Autotrasportatori in protesta, in Campania bloccata A1 e A30: traffico in tilt

Il lunedì mattina in Campania è iniziato con il fiato sospeso, e non per il solito traffico. Da mezzanotte, tir e trattori presidiano i caselli e gli snodi principali tra Napoli, Caserta e Salerno, trasformando uno dei nodi stradali più delicati del Sud in un enorme parcheggio a cielo aperto.

La protesta, che va avanti dal 16 ottobre e si è allargata a diverse regioni meridionali, ha un nemico chiaro: il caro carburante. Con il gasolio stabile sopra i due euro al litro, gli autotrasportatori dicono di non farcela più, e hanno deciso di far sentire la propria voce nel modo più rumoroso possibile.

La protesta degli autotrasportatori

A scendere in strada non sono solo i camionisti, ma anche agricoltori e pescatori, accomunati dagli stessi problemi. Oltre al prezzo del diesel, tra le richieste ci sono i mancati rimborsi delle accise e una maggiore centralità del settore nelle politiche di sviluppo. Al costo del carburante si sommano manutenzione, assicurazioni e personale, spese che le tariffe di trasporto non sempre permettono di recuperare.

Dopo i blocchi in Calabria, Puglia e Sicilia, la mobilitazione è arrivata nel cuore della Campania, e il governo, dopo giorni di pressioni, ha anticipato a martedì 20 ottobre il tavolo con gli autotrasportatori, con il ministro Salvini. Tra le ipotesi sul tavolo ci sono lo sblocco immediato delle risorse già stanziate, nuovi fondi per l’autotrasporto e il Marebonus 2026, e l’estensione del credito d’imposta al 2027.

Le strade bloccate

Il punto più critico è il nodo tra l’A1 Milano-Napoli e l’A30 Caserta-Salerno. Intorno alle 3 di notte Autostrade per l’Italia ha chiuso il collegamento per chi arriva da Napoli, e la chiusura è stata confermata anche in mattinata.

Sull’A30 si contano circa tre chilometri di coda tra Maddaloni e il bivio con l’A1, mentre sull’A1 le file arrivano a quattro chilometri, e in alcuni momenti oltre sei, tra Villa Literno-Pomigliano e Caserta Nord in direzione Roma. Presidi anche a Napoli Nord, a Caserta Sud, a Capua, a Palma Campania, Sarno, Nocera-Pagani e nell’area di Eboli.

Chi deve spostarsi ha alternative, anche se non comode: dall’A30 si può uscire a Caserta Sud o Maddaloni, imboccare la statale 700 e rientrare in A1 a Santa Maria Capua Vetere, mentre da Napoli verso Salerno si consiglia di passare dall’A16 per poi immettersi sulla A30. Il calendario ministeriale segnala fermi di 120 ore fino alla mezzanotte del 20 ottobre, ma per i presidi campani non è stata indicata una data di conclusione.

Anche il Porto di Napoli

Quando si bloccano gli snodi autostradali, a risentirne è l’intera catena logistica, ma con il blocco dell’accesso commerciale del Porto di Napoli, la situazione è ancora più difficile.

Diversi camion questa mattina si sono infatti posizionati in modo da bloccare l’accesso al varco Bausan, rendendo più lenti i collegamenti con i terminal e rischiano di creare un effetto a catena sulle merci in entrata e in uscita. Le criticità sono ancora in evoluzione e dipendono da quanto dureranno i presidi.

Scarseggiano i generi alimentari

Gli effetti si vedono già nei supermercati. In alcuni punti vendita di Napoli, Casertano e Salernitano sono comparsi i primi banchi di frutta e verdura semivuoti per le consegne saltate, e le foto di scaffali spogli circolano sui social. Alcune stazioni di servizio, inoltre, segnalano scorte di gasolio in esaurimento per il mancato arrivo delle autobotti.

Sindacati di categoria e distribuzione chiedono corridoi logistici protetti per ospedali, farmacie e supermercati, mentre tutti guardano all’incontro di domani, con la speranza che porti una soluzione prima che i disagi diventino un’emergenza.

Salone di Parigi 2026, oltre 518.000 visitatori: l’auto torna protagonista

Il pubblico ha risposto presente, confermando come l’automobile conservi una straordinaria capacità di richiamo anche in una fase di profonde trasformazioni industriali. Il Mondial de l’Auto 2026 ha chiuso i battenti a Parigi con 518.372 visitatori, un risultato che rafforza il ruolo della manifestazione francese nel panorama dei grandi saloni internazionali.

La 91ª edizione, organizzata dalla PFA e da Hopscotch, si è svolta dal 12 al 18 ottobre, riunendo oltre 60 costruttori e più di 100 espositori. Numeri accompagnati da un’intensa attività commerciale e da un programma che ha affiancato alle novità automobilistiche esperienze di guida, incontri professionali e iniziative dedicate al grande pubblico.

Oltre mezzo milione di visitatori

L’affluenza non rappresenta l’unico indicatore del successo parigino. Il Salone ha registrato 5.000 accreditamenti tra giornalisti e creatori di contenuti, circa la metà provenienti dall’estero, confermando una visibilità che supera ampiamente i confini francesi.

Particolarmente significativa la partecipazione alle attività dinamiche. Il centro prove ha messo a disposizione quasi 100 modelli, permettendo ai visitatori di verificare direttamente caratteristiche e comportamento delle vetture. Alla chiusura della manifestazione sono stati effettuati 6.000 test drive, un dato che testimonia l’interesse per un’esperienza automobilistica concreta, oltre la semplice osservazione delle novità esposte.

Un’altra iniziativa ha riguardato la guida automatizzata supervisionata di livello 2++, sperimentabile su strade aperte al traffico con l’assistenza di esperti. Il programma, sviluppato insieme a Deloitte, prevedeva oltre 2.700 prove, mentre Electra ha curato la ricarica dei veicoli. Gli organizzatori segnalano inoltre risultati commerciali particolarmente positivi, con ordini definiti da record, senza tuttavia comunicare un volume complessivo delle vendite concluse durante l’evento.

Dall’IA alle nuove sfide industriali

Il Mondial de l’Auto ha dedicato ampio spazio alle trasformazioni tecnologiche che stanno modificando l’industria automobilistica. Il Paris Automotive Summit, organizzato dalla PFA, ha riunito costruttori, fornitori, esperti e rappresentanti del settore per discutere competitività, transizione energetica e prospettive industriali.

Quattro conferenze realizzate nell’ambito della collaborazione con Google e Boston Consulting Group hanno approfondito temi come intelligenza artificiale, guida assistita, veicoli definiti dal software e conseguenze delle tensioni geopolitiche sugli equilibri commerciali.

Con Capgemini è stata inoltre organizzata una giornata articolata in dieci conferenze, dedicate anche all’evoluzione dei processi di progettazione e produzione. L’interesse per la manifestazione si è riflesso anche nei canali digitali: oltre 21 milioni di visualizzazioni sui social network durante il mese dell’evento e 3,2 milioni di visualizzazioni sul sito ufficiale, che ha registrato 820.000 utenti attivi.

