E-Car Fiat in arrivo nel 2028, sarà lei la nuova Panda?

Stellantis ha ufficialmente alzato il sipario su uno dei progetti più attesi degli ultimi anni: la E-Car, una citycar elettrica compatta ed economica che porterà nuova linfa allo storico stabilimento di Pomigliano d’Arco. Un annuncio che, complici tempistiche e dettagli tecnici, ha subito acceso i riflettori su un’ipotesi tutt’altro che campata in aria: potrebbe trattarsi della nuova generazione della Fiat Panda.

Nuova E-Car in arrivo

Il progetto, che Stellantis ha battezzato semplicemente E-Car, prevede la nascita di una citycar elettrica pensata per offrire una mobilità urbana più economica e sostenibile, con produzione fissata a partire dal 2028 proprio nello stabilimento campano. La sigla E-Car sta per European, Emotion, Electric ed Environmental friendliness, quattro pilastri che secondo il gruppo automobilistico racchiudono lo spirito del progetto.

Sul fronte del prezzo, le indiscrezioni raccolte finora indicano una cifra piuttosto contenuta per gli standard attuali dell’elettrico: per la futura declinazione a marchio Fiat, Stellantis avrebbe già confermato un target di prezzo di circa 15.000 euro, una soglia pensata per rendere l’alimentazione a batteria finalmente accessibile a una platea più ampia di automobilisti. La città elettrica lunga circa 3,7 metri rappresenta una delle grandi novità del piano strategico Stellantis chiamato FaSTLAne 2030.

Segno di continuità per Pomigliano d’Arco

La scelta di affidare la produzione allo stabilimento Giambattista Vico di Pomigliano d’Arco non è affatto casuale. Il sito campano vanta infatti una lunga tradizione nella realizzazione di vetture iconiche e campioni di vendite, prima fra tutte l’amatissima Fiat Panda, oggi conosciuta come Pandina dopo il restyling degli scorsi anni. Affidare le linee della nuova arrivata a questo impianto significa quindi puntare su una tradizione solida, oltre che su volumi produttivi potenzialmente molto alti.

Non è un caso nemmeno il tempismo dell’operazione: la produzione della Pandina attuale, che oggi nasce proprio a Pomigliano, non dovrebbe fermarsi prima del 2027, lasciando presagire un passaggio di testimone piuttosto naturale tra la generazione uscente e la futura E-Car. A confermare questa lettura ci ha pensato anche Olivier François, numero uno di Fiat, che tempo fa aveva già annunciato l’arrivo dell’erede dell’attuale generazione, sul mercato ininterrottamente dal 2012, promettendo un prezzo di vendita di circa 15.000 euro, la stessa cifra emersa per il progetto E-Car.

Attese conferme dall’Investor Day

Al momento Stellantis non ha ancora sciolto ufficialmente il nodo sul nome definitivo del nuovo modello, ma gli indizi raccolti finora sembrano puntare tutti nella stessa direzione. Il CEO Antonio Filosa ha parlato della E-Car come di un concetto profondamente radicato nella tradizione delle vetture compatte europee del gruppo, sottolineando come i clienti chiedano oggi il ritorno di auto di piccole dimensioni dal design distintivo, prodotte con orgoglio in Europa, accessibili ed ecologiche.

Resta da capire se sotto la sigla E-Car si nasconda effettivamente la nuova Panda o se, come suggerito da alcune indiscrezioni, il progetto possa dare vita anche ad altri modelli condivisi tra i vari marchi del gruppo, magari coinvolgendo pure Citroën con una possibile erede della storica 2CV. Per avere risposte più concrete, tutti gli occhi sono puntati sul prossimo Investor Day, dove il gruppo dovrebbe fornire ulteriori dettagli su design, motorizzazioni e tempistiche precise del lancio.

Nel frattempo, per gli appassionati della piccola di casa Fiat, la sensazione è che tra due anni la storia della Panda possa aprire un nuovo capitolo, questa volta completamente elettrico, ma sempre made in Pomigliano.

Dongfeng Motor è partner della SSC Napoli anche per la stagione 2026-2027

Dongfeng Motor Corporation punta a crescere sul mercato italiano, con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento per gli automobilisti nel nostro Paese. Per centrare questo target ambizioso, l’azienda lavora anche a collaborazioni di prestigio.

Una su tutte è la partnership con la SSC Napoli. La squadra partenopea, che quest’anno festeggia il suo Centenario, dopo aver vinto la Supercoppa e essere arrivata al secondo posto in Serie A, può contare su Dongfeng Motor come partner internazionale.

Andiamo a scoprire tutti i dettagli in merito e quali sono state le parole con cui l’azienda ha annunciato l’avvio del nuovo accordo, valido per tutta la stagione 2026-2027.

Una collaborazione importante

Dopo i successi della scorsa stagione, Dongfeng Motor ha annunciato di aver rinnovato la sua partnership con la SSC Napoli, di cui sarà Global Automotive Partner anche per la stagione 2026/2027, che la squadra allenata da Massimiliano Allegri ha appena iniziato con una vittoria per 2 a 0 sul Genoa.

Questa partnership permetterà al marchio Dongfeng di scendere in campo con gli azzurri. Il logo, infatti, è posizionato sulla manica delle maglie gara di SSC Napoli e sarà presente in tutte le competizioni nazionali e internazionali disputate dal Club.

Si tratta di una vetrina d’eccezione per il brand, oggi impegnato a ritagliarsi uno spazio di primo piano sul mercato europeo. La collaborazione con il Napoli, che da settembre sarà impegnato anche in Champions League e non solo nel campionato di Serie A, offrirà una ribalta mediatica di primo piano per Dongfeng, che lavora anche a una joint venture per l’Europa.

Da segnalare che la sinergia sarà anche “pratica” per la SSC Napoli. I giocatori e lo staff tecnico, infatti, potranno contare su una gamma di vetture Dongfeng per gli spostamenti nel corso di tutta la stagione.

