da gennaio 2026 l’esenzione Iva al 25% copre soltanto i primi 300.000 corone norvegesi del prezzo, contro le precedenti 500.000. Sulla parte eccedente l’imposta si paga regolarmente. Restano agevolazioni sulle tasse di immatricolazione e sui pedaggi, ma la tassazione legata al peso penalizza le elettriche più grandi.

La Danimarca non concede un contributo diretto generalizzato. Utilizza invece la tassa di registrazione, con aliquote e deduzioni che rendono competitive le Bev soprattutto nelle fasce non di lusso. Nel primo semestre 2026 le elettriche hanno sfiorato l’80% del mercato danese.

La Svezia ha abbandonato il vecchio bonus generalizzato e dal 18 marzo 2026 applica un premio sociale. Le famiglie con reddito inferiore alle soglie stabilite, residenti in zone rurali o con trasporto pubblico insufficiente, possono ricevere 1.300 corone al mese per 36 mesi, cioè 46.800 corone complessive. Per i redditi più bassi si aggiungono 18.000 corone iniziali. Sono ammesse elettriche nuove e usate dal prezzo non superiore a 450.000 corone.

La Finlandia esenta le Bev dalla tassa di prima immatricolazione e applica una riduzione al valore imponibile delle auto aziendali. Nel biennio 2026-2027 opera anche una misura di rottamazione che può arrivare a 2.500 euro per l’acquisto di una nuova elettrica.

L’Islanda concede sovvenzioni comprese fra 400.000 e 900.000 corone islandesi per le elettriche immatricolate nel Paese.

Polonia e Paesi dell’est: incentivi importanti ma mercati fragili

La Polonia ha terminato il programma NaszEauto il 30 aprile 2026. La Romania attende ancora la piena definizione delle nuove allocazioni mentre alcune misure in Lituania sono subordinate ad approvazioni o aperture dei bandi. In Ungheria il sostegno da 5.500 a 10.500 euro era rivolto alle imprese e aveva una finestra limitata, conclusa nella primavera 2026. La Croazia arriva fino a 9.000 euro, ma indirizza il denaro a taxi, consegne e servizi di mobilità, non al comune automobilista privato.

I casi del Regno Unito e della Svizzera

Il Regno Unito ha reintrodotto un Electric Car Grant a due fasce. I modelli che soddisfano i criteri produttivi più severi ottengono fino a 3.750 sterline, il secondo livello vale 1.500 sterline. L’auto deve appartenere all’elenco approvato e la versione base della motorizzazione deve rientrare nel tetto di 37.000 sterline. Il compratore vede lo sconto direttamente sul prezzo, senza dover anticipare il contributo.

In Svizzera manca invece un bonus federale uniforme: le riduzioni sulla tassa automobilistica dipendono dai cantoni.

Carburanti, taglio di 17 centesimi sul diesel fino al 6 agosto: benzina esclusa

Alla fine il Governo interviene soltanto sul diesel. La benzina resta esclusa dal provvedimento, mentre sul gasolio verranno tolti 17 centesimi al litro, conteggiando sia le accise sia l’Iva. Il taglio durerà fino al 6 agosto e richiederà una spesa di circa 125 milioni di euro.

A chiarire i termini della misura è stato Giancarlo Giorgetti, dopo il Consiglio dei ministri:

“Il provvedimento fa sì che si preveda uno sconto sul gasolio, e solo sul gasolio, per un controvalore pari a 17 centesimi tra accise e Iva, fino al 6 agosto”

Cosa succederà dopo il 6 agosto

Non è ancora detto che tutto finisca in quella data. Il 4 agosto l’esecutivo farà nuovamente il punto sui prezzi e sul quadro internazionale, per stabilire se confermare l’intervento anche nei giorni successivi. Molto dipenderà da come si muoveranno le quotazioni e da ciò che comparirà, nel frattempo, sui tabelloni dei distributori.

“Valuteremo l’evoluzione della situazione, monitorando la situazione internazionale e i prezzi, per vedere cosa fare dopo il 6 agosto”

Nessun aumento delle accise sui tabacchi come ipotizzato nelle ore precedenti al Cdm, con l’opinione contraria sia di Forza Italia sia della Lega. Giorgetti ha chiuso il punto senza lasciare spazio a interpretazioni.

