Cercano una scorciatoia per saltare la coda: multati 60 automobilisti

La coda sembra interminabile e agli automobilisti salta all’occhio una scorciatoia nell’area di sosta poco più avanti. Attraversando il parcheggio, potrebbero rientrare in autostrada qualche centinaio di metri dopo, con il vantaggio di lasciarsi alle spalle una parte dell’ingorgo. Peccato che, lunedì 26 ottobre, oltre sessanta conducenti abbiano incontrato lungo questo tragitto la Polizia cantonale di Zurigo. L’idea di guadagnare tempo sulla A1 si è conclusa con una multa e il motivo, a differenza di quanto potrebbe sembrare, non riguarda la scorciatoia in sé.

La scorciatoia sulla A1 finisce con una multa

Siamo nei pressi di Brüttisellen, lungo l’autostrada A1 in direzione Zurigo. Il traffico del lunedì mattina rallenta proprio nell’ora in cui molti pendolari cercano di raggiungere il lavoro. Una possibile via d’uscita dalla coda sembra passare per Baltenswil Nord, area di sosta che alcuni conducenti utilizzano come corsia alternativa.

Attraverso l’area di sosta, gli automobilisti cercano di aggirare l’ingorgo e superare parte delle vetture rimaste in fila. Ma quella mattina gli agenti hanno organizzato un controllo della velocità proprio nell’area di sosta.

Il limite indicato dai cartelli è di 40 km/h. Oltre sessanta conducenti lo hanno violato e la Polizia li ha fermati, pronta ad applicare le sanzioni. Nel comunicato diffuso il 27 ottobre, le autorità non hanno specificato né le velocità rilevate né gli importi delle multe.

Attraversare l’area di sosta senza fermarsi è vietato?

La risposta potrebbe sorprendere: secondo la normativa svizzera, attraversare un’area di sosta senza effettuare una pausa non costituisce automaticamente una violazione.

Come chiarisce la Polizia cantonale di Zurigo, il Codice della Strada elvetico non prescrive una durata minima della sosta e nemmeno impone una motivazione particolare per accedere al parcheggio, dunque utilizzare l’area soltanto per attraversarla non costituisce necessariamente un’infrazione.

La questione cambia quando entra in gioco l’acceleratore. I 40 km/h valgono indipendentemente dalle intenzioni del conducente, compresa quella di riprendere immediatamente l’autostrada. Gli automobilisti fermati sono stati sanzionati proprio per aver superato tale limite, anziché per il tentativo di aggirare la coda. Il risparmio di tempo sperato ha finito così per trasformarsi nel suo contrario: alla deviazione si sono aggiunti il controllo degli agenti e una multa da pagare.

Perché la Polizia sconsiglia questa scorciatoia

Anche rispettando il limite di velocità, utilizzare le aree di sosta per evitare un ingorgo può peggiorare la situazione. Il problema emerge al rientro in autostrada, quando ogni automobilista deve trovare spazio nel flusso delle vetture già rallentate. Destinate alla sosta, queste aree rischiano di trasformarsi in percorsi alternativi all’autostrada, con inevitabili interferenze per gli automobilisti impegnati a parcheggiare o a riprendere il viaggio

Secondo la Polizia cantonale, la ripetizione di questa manovra ostacola ulteriormente la circolazione e rischia di aggravare la congestione. Più conducenti ricorrono alla scorciatoia, maggiore diventa il disturbo per il traffico. Lo stesso ragionamento vale nel caso degli svincoli utilizzati per uscire e rientrare immediatamente in autostrada, una scorciatoia che, secondo le autorità, offre un vantaggio generalmente modesto, persino trascurabile. A Baltenswil Nord, almeno quella mattina, gli automobilisti più impazienti hanno scoperto che qualche minuto risparmiato può costare parecchio più del previsto.

Gasolio, stop allo sconto sulle accise dall’8 novembre: quanto costa il pieno

È durato undici giorni il taglio delle accise: dall’8 novembre, il gasolio perde lo sconto fiscale introdotto a fine ottobre. Il Governo non ha prorogato il provvedimento e, almeno sulla carta, il diesel torna a costare quasi cinque centesimi in più al litro. Sebbene l’aumento incida poco su un singolo rifornimento, gli automobilisti abituati a macinare chilometri ogni settimana rischiano di sentirne gli effetti. Già, rischiano, perché non è detto che tutti i distributori ritocchino i prezzi verso l’alto nella stessa misura.

Quanto cambia il prezzo di un pieno

Il decreto firmato dai ministeri dell’Economia e dell’Ambiente aveva fissato l’accisa sul gasolio a 632,90 euro per mille litri, dal 28 ottobre al 7 novembre. Scaduto quel termine senza una nuova proroga, l’aliquota torna a 672,90 euro. L’incremento è di quattro centesimi al litro, che diventano 4,88 centesimi considerando l’Iva al 22%.

