Escavatore contro un ponte, calcinacci sulle auto in transito: soccorso un guidatore

Se la sono cavata con un grosso spavento e qualche danno alle auto, ma poteva finire molto peggio. Mentre trasportava un escavatore lungo il raccordo tra Lancusi e Baronissi, in provincia di Salerno, un camion ha urtato il ponte provocando il distacco di alcuni pezzi di cemento dalla struttura, finiti sulle auto in transito. L’incidente, avvenuto giovedì 29 ottobre 2026, ha richiesto i soccorsi per un automobilista raggiunto dai detriti, nonché la chiusura del raccordo in entrambe le direzioni. L’accaduto è stato documentato anche da alcuni video, successivamente circolati online, che restituiscono la portata dell’impatto.

Escavatore contro il cavalcavia sull’Avellino-Salerno

Sono da poco passate le 6.30 del pomeriggio di giovedì 29 ottobre quando un camion, diretto verso Avellino, raggiunge il chilometro 6,350 del raccordo. Sul rimorchio trasporta un escavatore, la cui parte superiore finisce contro un cavalcavia. L’impatto è abbastanza forte da staccare alcuni frammenti di cemento, che precipitano sulla carreggiata sottostante.

In quel momento sulla strada passano altri veicoli: i detriti colpiscono almeno un’auto, il cui conducente viene poi assistito dai sanitari. Stando ad alcune ricostruzioni, l’escavatore avrebbe urtato pure un altro camion, danneggiandone la cabina. Nei video si vedono le conseguenze dell’incidente e i pezzi di cemento rimasti sull’asfalto dopo l’accaduto.

Le indagini permetteranno di capire come sia stato possibile che il camion raggiungesse il cavalcavia con un carico troppo alto per attraversarlo. L’altezza complessiva del trasporto e le eventuali autorizzazioni saranno tra gli elementi da esaminare per ricostruire l’accaduto.

Detriti sulle auto, automobilista soccorso dal 118

Oltre ai Vigili del fuoco e alla Polizia stradale, sul posto è accorso il personale del 118, che ha prestato assistenza al conducente dell’auto colpita dai calcinacci: fortunatamente, non sembra trovarsi in gravi condizioni. Dei danni li avrebbe inoltre riportati un camion, colpito dall’escavatore all’altezza della cabina. Non sono state diffuse informazioni su eventuali conseguenze per le persone presenti a bordo.

Nel frattempo, le squadre dell’Anas, chiamate a fare i conti con i pezzi di cemento sparsi sulla carreggiata e con i danni al cavalcavia, hanno provveduto a chiudere il raccordo al traffico, in modo da poter liberare la strada e controllare la struttura.

I controlli e la riapertura in entrambe le direzioni

La chiusura ha interessato entrambi i sensi di marcia del raccordo Avellino-Salerno, tra le principali arterie stradali della zona. Grazie alla misura, i tecnici sono riusciti a esaminare il cavalcavia, colpito nella parte inferiore dall’escavatore.Il distacco dei calcinacci ha reso necessario verificare l’entità dei danni prima di consentire nuovamente il passaggio dei veicoli. Liberare la carreggiata dai frammenti era infatti solo parte del lavoro: occorreva accertarsi che dalla struttura non potesse cadere altro materiale.

La Polizia stradale dovrà ricostruire la dinamica dell’incidente, prestando particolare attenzione alle dimensioni del carico. Ci sarà da stabilire se il trasporto dell’escavatore fosse regolare e se il camion potesse percorrere quel tratto del raccordo. Il raccordo Avellino-Salerno è stato, nel frattempo, riaperto in entrambe le direzioni intorno alle 22 di giovedì 29 ottobre, in seguito agli interventi di messa in sicurezza. Risulta invece ancora interdetta la parte superiore del cavalcavia, in attesa di ulteriori verifiche.

La promessa del Governo, questi modelli di auto non pagheranno più il bollo

La Manovra di bilancio introduce importanti novità sul fronte della mobilità e del prelievo fiscale, puntando a rendere definitiva l’esenzione dal bollo auto per le cilindrate di piccola e media potenza. L’obiettivo dell’Esecutivo è superare la scadenza temporanea inizialmente prevista, garantendo continuità alla misura anche per gli anni successivi al 2027.

Una misura a carattere definitivo

Durante la conferenza stampa successiva all’approvazione del disegno di legge di Bilancio in Consiglio dei ministri, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito l’intervento «strutturale e definitivo».

Se il decreto-legge varato a settembre aveva circoscritto l’agevolazione ai versamenti dovuti nell’arco del 2027, la nuova Manovra all’esame del Parlamento punta a consolidare l’esenzione, trasformandola in un provvedimento a lungo termine per automobilisti e motociclisti.

I requisiti per le autovetture e la soglia degli 80 kW

Il perimetro dei beneficiari ricalca i criteri stabiliti dalla normativa di base. Per quanto riguarda le autovetture, l’esenzione si rivolge alle persone fisiche intestatarie di veicoli a benzina o gasolio — inclusi i modelli con alimentazione ibrida — la cui potenza non superi gli 80 kW. Le beffa delle auto escluse per 1 kw.

Come verificare i requisiti del proprio veicolo

Per accertarsi che la propria automobile rientri nell’esenzione, è possibile effettuare una verifica autonoma consultando il libretto di circolazione o il Documento Unico:

Individuare il campo P.2 relativo alla potenza del motore.

Controllare il valore espresso in kW.

Se il dato è pari o inferiore a 80 kW, il veicolo possiede i requisiti tecnici previsti dalla misura.

Attenzione alle scadenze del 2026

I pagamenti dovuti nel corso del 2026 dovranno essere regolarmente effettuati, anche qualora coprano periodi di validità che si estendono nel 2027. Rinviare volontariamente il pagamento oltre il termine ordinario non darà diritto all’esenzione.

La situazione per motocicli e ciclomotori

Il quadro normativo differisce parzialmente per le due ruote. Per motocicli e ciclomotori a benzina (o con alimentazione combinata) non è previsto il tetto degli 80 kW. Tuttavia, per poter accedere all’esenzione, il proprietario non deve già usufruire della stessa agevolazione per un’autovettura. Anche in questo caso, il vantaggio è circoscritto a un unico mezzo.

 

Il seggiolino auto perfetto per piccoli supereroi, non potrai più farne a meno

Come trasformare un viaggio in auto faticoso in un’esperienza più piacevole? Bebeconfort Marvel RoadSafe i-Size Authentic Spiderman può essere di grande aiuto, integrando comfort, praticità e un pizzico di fantasia.

Si tratta di un (innanzitutto) bellissimo seggiolino auto progettato per accompagnare i piccoli passeggeri durante la crescita, il punto forte è il suo design che si ispira a uno dei supereroi Marvel più amati dai bambini, Spiderman. Degne di nota anche le sue caratteristiche, tutte pensate per semplificare gli spostamenti quotidiani e i viaggi in famiglia.

