“Mi annoiavo”, impenna davanti alla volante e viene arrestato

Sono quasi le quattro di notte e una volante del Commissariato Bonola passa in viale Monte Ceneri, a Milano. Gli agenti incrociano una Suzuki GSX 1000 e il motociclista, appena li vede, apre il gas e impenna mentre si dirige verso la periferia. La volante inverte la marcia mettendosi alla caccia dell’indomito pilota, un uomo di 46 anni, che in quei cinque minuti di tentata fuga attraversa incroci con il rosso e imbocca strade contromano.

Alla fine gli agenti gli chiederanno spiegazioni sul suo comportamento e la risposta, almeno secondo quanto riferito, supera ogni immaginazione: “Mi stavo annoiando”. Un modo piuttosto evidente per farsi notare.

Prima di arrivare a quella risposta, però, gli agenti devono fermare la Suzuki e convincere il motociclista a lasciarla. Il 46enne rimane inizialmente in sella e sembra avere poca voglia di collaborare, salvo ripensarci dopo alcuni istanti. Scende, consegna le chiavi e per lui comincia un tipo di serata molto diverso da quello immaginato aprendo il gas in viale Monte Ceneri.

La noia, inoltre, non è la prima spiegazione offerta alla Polizia: l’uomo dice di avere bevuto e viene sottoposto all’alcol test, ma il risultato è negativo. Tolto di mezzo l’alcol, rimane dunque la voglia di divertirsi raccontata dal motociclista, insieme a semafori ignorati e strade percorse contromano su una Suzuki da mille centimetri cubi.

Un coltello nel borsello

Iniziano i controlli e a quel punto la situazione precipita, perché dal borsello salta fuori un coltello, consegnato dallo stesso motociclista alla Polizia. Una verifica sul suo conto porta alla luce anche diversi precedenti e per il 46enne scatta l’arresto, oltre alla denuncia per porto abusivo di arma bianca. Lui lascia viale Monte Ceneri con gli agenti, e a farne le spese è anche la Suzuki, messa sotto sequestro.

Cinque minuti prima l’uomo stava cercando qualcosa con cui vincere la noia, cinque minuti dopo si ritrova a piedi e con una faccenda giudiziaria da affrontare. L’idea di divertirsi gli è costata parecchio, e il conto potrebbe diventare ancora più pesante in tribunale.

Cosa stabilisce il nuovo Codice della Strada

Ad aggravare la sua posizione provvede il modo scelto per sottrarsi al controllo. Tirare dritto davanti all’alt della Polizia costituisce una violazione, ma il nuovo comma 7-bis dell’articolo 192 del Codice della Strada riguarda i casi nei quali la fuga mette concretamente in pericolo le altre persone. Il ministero dell’Interno ha spiegato la differenza attraverso alcuni esempi e sembrano quasi la cronaca di questa vicenda.

La norma, entrata in vigore nel 2026, prevede la reclusione da sei mesi a cinque anni. In caso di condanna, il giudice può disporre la sospensione della patente per un periodo compreso tra uno e due anni, oltre alla confisca del veicolo, salvo appartenga a una terza persona.

Spetterà naturalmente agli inquirenti ricostruire con precisione la corsa e alla giustizia stabilire le responsabilità del 46enne. Pur di uscire dalla monotonia l’uomo ha messo in serie manovre capaci di mettere in pericolo anche persone completamente estranee alla sua noia. Difficile dire se si sia divertito, di sicuro è riuscito a movimentare la notte.

Esodo estivo 21 agosto, bollino rosso: dove aumenta il traffico nel weekend

Il problema del traffico potrebbe complicare i piani ancora una volta sulle nostre strade. I ritardi nella tabella di marcia rischiano di verificarsi già nel pomeriggio di oggi, venerdì 21 agosto, con il bollino rosso prossimo a scattare. Sebbene in questo caso saranno i rientri dalle vacanze a pesare principalmente, qualcuno approfitterà dell’ultimo weekend per godersi delle piacevoli giornate al mare o in montagna.

Le previsioni del traffico

Almeno tutto dovrebbe filare liscio nel corso dell’intera mattinata, dato il bollino giallo, ma le previsioni non lasciano pensare a nulla di buono dopo pranzo. Tanto i ritorni dalle ferie quanto le partenze in vista del weekend aumenteranno a vista d’occhio fra le 13 e le 19, col rischio di ritrovarsi tutti insieme nei punti più trafficati. Toccherà arrivare a sera per assistere a un miglioramento, sempre che un incidente o qualche altro imprevisto non rovini le previsioni.

I disagi maggiori riguarderanno le strade percorse nei rientri alle grandi città. Sulla A1 saranno interessati i tratti compresi tra Napoli, Roma, Firenze e Milano, mentre lungo il versante adriatico bisognerà prestare attenzione alla A14. Occhi puntati anche sulla A4 nel Nord Italia e sulla A2 Autostrada del Mediterraneo, dove cominceranno a risalire le auto provenienti dalla Calabria e dalla Campania. Naturalmente basterà un incidente o un veicolo fermo per peggiorare una situazione già poco piacevole.

Chi pensava di evitare i problemi rinviando la partenza a domani rischia di rimanere deluso. Sabato 22 agosto il bollino rosso scatterà già al mattino, quando sulle strade si riverseranno gli ultimi vacanzieri insieme a coloro che ha scelto di trascorrere fuori soltanto due giorni. Nel pomeriggio il colore passerà al giallo e la situazione dovrebbe migliorare, pur rimanendo piuttosto movimentata fino alla sera.

Domenica 23 agosto accadrà più o meno il contrario. La prima parte della giornata sarà contrassegnata dal bollino giallo, poi nel pomeriggio tornerà quello rosso e a quel punto quasi tutti viaggeranno nella stessa direzione, lasciandosi alle spalle le località turistiche dirigendosi verso casa. I disagi proseguiranno pure nella mattinata di lunedì 24 agosto e soltanto nel pomeriggio il traffico dovrebbe cominciare a diminuire.

