Decreto BYD, il nuovo bonus per auto plug-in arriva in Italia: i dettagli

Se lo Stato non arriva, ci pensa direttamente la Casa automobilistica. Questa la filosofia dietro la nuova campagna commerciale di BYD ribattezzata, non a caso, “Decreto BYD“, pensata per sostenere le vendite in un momento in cui gli incentivi statali per le auto elettrificate restano fermi da un bel po’.

Fino a 11.600 euro di bonus

L’iniziativa, valida per tutto il mese di settembre 2026, mette sul piatto vantaggi fino a 11.600 euro per chi decide di passare a uno di questi modelli tramite permuta o rottamazione di un’auto usata. Una mossa che arriva in un momento particolarmente delicato per il settore, dato che il quadro normativo italiano al momento non prevede nuovi bonus .

Il tempismo dell’operazione non è casuale: BYD sta vivendo in Italia una fase di crescita decisamente robusta. Con 2.580 vetture immatricolate ad agosto 2026 e un incremento del 194,9% rispetto ad agosto 2025, il brand cinese ha raggiunto il 3,7% del mercato italiano, entrando stabilmente nella top ten dei marchi più venduti nella Penisola. Un trend che, va detto, riguarda l’intero fronte dei costruttori cinesi, complice anche il fattore prezzo: secondo una stima di Transport & Environment, le auto elettriche cinesi costano ancora il 21% in meno in media rispetto alle analoghe europee.

La gamma BYD Super Ibrida DM-i

Il “Decreto BYD” non riguarda l’intera gamma del costruttore, ma si concentra su un segmento preciso: la gamma Super ibrida DM-i, ovvero i modelli plug-in che abbinano un motore elettrico a un propulsore termico a benzina, con possibilità di ricarica anche dalla presa di corrente domestica.

Con la tecnologia DM-i, infatti, BYD punta a smontare uno degli ostacoli culturali più diffusi nella transizione verso l’elettrificazione, la cosiddetta ansia da autonomia. A seconda del modello e della configurazione, la casa dichiara oltre 1.300 chilometri di autonomia complessiva e consumi che possono arrivare fino a 71 chilometri con un litro, numeri pensati per proporre il plug-in hybrid come una vera e propria tecnologia ponte verso l’elettrico a batteria.

La curiosa scelta della permuta

Questa volta non un numero di anni della vettura o del possesso dell’auto da parte del proprietario. Per accedere al bonus massimo, BYD ha scelto un parametro diverso rispetto alle tradizionali logiche di rottamazione statale, basate solitamente sulla classe emissiva o sull’anzianità del veicolo consegnato.

L’auto in permuta deve avere infatti almeno 150.000 km, un criterio che punta più sull’usura effettiva del mezzo che sulla sua semplice età anagrafica, ma che potrebbe tagliare fuori vetture con discreti chilometraggi ma tanti anni sulle spalle, come molte di quelle che circolano nelle grandi città.

Nel dettaglio, l’importo massimo del bonus di sconto viene riconosciuto a fronte della permuta di un veicolo usato che abbia un chilometraggio minimo certificato di 150.000 km, mentre l’offerta resta valida dal 1° al 30 settembre 2026 presso i concessionari BYD aderenti. Va precisato che si tratta di un’iniziativa commerciale privata, non collegata in alcun modo a fondi pubblici, e che la promozione è riservata a privati e ditte individuali per contratti stipulati entro la fine del mese.

Un’operazione che, dietro il claim provocatorio scelto dal marchio, racconta bene una tendenza sempre più diffusa tra i costruttori: quella di non aspettare più i tempi spesso incerti della politica per continuare a spingere le vendite, affidandosi invece a campagne commerciali proprietarie capaci di intercettare nell’immediato la domanda degli automobilisti italiani.

Le nuove regole Ue sul settore auto, obiettivo riciclo plastica

Entro 6 anni le auto, in base alle normative Ue, dovranno contenere il 15% di plastica riciclata. Le nuove disposizioni diventeranno esecutive e riguarderanno anche la progettazione, la produzione, la raccolta e il trattamento a fine vita dei veicoli. Soltanto il 2,5% della plastica proveniente dai veicoli oggi viene riutilizzata nella produzione di nuovi esemplari.

Le Case automobilistiche dovranno gestire il delicato passaggio da un modello lineare a un design circolare. In base alle ultime analisi oltre 800.000 tonnellate di plastica proveniente da veicoli giunti a fine vita verranno bruciate o smaltite in discarica. La proposta di revisione del regolamento UE sui veicoli fuori uso (EU ELV), stabilisce che la percentuale passerà dal 15% al 25% entro un decennio, almeno un quinto di tale materiale dovrà provenire da veicoli rottamati.

Come cambiano le regole

Con oltre 10,8 milioni di nuove vetture immatricolate nell’UE nel 2025 si può comprendere come 200-240 kg di plastica per veicolo rappresentino un serio problema. Ad oggi non più del 2,5% della plastica proveniente dai veicoli a fine vita viene riutilizzata nelle nuove auto, ma l’obiettivo è la produzione di circa 350.000 tonnellate di plastica riciclata all’anno.

La Global Impact Coalition (GIC), una piattaforma incentrata sulla riduzione delle emissioni di carbonio e sull’introduzione dell’economia circolare nel settore chimico, ha partorito un progetto pilota per dimostrare come il riciclo meccanico e chimico della plastica potrebbe rappresentare una svolta. Otto società dei settori chimici e dei rifiuti si sono occupate del processo di smantellamento, triturazione di modelli da rottamare per valutare se i componenti in plastica potessero essere recuperati dalle vecchie auto e trasformati in materiale di qualità. Charlie Tan, CEO del GIC, ha dichiarato:

“Le materie prime esistono, ma manca il sistema per convertirle in componenti di qualità automobilistica. C’è un divario tra le ambizioni normative e la reale capacità del sistema di raggiungere tali obiettivi. Il dibattito si sta spostando dalla domanda ‘il riciclo della plastica automobilistica è tecnologicamente fattibile?’ A ‘possiamo costruire una catena di approvvigionamento economicamente sostenibile e quale sarebbe il ruolo di ciascuno?’”.

