Truffa dei 50 euro sul parabrezza, come funziona e cosa fare

Sul parabrezza compare una banconota da 50 euro, lasciata per attirare il proprietario e farlo scendere dalla macchina. Sembra un colpo di fortuna, in realtà è solo una truffa sempre più segnalata nei parcheggi, dove i malintenzionati sfruttano la distrazione del malcapitato di turno, attirato dai soldi comparsi come per magia.

Allestire la trappola non richiede, dopotutto, preparativi troppo complicati. Si sistemano i 50 euro sul vetro e la vittima può notarli soltanto una volta salito a bordo. Se scende lasciando una portiera aperta, con effetti personali all’interno, entra in gioco il complice che fino a quel momento è rimasto nelle vicinanze.

I 50 euro servono soltanto come esca

A quel punto la curiosità fa il resto. Il conducente scende per prendere i 50 euro e nei pochi istanti in cui lascia incustodita la vettura un complice apre la portiera e porta via ciò che trova all’interno o addirittura il veicolo stesso, laddove il motore sia acceso e le chiavi siano rimaste a bordo.

Nei parcheggi di supermercati e centri commerciali il via vai di persone gioca a favore dei truffatori. Avvicinarsi a una portiera dà meno nell’occhio e lo stesso vale a proposito di corrieri e addetti alle consegne, costretti dal lavoro a lasciare spesso il rispettivo mezzo. La confusione aiuta inoltre il complice ad allontanarsi rapidamente, magari prima che il proprietario si renda conto della sparizione di una borsa o del telefono.

Non è l’unico trucco usato nei parcheggi

Lo stesso principio può essere applicato con un oggetto molto meno invitante di una banconota. Una bottiglia di plastica incastrata vicino a una ruota produce rumore appena la macchina comincia a muoversi. Il conducente arresta la marcia dopo aver sentito qualcosa di insolito e scende per capire cosa sia successo: l’abitacolo rimane così esposto per il tempo necessario al furto. Tutto accade in pochi istanti, sfruttando ancora una volta la reazione del conducente.

Un altro espediente riguarda la vecchia truffa dello specchietto, costata lo scorso maggio l’arresto a un uomo a Roma dopo una richiesta di 50 euro a un’anziana per un urto con lo scooter che sarebbe stato simulato.

Cosa fare se si trovano 50 euro sul parabrezza

Borse e telefoni lasciati sui sedili rischiano di sparire in pochi istanti se il proprietario si allontana dalla macchina e ancora peggio se le chiavi restano inserite e il motore acceso, perché a quel punto nel mirino può finire direttamente la vettura.

La soluzione più prudente è spegnere l’auto e portare con sé le chiavi, avendo cura di chiudere le portiere. La banconota può aspettare qualche secondo, così come una bottiglia incastrata vicino alla ruota. Nel caso in cui qualcuno sostenga di aver subito un danno e pretenda subito dei soldi, la fretta dovrebbe far scattare qualche sospetto.

Pagare sul posto, soprattutto quando qualcuno mette fretta, rappresenta un altro errore. Meglio prendersi il tempo per controllare il presunto danno e capire cosa sia successo, tenendo nel frattempo chiusa la macchina. In presenza di persone sospette nei paraggi, allontanarsi permette di verificare la situazione con maggiore tranquillità.

Italdesign passa di proprietà e va agli americani

Nella giornata di oggi, con un comunicato ufficiale, UST, azienda americana leader nelle soluzioni di trasformazione tecnologica e AI, ha annunciato l’acquisizione della quota di maggioranza di Italdesign dal Gruppo Audi.

Si tratta di un’operazione molto importante: UST e Italdesign, infatti, puntano a unire “design, ingegneria e AI” con l’obiettivo di “plasmare il futuro della mobilità“.

Questa partnership vede l’intelligenza artificiale al centro, ma con un elemento irrinunciabile. La creatività umana resterà un punto di riferimento fondamentale per i prossimi anni, come chiarito dalla visione condivisa annunciata da UST e Italdesign.

Con l’annucnio di oggi si registra l’avvio di un nuovo corso per l’azienda con base in Piemonte che può ora guardare al futuro con rinnovata fiducia e con tante nuove risorse.

Le attività continuano

Italdesign continuerà a operare, anche con il nuovo assetto, con il proprio marchio e seguendo i propri valori fondanti, conservando un approccio multidisciplinare e mantenendo anche la sua storica sede principale a Moncalieri, in provincia di Torino.

L’azienda può contare su oltre 1.300 professionisti distribuiti in 10 sedi internazionali e potrà ora sfruttare le risorse di UST per ampliare la propria rete di clienti e rafforzare le sue competenze in numerosi settori.

Come evidenziato da UST, infatti, grazie a Italdesign, sarà più facile garantire alla clientela la possibilità di connettere design, ingegneria, software e AI, passando così da un concept a un prodotto finale in modo più semplice, veloce ed efficace.

Questo processo, sfruttando le competenze di Italdesign, sarà realizzato andando a conservare la creatività e l’eccellenza ingegneristica, elementi che, secondo UST, caratterizzano tutti i grandi prodotti.

L’annuncio dell’acquisizione non è una sorpresa, visto che dell’operazione di UST abbiamo già parlato lo scorso anno, dopo che nel maggio del 2025 erano emerse le prime indiscrezioni sulla volontà del Gruppo Audi di cedere la sua quota.

La sua conclusione, però, segna un punto di svolta importante e rappresenta la base di partenza giusta per Italdesign che potrà continuare a operare e crescere grazie alla solidità dell’azienda americana. Nel corso dei prossimi mesi scopriremo quali saranno i principali vantaggi a disposizione dell’azienda italiana.