Il seggiolino auto è indicato per bimbi da circa 3 anni e mezzo a 12 anni, che hanno un’altezza compresa tra 100 e 150 cm: presenta una struttura leggera, il design pieghevole, la seduta imbottita e il poggiatesta regolabile in 14 posizioni. È senza dubbio una soluzione molto versatile, facile da trasportare e in grado di conquistare i bambini con questo look non convenzionale.

Con Spiderman ogni viaggio è un’avventura

La grafica dedicata al supereroe Marvel rende questo seggiolino unico, accompagna i bambini durante gli spostamenti, trasformando anche i tragitti più brevi di ogni giorno in un’occasione per viaggiare con la fantasia.

Il seggiolino Bebeconfort Marvel RoadSafe i-Size Authentic Spiderman si caratterizza per un design vivace e riconoscibile, sicuramente attraente per i piccoli appassionati dell’Uomo Ragno. Scegliere un seggiolino che raffigura un personaggio così iconico e amato può aiutare a semplificare il viaggio in auto, rendendo più piacevole il momento di salire in macchina, creando un piccolo rituale che unisce la routine quotidiana al divertimento.

Dobbiamo proprio dirlo, si tratta di un accessorio che non solo risponde perfettamente alla sua funzione pratica, ma aggiunge un tocco di personalità anche agli interni dell’auto, con uno stile che è stato pensato proprio per conquistare i più piccoli amanti dei supereroi, che vogliono sentirsi anche loro un po’ invincibili, come i loro personaggi del cuore.

L’omologazione e le protezioni laterali

La sicurezza è la priorità quando si cerca il seggiolino auto da acquistare per i viaggi dei propri bimbi, e sicuramente Bebeconfort Marvel RoadSafe i-Size risponde prontamente a questo requisito: è omologato secondo il regolamento europeo UN R129/03.

Integra inoltre il sistema Safe Side Protection, pensato e realizzato per contribuire alla protezione in caso di impatto laterale. Come abbiamo detto, il seggiolino supporta bimbi tra 100 e 150 cm di altezza e un peso indicativo tra 15 e 36 kg, accompagnandoli in una fase importante della crescita.

Si installa con la cintura di sicurezza dell’auto: il sistema ISOFIX non è previsto nè necessario per questo modello. In questo modo è possibile usarlo anche su seconde auto o vetture che non hanno gli attacchi ISOFIX, purché siano compatibili con le istruzioni del produttore.

Come per qualsiasi sistema di ritenuta per bambini, è fondamentale seguire con attenzione le indicazioni per installare il seggiolino in maniera corretta e in modo che la cintura sia nella posizione giusta per la sicurezza del bambino.

Seduta imbottita e poggiatesta regolabile

Quando i bambini trascorrono molto tempo in auto, il comfort è un altro aspetto che non possiamo sottovalutare, Bebeconfort Marvel RoadSafe i-Size dispone di una seduta interamente imbottita, studiata per offrire una sensazione di morbidezza ai più piccoli durante gli spostamenti. Anche il poggiatesta è imbottito e rende la posizione del bambino ancora più confortevole.

Il design è pensato per accompagnare i bambini durante una fascia d’età ampia, diventa così una soluzione pratica ed economica per le famiglie che vogliono un seggiolino da utilizzare per più anni. Come sappiamo infatti i bambini crescono in fretta e il seggiolino giusto deve poter adattarsi ai loro cambiamenti: Bebeconfort ha pensato, per questo motivo, al poggiatesta regolabile in 14 diverse posizioni, così da adeguarsi progressivamente all’altezza dei piccoli passeggeri.

Gli adulti possono personalizzare la posizione del poggiatesta a seconda della crescita del bambino, donando una sensazione di continuo comfort, oltre che sicurezza, mantenendo sempre una configurazione appropriata durante l’utilizzo.

Si ha il vantaggio di avere un unico accessorio per differenti tappe della crescita, adattando il poggiatesta senza dover cambiare seggiolino ogni volta che il bambino diventa più alto.

Pieghevole e leggero, la soluzione perfetta per i viaggi

La struttura è stata progettata per facilitare il trasporto, il Bebeconfort Marvel RoadSafe i-Size pesa solo 3 kg, è leggero e maneggevole e, grazie al design pieghevole, può essere conservato più facilmente quando non viene utilizzato.

È la soluzione perfetta per viaggi in famiglia, pratico da trasportare, per l’uso su più automobili, per la macchina dei nonni, occupa poco spazio ed essendo leggero si presta a spostamenti frequenti.

Perché è apprezzato

Ecco i motivi per cui è particolarmente apprezzato:

  • design originale: la grafica ispirata a Spiderman conquista i bimbi;
  • leggero, pesa circa 3 kg ed è più facile da trasportare;
  • pieghevole: riduce l’ingombro quando non si usa;
  • seduta morbida e confortevole, grazie all’imbottitura che contribuisce al comfort durante gli spostamenti;
  • regolazione del poggiatesta in 14 posizioni;
  • omologazione R129/03;
  • installazione con cintura: non richiede il sistema ISOFIX.

A chi è consigliato

Bebeconfort Marvel RoadSafe i-Size Authentic Spiderman è la scelta ideale per chi cerca un modello per bambini dai 100 ai 150 cm, dotato di struttura leggera e pieghevole o deve spostare il seggiolino tra diverse vetture.

Perfetto anche per chi vuole rendere più piacevoli i viaggi dei propri figli, grazie al design colorato e ispirato a Spiderman, che in genere è un personaggio molto amato dai più piccolini (e non solo). Ottimo per chi ha bisogno di un seggiolino senza ISOFIX e facile da riporre, ma comunque di ottima qualità.

Ricordiamo che la scelta deve considerare l’altezza del bambino, la compatibilità con il veicolo e le istruzioni d’uso del produttore. Non dimentichiamo che il seggiolino auto è obbligatorio per legge.

Per concludere quindi il Bebeconfort Marvel RoadSafe i-Size Authentic Spider-Man punta su praticità, comfort, leggerezza e un design che conquista i più piccoli. Un piccolo alleato per i viaggi in famiglia, dove la praticità incontra il mondo dei supereroi Marvel.

Tangenziali Milano A51 e A52, partono i lavori da 140 milioni: cantieri fino al 2028

Le tangenziali di Milano si preparano a un importante intervento di ammodernamento che interesserà due delle principali arterie stradali dell’area metropolitana. Sulle autostrade A51 e A52, rispettivamente Tangenziale Est e Tangenziale Nord, prendono il via lavori destinati a migliorare la sicurezza, la visibilità e le condizioni della pavimentazione.

Milano Serravalle Milano Tangenziali, concessionaria della rete, ha programmato un investimento superiore a 140 milioni di euro, con conclusione degli interventi prevista entro la fine del 2028. Per contenere i disagi agli automobilisti, le attività saranno organizzate prevalentemente durante la notte, nella fascia compresa tra le 22 e le 6.