Progetti rivoluzionari

Ben 53 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica sono stati prodotti nell’UE nel 2019, una cifra che si prevede raddoppierà entro il 2060, andando oltre i 100 milioni di tonnellate all’anno. L’industria delle quattro ruote vanta uno dei maggiori volumi di materie prime collezionabili per il riciclo chimico. Come riportato su Reuters la responsabile dei progetti globali presso il GIC, Ana Sofia Almagro, ha assicurato:

“Esiste un legame insolitamente stretto tra l’offerta di plastica riciclata e la domanda di plastica riciclata da parte degli OEM. Questo potrebbe fornire il segnale di domanda di cui le aziende chimiche hanno bisogno per costruire impianti per un maggiore riciclo chimico”.

Gli attuali metodi di smistamento e la composizione di molti componenti delle auto recuperati non soddisfano i requisiti. L’obiettivo è trovare sistemi circolari nella progettazione per realizzare nel futuro auto migliori. Non a caso Volkswagen sta collaborando con l’Open Hybrid Lab-Factory (OHLF) del governo tedesco, a Wolfsburg, dove si trova anche la sede del Gruppo.

Il brand Audi, attraverso il suo progetto Material Loop, sta valutando soluzioni per riciclare non solo la plastica, ma anche l’acciaio, l’alluminio e il vetro. Il riciclo chimico della plastica consente di ridurre i rifiuti di plastica a elementi costitutivi chimici, che possono essere utilizzati per creare plastica vergine.

Jaguar Land Rover prepara 4.000 tagli, il momento difficile continua

Jaguar Land Rover è, da decenni, un punto di riferimento dell’industria automotive del Regno Unito. Negli ultimi anni, però, le attività produttive hanno registrato un drastico rallentamento e ora l’azienda starebbe valutando un netto taglio al numero di lavoratori.

La situazione sarebbe abbastanza complicata, tanto che anche il ministro britannico per le imprese, Jonathan Reynolds, ha confermato di avere in agenda un incontro con i manager della Casa per discutere la questione e, in particolare, per valutare gli effetti di una riduzione del personale.

Lo stesso Reynolds ha sottolineato, nel corso di una breve dichiarazione alla BBC, quanto segue:

“Se si tratta di garantire nel tempo che la forza lavoro sia quella giusta per rendere l’azienda il più competitiva possibile, allora è di questo che dobbiamo parlare”.

Un maxi taglio in arrivo?

Attualmente, dai dati riportati da Reuters, Jaguar Land Rover impiega circa 30.000 persone in Gran Bretagna e i piani sarebbero quelli di ridurre la forza lavoro in modo significativo, arrivando a 4 mila addetti in meno nel corso del prossimo futuro. Si tratta, quindi, di un taglio di più del 10%. Secondo il Times, serviranno due anni per centrare gli obiettivi descritti in precedenza.

I numeri non sono stati confermati direttamente dalla Casa che, però, tramite un suo portavoce ha sottolineato:

“Dobbiamo adattarci alle mutevoli condizioni del mercato globale”.

Si tratta di una chiara apertura in vista di un possibile intervento da parte dell’azienda che potrebbe, molto presto, adottare misure per il contenimento dei costi, con un taglio della forza lavoro.

Tante questioni da affrontare

Jaguar Land Rover deve fare i conti con diverse cause esterne che stanno creando non pochi problemi alla sua attività. Le attività industriali nel Regno Unito, infatti, hanno risentito delle conseguenze dei dazi imposti da Trump, sull’importazione di veicoli negli Stati Uniti.

Modelli come la Range Rover e la Defender, hanno un buon mercato negli Stati Uniti e la presenza di dazi ne danneggia la diffusione. Nello stesso tempo, la Casa deve fare i conti con la concorrenza dei modelli cinesi, come la Jaecoo 7, che si sta ritagliando uno spazio da protagonista assoluta nel Regno Unito.

La combinazione di questi elementi, quindi, mette a rischio il regolare svolgimento delle attività produttive per l’azienda nel Regno Unito. Il contesto già non era dei migliori, considerando che le difficoltà vanno avanti da tempo.

Ricordiamo, inoltre, che il rilancio del marchio Jaguar non ha raggiunto gli obiettivi prefissati, con anche il licenziamento del designer della controversa Type 00. Il brand, in ogni caso, ha in programma il debutto della Type 01, che arriverà ad ottobre.

Il futuro di Jaguar Land Rover è legato a tanti fattori e il presente non è dei migliori. L’azienda sta guardando avanti, con obiettivi ambiziosi, ma dovrà prendere delle decisioni difficili. Il taglio della forza lavoro nel Regno Unito rappresenta una delle possibili azioni per la Casa. Ulteriori aggiornamenti in merito arriveranno nelle prossime settimane.

Prezzo protetto, la nuova promozione di Fiat Pandina e Grande Panda

Per rispondere all’inflazione, Fiat lancia “Prezzo Protetto“, una nuova iniziativa commerciale dedicata a due dei modelli più rappresentativi della gamma, Pandina e Grande Panda, con condizioni d’acquisto più vantaggiose rispetto a quelle proposte lo scorso anno per gli stessi modelli.