Una buona notizia comunque c’è: Viabilità Italia non ha indicato nessuna fascia da bollino nero. Il livello più alto di criticità era stato raggiunto nelle prime settimane di agosto, quando milioni di italiani erano partiti nello stesso momento. Adesso il calendario appare meno preoccupante, ma il controesodo continua a mettere parecchie auto sulle principali arterie del Paese.

I divieti dei camion

Nel tentativo di alleggerire almeno in parte la circolazione, durante il fine settimana entreranno in vigore le limitazioni per i mezzi destinati al trasporto di merci con massa superiore a 7,5 tonnellate: sabato camion e tir dovranno fermarsi dalle 8 alle 16, mentre domenica il divieto sarà valido dalle 7 alle 22, fatte salve le eccezioni previste dalla normativa.

Prima di chiudere il bagagliaio e mettersi in marcia conviene dare un’occhiata alle condizioni effettive del percorso. Il calendario dei bollini può aiutare a scegliere l’orario, ma non è in grado di prevedere quello che succederà davvero su ogni tratto. Gli aggiornamenti possono essere consultati attraverso il CCISS, i servizi di Autostrade per l’Italia e l’app VAI di Anas. Meglio perdere qualche minuto a casa che trascorrere un’ora in più davanti allo stesso casello.

Targhe polacche, fine del trucchetto RC Auto per le vetture straniere

Sei fermo col semaforo rosso a Napoli, quando a un certo punto leggi la sigla PL sulla vettura che hai davanti. “Sarà un turista. Avrà fatto un sacco di strada per venire fin qui”, pensi fra te e te, ma quello stesso conducente potrebbe non aver visto Varsavia neppure in cartolina, limitandosi soltanto ad avere la targa polacca.

Il fenomeno, ormai diventato una pratica diffusa nel capoluogo campano, ha un nome tecnico – esterovestizione – e ha iniziato a creare non pochi disagi alle compagnie assicurative e agli altri guidatori. Per aggirare il costo della polizza Rc a Napoli, tra le più alte in Italia, qualcuno ha cancellato il veicolo dai registri italiani e lo ha fatto reimmatricolare a nome di una società estera, prima di riprenderlo a noleggio. La vettura rimane al suo posto e la spesa si alleggerisce parecchio, ma il Governo vuole mettere la parola fine alla pratica.

Il primo intervento

Un primo intervento risale allo scorso 25 maggio. Da allora, chi iscrive un mezzo al Reve deve versare anche l’Imposta Provinciale di Trascrizione, allo stesso modo di un normale passaggio di proprietà. Introdotto nel 2022, il registro accoglie i veicoli immatricolati all’estero utilizzati in Italia per più di 30 giorni da persone residenti nel nostro Paese. Da sola, però, l’iscrizione non ha eliminato la convenienza: bollo e assicurazione potevano continuare a essere pagati nello Stato indicato sulla targa.

Ad avere i giorni contati è il vantaggio principale. Il testo-base del nuovo Codice della Strada lega l’iscrizione al Reve a una polizza stipulata con una compagnia italiana, o quantomeno autorizzata a operare lungo lo Stivale. Per farla semplice, l’automobilista potrebbe pure tenersi la sigla della Polonia, a patto di assicurare il mezzo nella nostra penisola ed ecco allora che l’intero espediente assomiglierebbe a una fatica inutile. Tanto varrebbe giocare a carte scoperte.

La misura non è ancora definitiva. Fino al 13 settembre le associazioni di settore potranno esaminare il testo e presentare le proprie osservazioni, dopodiché toccherà ai ministeri dell’Interno e dei Trasporti decidere come procedere. Servirà dunque ancora qualche mese prima di conoscere la versione finale e la data dalla quale scatteranno le nuove regole.

Controlli intensificati

Qualcosa, nel frattempo, si è già mosso sul fronte dei controlli: lo scorso 13 agosto il ministero dell’Interno ha comunicato alle Forze dell’Ordine la possibilità di consultare i portali del Governo polacco. Quando una pattuglia ferma un’auto con la sigla PL, può verificare direttamente la carta di circolazione, la copertura assicurativa e la patente del conducente. I documenti mostrati al posto di blocco vengono confrontati con quanto risulta nei registri di Varsavia.

Prima, per ottenere le stesse informazioni, occorreva rivolgersi alle autorità locali e aspettare una risposta, non proprio il massimo durante un controllo su strada, mentre adesso capisci in pochi minuti se l’assicurazione esiste davvero o se quel pezzo di carta racconta un’altra storia.

Nessuno, naturalmente, impedirà a un turista polacco di circolare sulle nostre strade con la propria auto. Nel mirino ci sono i mezzi partiti per la Polonia soltanto nei documenti, quelli che, dopo aver cambiato targa e proprietario, sono tornati nella stessa città e magari nello stesso parcheggio dal quale non si erano mai mossi.

Dove mettere il supporto per lo smartphone in auto senza ridurre visibilità e sicurezza

Qual è il punto più sicuro dell’abitacolo per fissare lo smartphone senza trasformare il navigatore in un ostacolo? Nella maggior parte delle auto funziona bene una collocazione centrale, alta ma interamente sotto il bordo del parabrezza, ottenuta tramite una bocchetta robusta oppure con un attacco corto sulla plancia.

Cambiano però l’altezza del conducente, la forma del cruscotto, l’inclinazione del vetro, la disposizione dei comandi e le zone di apertura degli airbag. In tutti i casi lo schermo deve trovarsi abbastanza vicino alla linea degli occhi da richiedere soltanto un rapido colpo d’occhio, senza coprire strada, specchi, strumentazione o comandi. A questa condizione se ne aggiungono altre quattro: fissaggio saldo, assenza di riflessi, cavo disposto fuori dall’area di manovra e nessuna interferenza con i sistemi di ritenuta.

