Distributori senza benzina, così fatica anche il servizio pubblico

Il tetto massimo di 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 per il gasolio, ha portato gli italiani a prendere d’assalto i distributori Eni. I rallentamenti per il rifornimento al distributore sono sempre più frequenti, causando a volte anche alcuni problemi al regolare funzionamento del servizi pubblico.

La Polizia locale di Mestre ha girato per 45 minuti, prima di trovare un distributore con del carburante per effettuare il pieno. Non si tratta però di un caso isolato. Stanziare un tetto massimo per benzina e diesel, solo da parte di alcune società, si sta rivelando un boomerang, andando ad accrescere problemi già presenti.

Polizia alla ricerca della benzina

Il caso più eclatante arriva dal territorio del Miranese, area centrale della città metropolitana di Venezia. La Polizia locale utilizza la rete collegata alla fornitura di carburante aggiudicata da Eni, tramite un bando nazionale. L’abbattimento dei prezzi ha portato sempre più cittadini a sfruttare esclusivamente questi distributori, lasciandoli dunque privi di carburante.

Le Forze dell’Ordine hanno dovuto perlustrare il territorio per circa 45 minuti, prima di imbattersi in una stazione con ancora benzina e gasolio. Una tempistica già significativa per un cittadino comune, ma che diventa eccessivamente elevata se a doversi rifornire è la Polizia locale in servizio.

IP e Q8 oltre a Eni: è la soluzione?

IP e Q8 si sono aggiunti a Eni nella lotta al contrasto al caro carburante, ed è già un passo avanti. I cittadini potranno erogare benzina o diesel da un numero maggiore di distributori al medesimo prezzo. Questo potrebbe dunque ridurre le interminabili file di macchine ai distributori Eni, limitando cartelli che segnalano l’esaurimento di benzina o gasolio.

Si tratta però di una soluzione tampone, perché il problema è strutturale. Nella giornata di martedì 6 ottobre, oggi, il Governo pone fine allo sconto sul taglio delle accise di 6,1 centesimi al litro per il diesel. Questo potrà comportare un ulteriore aumento nelle stazioni private, o per le società che non hanno imposto un tetto massimo, allargando ancora di più la distanza con Eni, Ip e Q8.

Il Governo punta sulle accise mobili

Il mancato rinnovo dello sconto sulle accise riguardanti il gasolio apre a un nuovo scenario: le accise mobili. Ad annunciarlo è la stessa Premier Giorgia Meloni, in occasione di una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Si tratta di un sistema che si collegherà direttamente all’aumento del prezzo del petrolio. Più il costo cresce e più aumenta anche il guadagno sull’Iva nelle casse dello Stato. Il Governo ha deciso che questi guadagni aggiuntivi saranno utilizzati per ridurre l’accisa sul carburante.

Attualmente non vi è un decreto che stabilisce modalità e durata dell’intervento, dunque non vi è una nuova riduzione dopo il taglio dei 6,1 centesimi al litro. Per la prima volta da marzo 2026 non sono introdotti tagli fiscali per contrastare il caro carburanti. Al vaglio del Governo vi è anche un aiuto mirato verso i cittadini con reddito contenuto o categorie professionali.

Le quotazioni internazionali del petrolio sono aumentate negli ultimi giorni, con il Brent che si trova a 99,88 dollari al barile, mentre il Wti è a 88,42. Le accise mobili sembrano la soluzione più probabile e concreta, ma si dovrà attendere la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Accise carburante, nessun nuovo decreto: da oggi il gasolio costa 6,1 cent in più

Da oggi, martedì 6 ottobre, il gasolio torna a costare di più. A mezzanotte è infatti scaduto l’ultimo sconto fiscale deciso dal governo il 16 settembre scorso e il meccanismo delle accise mobili non è entrato in funzione in tempo per compensarne la fine.

Il risultato è immediato: sul diesel tornano 6,1 centesimi al litro di accisa. In Gazzetta Ufficiale non compare infatti il decreto interministeriale Mase-Mef necessario per utilizzare l’extragettito Iva e trasformarlo in una nuova riduzione fiscale.

È la prima volta da marzo che i tagli fiscali sui carburanti scompaiono completamente. Da allora erano stati introdotti diversi interventi per contenere l’impatto dei rincari provocati dalla crisi internazionale e dall’aumento delle quotazioni petrolifere.

Lo sconto si è ridotto fino a sparire

Il taglio sul gasolio aveva inizialmente raggiunto 17 centesimi al litro, per poi essere progressivamente ridimensionato. Con il Consiglio dei ministri del 16 settembre era stato previsto uno sconto di 12,2 centesimi dal 18 al 25 settembre, sceso successivamente a 6,1 centesimi dal 26 settembre fino al 5 ottobre compreso.

La copertura era arrivata attraverso risparmi sulle voci di spesa dei ministeri. Da oggi quella misura non è più attiva e, in assenza del nuovo decreto sulle accise mobili, il prezzo fiscale del diesel sale automaticamente. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva spiegato che il 5 ottobre non si sarebbe arrivati a zero grazie proprio all’attivazione del nuovo meccanismo. Per ora, però, il passaggio non si è concretizzato.

Come dovrebbero funzionare le accise mobili

Il principio è relativamente semplice. Quando il prezzo del petrolio aumenta, cresce anche l’Iva incassata dallo Stato perché la percentuale viene applicata a un valore più alto. L’idea delle accise mobili è utilizzare questo maggior gettito per ridurre l’accisa sul carburante, evitando di finanziare ogni volta lo sconto attraverso nuove risorse di bilancio.

In pratica, il sistema dovrebbe funzionare come un ammortizzatore automatico contro i rincari del greggio. Ma per attivarlo serve un decreto che stabilisca modalità, importo e durata dell’intervento. Quel provvedimento, al momento, non risulta pubblicato. Per questo il taglio da 6,1 centesimi è terminato senza essere sostituito da una nuova riduzione.

Resta aperta anche la partita degli eventuali aiuti mirati destinati ai redditi più bassi e ad alcune categorie professionali, tra cui l’autotrasporto.

Restano gli sconti delle compagnie

Sul mercato continuano invece a produrre effetti le iniziative commerciali avviate da alcune grandi compagnie petrolifere. Eni, Ip, Q8 e Tamoil hanno adottato formule di contenimento dei prezzi dopo il pressing del governo. Eni ha fissato un tetto di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio, con una validità iniziale di 30 giorni.