Tradotto in numeri familiari, un pieno da 50 litri può costare 2,44 euro in più e per 60 litri sale a 2,93 euro. L’effetto della sola componente fiscale viene calcolato ipotizzando che le altre voci rimangano invariate. Alla pompa, invece, pesano pure il costo della materia prima e le quotazioni dei prodotti raffinati, nonché le politiche commerciali dei singoli operatori.

Si registra così l’ennesimo cambiamento di un anno segnato da interventi temporanei. Lo sconto era già stato sospeso fra il 6 e il 27 ottobre, prima di essere ripristinato, Stavolta è giunto a scadenza senza ulteriori proroghe.

L’ultima fotografia dei prezzi

Sabato 7 novembre, prima della scadenza dello sconto, il ministero delle Imprese e del Made in Italy rilevava un prezzo medio self-service di 2,224 euro al litro per il gasolio sulla rete stradale. La benzina era a 2,001 euro. In autostrada, le rispettive medie raggiungevano 2,277 e 2,029 euro al litro.

Se tutti i distributori trasferissero integralmente il maggior carico fiscale sul diesel, il prezzo medio stradale salirebbe indicativamente a 2,273 euro al litro. La benzina, peraltro, non è interessata dalla scadenza di questo specifico sconto.

I valori nazionali, inoltre, nascondono differenze anche sensibili tra città e province: due pompe a pochi chilometri di distanza possono esporre cifre diverse, perciò prendere il valore medio come prezzo garantito sarebbe un errore.

Il petrolio potrebbe cambiare i conti

Una nota positiva, però, arriva dalle quotazioni del petrolio, scese negli ultimi giorni: il calo potrebbe almeno in parte compensare il ritorno delle accise ordinarie. Adusbef segnala una flessione del Brent del 16,2% in pochi giorni e osserva che il movimento potrebbe favorire prezzi inferiori.

A ogni modo, non aspettatevi che la discesa delle quotazioni internazionali compaia in tempo reale sul display della pompa: i prezzi dei carburanti seguono dinamiche diverse e possono reagire con ritardo. Intanto proseguono fino al 31 dicembre le iniziative di contenimento dei prezzi annunciate da Eni e Q8, con condizioni che possono variare a seconda degli impianti.

Il taglio appena concluso era stato finanziato con 38,7 milioni di euro provenienti dal maggior gettito Iva di settembre, secondo il meccanismo delle cosiddette accise mobili. Per ora non è stato annunciato un nuovo intervento. Prima di fare il pieno, conviene confrontare i prezzi dei distributori: la fine dello sconto è certa, l’importo effettivo sullo scontrino no.

Riscaldamento acceso e auto in sosta, i casi in cui si rischia una multa

Aspettare l’uscita da scuola con il motore al minimo e le bocchette che soffiano aria calda può costare più di un pieno. Per il Codice della Strada lasciare l’auto in sosta con il propulsore acceso per alimentare la climatizzazione espone a una sanzione da 223 a 444 euro.

Il divieto di tenere il motore acceso per riscaldare l’abitacolo

L’articolo 157 vieta di mantenere acceso il motore durante la sosta allo scopo di far funzionare l’impianto di condizionamento d’aria. Bisogna però riallacciarci alla differenza fra arresto, fermata e sosta.

L’arresto è l’interruzione della marcia imposta dalle condizioni della circolazione, come accade al semaforo rosso, in una coda o davanti alle barriere abbassate di un passaggio a livello. In queste circostanze, non si applica il divieto previsto per la sosta con il motore acceso allo scopo di alimentare la climatizzazione.

Per fermata si intende una sospensione temporanea della marcia necessaria a consentire la salita o la discesa dei passeggeri oppure a soddisfare altre esigenze di brevissima durata. Il conducente deve rimanere presente, essere pronto a ripartire ed evitare di intralciare la circolazione. Anche questa situazione resta esclusa dal divieto.

Quando invece l’attesa si prolunga, con la possibilità per il conducente di allontanarsi dal veicolo, si configura la sosta. In questo caso il motore deve essere spento e mantenerlo acceso per far funzionare la climatizzazione può comportare la sanzione prevista dal Codice della Strada.

Non c’è quindi una soglia di uno, tre o cinque minuti oltre la quale l’attesa diventi sosta. A contare sono le circostanze, compresa la ragione dell’interruzione. La salita di una persona già accanto alla portiera è diversa dall’attesa del familiare che deve ancora uscire dall’ufficio. Neppure il conducente seduto al proprio posto trasforma la seconda situazione in fermata perché la definizione di sosta contempla la possibilità di allontanarsi, senza richiedere che l’allontanamento avvenga davvero.