Cosa prescrive il Codice della Strada

Il Codice della Strada non indica una misura in centimetri, non impone il montaggio sulla bocchetta e non assegna al cellulare un angolo obbligatorio del parabrezza. L’articolo 173 del Codice della Strada vieta durante la marcia l’uso di smartphone, tablet, computer portatili e apparecchi analoghi quando comporta, anche per poco tempo, l’allontanamento delle mani dal volante. Restano ammessi vivavoce e auricolare se funzionano senza impiego delle mani e il conducente conserva un’adeguata capacità uditiva da entrambe le orecchie.

Il portacellulare è consentito, ma non concede il diritto di digitare, scrivere messaggi, scorrere notifiche o cambiare schermata mentre il veicolo procede. Se l’automobilista toglie una mano dal volante per interagire con il cellulare, la condotta può rientrare nel divieto dell’articolo 173. Quando l’attenzione viene assorbita dallo schermo entra in gioco anche il dovere generale di mantenere il controllo del mezzo.

L’articolo 141 chiede infatti al conducente di restare in condizione di eseguire ogni manovra di sicurezza e di arrestare il veicolo entro il proprio campo visivo. Il quadro normativo non contiene una multa denominata “supporto montato nel punto sbagliato”. Un’installazione che limita la visuale, ostacola i movimenti o contribuisce a una guida non controllata può però essere valutata dagli agenti alla luce delle regole applicabili al caso concreto.

Anche l’articolo 169 tutela la libertà di movimento di chi guida mentre l’articolo 164 stabilisce per la sistemazione del carico il criterio generale di non diminuire la visibilità né impedire le manovre.

Quanto costa usare il cellulare mentre si guida

Dopo la legge 177 del 2024 il trattamento sanzionatorio è diventato molto più severo. Alla prima violazione dell’articolo 173 si applicano una multa da 250 a 1.000 euro, la sottrazione di 5 punti, la sospensione della patente da 15 giorni a 2 mesi. Se lo stesso conducente ricade nell’infrazione entro due anni, la somma sale da 350 a 1.400 euro, i punti decurtati diventano 10 e la sospensione va da uno a tre mesi.

Per chi possiede meno di 20 punti opera pure la sospensione breve: sette giorni con un saldo compreso fra 10 e 19 punti, 15 giorni quando ne restano meno di 10. La durata raddoppia se dalla violazione deriva un incidente. Nel caso dell’uso del cellulare, questo periodo si aggiunge alla sospensione prevista dall’articolo 173.

La posizione migliore sulla plancia o sulla bocchetta

In un abitacolo tradizionale il miglior compromesso si trova sulla bocchetta centrale più vicina al guidatore oppure sulla parte alta della plancia, appena sotto la base del parabrezza. Il cellulare rimane fuori dal vetro, l’occhio compie un movimento contenuto e il guidatore continua a percepire con la visione periferica ciò che accade davanti. Se il dispositivo copre il tasto delle luci di emergenza, i comandi del climatizzatore o una parte del quadro strumenti, la collocazione va però scartata.

Un aggancio alla bocchetta merita la preferenza quando le lamelle sono orizzontali e dotate di un punto di presa profondo. Le pinze che si serrano dietro la griglia tendono a essere più stabili dei piccoli ganci a semplice pressione. Sulle bocchette tonde, verticali o molto sottili il peso di uno smartphone grande può far ruotare l’insieme e orientare il display verso il basso.

Resta la questione della temperatura. Un flusso caldo diretto sul retro del cellulare, soprattutto durante la ricarica, favorisce il surriscaldamento. L’aria molto fredda può generare condensa quando il dispositivo viene portato in un ambiente umido e caldo.

Supporto vicino agli occhi sul parabrezza

La ventosa consente di avvicinare lo schermo al campo dello sguardo. Proprio questa vicinanza è il suo punto di forza. Lo svantaggio è altrettanto evidente: cellulare, morsetto e braccio occupano una parte del vetro e creano una zona nella quale un pedone o un ciclista possono sparire per alcuni istanti.

Il centro del parabrezza è quasi sempre la scelta peggiore. Una ventosa alta vicino allo specchietto invade la visione anteriore e coprire sensori o telecamere. Un montaggio troppo distante dal guidatore rende scomoda la lettura. Neanche l’angolo inferiore sinistro è sempre la scelta migliore. Su alcune vetture il dispositivo si sovrappone visivamente al montante A e ne allarga l’angolo cieco, proprio nella zona in cui può comparire un utente vulnerabile durante una svolta. Su altre auto un supporto molto basso e compatto vicino alla plancia sottrae invece meno campo visivo rispetto alle alternative.

La verifica deve essere eseguita dal posto di guida, dopo avere regolato sedile e volante. Chiudendo prima un occhio e poi l’altro, il conducente può controllare se il cellulare nasconde aree diverse della strada. La prova dovrebbe comprendere attraversamenti pedonali, accessi laterali e traiettoria nelle svolte.

La soluzione del cruscotto

Un supporto fissato alla plancia può imitare la collocazione dei display integrati più moderni. L’attacco corto limita le oscillazioni, il parabrezza resta libero e il percorso del cavo è più ordinato. La superficie deve però offrire un’adesione affidabile. Materiali morbidi e curvature pronunciate non lavorano bene con ogni biadesivo.

Prima di applicare un adesivo permanente conviene consultare sia le istruzioni del supporto sia quelle dell’auto, lasciando da parte prodotti che possano rovinare il rivestimento. La plancia del passeggero non è poi uno spazio libero. Dietro il rivestimento può aprirsi l’airbag frontale, mentre altri cuscini si trovano nei montanti, nel volante, lungo il tetto o ai lati dei sedili.

L’attacco allo specchietto interno porta il cellulare vicino agli occhi, ma somma più difetti che vantaggi. Restringe la visione posteriore e crea un ingombro nella parte alta del parabrezza. Un cavo sospeso aggiunge un elemento mobile davanti al conducente. Salvo configurazioni particolari, conviene orientarsi altrove.

Il supporto da portabicchieri offre una base robusta e non lascia segni. Nella gran parte delle auto, però, il vano si trova dietro la leva del cambio o molto al di sotto della linea visiva. La consultazione della mappa richiede così un abbassamento del capo che è incompatibile con l’obiettivo di sorvegliare la strada.