Le altre compagnie hanno seguito con interventi simili, contribuendo nelle ultime settimane a una parziale discesa dei listini. Il quadro resta però fragile perché le quotazioni internazionali sono tornate a salire. Il Brent ha superato 100 dollari al barile, mentre il Wti si mantiene vicino ai 90 dollari.

Per gli automobilisti, quindi, il dato certo di oggi è uno solo: il gasolio perde l’ultimo sconto fiscale e torna a incorporare quei 6,1 centesimi al litro. Il possibile sollievo delle accise mobili resta invece legato a un decreto che, per ora, non è ancora arrivato.

Cane guida a bordo del taxi, obblighi del conducente e sanzioni

Un tassista può rifiutare una corsa perché il passeggero è accompagnato da un cane guida? La legge tutela il diritto della persona non vedente a viaggiare insieme all’animale e prevede sanzioni da 500 a 2.500 euro per chi ne impedisce oppure ostacola l’accesso. Alle conseguenze economiche possono affiancarsi provvedimenti sulla licenza, secondo la disciplina del servizio applicabile nel territorio. Il fatto che l’automobile appartenga al conducente non lo autorizza a ignorare questi obblighi.

Il caso di Milano, dove un tassista ha subito una sospensione della licenza per trenta giorni dopo aver lasciato a terra due persone ipovedenti con il loro cane guida, mostra quanto possa costare un rifiuto.

Taxi e cane guida, il diritto di accesso

La legge 37 del 1974 riconosce alla persona priva della vista il diritto di farsi accompagnare dal proprio cane guida sui mezzi di trasporto pubblico, senza biglietti o sovrattasse per l’animale. Con la legge 60 del 2006 sono state aggiunte le disposizioni sulla sanzione e sulla museruola. Per l’applicazione ai taxi esiste anche un richiamo esplicito degli enti che regolano il servizio.

Dalla proprietà dell’automobile non discende un potere assoluto di scegliere i clienti o stabilire le condizioni del trasporto. La legge 21 del 1992 inserisce il taxi tra gli autoservizi pubblici non di linea. L’articolo 2 precisa che si rivolge a un’utenza indistinta, con tariffe determinate dalle autorità competenti e prestazione obbligatoria nelle aree comunali o comprensoriali previste dalla norma. Il conducente esercita quindi un’attività soggetta a obblighi pubblici.

Per chi viaggia con un cane da compagnia o un gatto la verifica anticipata delle condizioni del servizio permette di organizzare la corsa ed evitare incomprensioni. L’accesso va valutato considerando il regolamento territoriale, le modalità di prenotazione e le condizioni accettate dall’operatore.

Un esempio arriva dalla Lombardia. L’articolo 41 del regolamento regionale 2 del 2014 consente il rifiuto del trasporto di animali, facendo salva la disposizione che impone di trasportare gratuitamente i cani guida delle persone non vedenti. La deroga impedisce di applicare al cane guida la regola ordinaria prevista per gli animali domestici.

La distinzione ha conseguenze anche sulla prenotazione. Segnalare al centralino la presenza del cane guida può facilitare l’incontro e l’organizzazione del viaggio, ma l’informazione preventiva non va confusa con una domanda di permesso.

Nessun supplemento per il cane, tariffa ordinaria per la persona

A essere gratuito è il trasporto del cane guida mentre il passeggero paga la corsa secondo la tariffa applicabile. Restano le voci previste per il servizio senza che la presenza dell’animale diventi un sovrapprezzo autonomo. Per la museruola c’è una disposizione che evita sia di considerarla sempre obbligatoria sia di descrivere il cane guida come esentato in qualsiasi circostanza.

Sui mezzi di trasporto pubblico, la persona accompagnata deve munirne l’animale quando lo richiedono il conducente o i passeggeri. Fuori da questa richiesta, la legge riconosce il diritto di viaggiare anche senza museruola.

Avere con sé l’accessorio permette di soddisfare la richiesta prevista dalla norma senza interrompere lo spostamento. Dal canto suo, il tassista deve distinguere questa condizione dall’applicazione delle abitudini seguite per gli altri animali. La disciplina speciale tiene insieme accessibilità del trasporto e possibilità di formulare una richiesta contemplata dal legislatore.

Il cane può essere sistemato nel bagagliaio?

La pretesa di sistemare il cane nel bagagliaio è stata il motivo del confronto avvenuto a Milano. Ai due passeggeri serviva averlo accanto anche per salire e scendere dall’automobile. La richiesta del tassista rendeva impraticabile l’accompagnamento di cui avevano bisogno. La legge tutela la possibilità di viaggiare con il cane guida, senza assegnargli un sedile del taxi. La sistemazione va individuata tenendo conto dello spazio, della sicurezza e delle esigenze della persona accompagnata.

Sul piano giuridico, il punto da valutare è se le condizioni imposte consentano davvero di utilizzare il servizio oppure creino un ostacolo all’accesso anche indiretto.

L’intervento del 2006 ha introdotto una sanzione da 500 a 2.500 euro per i responsabili della gestione dei trasporti che impediscono od ostacolano, direttamente o indirettamente, l’accesso alle persone prive della vista accompagnate dal cane guida. L’accertamento riguarda dunque anche le modalità del comportamento, oltre alle parole pronunciate dal conducente.

La legge indica un intervallo, senza stabilire che ogni episodio comporti automaticamente il massimo. Va distinta anche la destinazione della somma. La sanzione amministrativa punisce la violazione e non costituisce un risarcimento automatico al passeggero, che segue un diverso percorso di tutela.

Quando il tassista rischia la sospensione della licenza

Alla sanzione nazionale si affiancano provvedimenti disciplinari sulla licenza taxi, regolati dalla disciplina territoriale del servizio. Per il bacino aeroportuale lombardo il regolamento regionale colloco il rifiuto di una prestazione obbligatoria nella classe che prevede una sospensione da trenta a novanta giorni. La durata concreta dipende dal provvedimento adottato.

La tutela contro le discriminazioni legate alla disabilità apre un piano diverso rispetto alla multa o alla sospensione della licenza. Se il rifiuto integra una condotta discriminatoria, la persona coinvolta può rivolgersi al giudice civile per ottenere i provvedimenti previsti dalla normativa.