Le parole dei protagonisti

Vijay Padmanabhan, Chief Financial Officer di UST, ha commentato così il completamento dell’operazione Italdesign:

Non abbiamo investito in Italdesign semplicemente per le sue capacità. Abbiamo investito per le sue persone, la sua pluriennale esperienza e la sua straordinaria reputazione nel trasformare idee audaci in prodotti riconosciuti a livello mondiale. Unendo le rinomate competenze di design e ingegneria di Italdesign a quelle di UST in ingegneria digitale, AI e trasformazione tecnologica, stiamo costruendo una piattaforma per contribuire a plasmare il futuro della mobilità”

Antonio Casu, Chief Executive Officer di Italdesign, ha aggiunto:

“Portiamo in questa partnership quasi 60 anni di esperienza e una credibilità unica nel settore automotive globale. Continueremo a operare come Italdesign, con i nostri valori e le nostre competenze distintive – basati su un approccio olistico e multidisciplinare e su un’attenzione crescente alla sostenibilità – beneficiando al tempo stesso della scala globale di UST, della sua competenza in ingegneria digitale, delle capacità di AI e delle relazioni con i clienti a livello internazionale”

Milano, ZTL Isola al via: orari e chi può entrare

A partire da oggi, 7 settembre 2026, prende il via la nuova ZTL nel quartiere Isola a Milano. Si tratta di una novità importante per la mobilità in città, che da tempo ha avviato una serie di riforme per ridurre il traffico e gestire meglio gli spostamenti delle persone.

La nuova zona a traffico limitato arriva dopo un lungo percorso e tante problematiche, con anche una richiesta di sospensiva (poi respinta) presentata al Tar della Lombardia da parte di Riccardo Truppo, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale.

Andiamo a riepilogare tutti i dettagli in merito a questa nuova ZTL, con tutte le informazioni relative agli orari, ai punti di accesso e anche alle deroghe previste dal regolamento comunale per l’ingresso nell’area.

Gli orari della ZTL

La nuova zona a traffico limitato a Isola sarà attiva tutti i giorni, a partire dalle 19:30 e fino alle 6 del giorno successivo. Sul territorio sono stati attivati diversi varchi a cui sarà affidato il compito di accertare gli ingressi e definire le eventuali sanzioni per accessi non autorizzati alle zone in cui viene applicato il divieto di circolazione.

Bisogna, quindi, tenere conto di questi orari per poter accedere alla zona. Ricordiamo che dallo scorso anno è attiva anche la ZTL Quadrilatero.

I punti d’accesso alla ZTL

I punti di accesso sono collocati nelle seguenti strade:

  • Piazza Spotorno e via Lario (provenendo da viale Stelvio);
  • Via Traù (da piazzale Lagosta);
  • Via Sassetti e via Rosellini I (da via Pola);
  • Via Rosellini II (da via Sassetti);
  • Via de Castilla (da largo de Benedetti);
  • Via Bassi (da via Pepe);
  • Via Lambertenghi (da via Farini).

L’immagine che alleghiamo di seguito, diffusa direttamente dal Comune di Milano, ci mostra, in modo schematico ma chiaro, quali sono i punti d’accesso alla ZTL e qual è la sua effettiva estensione nella zona del quartiere Isola.

La Mappa della nuova ZTL Isola

Comune di Milano

La mappa della ZTL Isola (Credit: Comune di Milano)

Le deroghe

Per residenti, domiciliati, lavoratori e alcune specifiche categorie di veicoli sono disponibili una serie di deroghe. In particolare, per residenti e domiciliati, chi ha già il Pass Sosta avrà automaticamente un documento analogo digitale per la ZTL Isola, consultabile nel Fascicolo del Cittadino.

Chi, invece, non ha questo pass, può fare domanda sul portale del Comune per la registrazione. Queste regole valgono anche per i proprietari o titolari di box e posti auto situati all’interno dell’area.

Da segnalare anche un accesso libero nelle ore notturne per ciclomotori e motoveicoli, taxi e veicoli Ncc (noleggio con conducente), mezzi deputati al servizio di persone con disabilità titolari di contrassegno, oltre ad ambulanze e veicoli di soccorso.

Per i residenti nelle aree pedonali interne di via Pepe, via Borsieri, via Toce e piazza Minniti, inoltre, c’è la possibilità di richiedere (una volta al giorno) un pass per un veicolo di un accompagnatore che potrà accedere senza incorrere in una sanzione. Tutti i dettagli aggiuntivi sono disponibili tramite il sito del Comune di Milano.

Tesla Cybercab è realtà, senza volante né pedali

Tesla punta tantissimo sulla guida autonoma e, soprattutto, su un progetto che, dopo un lungo sviluppo, è oggi pronto a ritagliarsi uno spazio sul mercato delle quattro ruote. Si tratta del Cybercab che, nei giorni scorsi, Elon Musk ha svelato in versione definitiva, a circa due anni di distanza dall’annuncio ufficiale.

La presentazione è avvenuta a Austin, in Texas, da tempo base delle operazioni di Tesla. Per l’occasione, il veicolo a guida autonoma, senza volante, senza pedali e con soli due posti a sedere è stato protagonista di una vera e propria sfilata per le strade della città, con una flotta di decine di vetture. Con il debutto ufficiale del modello, Tesla compie un importante passo in avanti verso i suoi obiettivi.

La prima Tesla di questo tipo

La Tesla Cybercab è il modello realizzato dalla Casa americana per l’utilizzo con la guida autonoma. L’azienda lo ha definito come il suo primo veicolo a guida autonoma nativo, che non è pensato per poter essere utilizzato anche da un conducente.

Per questo motivo, non c’è il posto del guidatore, non c’è il volante e mancano anche i pedali. L’abitacolo comprende solo due posti ed è pensato anche per offrire spazio a sufficienza per i dispositivi di assistenza per le persone con disabilità.

Il servizio di Robotaxi di Tesla permetterà di scegliere tra il Cybercab (per viaggi fino a 2 persone) e una Model Y (in grado di ospitare fino a 4 persone). Tutto viene gestito tramite l’applicazione ufficiale.