L’iniziativa Prezzo protetto

Il 2026 sta rappresentando un anno di crescita, ma solo per quanto riguarda la spesa sostenuta dalle famiglie. Beni di prima necessità alle stelle e prezzi dei beni energetici cresciuti del 12,8%. Una prima parte dell’anno che non lascia presagire bene per i prossimi mesi invernali e che prevede una discesa del potere d’acquisto delle famiglie, che inevitabilmente potrebbe ripercuotersi nelle spese maggiori, come l’automobile.

In questo scenario Fiat ha deciso di intervenire e stimolare il mercato con un’offerta riservata ai clienti privati su vetture in pronta consegna, con immatricolazione entro il 28 settembre 2026, e disponibile presso tutte le concessionarie della rete Fiat.

Pandina da 9.950 euro

Il cuore della promozione riguarda naturalmente l’auto più venduta d’Italia. La Pandina 1.0 65 CV Hybrid Pop, che normalmente ha un prezzo di listino di 15.950 euro, scende a 11.450 euro grazie agli sconti previsti dall’iniziativa, per arrivare fino a 9.950 euro attivando un finanziamento tramite Stellantis Financial Services e rottamando un veicolo fino a Euro 5, oppure dando in permuta una qualsiasi vettura Fiat.

Il vantaggio complessivo rispetto al listino arriva quindi fino a 6.000 euro, anche se per ottenere il prezzo più basso è necessario rispettare entrambe le condizioni, rottamazione e finanziamento. Nel dettaglio, lo sconto si compone di 4.500 euro applicati direttamente da Fiat con la rottamazione, a cui si aggiungono altri 1.500 euro legati alla sottoscrizione del finanziamento.

La formula prevede un anticipo di 1.699 euro e 35 rate mensili da 99 euro, con una rata finale da 8.010,60 euro a chiusura del piano. Il TAN è infatti dell’8,99%, mentre il TAEG raggiunge il 13,71%, numeri che vanno a erodere il risparmio rispetto al listino.

La Pandina Hybrid dal canto suo continua a garantire costi di gestione quotidiana particolarmente contenuti. Sotto il cofano lavora il collaudato motore FireFly 1.0 a tre cilindri da 65 CV, abbinato a un cambio manuale a sei marce e supportato dalla tecnologia mild-hybrid a 12V, per un consumo dichiarato nel ciclo misto di 5,0 litri per 100 km e un’autonomia complessiva superiore ai 700 km con un pieno.

Grande Panda da 14.950 euro

Chi cerca qualcosa di più spazioso e moderno può invece orientarsi sulla Grande Panda, proposta nell’allestimento Pop con motore 1.2 Turbo benzina da 100 CV e cambio manuale a sei rapporti. In questo caso il prezzo di listino parte da 17.900 euro, che scende a 14.950 euro scegliendo il finanziamento Stellantis Financial Services.

Il vantaggio principale di questa proposta, rispetto a quella dedicata alla Pandina, è che lo sconto risulta accessibile a tutti i clienti privati, senza che sia richiesta alcuna vettura usata da rottamare o permutare. Senza finanziamento, il prezzo promozionale si attesta comunque a 15.900 euro, pari a 2.000 euro di sconto netto sul listino, mentre attivando il piano finanziario lo sconto complessivo arriva a 2.950 euro, suddiviso tra i 2.000 euro applicati direttamente da Fiat e i restanti 950 euro collegati al finanziamento.

Stessa logica di funzionamento per il finanziamento, con 35 rate da 129 euro e 10.873 euro di maxi rata finale, per un TAEG che in questo caso arriva al 9,02%. 

Anche per la Grande Panda, come per la Pandina, la scadenza per l’immatricolazione resta fissata al 28 settembre 2026, un termine piuttosto ravvicinato che lascia agli interessati una finestra temporale limitata per approfittare delle condizioni più vantaggiose proposte dal marchio torinese in questa fase di mercato.

Le auto ibride plug-in sotto accusa: emissioni reali fino a 6 volte superiori ai dati ufficiali

L’organizzazione no-profit per i trasporti puliti Transport & Environment (T&E) accusa la lobby dell’auto di fare pressione sull’Unione Europea per cancellare le norme che rispecchierebbero meglio l’inquinamento reale dei veicoli PHEV.

Le emissioni di anidride carbonica ($CO_2$) delle auto ibride plug-in (PHEV) sono in media sei volte superiori rispetto a quanto dichiarato dai test ufficiali di omologazione, secondo una nuova analisi condotta dall’ONG Transport & Environment (T&E) sulla base degli ultimi dati del 2024 diffusi dalle autorità europee. Come evidenzia T&E, il divario tra l’inquinamento effettivo su strada e i risultati ottenuti nei test di laboratorio si è ampliato progressivamente ogni anno a partire dal 2021, data di inizio del monitoraggio reale.

Alla luce di questi dati, Transport & Environment chiede con fermezza all’Unione Europea di respingere le richieste delle case automobilistiche di indebolire le normative antinquinamento pensate per colmare la differenza tra emissioni ufficiali e reali, invitando le istituzioni a non conteggiare le ibride plug-in come veicoli a basse emissioni ai fini del raggiungimento degli obiettivi climatici.

Le auto plug-in ibride (PHEV), che combinano un motore elettrico con uno termico a benzina o diesel, rappresentano attualmente il 9,8% del mercato automobilistico nell’UE. Dopo le concessioni della Commissione Europea dello scorso anno sulla vendita di PHEV oltre il 2035, i costruttori — tramite l’associazione di categoria ACEA — stanno spingendo per cancellare il recepimento dell’aggiornamento normativo previsto per il 2027, che adeguerebbe i calcoli del consumo reale.

I dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente nel dettaglio

Tuttavia, l’analisi di Transport & Environment basata sui dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) relativi ai veicoli immatricolati nel 2024 dimostra che la situazione sta peggiorando:

  • Emissioni reali vs test di laboratorio: secondo l’elaborazione di T&E, le emissioni reali delle PHEV registrano una media di 145 g/km di CO_2, a fronte dei soli 24 g/km dichiarati dalle schede di omologazione ufficiali.
  • Divario in costante aumento: l’ONG sottolinea come il gap sia cresciuto negli anni: se nei dati del 2023 le emissioni reali stimate da T&E erano di 138 g/km contro i 28 g/km ufficiali (pari a 5 volte di più / +386%), oggi il divario ha raggiunto le 6 volte (+500%).
  • Peggioramento delle prestazioni reali: i dati riportati da T&E mostrano che le emissioni reali delle PHEV sono aumentate del 5% tra il 2023 e il 2024, a fronte di una riduzione teorica del 15% nei test di laboratorio, smentendo i miglioramenti di efficienza dichiarati dai costruttori.

L’analisi di T&E evidenzia come, con 145 g/km reali, i veicoli ibridi plug-in emettano appena il 14% in meno di CO2 rispetto alle vetture tradizionali a benzina o diesel (169 g/km), mostrando un impatto ambientale sempre più sovrapponibile a quello delle auto a combustione interna.

La provenienza dei dati

T&E precisa che i dati sulla guida reale sono stati rilevati mediante i dispositivi OBFCM (On-Board Fuel Consumption Monitoring) installati di serie su un campione di 220.000 vetture ibride plug-in circolanti nell’UE, fornendo un quadro concreto ben diverso dai cicli di prova condotti in laboratorio.

Per ovviare a questa distorsione, l’UE intende revisionare i cosiddetti “fattori di utilità” (utility factors) nel 2025 e nel 2027, riallineando le stime ufficiali ai consumi effettivi ed evitando che i costruttori ottengano benefici normativi su auto che inquinano quasi quanto i modelli a combustione tradizionale.

Cosa dice il direttore di Transport & Environment

Lucien Mathieu, direttore della divisione auto di Transport & Environment, ha dichiarato:

“Le ibride plug-in sono una delle più grandi operazioni di greenwashing dell’industria automobilistica: vengono commercializzate come una soluzione ecologica, ma all’atto pratico comportano un pesante costo ambientale. Rappresentano anche una grande fregatura per i consumatori, che finiscono per pagare molto più carburante del previsto.

I costruttori chiedono all’UE di chiudere un occhio per poter ritardare gli investimenti nelle auto 100% elettriche. I fattori di utilità sono stati concepiti proprio per far coincidere le emissioni ufficiali con quelle reali e si basano su dati scientifici effettivi.”

Diesel euro 5, dal 1° ottobre arriva il blocco: chi è a rischio

Il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato. Dal 1° ottobre 2026, salvo colpi di scena dell’ultimo minuto, torna in vigore il divieto di circolazione per le auto diesel Euro 5 in diverse regioni del Nord Italia, dopo il rinvio deciso lo scorso anno. Una misura che, secondo le stime più recenti, rischia di mettere in difficoltà centinaia di migliaia di automobilisti proprio nel cuore del Bacino Padano, una delle aree europee più critiche dal punto di vista della qualità dell’aria.

Centri urbani oltre i 100mila abitanti

Le limitazioni interesseranno in via prioritaria i centri urbani con popolazione superiore ai 100.000 abitanti e i relativi agglomerati, una platea più ristretta rispetto ai piani iniziali, che avrebbero coinvolto anche i comuni sopra i 30.000 residenti. Secondo quanto previsto, il blocco dovrebbe riguardare i veicoli diesel immatricolati tra il 2011 e l’agosto 2015, con un impatto diretto stimato su almeno 150.000 automobili.

I numeri raccontano bene la portata del problema: secondo un’analisi condotta da CarFax sui controlli targa effettuati nei primi mesi del 2026, i nuovi divieti riguarderebbero quasi un’auto su sette nel Nord Italia, circa il 14% dei controlli analizzati, con un’età media dei veicoli coinvolti di 12 anni e una percorrenza media di 146.000 km. Per chi possiede una di queste vetture, il blocco si traduce concretamente nell’impossibilità di muoversi liberamente nei giorni feriali all’interno delle città coinvolte, trasformando tragitti abituali come andare al lavoro o fare la spesa in un problema quotidiano tutt’altro che trascurabile. Chi verrà sorpreso a circolare nelle aree e negli orari vietati andrà incontro a una sanzione amministrativa.

Le soluzioni alternative del Piemonte

Non tutte le regioni coinvolte nei piani originari si trovano oggi nella stessa situazione. Il Piemonte, infatti, è riuscito a evitare il blocco dei diesel Euro 5 previsto da ottobre grazie a un pacchetto di misure compensative alternative, pensate per raggiungere gli stessi obiettivi ambientali senza dover fermare le auto più datate.

Tra gli interventi messi in campo dalla Regione figura uno stanziamento di 14 milioni di euro per incentivare l’utilizzo dei biocarburanti Hvo sul trasporto pubblico e sui veicoli diesel Euro 5 ed Euro 6, con contributi compresi tra 50 e 100 euro l’anno erogati attraverso carte carburante dedicate, in vigore dall’inverno 2026. Altri 14,4 milioni di euro sono invece destinati a incentivi per la manutenzione degli impianti di riscaldamento più vecchi e inquinanti, oltre che per l’acquisto e l’installazione di nuovi sistemi a biomassa. Un pacchetto che punta a spostare l’attenzione dalle limitazioni dirette agli automobilisti verso interventi più ampi sulla qualità dell’aria.