I modelli inseriti nella presa da 12 volt presentano lo stesso limite. La ricarica integrata è comoda, ma la posizione dipende dall’architettura della console. Quando la presa è bassa, il vantaggio elettrico non compensa la distrazione visiva.

Un aggancio nella fessura del lettore CD può offrire stabilità e altezza. Va eliminato dalla lista se nasconde lo schermo originale, le bocchette, le quattro frecce o i comandi del climatizzatore. Sono sconsigliabili anche il piantone dello sterzo e l’area davanti al quadro strumenti. Velocità, spie rosse, indicatori Adas e segnalazioni di guasto devono rimanere leggibili.

L’avanzata cinese non si ferma, Geely aggira i dazi grazie alle fabbriche Volvo

La crescita delle auto cinesi in Europa continua. I tentativi di arginare la diffusione delle vetture in arrivo dalla Cina hanno portato alcuni costruttori ad adottare nuove strategie, arrivando ad annullare l’effetto dei dazi e di altre misure di contrasto. Una nuova conferma in tal senso arriva da Geely che ha “risolto” il problema dei dazi puntando sulle fabbriche europee di Volvo.

Una nuova strategia

A chiarire i piani di Geely è stato An Conghui, nuovo presidente dell’azienda che ha raccolto il testimone dal fondatore, Li Shufu, rimasto alla guida di Geely Holding Group. In occasione della presentazione dei risultati del primo semestre del 2026, il nuovo presidente ha chiarito quale sarà la nuova mossa con cui l’azienda punterà a conquistare il mercato del vecchio continente.

A partire dal 2028, infatti, gli stabilimenti Volvo diventeranno un hub di riferimento per la produzione di vetture di fascia alta del Gruppo. In particolare, la Casa punterà su due impianti, uno in Svezia e uno in Belgio, oltre alla Gigafactory, in costruzione in Slovacchia. In questo modo, Geely potrà contare su tre impianti attivi sul mercato europeo e in grado di ospitare la produzione di modelli e componenti, senza la necessità di trasportare le vetture dalla Cina.

Il focus sarà il segmento premium. Oltre ai modelli della stessa Volvo, gli impianti produrranno, probabilmente, anche modelli Zeekr e Lynk & Co. In particolare, secondo quanto rivelato da Car News China, Geely potrebbe realizzare i crossover Zeekr 8X, Zeekr 9X e il Lynk & Co 900. Queste vetture entreranno in concorrenza diretta con i vari modelli premium del mercato europeo e, in particolare, con le proposte delle Case costruttrici tedesche.

Ricordiamo che Geely ha in programma il lancio di 6 nuovi modelli entro fine 2026 sul mercato.

Un’alleanza con Ford

L’uso delle fabbriche Volvo è solo una parte (molto importante) della strategia di crescita di Geely che sta lavorando a una nuova partnership con Ford. Grazie a quest’alleanza, l’azienda cinese potrà utilizzare gli impianti di quella americana attualmente attivi in Spagna, incrementando ulteriormente la quota di vetture prodotte direttamente in Europa.

Ci troviamo di fronte, quindi, a un piano di espansione molto ambizioso e, senza dubbio, studiato nei minimi dettagli. Per aggirare dazi e qualsiasi altro tipo di ostacolo che l’UE potrebbe implementare per contrastare l’espansione delle auto cinesi, Geely punta a creare una rete produttiva radicata sul territorio.

Si tratta di una strategia adottata anche da altre Case cinesi, come BYD che ha avviato la produzione direttamente in Europa, e che può rappresentare un problema, non di poco conto, per i costruttori Ue, alle prese con una concorrenza sempre più agguerrita e ambiziosa.

Per quanto riguarda l’economia europea, invece, la notizia ha una doppia chiave di lettura. Spostare la produzione dalla Cina, infatti, può creare un indotto non trascurabile, contribuendo alla crescita del settore automotive continentale, in un contesto di mercato sempre più complicato e ricco di concorrenti.

Staremo a vedere quali saranno le prossime mosse di Geely in merito all’espansione europea.

Furgone rubato sperona la polizia e forza il posto di blocco, fuga in Italia

Un uomo a bordo di un furgone rubato è andato nel panico, evitando di fermarsi a un posto di blocco. Dopo aver urtato due pattuglie ha scelto la fuga, con un inseguimento che è iniziato in Svizzera e si è concluso in Italia. Mercoledì mattina è scattato l’allarme lungo la A2, dove un mezzo con targhe svizzere è sfuggito ai controlli dirigendosi verso il confine.

Nella zona di Cadorago, in provincia di Como, l’uomo all’interno del veicolo non è riuscito a scappare, mentre il passeggero è sparito nel nulla e risulta ancora ricercato. Nel furgone sono state trovate quattro biciclette elettriche rubate.

Inutili i tentativi di fermarlo prima

Alle 6 del mattino, alla Centrale d’allarme Cecal del Cantone Ticino, è giunta la segnalazione relativa a un furgone con targhe svizzere. Il mezzo, ricercato per furto, stava affrontando la A2 in direzione sud a velocità sostenuta.

Nonostante l’alt, il conducente non ha tolto il piede dall’acceleratore. Durante la fuga il furgone ha provocato danni ingenti al veicolo della Polizia cantonale. In seguito è stata coinvolta anche una pattuglia della Polizia comunale di Chiasso.

In preda a un delirio da film d’azione, la fuga del mezzo è proseguita verso il confine italiano. Nel tentativo di bloccare il furgone era stato predisposto un posto di controllo alla dogana di Brogeda, ma anche questo dispositivo è risultato inutile. L’uomo al volante ha continuato la corsa nel territorio italiano.

Una dinamica pericolosa, considerando l’orario e la velocità raggiunta durante le fasi dell’inseguimento. Messo alle strette, piuttosto che arrendersi, l’uomo ha continuato verso sud dopo aver già urtato i veicoli delle forze dell’ordine.