Il decreto legislativo 150 del 2011 consente al giudice di ordinare la cessazione del comportamento discriminatorio, adottare misure per rimuoverne gli effetti e condannare al risarcimento del danno, anche non patrimoniale. Il riconoscimento di un danno risarcibile richiede una valutazione del caso. Dalla sola esistenza della fascia sanzionatoria di 500-2.500 euro non si ricava un indennizzo predeterminato per la persona lasciata a terra.

La Legge di Bilancio 2025 ha previsto l’estensione delle tutele alle persone con disabilità o patologie accompagnate da cani di assistenza. La disciplina richiama un tesserino identificativo e requisiti da definire attraverso un decreto interministeriale, riguardanti anche formazione degli animali, soggetti abilitati e controlli. Nella definizione sono compresi i cani guida per persone cieche e ipovedenti.

 

Limite di 100 km/h in autostrada in tutta Europa: l’ultima proposta

Da 130 a 100 km/h in autostrada, non soltanto in Italia o in un singolo Paese, ma in tutta l’Unione Europea. È l’idea rilanciata dall’austriaco Günther Fehlinger-Jahn, presidente dell’Austrian NATO Enlargement Committee, che vorrebbe uniformare le velocità massime sulle autostrade e sulle principali arterie europee.

L’obiettivo dichiarato è intervenire contemporaneamente su sicurezza stradale, consumi energetici e dipendenza dai combustibili fossili. Prima di immaginare un cambiamento imminente del Codice della Strada, però, è necessario chiarire un aspetto essenziale: non si tratta di un’iniziativa legislativa dell’Unione Europea e il limite unico non risulta attualmente all’esame delle istituzioni comunitarie.

Oggi ogni Paese decide per sé

Il progetto partirebbe da una situazione estremamente frammentata. In molti Paesi europei le autostrade prevedono limiti generali compresi tra 110 e 130 km/h, mentre la Germania rappresenta il caso più conosciuto per l’assenza di un limite generalizzato su parte della rete Autobahn, dove 130 km/h costituiscono la velocità raccomandata.

All’estremo opposto ci sono i Paesi Bassi, che hanno già introdotto i 100 km/h su determinate fasce orarie. Persino l’Austria, da dove arriva l’idea di Fehlinger-Jahn, mantiene attualmente un limite generale di 130 km/h per auto e motocicli fino a 3,5 tonnellate, pur prevedendo valori inferiori su alcuni tratti.

Uniformare la situazione significherebbe quindi modificare regole consolidate in numerosi Stati. La materia della circolazione stradale rimane inoltre in larga parte di competenza nazionale, sebbene i trasporti rientrino fra le competenze condivise dell’Unione e degli Stati membri.

Per trasformare l’idea in una norma servirebbe dunque un vero iter europeo, con il coinvolgimento delle istituzioni comunitarie e il confronto politico tra Paesi che partono da impostazioni molto differenti.

Quanto carburante si risparmierebbe?

Uno degli argomenti più immediati riguarda i consumi. Viaggiare a 100 km/h anziché a 130 può effettivamente ridurre il carburante necessario a una singola automobile, soprattutto mantenendo una velocità costante. Trasferire quel vantaggio all’intero sistema dei trasporti è però molto più complesso.

L’associazione automobilistica austriaca ÖAMTC ha contestato l’ipotesi secondo cui abbassare il limite da 130 a 100 km/h potrebbe ridurre del 25% i consumi complessivi. Una percentuale simile può emergere confrontando il comportamento di un singolo veicolo in determinate condizioni, ma non equivale automaticamente al risparmio ottenibile a livello nazionale.

Secondo l’ÖAMTC, l’effetto complessivo per l’Austria sarebbe nell’ordine di pochi punti percentuali. Anche il consenso degli automobilisti appare limitato: in un sondaggio commissionato dall’associazione nell’aprile 2026, il 68% degli intervistati riteneva appropriati gli attuali 130 km/h, mentre soltanto l’11% avrebbe preferito una velocità inferiore.

Il nodo della sicurezza

Rimane poi il tema degli incidenti. Una velocità inferiore può diminuire la gravità delle conseguenze di uno scontro e la gestione della velocità costituisce uno degli strumenti utilizzati nelle politiche di sicurezza stradale.

Questo non significa però che 100 km/h rappresentino automaticamente il limite ideale per qualsiasi autostrada. Le caratteristiche dell’infrastruttura, il numero delle corsie, il traffico e le condizioni ambientali possono richiedere valutazioni differenti.

La proposta austriaca apre quindi soprattutto un confronto su quanto debbano essere omogenee le regole europee. Per il momento gli automobilisti italiani non devono prepararsi a lasciare i 130 km/h: nessun limite europeo di 100 km/h è stato approvato né è in procinto di entrare in vigore.

Trasformare quell’idea in realtà richiederebbe prima di tutto una scelta politica comunitaria e un percorso legislativo capace di mettere d’accordo Paesi che, ancora oggi, gestiscono la velocità sulle proprie autostrade in modi profondamente diversi.

Vende gasolio a 1 euro al litro, ma il carburante non è suo

In tempo di crisi non si va tanto per il sottile. Ed è così che a Salisburgo diversi conducenti hanno scelto di acquistare gasolio da un 29enne serbo residente in Austria, capace di attirare fra i suoi clienti pure automobilisti muniti di taniche.

Con un prezzo di un euro al litro, l’opportunità appariva troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire e qualcuno aveva pensato bene di fare scorta. Peccato, però, che il gasolio non lo pagasse lui: secondo l’accusa, saldava i rifornimenti usando la carta carburante intestata a un’azienda di trasporti croata.

Il giro sarebbe cominciato nel settembre 2025, quando il giovane entrò in possesso della tessera in circostanze ancora poco chiare. Nei mesi successivi avrebbe iniziato a rifornire altre persone chiedendo un euro per ogni litro versato. Una tariffa abbastanza allettante da far circolare la voce e, soprattutto, da trasformare una singola carta carburante in un affare da decine di migliaia di litri.

Una telefonata e il pieno a prezzo stracciato

I clienti chiamavano il 29enne e, fissato un appuntamento, lo raggiungevano presso una stazione di servizio di Salisburgo. La carta carburante dell’azienda croata pagava il diesel destinato alle auto e alle taniche portate dagli acquirenti.