Il prossimo Salone di Parigi durerà di più

Accanto alle automobili, il pubblico ha trovato esposizioni speciali, spettacoli e attività interattive. Lo spazio UnLimited ha ospitato vetture d’eccezione su 700 metri quadrati, mentre una competizione dedicata a Mario Kart World ha collegato intrattenimento digitale e sensibilizzazione alla sicurezza stradale.

L’attenzione si sposta ora sul 2028, quando il Mondial de l’Auto tornerà con una formula rinnovata. Il direttore Serge Gachot ha anticipato un’edizione più lunga, distribuita su due fine settimana e caratterizzata da una nuova disposizione degli spazi espositivi.

L’obiettivo dichiarato è accogliere un pubblico ancora più numeroso, consolidando il recupero di centralità di un appuntamento storico per l’automobile europea. Possiamo dire con certezza che questa kermesse ha dato un ruolo centrale al mondo delle quattro ruote, non solo per il presente ma soprattutto per il futuro.

Quale lettera sugli pneumatici invernali indica la velocità massima ammessa

Basta una lettera per cambiare le condizioni di utilizzo di un treno di gomme. Accanto alle dimensioni e all’indice di carico, sul fianco dello pneumatico compare il codice di velocità, che identifica la velocità massima prevista per quel pneumatico. Nel momento di scegliere le coperture invernali, la lettura di questa marcatura aiuta a verificare la compatibilità con l’auto.

Con l’arrivo della stagione fredda, al dato tecnico si affianca una questione normativa. In Italia gli pneumatici invernali possono beneficiare di una deroga che consente entro condizioni definite un indice inferiore a quello prescritto dal libretto.

Dove si trova la lettera e come leggere la marcatura

Prendiamo una scritta frequente: 205/55 R16 91H. La parte iniziale descrive le dimensioni e la struttura; a chiudere la descrizione di servizio sono il numero 91, relativo al carico, e la lettera H, riferita alla velocità. Altre diciture possono seguire sul fianco, quindi cercare solo l’ultima lettera visibile rischia di portare fuori strada. In pratica:

  • 205: Larghezza nominale della sezione, in millimetri
  • 55: Rapporto percentuale tra altezza e larghezza della sezione
  • R: Struttura radiale
  • 16: Diametro nominale del cerchio, in pollici
  • 91: Indice di carico
  • H: Codice di velocità

Nella posizione che precede il diametro del cerchio, la R indica la costruzione radiale. Se la stessa lettera compare invece dopo l’indice di carico, assume il ruolo di codice di velocità e corrisponde a 170 km/h. È la collocazione nella sequenza a stabilirne dunque il significato. La lettura di una marcatura richiede di riconoscere il gruppo completo, senza isolare un carattere dal suo contesto.

La tabella dei codici di velocità: da Q a Y

A ciascun simbolo corrisponde un valore espresso in chilometri orari. Per le categorie più rilevanti nel confronto tra gomme estive e invernali, la tabella dei codici di velocità si legge così:

  • Q: 160 km/h
  • R: 170 km/h
  • S: 180 km/h
  • T: 190 km/h
  • U: 200 km/h
  • H: 210 km/h
  • V: 240 km/h
  • W: 270 km/h
  • Y: 300 km/h

L’ordine alfabetico può ingannare. Sebbene preceda la T nell’alfabeto, la H corrisponde a 210 km/h, contro i 190 km/h della T. Per decidere se un indice sia superiore a un altro bisogna confrontare le velocità associate senza ragionare sulla successione delle lettere. In un acquisto online, dove basta selezionare una variante dal menu, questo dettaglio può separare una scelta corretta da un prodotto incompatibile.

Che cosa certifica quella velocità

Dietro alla lettera c’è una classificazione tecnica collegata alle prestazioni dello pneumatico. Il Regolamento Onu 30 disciplina tra gli altri aspetti le prove di carico e velocità. Il test prevede condizioni controllate, un carico definito e una sequenza di velocità su un’apparecchiatura di laboratorio. Il risultato riguarda la resistenza della copertura nelle condizioni previste dalla procedura, senza descrivere ogni situazione che un automobilista incontrerà durante un viaggio.

Da una categoria H non si ricava per esempio una valutazione dello spazio di frenata su una curva innevata. Bisogna separare la capacità di sostenere una velocità dalle prestazioni di aderenza sulla strada. Neve, ghiaccio, acqua e usura cambiano il rapporto tra gomma e fondo.

Su una normale autostrada italiana montare gomme T, H o V lascia fermo il limite di 130 km/h, salvo le diverse prescrizioni applicabili. Durante le precipitazioni, il tetto previsto dall’articolo 142 scende a 110 km/h sulle autostrade. La marcatura sul fianco entra in un quadro di limiti che comprende la strada, la categoria del veicolo e le eventuali restrizioni per il conducente.

Ancora prima dei numeri interviene l’articolo 141 del Codice della strada. Chi guida deve adattare l’andatura alle condizioni del veicolo, della carreggiata, del traffico e della visibilità, conservando la capacità di arrestarsi davanti agli ostacoli prevedibili. Anche restando sotto il limite segnalato una velocità può quindi risultare eccessiva per la situazione concreta. Sull’asfalto ghiacciato, l’indicazione Q, pari a 160 km/h, non offre alcuna garanzia di controllo a quell’andatura.

La deroga invernale permette di scendere fino a Q

Per l’impiego stagionale delle coperture da neve, la disciplina italiana consente un codice inferiore a quello riportato sul libretto, con il limite di non scendere sotto Q, corrispondente a 160 km/h.  La riduzione riguarda il codice di velocità. Continuano a valere i requisiti relativi a dimensioni e capacità di carico.

Accanto al codice di velocità si incontrano marcature che rispondono a domande differenti. La sigla M+S, da Mud and Snow, identifica una copertura che il fabbricante dichiara idonea anche alla marcia su neve. Il simbolo 3PMSF, raffigurato dalla montagna a tre cime con un fiocco di neve, attesta invece il superamento di una prova normativa sulle prestazioni di aderenza su neve.

Con la certificazione 3PMSF si dispone dunque di un riferimento prestazionale verificato. Il simbolo alpino deriva da test con soglie da rispettare. Nessuna delle due marcature sostituisce però la lettera relativa alla velocità massima.

Le quattro stagioni e il controllo del codice

Anche una gomma All Season con marcatura invernale, acquistata sfruttando un codice inferiore a quello ordinario, resta soggetta alla finestra stagionale della deroga. Per mantenerla tutto l’anno si devono rispettare le caratteristiche autorizzate per il veicolo. C’è anche il caso speculare che può essere trascurato. Quando il documento prevede una misura M+S con codice Q, montare una copertura conforme a quella voce non significa ricorrere alla deroga rispetto a un indice superiore. Con il rispetto delle caratteristiche di serie riportate nel documento, la circolazione è ammessa senza limitazioni stagionali legate al codice.