Bloccato a Cadorago

Grazie agli accordi di cooperazione tra Italia e Svizzera, le pattuglie della Polizia cantonale hanno potuto proseguire l’inseguimento oltre confine. Dopo diversi chilometri percorsi, nella zona di Cadorago, il furgone è stato fermato e gli agenti hanno potuto accertarsi del contenuto del mezzo. All’interno sono state recuperate quattro e-bike rubate. Un dettaglio importante che creerà ulteriori problemi al conducente.

Gli accertamenti delle autorità chiariranno la provenienza delle biciclette e le circostanze in cui sono state sottratte. Fermato il cittadino marocchino, che si è reso responsabile di una fuga che avrebbe potuto finire malissimo. La seconda persona presente a bordo è riuscita per ora a far perdere le proprie tracce. Date le dinamiche non sarà facile trovare il fuggitivo. L’episodio ci permette di ricordarvi anche le conseguenze penali di un mancato stop alle forze dell’ordine.

L’articolo 337 del c.p. spiega che se la fuga o il mancato stop avvengono eseguendo manovre pericolose per evitare il controllo o mettendo a rischio l’incolumità degli agenti e dei passanti, si configura un reato penale punito con la reclusione da 6 mesi a 5 anni. L’illecito per fuga pericolosa (art. 192 comma 7-bis Cds) offre una normativa specifica che prevede sempre la reclusione da 6 mesi a 5 anni, ma anche la sospensione della patente da 1 a 2 anni e la confisca del veicolo in caso di fuga pericolosa durante l’alt.

L’intera dinamica dovrà ora essere ricostruita nei dettagli dalle autorità, anche per accertarsi della provenienza delle biciclette elettriche trovate a bordo del mezzo.

Torna lo straccia bollo, come sanare i debiti senza interessi né sanzioni

La Regione Sicilia rioffre ai cittadini la possibilità di mettersi in regola con il bollo auto arretrato senza pagare sanzioni né interessi. L’agevolazione riguarderà le posizioni non pagate, in tutto o in parte, al 31 dicembre 2025 e permetterà di adempiere ai propri obblighi entro il 31 ottobre 2026. L’obiettivo è chiaro: aiutare i privati a gestire le difficoltà economiche, inasprite a seguito dalla crisi di questo difficile periodo storico.

La disposizione è stata pubblicata il 14 agosto scorso sulla Gazzetta ufficiale della Regione Sicilia, ma per poter presentare le domande occorrerà attendere ancora qualche giorno. La misura diventerà operativa con il decreto attuativo dell’assessore regionale all’Economia, attualmente in fase di predisposizione, che stabilirà modalità e procedure per accedere alla definizione agevolata.

Da tenere a mente che il 31 ottobre 2026 si chiuderà la finestra sull’iniziativa, preposta ad aiutare chi, per impossibilità o semplici dimenticanze, non è riuscito a sanare la rispettiva posizione tributaria in precedenza.

Cosa si potrà pagare

Le agevolazioni non riguardano solo il bollo auto, ma anche le tasse sulle concessioni governative e ad altre entrate patrimoniali della Regione. Si procederà secondo il principio della regolarizzazione spontanea: chi ha somme dovute alla Regione e rientra nei requisiti previsti potrà versare quanto dovuto evitando il peso di sanzioni e interessi.

Prima di appianare eventuali esposizioni debitorie, tuttavia, i contribuenti dovranno attendere il decreto dell’assessorato all’Economia, che annuncerà come presentare l’istanza e come effettuare i pagamenti. Le misure comprenderanno i seguenti debiti:

  • bollo auto;
  • tasse sulle concessioni governative;
  • altre entrate patrimoniali regionali.

Ultimo passaggio decisivo

Solo dopo l’emanazione del decreto attuativo dell’assessore regionale all’Economia Alessandro Dagnino si potrà procedere ad appianare posizioni non pagate, in tutto o in parte, al 31 dicembre 2025. Il provvedimento, già in preparazione, dovrà specificare le procedure operative necessarie per accedere all’agevolazione.

Verranno definite le modalità attraverso le quali i cittadini potranno verificare la propria posizione, procedendo con la richiesta per fare i versamenti. Con la legge di Bilancio dello Stato, le Regioni hanno facoltà di disciplinare autonomamente le forme di definizione delle proprie entrate.

Già negli anni scorsi lo straccia bollo auto, così come è stato battezzato, ha rappresentato una delle manovre economiche più importanti della Regione. Il presidente della Sicilia Renato Schifani è sicuro che, dopo i buoni risultati precedenti, lo straccia bollo darà ottimi effetti anche stavolta. Schifani ha spiegato:

“Il mio governo promuove un fisco amico dei cittadini e, per questa ragione, abbiamo accolto la proposta di introdurre anche quest’anno lo straccia bollo”.

Secondo il governatore, la misura già collaudata nella precedente edizione ha spinto la Regione a riproporre l’agevolazione, offrendo una chance a famiglie e contribuenti di sanare le proprie pendenze senza sostenere il peso aggiuntivo di sanzioni e interessi. Recuperando le somme dovute alla Regione si andrà ad agevolare il rapporto tra amministrazione e cittadini.

Nuova Carta europea della disabilità, addio al vecchio pass: come cambia

Novità in arrivo per milioni di persone con disabilità che si spostano in auto, in Italia e all’estero. Il Consiglio dei ministri ha dato il primo via libera al decreto che introduce nel nostro Paese la Carta europea della disabilità, insieme a un nuovo contrassegno di parcheggio che sostituirà l’attuale Cude.

Il testo non è ancora legge, ma segna comunque una svolta attesa da tempo per chi ogni giorno fa i conti con permessi da rinnovare e regole diverse da uno Stato all’altro.

Meno burocrazia

Il 4 agosto il governo ha approvato in via preliminare il decreto legislativo che recepisce la direttiva europea con cui, già nel 2024, era stata istituita la Carta europea della disabilità. Il provvedimento dovrà ora passare al vaglio delle commissioni parlamentari prima di tornare sul tavolo del Consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva, quindi non è ancora operativo. Ma la direzione è chiara.