Le lavorazioni più impegnative verranno inoltre concentrate, quando possibile, nei periodi caratterizzati da una minore intensità del traffico. L’obiettivo è intervenire su infrastrutture utilizzate quotidianamente da migliaia di veicoli, cercando di mantenere la continuità della circolazione.

Nuove barriere di sicurezza sulle tangenziali Est e Nord

Uno degli interventi principali riguarda la sostituzione delle barriere di sicurezza attualmente presenti lungo le due tangenziali. I dispositivi esistenti saranno progressivamente rimossi per lasciare spazio a sistemi di contenimento progettati per offrire prestazioni superiori in caso di incidente.

Le nuove barriere dovranno trattenere i veicoli che le urtano e favorirne il reindirizzamento lungo la carreggiata, riducendo il rischio di uscita dalla sede stradale. Particolare attenzione sarà dedicata anche alla possibilità che un’automobile attraversi lo spartitraffico e finisca nelle corsie percorse dai mezzi provenienti dalla direzione opposta.

Le strutture saranno dimensionate per affrontare anche l’impatto dei mezzi pesanti, un aspetto rilevante considerando il traffico commerciale che interessa la rete tangenziale milanese. Il rinnovamento non riguarderà quindi soltanto la sostituzione di componenti deteriorati, ma introdurrà dispositivi con caratteristiche di protezione più elevate.

Illuminazione più efficiente e controllo a distanza

Un secondo capitolo del programma interessa gli impianti di illuminazione, destinati a essere profondamente riorganizzati. Gli attuali pali collocati nello spartitraffico centrale saranno rimossi e sostituiti da nuovi apparecchi installati ai margini della carreggiata.

La diversa disposizione dei punti luce è pensata per migliorare la visibilità della strada, contribuendo a rendere più riconoscibili il tracciato e gli eventuali ostacoli durante la guida notturna. I nuovi dispositivi saranno caratterizzati da una maggiore efficienza energetica, con l’obiettivo di contenere i consumi necessari all’illuminazione delle infrastrutture.

L’intero sistema sarà inoltre dotato di telecontrollo da remoto. Una centrale potrà verificare in tempo reale il funzionamento dei punti luce e individuare eventuali anomalie. Questo permetterà di rendere più tempestive le attività di manutenzione, evitando di affidare l’individuazione dei guasti esclusivamente alle verifiche effettuate sul posto.

Asfalto drenante e cantieri notturni fino alla fine del 2028

Il piano comprende anche interventi sulla pavimentazione e sul sistema di raccolta delle acque meteoriche. È previsto il rifacimento dell’asfalto drenante, una soluzione che favorisce l’allontanamento dell’acqua dalla superficie stradale e contribuisce a ridurre i ristagni durante le precipitazioni.

Saranno rinnovate anche la segnaletica orizzontale e verticale, elementi fondamentali per mantenere leggibili corsie, indicazioni e prescrizioni lungo il percorso. Il calendario dei lavori è stato organizzato per limitare l’interferenza con gli spostamenti quotidiani, privilegiando gli interventi notturni dalle 22 alle 6.

Le attività più invasive saranno pianificate, dove tecnicamente possibile, nei momenti di minore congestione. Il completamento è previsto entro dicembre 2028, al termine di un programma che coinvolgerà contemporaneamente sicurezza passiva, illuminazione, drenaggio e segnaletica. Per chi percorre abitualmente la A51 e la A52 sarà quindi importante prestare attenzione alle indicazioni temporanee di cantiere, soprattutto negli spostamenti serali e notturni.

La siepe sporge sul marciapiede di 15 centimetri: 12 multe da 182,30 euro

Quindici centimetri di vegetazione oltre il limite della proprietà, dodici verbali e un conto nominale che supera i duemila euro.

A Mestre, una siepe condominiale è diventata il centro di una contestazione che riguarda tanto la manutenzione del verde quanto l’individuazione delle persone da sanzionare. Ciascuno dei dodici destinatari ha ricevuto una richiesta di 182,30 euro. Secondo la polizia locale, la siepe restringeva lo spazio stradale. L’ingombro segnalato interessava precisamente il marciapiede e non la corsia percorsa dalle automobili.

Dodici verbali per una sola siepe

A sorprendere i proprietari è stata soprattutto la moltiplicazione dei verbali. Per nove appartamenti sono state coinvolte undici persone, perché due abitazioni risultavano in comproprietà tra marito e moglie. All’elenco si è aggiunto il titolare di un garage. Nessuna ripartizione di una sola spesa condominiale secondo il racconto dei residenti, ma a ciascun destinatario sarebbe stato chiesto di pagare il proprio importo.

Secondo l’amministratrice del condominio, la manutenzione della siepe veniva eseguita tre volte all’anno, con due potature concentrate fra giugno e settembre. Di fronte ai verbali, i residenti avrebbero preferito una segnalazione all’amministrazione del palazzo, così da procedere rapidamente con un ulteriore taglio. Al loro disappunto contribuisce la descrizione dei luoghi: un marciapiede largo oltre due metri, affiancato da una pista ciclabile, sarebbe rimasto percorribile nonostante la sporgenza.

Dal comando arriva una lettura diversa. Il comandante della polizia locale ha difeso gli agenti e richiamato a un orientamento della Corte di Cassazione che sancisce la necessità di coinvolgere tutti i comproprietari. A precedere l’intervento, secondo la sua ricostruzione, sarebbero stati due esposti relativi alla siepe.

Cosa prevede il Codice della Strada

Il riferimento nazionale è l’articolo 29 del Codice della Strada: secondo cui i proprietari confinanti devono mantenere le siepi senza restringere o danneggiare la strada e tagliare i rami oltre il confine che nascondano i segnali o ne compromettano la leggibilità.

Che l’ingombro riguardi un percorso pedonale non rende estraneo il Codice della Strada. Normativa alla mano, la strada comprende l’area a uso pubblico destinata alla circolazione anche dei pedoni, oltre che dei veicoli e degli animali.

Una definizione ancora più esplicita arriva dall’articolo 3 per cui il marciapiede è una parte della strada, esterna alla carreggiata, riservata ai pedoni. Anche la pista ciclabile possiede una destinazione specifica, essendo riservata alla circolazione dei velocipedi. In pratica la presenza della ciclabile accanto al camminamento non permette di sommare automaticamente le due superfici per considerare irrilevante una riduzione dello spazio pedonale.

Quindici centimetri di sporgenza, c’è una tolleranza?

Non è prevista una franchigia espressa per le piccole sporgenze. Per stabilire la violazione bisogna valutare il restringimento contestato e la situazione dei luoghi. Per un accertamento accurato diventano così importanti il confine stradale, l’estensione della vegetazione e la posizione dell’ingombro. A sua volta, il confine è definito dal Codice della Strada attraverso gli atti relativi alla proprietà stradale o di elementi fisici.