Per gli invernali conformi alle prescrizioni del veicolo, la legge non impone un cambio primaverile soltanto perché la gomma appartiene alla categoria invernale. Resta da valutare la scelta tecnica: con il caldo, mescole e disegni studiati per la stagione fredda possono comportare compromessi su prestazioni, usura e consumi.

Il numero vicino alla lettera richiede la stessa cura. Con indice 91 la capacità nominale corrisponde per esempio a 615 kg per pneumatico, nelle condizioni previste. Questo dato riguarda la copertura e non autorizza a caricare l’auto moltiplicando il valore per quattro: i limiti del veicolo e degli assi rimangono da rispettare.

Carico e velocità vanno considerati insieme anche sul piano tecnico. Per le categorie V, W e Y, il Regolamento Onu prevede riduzioni della capacità di carico alle velocità più elevate secondo tabelle specifiche.

Auto cinesi, è crisi: la sopravvivenza passa dall’Europa

Venti marchi cinesi al Salone di Parigi non li si erano mai visti in una volta sola. Il nuovo primato conferma l’importanza del mercato europeo per Pechino e dintorni, ma fallire qui potrebbe mettere fine ai giochi. È quanto emerge da un’analisi di Reuters, che ha interpellato analisti e dirigenti del settore per vederci più chiaro sulla situazione attuale.

In patria operano oltre 100 Case automobilistiche, alcune delle quali sono riuscite a rimanere in attività grazie ai finanziamenti delle autorità centrali e locali. Adesso, però, i conti iniziano a farsi sentire. Nei primi sei mesi del 2026 le vendite di auto nuove sono crollate del 20% e AlixPartners ritiene che, prima di rivedere i volumi del 2025, bisognerà aspettare almeno il 2030.

Troppe auto per un mercato in seria crisi

Se il quadro è già abbastanza complicato, non aiuta senz’altro la frequenza delle presentazioni, ben tre al giorno in media nel 2026, secondo i dati riferiti a Reuters da Chris Liu, analista di Omdia. Un ritmo impressionante, soprattutto considerando che in Cina si vendono sempre meno auto. E con le Case impegnate a contendersi i clienti a colpi di ribassi, per alcune di loro continuare a restare sul mercato potrebbe diventare impossibile.

Il Governo sembra aver iniziato a preparare il terreno per una riorganizzazione del settore. A settembre il ministero dell’Industria ha indicato il consolidamento tra le priorità della propria strategia, mentre l’operazione che coinvolge FAW e GAC viene osservata come possibile banco di prova, con FAW, controllata dal governo centrale, prossima a diventare il secondo maggiore azionista di GAC, legata invece alla provincia del Guangdong.

Ad avviso degli esperti, il processo richiederà tempo anche per le conseguenze occupazionali. L’obiettivo di lungo periodo potrebbe essere un’industria concentrata attorno a pochi grandi gruppi, capaci di vendere ciascuno diversi milioni di automobili all’anno.

La lotta sul mercato europeo decide chi sopravvivrà

Per capire quali marchi abbiano davvero le risorse per sopravvivere, i risultati ottenuti all’estero potrebbero pesare sempre in misura maggiore. Gli Stati Uniti rimangono sostanzialmente inaccessibili alle Case cinesi, lasciando all’Europa il ruolo di mercato più redditizio fra quelli ancora aperti.

BYD, Chery e MG hanno adottato un’efficace strategia di programmazione, costruendo una presenza commerciale che i nuovi arrivati devono ancora sviluppare. Vendere qualche migliaio di auto, del resto, rappresenta soltanto il primo passo: è essenziale dotarsi di concessionarie e officine in grado di assistere i clienti anche dopo l’acquisto.

Conta inoltre il valore residuo delle vetture, particolarmente importante in Europa, dove oltre metà delle auto nuove viene acquistata attraverso formule di leasing. È un aspetto al quale i produttori cinesi, abituati a un mercato domestico differente, devono prestare maggiore attenzione.

Se Changan, sbarcata commercialmente in Europa nel 2025, punta ad avere 650 concessionarie nel continente entro il 2027, Great Wall Motor sta cercando di rilanciarsi dopo le difficoltà incontrate nel primo tentativo di espansione. La previsione di Philip Nothard, dirigente di Cox Automotive, è severa: alla fine potrebbero affermarsi stabilmente soltanto quattro o cinque grandi marchi cinesi. Per gli altri, l’avventura europea rischia di essere molto più breve del previsto.

Volvo sceglie ancora Nvidia: nuova partnership per la guida senza mani

Volvo ha annunciato, questa settimana, un importante ampliamento della sua partnership strategica con NVIDIA, azienda sempre più punto di riferimento assoluto del settore tech e, in particolare, del settore dell’intelligenza artificiale. L’obiettivo della collaborazione è quello di “sbloccare nuovi livelli di sicurezza nella tecnologia di guida automatizzata” per le auto della gamma Volvo nel corso del prossimo futuro. Le due aziende sono partner da diversi anni e hanno già collaborato a numerosi progetti insieme.

Il futuro della guida autonoma

Questa nuova tecnologia consentirà ai futuri veicoli Volvo di muoversi in totale sicurezza attraverso ambienti reali complessi “da porta a porta”, affrontando senza problemi autostrade, strade urbane trafficate e scenari di parcheggio. L’innovazione farà il suo debutto su un’auto Volvo di prossima generazione.

A livello tecnico, i sistemi di sicurezza e l’esperienza ingegneristica di Volvo si combineranno con l’intelligenza artificiale e le tecnologie di calcolo accelerato di NVIDIA, sfruttando nello specifico l’architettura per sensori e calcolo Hyperion, il sistema operativo Halos e il software di guida Alpamayo Stack.

L’obiettivo a lungo termine delle due aziende è innalzare gli standard della sicurezza automobilistica basata sull’intelligenza artificiale e rendere l’esperienza al volante sempre più semplice per i clienti, arrivando alla graduale introduzione di funzionalità di guida “eyes-off” e “mind-off” (che consentiranno al conducente di distogliere lo sguardo e la mente dalla guida).

Per realizzare sistemi di guida autonoma realmente sicuri, in modo da poter consentire ai conducenti di  togliere le mani dal volante, la tecnologia ricopre un ruolo di primo piano. L’IA, di cui NVIDIA è un vero e proprio punto di riferimento, può garantire un incremento di qualità per questi sistemi, che potranno adattarsi al contesto e consentire spostamenti sempre più semplici.

Nel suo comunicato ufficiale, Volvo non ha fornito ulteriori dettagli in merito alle tempistiche di lancio delle nuove tecnologie e ai modelli che potranno sfruttarle. Si tratta, probabilmente, di un progetto che punta a garantire risultati importanti nel lungo periodo. Per questo motivo, sarà necessario attendere ulteriori aggiornamenti in merito da parte dell’azienda.