Il focus, dal punto di vista tecnico, è l’autonomia e, quindi, anche l’efficienza. Le prestazioni per una vettura pensata esclusivamente per la guida autonoma sono secondarie. È fondamentale, invece, ridurre al minimo il consumo al chilometro percorso.

I dati EPA confermano la presenza di una batteria da circa 48 kWh abbinata a un motore elettrico, posizionato sull’asse anteriore. La vettura ha un peso di 1.412 chilogrammi. L’autonomia teorica è fissata in 670 chilometri. Quella reale dovrebbe stare intorno ai 450 chilometri.

A gestire il funzionamento di Cybercab è il sistema Full Self-Driving, che sfrutta l’intelligenza artificiale. La vettura non utilizza sensori Lidar, adottati da aziende concorrenti, ma solo le telecamere.

Al momento, inoltre, non c’è un prezzo ufficiale, anche perché, almeno inizialmente, il veicolo dovrebbe essere utilizzato direttamente da Tesla per i servizi a guida autonoma (che dovranno essere approvati dalle autorità locali). Ulteriori dettagli in tal senso arriveranno nel corso delle prossime settimane.

Nel frattempo, il mercato ancora attende una versione definitiva della Roadster.

Un divario da colmare

I servizi di robotaxi sono molto diffusi negli Stati Uniti e Tesla vorrebbe ritagliarsi il suo spazio sul mercato. Si tratta, però, di un obiettivo difficile da raggiungere, soprattutto in considerazione del fatto che altre aziende sono molto più avanti.

L’esempio più calzante in questo caso è quello di Waymo, che può contare su una flotta di oltre 4 mila vetture senza conducente, sparse in 14 città americane. Tesla, invece, si ferma a poco più di 200 vetture, attualmente impegnate in una fase di test.

Staremo a vedere quali saranno i prossimi passi dell’azienda nel settore e se il Cybercab sarà in grado di fare la differenza rispetto alle soluzioni della concorrenza.

Crisi Volkswagen ricade su Ducati, spunta un’offerta

I cent’anni di Ducati cadono in un momento particolare per la Casa di Borgo Panigale, finita tra le partecipazioni che Volkswagen sta passando al vaglio. La decisione su un’eventuale vendita deve ancora arrivare, anche se l’ipotesi ha ormai superato il confine delle indiscrezioni circolate nei mesi scorsi.

Sul tavolo un’offerta da 2,5 miliardi

Alla presentazione della mostra “Ducati 100 – Un secolo in mostra”, a Bologna, Claudio Domenicali ha spiegato che l’azionista sta rivalutando le proprie partecipazioni e Ducati rientra nel processo§:

“Ducati è una di queste partecipazioni, ma su Ducati non c’è stata ancora nessuna decisione finale”

La precisazione dell’amministratore delegato conta perché, sul piano formale, lo status di Ducati è invariato: Volkswagen deve ancora annunciare un’eventuale cessione. Che il marchio motociclistico faccia gola è un dato di fatto. Il 25 giugno PatrItalia aveva avanzato ad Audi e Volkswagen una proposta di 2,5 miliardi di euro in contanti, come ha confermato il fondatore e presidente Manuel Ros:

“La nostra offerta al gruppo Volkswagen per il 100% di Ducati Motor Holding è di 2,5 miliardi”

L’offerta di PatrItalia, per ora, resta un’iniziativa del potenziale acquirente. Al momento non risultano un’asta o un mandato per cercare acquirenti e Ducati continua a essere controllata da Audi, entrata in possesso dell’azienda nel 2012. Il quadro è però evoluto rispetto a poche settimane fa. Le parole di Domenicali confermano che la partecipazione viene valutata nell’ambito della revisione avviata da Volkswagen, impegnata in una profonda ristrutturazione delle proprie attività.

Ducati continua a guadagnare

Borgo Panigale non rappresenta un’azienda da salvare dal punto di vista dei conti. Nel 2025 Ducati ha consegnato 50.895 moto, raggiungendo 925 milioni di euro di fatturato e 52 milioni di utile operativo. I risultati sono inferiori a quelli dell’esercizio precedente, ma la società ha mantenuto un margine operativo del 5,6% in una fase difficile per il mercato motociclistico.

Domenicali ha voluto separare proprio i due piani, quello relativo alle difficoltà delle due ruote e quello legato alle decisioni della casa madre tedesca:

“In questo momento il mercato è complicato, ma è complicato il mercato delle moto”

Sul futuro di Ducati si è mosso pure il Governo. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha parlato con Domenicali, indicando come obiettivo la tutela di un’azienda considerata un simbolo del Made in Italy. Dall’Emilia-Romagna è arrivata invece la richiesta del presidente Michele de Pascale di aprire un tavolo sulle prospettive della società.

La vendita era già stata valutata nel 2017

L’eventuale uscita di Ducati dall’orbita Volkswagen non rappresenterebbe una novità assoluta nelle strategie del gruppo. Una possibile cessione era stata valutata già nel 2017, cinque anni dopo l’acquisizione attraverso Audi, ma l’operazione non arrivò al traguardo.

Quasi dieci anni dopo lo scenario è diverso e Ducati torna così dentro una discussione molto più ampia sulle partecipazioni considerate strategiche da Volkswagen. La presenza di un’offerta da 2,5 miliardi aggiunge inevitabilmente un elemento alla partita, con la decisione di Volkswagen ancora da prendere.

Domenicali ha cercato soprattutto di ridimensionare i timori sulle condizioni dell’azienda:

“L’azienda è molto sana e solida”

Per adesso Ducati resta quindi sotto il controllo tedesco. La novità sta nell’ammissione che il suo futuro viene effettivamente valutato da Volkswagen. Tra questo passaggio e una cessione vera e propria, però, manca ancora la decisione fondamentale: quella del proprietario.