L’azienda conferma la volontà di affidarsi a sport ed eventi culturali per rafforzare la brand awareness e avvicinarsi al pubblico. Per questo motivo, oltre al legame con la squadra partenopea, Dongfeng ha partecipato anche al Macerata Opera Festival, con una Box del marchio protagonista sul palco per l’intera rappresentazione de “Il barbiere di Siviglia” all’Arena Sferisterio.

Per ufficializzare la partnership, la divisione italiana di Dongfeng ha utilizzato i suoi canali social, con un video dedicato alla collaborazione. Il contenuto in questione mostra alcuni giocatori del Napoli insieme alle vetture del brand.

Il commento

Massimiliano Alesi, Chief Operating Officer di Dongfeng Motor Italia, ha commentato così l’annuncio della nuova collaborazione con cui l’azienda vuole sostenere il suo obiettivo di crescita in Europa:

«Siamo orgogliosi di proseguire anche nella stagione 2026/2027 la partnership con una squadra prestigiosa e vincente come il Napoli, e lo siamo ancora di più sapendo che affiancheremo il Club in un anno così speciale come quello del Centenario. Come nella scorsa stagione, questa collaborazione ci consente di condividere con il Club calcistico i nostri valori di passione, performance e volontà di crescita continua, concretizzati in un marchio di grande solidità, dotato di una visione strategica di lungo periodo».

Nuovi massimi, ma il diesel ritornerà mai sotto i 2 euro al litro? Parola agli esperti

Il countdown è iniziato: tra pochi giorni scade lo sconto sulle accise che finora ha provato, con risultati altalenanti, a tenere a bada il prezzo del gasolio. Nel frattempo il diesel continua a muoversi ben sopra la soglia psicologica dei 2 euro al litro, alimentando i timori di automobilisti e imprese proprio alla vigilia del controesodo estivo.

Lunedì finisce lo sconto

Il decreto-legge del 5 agosto 2026 ha portato temporaneamente l’accisa sul diesel da 672,90 a 532,90 euro per mille litri, con validità dal 7 al 24 agosto. Un taglio che, considerando anche l’effetto dell’Iva, si traduce in uno sconto teorico di poco più di 17 centesimi al litro, ma che nella pratica si è rivelato molto meno efficace: a una settimana dalla scadenza della misura, il gasolio è tornato sostanzialmente ai livelli di inizio agosto, segno che l’aumento dei prezzi alla pompa ha finito per assorbire totalmente il beneficio fiscale.

Il 21 agosto la benzina self è tornata sopra i due euro al litro sulla rete ordinaria, mentre il gasolio è salito a 2,116 euro nonostante lo sconto fiscale fosse ancora in vigore. Numeri che raccontano quanto la misura, nata per contenere il caro carburanti, si sia scontrata con una fase di mercato particolarmente sfavorevole. Da qui il pressing di associazioni dei consumatori e imprese, che chiedono al governo di prorogare lo sconto e, magari, di estenderlo finalmente anche alla benzina, finora rimasta esclusa dal beneficio e che di recente ha raggiunto i massimi dal 2022.

Si tornerà sotto la soglia dei 2 euro?

È ormai dal mese di marzo 2026 che il caro carburanti va avanti senza sosta, e nonostante l’ultimo taglio delle accise i prezzi sono rimasti spesso e volentieri al di sopra dei 2 euro al litro. Una domanda, a questo punto, sorge spontanea: quando si tornerà sotto quella soglia?

Gianni Murano, presidente di Unem, l’Unione energie per la mobilità, ha spiegato che tornare sotto i 2 euro al litro è assolutamente possibile e auspicabile, ma che è fondamentale che le quotazioni internazionali del greggio tornino ai livelli pre-crisi. Solo così, secondo Murano, si potrebbe assistere a una graduale diminuzione dei prezzi alla pompa, in linea con le medie registrate negli ultimi due anni. Per il gasolio, però, la questione è più complessa, perché pesa anche la crisi della raffinazione, che rischia di mantenere alti i prezzi anche in presenza di un petrolio in calo.

Le ragioni dei rialzi

Dietro ai continui rincari ci sono diversi fattori che si sommano tra loro. Il primo, e più evidente, riguarda le tensioni geopolitiche internazionali, che dallo scorso marzo continuano a tenere il mercato energetico sulle spine, con lo Stretto di Hormuz e le quotazioni del Brent osservate speciali da analisti e operatori del settore.

Il diesel resta il carburante più utilizzato per il trasporto merci e per attività come la pesca e l’agricoltura, motivo per cui il governo ha scelto di intervenire principalmente su questo fronte, mettendo a disposizione centinaia di milioni di euro in crediti d’imposta per aiutare le aziende del settore. Un intervento mirato, insomma, pensato per attutire l’impatto su alcuni comparti particolarmente esposti, più che per abbassare stabilmente il prezzo alla pompa per tutti gli automobilisti.

A complicare ulteriormente il quadro c’è poi la crisi della raffinazione, un problema strutturale che riguarda la capacità produttiva europea e che, secondo diversi esperti del settore, potrebbe continuare a pesare sui prezzi anche quando le tensioni internazionali dovessero allentarsi. Con lo sconto sulle accise ormai agli sgoccioli e le incognite geopolitiche ancora tutte da sciogliere, la strada per tornare sotto i 2 euro al litro appare più lunga di quanto molti automobilisti sperassero.

Ora serve una PEC per possedere un’auto? Salvini ferma tutto

La revisione si potrà fare senza presentare una Pec. Lo stesso vale per l’immatricolazione di un’auto e il rinnovo della patente, perché Matteo Salvini ha cancellato dal nuovo Codice della Strada la proposta che avrebbe legato queste pratiche alla comunicazione di un domicilio digitale.

La decisione

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti è intervenuto sabato 22 agosto, dopo alcuni giorni di notizie e dubbi sulle conseguenze del possibile obbligo.