Ricordiamo che nei mesi scorsi NVIDIA ha rilasciato un nuovo software pensato per garantire alla guida autonoma un vero e proprio salto di qualità nel corso del futuro. Volvo, invece, sta lavorando sulla sicurezza con grande intensità e ha realizzato anche un’app per aiutare gli utenti.

Il commento dei protagonisti

Håkan Samuelsson, presidente e CEO di Volvo Cars, ha commentato:

“Da quasi 100 anni Volvo è sinonimo di sicurezza automobilistica. Collaborando con NVIDIA, uniamo due punti di forza distinti: una conoscenza della sicurezza leader del settore e una tecnologia di intelligenza artificiale di livello mondiale. Questa combinazione ci offre un’opportunità unica per creare auto più sicure e attraenti per i nostri clienti.” 

Jensen Huang, fondatore e CEO di NVIDIA, ha aggiunto:

“L’accelerazione computazionale ha trasformato l’auto in una macchina intelligente in grado di comprendere il mondo che la circonda. Volvo si dedica da quasi un secolo alla protezione delle persone sulle strade. Insieme, stiamo combinando gli straordinari sistemi di sicurezza dei veicoli Volvo con NVIDIA Hyperion e Halos per costruire una nuova generazione di auto che renderanno la guida più sicura e agevole.”

Ferrari Purosangue rubata in piena notte, il mistero del carro attrezzi

Il furto di una Ferrari Purosangue fa già di suo notizia. Quanto successo a Capaccio Paestum, in provincia di Salerno, nella notte tra il 14 e il 15 ottobre lascia, però, perplessi soprattutto per le modalità del colpo. Anziché tentare di metterla in moto, i ladri avrebbero scelto di caricarla su un mezzo di soccorso. Non un risveglio felice per il proprietario, un imprenditore della zona, che aveva lasciato la vettura nei pressi del ristorante Marechiaro. Immaginiamo la sorpresa del malcapitato quando va a riprendere una vettura dal prezzo di circa 400.000 e trova il posto vuoto.

Il furto nella notte e le indagini

Stando alle prime notizie, i responsabili avrebbero forzato il cancello d’ingresso per raggiungere la Purosangue. A quel punto sarebbe entrato in scena un carro attrezzi, utilizzato per agganciare la vettura e portarla via senza bisogno di metterne in moto il V12. Sul modo in cui è stato prelevato il bolide di Maranello, però, i racconti non coincidono: alcune testate locali riferiscono che i ladri sarebbero arrivati a bordo di un’auto scura e uno di loro si sarebbe poi messo al volante della Ferrari per fuggire. Toccherà ai carabinieri stabilire il reale svolgersi degli eventi nel corso della notte.

Le indagini sono affidate ai carabinieri, con il coinvolgimento della Compagnia di Agropoli. Le immagini registrate dalle telecamere della zona rappresentano una possibile risorsa per ricostruire gli spostamenti dei responsabili. Una delle ricostruzioni circolate segnala che la fuga sarebbe proseguita lungo la statale 18 in direzione Battipaglia.

Dell’automobile si sono perse le tracce: non è escluso che i ladri avessero pianificato tutto nei dettagli, compreso il luogo in cui nascondere la Ferrari dopo il furto. Si sospetta un colpo su commissione, anche se al momento non sono emersi elementi sufficienti per confermarlo.

Un colpo da 400.000 euro

Fino al 2022, anno della presentazione della Purosangue, nessuna Ferrari di serie aveva mai avuto quattro porte. I posti a bordo sono altrettanti, una novità per Maranello, abituata a costruire sportive con altre priorità, e questo modello colma un vuoto, permettendo anche a una famiglia di viaggiare al completo senza rinunciare al Cavallino Rampante.

Naturalmente, la praticità viene un po’ sacrificata. Poco male: con 725 CV a disposizione, la Purosangue ha tutte le carte in regola per farsi perdonare le quattro porte. Il suo V12 aspirato di 6,5 litri le consente di raggiungere i 100 km/h da ferma in appena 3,3 secondi, mentre la velocità massima supera i 310 km/h. Insomma, le prestazioni sono quelle di una supercar, sebbene lo spazio a bordo consenta di accompagnare i figli a scuola.

E per comprarla bisogna mettere mano al portafoglio: il prezzo parte da circa 400.000 euro, senza contare gli optional e le personalizzazioni. Una somma che aiuta a capire perché faccia gola anche ai ladri. Un esemplare così riconoscibile, però, non passa certo inosservato e rivenderlo clandestinamente rischia di rivelarsi complicato.

Intanto la Purosangue resta al centro delle ricerche. E c’è un paradosso difficile da ignorare: una Ferrari costruita per superare i 300 km/h potrebbe essere stata sottratta senza percorrere nemmeno un metro con le proprie ruote.

Quanti anni hanno i tuoi pneumatici? La risposta è nel codice DOT

Le gomme montate sull’auto possono avere più anni di quelli trascorsi dal loro acquisto. Il conto comincia infatti dalla data di produzione e non dal giorno in cui il gommista le ha installate. L’informazione da cercare è una sequenza di quattro cifre sul fianco dello pneumatico che molte volte compare alla fine della marcatura DOT.

Se la decifrazione di quel codice richiede pochi secondi, l’interpretazione comporta una distinzione più impegnativa. E se conoscere l’età cronologica aiuta a organizzare verifiche e sostituzioni, lo stato del prodotto dipende anche da ciò che ha subito durante stoccaggio e circolazione.

Cosa significa DOT e perché compare sulle gomme

Dietro la sigla DOT c’è il Department of Transportation, il Dipartimento dei Trasporti statunitense. La marcatura è collegata alla conformità agli standard americani. La sequenza identificativa associata, denominata TIN, Tire Identification Number, comprende informazioni utili alla tracciabilità del prodotto. La parte conclusiva contiene il codice della data, nel quale vengono riportati settimana e anno di fabbricazione.

Nell’Unione europea la marcatura DOT non è obbligatoria ma la data di fabbricazione deve essere riportata sul fianco. Un automobilista può quindi trovare l’indicazione temporale anche senza la sigla americana. Dopodiché ina misura come 205/55 R16 riguarda le dimensioni e la struttura mentre una combinazione come 91V esprime indice di carico e codice di velocità. Per sapere quando è nato lo pneumatico bisogna isolare la marcatura della data senza attribuire un significato temporale ai numeri più grandi o più visibili.

Come leggere le quattro cifre della data di produzione

Il meccanismo segue l’ordine settimana-anno. Delle quattro cifre, le prime due indicano la settimana di fabbricazione e le ultime due identificano l’anno: 1822, per esempio, significa diciottesima settimana del 2022. Il numero iniziale non corrisponde al mese, come dimostra già il valore 18.