Una volta davanti alla pompa, l’uomo avrebbe utilizzato la tessera della società croata per pagare il rifornimento, ricevendo dal cliente un euro per ciascun litro. La voce sull’insolita offerta avrebbe iniziato a girare e qualcuno si sarebbe presentato addirittura con contenitori supplementari, evidentemente poco intenzionato a limitare l’affare al solo serbatoio dell’auto.

I numeri contestati aiutano a tracciare i contorni dell’operazione: fra settembre 2025 e gennaio 2026 la carta sarebbe stata utilizzata 136 volte, per un totale di circa 54.000 litri di gasolio, pari a una media di circa 400 litri per ciascuna operazione, ben al di là la capacità del serbatoio di una normale vettura.

Il conto lasciato alla società croata avrebbe raggiunto circa 68.000 euro. Il 29enne si faceva invece consegnare un euro per ogni litro dai clienti, arrivando così a incassare 54.000 euro dalla vendita del gasolio.

Il caso arriva in tribunale

La vicenda è ora approdata davanti al Tribunale regionale di Salisburgo. Al 29enne vengono contestati reati legati all’utilizzo fraudolento dei dati e all’occultamento di documenti. Stando alle informazioni pubblicate finora, l’imputato non avrebbe precedenti penali.

Come abbia ottenuto la carta resta da chiarire e c’è da capire come sia riuscito a usarla 136 volte nell’arco di diversi mesi senza essere fermato prima. Le indagini avevano coinvolto anche un secondo uomo, un 30enne residente a Salisburgo, mentre in alcune occasioni il pieno sarebbe stato affidato a un conoscente del principale imputato.

Un altro punto riguarda gli automobilisti pronti ad acquistare il carburante: un prezzo di un euro al litro, unito a modalità di rifornimento decisamente fuori dall’ordinario, poteva sollevare qualche dubbio sulla provenienza del diesel. Le informazioni disponibili, tuttavia, non consentono di stabilire eventuali responsabilità dei clienti e sarebbe prematuro attribuirgliene.

A ogni modo, il dato più vistoso dell’intera storia rimane un altro: le 136 operazioni e 54.000 litri movimentati in circa cinque mesi attraverso una carta carburante che, stando all’accusa, il suo utilizzatore non avrebbe mai dovuto avere tra le mani.

Buche nelle strade la soluzione: arriva un asfalto che dura fino a vent’anni

Un residuo dell’industria siderurgica potrebbe diventare uno degli ingredienti per costruire strade molto più longeve. Una ricerca pubblicata su Communications Earth & Environment ha analizzato una particolare miscela nella quale le scorie d’acciaio vengono combinate con un legante asfaltico modificato con resina epossidica. Il risultato prende il nome di SEAM, acronimo di Steel Slag Epoxy Asphalt Mixture.

L’obiettivo non è semplicemente ottenere un materiale più resistente alle buche. Il vantaggio potenziale riguarda soprattutto la possibilità di allungare gli intervalli tra un rifacimento della pavimentazione e quello successivo, riducendo nel tempo cantieri, consumo di materiali, interruzioni del traffico ed emissioni associate alla manutenzione.

Una seconda vita per le scorie d’acciaio

Le scorie derivano dalla lavorazione siderurgica e presentano caratteristiche che possono essere sfruttate nella pavimentazione stradale. La loro superficie irregolare contribuisce infatti ad aumentare la resistenza della miscela sia all’abrasione sia alle deformazioni.

A fare una differenza sostanziale è però la quantità di resina epossidica impiegata nel legante. I ricercatori hanno esaminato tre differenti formulazioni, confrontandone durata, costi e impatto ambientale.

Con una concentrazione del 20%, la vita utile stimata si ferma a circa sei anni, risultando sostanzialmente paragonabile a quella attribuita nello studio alle pavimentazioni convenzionali. Portando la resina al 35%, la durata prevista sale invece a 15 anni, mentre con una concentrazione del 50% può raggiungere circa 20 anni.

Il valore massimo, tuttavia, non coincide necessariamente con la soluzione migliore. Gli autori indicano infatti nel 35% di resina il compromesso più interessante: aumentando ulteriormente la quantità di materiale epossidico crescono i costi senza ottenere un vantaggio ambientale proporzionato.

C’è anche un limite pratico

La maggiore longevità non arriva senza qualche compromesso. Costi ed emissioni legati alla produzione e alla posa del SEAM risultano leggermente superiori, mentre la pavimentazione necessita di sette giorni di maturazione prima di poter essere aperta al traffico.

È sul lungo periodo che il bilancio potrebbe cambiare. Una strada capace di rimanere in servizio per 15 anni richiederebbe molti meno interventi rispetto a una pavimentazione da rifare dopo sei. Ciò significa ridurre non soltanto materiali e lavori, ma anche le conseguenze indirette dei cantieri, comprese code e rallentamenti.

Il vantaggio diventa ancora più interessante considerando che il sistema permette di valorizzare un residuo industriale prodotto in grandi quantità dall’industria dell’acciaio, trasformandolo in materia prima per nuove infrastrutture.

Lo scenario studiato in Cina

Per valutare gli effetti su larga scala, i ricercatori hanno elaborato diversi scenari teorici applicati alle strade urbane della Cina. Nell’ipotesi più estesa, il modello stima una riduzione lungo il ciclo di vita fino a 1,74 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente e di circa 1,23 miliardi di kg di PM2.5.

Le conseguenze sulla salute pubblica, sempre secondo le proiezioni del modello, potrebbero tradursi in un numero compreso tra 31.802 e 128.980 morti premature evitate. Il beneficio economico stimato varia invece da 3,48 a 15,01 mila miliardi di yuan.

Sono numeri riferiti a scenari modellizzati, non ai risultati di una sostituzione già avvenuta su scala nazionale. La ricerca indica però una possibilità concreta: sfruttare le scorie siderurgiche per realizzare pavimentazioni destinate a richiedere molta meno manutenzione.

Il SEAM potrebbe quindi risultare interessante anche per altri Paesi caratterizzati da un’importante produzione di acciaio, dall’India ad alcune aree del Sud-est asiatico e dell’Africa. Più che promettere la scomparsa definitiva delle buche, questa tecnologia punta a qualcosa di più misurabile: costruire strade che debbano essere rifatte molto meno spesso.

Caso targhe polacche, automobilisti “truffati” a Napoli?