“La proposta di vincolare le richieste di rilascio, rinnovo della patente, immatricolazione o revisione di un veicolo alla comunicazione di un domicilio digitale, con una Pec obbligatoria, non sarà inserita nel nuovo Codice della strada”

Nessuna corsa ad aprire una casella certificata, anche perché la norma non era mai entrata in vigore. La Pec figurava nei materiali di lavoro inviati dal Mit a oltre cento associazioni, sindacati, imprese e professionisti per raccogliere le loro osservazioni durante il mese di agosto. Era una delle ipotesi da discutere prima della stesura definitiva, non una decisione già approvata, ma la presenza nel testo base aveva mostrato quali effetti avrebbe potuto avere sulla vita degli automobilisti.

Cosa avrebbe comportato la Pec obbligatoria

Il cambiamento avrebbe riguardato subito l’acquirente di un’auto nuova, al quale sarebbe toccato comunicare un domicilio digitale prima di ottenere la targa e la carta di circolazione. Il proprietario di un veicolo già immatricolato avrebbe incontrato il nuovo requisito più avanti, ad esempio al momento della revisione, prevista dopo quattro anni dalla prima immatricolazione e poi ogni due.

La Pec sarebbe servita anche nella vendita o nell’acquisto di un usato, dato che il passaggio di proprietà rientrava tra le operazioni interessate. Il testo la richiedeva inoltre in caso di reimmatricolazione dopo il furto o lo smarrimento della targa, nell’aggiornamento della carta di circolazione successivo a modifiche costruttive e nelle procedure relative ad alcuni veicoli provenienti dall’estero.

L’indirizzo comunicato avrebbe dovuto rimanere attivo per tutto il periodo di possesso dell’auto. Non sarebbe bastato aprire la casella per completare una pratica e poi dimenticarsene, dato che il domicilio digitale sarebbe diventato il recapito utilizzato dalla Pubblica Amministrazione per inviare notifiche e atti con valore legale.

Per imprese e professionisti la Pec è già obbligatoria, mentre i privati possono decidere liberamente se registrarne una nell’Inad, l’Indice nazionale dei domicili digitali. La proposta avrebbe quindi esteso un adempimento oggi facoltativo a una parte enorme della popolazione, facendolo entrare nella gestione ordinaria dell’auto.

Salvini cancella la proposta

Il passaggio dal testo di lavoro alla versione definitiva, però, non avverrà. Salvini ha escluso l’obbligo e ha spiegato la decisione richiamando l’obiettivo di ridurre gli adempimenti invece di aggiungerne altri.

“Nessuna obbligatorietà e nessun nuovo vincolo. Lavoriamo per semplificare le procedure e la vita dei cittadini, e soprattutto per garantire a tutti più sicurezza sulle strade italiane”

La precisazione mette fine anche all’equivoco nato nei giorni scorsi, quando la proposta era stata presentata in alcuni casi come una novità ormai decisa. Per gli automobilisti non cambia nulla: la revisione, il passaggio di proprietà e l’immatricolazione continueranno a seguire le procedure attuali, senza una Pec da comunicare. Il nuovo Codice della Strada prosegue invece il suo percorso sulle altre misure sottoposte al confronto con le categorie interessate, mentre il domicilio digitale è già uscito dal testo.

Non solo giovani, arrivano le regole speciali anche per i nonni over 85

Dopo anni di dibattiti e proposte rimaste sulla carta, il nuovo Codice della Strada sembra pronto a introdurre limitazioni specifiche per i conducenti più anziani. Il testo, ancora in fase di definizione, prevede tre paletti ben precisi per chi ha superato gli 85 anni: stop all’autostrada, alcol zero e un limite di 100 km dalla propria residenza. Una svolta pensata per aumentare la sicurezza sulle strade, arrivata anche sull’onda di una serie di incidenti che negli ultimi tempi hanno coinvolto automobilisti in età avanzata.

Niente alcol

La prima delle tre limitazioni riguarda il consumo di alcolici, che per gli over 85 dovrà essere pari a zero, senza alcuna tolleranza. Una regola che, va detto, ricalca quanto già previsto oggi per i neopatentati nei primi tre anni dal conseguimento della patente, per i quali il tasso alcolemico consentito è già fissato a 0,0 g/l.

L’idea alla base è semplice: con l’età, la capacità di reazione e i tempi di risposta agli imprevisti tendono naturalmente a ridursi, e anche piccole quantità di alcol possono amplificare questo effetto. Per questo il nuovo Codice punta a eliminare del tutto il margine di rischio, applicando ai conducenti più anziani lo stesso principio di massima cautela già in vigore per chi è alla guida da poco tempo.

Niente autostrada e distanza massima dalla residenza

La seconda limitazione, probabilmente quella più impattante sulla quotidianità di chi guida ogni giorno, riguarda il divieto di percorrere le autostrade. Una misura che nasce da episodi recenti tutt’altro che rassicuranti: diversi episodi in cui automobilisti ultraottantenni, per cause ancora da chiarire, si sono ritrovati a marciare contromano.

A questo si aggiunge un terzo vincolo, forse il più rigido di tutti: un raggio massimo di 100 km dalla propria residenza entro cui sarà consentito circolare. In pratica, chi ha superato gli 85 anni potrà continuare a muoversi in autonomia per le commissioni quotidiane, andare dal medico o fare la spesa, ma non potrà più affrontare viaggi più lunghi, che restano di fatto vietati dalle nuove regole. Un impianto che ricorda da vicino alcune proposte avanzate negli scorsi mesi da associazioni ed esperti di sicurezza stradale, secondo cui la mobilità dei conducenti più anziani andrebbe circoscritta alle strade e ai percorsi meglio conosciuti, riducendo così il rischio di situazioni di difficoltà o disorientamento alla guida.

Possibilità di deroga

Il nuovo Codice, però, non lascerebbe questi automobilisti privi di alternative. Chi possiede la patente e ha superato gli 85 anni potrà infatti chiedere che l’accertamento dei requisiti psicofisici, anziché essere affidato al singolo medico monocratico, venga effettuato dalla Commissione medica locale, alla quale il testo attribuisce il potere di intervenire proprio su queste tre limitazioni. Una possibilità che si apre però a una condizione precisa: il conducente dovrà autorizzare la Commissione ad accedere al proprio fascicolo sanitario elettronico, così da consentire una valutazione completa dello stato di salute generale.