“Non siamo intervenuti sulle accise sui tabacchi”

Resta da capire se, oltre allo sconto deciso dal Governo, arriverà una mano anche dal mercato. Il prezzo del Brent ha iniziato a scendere e l’auspicio del ministro è che il calo finisca per riflettersi anche sui listini italiani, sebbene non in modo immediato.

“Oggi, ad esempio, il prezzo del Brent è in calo. La speranza è che questo si traduca tra qualche giorno anche in una diminuzione del prezzo alla pompa”

Quanto costano oggi benzina e diesel

Con questa decisione il Consiglio dei ministri prende posizione su un tema delicato come i rialzi alla pompa. Lunedì 27 luglio la media nazionale della benzina in modalità self-service si è attestata a 1,982 euro al litro, contro i 2,185 del gasolio. Per ritrovare un valore più elevato della verde bisogna tornare indietro all’ottobre del 2023 e nel caso del diesel fino al marzo del 2022.

La crescita rapida negli ultimi giorni ha gettato sia i conducenti che le associazioni di categoria nello sconforto. Rispetto a venerdì 24 luglio, quando la benzina si fermava a 1,968 euro al litro e il gasolio a 2,161, le quotazioni sono salite di 1,4 e 2,4 centesimi. Dopo i rialzi registrati fino a sabato, la corsa ha comunque cominciato a rallentare tra domenica e l’inizio della nuova settimana.

Hanno poco di cui sorridere gli utenti delle autostrade, dove la benzina self costa in media 2,071 euro al litro e il gasolio tocca i 2,255 euro. Riempire un serbatoio da 50 litri comporta dunque una spesa di circa 104 euro con la verde e quasi 113 euro scegliendo il gasolio.

Le differenze aumentano al servito. Negli impianti delle compagnie, la benzina oscilla mediamente tra 2,068 e 2,182 euro al litro, mentre il diesel si colloca tra 2,274 e 2,378 euro. Prezzi un po’ più contenuti nelle pompe bianche, dove le medie scendono rispettivamente a 2,034 euro per la benzina e a 2,248 euro per il gasolio. Anche con un distributore indipendente, insomma, la soglia dei due euro resta ormai ampiamente superata.

Meno tesa la situazione riguardante i carburanti alternativi. Il Gpl viene venduto mediamente tra 0,759 e 0,786 euro al litro negli impianti di marca, contro 0,749 euro delle pompe bianche. Il metano varia invece da 1,573 a 1,693 euro al chilogrammo, con una media di 1,607 euro presso gli operatori indipendenti. Intanto le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati hanno mostrato i primi segnali di arretramento, soprattutto sul diesel, dopo la sospensione delle ostilità tra Stati Uniti e Iran. Un movimento che potrebbe frenare nuovi rincari, ma che non cancella quelli già arrivati sui tabelloni.

Fiat, nuovi modelli in arrivo: tra citycar elettriche e SUV di medie dimensioni

Auto piccole, pratiche, economicamente accessibili, pensate per le persone. Saranno tante le novità che Fiat lancerà globalmente nel quadriennio fino al 2030, tutte multi-regionali e destinate a più mercati simultaneamente, con l’obiettivo di superare la storica dipendenza da un numero ristretto di modelli che ha reso il marchio vulnerabile nei momenti di calo di domanda su singole vetture.

Fiat è uno dei quattro marchi globali su cui Stellantis concentrerà la quota maggiore di risorse nel piano FaSTLAne 2030, insieme a Jeep, Peugeot e Ram. Il peso specifico di questa scelta non va sottovalutato: significa che Torino non è un capitolo da chiudere ma da riscrivere, con investimenti reali e una roadmap dettagliata.

L’arrivo dell’E-Car

Il progetto più atteso è la E-Car. La futura citycar Fiat dovrebbe essere presentata al Salone di Parigi del 2026, mentre la produzione dovrebbe partire nel 2028 nello stabilimento di Pomigliano d’Arco. In linea con l’idea delle compatte Made in Europe, dovrebbe costare meno di 15.000 euro.