Carburanti, prezzi in aumento: benzina ai massimi dal 2022

Non smette di crescere il costo di un pieno, ma questa volta il rialzo coinvolge praticamente tutta la colonnina. Lunedì 7 settembre la benzina in modalità self ha raggiunto una media nazionale di 2,054 euro al litro, otto millesimi in più rispetto a venerdì. Per incontrare un valore simile bisogna tornare indietro di oltre quattro anni, al 4 luglio 2022, quando si viaggiava ancora sopra quota due euro.

Il gasolio segue la stessa direzione e arriva a 2,165 euro al litro, con un aumento di sette millesimi. Il dato colpisce soprattutto perché cade durante la proroga del taglio delle accise decisa dal governo: lo sconto di 17 centesimi resterà in vigore fino al 10 settembre, dopo essere stato esteso ancora una volta alla fine della scorsa settimana.

Benzina sopra i 2 euro al litro

I numeri raccolti da Staffetta Quotidiana permettono di fare il punto della situazione. Soltanto pochi giorni fa le medie settimanali relative al periodo tra il 26 agosto e il 1° settembre indicavano 2,019 euro al litro per la benzina self e 2,134 per il diesel. Entrambi erano già in aumento rispetto alla settimana precedente.

Era dal 4 luglio 2022 che la benzina non arrivava così in alto: quel giorno la media del self si attestava a 2,061 euro al litro, prima di scendere a 2,056 già il 5 luglio, e il dato odierno riporta le lancette indietro di oltre quattro anni. Staffetta Quotidiana segnala inoltre un aumento dei prezzi consigliati da Q8, pari a tre centesimi al litro per la verde e a un centesimo per il diesel, nonostante la quotazione internazionale del gasolio sia scesa.

Metano, il rialzo si fa sentire

Il dato del metano spicca fra quelli del 7 settembre: 1,755 euro al kg, con 23 millesimi guadagnati in pochi giorni. Non raggiungeva una cifra simile dal marzo 2023. Sulla rete nazionale resta da considerare il Gpl, praticamente fermo rispetto a venerdì: un solo millesimo di aumento porta infatti la media a 0,747 euro al litro, mentre passando alle autostrade, la media sale a 0,883 euro, con la stessa variazione di un millesimo.

Benzina e gasolio toccano rispettivamente quota 2,140 e 2,239 euro al litro, sei millesimi sopra la rilevazione precedente. È nettamente diverso il dato del metano in autostrada, salito di 61 millesimi nel giro di pochi giorni, così da portare la media a 1,746 euro al kg.

Lo sconto sul diesel scade il 10 settembre

Sul gasolio resta aperta la questione delle accise. Il decreto firmato venerdì ha allungato fino al 10 settembre il taglio di 17 centesimi al litro, misura introdotta nei mesi scorsi dopo l’impennata dei prezzi energetici. Secondo quanto riportato da Adnkronos, gli interventi adottati negli ultimi sei mesi hanno comportato per lo Stato una spesa superiore ai 2 miliardi di euro, con la scadenza della misura ormai distante soltanto tre giorni.

La nuova proroga è vicina alla scadenza e potrebbe essere l’ultima. Il prossimo passaggio si fa particolarmente delicato: il diesel ha già raggiunto in questi giorni il massimo dal 28 luglio pur beneficiando dello sconto fiscale e, con la scadenza ormai vicina, il livello dei prezzi alla pompa dipenderà sia dalle prossime decisioni del Governo sia dall’andamento delle quotazioni internazionali.

RC Auto, il rinnovo costa caro: cosa controllare sulla polizza

Arriva il momento di rinnovare la RC Auto e il conto è maggiore dell’anno scorso, anche se nel frattempo non è successo nulla che sembri giustificare l’aumento: è lo scenario che accomunerà diversi automobilisti, alle prese con rincari fino al 10%. Prima di accettare il preventivo conviene dare un’occhiata al proprio profilo assicurativo, perché magari alcune informazioni inserite tempo fa non corrispondono più all’uso della macchina.

Gli effetti della formula di guida sul prezzo

La guida libera concede ampio margine, perché l’auto può essere utilizzata da qualsiasi conducente in possesso dei requisiti previsti, ma fa lievitare il premio, anche quando ormai serve a poco. Se al volante si mette soltanto il proprietario, oppure le persone che usano la macchina rispettano determinati requisiti di età ed esperienza, esistono formule meno flessibili da valutare. Con la guida esperta la compagnia stabilisce un’età minima e un certo numero di anni di patente, parametri variabili in base all’assicurazione, mentre la guida esclusiva restringe ulteriormente il campo e indica una sola persona autorizzata a condurre abitualmente il veicolo.

Anziché modificare immediatamente il contratto sarebbe opportuno pensare alle proprie abitudini, in quanto dichiarare condizioni troppo restrittive soltanto al fine di abbassare il premio può diventare un problema in caso di incidente. Se al volante si trovava una persona esclusa dalla formula sottoscritta, la compagnia può rivalersi sull’assicurato per recuperare in tutto o in parte la somma versata al danneggiato.

Un controllo merita pure la percorrenza dichiarata. L’utilizzo della macchina potrebbe essersi ridotto rispetto alla stipula della polizza e il dato comunicato in passato non sempre viene aggiornato automaticamente: dichiarare una stima vicina ai chilometri effettivamente coperti permette alla compagnia di calcolare il preventivo sulla situazione attuale.

Quanto pesa il pagamento a rate

Il rinnovo offre l’occasione per controllare pure la modalità di pagamento. Dividere il premio in rate rende la spesa meno pesante sul momento, tuttavia la somma complessiva può risultare superiore rispetto al versamento annuale, motivo per cui conviene confrontare il totale richiesto nelle due formule, invece di fermarsi all’importo della singola rata.