La targa polacca doveva rappresentare una strada per risparmiare sull’assicurazione, ma per diversi automobilisti italiani il percorso si sta trasformando in un problema ben più difficile da risolvere. Il fenomeno riguarda soprattutto Napoli, dove negli ultimi anni alcuni proprietari di auto e moto hanno scelto di immatricolare i propri mezzi in Polonia attraverso società e agenzie specializzate.

Ora, mentre Italia e Polonia hanno intensificato l’attenzione sul fenomeno, aumentano gli automobilisti che vorrebbero percorrere la strada inversa e tornare alla targa italiana. Un’operazione che può arrivare a costare anche 2.000 euro e che, in alcuni casi, diventa ancora più complicata per la difficoltà di rintracciare gli intermediari utilizzati in precedenza. Addirittura, c’è chi si sente “truffato”.

“L’agenzia ha chiuso”

Una testimonianza arriva da Antonio, automobilista intervistato dal TgR Campania. Per trasferire la propria vettura sotto targa polacca racconta di aver versato 1.300 euro a un’agenzia di Napoli. Al momento del rinnovo, però, la situazione sarebbe cambiata completamente.

Antonio racconta di non aver trovato più nessuno a cui rivolgersi. Dopo aver tentato inutilmente di contattare l’agenzia per capire come procedere, si sarebbe recato direttamente nella sede, scoprendo che l’attività era stata chiusa.

“Come mi sento ora? Doppiamente truffato“, ha spiegato, aggiungendo di non sapere come finirà la procedura per recuperare le targhe italiane e, soprattutto, a quale compagnia rivolgersi successivamente per assicurare la vettura.

Il suo caso non sarebbe isolato. Il problema, infatti, non riguarda soltanto il costo necessario per riportare formalmente il veicolo in Italia, ma anche la gestione di rapporti contrattuali costruiti attraverso intermediari che in alcuni casi non risultano più reperibili.

Aumentano le richieste per tornare indietro

Cosimo Principe, titolare di un’agenzia di pratiche auto, ha confermato al TgR Campania di ricevere numerose richieste da parte di proprietari di auto e moto con targa polacca intenzionati a nazionalizzare nuovamente il proprio mezzo.

Alla base della scelta ci sarebbe soprattutto il timore legato alla copertura assicurativa. Secondo Principe, diversi automobilisti avrebbero riscontrato problemi proprio su questo fronte, mentre altri avrebbero scoperto la chiusura delle agenzie attraverso le quali erano stati stipulati i contratti di noleggio collegati all’operazione.

Il meccanismo della targa estera aveva attirato automobilisti interessati a ridurre una delle voci più pesanti nella gestione dell’auto, soprattutto nelle aree dove i premi RC possono essere particolarmente elevati. Ma il risparmio iniziale rischia ora di essere vanificato dai costi e dalle difficoltà necessarie per riportare il veicolo sotto immatricolazione italiana.

Il problema arriva anche dalla Polonia

A complicare ulteriormente il quadro ci sono le conseguenze che possono emergere oltreconfine. Secondo quanto riportato, in Polonia sarebbero state avviate diverse cause nei confronti di automobilisti italiani in seguito a richieste di risarcimento dei danni.

Il risultato è una situazione nella quale alcuni proprietari si trovano a dover ricostruire la posizione amministrativa e assicurativa del proprio veicolo, cercando contemporaneamente di capire come completare il ritorno alla targa italiana.

La testimonianza raccolta a Napoli mostra così il rovescio della medaglia di un sistema scelto inizialmente per abbattere i costi dell’assicurazione. Tra agenzie diventate irreperibili, dubbi sulle coperture e spese per la nuova nazionalizzazione, quello che sembrava un modo per spendere meno può trasformarsi in un percorso costoso e tutt’altro che semplice.

Finisce lo sconto sul diesel: cosa cambia da oggi per chi fa rifornimento

Da oggi chi utilizza un’auto diesel guarda con attenzione ai prezzi esposti dai distributori. Il 5 ottobre scade infatti lo sconto sulle accise del gasolio da 6,1 centesimi al litro, introdotto per contenere l’impatto dell’impennata energetica degli ultimi mesi. Al suo posto entra in vigore il meccanismo delle accise mobili, destinato a regolare la tassazione in base all’andamento del mercato.

La domanda che molti automobilisti si stanno ponendo è semplice: il diesel costerà subito di più? La risposta, almeno per il momento, è meno netta di quanto si possa pensare.

Cosa succede con la fine dello sconto

La scadenza del taglio fiscale non significa automaticamente un aumento immediato e identico in tutti i distributori italiani. A incidere sui prezzi finali continuano infatti a essere anche le strategie commerciali delle compagnie petrolifere, le quotazioni internazionali e l’andamento della domanda.

Nelle ultime settimane diversi operatori hanno introdotto sconti e price cap che hanno contribuito a contenere i listini, compensando almeno in parte le tensioni registrate sul mercato energetico.

Resta però il fatto che da oggi viene meno una misura che garantiva un alleggerimento fiscale diretto sul gasolio, motivo per cui il mercato sarà osservato con particolare attenzione nei prossimi giorni.

I prezzi sono davvero scesi?

Secondo le elaborazioni del Codacons, nell’ultima settimana si è assistito a una diminuzione generalizzata dei prezzi. Sulla rete ordinaria la benzina è scesa di 11 centesimi al litro, mentre il gasolio ha registrato una riduzione di 13,3 centesimi. In autostrada il calo è stato ancora più marcato, con ribassi vicini ai 19 centesimi sia per benzina sia per diesel.

Numeri che hanno alleggerito il costo dei rifornimenti, ma che non cancellano gli aumenti accumulati negli ultimi mesi. Senza considerare che molte compagnie petrolifere stanno proseguendo nella loro scontistica personale, manovra che ha dato ossigeno agli italiani.

Il diesel resta molto più caro rispetto a prima

Nonostante il recente raffreddamento dei listini, il prezzo del gasolio continua a collocarsi su livelli elevati. Secondo il Codacons, un litro di diesel costa ancora mediamente 52,1 centesimi in più rispetto al periodo precedente al conflitto in Iran. Un incremento che supera il 30% e che porta la maggiore spesa a oltre 26 euro per un pieno.