È una cifra che, se confermata, la posiziona come l’elettrica di massa più accessibile mai prodotta in Italia, e probabilmente tra le meno care in Europa. Questo grazie alla scelta politica dell’Unione europea di puntare su risorse interne per costruire una nuova generazione di vetture compatte ed elettriche nate per la città, in grado di aiutare la mobilità delle metropoli e supportare l’economia interna dell’automotive con inventivi e vantaggi fiscali.

Il modello gemello sarà la Citroen 2CV elettrica, un’accoppiata che richiama alla memoria la stagione degli anni Settanta e Ottanta, quando i due marchi vivevano in mondi opposti ma condividevano lo stesso spazio sociale nei parcheggi europei.

Olivier François ha tenuto a precisare che il design della piccola elettrica da città non è ancora stato definito, e che le proporzioni apparse nelle slide del piano FaSTLAne non rappresentano necessariamente la forma definitiva della vettura. Per anticiparne la direzione stilistica, Stellantis ha comunque mostrato durante la Milano Design Week il concept Ippo, dalle linee squadrate ma addolcite da elementi tondeggianti che evocano chiaramente la Panda.

La scelta di Pomigliano d’Arco è complice di un legame con uno stabilimento che negli ultimi anni ha vissuto momenti di incertezza, e la E-Car rappresenta per il sito campano un investimento di lungo periodo che va ben oltre il singolo modello.

La Quattrolino

Il Quattrolino è il nuovo microveicolo elettrico ultracompatto destinato alla mobilità metropolitana a corto raggio. Il nome evoca la continuità del marchio, richiamando la Topolino, ma il concept guarda avanti: è un’auto pensata per sopravvivere e prosperare nei centri urbani più congestionati sfruttando l’abitabilità di quattro posti.

Dovrebbe rievocare lo stile della Fiat 600 Multipla e inserirsi nel filone aperto dalla Topolino, ma con una maggiore abitabilità interna: quattro posti, quindi, in uno spazio contenuto.

Non è la prima volta che Fiat prova a reinventare la multi-abitabilità in formato compatto: la Multipla originale degli anni Novanta è rimasta nella memoria collettiva più per la sua originalità radicale che per i volumi di vendita, ma il contesto oggi è diverso. Le città europee stringono sempre di più le maglie per le auto di grandi dimensioni, e un quattro posti elettrico con ingombro ridotto ha argomenti che dieci anni fa non avrebbe avuto.

Va detto che il nome definitivo non è ancora stato scelto: il responsabile del brand Fiat oscilla tra Quattrolino e Multiplina, quest’ultimo nome usato in alcune presentazioni recenti. Qualunque sarà il nome finale, il modello debutterà al Salone di Parigi 2026 insieme alla E-Car.

I Grizzly

La novità più vicina del piano è il Fiat Grizzly, il cui nome ha trovato conferma dopo mesi di indiscrezioni. Non uno ma due modelli, entrambi basati sulla piattaforma Smart Car della Grande Panda: una versione alta con linee da SUV tradizionale, e una seconda variante dalla carrozzeria SUV-fastback con coda spiovente e linea più sportiva.

I due Grizzly sono SUV di segmento C con una lunghezza intorno ai 4,4 metri, ovvero il segmento più competitivo del mercato europeo. La piattaforma condivisa con Grande Panda, Opel Grandland e Citroen C5 Aircross permette economie di scala significative, che Fiat intende trasformare in un vantaggio di prezzo rispetto ai concorrenti premium.

Debutteranno alla Fiera di Versailles e sono eredi spirituali della 500X, destinati ad aggredire il segmento C-SUV con prezzi concorrenziali. Le motorizzazioni previste includono mild hybrid ed elettrico, seguendo la logica multi-energia che caratterizza tutta la piattaforma Smart Car. Per Fiat è un salto dimensionale significativo: finora il marchio non ha mai avuto una presenza strutturata nel segmento C-SUV, e il Grizzly colma un vuoto di gamma che i clienti famiglie avvertivano da tempo.