Veneto ed Emilia Romagna studiano alternative

Sulla scia dell’esperienza piemontese, anche Veneto ed Emilia-Romagna si stanno muovendo per individuare soluzioni che permettano di evitare o quantomeno attenuare il blocco dei diesel Euro 5. A inizio agosto, la giunta veneta ha approvato una delibera che avvia l’iter per sospendere il divieto previsto dal 1° ottobre, seguendo lo stesso approccio adottato dal Piemonte.

La normativa, del resto, lascia alle Regioni un certo margine di flessibilità: gli enti territoriali possono infatti proporre misure compensative alternative, come il potenziamento del trasporto pubblico o interventi di efficientamento energetico, per evitare o attenuare le restrizioni sulla circolazione. Allo stesso tempo, restano libere di introdurre limitazioni più severe qualora la qualità dell’aria lo richiedesse. Per Veneto ed Emilia-Romagna, però, la situazione non risulta ancora completamente definita, e il condizionale resta d’obbligo fino a quando non arriveranno decisioni ufficiali in tal senso.

La Lombardia conferma lo stop

Diverso il discorso per la Lombardia, che al momento conferma l’intenzione di procedere con il blocco dal 1° ottobre, senza aver individuato le stesse misure compensative messe in campo da Piemonte e, con ogni probabilità, Veneto. Una scelta che rischia di pesare parecchio sul mercato dell’usato lombardo, dove i diesel Euro 5 hanno sempre rappresentato una fetta consistente delle vetture in circolazione.

Truffa dei 50 euro sul parabrezza, come funziona e cosa fare

Sul parabrezza compare una banconota da 50 euro, lasciata per attirare il proprietario e farlo scendere dalla macchina. Sembra un colpo di fortuna, in realtà è solo una truffa sempre più segnalata nei parcheggi, dove i malintenzionati sfruttano la distrazione del malcapitato di turno, attirato dai soldi comparsi come per magia.

Allestire la trappola non richiede, dopotutto, preparativi troppo complicati. Si sistemano i 50 euro sul vetro e la vittima può notarli soltanto una volta salito a bordo. Se scende lasciando una portiera aperta, con effetti personali all’interno, entra in gioco il complice che fino a quel momento è rimasto nelle vicinanze.

I 50 euro servono soltanto come esca

A quel punto la curiosità fa il resto. Il conducente scende per prendere i 50 euro e nei pochi istanti in cui lascia incustodita la vettura un complice apre la portiera e porta via ciò che trova all’interno o addirittura il veicolo stesso, laddove il motore sia acceso e le chiavi siano rimaste a bordo.

Nei parcheggi di supermercati e centri commerciali il via vai di persone gioca a favore dei truffatori. Avvicinarsi a una portiera dà meno nell’occhio e lo stesso vale a proposito di corrieri e addetti alle consegne, costretti dal lavoro a lasciare spesso il rispettivo mezzo. La confusione aiuta inoltre il complice ad allontanarsi rapidamente, magari prima che il proprietario si renda conto della sparizione di una borsa o del telefono.

Non è l’unico trucco usato nei parcheggi

Lo stesso principio può essere applicato con un oggetto molto meno invitante di una banconota. Una bottiglia di plastica incastrata vicino a una ruota produce rumore appena la macchina comincia a muoversi. Il conducente arresta la marcia dopo aver sentito qualcosa di insolito e scende per capire cosa sia successo: l’abitacolo rimane così esposto per il tempo necessario al furto. Tutto accade in pochi istanti, sfruttando ancora una volta la reazione del conducente.

Un altro espediente riguarda la vecchia truffa dello specchietto, costata lo scorso maggio l’arresto a un uomo a Roma dopo una richiesta di 50 euro a un’anziana per un urto con lo scooter che sarebbe stato simulato.

Cosa fare se si trovano 50 euro sul parabrezza

Borse e telefoni lasciati sui sedili rischiano di sparire in pochi istanti se il proprietario si allontana dalla macchina e ancora peggio se le chiavi restano inserite e il motore acceso, perché a quel punto nel mirino può finire direttamente la vettura.

La soluzione più prudente è spegnere l’auto e portare con sé le chiavi, avendo cura di chiudere le portiere. La banconota può aspettare qualche secondo, così come una bottiglia incastrata vicino alla ruota. Nel caso in cui qualcuno sostenga di aver subito un danno e pretenda subito dei soldi, la fretta dovrebbe far scattare qualche sospetto.

Pagare sul posto, soprattutto quando qualcuno mette fretta, rappresenta un altro errore. Meglio prendersi il tempo per controllare il presunto danno e capire cosa sia successo, tenendo nel frattempo chiusa la macchina. In presenza di persone sospette nei paraggi, allontanarsi permette di verificare la situazione con maggiore tranquillità.

Italdesign passa di proprietà e va agli americani

Nella giornata di oggi, con un comunicato ufficiale, UST, azienda americana leader nelle soluzioni di trasformazione tecnologica e AI, ha annunciato l’acquisizione della quota di maggioranza di Italdesign dal Gruppo Audi.

Si tratta di un’operazione molto importante: UST e Italdesign, infatti, puntano a unire “design, ingegneria e AI” con l’obiettivo di “plasmare il futuro della mobilità“.

Questa partnership vede l’intelligenza artificiale al centro, ma con un elemento irrinunciabile. La creatività umana resterà un punto di riferimento fondamentale per i prossimi anni, come chiarito dalla visione condivisa annunciata da UST e Italdesign.

Con l’annucnio di oggi si registra l’avvio di un nuovo corso per l’azienda con base in Piemonte che può ora guardare al futuro con rinnovata fiducia e con tante nuove risorse.