Per questo l’associazione dei consumatori chiede alle compagnie petrolifere di mantenere gli sconti almeno fino alla fine dell’anno, in attesa di un quadro internazionale più stabile.

Quanto stanno pagando gli automobilisti

I numeri elaborati da Adusbef mostrano l’impatto concreto del caro-carburanti sulle famiglie italiane. Tra marzo e agosto 2026 gli automobilisti hanno speso circa 30 miliardi di euro per benzina e gasolio lungo la rete stradale nazionale. Nello stesso periodo dello scorso anno la spesa si era fermata a 25,3 miliardi.

La differenza supera quindi i 4,7 miliardi di euro, mentre soltanto tra luglio e agosto il conto aggiuntivo ha raggiunto quota 1,7 miliardi.

Intanto gli ultimi dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy indicano prezzi medi ancora elevati: 2,049 euro al litro per la benzina self service e 2,244 euro per il gasolio. Numeri che spiegano perché la fine dello sconto sulle accise venga seguita con particolare attenzione da milioni di automobilisti.

Portiera aperta e ciclista a terra: chi deve risarcire i danni

Chi deve pagare quando il ciclista finisce a terra per via di uno sportello aperto nel momento sbagliato? Il danneggiato può fare riferimento alla Rc auto del veicolo, ma l’individuazione chi sia responsabile richiede di esaminare le circostanze dell’incidente.

Il Codice della Strada impone di verificare l’assenza di pericolo o intralcio prima di aprire gli sportelli, scendere dal veicolo o lasciare le porte aperte. Destinatario dell’obbligo è chiunque compia queste operazioni. Il controllo riguarda quindi conducente e passeggeri, compresa la persona seduta sui posti posteriori. La cautela richiesta dalla norma deve precedere l’apertura dello sportello e consentire di valutare il traffico che sopraggiunge.  Allo stesso modo mantenere la portiera spalancata può creare un ostacolo pericoloso anche dopo la discesa dall’auto.

Nell’interpretazione giuridica, infatti, la circolazione comprende anche situazioni di arresto e sosta e le operazioni collegate all’utilizzo del veicolo, tra le quali rientra l’apertura delle portiere. Un chiarimento arriva anche dalla Corte di giustizia dell’Unione europea. Con la sentenza del 15 novembre 2018 nella causa C-648/17, i giudici hanno ricondotto alla nozione di circolazione il danno provocato da un passeggero che, aprendo la portiera di un’auto ferma in un parcheggio, aveva colpito il veicolo adiacente. Il caso riguardava due automobili, ma conferma che sosta e apertura dello sportello possono rientrare nel rischio automobilistico assicurato.

Se apre il conducente, risponde anche il proprietario?

Quando a compiere la manovra è l’automobilista entra in gioco l’articolo 2054 del Codice civile. Il conducente risponde dei danni prodotti dalla circolazione, salvo che dimostri di avere fatto tutto il possibile per evitarli. Per il ciclista rimangono da provare l’accaduto, il danno subito e il collegamento causale fra l’apertura della portiera e le conseguenze lamentate.

Accanto al conducente il proprietario dell’automobile è responsabile in solido, secondo la disciplina dello stesso articolo 2054. La solidarietà consente al danneggiato di chiedere l’intero risarcimento dovuto a uno dei soggetti obbligati, senza dover dividere preventivamente la richiesta tra loro. Resta ferma la precisazione che per lo stesso pregiudizio si riceve un solo risarcimento, anche quando i responsabili sono più di uno.

Quando la portiera viene aperta dal passeggero

La presenza di un passeggero alla maniglia modifica il quadro, senza cancellare le altre responsabilità. La Corte di Cassazione, con la sentenza 8216 2002 ha esaminato il danno causato a un motociclista dall’apertura incauta dello sportello da parte di un trasportato. Alla responsabilità personale di quest’ultimo, fondata sull’articolo 2043 del Codice civile, si affiancano quelle del conducente e del proprietario ai sensi dell’articolo 2054.

Si tratta di una decisione riferita a un motociclista, utile anche per comprendere la tutela del ciclista danneggiato. La pronuncia riconosce la solidarietà verso la vittima e distingue questa posizione dai rapporti interni fra i soggetti coinvolti, nei quali possono sorgere questioni di regresso e ripartizione del pagamento.

Sul piano pratico il riferimento ì resta la compagnia assicurativa dell’automobile. L’articolo 122 del Codice delle assicurazioni private collega l’obbligo di copertura all’utilizzo del veicolo come mezzo di trasporto e precisa che la disciplina opera anche quando questo è fermo. Attraverso l’articolo 144 il danneggiato può agire contro l’assicuratore del responsabile entro il massimale previsto. Bisogna comunque accertare una responsabilità coperta e quantificare il danno.

Per un incidente tra un’automobile e una bicicletta si segue la procedura ordinaria di risarcimento, rivolgendo la richiesta all’assicurazione del veicolo responsabile. Il risarcimento diretto previsto dall’articolo 149 riguarda invece incidenti fra due veicoli a motore identificati e assicurati.

Quando il ciclista ha una parte di responsabilità

Va esaminato anche il comportamento di chi pedala deve essere esaminato. In base all’articolo 1227 del Codice civile, il concorso colposo del danneggiato comporta una riduzione del risarcimento commisurata alla gravità della colpa e alle conseguenze prodotte. Velocità, visibilità, traiettoria e possibilità di reagire assumono peso diverso da un incidente all’altro. Una velocità inadeguata alle condizioni della strada oppure una manovra imprudente possono rilevare se hanno contribuito alla caduta. Il solo richiamo a una presunta disattenzione lascia invece irrisolto il problema della prova. Anche al ciclista, quale conducente di un veicolo si applicano gli obblighi di controllo del mezzo e prudenza.

Un esempio aiuta a capire l’effetto economico. Su un danno complessivo accertato di 10.000 euro, una responsabilità del ciclista valutata nel 20% porterebbe il risarcimento a 8.000 euro. La percentuale nasce dall’accertamento e non da una quota prestabilita per tutti gli incidenti con una portiera. C’è poi la presunzione di pari responsabilità nello scontro tra veicoli, applicabile anche alla collisione fra automobile e bicicletta. La sua funzione è sussidiaria. In pratica interviene quando le prove lasciano indeterminata la misura delle rispettive responsabilità e può essere superata dall’accertamento della diversa incidenza delle condotte o della colpa esclusiva di uno dei coinvolti.