Dopo aver esaminato la situazione nel dettaglio, la Commissione potrà eventualmente decidere di eliminare una o più delle limitazioni previste, fino ad azzerarle tutte e tre nei casi in cui le condizioni psicofisiche del richiedente lo consentano. Resta però da capire con quali criteri operativi la Commissione dovrà muoversi: le modalità dell’accertamento, si legge nel testo, saranno stabilite con un decreto del Ministero della Salute in accordo con quello dei Trasporti, il che significa che le procedure concrete potrebbero non essere pronte nemmeno all’entrata in vigore del nuovo Codice.

Furti d’auto con keyless jammer, nuova truffa e come proteggersi

Il proprietario è già entrato nel supermercato, convinto di avere chiuso l’auto nel parcheggio: lo aspetterà una spiacevole sorpresa al ritorno. Come fa ogni volta, ha premuto il pulsante del telecomando allontanandosi senza provare la maniglia, sicuro che le serrature avessero ricevuto l’ordine.

Non può immaginare che qualcuno nei paraggi abbia acceso un jammer e bloccato il segnale della chiave prima che raggiungesse la macchina.

Come funziona

Senza rubare il telecomando o avvicinarsi al suo proprietario, il ladro raggiunge la vettura una volta avuto campo libero e apre la portiera come se nulla fosse. Portati a pensare che la macchina sia sua, i passanti proseguono senza allertare le Forze dell’Ordine. Una volta a bordo il malintenzionato può prendere borse, telefoni e qualsiasi altra cosa sia stata lasciata sui sedili.

Se punta invece al “colpo grosso”, ovvero all’auto stessa, il lavoro deve proseguire e su alcuni modelli entra in gioco la presa OBD usata dai meccanici per la diagnosi. Collegando un apposito dispositivo, il ladro può provare a registrare una nuova chiave o a escludere l’immobilizer, quindi avviare il motore e abbandonare l’area.

Il jammer fa in modo che sia il proprietario a lasciargliela aperta, a sua insaputa. Nel momento in cui il proprietario aziona il telecomando, l’apparecchio crea un disturbo sulla stessa frequenza e l’ordine di bloccare le serrature si perde per strada: il dito ha premuto il pulsante, ma dall’altra parte l’auto non ha ricevuto nulla.

Del resto, che cosa c’è di strano in una persona ferma accanto alle vetture nel parcheggio di un supermercato? Potrebbe aspettare qualcuno o cercare di ricordare dove ha lasciato la propria. In questo contesto ordinario il ladro riesce a confondersi e a guardare nel frattempo i clienti allontanarsi: gli interessa soprattutto chi arriva all’ingresso senza più voltarsi verso la macchina.

La risposta di Londra

Anche altrove i dispositivi elettronici aiutano i malintenzionati. A Londra, per esempio, entrerebbero in gioco in circa sei furti d’auto su dieci, riferisce la Metropolitan Police. Il Regno Unito ha quindi deciso di colpire gli strumenti prima ancora del loro utilizzo e nel Crime and Policing Act 2026 ha introdotto due nuovi reati.

Le note ufficiali alla legge includono tra gli strumenti presi di mira i jammer, gli amplificatori di segnale e gli apparecchi capaci di accedere direttamente ai cablaggi dello stesso veicolo. Possedere, produrre, importare oppure fornire un apparecchio destinato al furto di un mezzo può costare fino a cinque anni di carcere, oltre a una multa senza un tetto prestabilito. La legge comprende anche gli strumenti usati per rubare gli oggetti lasciati nell’abitacolo, senza che venga portata via l’intera auto.

La difesa più immediata si gioca comunque prima di entrare nel supermercato. Dopo il lampeggio delle frecce basta tirare la maniglia e verificare che la serratura abbia risposto davvero. Se la portiera si apre o il telecomando si comporta in modo insolito, conviene guardarsi attorno e portare la macchina altrove. Il jammer sfrutta un automatismo costruito negli anni e per mandare all’aria il piano del ladro può essere sufficiente recuperare un’abitudine quasi dimenticata: controllare di persona.

“Mi annoiavo”, impenna davanti alla volante e viene arrestato

Sono quasi le quattro di notte e una volante del Commissariato Bonola passa in viale Monte Ceneri, a Milano. Gli agenti incrociano una Suzuki GSX 1000 e il motociclista, appena li vede, apre il gas e impenna mentre si dirige verso la periferia. La volante inverte la marcia mettendosi alla caccia dell’indomito pilota, un uomo di 46 anni, che in quei cinque minuti di tentata fuga attraversa incroci con il rosso e imbocca strade contromano.

Alla fine gli agenti gli chiederanno spiegazioni sul suo comportamento e la risposta, almeno secondo quanto riferito, supera ogni immaginazione: “Mi stavo annoiando”. Un modo piuttosto evidente per farsi notare.

Prima di arrivare a quella risposta, però, gli agenti devono fermare la Suzuki e convincere il motociclista a lasciarla. Il 46enne rimane inizialmente in sella e sembra avere poca voglia di collaborare, salvo ripensarci dopo alcuni istanti. Scende, consegna le chiavi e per lui comincia un tipo di serata molto diverso da quello immaginato aprendo il gas in viale Monte Ceneri.

La noia, inoltre, non è la prima spiegazione offerta alla Polizia: l’uomo dice di avere bevuto e viene sottoposto all’alcol test, ma il risultato è negativo. Tolto di mezzo l’alcol, rimane dunque la voglia di divertirsi raccontata dal motociclista, insieme a semafori ignorati e strade percorse contromano su una Suzuki da mille centimetri cubi.