Nel contratto possono essere finite nel tempo garanzie accessorie che incidono sul prezzo come assistenza stradale, tutela legale o copertura degli infortuni del conducente. Eliminarle alla cieca sarebbe un errore, vista la diversa funzione di ciascuna, ma vale la pena verificare se rispondano ancora alle proprie esigenze oppure se qualche servizio sia già compreso altrove.

Il rinnovo non obbliga a restare

Ricevuta la proposta della propria compagnia, l’automobilista ha comunque modo di guardarsi intorno, poiché la RC Auto non prevede il tacito rinnovo e alla scadenza si può passare a un’altra assicurazione, valutando le offerte disponibili a parità di condizioni. Muoversi qualche giorno prima lascia il tempo necessario per fare diversi preventivi e controllare cosa includa ciascuna proposta: tra gli strumenti disponibili figura Preventivass, il comparatore pubblico con cui mettere a confronto i contratti base offerti dalle compagnie.

Alla ricerca del prezzo inferiore va comunque affiancata la lettura delle condizioni. Franchigie e clausole di rivalsa possono incidere significativamente al verificarsi di un sinistro: il preventivo più economico sulla schermata non è necessariamente quello destinato a pesare meno sul portafoglio.

Indennizzo diretto e crediti ceduti, la sentenza europea riapre il caso in Italia

Chi compra un credito risarcitorio non diventa per questo una vittima del sinistro e non acquisisce dal diritto europeo le tutele speciali riservate alla persona lesa. Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell’Unione europea con la sentenza del 25 giugno 2026 nella causa C‑277/25 senza vietare la cessione dei crediti derivanti dagli incidenti stradali o togliere ai carrozzieri e alle società specializzate la facoltà di chiedere all’assicurazione quanto acquistato dal danneggiato.

Pochi mesi prima la Corte di Cassazione aveva riconosciuto al cessionario di un credito per danni patrimoniali la facoltà di ricorrere anche alla procedura di risarcimento diretto prevista dall’articolo 149 del Codice delle assicurazioni. L’azione contro la compagnia del danneggiato, secondo i giudici di legittimità, segue il credito ceduto insieme agli strumenti destinati a ottenerne il pagamento.

Da dove nasce il caso Helpfind Funding

La controversia esaminata dalla Corte Ue arriva dalla Polonia e riunisce cinque procedimenti relativi ad altrettanti veicoli danneggiati in incidenti stradali. I proprietari avevano già ricevuto un pagamento dalle compagnie dei responsabili, ma ritenevano che le somme liquidate non coprissero l’intero danno. La parte residua della pretesa venne ceduta dietro corrispettivo a imprese specializzate nell’acquisto e nel recupero dei crediti. Queste società agirono poi in nome proprio chiedendo la differenza tra il valore stimato del danno e quanto già pagato.

I contratti di cessione non indicavano però l’ammontare preciso del credito trasferito, mentre le somme domandate in giudizio dai cessionari superavano in alcuni casi, anche di molto, il prezzo versato ai danneggiati. Uno dei cedenti dichiarò che non avrebbe firmato conoscendo il valore della pretesa; un altro spiegò che avrebbe accettato comunque, pur di ricevere subito il denaro.

Il giudice polacco chiese allora se un meccanismo simile fosse compatibile con la direttiva 2009/103 sulla responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli. Al centro del rinvio c’era la legittimazione del professionista ad agire contro l’assicurazione come se occupasse la stessa posizione della persona danneggiata

La risposta europea, il cessionario non è una vittima

Le norme europee impongono agli Stati membri di garantire una copertura obbligatoria e mirano a offrire alle vittime un trattamento comparabile nei diversi Paesi dell’Unione.

L’articolo 1 definisce “persona lesa” chi ha diritto al risarcimento di un danno causato da un veicolo. L’articolo 18 riconosce poi alla vittima la facoltà di agire contro l’impresa che assicura la responsabilità civile del responsabile. Il diritto di un professionista che compra il credito nasce dal contratto concluso con il danneggiato. Per questo motivo non può essere assimilato alla persona lesa e non beneficia, in quanto cessionario, dell’azione diretta garantita dall’articolo 18.

La tutela europea ruota attorno alla vittima del sinistro e non al soggetto che acquista commercialmente una pretesa risarcitoria. Anche l’articolo 28 della direttiva, che consente agli Stati di introdurre disposizioni più favorevoli, si riferisce alle persone lese e non ai compratori professionali dei crediti.

Da questa premessa non deriva un divieto di cessione. Ogni Paese conserva così la facoltà di ammettere il trasferimento e di permettere al cessionario di chiedere il pagamento in nome proprio. Il dispositivo della sentenza segue questa impostazione: il diritto dell’Unione non impedisce a una persona già parzialmente risarcita di vendere la pretesa residua, né ostacola una legge nazionale che consenta all’acquirente di agire contro l’assicurazione.

Il quadro italiano è diverso

L’articolo 144 del Codice delle assicurazioni permette al danneggiato di agire contro la compagnia del responsabile civile. L’articolo 149 disciplina invece il risarcimento diretto, vale a dire la procedura attraverso cui chi ha subito il danno si rivolge alla propria assicurazione.

Il secondo meccanismo opera negli incidenti che coinvolgono due veicoli identificati, assicurati e immatricolati in Italia. Copre i danni ai mezzi, le cose trasportate appartenenti all’assicurato o al conducente e le lesioni lievi del conducente non responsabile. Ricevuta la richiesta, la compagnia del danneggiato liquida il sinistro per conto dell’impresa che assicura il veicolo responsabile. I rapporti economici tra le due società vengono regolati attraverso il sistema Card e la stanza di compensazione.

Degna di rilievo è la sentenza 29113 del 2025 della Corte di Cassazione. Il caso riguardava una società di autonoleggio che aveva acquistato il credito relativo al costo di un’auto sostitutiva e aveva agito contro la compagnia del danneggiato attraverso l’articolo 149. Il ricorso venne dichiarato inammissibile per ragioni processuali, ma la Terza sezione civile ritenne la questione abbastanza rilevante da formulare un principio di diritto nell’interesse della legge.