Altri esempi permettono di vedere quanto cambi il risultato. Il codice 1822 corrisponde alla 18esima settimana del 2022 e 4024 alla 40esima settimana del 2024. Allo stesso modo, 0826 indica l’ottava settimana del 2026 mentre 2816 si riferisce alla 28esima settimana del 2016.

La lettura resta la stessa qualunque sia la lunghezza della sequenza che precede la data. Nel codice completo compaiono anche informazioni di identificazione della produzione. Ai fini del calcolo dell’età conta la sequenza finale di quattro numeri, quando inclusa nel TIN.

Dalla marcatura non emerge il giorno in cui la gomma è stata realizzata. Per questo un calcolo che promette un’età esatta al giorno, usando soltanto quelle cifre, offre una precisione apparente. Il dato disponibile identifica una settimana, non una data giornaliera. Per le esigenze dell’automobilista, quella risoluzione basta a capire l’ordine di grandezza dell’età e la vicinanza alle soglie raccomandate dal produttore.

Dove cercare il codice se non si vede sul lato esterno

Sul fianco la data è racchiusa in una piccola area ovale, ma la sua posizione può renderla poco leggibile con la ruota montata. La marcatura completa può comparire su un solo lato. Se all’esterno si vede DOT senza il gruppo finale della data bisogna verificare l’altro fianco.

A oggi uno pneumatico marcato 1822 ha circa quattro anni e mezzo mentre un esemplare 4024 ha circa due anni. Per un 0826 si parla invece di mesi. Il codice 2816 porta oltre i dieci anni dalla produzione. La data di acquisto e la data di montaggio rispondono poi a domande diverse. Se una gomma prodotta nel 2024 è stata installata nel marzo 2026, nell’ottobre dello stesso anno ha pochi mesi di servizio e circa due anni di età cronologica. Scontrino e documentazione dell’intervento aiutano a ricostruire l’inizio dell’utilizzo. La marcatura sul fianco conserva l’informazione sulla nascita del prodotto.

Anche le quattro ruote meritano una lettura separata. Registrare il codice di ogni pneumatico evita di estendere a tutto il treno la data di un solo esemplare, soprattutto dopo sostituzioni parziali o acquisti di un’auto usata. In un piccolo prospetto con posizione, data di produzione e chilometraggio al montaggio si raccolgono informazioni molto più utili di una generica annotazione gomme nuove.

Gli pneumatici hanno una scadenza stabilita per legge?

Per le normali autovetture, la data di fabbricazione non determina una scadenza legale automatica. La durata non può essere fissata in anticipo perché le condizioni cui il prodotto sarà sottoposto sono variabili. La disciplina italiana richiede fra l’altro l’efficienza degli pneumatici e una profondità degli intagli principali del battistrada di almeno 1,6 millimetri per gli autoveicoli. Restare sopra quella misura non risolve ogni problema in quanto l’assenza di lesioni pericolose e l’integrità del prodotto continuano a contare, indipendentemente dall’anno impresso sul fianco.

Su un altro piano si collocano le raccomandazioni dei costruttori che possono prevedere controlli o sostituzioni in funzione del tempo. L’assenza di un termine legale universale non autorizza a trascurarle: prima di decidere quanto a lungo mantenere le gomme in servizio, vanno consultate anche le istruzioni del veicolo.

Dopo cinque anni di utilizzo, i produttori raccomandano in genere una verifica professionale almeno annuale. Raggiunti i dieci anni dalla fabbricazione consigliano la sostituzione precauzionale, anche se l’aspetto appare soddisfacente e il battistrada non ha raggiunto il limite di usura. L’indicazione comprende la ruota di scorta. La differenza fra i due conteggi cambia il risultato. Una gomma fabbricata nel 2020 e montata nel 2023 raggiungerà i cinque anni di servizio nel 2028, ma i dieci anni di età nel 2030

Perché anche una gomma poco usata può invecchiare

Il battistrada si consuma soprattutto con la circolazione, ma l’invecchiamento dei materiali segue un processo diverso. Gomma e altri componenti possono cambiare nel tempo sotto l’effetto delle condizioni ambientali, dello stoccaggio e del servizio. La bassa percorrenza non mette da sola al riparo da questo fenomeno.

Screpolature e deformazioni possono essere segnali di invecchiamento. Per valutarne la possibilità di utilizzo viene indicato il controllo di uno specialista. A contare è anche la storia del prodotto. Un fianco pulito e un battistrada ancora profondo non bastano a escludere problemi non visibili.

Un prodotto non utilizzato può avere trascorso tempo nel magazzino prima della vendita. In linea di massima uno pneumatico auto correttamente immagazzinato e mai usato può essere venduto fino a cinque anni di età come nuovo. La domanda utile riguarda perciò come è stata conservata, insieme alle condizioni del prodotto e alle raccomandazioni della marca. Se l’acquirente vuole una produzione entro un intervallo preciso, può concordarlo prima dell’ordine, così che il requisito diventi chiaro per entrambe le parti.

Va evitato anche il ragionamento opposto, secondo il quale lo stoccaggio annullerebbe il passare del tempo. Per chi segue una raccomandazione di sostituzione a dieci anni dalla produzione, gli anni trascorsi prima del montaggio restano nel conteggio.

Emissioni auto 2035, accordo tra Francia e Germania

Sulle regole che decideranno il futuro dell’automobile europea, Francia e Germania hanno finalmente trovato un’intesa. Dopo mesi di discussioni e posizioni non sempre coincidenti, il punto d’incontro raggiunto da Emmanuel Macron e Friedrich Merz potrebbe cambiare parecchio le carte in tavola. Al centro ci sono il destino dei motori a combustione e le multe che rischiano di pesare sui bilanci delle Case automobilistiche. Il tutto accompagnato da una maggiore attenzione verso le produzioni europee, chiamate a confrontarsi con una concorrenza internazionale quanto mai agguerrita.

L’accordo, annunciato venerdì 16 ottobre, rappresenta però un punto di partenza. Per tradurre le proposte in nuove regole servirà il via libera delle istituzioni comunitarie e trovare un’intesa tra tutti gli Stati membri potrebbe rivelarsi ben più complicato di una stretta di mano tra Parigi e Berlino.

Il nuovo obiettivo sulle emissioni

Il numero attorno al quale ruota la discussione è il 90%. Francia e Germania propongono di fissare a questa percentuale la riduzione delle emissioni di CO2 delle nuove auto entro il 2035, rispetto ai livelli del 2021. Finirebbero per allargarsi le maglie rispetto al precedente obiettivo del 100%, che avrebbe imposto di fatto l’addio alle nuove vetture alimentate con i carburanti tradizionali.

Il restante 10% imponeva un’altra soluzione, ad esempio usare acciaio prodotto con meno emissioni oppure carburanti rinnovabili, tuttavia Macron e Merz vogliono togliere di mezzo proprio questa condizione. Per le Case vorrebbe dire avere un margine maggiore nella composizione delle proprie gamme: l’elettrico continuerebbe a occupare un posto centrale, ma il motore a combustione potrebbe conservare uno spazio anche oltre il 2035, sia pure con dei paletti.