Un coltello nel borsello

Iniziano i controlli e a quel punto la situazione precipita, perché dal borsello salta fuori un coltello, consegnato dallo stesso motociclista alla Polizia. Una verifica sul suo conto porta alla luce anche diversi precedenti e per il 46enne scatta l’arresto, oltre alla denuncia per porto abusivo di arma bianca. Lui lascia viale Monte Ceneri con gli agenti, e a farne le spese è anche la Suzuki, messa sotto sequestro.

Cinque minuti prima l’uomo stava cercando qualcosa con cui vincere la noia, cinque minuti dopo si ritrova a piedi e con una faccenda giudiziaria da affrontare. L’idea di divertirsi gli è costata parecchio, e il conto potrebbe diventare ancora più pesante in tribunale.

Cosa stabilisce il nuovo Codice della Strada

Ad aggravare la sua posizione provvede il modo scelto per sottrarsi al controllo. Tirare dritto davanti all’alt della Polizia costituisce una violazione, ma il nuovo comma 7-bis dell’articolo 192 del Codice della Strada riguarda i casi nei quali la fuga mette concretamente in pericolo le altre persone. Il ministero dell’Interno ha spiegato la differenza attraverso alcuni esempi e sembrano quasi la cronaca di questa vicenda.

La norma, entrata in vigore nel 2026, prevede la reclusione da sei mesi a cinque anni. In caso di condanna, il giudice può disporre la sospensione della patente per un periodo compreso tra uno e due anni, oltre alla confisca del veicolo, salvo appartenga a una terza persona.

Spetterà naturalmente agli inquirenti ricostruire con precisione la corsa e alla giustizia stabilire le responsabilità del 46enne. Pur di uscire dalla monotonia l’uomo ha messo in serie manovre capaci di mettere in pericolo anche persone completamente estranee alla sua noia. Difficile dire se si sia divertito, di sicuro è riuscito a movimentare la notte.

Esodo estivo 21 agosto, bollino rosso: dove aumenta il traffico nel weekend

Il problema del traffico potrebbe complicare i piani ancora una volta sulle nostre strade. I ritardi nella tabella di marcia rischiano di verificarsi già nel pomeriggio di oggi, venerdì 21 agosto, con il bollino rosso prossimo a scattare. Sebbene in questo caso saranno i rientri dalle vacanze a pesare principalmente, qualcuno approfitterà dell’ultimo weekend per godersi delle piacevoli giornate al mare o in montagna.

Le previsioni del traffico

Almeno tutto dovrebbe filare liscio nel corso dell’intera mattinata, dato il bollino giallo, ma le previsioni non lasciano pensare a nulla di buono dopo pranzo. Tanto i ritorni dalle ferie quanto le partenze in vista del weekend aumenteranno a vista d’occhio fra le 13 e le 19, col rischio di ritrovarsi tutti insieme nei punti più trafficati. Toccherà arrivare a sera per assistere a un miglioramento, sempre che un incidente o qualche altro imprevisto non rovini le previsioni.

I disagi maggiori riguarderanno le strade percorse nei rientri alle grandi città. Sulla A1 saranno interessati i tratti compresi tra Napoli, Roma, Firenze e Milano, mentre lungo il versante adriatico bisognerà prestare attenzione alla A14. Occhi puntati anche sulla A4 nel Nord Italia e sulla A2 Autostrada del Mediterraneo, dove cominceranno a risalire le auto provenienti dalla Calabria e dalla Campania. Naturalmente basterà un incidente o un veicolo fermo per peggiorare una situazione già poco piacevole.

Chi pensava di evitare i problemi rinviando la partenza a domani rischia di rimanere deluso. Sabato 22 agosto il bollino rosso scatterà già al mattino, quando sulle strade si riverseranno gli ultimi vacanzieri insieme a coloro che ha scelto di trascorrere fuori soltanto due giorni. Nel pomeriggio il colore passerà al giallo e la situazione dovrebbe migliorare, pur rimanendo piuttosto movimentata fino alla sera.

Domenica 23 agosto accadrà più o meno il contrario. La prima parte della giornata sarà contrassegnata dal bollino giallo, poi nel pomeriggio tornerà quello rosso e a quel punto quasi tutti viaggeranno nella stessa direzione, lasciandosi alle spalle le località turistiche dirigendosi verso casa. I disagi proseguiranno pure nella mattinata di lunedì 24 agosto e soltanto nel pomeriggio il traffico dovrebbe cominciare a diminuire.

Una buona notizia comunque c’è: Viabilità Italia non ha indicato nessuna fascia da bollino nero. Il livello più alto di criticità era stato raggiunto nelle prime settimane di agosto, quando milioni di italiani erano partiti nello stesso momento. Adesso il calendario appare meno preoccupante, ma il controesodo continua a mettere parecchie auto sulle principali arterie del Paese.

I divieti dei camion

Nel tentativo di alleggerire almeno in parte la circolazione, durante il fine settimana entreranno in vigore le limitazioni per i mezzi destinati al trasporto di merci con massa superiore a 7,5 tonnellate: sabato camion e tir dovranno fermarsi dalle 8 alle 16, mentre domenica il divieto sarà valido dalle 7 alle 22, fatte salve le eccezioni previste dalla normativa.

Prima di chiudere il bagagliaio e mettersi in marcia conviene dare un’occhiata alle condizioni effettive del percorso. Il calendario dei bollini può aiutare a scegliere l’orario, ma non è in grado di prevedere quello che succederà davvero su ogni tratto. Gli aggiornamenti possono essere consultati attraverso il CCISS, i servizi di Autostrade per l’Italia e l’app VAI di Anas. Meglio perdere qualche minuto a casa che trascorrere un’ora in più davanti allo stesso casello.

Targhe polacche, fine del trucchetto RC Auto per le vetture straniere

Sei fermo col semaforo rosso a Napoli, quando a un certo punto leggi la sigla PL sulla vettura che hai davanti. “Sarà un turista. Avrà fatto un sacco di strada per venire fin qui”, pensi fra te e te, ma quello stesso conducente potrebbe non aver visto Varsavia neppure in cartolina, limitandosi soltanto ad avere la targa polacca.