Le attività continuano

Italdesign continuerà a operare, anche con il nuovo assetto, con il proprio marchio e seguendo i propri valori fondanti, conservando un approccio multidisciplinare e mantenendo anche la sua storica sede principale a Moncalieri, in provincia di Torino.

L’azienda può contare su oltre 1.300 professionisti distribuiti in 10 sedi internazionali e potrà ora sfruttare le risorse di UST per ampliare la propria rete di clienti e rafforzare le sue competenze in numerosi settori.

Come evidenziato da UST, infatti, grazie a Italdesign, sarà più facile garantire alla clientela la possibilità di connettere design, ingegneria, software e AI, passando così da un concept a un prodotto finale in modo più semplice, veloce ed efficace.

Questo processo, sfruttando le competenze di Italdesign, sarà realizzato andando a conservare la creatività e l’eccellenza ingegneristica, elementi che, secondo UST, caratterizzano tutti i grandi prodotti.

L’annuncio dell’acquisizione non è una sorpresa, visto che dell’operazione di UST abbiamo già parlato lo scorso anno, dopo che nel maggio del 2025 erano emerse le prime indiscrezioni sulla volontà del Gruppo Audi di cedere la sua quota.

La sua conclusione, però, segna un punto di svolta importante e rappresenta la base di partenza giusta per Italdesign che potrà continuare a operare e crescere grazie alla solidità dell’azienda americana. Nel corso dei prossimi mesi scopriremo quali saranno i principali vantaggi a disposizione dell’azienda italiana.

Le parole dei protagonisti

Vijay Padmanabhan, Chief Financial Officer di UST, ha commentato così il completamento dell’operazione Italdesign:

Non abbiamo investito in Italdesign semplicemente per le sue capacità. Abbiamo investito per le sue persone, la sua pluriennale esperienza e la sua straordinaria reputazione nel trasformare idee audaci in prodotti riconosciuti a livello mondiale. Unendo le rinomate competenze di design e ingegneria di Italdesign a quelle di UST in ingegneria digitale, AI e trasformazione tecnologica, stiamo costruendo una piattaforma per contribuire a plasmare il futuro della mobilità”

Antonio Casu, Chief Executive Officer di Italdesign, ha aggiunto:

“Portiamo in questa partnership quasi 60 anni di esperienza e una credibilità unica nel settore automotive globale. Continueremo a operare come Italdesign, con i nostri valori e le nostre competenze distintive – basati su un approccio olistico e multidisciplinare e su un’attenzione crescente alla sostenibilità – beneficiando al tempo stesso della scala globale di UST, della sua competenza in ingegneria digitale, delle capacità di AI e delle relazioni con i clienti a livello internazionale”

Milano, ZTL Isola al via: orari e chi può entrare

A partire da oggi, 7 settembre 2026, prende il via la nuova ZTL nel quartiere Isola a Milano. Si tratta di una novità importante per la mobilità in città, che da tempo ha avviato una serie di riforme per ridurre il traffico e gestire meglio gli spostamenti delle persone.

La nuova zona a traffico limitato arriva dopo un lungo percorso e tante problematiche, con anche una richiesta di sospensiva (poi respinta) presentata al Tar della Lombardia da parte di Riccardo Truppo, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale.

Andiamo a riepilogare tutti i dettagli in merito a questa nuova ZTL, con tutte le informazioni relative agli orari, ai punti di accesso e anche alle deroghe previste dal regolamento comunale per l’ingresso nell’area.

Gli orari della ZTL

La nuova zona a traffico limitato a Isola sarà attiva tutti i giorni, a partire dalle 19:30 e fino alle 6 del giorno successivo. Sul territorio sono stati attivati diversi varchi a cui sarà affidato il compito di accertare gli ingressi e definire le eventuali sanzioni per accessi non autorizzati alle zone in cui viene applicato il divieto di circolazione.

Bisogna, quindi, tenere conto di questi orari per poter accedere alla zona. Ricordiamo che dallo scorso anno è attiva anche la ZTL Quadrilatero.

I punti d’accesso alla ZTL

I punti di accesso sono collocati nelle seguenti strade:

  • Piazza Spotorno e via Lario (provenendo da viale Stelvio);
  • Via Traù (da piazzale Lagosta);
  • Via Sassetti e via Rosellini I (da via Pola);
  • Via Rosellini II (da via Sassetti);
  • Via de Castilla (da largo de Benedetti);
  • Via Bassi (da via Pepe);
  • Via Lambertenghi (da via Farini).

L’immagine che alleghiamo di seguito, diffusa direttamente dal Comune di Milano, ci mostra, in modo schematico ma chiaro, quali sono i punti d’accesso alla ZTL e qual è la sua effettiva estensione nella zona del quartiere Isola.

La Mappa della nuova ZTL Isola

Comune di Milano

La mappa della ZTL Isola (Credit: Comune di Milano)

Le deroghe

Per residenti, domiciliati, lavoratori e alcune specifiche categorie di veicoli sono disponibili una serie di deroghe. In particolare, per residenti e domiciliati, chi ha già il Pass Sosta avrà automaticamente un documento analogo digitale per la ZTL Isola, consultabile nel Fascicolo del Cittadino.

Chi, invece, non ha questo pass, può fare domanda sul portale del Comune per la registrazione. Queste regole valgono anche per i proprietari o titolari di box e posti auto situati all’interno dell’area.

Da segnalare anche un accesso libero nelle ore notturne per ciclomotori e motoveicoli, taxi e veicoli Ncc (noleggio con conducente), mezzi deputati al servizio di persone con disabilità titolari di contrassegno, oltre ad ambulanze e veicoli di soccorso.