Multe e ibride plug-in: le richieste dei due Paesi

Quando le emissioni superano i limiti stabiliti, per le Case arriva il momento di mettere mano al portafoglio. Francia e Germania chiedono una certa elasticità, così da tenere conto anche dell’andamento del mercato. La proposta prevede un nuovo meccanismo di calcolo per il biennio 2030-2031. I costruttori potrebbero inoltre mettere da parte i crediti ambientali ottenuti nel 2029, entro un limite di 7 grammi di CO2 per chilometro, e utilizzarli per rispettare gli obiettivi successivi.

Prima di cambiare il modo in cui vengono calcolate le emissioni delle ibride plug-in, si preferirebbe aspettare il 2030. La condizione? Almeno 80 chilometri percorribili in modalità elettrica. Dalla fine del decennio il cosiddetto Utility Factor, che stima quanto una plug-in venga utilizzata sfruttando la batteria, dovrebbe essere aggiornato ogni anno sulla base dei dati raccolti nell’utilizzo reale.

Biocarburanti e Made in Europe: il dialogo continua

Per le auto che funzionano soltanto con carburanti rinnovabili e a basse emissioni di carbonio si pensa a un’omologazione separata. I controlli dovrebbero impedire di fare rifornimento con combustibili diversi da quelli autorizzati, ai quali si aggiungerebbe il requisito dela provenienza: questi carburanti dovrebbero essere prodotti in Europa.

A Parigi sta particolarmente a cuore il Made in Europe. Premiare le produzioni locali costituisce la priorità, senza però arrivare a uno scontro commerciale con i partner internazionali.

Merz ha dichiarato che anche l’Italia condivide sostanzialmente l’impostazione dell’accordo, anche se, almeno per il momento, restano le regole  vigenti. La prova del nove terrà banco a Bruxelles, quando le proposte franco-tedesche dovranno raccogliere un ampio consenso.

Rottamare l’auto in sicurezza: cosa prevede il nuovo Regolamento europeo

Consegnare le chiavi all’autodemolitore basta a chiudere la storia di un’auto? Tra il ritiro del mezzo, il trattamento dei materiali e la cancellazione dai registri si sviluppa una procedura dalla quale dipendono la tutela del proprietario e la destinazione di ciò che resta del veicolo. A renderla più uniforme e tracciabile interviene il Regolamento europeo sui veicoli fuori uso, costruito attorno al principio che il rottame deve raggiungere operatori autorizzati mentre i documenti devono consentire alle autorità di seguirne il percorso.

La gratuità della consegna occupa un posto centrale nella riforma, ma le sue condizioni meritano attenzione. Accanto alle eccezioni, il provvedimento rafforza il certificato di rottamazione e il collegamento con i registri di immatricolazione così da ridurre gli spazi nei quali un veicolo può scomparire senza lasciare tracce.

Cosa prevede il nuovo Regolamento

Il riferimento normativo è il Regolamento europeo 2026/1738 secondo cui chi porta un’auto alla demolizione nell’ottobre 2026 deve seguire le procedure italiane in vigore. All’ultimo proprietario verrà garantito il conferimento gratuito a un impianto di trattamento autorizzato o a un punto di raccolta. Non bisognerà dimostrare che il veicolo conservi un valore commerciale apprezzabile. Il sistema serve infatti a intercettare anche i mezzi ormai privi di interesse sul mercato. Gli importi da mettere in conto sono i seguenti:

  • emolumenti Aci: 13,50 euro
  • diritti della Motorizzazione civile: 10,20 euro
  • imposta di bollo: 32,00 euro

A queste somme si aggiungono i costi di riscossione dei versamenti di competenza della Motorizzazione civile. L’eventuale trasporto va invece valutato separatamente.

Fra i componenti considerati essenziali, l’articolo 24 richiama i motori elettrici, le batterie dei veicoli elettrici, i motori a combustione interna e diversi pezzi di carrozzeria di grandi dimensioni. Se queste parti mancano, il diritto al conferimento gratuito può venir meno, a meno che ricorra una delle deroghe.

Il senso della misura emerge osservando ciò che può accadere prima dell’arrivo al centro autorizzato. I componenti con un mercato vengono separati dal resto mentre la carcassa e le frazioni meno remunerative rischiano di essere abbandonate o gestite male. Collegando la gratuità alla completezza del mezzo, il legislatore punta a scoraggiare lo smontaggio illegale e a favorire la raccolta dei veicoli integri.

Perché i rifiuti aggiunti fanno perdere la gratuità

Anche un’auto completa esce dal regime gratuito se contiene rifiuti aggiunti. La disposizione riguarda materiali estranei al veicolo, non i suoi componenti diventati rifiuti con la fine dell’utilizzo. Si tratta ad esempio di sacchi di macerie o scarti domestici caricati nel bagagliaio che trasformerebbero il mezzo in un contenitore per rifiuti diversi.

Prima della consegna conviene quindi svuotare abitacolo e vano di carico, recuperando gli oggetti personali e avviando gli scarti estranei ai rispettivi sistemi di raccolta. Diverso è il caso dei fluidi e delle parti dell’auto in quanto la loro gestione rientra nelle operazioni tecniche affidate agli operatori autorizzati.

Auto elettriche, l’eccezione per la batteria già rimossa

Un’attenzione specifica è riservata alla batteria di trazione. Anche quando manca, il conferimento resterà gratuito se l’ultimo proprietario presenta documenti capaci di provare che un operatore professionale l’ha gestita nel rispetto del Regolamento europeo, dedicato alle batterie e ai relativi rifiuti.

Il requisito non si esaurisce nella prova che qualcuno abbia estratto il pacco dall’auto. A dover risultare è una gestione professionale conforme alla disciplina europea. La conservazione della documentazione ricevuta durante l’intervento diventa quindi una precauzione se la demolizione del veicolo avviene molto tempo dopo. L’eccezione distingue la separazione regolare di un componente dallo svuotamento incontrollato del mezzo. Per un accumulatore destinato a un percorso consentito dalla normativa, la mancanza sull’auto non si traduce in un costo di consegna.

Sul piano pratico, il proprietario può chiarire in anticipo con il centro autorizzato quali documenti presentare senza scoprire al momento del ritiro che le prove conservate non bastano.

Nel testo definitivo compare quindi una precisazione sull’eccezione assicurativa. Il conferimento resterà gratuito, pur in assenza di parti essenziali, per i veicoli dichiarati dalle compagnie come perdita tecnica totale.

Il certificato elettronico che accompagnerà la rottamazione

Con il nuovo regime, l’impianto di trattamento autorizzato rilascerà all’ultimo proprietario il certificato di rottamazione in formato elettronico, secondo il modello previsto nell’allegato X.