Il fenomeno, ormai diventato una pratica diffusa nel capoluogo campano, ha un nome tecnico – esterovestizione – e ha iniziato a creare non pochi disagi alle compagnie assicurative e agli altri guidatori. Per aggirare il costo della polizza Rc a Napoli, tra le più alte in Italia, qualcuno ha cancellato il veicolo dai registri italiani e lo ha fatto reimmatricolare a nome di una società estera, prima di riprenderlo a noleggio. La vettura rimane al suo posto e la spesa si alleggerisce parecchio, ma il Governo vuole mettere la parola fine alla pratica.

Il primo intervento

Un primo intervento risale allo scorso 25 maggio. Da allora, chi iscrive un mezzo al Reve deve versare anche l’Imposta Provinciale di Trascrizione, allo stesso modo di un normale passaggio di proprietà. Introdotto nel 2022, il registro accoglie i veicoli immatricolati all’estero utilizzati in Italia per più di 30 giorni da persone residenti nel nostro Paese. Da sola, però, l’iscrizione non ha eliminato la convenienza: bollo e assicurazione potevano continuare a essere pagati nello Stato indicato sulla targa.

Ad avere i giorni contati è il vantaggio principale. Il testo-base del nuovo Codice della Strada lega l’iscrizione al Reve a una polizza stipulata con una compagnia italiana, o quantomeno autorizzata a operare lungo lo Stivale. Per farla semplice, l’automobilista potrebbe pure tenersi la sigla della Polonia, a patto di assicurare il mezzo nella nostra penisola ed ecco allora che l’intero espediente assomiglierebbe a una fatica inutile. Tanto varrebbe giocare a carte scoperte.

La misura non è ancora definitiva. Fino al 13 settembre le associazioni di settore potranno esaminare il testo e presentare le proprie osservazioni, dopodiché toccherà ai ministeri dell’Interno e dei Trasporti decidere come procedere. Servirà dunque ancora qualche mese prima di conoscere la versione finale e la data dalla quale scatteranno le nuove regole.

Controlli intensificati

Qualcosa, nel frattempo, si è già mosso sul fronte dei controlli: lo scorso 13 agosto il ministero dell’Interno ha comunicato alle Forze dell’Ordine la possibilità di consultare i portali del Governo polacco. Quando una pattuglia ferma un’auto con la sigla PL, può verificare direttamente la carta di circolazione, la copertura assicurativa e la patente del conducente. I documenti mostrati al posto di blocco vengono confrontati con quanto risulta nei registri di Varsavia.

Prima, per ottenere le stesse informazioni, occorreva rivolgersi alle autorità locali e aspettare una risposta, non proprio il massimo durante un controllo su strada, mentre adesso capisci in pochi minuti se l’assicurazione esiste davvero o se quel pezzo di carta racconta un’altra storia.

Nessuno, naturalmente, impedirà a un turista polacco di circolare sulle nostre strade con la propria auto. Nel mirino ci sono i mezzi partiti per la Polonia soltanto nei documenti, quelli che, dopo aver cambiato targa e proprietario, sono tornati nella stessa città e magari nello stesso parcheggio dal quale non si erano mai mossi.

Dove mettere il supporto per lo smartphone in auto senza ridurre visibilità e sicurezza

Qual è il punto più sicuro dell’abitacolo per fissare lo smartphone senza trasformare il navigatore in un ostacolo? Nella maggior parte delle auto funziona bene una collocazione centrale, alta ma interamente sotto il bordo del parabrezza, ottenuta tramite una bocchetta robusta oppure con un attacco corto sulla plancia.

Cambiano però l’altezza del conducente, la forma del cruscotto, l’inclinazione del vetro, la disposizione dei comandi e le zone di apertura degli airbag. In tutti i casi lo schermo deve trovarsi abbastanza vicino alla linea degli occhi da richiedere soltanto un rapido colpo d’occhio, senza coprire strada, specchi, strumentazione o comandi. A questa condizione se ne aggiungono altre quattro: fissaggio saldo, assenza di riflessi, cavo disposto fuori dall’area di manovra e nessuna interferenza con i sistemi di ritenuta.

Cosa prescrive il Codice della Strada

Il Codice della Strada non indica una misura in centimetri, non impone il montaggio sulla bocchetta e non assegna al cellulare un angolo obbligatorio del parabrezza. L’articolo 173 del Codice della Strada vieta durante la marcia l’uso di smartphone, tablet, computer portatili e apparecchi analoghi quando comporta, anche per poco tempo, l’allontanamento delle mani dal volante. Restano ammessi vivavoce e auricolare se funzionano senza impiego delle mani e il conducente conserva un’adeguata capacità uditiva da entrambe le orecchie.

Il portacellulare è consentito, ma non concede il diritto di digitare, scrivere messaggi, scorrere notifiche o cambiare schermata mentre il veicolo procede. Se l’automobilista toglie una mano dal volante per interagire con il cellulare, la condotta può rientrare nel divieto dell’articolo 173. Quando l’attenzione viene assorbita dallo schermo entra in gioco anche il dovere generale di mantenere il controllo del mezzo.

L’articolo 141 chiede infatti al conducente di restare in condizione di eseguire ogni manovra di sicurezza e di arrestare il veicolo entro il proprio campo visivo. Il quadro normativo non contiene una multa denominata “supporto montato nel punto sbagliato”. Un’installazione che limita la visuale, ostacola i movimenti o contribuisce a una guida non controllata può però essere valutata dagli agenti alla luce delle regole applicabili al caso concreto.

Anche l’articolo 169 tutela la libertà di movimento di chi guida mentre l’articolo 164 stabilisce per la sistemazione del carico il criterio generale di non diminuire la visibilità né impedire le manovre.

Quanto costa usare il cellulare mentre si guida

Dopo la legge 177 del 2024 il trattamento sanzionatorio è diventato molto più severo. Alla prima violazione dell’articolo 173 si applicano una multa da 250 a 1.000 euro, la sottrazione di 5 punti, la sospensione della patente da 15 giorni a 2 mesi. Se lo stesso conducente ricade nell’infrazione entro due anni, la somma sale da 350 a 1.400 euro, i punti decurtati diventano 10 e la sospensione va da uno a tre mesi.