Sul piano della mobilità quotidiana, uno spazio apparentemente ampio può presentare difficoltà quando due persone si incrociano, una carrozzina affianca un accompagnatore oppure occorre evitare altri ostacoli. Si tratta di esempi che spiegano l’attenzione del legislatore nel conservare il passaggio disponibile.

Accise gasolio, nuovo taglio fino al 7 novembre: quanto si risparmia

Il Governo agisce ancora una volta sulle accise del gasolio, anche se il taglio non farà una grande differenza al momento del rifornimento. Da ieri, mercoledì 28 ottobre, fino al 7 novembre 2026, il diesel beneficia di uno sconto di 4 centesimi al litro, che diventano 4,88 considerando l’Iva.

Facendo due conti, riempire un serbatoio da 50 litri costerà circa 2,44 euro in meno, ammesso e non concesso che i distributori applichino per intero la riduzione alla pompa.

Alla decisione sono giunti di comune accordo i ministeri dell’Economia e dell’Ambiente, firmatari di un decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 ottobre. I possessori di vetture a benzina, invece, resteranno a bocca asciutta: il taglio delle accise interessa soltanto il gasolio.

Quanto diminuiscono le accise sul gasolio

Con il nuovo intervento, l’accisa sul gasolio utilizzato come carburante passa da 672,90 a 632,90 euro per mille litri, pari a una differenza di 40 euro ogni mille litri, ossia 4 centesimi per ciascun litro acquistato.

Il decreto stabilisce espressamente che l’aliquota:

“è rideterminata nella misura di 632,90 euro per mille litri”

La riduzione fiscale non comporta necessariamente un calo immediato e identico dei prezzi esposti sulle pompe. L’adeguamento dipende anche dai tempi con cui il carburante soggetto alla nuova accisa raggiunge la rete di distribuzione e dalle decisioni commerciali degli operatori.

Il 28 ottobre, infatti, le rilevazioni riportavano ancora un prezzo medio nazionale del gasolio self service intorno a 2,26 euro al litro. Per un pieno da 50 litri, la spesa si aggirava quindi sui 113 euro, prima di considerare l’eventuale applicazione dello sconto. Nel caso di percorrenze elevate, la differenza risulta maggiore prendendo in esame diversi rifornimenti: su 100 litri di gasolio il risparmio teorico raggiunge 4,88 euro, mentre su 200 litri sale a 9,76 euro. A ogni modo, si tratta di importi calcolati a parità di prezzo industriale del carburante e di margini commerciali.

Come viene finanziato il nuovo sconto

Per finanziare il provvedimento il Governo utilizza 38,7 milioni di euro provenienti dal maggior gettito Iva registrato a settembre. È il meccanismo delle cosiddette accise mobili, che permette di destinare una parte delle entrate fiscali aggiuntive, generate dall’aumento dei prezzi petroliferi, alla riduzione delle imposte sui carburanti.

Il decreto recita:

“Al fine di compensare le maggiori entrate dell’imposta sul valore aggiunto rispetto all’ultima previsione”

Non ci troviamo in presenza di un nuovo stanziamento, ma davanti all’impiego di risorse già incassate dallo Stato. Il sistema era stato previsto dalla legge del 2007 e viene applicato al verificarsi delle condizioni stabilite dalla normativa.

Cosa succederà dopo il 7 novembre

Il taglio annunciato nelle ultime ore arriva dopo oltre tre settimane senza agevolazioni. Il precedente sconto era terminato il 6 ottobre, lasciando gli automobilisti alle prese con prezzi ancora elevati. Rispetto agli interventi della primavera, quando la riduzione aveva raggiunto i 25 centesimi al litro, il beneficio attuale è sensibilmente inferiore.

La scadenza è fissata al 7 novembre compreso: un’eventuale proroga richiederà un’altra decisione del Governo e la disponibilità delle risorse necessarie. In assenza di ulteriori provvedimenti, dall’8 novembre tornerà ad applicarsi l’aliquota ordinaria. Il vantaggio economico nel rifornimento esiste, ma difficilmente cambierà in modo significativo la spesa mensile per il carburante.

Sciopero generale 30 ottobre 2026, trasporti a rischio nonostante la precettazione

Venerdì 30 ottobre 2026 l’Italia sarà interessata da uno sciopero generale che coinvolge lavoratori pubblici e privati. Al centro dell’attenzione c’è soprattutto il settore dei trasporti, dove un’ordinanza ministeriale ha imposto il rinvio dell’agitazione, senza però chiudere lo scontro con le organizzazioni sindacali.

L’Unione Sindacale di Base (USB) ha infatti annunciato l’intenzione di proseguire la mobilitazione nonostante la precettazione. Per chi deve viaggiare, quindi, la situazione richiede attenzione: le aziende ferroviarie prevedono il servizio ordinario, ma non si possono escludere disagi legati a eventuali adesioni alla protesta.

Lo sciopero interessa anche scuola, pubblica amministrazione e altri comparti lavorativi, con modalità differenti rispetto a quelle previste per treni, autobus e aerei.

Perché il Ministero ha disposto la precettazione

La mobilitazione è stata proclamata da USB e da altre organizzazioni sindacali, tra cui USI-CIT, con rivendicazioni riguardanti salari, costo della vita, condizioni lavorative e investimenti nei servizi pubblici. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è intervenuto con l’ordinanza 204 T del 27 ottobre, disponendo il differimento dello sciopero nei comparti soggetti alle limitazioni previste per il periodo di Ognissanti.

Dal 30 ottobre al 5 novembre è infatti prevista una finestra di franchigia che tutela gli spostamenti legati alle festività. Il provvedimento riguarda diversi servizi di trasporto, tra cui ferrovie, collegamenti aerei, trasporto pubblico locale, taxi e attività connesse alla circolazione.

USB ha contestato la decisione, confermando la volontà di scioperare. L’eventuale mancato rispetto dell’ordinanza può comportare sanzioni, ma l’effettiva partecipazione dei lavoratori sarà verificabile soltanto durante la giornata. La precettazione dei trasporti, inoltre, non equivale alla cancellazione dell’intero sciopero generale negli altri settori.

Treni, aerei, autobus e taxi: tutti gli orari previsti

Per il settore ferroviario, l’astensione era stata proclamata dalle 21 di giovedì 29 ottobre alle 20:59 di venerdì 30 ottobre. Dopo il provvedimento ministeriale, il Gruppo FS ha comunicato la regolare programmazione dei treni. Anche Trenord ha annunciato il differimento della protesta. Per i viaggiatori rimane consigliabile verificare le singole corse di Trenitalia, Italo e dei servizi regionali.

Nel trasporto aereo lo sciopero era previsto dalle 00:00 alle 23:59 del 30 ottobre. Erano interessate anche specifiche attività aeroportuali, comprese quelle presso gli scali di Firenze e Pisa. Per autobus, tram e metropolitane, le modalità inizialmente annunciate dipendevano dalle disposizioni territoriali. Anche questo comparto rientra nella precettazione.