Alla consegna nell’impianto seguirà una notifica elettronica alle autorità competenti, della quale il proprietario riceverà copia. Il documento avrà riconoscimento negli altri Stati membri e sarà il presupposto per la cancellazione dell’immatricolazione. Le autorità potranno annullarla solo dopo averlo ricevuto. Si tratta di collegare la presa in carico del rifiuto alla sua posizione nei registri senza che i due percorsi restino separati.

Va distinta la funzione del punto di raccolta da quella dell’impianto di trattamento. Il primo rilascerà un documento elettronico che conferma il ricevimento. Al secondo spetterà il certificato previsto dall’articolo 25.

Quando un’auto immatricolata in Italia viene conferita a un impianto autorizzato di un altro Paese dell’Unione europea, il passaggio oltreconfine non dovrà interrompere la tracciabilità. Le autorità dello Stato nel quale è stato emesso il certificato informeranno quelle del Paese di immatricolazione. Per il proprietario il vantaggio sarà un collegamento più strutturato fra il luogo del trattamento e il registro di origine.

Come rottamare in sicurezza oggi in Italia

Nell’attesa dell’applicazione delle nuove disposizioni, la scelta dell’operatore resta il primo controllo. Il veicolo va consegnato a un centro di raccolta autorizzato oppure, quando viene ceduto per acquistarne un altro, al concessionario o agli altri soggetti ammessi dalla disciplina. Gli elenchi dei centri autorizzati possono essere consultati attraverso i riferimenti indicati dagli uffici Pra.

Alla pratica servono le targhe, la carta di circolazione o il Documento Unico e il certificato di proprietà o il foglio complementare. Per targhe o documenti mancanti occorre gestire la denuncia di smarrimento o furto prevista dalla procedura; tra gli allegati figura la copia del certificato rilasciato dal centro.

Prima di separarsi dal mezzo, il proprietario deve ricevere il certificato di rottamazione e controllarne i dati ovvero identità delle parti, estremi dell’autorizzazione dell’impresa, identificazione dell’auto, data e ora della presa in carico, impegno a richiedere la cancellazione dal Pra.

Entro 30 giorni consecutivi dalla consegna, il centro o il soggetto che ritira l’auto deve presentare la richiesta di cessazione della circolazione per demolizione. Per chiudere il controllo, conviene ottenere la ricevuta dell’avvenuta cancellazione dal PRA e dall’Archivio Nazionale Veicoli, conservandola insieme al certificato.

Milano, Eagle Eye contro la sosta selvaggia: multe a raffica

Trovare parcheggio a Milano può già mettere la pazienza a dura prova. E quando finalmente salta fuori un posto libero capita di allentare la guardia, dimenticandosi il pagamento della sosta.

Non c’è ormai fortuna che tenga con Eagle Eye, un sistema montato sulle vetture degli accertatori ATM in grado di leggere le targhe delle vetture parcheggiate durante il normale passaggio lungo le strade. Il nome, traducibile come “occhio dell’aquila”, non è stato scelto a caso: a questo particolare sorvegliante basta transitare accanto a un veicolo per raccogliere le informazioni necessarie alla verifica.

E di lavoro, a giudicare dalle cifre, ne ha parecchio. Nei primi sette mesi del 2026, Eagle Eye ha eseguito circa 3,5 milioni di controlli, dando il là all’emissione di 650.000 verbali, l’equivalente di oltre 3.000 multe al giorno. A quanto pare, tra strisce blu e automobilisti convinti di cavarsela con un rapido pit-stop, gli occhi elettronici a Milano hanno ancora molto da osservare.

Come funziona l’occhio elettronico

È proprio tutta un’altra storia rispetto al classico controllo a piedi, perché gli accertatori possono verificare le auto in sosta senza nemmeno uscire dalla vettura. Eagle Eye permette infatti di svolgere le verifiche lungo il percorso, grazie a una serie di telecamere che riprendono i veicoli parcheggiati e ne riconoscono le targhe, poi trasmessi a un server centrale, che li incrocia con le informazioni già presenti nel sistema.

Il sistema, realizzato da Viasat, sfrutta anche l’intelligenza artificiale e permette di verificare se la sosta sulle strisce blu sia stata pagata correttamente. La targa diventa quindi il riferimento principale: se il pagamento è associato a quel numero, il controllo può riconoscerlo.

I rilevamenti riguardano pure le strisce gialle, riservate a determinate categorie di utenti, e le auto lasciate in punti dove possono ostacolare la circolazione, come le fermate dei mezzi pubblici o i binari del tram.

Naturalmente, non tutte le vetture parcheggiate sulle strisce gialle sono in infrazione. Eagle Eye consulta anche le informazioni relative ai permessi e alle esenzioni, distinguendo i veicoli autorizzati da quelli che occupano lo spazio abusivamente.

Dalle prime tre auto a una flotta di 18 vetture

A Milano Eagle Eye circola dal 2019, quando il progetto partì con appena tre automobili. Nel frattempo la flotta è cresciuta fino a raggiungere 18 vetture, una presenza decisamente più difficile da ignorare.

ATM dispone di 73 accertatori, organizzati in 36 turni, divisi durante la giornata e che possono estendersi oltre la mezzanotte, soprattutto nelle serate caratterizzate da concerti, partite a San Siro o maggiore affluenza nelle zone della movida.

Sebbene il sistema abbia già sette anni di attività alle spalle, oggi riesce a coprire una porzione ben maggiore della città. E i dati mostrano che le irregolarità continuano a essere numerose: circa 430.000 violazioni riguardano la sosta sulle strisce blu e gialle.

La multa può arrivare in venti minuti

Eagle Eye non decide tutto da solo. Quando rileva una possibile infrazione, invia una segnalazione al tablet dell’accertatore seduto a bordo, incaricato di verificare la situazione prima di procedere.

Per ogni violazione viene conservata anche una fotografia, utile a documentare quanto rilevato. Una volta completati i controlli, l’avviso può comparire sul Fascicolo del Cittadino in tempi molto rapidi, talvolta nell’arco di una ventina di minuti.

Bollo auto e multe, rottamazione al via: come funziona e chi può aderire

Anche dopo diversi anni una multa dimenticata nel cassetto o un bollo auto rimasto indietro possono tornare a bussare alla porta. E il peggio deve ancora venire, se accompagnati da interessi e altre spese. A partire da oggi, 16 ottobre, è possibile sistemare i conti con il Fisco presentando le domande per la rottamazione-quinquies delle cartelle affidate all’Agenzia delle Entrate-Riscossione dagli enti territoriali.

La finestra, che coinvolge circa 1.500 amministrazioni aderenti all’iniziativa, resterà aperta fino al 15 dicembre. Tra i debiti interessati rientrano il bollo auto e le sanzioni stradali, oltre a tributi come Imu e Tari. Ma è il caso di non cantare vittoria troppo presto: soltanto alcuni potranno beneficiare della misura.