Per i residenti nelle aree pedonali interne di via Pepe, via Borsieri, via Toce e piazza Minniti, inoltre, c’è la possibilità di richiedere (una volta al giorno) un pass per un veicolo di un accompagnatore che potrà accedere senza incorrere in una sanzione. Tutti i dettagli aggiuntivi sono disponibili tramite il sito del Comune di Milano.

Tesla Cybercab è realtà, senza volante né pedali

Tesla punta tantissimo sulla guida autonoma e, soprattutto, su un progetto che, dopo un lungo sviluppo, è oggi pronto a ritagliarsi uno spazio sul mercato delle quattro ruote. Si tratta del Cybercab che, nei giorni scorsi, Elon Musk ha svelato in versione definitiva, a circa due anni di distanza dall’annuncio ufficiale.

La presentazione è avvenuta a Austin, in Texas, da tempo base delle operazioni di Tesla. Per l’occasione, il veicolo a guida autonoma, senza volante, senza pedali e con soli due posti a sedere è stato protagonista di una vera e propria sfilata per le strade della città, con una flotta di decine di vetture. Con il debutto ufficiale del modello, Tesla compie un importante passo in avanti verso i suoi obiettivi.

La prima Tesla di questo tipo

La Tesla Cybercab è il modello realizzato dalla Casa americana per l’utilizzo con la guida autonoma. L’azienda lo ha definito come il suo primo veicolo a guida autonoma nativo, che non è pensato per poter essere utilizzato anche da un conducente.

Per questo motivo, non c’è il posto del guidatore, non c’è il volante e mancano anche i pedali. L’abitacolo comprende solo due posti ed è pensato anche per offrire spazio a sufficienza per i dispositivi di assistenza per le persone con disabilità.

Il servizio di Robotaxi di Tesla permetterà di scegliere tra il Cybercab (per viaggi fino a 2 persone) e una Model Y (in grado di ospitare fino a 4 persone). Tutto viene gestito tramite l’applicazione ufficiale.

Il focus, dal punto di vista tecnico, è l’autonomia e, quindi, anche l’efficienza. Le prestazioni per una vettura pensata esclusivamente per la guida autonoma sono secondarie. È fondamentale, invece, ridurre al minimo il consumo al chilometro percorso.

I dati EPA confermano la presenza di una batteria da circa 48 kWh abbinata a un motore elettrico, posizionato sull’asse anteriore. La vettura ha un peso di 1.412 chilogrammi. L’autonomia teorica è fissata in 670 chilometri. Quella reale dovrebbe stare intorno ai 450 chilometri.

A gestire il funzionamento di Cybercab è il sistema Full Self-Driving, che sfrutta l’intelligenza artificiale. La vettura non utilizza sensori Lidar, adottati da aziende concorrenti, ma solo le telecamere.

Al momento, inoltre, non c’è un prezzo ufficiale, anche perché, almeno inizialmente, il veicolo dovrebbe essere utilizzato direttamente da Tesla per i servizi a guida autonoma (che dovranno essere approvati dalle autorità locali). Ulteriori dettagli in tal senso arriveranno nel corso delle prossime settimane.

Nel frattempo, il mercato ancora attende una versione definitiva della Roadster.

Un divario da colmare

I servizi di robotaxi sono molto diffusi negli Stati Uniti e Tesla vorrebbe ritagliarsi il suo spazio sul mercato. Si tratta, però, di un obiettivo difficile da raggiungere, soprattutto in considerazione del fatto che altre aziende sono molto più avanti.

L’esempio più calzante in questo caso è quello di Waymo, che può contare su una flotta di oltre 4 mila vetture senza conducente, sparse in 14 città americane. Tesla, invece, si ferma a poco più di 200 vetture, attualmente impegnate in una fase di test.

Staremo a vedere quali saranno i prossimi passi dell’azienda nel settore e se il Cybercab sarà in grado di fare la differenza rispetto alle soluzioni della concorrenza.

Crisi Volkswagen ricade su Ducati, spunta un’offerta

I cent’anni di Ducati cadono in un momento particolare per la Casa di Borgo Panigale, finita tra le partecipazioni che Volkswagen sta passando al vaglio. La decisione su un’eventuale vendita deve ancora arrivare, anche se l’ipotesi ha ormai superato il confine delle indiscrezioni circolate nei mesi scorsi.

Sul tavolo un’offerta da 2,5 miliardi

Alla presentazione della mostra “Ducati 100 – Un secolo in mostra”, a Bologna, Claudio Domenicali ha spiegato che l’azionista sta rivalutando le proprie partecipazioni e Ducati rientra nel processo§:

“Ducati è una di queste partecipazioni, ma su Ducati non c’è stata ancora nessuna decisione finale”

La precisazione dell’amministratore delegato conta perché, sul piano formale, lo status di Ducati è invariato: Volkswagen deve ancora annunciare un’eventuale cessione. Che il marchio motociclistico faccia gola è un dato di fatto. Il 25 giugno PatrItalia aveva avanzato ad Audi e Volkswagen una proposta di 2,5 miliardi di euro in contanti, come ha confermato il fondatore e presidente Manuel Ros:

“La nostra offerta al gruppo Volkswagen per il 100% di Ducati Motor Holding è di 2,5 miliardi”

L’offerta di PatrItalia, per ora, resta un’iniziativa del potenziale acquirente. Al momento non risultano un’asta o un mandato per cercare acquirenti e Ducati continua a essere controllata da Audi, entrata in possesso dell’azienda nel 2012. Il quadro è però evoluto rispetto a poche settimane fa. Le parole di Domenicali confermano che la partecipazione viene valutata nell’ambito della revisione avviata da Volkswagen, impegnata in una profonda ristrutturazione delle proprie attività.