Secondo la Cassazione, il credito per danni patrimoniali causati da un incidente stradale può essere ceduto perché non ha natura strettamente personale e non c’è una norma che ne vieta il trasferimento. Il diritto nasce al momento del fatto illecito, anche quando l’importo debba ancora essere accertato o venga contestato dall’assicuratore.

Gli articoli 1260 e 1263 del Codice civile completano il ragionamento. Con la cessione cambia il titolare della pretesa mentre l’obbligazione conserva gli altri elementi. Insieme al credito passano garanzie, privilegi, accessori e poteri destinati a ottenerne la realizzazione. Da qui la conclusione della Suprema Corte. Il cessionario può usare sia l’azione contro la compagnia del responsabile prevista dall’articolo 144, sia quella di risarcimento diretto contro l’assicuratore del danneggiato.

Cosa possono contestare le assicurazioni

La sentenza europea non autorizza le compagnie assicurative a respingere in blocco i crediti ceduti. Il fatto che il cessionario, cioè chi acquista il credito, non sia considerato una vittima del sinistro non rende nullo il contratto di cessione e non gli impedisce di agire in giudizio.

L’assicurazione conserva però il diritto di controllare la validità e l’ammontare della richiesta. Può verificare che il credito esista, che sia incluso nel contratto di cessione e che la procedura seguita rispetti le condizioni previste dalla legge. Restano contestabili anche la ricostruzione dell’incidente, la quota di responsabilità, il collegamento tra l’urto e i danni dichiarati, il costo delle riparazioni e la correttezza dei documenti fiscali.

La cessione trasferisce il credito senza aumentarne il valore e senza cancellarne i limiti. Se il danneggiato non aveva diritto a una determinata somma, neppure il cessionario può pretenderla inserendola nel proprio conteggio. Vale anche il principio contrario: la compagnia non può rifiutare il pagamento di un credito dimostrato solo perché è stato acquistato da una carrozzeria o da una società di recupero. L’eventuale guadagno ricercato dal cessionario non prova, da solo, che la richiesta sia infondata; ogni domanda deve essere valutata sulla base dei fatti e dei documenti.

Dati gonfiati per installare l’autovelox, scatta l’inchiesta sul sindaco

C’è un piccolo comune del Padovano, Tribano, al centro di una vicenda giudiziaria che riaccende i riflettori su un tema mai sopito: quello dell’utilizzo degli autovelox come presunto strumento per fare cassa più che per garantire sicurezza stradale. La procura della Repubblica di Padova ha chiesto il rinvio a giudizio del sindaco Massimo Cavazzana per un presunto falso relativo all’installazione di un autovelox nel territorio comunale, secondo l’accusa motivata da dati “gonfiati” sugli incidenti stradali.

Inchiesta sull’iter per ottenere l’autorizzazione

Tutto ruota attorno alla procedura seguita dal Comune per ottenere l’autorizzazione prefettizia necessaria a installare il dispositivo lungo la strada regionale 104, la Monselice-Mare. Nell’iter avviato nel 2021, il Comune trasmise un’integrazione sull’incidentalità della strada, indicando 22 incidenti e 35 feriti nel quinquennio 2016-2020. Numeri che, secondo l’accusa, non avrebbero rispecchiato la realtà.

Secondo i consiglieri di opposizione, l’ufficio statistico della Regione Veneto avrebbe invece segnalato nello stesso periodo appena 10 incidenti e 19 feriti, un divario piuttosto ampio rispetto ai dati trasmessi dal Comune per ottenere il via libera all’installazione. A dare manforte alla tesi della minoranza consiliare ci aveva pensato anche la Prefettura stessa, che in fase di autorizzazione aveva inizialmente ritenuto poco rilevanti i numeri forniti, chiedendo un’integrazione con un’analisi più accurata sull’incidentalità della strada, proprio quella che secondo l’accusa sarebbe stata poi “gonfiata”.

Appena due mesi di multe

Al netto della vicenda giudiziaria, la storia dell’autovelox in questione ha avuto vita piuttosto breve. Il dispositivo, installato sulla strada regionale 104 Monselice-Mare, entrò in funzione nell’agosto 2023, per poi essere sradicato dal terreno appena due mesi dopo, nella notte tra il 2 e il 3 ottobre, per mano del famigerato “Fleximan“, il misterioso vandalo che negli ultimi anni ha preso di mira diversi autovelox in varie zone d’Italia. Da allora il dispositivo non è mai più stato riattivato.

Nonostante la vita brevissima, il rilevatore aveva già iniziato a produrre i suoi effetti: nei due mesi di attività, l’apparecchio ha riscontrato una media di circa 80 infrazioni al giorno. Un numero considerevole per un tratto di strada che, stando ai dati contestati dall’opposizione, non avrebbe presentato un tasso di incidentalità particolarmente allarmante rispetto ad altre arterie del territorio.

Va sottolineato come questa vicenda rappresenti un unicum rispetto a centinaia di esposti presentati soprattutto da un’associazione contro sindaci e prefetti per presunte installazioni irregolari di autovelox in tutta la regione. La maggior parte di queste segnalazioni, infatti, non ha portato a sviluppi giudiziari concreti: basti pensare che la Procura di Venezia ha archiviato 39 esposti contro l’ex sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, il prefetto e il comandante della polizia locale, e decisioni simili hanno riguardato anche i sindaci di altri comuni veneti come Chioggia, Jesolo e San Donà di Piave.

Numeri non raccolti da me“: le dichiarazioni del sindaco

Di fronte alle accuse, il primo cittadino di Tribano ha scelto una linea di difesa basata sulla piena disponibilità verso la magistratura, respingendo però ogni responsabilità diretta sui numeri contestati. “In merito ai fatti contestati, preciso che gli atti indicati non sono stati compilati né inviati dal sottoscritto. Potrò esporre ogni elemento direttamente al giudice, con la massima trasparenza“, ha dichiarato Cavazzana, che si è detto certo della fiducia nelle istituzioni e nella magistratura.