Quali cartelle si possono rottamare

Tanto per cominciare, bisogna capire chi ha emesso la cartella, perché la rottamazione riguarda soltanto i debiti affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione dagli enti aderenti all’iniziativa. In altre parole, se il Comune o la Regione interessata è rimasta fuori, anche il contribuente dovrà rinunciare all’agevolazione.

È poi necessario fare una distinzione sulle multe stradali. La rottamazione non cancella la contravvenzione originaria: il vantaggio riguarda gli interessi e gli aggi accumulati nel tempo, perciò i conducenti che speravano di veder sparire completamente una sanzione dovranno ridimensionare le aspettative.

Restano esclusi da questa procedura anche i tributi riscossi direttamente dagli enti locali oppure affidati a concessionari privati. In tali situazioni, Comuni e Regioni possono introdurre agevolazioni autonome attraverso apposite delibere, seguendo regole proprie.

Come presentare la domanda online

Il prospetto informativo disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione permette di verificare quali cartelle rientrano nella rottamazione. Nell’area riservata si accede tramite SPID, Carta d’identità elettronica o Carta nazionale dei servizi, selezionando la sezione dedicata alla rottamazione-quinquies degli enti territoriali.

Entro 12 ore dalla richiesta arriva un’e-mail contenente il collegamento per scaricare il documento, disponibile per cinque giorni. In alternativa, si può utilizzare l’area pubblica, allegando un documento di riconoscimento ed evitando così l’accesso con le credenziali.

Dal 16 ottobre è possibile presentare direttamente la domanda di adesione attraverso l’area riservata, dove compaiono automaticamente i debiti ammessi, tra i quali scegliere quelli da inserire nella richiesta. Utilizzando il servizio pubblico occorre invece indicare i numeri delle cartelle e un indirizzo e-mail al quale ricevere la conferma. In entrambi i casi bisogna specificare la modalità di pagamento prescelta.

Fino a 54 rate, ma occhio alle scadenze

Presentare la domanda non comporta il versamento immediato delle somme, ma sarà l’Agenzia delle Entrate-Riscossione a comunicare l’importo dovuto entro il 28 febbraio 2027.

A quel punto si potrà saldare tutto entro il 31 marzo oppure scegliere la rateizzazione, fino a un massimo di 54 rate bimestrali di pari importo e ognuno dovrà essere di almeno 100 euro: un piano che, nei casi più lunghi, può arrivare a nove anni.

La flessibilità ha però dei limiti: il mancato o insufficiente pagamento dell’unica rata, di due rate anche non consecutive oppure dell’ultima prevista dal piano fa perdere i benefici della definizione agevolata.

Prima di tirare un sospiro di sollievo, vale la pena controllare le cartelle ammesse e fare bene i conti. La scadenza per chiedere l’adesione è il 15 dicembre 2026.

Guida accompagnata a 16 anni, il Governo fa dietrofront: cosa cambia per i più giovani

La guida accompagnata a 16 anni non diventerà realtà, almeno per il momento. L’ipotesi di anticipare di un anno l’accesso alle esercitazioni in automobile non trova spazio nella revisione del Codice della Strada, lasciando invariata una possibilità che oggi riguarda soltanto i diciassettenni.

Il progetto avrebbe consentito ai più giovani di familiarizzare prima con la guida, accumulando esperienza sotto la supervisione di un adulto. La decisione di non procedere mantiene invece il sistema attuale, che prevede requisiti specifici e un percorso formativo obbligatorio. Una soluzione ancora poco utilizzata dalle famiglie italiane, nonostante sia disponibile da diversi anni.

Guida accompagnata a 16 anni: perché non cambia nulla

L’abbassamento dell’età minima avrebbe rappresentato una modifica significativa per chi desidera avvicinarsi al volante prima della maggiore età. Attualmente, infatti, la guida accompagnata può iniziare soltanto dopo il compimento dei 17 anni, a condizione di possedere già una patente di categoria idonea.

La proposta di estendere questa opportunità ai sedicenni è rimasta fuori dalla riforma. Non si tratta quindi della cancellazione della guida accompagnata, ma della rinuncia ad ampliarne l’accessibilità. Il tema riguarda anche la diffusione limitata dello strumento. Secondo i dati riportati nel dibattito sulla riforma, soltanto circa l’1% dei giovani che conseguono la patente utilizza preventivamente questa possibilità.

Anticipare l’età avrebbe potuto aumentare il numero degli interessati, offrendo un periodo più lungo per acquisire familiarità con il traffico e con le diverse condizioni di circolazione. La scelta del Governo lascia però aperta una questione: quanto incidono gli adempimenti richiesti sulla scarsa diffusione di questa formula?

Come funziona la guida accompagnata a 17 anni

Per ottenere l’autorizzazione non è sufficiente avere compiuto l’età prevista. Il minorenne deve essere già titolare di una patente A1 o B1, conseguibile a partire dai 16 anni. È poi necessario frequentare un corso di almeno 10 ore di guida pratica presso un’autoscuola, sotto la supervisione di un istruttore abilitato. La formazione comprende esercitazioni in condizioni differenti, incluse la circolazione notturna e quella su strade extraurbane o autostrade.

Soltanto dopo aver completato il percorso è possibile richiedere l’apposita autorizzazione, che consente di esercitarsi con un accompagnatore preventivamente indicato. Quest’ultimo deve possedere una patente B, o di categoria superiore, da almeno dieci anni e rispettare i requisiti previsti dalla normativa.

Durante le esercitazioni non è consentito trasportare altri passeggeri. L’automobile deve inoltre esporre il contrassegno GA ed essere conforme alle limitazioni stabilite per questa particolare modalità di guida. L’autorizzazione non sostituisce la patente B e non permette al diciassettenne di circolare autonomamente.

Perché pochi giovani scelgono questa possibilità

Uno dei principali ostacoli è rappresentato dalla necessità di possedere preventivamente una patente per motocicli leggeri o quadricicli. Chi non ha già affrontato questo percorso deve sostenere ulteriori costi e adempimenti prima di poter accedere alle esercitazioni in automobile.

A questi si aggiungono le lezioni obbligatorie in autoscuola, che rendono la procedura più articolata rispetto alla normale preparazione per la patente B. Anche il fattore temporale ha un peso. Potendo iniziare soltanto a 17 anni, molti ragazzi preferiscono attendere il compimento dei 18 anni per intraprendere direttamente il percorso ordinario.

L’eventuale apertura ai sedicenni avrebbe ampliato questo intervallo, ma non avrebbe automaticamente eliminato gli altri requisiti. Resta infine distinta la prospettiva europea, che prevede l’introduzione della patente B a 17 anni con accompagnatore attraverso una nuova disciplina comunitaria. Per l’applicazione delle relative disposizioni saranno necessari i passaggi normativi previsti.

Per ora, dunque, chi ha 16 anni può prepararsi attraverso le categorie A1 e B1, ma dovrà aspettare l’anno successivo per esercitarsi alla guida di un’automobile con l’autorizzazione prevista dal Codice della Strada.