Ducati continua a guadagnare

Borgo Panigale non rappresenta un’azienda da salvare dal punto di vista dei conti. Nel 2025 Ducati ha consegnato 50.895 moto, raggiungendo 925 milioni di euro di fatturato e 52 milioni di utile operativo. I risultati sono inferiori a quelli dell’esercizio precedente, ma la società ha mantenuto un margine operativo del 5,6% in una fase difficile per il mercato motociclistico.

Domenicali ha voluto separare proprio i due piani, quello relativo alle difficoltà delle due ruote e quello legato alle decisioni della casa madre tedesca:

“In questo momento il mercato è complicato, ma è complicato il mercato delle moto”

Sul futuro di Ducati si è mosso pure il Governo. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha parlato con Domenicali, indicando come obiettivo la tutela di un’azienda considerata un simbolo del Made in Italy. Dall’Emilia-Romagna è arrivata invece la richiesta del presidente Michele de Pascale di aprire un tavolo sulle prospettive della società.

La vendita era già stata valutata nel 2017

L’eventuale uscita di Ducati dall’orbita Volkswagen non rappresenterebbe una novità assoluta nelle strategie del gruppo. Una possibile cessione era stata valutata già nel 2017, cinque anni dopo l’acquisizione attraverso Audi, ma l’operazione non arrivò al traguardo.

Quasi dieci anni dopo lo scenario è diverso e Ducati torna così dentro una discussione molto più ampia sulle partecipazioni considerate strategiche da Volkswagen. La presenza di un’offerta da 2,5 miliardi aggiunge inevitabilmente un elemento alla partita, con la decisione di Volkswagen ancora da prendere.

Domenicali ha cercato soprattutto di ridimensionare i timori sulle condizioni dell’azienda:

“L’azienda è molto sana e solida”

Per adesso Ducati resta quindi sotto il controllo tedesco. La novità sta nell’ammissione che il suo futuro viene effettivamente valutato da Volkswagen. Tra questo passaggio e una cessione vera e propria, però, manca ancora la decisione fondamentale: quella del proprietario.

Carburanti, prezzi in aumento: benzina ai massimi dal 2022

Non smette di crescere il costo di un pieno, ma questa volta il rialzo coinvolge praticamente tutta la colonnina. Lunedì 7 settembre la benzina in modalità self ha raggiunto una media nazionale di 2,054 euro al litro, otto millesimi in più rispetto a venerdì. Per incontrare un valore simile bisogna tornare indietro di oltre quattro anni, al 4 luglio 2022, quando si viaggiava ancora sopra quota due euro.

Il gasolio segue la stessa direzione e arriva a 2,165 euro al litro, con un aumento di sette millesimi. Il dato colpisce soprattutto perché cade durante la proroga del taglio delle accise decisa dal governo: lo sconto di 17 centesimi resterà in vigore fino al 10 settembre, dopo essere stato esteso ancora una volta alla fine della scorsa settimana.

Benzina sopra i 2 euro al litro

I numeri raccolti da Staffetta Quotidiana permettono di fare il punto della situazione. Soltanto pochi giorni fa le medie settimanali relative al periodo tra il 26 agosto e il 1° settembre indicavano 2,019 euro al litro per la benzina self e 2,134 per il diesel. Entrambi erano già in aumento rispetto alla settimana precedente.

Era dal 4 luglio 2022 che la benzina non arrivava così in alto: quel giorno la media del self si attestava a 2,061 euro al litro, prima di scendere a 2,056 già il 5 luglio, e il dato odierno riporta le lancette indietro di oltre quattro anni. Staffetta Quotidiana segnala inoltre un aumento dei prezzi consigliati da Q8, pari a tre centesimi al litro per la verde e a un centesimo per il diesel, nonostante la quotazione internazionale del gasolio sia scesa.

Metano, il rialzo si fa sentire

Il dato del metano spicca fra quelli del 7 settembre: 1,755 euro al kg, con 23 millesimi guadagnati in pochi giorni. Non raggiungeva una cifra simile dal marzo 2023. Sulla rete nazionale resta da considerare il Gpl, praticamente fermo rispetto a venerdì: un solo millesimo di aumento porta infatti la media a 0,747 euro al litro, mentre passando alle autostrade, la media sale a 0,883 euro, con la stessa variazione di un millesimo.

Benzina e gasolio toccano rispettivamente quota 2,140 e 2,239 euro al litro, sei millesimi sopra la rilevazione precedente. È nettamente diverso il dato del metano in autostrada, salito di 61 millesimi nel giro di pochi giorni, così da portare la media a 1,746 euro al kg.

Lo sconto sul diesel scade il 10 settembre

Sul gasolio resta aperta la questione delle accise. Il decreto firmato venerdì ha allungato fino al 10 settembre il taglio di 17 centesimi al litro, misura introdotta nei mesi scorsi dopo l’impennata dei prezzi energetici. Secondo quanto riportato da Adnkronos, gli interventi adottati negli ultimi sei mesi hanno comportato per lo Stato una spesa superiore ai 2 miliardi di euro, con la scadenza della misura ormai distante soltanto tre giorni.

La nuova proroga è vicina alla scadenza e potrebbe essere l’ultima. Il prossimo passaggio si fa particolarmente delicato: il diesel ha già raggiunto in questi giorni il massimo dal 28 luglio pur beneficiando dello sconto fiscale e, con la scadenza ormai vicina, il livello dei prezzi alla pompa dipenderà sia dalle prossime decisioni del Governo sia dall’andamento delle quotazioni internazionali.