Niente Panda al momento

La domanda che molti si pongono quando si parla del futuro di Fiat è una sola: e la Panda? La risposta che emerge dal piano FaSTLAne 2030 è chiara ma non completamente soddisfacente per chi aspetta una nuova generazione nell’immediato. Stellantis ha confermato che l’attuale Fiat Panda resterà sulle linee produttive almeno fino al 2030, sfruttando la motorizzazione ibrida che continua a renderla l’auto più venduta in Italia.

Questo non significa che non ci sia un futuro per il modello: nel piano verso il 2030 sono state confermate le nuove generazioni della 500 e della Pandina, con la 500 ancora assegnata a Mirafiori e la Pandina che segue un percorso parallelo. Ma i tempi non coincidono con l’attesa di chi sperava in un annuncio ravvicinato.

La scelta di non affrettare la nuova Panda e di continuare a vendere quella attuale ha una logica industriale. Fiat preferisce concentrare le risorse sui modelli che aprono nuovi segmenti piuttosto che su quelli che rinnovano mercati già consolidati. E in un quadriennio in cui si lanciano tredici novità globali, ogni decisione di tempistica ha un peso specifico.

Detto questo, il nodo della Panda è anche emotivo: è l’auto che ha tenuto Fiat in piedi in certi momenti difficili, è quella che ogni anno vince le classifiche di immatricolazione in Italia, è quella che molti italiani hanno in testa quando pensano a una macchina italiana. Il piano fino al 2030 la conserva e la aggiorna, ma la grande rivoluzione di prodotto (se e quando arriverà) è ancora fuori dall’orizzonte visibile.

Il trucco dei topi, nuova trovata dei ladri per rubare le auto

Un topo morto sarebbe l’ultimo diversivo escogitato dai ladri per obbligare l’automobilista a fermarsi e portargli via la vettura. Su TikTok circolano con insistenza video sul metodo a quanto pare diffuso lungo l’Asse Mediano, fra Napoli e Caserta, ma le denunce affidate ai social lasciano il tempo che trovano rispetto a quelle ufficiali, presentate in commissariato. E, finora, alle Forze dell’Ordine non risulta nulla.

Che cosa raccontano i video

Spinti dal caldo di queste giornate estive, diversi automobilisti tengono il finestrino abbassato mentre guidano. Ed è qui che scatterebbe il piano dei malviventi, pronti a gettare all’interno delle vetture un topo morto. Presi dal panico, i conducenti scenderebbero senza pensare alle chiavi o al motore rimasto acceso, vedendosi portare via il mezzo.

Tarda a quadrare però la parte prima del furto: centrare il finestrino di una macchina in movimento, soprattutto su una strada veloce, è tutto fuorché facile. In assenza di testimonianze verificabili delle vittime, il caso rimane sospeso fra un allarme credibile e una voce ingigantita dalle condivisioni.

Come detto, i fatti sarebbero accaduti sull’Asse Mediano, ma il presunto stratagemma non è una novità assoluta. Infatti, vicende simili erano arrivate nel 2018 da San Giovanni a Teduccio e Barra e sette anni dopo il topo nell’abitacolo è ricomparso sui giornali, prima di tornare virale in questi giorni.

Non è dato conoscere al momento se dietro ci siano episodi reali o se sia tutta una montatura, alimentata dalle fitte condivisioni sui social: senza denunce è impossibile stabilirlo.

La fretta è la prima nemica

Con un animale morto vicino ai piedi verrebbe naturale inchiodare e scendere al volo, ma su una strada veloce una reazione del genere rischia di causare un incidente e, in presenza di ladri nelle vicinanze, lascerebbe loro la macchina pronta. Meglio rallentare e chiudere i finestrini, continuando fino a un distributore o a un’altra zona frequentata.

In altre situazioni meno surreali tornano utili gli stessi suggerimenti. Ad esempio, un sasso contro la carrozzeria può dare il là alla truffa dello specchietto, mentre una gomma sgonfiata nel parcheggio costringe la vittima a fermarsi poco dopo.

Anche la persona che indica delle monete cadute accanto alla portiera cerca spesso soltanto una distrazione, affinché il complice apra l’altro sportello e raccolga borsa o telefono.