La modifica più concreta riguarda la durata: il pass per la sosta e la circolazione, oggi valido cinque anni come previsto dalla legge italiana, salirà a dieci. Per chi ha una certificazione di invalidità permanente, poi, arriva un’altra semplificazione non da poco, il rinnovo automatico alla scadenza. Non servirà più presentare ogni volta una nuova documentazione medica, con tutto quello che questo comporta in termini di appuntamenti, certificati e codice attese negli uffici.

Cambia anche l’aspetto pratico del contrassegno, che avrà una veste grafica uniforme su tutto il territorio europeo, pensata per azzerare i dubbi delle forze dell’ordine durante i controlli su strada. Fino a oggi, infatti, la produzione del tesserino era delegata ai singoli enti locali, con risultati spesso disomogenei e ritardi non da poco nel rilascio.

Valido per tutta Europa

La novità che più cambia le cose, però, riguarda la dimensione internazionale. Il nuovo contrassegno sarà riconosciuto in tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea, dove chi ha una disabilità potrà parcheggiare seguendo le stesse regole valide per i residenti locali. Basta quindi con la necessità di verificare, prima di ogni viaggio, se il proprio pass venga riconosciuto o meno nel Paese di destinazione.

Il principio alla base è quello del riconoscimento reciproco: la Carta europea della disabilità e il contrassegno rilasciati da un altro Stato membro varranno in Italia esattamente come quelli nazionali, e viceversa, per tutta la durata del soggiorno. L’Italia, tra l’altro, si sta muovendo con un certo anticipo rispetto ai tempi fissati da Bruxelles, dato che la direttiva comunitaria concede agli Stati membri tempo fino al 5 giugno 2027 per adeguare i propri ordinamenti, mentre le nuove regole dovranno essere pienamente operative in tutta l’Unione a partire dal 5 giugno 2028.

Come richiederlo

Nel frattempo, chi possiede già un contrassegno disabili non deve considerare la nuova durata come automatica: fino al completamento dell’iter legislativo restano valide le regole attuali. Quando il decreto entrerà pienamente in vigore, la Carta europea della disabilità sarà rilasciata gratuitamente dall’INPS, sia in formato fisico che digitale.

La domanda per il nuovo tagliando potrà essere presentata sia presso gli uffici comunali sia online. Chi sceglie la strada digitale non pagherà nulla, mentre chi si rivolge agli sportelli comunali dovrà mettere in conto i tradizionali diritti di segreteria.

Per chi vive con una disabilità e si sposta spesso tra confini diversi, per lavoro, studio o semplicemente per una vacanza, la Carta europea della disabilità punta a colmare un divario noto da anni: agevolazioni e riconoscimenti validi in Italia che, fino a oggi, si fermavano puntualmente al confine.

Nuovi bonus in arrivo per le colonnine di ricarica domestica

Bruxelles ha aperto le porte a nuove sovvenzioni per le infrastrutture domestiche di ricarica dei veicoli elettrici, inserendole in un pacchetto più ampio di misure che allentano i vincoli di bilancio sul fronte energia. Una mossa che potrebbe incentivare a dotarsi di un punto di ricarica privato.

Nuove deroghe ai vincoli del Patto di stabilità

Tutto nasce da una clausola di salvaguardia che la Commissione europea ha deciso di attivare per le spese legate alla transizione energetica. In pratica, i governi nazionali potranno sforare i tetti di bilancio previsti dal Patto di stabilità fino a un massimo dello 0,6% del Pil cumulato tra il 2026 e il 2028, con un limite dello 0,3% all’anno, restando comunque dentro il tetto complessivo dell’1,5% riservato alle spese per la difesa.

Per stabilire quali interventi possano rientrare in questa flessibilità, Bruxelles ha pubblicato un elenco definito “esemplificativo e non esaustivo” di 22 voci ammissibili. Un ventaglio piuttosto ampio che spazia dagli incentivi per le ristrutturazioni edilizie fino agli investimenti nelle centrali nucleari, passando naturalmente per le infrastrutture di ricarica elettrica, tanto domestiche quanto pubbliche.

Caldaie e ricarica domestica auto elettriche

Guardando più da vicino cosa cambia per le famiglie, la lista prevede diverse forme di sostegno: sovvenzioni per impianti geotermici e solari, contributi per i sistemi di accumulo energetico installati in casa, incentivi per sostituire le vecchie caldaie a combustibili fossili con soluzioni più pulite come le pompe di calore, e appunto sovvenzioni per installare infrastrutture domestiche di ricarica dei veicoli elettrici.

Così chi possiede un’auto elettrica o sta valutando di acquistarne una potrà contare, nei prossimi mesi, su un sostegno statale per l’installazione della wallbox in garage o nel proprio vialetto. Una misura che punta a rendere la ricarica domestica più accessibile, superando uno degli ostacoli più citati da chi ancora esita a passare all’elettrico: la difficoltà, o il costo, di dotarsi di un punto di ricarica privato affidabile.

Le misure non si fermano al fronte domestico. Anche le imprese potranno beneficiare di incentivi fiscali dedicati alla realizzazione di infrastrutture di ricarica, così da spingere l’elettrificazione dei parcheggi aziendali a vantaggio di flotte e dipendenti. E il settore pubblico avrà spazio per investimenti consistenti nelle infrastrutture di ricarica lungo le strade, oltre che nei trasporti urbani puliti, come tram e metropolitane, e nelle infrastrutture ferroviarie.

Non si parla di veicoli elettrici

C’è però un punto che merita di essere sottolineato, perché smorza un po’ gli entusiasmi di chi sperava in un aiuto diretto all’acquisto. Nell’elenco stilato dalla Commissione non compaiono le auto elettriche in quanto tali: nessun incentivo nazionale per chi vuole comprare un veicolo a batteria rientra tra le misure ammesse alla flessibilità di bilancio.

Bruxelles, infatti, ha scelto di concentrare il sostegno sull’infrastruttura piuttosto che sul singolo veicolo, puntando a costruire un ecosistema di ricarica capillare invece di finanziare direttamente gli acquisti. Resta inoltre esclusa dalla flessibilità qualsiasi forma di riduzione delle accise sui carburanti, così come altri sussidi non collegati alla transizione energetica.