Per chi possiede meno di 20 punti opera pure la sospensione breve: sette giorni con un saldo compreso fra 10 e 19 punti, 15 giorni quando ne restano meno di 10. La durata raddoppia se dalla violazione deriva un incidente. Nel caso dell’uso del cellulare, questo periodo si aggiunge alla sospensione prevista dall’articolo 173.

La posizione migliore sulla plancia o sulla bocchetta

In un abitacolo tradizionale il miglior compromesso si trova sulla bocchetta centrale più vicina al guidatore oppure sulla parte alta della plancia, appena sotto la base del parabrezza. Il cellulare rimane fuori dal vetro, l’occhio compie un movimento contenuto e il guidatore continua a percepire con la visione periferica ciò che accade davanti. Se il dispositivo copre il tasto delle luci di emergenza, i comandi del climatizzatore o una parte del quadro strumenti, la collocazione va però scartata.

Un aggancio alla bocchetta merita la preferenza quando le lamelle sono orizzontali e dotate di un punto di presa profondo. Le pinze che si serrano dietro la griglia tendono a essere più stabili dei piccoli ganci a semplice pressione. Sulle bocchette tonde, verticali o molto sottili il peso di uno smartphone grande può far ruotare l’insieme e orientare il display verso il basso.

Resta la questione della temperatura. Un flusso caldo diretto sul retro del cellulare, soprattutto durante la ricarica, favorisce il surriscaldamento. L’aria molto fredda può generare condensa quando il dispositivo viene portato in un ambiente umido e caldo.

Supporto vicino agli occhi sul parabrezza

La ventosa consente di avvicinare lo schermo al campo dello sguardo. Proprio questa vicinanza è il suo punto di forza. Lo svantaggio è altrettanto evidente: cellulare, morsetto e braccio occupano una parte del vetro e creano una zona nella quale un pedone o un ciclista possono sparire per alcuni istanti.

Il centro del parabrezza è quasi sempre la scelta peggiore. Una ventosa alta vicino allo specchietto invade la visione anteriore e coprire sensori o telecamere. Un montaggio troppo distante dal guidatore rende scomoda la lettura. Neanche l’angolo inferiore sinistro è sempre la scelta migliore. Su alcune vetture il dispositivo si sovrappone visivamente al montante A e ne allarga l’angolo cieco, proprio nella zona in cui può comparire un utente vulnerabile durante una svolta. Su altre auto un supporto molto basso e compatto vicino alla plancia sottrae invece meno campo visivo rispetto alle alternative.

La verifica deve essere eseguita dal posto di guida, dopo avere regolato sedile e volante. Chiudendo prima un occhio e poi l’altro, il conducente può controllare se il cellulare nasconde aree diverse della strada. La prova dovrebbe comprendere attraversamenti pedonali, accessi laterali e traiettoria nelle svolte.

La soluzione del cruscotto

Un supporto fissato alla plancia può imitare la collocazione dei display integrati più moderni. L’attacco corto limita le oscillazioni, il parabrezza resta libero e il percorso del cavo è più ordinato. La superficie deve però offrire un’adesione affidabile. Materiali morbidi e curvature pronunciate non lavorano bene con ogni biadesivo.

Prima di applicare un adesivo permanente conviene consultare sia le istruzioni del supporto sia quelle dell’auto, lasciando da parte prodotti che possano rovinare il rivestimento. La plancia del passeggero non è poi uno spazio libero. Dietro il rivestimento può aprirsi l’airbag frontale, mentre altri cuscini si trovano nei montanti, nel volante, lungo il tetto o ai lati dei sedili.

L’attacco allo specchietto interno porta il cellulare vicino agli occhi, ma somma più difetti che vantaggi. Restringe la visione posteriore e crea un ingombro nella parte alta del parabrezza. Un cavo sospeso aggiunge un elemento mobile davanti al conducente. Salvo configurazioni particolari, conviene orientarsi altrove.

Il supporto da portabicchieri offre una base robusta e non lascia segni. Nella gran parte delle auto, però, il vano si trova dietro la leva del cambio o molto al di sotto della linea visiva. La consultazione della mappa richiede così un abbassamento del capo che è incompatibile con l’obiettivo di sorvegliare la strada.

I modelli inseriti nella presa da 12 volt presentano lo stesso limite. La ricarica integrata è comoda, ma la posizione dipende dall’architettura della console. Quando la presa è bassa, il vantaggio elettrico non compensa la distrazione visiva.

Un aggancio nella fessura del lettore CD può offrire stabilità e altezza. Va eliminato dalla lista se nasconde lo schermo originale, le bocchette, le quattro frecce o i comandi del climatizzatore. Sono sconsigliabili anche il piantone dello sterzo e l’area davanti al quadro strumenti. Velocità, spie rosse, indicatori Adas e segnalazioni di guasto devono rimanere leggibili.

L’avanzata cinese non si ferma, Geely aggira i dazi grazie alle fabbriche Volvo

La crescita delle auto cinesi in Europa continua. I tentativi di arginare la diffusione delle vetture in arrivo dalla Cina hanno portato alcuni costruttori ad adottare nuove strategie, arrivando ad annullare l’effetto dei dazi e di altre misure di contrasto. Una nuova conferma in tal senso arriva da Geely che ha “risolto” il problema dei dazi puntando sulle fabbriche europee di Volvo.

Una nuova strategia

A chiarire i piani di Geely è stato An Conghui, nuovo presidente dell’azienda che ha raccolto il testimone dal fondatore, Li Shufu, rimasto alla guida di Geely Holding Group. In occasione della presentazione dei risultati del primo semestre del 2026, il nuovo presidente ha chiarito quale sarà la nuova mossa con cui l’azienda punterà a conquistare il mercato del vecchio continente.