I taxi avrebbero dovuto fermarsi dalle 00:01 alle 23:59, mentre per il personale autostradale l’inizio dell’agitazione era fissato alle 22 del 29 ottobre. Gli orari indicano le proclamazioni originarie: non rappresentano cancellazioni confermate dopo l’ordinanza ministeriale.

Sciopero a macchia d’olio

Lo sciopero generale interessa anche lavoratori della scuola, dell’università e della pubblica amministrazione, oltre a diverse attività private. Negli istituti scolastici l’adesione del personale potrebbe comportare modifiche alle lezioni o ai servizi, ma non determina automaticamente la chiusura delle scuole.

In Lombardia l’attenzione riguarda soprattutto Trenord e Malpensa Express. Con il differimento dello sciopero ferroviario, è prevista la normale programmazione, senza attivazione automatica dei servizi sostitutivi ipotizzati per la protesta.

Situazione analoga per i collegamenti aeroportuali nelle altre regioni, dove occorre distinguere tra eventuali agitazioni del personale e operatività effettiva dei voli. Chi deve partire venerdì dovrebbe controllare le comunicazioni della propria compagnia ferroviaria o aerea e dell’azienda di trasporto locale.

Il quadro resta caratterizzato da due elementi distinti: il rinvio imposto dal Ministero per i trasporti e la decisione di USB di confermare la mobilitazione. L’eventuale impatto concreto dipenderà dalle adesioni e dagli aggiornamenti delle singole aziende.

Targhe auto personalizzate, Meloni: “Ci si potrà sbizzarrire”

Una targa automobilistica con una scritta scelta direttamente dal proprietario, anziché la tradizionale combinazione alfanumerica assegnata dalla Motorizzazione. Una possibilità già contemplata dalla legislazione italiana, ma mai diventata operativa. Adesso il Governo punta a sbloccarla attraverso la legge di Bilancio 2027, introducendo un servizio a pagamento destinato a chi desidera personalizzare la propria automobile.

La novità è stata annunciata dal Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante la presentazione della manovra economica. “Una nota che si potrebbe definire di colore“, ha spiegato, illustrando una misura che potrebbe modificare un elemento identificativo rimasto sostanzialmente uniforme per decenni.

Il provvedimento, tuttavia, non significa che le targhe personalizzate siano già disponibili. Prima dell’effettiva introduzione serviranno le disposizioni necessarie a disciplinare richieste, assegnazioni e caratteristiche delle combinazioni consentite.

Quanto costeranno

Il prezzo indicato per ottenere una targa personalizzata è di 600 euro, una somma aggiuntiva rispetto alle normali procedure di immatricolazione. La ripartizione prevista attribuisce 500 euro al Poligrafico dello Stato e i restanti 100 euro al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La personalizzazione sarà facoltativa: chi non intenderà usufruirne potrà continuare a utilizzare il sistema ordinario di assegnazione delle targhe.

Meloni ha sottolineato il carattere particolare dell’iniziativa, dichiarando: “Ci si potrà più o meno sbizzarrire come si ritiene, ovviamente sostenendo un costo“. L’interesse principale riguarda la possibilità di scegliere una sequenza riconoscibile, magari collegata a un nome, a una passione o a un’espressione personale.

Non è però ancora definito quali caratteri saranno ammessi, quale lunghezza potranno avere le combinazioni e quali criteri verranno applicati per escludere scritte inappropriate o già assegnate. Sono aspetti fondamentali, perché una targa deve rimanere leggibile, univoca e compatibile con i sistemi utilizzati per identificare i veicoli.

Una possibilità prevista dal Codice della Strada dal 2002

L’introduzione delle targhe personalizzate non rappresenta un’idea completamente nuova nell’ordinamento italiano. La possibilità di scegliere una combinazione alfanumerica era stata prevista già nel 2002, ma l’assenza delle necessarie norme attuative ne ha impedito l’applicazione concreta.

Sono trascorsi quindi ventiquattro anni senza che gli automobilisti potessero effettivamente richiedere una targa differente da quella attribuita attraverso la procedura ordinaria. La manovra 2027 punta a superare questo ostacolo, ma il percorso normativo dovrà essere completato prima dell’avvio del servizio.

Un’altra caratteristica importante riguarda il rapporto tra targa e automobile: la targa rimarrà associata al veicolo, non alla persona che ne ha richiesto la personalizzazione. Questo significa che, in caso di vendita, la combinazione scelta accompagnerà l’automobile anche nel successivo passaggio di proprietà, salvo eventuali diverse disposizioni future.

Quali sono le reazioni

L’annuncio ha suscitato anche critiche politiche. Il vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Mario Turco, ha contestato la misura, accusando il Governo di voler ottenere ulteriori entrate dagli automobilisti. Dall’Esecutivo, invece, la personalizzazione viene presentata come un’opportunità aggiuntiva per gli automobilisti, senza alcun obbligo di adesione.

Resta soprattutto da chiarire il calendario. L’inserimento nella legge di Bilancio non comporta automaticamente l’apertura delle richieste dal primo gennaio 2027. Come evidenziato anche dall’ACI, l’effettiva disponibilità dipenderà dall’adozione delle norme attuative e dall’organizzazione delle procedure amministrative.

Soltanto allora sarà possibile conoscere le modalità di prenotazione, i tempi di rilascio e le eventuali limitazioni sulle scritte. Per il momento, dunque, i 600 euro rappresentano il costo prospettato per un servizio che deve ancora superare gli ultimi passaggi normativi prima di diventare accessibile agli automobilisti italiani.

Top Autoscuole 2027: la mappa dell’eccellenza al Sud Italia e nelle Isole

Con 575 strutture selezionate nel Top 60% della graduatoria ITQF, le regioni del Sud Italia le Isole maggiori si ritagliano un ruolo di primo piano nella mappa nazionale della formazione stradale. Lo studio “Top Autoscuole 2027”, condotto dall’Istituto Tedesco Qualità e Finanza (ITQF), mette in luce un tessuto capillare di scuole guida che combinano volumi elevati di recensioni pubbliche e un alto livello di gradimento da parte degli allievi.

La classifica regionale: Campania e Sicilia guidano i volumi

L’analisi della distribuzione geografica nel Mezzogiorno disegna una mappa capillare e dinamica. A guidare la graduatoria per numero di strutture è la Campania, che conquista il vertice grazie a 148 autoscuole selezionate e a un Indice ITQF medio di 92,29 / 100.

Subito dietro si posiziona la Sicilia con 146 centri d’eccellenza, ma registra anche uno dei punteggi medi più alti di tutto il Sud, pari a 92,57. Completa il terzetto di testa oltre quota cento la Puglia, terza forza dell’area con 113 realtà premiate e una media di 91,76.