Il metro e mezzo riguarda un’altra manovra

Nelle discussioni successive al sinistro può comparire un’obiezione: il ciclista avrebbe dovuto mantenere sempre un metro e mezzo dalle auto parcheggiate. La distanza prevista dall’articolo 148, del Codice della Strada riguarda però il sorpasso dei velocipedi da parte dei veicoli a motore, con almeno 1,5 metri ove le condizioni della strada lo consentano.

Lasciare un margine dagli sportelli rimane una precauzione utile, da adattare allo spazio disponibile e al traffico. Per valutare un eventuale concorso di colpa contano però la configurazione della carreggiata, la posizione dell’auto e le alternative praticabili: una raccomandazione di sicurezza non può essere trasformata in una percentuale automatica di responsabilità.

Può accadere che il ciclista riesca a evitare lo sportello, ma cada durante la frenata o la deviazione improvvisa. In termini di nesso causale, l’assenza di contatto fisico non esclude da sola il risarcimento. V dimostrato che l’apertura incauta abbia provocato la reazione e il conseguente danno. È quindi decisiva la ricostruzione della sequenza dell’incidente.

Quali danni può chiedere il ciclista

La richiesta comprendere i danni materiali alla bicicletta e agli oggetti coinvolti nella caduta, oltre alle spese conseguenti all’incidente che risultino giustificate e documentate. Preventivi, fatture e fotografie aiutano a quantificare il pregiudizio. Se il mezzo è irreparabile, la valutazione bisogna considerare anche il suo valore prima del sinistro. Possono aggiungersi le perdite di reddito, purché dimostrate e collegate alle conseguenze dell’incidente.

Per la persona ferita assume rilievo il danno biologico ossia la compromissione temporanea o permanente dell’integrità psicofisica, valutata sul piano medico-legale. Nelle lesioni lievi la disciplina dell’articolo 139 considera anche particolari ripercussioni personali o sofferenze.

“Mi chiamo Fiat 124”, un’esposizione dedicata per i 60 anni dell’icona mondiale

È il marzo del 1966 quando, al Salone di Ginevra, la Fiat 124 fa il suo debutto davanti al pubblico, un momento chiave di quello che diventerà uno dei modelli più importanti nella storia del marchio. Per celebrare questo anniversario così importante, Stellantis le aprendo le porte del proprio Heritage Hub con una mostra che ripercorre tutte le anime di questa vettura simbolo.

La mostra all’Heritage Hub

Fino alla fine di novembre, arriva “Mi chiamo Fiat 124”, un viaggio nella storia di un modello simbolo del periodo. Questa occasione speciale si può vivere acquistando il semplice biglietto dello spazio espositivo di Via Plava 80, con la possibilità di scegliere tra una visita autonoma nei giorni feriali e una visita guidata durante il weekend.

Un’occasione pensata per gli appassionati di lunga data, ma anche per chi vuole scoprire per la prima volta come sia nata una delle automobili più influenti della storia dell’industria italiana.

Cinque esemplari

Sono cinque le vetture destinate a raccontare questa storia, seguite da una selezione di brochure originali dell’epoca. Si parte dalla Fiat 124 Berlina, capostipite della famiglia, nata sotto la guida tecnica di Dante Giacosa con un quattro cilindri da 1.197 cm³ progettato da Aurelio Lampredi, capace di erogare 60 CV su un corpo vettura di appena 855 chilogrammi: una combinazione che le valse il titolo di Auto dell’Anno 1967. 

Accanto a lei trova spazio una delle 124 Special protagoniste del leggendario “Raid dei Due Capi”, l’impresa che nel 1970 ha portato tre vetture da Città del Capo a Capo Nord, affrontando oltre 40 mila chilometri in appena 51 giorni attraverso tre continenti, tra deserti, piste sconnesse e ponti precari. 

Si continua poi con la parte più sportiva affidata alla Fiat 124 Sport Spider, firmata Pininfarina, e la Sport Coupé disegnata dal Centro Stile Fiat, fino ad arrivare alla Fiat Abarth 124 Rally, evoluzione agonistica che negli anni Settanta portò il marchio torinese ai vertici del motorsport internazionale, conquistando risultati di prestigio nei campionati italiano, europeo e mondiale.

Una delle prime Global Car

Iconiche le vetture esposte con l’obiettivo di raccontare il successo di una formula capace di attraversare confini e culture diversissime tra loro, in un periodo in cui diventare un fenomeno mondiale era estremamente difficile. 

La 124 è stata infatti una delle prime vere e proprie global car della storia dell’automobile, un progetto tanto semplice quanto adattabile che conquistò mercati lontanissimi tra loro: prodotta su licenza da Seat in Spagna, da Lada-Vaz nell’allora Unione Sovietica, da Tofaş in Turchia e da Premier in India, oltre a numerose altre realtà produttive internazionali. 

Nell’arco di oltre quarant’anni di vita commerciale, il totale degli esemplari costruiti nel mondo ha superato i 20 milioni di unità, un numero impressionante per qualsiasi modello automobilistico. 

La sola produzione firmata Fiat ha toccato quota 1,5 milioni di vetture, di cui oltre un milione nella sola versione berlina. Numeri che raccontano bene come dietro una semplice automobile si nascondesse in realtà una visione molto più ampia, fatta di accessibilità e mobilità condivisa, capace di superare lingue e confini pur mantenendo sempre quel tocco di italianità che, ancora oggi, continua a rendere speciale ogni creazione del marchio torinese.

Lo sconto carburanti arriva anche per agricoltura e pesca, meno 20% fino a fine ottobre

Il fronte degli sconti sui carburanti, dopo settimane concentrate quasi esclusivamente sugli automobilisti privati, si allarga finalmente anche a due settori che fino a questo momento erano rimasti ai margini delle misure messe in campo dalle compagnie petrolifere.

Eni ha infatti annunciato l’estensione della riduzione dei prezzi applicata da Enilive anche al mondo agricolo e della pesca, due comparti che negli ultimi mesi avevano denunciato a più riprese rincari insostenibili per via del conflitto in corso in Medio Oriente.

Dopo Eni anche IP

Da oggi, i clienti Enilive potranno acquistare gasolio e benzina destinati a uso agricolo e motopesca con uno sconto del 20% al netto dell’IVA, valido fino al 31 ottobre e prorogabile fino a fine anno a seconda dell’andamento del mercato e della disponibilità del prodotto. 