Arrivati lì, il consiglio è di spegnere il motore e di mettersi le chiavi prima di aprire la portiera. Qualora compaiano nei dintorni persone o mezzi sospetti, si rimane dentro con le sicure inserite e si chiama il 112, indicando posizione e direzione di marcia, oltre a targa e modello di veicoli sospetti. E in caso di roditore morto all’interno del veicolo, andrebbe rimosso con guanti o da personale attrezzato, evitando il contatto diretto.

La storia dell’Asse Mediano contiene due avvertimenti. Se il copione raccontato nei video si verificasse davvero, scendere lasciando le chiavi nel quadro consegnerebbe l’auto a chi aspetta di approfittarne. Ma la prudenza serve anche prima di premere il tasto “condividi”: la diffusione di una storia non equivale alla sua conferma. Senza una denuncia dettagliata, quello dei topi nell’abitacolo resta un allarme da verificare, non una tecnica criminale accertata.

Strade Sicure, il nuovo portale per verificare gli airbag Takata

Quando un airbag entra in funzione, l’incidente è già avvenuto e all’automobilista rimane ben poco da fare. Il dispositivo chiamato a proteggerlo può, inoltre, nascondere un pericolo se appartiene ad alcune serie prodotte da Takata. Per riportare l’attenzione su richiami iniziati da anni, Codacons, Adusbef e Assoutt hanno lanciato Strade Sicure, campagna accompagnata dal nuovo PortaleSicurezzaStradale.it e sostenuta da Stellantis. Il portale nasce proprio al fine di aiutare subito il proprietario a capire se la propria vettura rientri fra quelle da riportare in officina.

Il progetto mette insieme indicazioni sulla prevenzione, suggerimenti pratici e un decalogo dedicato ai comportamenti da seguire sulla strada. Le informazioni arrivano da ACI, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Safety Gate dell’Unione europea e produttori automobilistici.

L’obiettivo non è quindi limitarsi alle regole di guida, ma ricordare che la sicurezza dipende anche dalle condizioni del mezzo. Le tre associazioni presentano così il nuovo servizio:

“Ecco un nuovo strumento per i cittadini e la loro sicurezza sulle strade verso la quale non bisogna mai abbassare l’attenzione”

Un milione di auto ancora da controllare

Il richiamo degli airbag Takata occupa inevitabilmente uno spazio importante: in Italia le campagne avviate dalle varie Case hanno interessato circa quattro milioni di veicoli, ma sulle strade ne circolano ancora 1,25 milioni equipaggiati con questi dispositivi. Il numero non coincide automaticamente con altrettante auto pericolose, ma è necessaria una verifica accurata del mezzo.

Il problema riguarda il sistema che gonfia il cuscino: con il passare del tempo, l’umidità elevata e gli sbalzi di temperatura possono deteriorare il propellente. In caso di attivazione, la pressione rischia di rompere l’involucro del gonfiatore, proiettando frammenti metallici nell’abitacolo. L’airbag, anziché limitare le conseguenze dell’urto, aggiungerebbe così un’ulteriore fonte di lesioni per conducente e passeggero. Le associazioni non usano mezzi termini:

“Questi airbag sono potenzialmente molto pericolosi per la sicurezza degli automobilisti”

Come verificare il numero di telaio

Il primo passo consiste nel recuperare il VIN, codice di 17 caratteri che identifica il veicolo, presente sulla carta di circolazione e, su molti modelli, alla base del parabrezza. Inserendolo nel servizio predisposto dal costruttore è possibile sapere se la vettura rientri nella campagna e quali istruzioni seguire. Una lettera mai arrivata non garantisce infatti che l’auto sia esclusa: dopo parecchi anni potrebbe aver cambiato proprietario o indirizzo.

Se il controllo dà esito positivo, bisogna contattare la rete ufficiale e prenotare l’intervento. Nessun conto da pagare per il proprietario, come ricordano Codacons, Adusbef e Assoutt:

“La sostituzione degli airbag richiamati è sempre gratuita”

Stellantis sostiene la campagna dopo aver portato avanti una comunicazione specifica sui richiami Takata dei propri marchi. Raggiungere tutti gli interessati rimane complicato: le vetture infatti possono essere state vendute più volte, esportate oppure sottoposte a manutenzione fuori dalla rete ufficiale. Il portale prova a colmare la distanza fra una comunicazione inviata anni fa e chi guida oggi quella determinata automobile.