Spostando lo sguardo lungo l’Adriatico e l’Appennino, l’Abruzzo si distingue per un’eccellente prestazione qualitativa, raggiungendo un indice medio di 92,34 su 58 autoscuole in lista. Nelle Isole, la Sardegna assicura una presenza solida e ben distribuita con 50 strutture e un punteggio medio di 91,35.

A chiudere il quadro dei dati del Mezzogiorno ci sono la Calabria, che schiera 40 autoscuole d’eccellenza (media 90,35), la Basilicata, che con i suoi 12 centri registra un’ottima media di 92,00, e infine il Molise, che partecipa alla mappa dell’eccellenza con 8 realtà di riferimento e un indice medio pari a 90,87.

Come funziona l’Indice ITQF

L’indagine ha individuato 2.294 autoscuole  in tutta Italia meritevoli del riconoscimento “Top Autoscuole 2027”, corrispondenti al Top 60% della graduatoria nazionale ITQF. Questo gruppo rappresenta il 39,6% dei 5.798 profili esaminati e il 60% delle 3.822 autoscuole effettivamente classificate.

L’Indice ITQF è un indicatore proprietario espresso su una scala da 0 a 100, che unisce per l’80% la qualità corretta statisticamente delle valutazioni pubbliche e per il 20% la partecipazione. La fascia Top 60% include le prime 2.294 posizioni, fino a un indice indicativo di 86,51/100 (l’indice individuale è calcolato una sola volta).

”Top Autoscuole 2027”, i risultati del Sud Italia e delle Isole

Fonte: elaborazione ITQF su profili aziendali pubblicamente consultabili online, rilevati il 25 settembre 2026 e sottoposti a screening del perimetro fino al 6 ottobre 2026. La graduatoria ufficiale comprende 3.822 autoscuole; il riconoscimento è assegnato alle prime 2.294 posizioni. Sono escluse le attività per le quali non risultano corsi per il conseguimento di patenti stradali.

Per le autoscuole incluse nel riconoscimento “Top Autoscuole 2027” sono disponibili, in cooperazione con Virgilio Motori, licenze d’uso del bollino ITQF per la comunicazione aziendale. Condizioni e durata della licenza possono essere richiesti all’indirizzo itqf@burda.com

 

Bollo auto, chi beneficia di più della cancellazione

A beneficiare maggiormente della cancellazione del bollo auto, in rapporto alle spese sostenute durante l’anno, sono le famiglie meno abbienti. Il beneficio emerge dallo studio dall’Ufficio parlamentare di bilancio, che confronta gli effetti dell’esenzione con quelli degli sconti sulle accise. Una somma relativamente simile in euro può cambiare peso a seconda del bilancio su cui interviene.

Perché il risparmio pesa di più sulle famiglie meno abbienti

Considerando l’insieme delle famiglie, l’Ufficio parlamentare di bilancio stima un beneficio medio pari allo 0,36% della spesa. Nel primo decile, che raccoglie il 10% dei nuclei con la minore spesa equivalente, l’incidenza raggiunge lo 0,9%; all’estremo opposto scende allo 0,1%. Il confronto con la media restituisce il rapporto di 2,5. In sintesi:

  • gruppo familiare nel primo decile, con la spesa equivalente più bassa; circa 0,9% di beneficio dell’esenzione rispetto alla spesa familiare;
  • secondo decile: circa 0,7%;
  • terzo decile: circa 0,6%;
  • ultimo decile, con la spesa equivalente più alta: circa 0,1%;
  • media complessiva: circa 0,36%.

La classificazione utilizzata nello studio segue la spesa delle famiglie, resa confrontabile tenendo conto della loro composizione.

Nella relazione tecnica al decreto, il risparmio medio sulle autovetture è quantificato in 168,40 euro. Per le moto il riferimento riportato è di circa 59 euro. Il contribuente beneficia dell’esenzione dal tributo che avrebbe dovuto pagare per il veicolo individuato dalla norma. Per fare un esempio, cancellare 180 euro di bollo libera l’1% di un bilancio annuo da 18.000 euro e lo 0,3% di uno da 60.000. Se la somma risparmiata rimane la stessa, cambia la sua incidenza.

Quali auto rientrano nell’esenzione e perché non serve l’Isee

In base a quanto previsto dal decreto-legge 162 del 2026, per le autovetture l’esenzione riguarda le persone fisiche soggette al pagamento della tassa per mezzi alimentati a benzina o gasolio, anche in combinazione con un’altra fonte di propulsione, con potenza non superiore a 80 kW. È poi richiesta la regolare copertura assicurativa del veicolo.

Gli 80 kilowatt corrispondono a circa 109 CV. A contare è la potenza espressa nell’unità indicata dalla legge. La misura non prevede un limite Isee: una famiglia economicamente agiata che rispetti i requisiti può accedervi allo stesso modo di una con minori disponibilità. Per le ibride, l’Ufficio parlamentare di bilancio segnala un particolare: il riferimento alla potenza del motore termico può far rientrare nell’agevolazione vetture con una potenza complessiva del sistema più elevata. Le auto solo elettriche non appartengono invece al perimetro di questa esenzione, pur restando soggette alle proprie agevolazioni ordinarie e regionali.

Un veicolo per persona fisica

Il limite della prima viene applicato al singolo contribuente. Quando alla stessa persona fanno capo più autovetture agevolabili, la cancellazione riguarda quella con la potenza minore. In caso di pari potenza, il beneficio interessa il mezzo per cui sarebbe dovuto il tributo meno elevato. Non è prevista una libera scelta dell’auto su cui risparmiare di più.

Da questo criterio possono derivare risultati diversi anche a parità di parco auto familiare. Due vetture agevolabili intestate a due persone fisiche dello stesso nucleo possono entrambe beneficiare dell’esenzione. Se fanno capo a un unico contribuente, il beneficio resta limitato a una.

Anche chi utilizza un veicolo senza esserne proprietario può essere interessato dalla misura. Il riferimento legislativo al soggetto passivo della tassa comprende usufruttuari e utilizzatori in leasing o noleggio a lungo termine.

Per motocicli e ciclomotori a benzina, anche in combinazione con altre fonti di propulsione, l’esenzione ha carattere residuale. Spetta nei casi previsti dal decreto a chi non risulti soggetto passivo del bollo per alcuna autovettura con potenza pari o inferiore a 80 kW. Quando sono presenti più motocicli agevolabili viene individuato quello meno potente e, a parità di potenza, quello con la tassa inferiore. Fra più ciclomotori, il criterio è la prima immatricolazione più remota.

Sul fronte delle auto restano fuori dall’intervento i mezzi oltre la soglia di potenza e quelli che non soddisfano i requisiti di alimentazione o assicurazione. Il beneficio è riservato alle persone fisiche, mentre chi non ha un veicolo agevolabile non riceve alcun vantaggio diretto. Quest’ultimo punto riguarda anche una parte dei nuclei con bilanci ridotti.