A partire dal 2028, infatti, gli stabilimenti Volvo diventeranno un hub di riferimento per la produzione di vetture di fascia alta del Gruppo. In particolare, la Casa punterà su due impianti, uno in Svezia e uno in Belgio, oltre alla Gigafactory, in costruzione in Slovacchia. In questo modo, Geely potrà contare su tre impianti attivi sul mercato europeo e in grado di ospitare la produzione di modelli e componenti, senza la necessità di trasportare le vetture dalla Cina.

Il focus sarà il segmento premium. Oltre ai modelli della stessa Volvo, gli impianti produrranno, probabilmente, anche modelli Zeekr e Lynk & Co. In particolare, secondo quanto rivelato da Car News China, Geely potrebbe realizzare i crossover Zeekr 8X, Zeekr 9X e il Lynk & Co 900. Queste vetture entreranno in concorrenza diretta con i vari modelli premium del mercato europeo e, in particolare, con le proposte delle Case costruttrici tedesche.

Ricordiamo che Geely ha in programma il lancio di 6 nuovi modelli entro fine 2026 sul mercato.

Un’alleanza con Ford

L’uso delle fabbriche Volvo è solo una parte (molto importante) della strategia di crescita di Geely che sta lavorando a una nuova partnership con Ford. Grazie a quest’alleanza, l’azienda cinese potrà utilizzare gli impianti di quella americana attualmente attivi in Spagna, incrementando ulteriormente la quota di vetture prodotte direttamente in Europa.

Ci troviamo di fronte, quindi, a un piano di espansione molto ambizioso e, senza dubbio, studiato nei minimi dettagli. Per aggirare dazi e qualsiasi altro tipo di ostacolo che l’UE potrebbe implementare per contrastare l’espansione delle auto cinesi, Geely punta a creare una rete produttiva radicata sul territorio.

Si tratta di una strategia adottata anche da altre Case cinesi, come BYD che ha avviato la produzione direttamente in Europa, e che può rappresentare un problema, non di poco conto, per i costruttori Ue, alle prese con una concorrenza sempre più agguerrita e ambiziosa.

Per quanto riguarda l’economia europea, invece, la notizia ha una doppia chiave di lettura. Spostare la produzione dalla Cina, infatti, può creare un indotto non trascurabile, contribuendo alla crescita del settore automotive continentale, in un contesto di mercato sempre più complicato e ricco di concorrenti.

Staremo a vedere quali saranno le prossime mosse di Geely in merito all’espansione europea.

Furgone rubato sperona la polizia e forza il posto di blocco, fuga in Italia

Un uomo a bordo di un furgone rubato è andato nel panico, evitando di fermarsi a un posto di blocco. Dopo aver urtato due pattuglie ha scelto la fuga, con un inseguimento che è iniziato in Svizzera e si è concluso in Italia. Mercoledì mattina è scattato l’allarme lungo la A2, dove un mezzo con targhe svizzere è sfuggito ai controlli dirigendosi verso il confine.

Nella zona di Cadorago, in provincia di Como, l’uomo all’interno del veicolo non è riuscito a scappare, mentre il passeggero è sparito nel nulla e risulta ancora ricercato. Nel furgone sono state trovate quattro biciclette elettriche rubate.

Inutili i tentativi di fermarlo prima

Alle 6 del mattino, alla Centrale d’allarme Cecal del Cantone Ticino, è giunta la segnalazione relativa a un furgone con targhe svizzere. Il mezzo, ricercato per furto, stava affrontando la A2 in direzione sud a velocità sostenuta.

Nonostante l’alt, il conducente non ha tolto il piede dall’acceleratore. Durante la fuga il furgone ha provocato danni ingenti al veicolo della Polizia cantonale. In seguito è stata coinvolta anche una pattuglia della Polizia comunale di Chiasso.

In preda a un delirio da film d’azione, la fuga del mezzo è proseguita verso il confine italiano. Nel tentativo di bloccare il furgone era stato predisposto un posto di controllo alla dogana di Brogeda, ma anche questo dispositivo è risultato inutile. L’uomo al volante ha continuato la corsa nel territorio italiano.

Una dinamica pericolosa, considerando l’orario e la velocità raggiunta durante le fasi dell’inseguimento. Messo alle strette, piuttosto che arrendersi, l’uomo ha continuato verso sud dopo aver già urtato i veicoli delle forze dell’ordine.

Bloccato a Cadorago

Grazie agli accordi di cooperazione tra Italia e Svizzera, le pattuglie della Polizia cantonale hanno potuto proseguire l’inseguimento oltre confine. Dopo diversi chilometri percorsi, nella zona di Cadorago, il furgone è stato fermato e gli agenti hanno potuto accertarsi del contenuto del mezzo. All’interno sono state recuperate quattro e-bike rubate. Un dettaglio importante che creerà ulteriori problemi al conducente.

Gli accertamenti delle autorità chiariranno la provenienza delle biciclette e le circostanze in cui sono state sottratte. Fermato il cittadino marocchino, che si è reso responsabile di una fuga che avrebbe potuto finire malissimo. La seconda persona presente a bordo è riuscita per ora a far perdere le proprie tracce. Date le dinamiche non sarà facile trovare il fuggitivo. L’episodio ci permette di ricordarvi anche le conseguenze penali di un mancato stop alle forze dell’ordine.

L’articolo 337 del c.p. spiega che se la fuga o il mancato stop avvengono eseguendo manovre pericolose per evitare il controllo o mettendo a rischio l’incolumità degli agenti e dei passanti, si configura un reato penale punito con la reclusione da 6 mesi a 5 anni. L’illecito per fuga pericolosa (art. 192 comma 7-bis Cds) offre una normativa specifica che prevede sempre la reclusione da 6 mesi a 5 anni, ma anche la sospensione della patente da 1 a 2 anni e la confisca del veicolo in caso di fuga pericolosa durante l’alt.

L’intera dinamica dovrà ora essere ricostruita nei dettagli dalle autorità, anche per accertarsi della provenienza delle biciclette elettriche trovate a bordo del mezzo.