La misura si inserisce nel più ampio pacchetto “Eni per l’Italia”, che negli ultimi giorni ha già visto l’azienda introdurre un price cap su gasolio e benzina nelle proprie stazioni di servizio e uno sconto con prezzo bloccato su luce e gas tramite Plenitude. 

Proprio sul fronte del tetto ai prezzi alla pompa, nei giorni scorsi anche Ip aveva seguito l’esempio di Eni, aderendo insieme a Q8 e Tamoil alla linea degli sconti sulla rete stradale. Resta però da vedere se anche le altre compagnie decideranno di replicare, oltre al price cap generale, anche questa misura specifica rivolta ad agricoltura e pesca, un’estensione che per ora resta appannaggio del solo colosso energetico a controllo pubblico.

E l’autotrasporto?

L’annuncio di Eni non arriva per caso, ma dopo una settimana di proteste piuttosto accese. Gli sconti varati dai grandi gruppi petroliferi, infatti, riguardavano finora soltanto la rete stradale tradizionale, escludendo di fatto autotrasporto, agricoltura e pesca, settori che si riforniscono attraverso i canali dell’extra rete, con prezzi slegati dai listini della pompa. 

Confcooperative Agroalimentare e Pesca aveva segnalato rincari fino al 200% sul gasolio destinato ai pescherecci dall’inizio della crisi in Iran, una cifra che racconta bene quanto la situazione fosse diventata insostenibile per le imprese del settore ittico.

Diverso, e ancora irrisolto, il discorso per l’autotrasporto e per le cosiddette pompe bianche, gli impianti non legati ai grandi marchi petroliferi: entrambi restano in attesa di una risposta concreta, costretti ad acquistare carburante all’ingrosso a prezzi sempre più alti e con margini di guadagno ormai pressoché azzerati.

Il ringraziamento del governo

A commentare la decisione di Eni è stato il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che ha voluto ringraziare pubblicamente l’azienda per aver compreso fino in fondo le necessità del settore produttivo primario.

Il ministro ha sottolineato come la riduzione dei prezzi permetta alle imprese agricole e della pesca di ottenere uno sconto di circa il 20% sulle tariffe attuali, esprimendo l’auspicio che anche le altre compagnie petrolifere presenti sul territorio nazionale seguano l’esempio virtuoso di Eni. Lollobrigida ha inoltre collegato questo intervento alle altre misure già messe in campo dal governo, tra cui il credito d’imposta e il taglio delle accise, nell’ottica di una tutela complessiva del Made in Italy agroalimentare.

Intanto, secondo gli ultimi dati del Mimit, il prezzo medio self service continua comunque a scendere, con la benzina scesa a 2,064 euro al litro e il gasolio a 2,261 euro al litro, segnali incoraggianti che, uniti alle nuove misure settoriali, potrebbero contribuire a stemperare un po’ la tensione che da settimane accompagna il tema del caro carburanti in tutto il Paese.

Attenzione alla nuova truffa delle multe sul parabrezza: come funziona

Trovare un foglio sul tergicristallo, tornando verso la propria auto, non è mai una bella sorpresa. Ma negli ultimi giorni quella classica multa lasciata sul parabrezza può nascondere qualcosa di ben più insidioso di una semplice sanzione per divieto di sosta.

La Polizia Locale di Modena ha infatti lanciato l’allarme su una nuova tipologia di truffa che sfrutta proprio questo momento di distrazione e di fastidio, trasformandolo in un’occasione per sottrarre dati bancari agli automobilisti.

Come funziona la truffa

Il meccanismo messo in piedi dai truffatori punta tutto sull’apparenza di autenticità. Il verbale lasciato sul parabrezza è costruito con grande cura, riporta il logo del Comune e descrive una presunta infrazione legata alla sosta in uno spazio riservato alle persone con disabilità, una delle violazioni più comuni e quindi meno sospette agli occhi di chi la riceve.

A rendere il documento ancora più credibile, e al tempo stesso ancora più pericoloso, è la presenza di un codice QR, presentato come la soluzione più rapida e comoda per saldare la sanzione senza doversi recare fisicamente presso gli uffici comunali o utilizzare i canali ufficiali di pagamento.

Proprio in quel piccolo quadratino, apparentemente innocuo, si nasconde però la trappola: scansionandolo con lo smartphone, l’automobilista non viene indirizzato verso il portale ufficiale dell’amministrazione, ma verso una pagina web creata ad arte dai malintenzionati, graficamente molto simile a quella di un sito istituzionale, tanto da poter trarre in inganno anche chi presta solitamente attenzione a questo tipo di comunicazioni.

Furto dei dati bancari

Una volta atterrati sulla pagina fraudolenta, agli utenti vengono richiesti dati personali, informazioni relative alla carta di credito o, nei casi più gravi, vere e proprie credenziali di accesso ai servizi di home banking. Il pagamento della presunta multa diventa quindi solo un pretesto: l’obiettivo reale dei truffatori è entrare in possesso di informazioni sensibili da utilizzare successivamente per sottrarre denaro dai conti correnti delle vittime.

Questa tecnica, nota come quishing, termine che nasce dalla fusione tra le parole QR code e phishing, segue la stessa logica delle più comuni truffe online, con l’unica differenza che al posto di un link ricevuto tramite email, SMS o app di messaggistica viene utilizzato un codice QR. Negli Stati Uniti il fenomeno viene monitorato da almeno tre anni, ma è ormai evidente che abbia iniziato a diffondersi anche sulle strade italiane.

Da non sottovalutare, inoltre, un’altra variante della stessa truffa: la sostituzione fisica dei codici QR originali presenti su parchimetri o colonnine di ricarica per le auto elettriche con adesivi contenenti codici fraudolenti, praticamente indistinguibili a un primo sguardo da quelli legittimi. La raccomandazione delle forze dell’ordine è una sola: non considerare mai il logo di un Comune o di un ente pubblico come garanzia automatica di autenticità del documento.

Prima di inserire qualsiasi dato personale o bancario, è fondamentale controllare con attenzione l’indirizzo del sito a cui si viene reindirizzati, verificando dominio e URL, e in caso di dubbio rivolgersi sempre ai canali ufficiali dell’amministrazione comunale per verificare l’effettiva esistenza della sanzione.