Il 63% delle famiglie e il 73% di quelle con veicoli

Fra i risultati dello studio compaiono percentuali diverse perché cambia la popolazione osservata. Il 63% riguarda tutte le famiglie, comprese quelle senza veicoli; considerando soltanto i nuclei che ne possiedono almeno uno, la quota dei beneficiari raggiunge il 73%. Un altro dato ancora, pari al 45%, indica la quota di veicoli esentati nel perimetro analizzato.

Non c’è dunque contraddizione fra un’esenzione diffusa fra le famiglie e una quota più contenuta di mezzi agevolati. Basta che un componente possieda un veicolo con i requisiti perché il nucleo risulti beneficiario.

Il confronto con gli sconti sui carburanti spiega perché l’Ufficio parlamentare di bilancio attribuisca alla cancellazione del bollo un effetto più favorevole ai bilanci ridotti. Le accise dipendono dai consumi. Chi compra più litri intercetta un risparmio assoluto maggiore quando il prelievo viene tagliato. Nelle simulazioni richiamate, l’incidenza dello sconto sulla spesa rimane però abbastanza uniforme fra i decili, nell’ordine dello 0,2-0,3%.

Per il bollo il rapporto si rovescia. Il tributo non aumenta con i chilometri percorsi e il suo importo, pur legato alla potenza e alla classe ambientale, non segue proporzionalmente il valore dell’automobile. Una vettura può perdere valore con gli anni senza che la tassa ordinaria diminuisca nella stessa misura, ferme restando le specifiche agevolazioni previste dalla normativa. Eliminare quel costo fisso incide quindi in modo visibile su chi dispone di un budget contenuto.

Dire che il taglio delle accise favorisce i più ricchi richiede perciò di precisare la grandezza osservata: il vantaggio tende a essere più elevato in euro, mentre il peso sulle spese familiari è più omogeneo. Nel caso dell’esenzione il risultato più netto emerge proprio dall’incidenza relativa.

Chi usa poco l’auto può essere più compensato

Rispetto al caro carburanti, la cancellazione del bollo presenta un limite evidente perché il risparmio non cresce con la quantità di carburante acquistata. A parità di tassa risparmiata, chi guida poco riceve un aiuto più consistente rispetto al rincaro subito. Per un pendolare con percorrenze elevate, la stessa esenzione può coprire soltanto una parte dell’aumento dei costi.

L’ Ufficio parlamentare di bilancio rileva questo scarto nelle proprie simulazioni e invita anche a distinguere i periodi di riferimento. Gli sconti sulle accise analizzati sono intervenuti nel 2026, mentre l’esenzione dal bollo produrrà effetti alle scadenze del 2027. Se il rincaro dei carburanti dovesse proseguire, il sostegno andrebbe confrontato anche con i maggiori oneri del prossimo anno.

Per individuare i versamenti agevolati, la legge guarda al termine di pagamento compreso fra il primo gennaio e il 31 dicembre 2027. Un bollo dovuto entro il 2026 resta quindi da pagare anche quando il periodo tributario prosegue nell’anno successivo.

La disciplina non introduce una cancellazione generalizzata dei debiti pregressi. Né il solo possesso di un’auto sotto gli 80 kW basta a risolvere ogni caso: vanno considerati il soggetto tenuto al pagamento, gli altri veicoli che gli fanno capo e le ulteriori condizioni stabilite dal decreto.

Multe più pesanti con minori in auto, arriva la proposta

Passare con il rosso, non rispettare una precedenza o usare il cellulare alla guida potrebbe costare di più quando nell’abitacolo viaggia un minore. A prevederlo è l’articolo 123 dello schema di decreto legislativo che riscrive il Codice della Strada: per le violazioni comprese nel suo campo di applicazione, la presenza del passeggero farebbe aumentare del 10% la sanzione pecuniaria. Alla stessa maggiorazione sarebbero esposti gli automobilisti al volante di vetture con potenza superiore a 150 kilowatt, ma a contare è anche il saldo punti della patente.

Il meccanismo lega l’importo da pagare alle circostanze in cui viene commessa la violazione. Nel caso dei minori, il presupposto è la responsabilità aggiuntiva assunta da chi trasporta persone che il legislatore intende proteggere. Anche un bambino assicurato al seggiolino rientrerebbe quindi nella previsione se il conducente commettesse una delle infrazioni interessate: la regolarità del sistema di ritenuta e la condotta al volante restano due aspetti distinti.

Quando scatta l’aumento per minori e disabilità motoria

Nell’articolo 123 sono richiamati i veicoli di categoria diversa da M2 e M3 che trasportano minori oppure persone con disabilità motoria, con un’esclusione riferita ai casi dell’articolo 59. Quanto all’età, la disposizione parla di minori: il suo ambito comprende anche gli adolescenti e non coincide con quello degli obblighi relativi ai seggiolini.

Per autobus e altri mezzi delle categorie M2 e M3 il testo segue una strada separata. Un’altra lettera dello stesso comma prevede infatti il 10% in più quando questi veicoli trasportano scolari o studenti. Sul versante delle auto private la condizione resta invece la presenza a bordo del passeggero indicato dalla norma, senza che venga richiesto un rapporto di parentela con chi guida.

Ampio ma delimitato è l’elenco delle violazioni coinvolte. La maggiorazione si riferisce alle sanzioni amministrative pecuniarie della Tabella 1 richiamata dall’articolo 121, per le violazioni delle disposizioni dei titoli II, III e IV del nuovo testo. Nell’uso quotidiano dell’auto, il cambiamento può quindi interessare comportamenti come il superamento dei limiti di velocità, il mancato rispetto del semaforo, le violazioni della precedenza e l’impiego vietato dello smartphone.

Restano fuori dal sistema alcuni illeciti molto frequenti nella circolazione urbana. L’articolo 125 esclude gli aumenti e le riduzioni quando la violazione riguarda la sosta tariffata, il mancato pagamento per l’ingresso nella Ztl e i divieti di sosta o fermata imposti dalla segnaletica. Quest’ultima precisazione impedisce di trasformare l’eccezione in un’esenzione generale per qualsiasi comportamento irregolare durante una sosta: il confine è quello fissato dai rinvii normativi.

Come si calcola l’aumento del 10%

Per capire quanto incide il nuovo criterio, il punto di partenza è il minimo edittale, l’importo minimo stabilito per quella violazione. Applicando una sola maggiorazione del 10%, una sanzione base di 250 euro salirebbe a 275: l’aggravio sarebbe di 25 euro. Lo stesso calcolo porta un importo di 80 euro a 88 e uno di 170 a 187.

Auto oltre 150 kW: una soglia di circa 204 CV

Un’altra novità rilevante il settore automotive riguarda la potenza della vettura in quanto compare una soglia superiore a 150 kW per i veicoli della categoria internazionale M1. Convertiti in cavalli vapore, 150 kilowatt corrispondono a circa 204 CV.