Una scelta che riflette la strategia europea attuale: meno sconti diretti sull’auto elettrica, più investimenti su ciò che serve per renderla davvero utilizzabile nella vita di tutti i giorni. Per chi ha già un’elettrica in garage, o la sta per comprare, la buona notizia resta comunque concreta: la wallbox di casa potrebbe presto costare parecchio meno.

Superbollo 2027, nuove regole da gennaio: chi rischia la stangata

Cambiano le carte in tavola per chi possiede un’auto potente e finora era riuscito a evitare il superbollo grazie a un’agevolazione regionale. Dal 1° gennaio 2027 questo margine di manovra si chiude definitivamente: le esenzioni decise dalle Regioni sul bollo auto non avranno più effetto sull’addizionale erariale, cioè sul superbollo vero e proprio.

Una modifica tecnica, ma che per migliaia di automobilisti si tradurrà in un conto più salato da pagare ogni anno.

Niente esenzioni regionali

Fino a oggi il rapporto tra bollo e superbollo era tutt’altro che lineare, e in passato ha generato parecchio contenzioso tra contribuenti ed enti locali. Un punto fermo era arrivato nel 2022, quando la Corte di giustizia tributaria di Roma, pronunciandosi su un’auto ibrida immatricolata nel Lazio in un periodo in cui la Regione applicava un’esenzione specifica dal bollo per questa tipologia di veicoli, aveva riconosciuto che il beneficio si estendeva anche al superbollo.

Con la nuova normativa, contenuta nel decreto legislativo che riforma il federalismo fiscale regionale, questo automatismo viene cancellato. Da gennaio, quindi, chi guida un’auto potente non potrà più contare su uno sconto regionale per azzerare o ridurre il superbollo: la tassa statale seguirà un binario completamente separato rispetto al bollo di competenza delle Regioni.

Va ricordato che il superbollo, tecnicamente definito addizionale erariale, scatta per tutte le vetture con potenza superiore ai 185 kW (circa 252 CV) e si applica nei primi vent’anni dall’immatricolazione. Non è quindi un tributo che riguarda la generalità degli automobilisti, ma una platea più ristretta di proprietari di modelli sportivi o particolarmente performanti.

Rimangono le esenzioni nazionali

La stretta non riguarda tutte le agevolazioni esistenti. Le esenzioni previste da leggi dello Stato continueranno infatti a valere normalmente, senza alcuna modifica. È il caso, ad esempio, dell’esenzione quinquennale riservata alle auto elettriche, che resta pienamente in vigore anche dopo l’entrata in vigore delle nuove regole.

In pratica, il superbollo potrà essere evitato solo se a stabilirlo è una norma nazionale, non più una delibera regionale. Le amministrazioni locali mantengono la loro autonomia sul bollo ordinario, potendo introdurre o eliminare agevolazioni proprie entro i limiti fissati dalla legge, ma questa libertà non si tradurrà più in uno sconto sull’addizionale erariale. Una distinzione che punta a mettere ordine in un sistema che, secondo chi ha scritto la riforma, aveva lasciato troppi margini di interpretazione e disparità tra territori.

Chi deve pagare e quanto

Mentre il governo continua a prometterne la cancellazione, il calcolo del superbollo non cambia nella sostanza: si continuano a versare 20 euro per ogni kW di potenza eccedente la soglia dei 185 kW. Un’auto da 200 kW, ad esempio, pagherà quindi 15 kW x 20 euro, cioè 300 euro all’anno, da sommare al bollo ordinario calcolato in base a potenza e classe ambientale del veicolo.

A cambiare, dal 2027, è soprattutto la platea di chi sarà chiamato a versarlo. Tutti i proprietari di vetture ad alte prestazioni che finora avevano beneficiato di un’esenzione regionale collegata al bollo dovranno mettere in conto il pagamento integrale dell’addizionale, senza più sconti locali a fare da paracadute.

Resta invece invariato tutto il resto dell’impianto: il superbollo continua a essere un tributo statale, il cui gettito va direttamente alle casse dello Stato e non alla Regione di residenza, e va versato separatamente rispetto al bollo auto. Per chi possiede un’auto potente, insomma, conviene iniziare fin da ora a fare due conti, perché con il nuovo anno le regole del gioco cambiano davvero.

Caldo record, non soffrono solo gli automobilisti: come il sole può danneggiare l’auto

L’estate 2026 verrà ricordata per le temperature eccezionali che hanno investito gran parte dell’Italia. In molte città il termometro ha superato ripetutamente i 40 gradi, mentre l’asfalto, nelle ore più calde, ha raggiunto e superato quota 60°C. Un contesto estremo che non mette a dura prova soltanto le persone, ma anche le automobili, spesso lasciate per ore sotto il sole cocente. Secondo Federcarrozzieri, i danni provocati dal caldo possono trasformarsi in un conto salatissimo, arrivando nei casi peggiori a superare i 16.000 euro per vettura.

Pneumatici sotto stress: il primo nemico è l’asfalto

Tra i componenti più esposti ci sono gli pneumatici, unico punto di contatto tra l’auto e la strada. Quando l’asfalto diventa rovente, il battistrada è sottoposto a uno stress continuo che accelera l’usura e riduce l’aderenza. Non solo: l’aumento della temperatura provoca l’espansione dell’aria all’interno delle gomme, facendo crescere la pressione e aumentando il rischio di danneggiamenti. Per questo gli esperti consigliano di verificare regolarmente la pressione a freddo e controllare lo stato del battistrada, soprattutto prima di affrontare lunghi viaggi estivi.

Batteria e motore, il caldo può costare caro

Molti associano i problemi della batteria all’inverno, ma anche l’estate rappresenta un nemico insidioso. Le temperature elevate accelerano infatti il processo di autoscarica e favoriscono l’evaporazione dei fluidi interni, riducendone efficienza e durata. In caso di sostituzione, la spesa può facilmente superare i 100 euro.