Il sindaco ha inoltre rivendicato la bontà delle proprie intenzioni nella gestione della vicenda, sostenendo di aver operato nell’interesse dei cittadini del proprio comune. L’udienza preliminare, in cui il giudice dovrà decidere se disporre effettivamente il processo, è fissata per gennaio 2027.

Iveco verso la vendita a Tata Motors? Via libera per l’offerta pubblica di acquisto

L’operazione che porterà il colosso indiano Tata Motors al controllo di Iveco Group compie un altro passo decisivo. Il gruppo automobilistico più importante d’Italia nella produzione di mezzi pesanti si avvicina sempre di più a un cambio di proprietà destinato a chiudere un lungo iter autorizzativo, con l’offerta pubblica di acquisto ormai pronta a partire.

Domani parte l’Opa

Dopo aver ottenuto tutte le autorizzazioni preventive richieste dalla normativa regolamentare di settore, incluse quelle antitrust, Fdi e Fsr, Tata Motors è pronta a lanciare l’offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria sulle azioni ordinarie di Iveco Group. Il periodo di adesione prenderà ufficialmente il via domani 7 settembre e si concluderà il 26 ottobre, salvo eventuali proroghe, per una durata complessiva di sette settimane.

L’obiettivo dichiarato della multinazionale indiana è arrivare al 100% delle azioni di Iveco, così da procedere con la rimozione del titolo dalla Borsa italiana, il cosiddetto delisting. Il corrispettivo dell’offerta è fissato a 14,10 euro per azione, dividendo incluso. L’operazione resta soggetta ad alcune condizioni consuete, tra cui il raggiungimento di una soglia minima di adesione del 95% delle azioni ordinarie, soglia che potrà scendere automaticamente all’80% qualora gli azionisti approvassero la delibera cosiddetta back-end nel corso dell’assemblea straordinaria convocata per il 16 ottobre.

Va precisato che l’Opa non riguarda la divisione Difesa di Iveco, ceduta separatamente a Leonardo, l’azienda controllata dallo Stato attiva nel settore della difesa.

Accordo già raggiunto

Dietro il passaggio formale annunciato in queste ore si nasconde in realtà un percorso avviato ormai da tempo. L’operazione era stata comunicata da Tata Motors già il 30 luglio 2025, quando la controllata TML CV Holdings B.V. aveva reso nota l’intenzione di promuovere un’Opa volontaria totalitaria sulle azioni ordinarie di Iveco Group, nell’ambito di un accordo di massima con i principali azionisti del gruppo per un valore complessivo di circa 3,8 miliardi di euro.

Il consiglio di amministrazione di Iveco ha deliberato all’unanimità di supportare l’operazione, raccomandando agli azionisti di aderire all’offerta e di votare a favore delle relative deliberazioni in assemblea. Un sostegno che arriva anche dal principale azionista del gruppo, Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann, che si è impegnata a portare in adesione la propria quota, pari al 27,06% delle azioni ordinarie e al 43,19% dei diritti di voto complessivi.

Sul fronte italiano, Tata Motors si è impegnata a supportare i siti produttivi nazionali di Iveco, anche se al momento non è stato ancora definito un piano industriale dettagliato per il futuro degli stabilimenti.

La potenza economica di Tata Motors

Per il gruppo indiano, l’acquisizione di Iveco rappresenta un ponte strategico di primaria importanza. Attraverso questa operazione, Tata Motors punta a consolidare la propria leadership su scala globale nel settore dei veicoli commerciali, accelerando al tempo stesso la transizione energetica dei propri mezzi e integrando le strutture creditizie a supporto delle vendite delle flotte aziendali, un tassello non secondario per un gruppo che guarda sempre più al mercato europeo.

Come ha sottolineato Girish Wagh, managing director e ceo di Tata Motors, l’avvio dell’offerta pubblica di acquisto rappresenta una tappa importante nel percorso di integrazione tra due organizzazioni definite altamente complementari, entrambe accomunate da un forte impegno verso l’innovazione e l’eccellenza nel servizio ai clienti.

Il percorso autorizzativo che ha portato fin qui non è stato affatto semplice: prima dell’ultimo via libera della Banca Centrale Europea, arrivato il 1° settembre, Tata Motors aveva dovuto ottenere anche l’approvazione della Financial Conduct Authority britannica, lo scorso gennaio, e della Banca di Spagna, a giugno. Con tutte le caselle ormai spuntate, la strada che porterà Iveco sotto il controllo del gruppo indiano appare, salvo sorprese dell’ultimo minuto, ormai tracciata.

Taglio accise prorogato fino al 10 settembre, ma sembrerebbe l’ultimo

Un’altra breve proroga, l’ennesima di un’estate che di sconti fiscali ne ha visti parecchi. Il governo ha firmato il decreto interministeriale che estende fino al 10 settembre 2026 il taglio di 17 centesimi al litro sulle accise del diesel, scaduto il 5 settembre. Una misura ponte, pensata per guadagnare tempo in vista di un cambio di strategia che, secondo le indiscrezioni più recenti, sembra ormai deciso.

60 milioni di euro per la proroga

Per finanziare questi cinque giorni aggiuntivi di sconto, l’esecutivo ha scelto di attingere all’extragettito Iva registrato ad agosto, quantificato in circa 60 milioni di euro. Un meccanismo diverso rispetto a quello utilizzato per la proroga precedente, quella che aveva portato lo sconto dal 27 agosto al 5 settembre, coperta invece con un anticipo sulle tasse sui dividendi delle società energetiche per circa 130 milioni di euro.