Dietro la sigla M1 si trovano i veicoli destinati al trasporto di persone con non più di otto posti a sedere oltre a quello del conducente e senza spazio per passeggeri in piedi, secondo la classificazione europea. L’etichetta comprende le normali auto e non identifica una categoria commerciale di lusso.

Altrettanto importante è la scelta di attribuire un peso economico al saldo della patente. Lo schema prevede l’aumento di un decimo per il conducente che, al momento dell’accertamento, abbia un punteggio inferiore a venti punti e fino a dieci. Un automobilista con 15 punti rientra nella fascia descritta. A rilevare è il saldo registrato al momento dell’accertamento dell’illecito.

Nel sistema attuale, all’atto del rilascio vengono attribuiti 20 punti, dai quali si sottraggono quelli previsti per alcune violazioni. Il progetto aggiungerebbe dunque una conseguenza economica collegata a un dato che oggi serve già a registrare gli effetti di precedenti infrazioni. La lettura che emerge è quella di un controllo più severo sui conducenti con un punteggio ridotto. A parità di nuova condotta, la posizione incide anche sulla somma da pagare.

Fra le altre circostanze da cui può derivare il 10% in più compaiono la recidiva della stessa violazione nell’arco di cinque anni e la circolazione con un veicolo che non abbia effettuato la revisione da oltre sei mesi rispetto alla scadenza prescritta. Per quest’ultima ipotesi, il testo fa salvi i casi disciplinati dall’articolo 79, dedicato proprio alle revisioni e alle azioni di richiamo.

Le altre maggiorazioni e le modalità di accertamento

A seconda delle circostanze sono previsti aumenti di un quinto, di un terzo, della metà e fino al raddoppio. Nel quadro rientrano situazioni quali l’ebbrezza o l’assunzione di stupefacenti, i sinistri, l’impiego di documenti falsi e la circolazione senza assicurazione.

L’articolo 125 regola l’applicazione degli aumenti e pone un limite ovvero l’importo risultante non può superare il triplo di quello previsto per la violazione. Dallo stesso articolo deriva la competenza dell’organo accertatore ad applicare le maggiorazioni nel verbale. Qualora i presupposti emergano solo in seguito e il pagamento non sia stato effettuato, lo schema contempla una richiesta di integrazione dalla cui notifica ripartono i termini per pagare o ricorrere.

La maggiorazione si inserisce in un riordino che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti presenta come una riduzione generale degli importi di base accompagnata da un trattamento più severo delle condotte pericolose.

Intanto restano pienamente operativi gli obblighi di protezione dei bambini già stabiliti dal Codice vigente. Nelle normali condizioni previste per il trasporto in autovettura, i bambini di statura inferiore a 1,50 metri devono essere assicurati con un sistema di ritenuta omologato e adeguato. Per quelli di età inferiore a quattro anni è previsto anche il dispositivo antiabbandono, nei casi indicati dall’articolo 172.

Quando potrebbero entrare in vigore le nuove norme

Resta infine il calendario, nel quale occorre distinguere due passaggi. L’articolo 289 dello schema indica il primo aprile 2027 per l’entrata in vigore del nuovo Codice della Strada e il primo gennaio 2028 per l’acquisto di efficacia delle sue disposizioni, comunque non prima di 180 giorni dall’entrata in vigore del regolamento attuativo. Se quel termine si collocasse oltre gennaio, il testo prevede il primo aprile 2028, subordinatamente all’emanazione del regolamento.

Il traffico in Italia ha costi stratosferici, ben 22 miliardi di euro all’anno

Il traffico e la congestione stradale costano tanto all’Italia che ogni anno arriva a perdere circa 22 miliardi di euro a causa di questo problema. Il dato è emerso dai risultati dell’indagine del terzo report dell’Osservatorio Sunrise del Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile Most, presentato in queste ore a Milano.

Lo studio ha individuato diverse evidenze particolarmente rilevanti sul tema della mobilità, sottolineando quelle che sono le criticità più importanti su cui il Paese dovrebbe concentrarsi in futuro.

Il traffico ha un impatto sull’ambiente e sull’economia e rappresenta un freno sostanziale per la crescita e un fattore in grado di rallentare il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale che l’Italia, su indicazione dell’Ue, ha definito per il suo futuro. Andiamo ad analizzare i dati completi del rapporto.

Il traffico è un problema

L’impatto del traffico in Italia evidenzia tre criticità principali che possono incidere in modo significativo sugli obiettivi del Paese:

  • danno economico e sociale: 1,33 miliardi di ore perse all’anno, per un costo di 22 miliardi di euro (1% del PIL);
  • concentrazione urbana: oltre l’80% del tempo viene sprecato negli ingorghi cittadini;
  • ritardo ambientale: le emissioni dei veicoli non diminuiscono e il ricambio del parco auto è troppo lento per centrare gli obiettivi ecologici previsti.

Un dato di grande rilievo riguarda la mobilità al di fuori delle grandi città. Nei comuni con meno di 50.000 abitanti, situati oltre i confini metropolitani, si concentra più della metà dei chilometri percorsi in auto, generando circa il 52% delle emissioni totali di CO2 del settore. Questa percentuale sale addirittura al 73% se si includono nel calcolo anche le cinture metropolitane.

Il tema delle emissioni

Quando si parla di traffico e di congestione stradale non è possibile non affrontare il tema delle emissioni legate al trasporto. Gli obiettivi di decarbonizzazione del 2030, infatti, oggi appaiono decisamente lontani, risultando quasi del tutto fuori portata, anche ipotizzando uno scenario particolarmente favorevole per il futuro (che potrebbe non concretizzarsi).

Nel corso del 2025, considerando le stime basate sui carburanti venduti, le emissioni di CO2 legate al trasporto stradale sono rimaste sostanzialmente stabili. Si tratta di un tema rilevante: il ricambio del parco circolante è molto lento nel nostro Paese e, quindi, le auto a basso impatto ambientale possono garantire un contributo ridotto. La forte crescita di elettriche e ibride potrà dare un contributo per il futuro anche se è necessario un sostanziale incremento dei volumi.

Sebbene l’elettrico resti la soluzione meno inquinante, il suo vantaggio sulle ibride a benzina cala dal 65% al 40% se si calcola l’intero ciclo di vita del veicolo. Sul fronte delle percorrenze, il 53% della CO2 deriva da viaggi tra gli 8 e i 50 km: di questi, il 10,6% delle emissioni nazionali avviene in città dotate di mezzi pubblici strutturati, mentre il 26,5% si genera nei piccoli centri al di fuori delle aree metropolitane.

Per invertire questa rotta e tutelare sia l’economia che la salute pubblica, diventa quindi urgente ripensare radicalmente le strategie di mobilità sostenibile su scala nazionale. Staremo a vedere quali saranno le prossime mosse in merito alla questione e a questo spinoso problema.