Ancora più delicata è la situazione del motore. Il caldo intenso aumenta il rischio di surriscaldamento, mette sotto pressione il sistema di raffreddamento e riduce l’efficacia dell’olio lubrificante. Le continue dilatazioni dei componenti meccanici possono accelerarne l’usura e, nei casi più gravi, portare al cedimento della guarnizione della testata o addirittura a danni molto più seri. Interventi che possono richiedere migliaia di euro.

Vernice, interni ed elettronica: i danni invisibili

Il sole non risparmia nemmeno carrozzeria e abitacolo. L’esposizione prolungata ai raggi UV può rendere opaca la vernice, provocare scolorimenti e microfessurazioni difficili da eliminare. Anche fari, guarnizioni e plastiche esterne sono soggetti a un deterioramento accelerato.

All’interno la situazione può essere ancora più critica. Con temperature che nell’abitacolo possono avvicinarsi ai 70°C, plastiche, tessuti e rivestimenti subiscono un progressivo invecchiamento. Cruscotti screpolati, sedili scoloriti e malfunzionamenti dei display digitali sono conseguenze sempre più frequenti durante le ondate di calore.

Come proteggere l’auto dal caldo estremo

Le contromisure sono semplici ma fondamentali. Parcheggiare all’ombra quando possibile, utilizzare parasole e tendine, controllare regolarmente pressione degli pneumatici, livello dell’olio e liquido refrigerante, oltre a monitorare lo stato della batteria, può fare la differenza. Piccole attenzioni che aiutano a preservare il valore dell’auto e a evitare guasti costosi proprio nel momento meno opportuno: quello delle vacanze.

Tutte questo soluzioni sono valide non solo per quest’anno che è riuscito a confezionare delle temperature da record, ma anche per il prossimo. Se anche la prossima estate dovesse essere torrida come quella in corso, allora saprete già come comportarvi per difendervi dai famelici raggi del sole pronti a danneggiare la vostra auto senza alcuna pietà. Sperando, comunque, che il 2027 possa regalarci qualche grado in meno.

Carburanti, un confronto impietoso: oggi il diesel costa quasi tre volte rispetto al 1996

Per molti automobilisti il pieno è diventato un appuntamento sempre più pesante per il portafoglio. Negli ultimi mesi l’impennata delle quotazioni petrolifere, alimentata dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e dalle ripercussioni legate alla chiusura dello Stretto di Hormuz, ha riportato benzina e diesel su livelli che fino a poco tempo fa sembravano difficili da immaginare.

Se all’inizio dell’anno era ancora possibile trovare distributori con prezzi vicini a 1,70 euro al litro, oggi restare sotto la soglia psicologica dei 2 euro è diventata un’impresa. E il dato assume contorni ancora più significativi quando viene confrontato con quello di trent’anni fa.

Dal pieno da 46 euro a quello da oltre 100

A fotografare il fenomeno è un’analisi del Codacons che mette a confronto i prezzi attuali con quelli registrati nel 1996, quando in Italia circolava ancora la lira e il costo del carburante rappresentava una voce decisamente meno pesante nel bilancio familiare.

Nel secondo trimestre del 1996 la benzina aveva un prezzo medio pari a circa 0,929 euro al litro. Oggi la media nazionale del self service si attesta a 1,992 euro al litro. In pratica, nel giro di tre decenni il costo della verde è più che raddoppiato.

Tradotto in termini concreti significa che un automobilista che nel 1996 spendeva poco più di 46 euro per riempire un serbatoio da 50 litri, oggi deve mettere in conto quasi 100 euro. Una differenza che da sola racconta quanto sia cambiato il peso del carburante nel bilancio delle famiglie italiane.

Diesel, l’aumento è ancora più pesante

Se la situazione della benzina appare già significativa, quella del gasolio è ancora più impressionante. Tra aprile e giugno del 1996 il diesel costava mediamente 0,730 euro al litro. Oggi la media nazionale rilevata sulla rete stradale ha raggiunto quota 2,093 euro al litro.

In altre parole il prezzo del gasolio è quasi triplicato rispetto a trent’anni fa. Per un pieno da 50 litri servono ormai oltre 104 euro, contro i circa 36 euro necessari nel 1996. Una differenza superiore ai 68 euro per ogni rifornimento, che diventa ancora più rilevante per chi percorre molti chilometri ogni anno o utilizza veicoli commerciali. Non sorprende quindi che il diesel sia diventato il simbolo dell’attuale emergenza carburanti.

Il taglio delle accise ha evitato uno scenario peggiore

A rendere meno pesante il conto per gli automobilisti è intervenuta la recente proroga dello sconto fiscale sul gasolio. Il taglio delle accise, che vale circa 17 centesimi al litro IVA inclusa, ha infatti evitato un ulteriore balzo dei prezzi alla pompa.

Senza questo intervento il diesel avrebbe potuto avvicinarsi pericolosamente alla soglia dei 2,30 euro al litro, soprattutto lungo la rete autostradale, dove i listini risultano già sensibilmente più elevati rispetto alla viabilità ordinaria. In uno scenario del genere sarebbero bastati appena 20 litri di carburante per superare abbondantemente i 45 euro di spesa.

Le tensioni internazionali continuano a pesare

Il problema è che il mercato resta estremamente sensibile agli sviluppi geopolitici. Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei passaggi strategici più importanti per il commercio mondiale di petrolio e ogni tensione nella regione si riflette quasi immediatamente sulle quotazioni internazionali del greggio.

Per il momento i prezzi sembrano essersi stabilizzati, ma restano su livelli molto elevati rispetto agli standard degli ultimi anni. La fotografia scattata dal confronto con il 1996 è quindi impietosa: la benzina costa oltre il doppio rispetto a trent’anni fa, mentre il diesel sfiora un incremento del 190%. Numeri che spiegano perché oggi un pieno possa facilmente superare quota 100 euro e perché milioni di automobilisti guardino con crescente preoccupazione ai tabelloni dei distributori.