Nel dettaglio, resta invariata la misura dello sconto complessivo, sempre pari a 17 centesimi al litro, comprensivi della riduzione dell’accisa e del relativo effetto sull’Iva. Secondo i dati più aggiornati diffusi dal Ministero delle Imprese, il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale si attesta oggi a 2,046 euro al litro per la benzina e 2,157 euro al litro per il gasolio. Numeri che includono già il beneficio dello sconto fiscale in vigore.

Il conto complessivo di questi sei mesi di interventi comincia a farsi sentire nelle casse dello Stato: dallo scoppio della crisi internazionale che ha spinto al rialzo le quotazioni petrolifere, la spesa sostenuta dal governo per contenere il caro carburanti ha superato ormai i 2 miliardi di euro complessivi.

Poi si passerà ai bonus

Quella firmata in queste ore, secondo le prime indiscrezioni, potrebbe essere davvero l’ultima proroga di questo tipo. Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha del resto già confermato la volontà di superare i tagli lineari sulle accise, orientando i prossimi interventi verso misure selettive rivolte alle fasce vulnerabili e ai lavoratori.

Il pacchetto allo studio, che dovrebbe approdare nel prossimo Consiglio dei ministri, comprende diversi strumenti pensati per categorie specifiche. Tra le ipotesi più concrete c’è il bonus carburanti erogato tramite la carta “Dedicata a te” per ceti meno abbienti e pendolari, oltre al rinnovo del credito d’imposta destinato al settore dell’autotrasporto merci, già prorogato più volte nel corso dell’estate insieme allo sconto sulle accise.

Non mancano poi ragionamenti più strutturali sul lungo periodo: secondo quanto emerso, sul tavolo del governo ci sarebbe anche un piano quinquennale per riorganizzare la rete di distribuzione dei carburanti, con l’obiettivo di chiudere progressivamente gli impianti più obsoleti o poco utilizzati, contenuto all’interno del Disegno di Legge Concorrenza.

Il cambio di rotta, insomma, sembra ormai segnato: dopo mesi di sconti generalizzati validi per tutti gli automobilisti, la strada scelta da Palazzo Chigi punta a concentrare le risorse disponibili su chi viene colpito in modo più diretto dal caro carburanti, lasciando alle spalle la stagione dei tagli lineari alle accise. Per conoscere i dettagli definitivi di importi e platee coinvolte, l’appuntamento resta fissato al prossimo Consiglio dei ministri, quando l’esecutivo dovrà sciogliere gli ultimi nodi rimasti aperti su questa nuova fase di sostegno agli automobilisti italiani.

Niente cellulare e giubbotto riflettente, nuove regole per i pedoni

Il Codice della Strada si prepara a una nuova riforma, con un testo-base attualmente in fase di valutazione e su cui le associazioni di categoria dovranno esprimersi il prossimo 13 settembre. Tra le novità in arrivo ci sono anche alcune modifiche che andranno a riguardare direttamente i pedoni, chiamati a una maggiore attenzione, evitando alcune fonti di distrazione, e tenuti a rispettare un nuovo obbligo, una volta che il testo diventerà parte della normativa vigente (a meno di modifiche in corso d’opera). Andiamo ad analizzare tutti i dettagli in merito alla questione.

Stop ai cellulari

Una delle principali novità per il Codice della Strada c’è anche il divieto di utilizzo dello smartphone per i pedoni. Chiaramente, tale divieto non scatterà sempre ma solo in alcuni casi ben precisi, come l’attraversamento oppure la marcia su strada.

In tutti questi casi, per ovvi motivi di sicurezza, l’utilizzo dello smartphone sarà consentito esclusivamente per urgenze. Il divieto non scatta se il telefono è utilizzato sul marciapiede.

Da segnalare che è ammesso l’uso del vivavoce o dell’auricolare a condizione che garantisca “al pedone di mantenere adeguate capacità uditive da entrambe le orecchie“. Il mancato rispetto di quest’obbligo comporterà una multa di 75 euro.

Si tratta di una misura che punta a multare i pedoni distratti.

Nuove regole per il giubbotto riflettente

La normativa cambierà anche per quanto riguarda l’utilizzo del giubbotto riflettente. In questo caso, è previsto l’obbligo di utilizzo “sulla carreggiata fuori dai centri abitati di notte in assenza di pubblica illuminazione” oltre che “di giorno, nelle gallerie, in caso di nebbia, caduta di neve, forte pioggia e in ogni altra circostanza di scarsa visibilità“.

In caso di indisponibilità del giubbotto o delle bretelle riflettenti, sarà possibile ricorrere a “un dispositivo di segnalazione idoneo a proiettare in orizzontale una luce arancione in tutte le direzioni o qualsiasi altro adeguato dispositivo di illuminazione” in modo da poter risultare sempre ben visibili ai veicoli in avvicinamento.

Altre regole per i pedoni

Bisogna evidenziare anche una serie di novità legate all’attraversamento. Il nuovo testo, infatti,  imporrà il divieto di attraversamento:

  • in tratti extraurbani a visibilità ridotta: non si può attraversare fuori dai centri abitati quando ci si trova vicino o proprio all’altezza di curve e dossi;
  • in modo improvviso o nascosto: è vietato immettersi sulla carreggiata correndo o senza essersi prima fermati ad accertarsi del pericolo, specialmente se si sbuca da dietro veicoli parcheggiati, macchine in coda nel traffico o qualsiasi altro elemento che ostruisca la visuale dei guidatori;
  • su strade con spartitraffico o barriere divisorie: l’attraversamento è consentito solo sulle strisce pedonali; al di fuori di esse è sempre vietato, persino se il passaggio dedicato più vicino dista oltre 100 metri;
  • nei tratti interdetti ai pedoni: non è mai permesso attraversare lungo tutte quelle categorie di strade dove la legge o la segnaletica vietano del tutto il transito pedonale.

Ulteriori dettagli in merito alle novità per il Codice della Strada arriveranno nelle prossime settimane.