L’assenza di spie accese non dice nulla sullo stato del gonfiatore, perché il deterioramento può rimanere invisibile fino all’apertura dell’airbag: rimandare i controlli significa continuare a usare un componente sul quale il ministero dei Trasporti ha rinnovato un invito urgente alla verifica e alla sostituzione.

Prezzi carburanti, arriva l’app del ministero per trovare i più bassi

Sarà capitato almeno una volta a qualsiasi automobilista di fare rifornimento e di scoprire, pochi chilometri dopo, un distributore più economico. Per evitare brutte sorprese, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha lanciato Osservaprezzi Carburanti, App gratuita disponibile dal 20 luglio sugli smartphone iOS e Android.

D’ora in poi gli utenti potranno avere un prospetto chiaro e dettagliato sui prezzi di benzina o gasolio in un dato impianto. A dire il vero, il servizio esisteva già nella versione desktop, ma l’approdo sugli smartphone di nuova generazione favorisce la consultazione, il meccanismo promette di essere “a prova di boomer”: una volta scelta la Regione, compare una mappa dei distributori presenti nella zona e toccando il simbolo dell’impianto si accede ai prezzi comunicati al Ministero.

Come funziona l’app

In presenza del self-service viene data precedenza a quel prezzo, generalmente inferiore rispetto al servito. A fare da riferimento c’è la media regionale della giornata, utile a capire se la cifra richiesta sia sopra o sotto il livello del territorio.

Fin qui tutto semplice, anche se chi sperava in una graduatoria pronta degli impianti più economici dovrà ricredersi: i prezzi non compaiono direttamente sulla mappa e il confronto richiede di entrare e uscire dalle varie schede.

Nemmeno l’aggiornamento avviene in automatico attraverso le colonnine. I valori arrivano dai gestori, obbligati dalla legge a comunicare al ministero le tariffe praticate. Prima di cambiare strada per inseguire un prezzo allettante, conviene allora controllare la data indicata nell’app: se risale a qualche giorno prima, il cartello trovato all’arrivo potrebbe raccontare una storia diversa.

Le critiche di Codacons e Consumatori

Il Codacons boccia il debutto e punta il dito contro l’impossibilità di vedere subito quale distributore applichi il prezzo migliore:

“Il primo e più grave problema è che è del tutto sprovvista di un confronto diretto tra i prezzi praticati dai distributori sul territorio”

Durante la prova dell’associazione sono comparsi anche listini risalenti a diversi giorni prima, in alcuni casi addirittura a giugno. La data dell’ultima comunicazione viene mostrata in caratteri poco evidenti, sebbene sia fondamentale per capire se il prezzo trovato nell’app corrisponda ancora a quello esposto alla pompa.

Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, esprime un giudizio altrettanto duro:

“Così non serve. L’app Osservaprezzi Carburanti del Mimit va modificata”

L’associazione critica soprattutto il modo in cui vengono presentati i risultati:

“Inoltre, il prezzo non è in ordine crescente, ma sparso”

Secondo l’Unc, all’apertura dovrebbero comparire automaticamente i tre o cinque distributori più convenienti, scelti in base alla posizione del telefono e al carburante selezionato. Il raggio della ricerca, ora limitato a 10 chilometri, dovrebbe inoltre raggiungere quota 30. Poco utile anche la media regionale: all’automobilista interessa principalmente il confronto fra le pompe presenti nei dintorni o lungo il tragitto.

Il Mimit insiste soprattutto sull’utilità pratica del servizio:

“Attraverso l’App, i consumatori potranno individuare il distributore più vicino oppure confrontare i prezzi per scegliere quello più conveniente”

Il debutto viene comunque trattato come una fase di prova e il Ministero attende segnalazioni su dati e funzioni. Qualche ritocco, dunque, sembra già messo in conto, nel frattempo all’automobilista rimane la parte meno comoda: aprire le schede una alla volta e verificare quando il gestore abbia aggiornato la tariffa. Solo allora saprà se valga davvero la pena cambiare strada.