Importi della multa

Per applicare la sanzione più elevata serve qualcosa in più della constatazione che il propulsore sta girando. L’articolo 202 consente normalmente di versare il minimo di 223 euro entro sessanta giorni dalla contestazione o dalla notificazione. Pagando nei primi cinque giorni, la riduzione del 30% porta la somma a 156,10 euro, cui si aggiungono le eventuali spese indicate nel verbale. Per questa infrazione non sono previste decurtazioni di punti né la sospensione della patente.

Alla disciplina nazionale possono affiancarsi disposizioni comunali più restrittive. Ad Arona, in provincia di Novara, ad esempio, l’articolo 66 del Regolamento di polizia urbana impone ai conducenti di veicoli a combustione interna di spegnere il motore anche nella fermata indipendente dalle esigenze della circolazione. Ci sono comunque le eccezioni per servizi di pubblica utilità, attività di istituto e riparazioni necessarie sul posto, oltre all’esclusione dei veicoli senza scarichi nocivi.

Il riscaldamento delle elettriche e delle ibride

Con un’auto elettrica alimentata a batteria cambia il funzionamento del riscaldamento. L’energia può arrivare dall’accumulatore ad alta tensione, senza tenere in moto un propulsore a benzina o a gasolio. Il riscaldamento dell’abitacolo è quindi un consumo energetico, pur in assenza del funzionamento di un motore a combustione. Su questa base, la preclimatizzazione elettrica è diversa dalla condotta dell’automobilista che lascia il motore termico al minimo.

Più attenzione richiedono le ibride, comprese quelle ricaricabili alla presa. Quando serve calore, in determinate condizioni il propulsore rimane acceso per mantenere sufficientemente caldo il liquido di raffreddamento. La posizione del selettore su P non garantisce che il sistema stia funzionando solo con energia elettrica. Se il propulsore termico entra in funzione proprio per mantenere caldo l’interno, occorre valutare la stessa condotta prevista dalla norma per le altre auto a combustione

Batteria difettosa, si può restituire l’auto elettrica? Il caso

Finisce sotto ai riflettori il caso in Germania di una Cupra Born immatricolata nel 2023. La proprietaria vuole sciogliere il contratto di acquisto e ha citato sia il concessionario sia il costruttore. Il modello di auto rientra nella campagna di richiamo per moduli della batteria ad alta tensione potenzialmente difettosi.

All’origine del richiamo ci sono moduli della batteria ad alta tensione fuori specifica. Con un atto del 16 ottobre 2026, il Tribunale regionale di Offenburg ha indicato una possibile base giuridica per la domanda contro la casa automobilistica, l’articolo 37 del regolamento Ue 2023/988.

Quando l’articolo 37 consente di chiedere il rimborso

Quando trova applicazione l’articolo 37, l’operatore economico responsabile di un richiamo per motivi di sicurezza deve offrire al consumatore un rimedio efficace, gratuito e tempestivo. Di regola mette a disposizione almeno due opzioni fra la riparazione, la sostituzione con un prodotto sicuro dello stesso tipo e di valore e qualità almeno equivalenti, e il rimborso.

Se viene riconosciuto il rimborso, l’importo deve essere almeno pari a quanto il consumatore ha effettivamente pagato. Un solo rimedio è ammesso quando gli altri sono impossibili o comporterebbero costi sproporzionati, tenuto conto anche del disagio per il cliente. Le spese di restituzione spettano all’operatore, che organizza il ritiro dei prodotti non trasportabili per loro natura.

Il rimborso può spettare anche quando l’opzione iniziale era la riparazione o la sostituzione. La norma lo riconosce se l’operatore non completa l’intervento entro un termine ragionevole e senza inconvenienti per il consumatore. Per un’auto richiamata contano quindi la data fissata per l’intervento, la durata di eventuali limitazioni d’uso e la capacità della misura adottata di eliminare il rischio.

Quale data conta per le auto già in circolazione

La data di prima immatricolazione dell’auto precede di circa un anno il giorno da cui si applica il regolamento sulla sicurezza generale dei prodotti. La campagna è invece del 2026. L’articolo 51 contiene una disciplina transitoria per i prodotti già immessi sul mercato prima di quella data e conformi alla precedente direttiva. Nel caso tedesco resta da chiarire se l’articolo 37 possa fondare la domanda relativa a un richiamo successivo per quell’auto.

Per la Commissione, l’immissione sul mercato è la prima messa a disposizione di ciascun esemplare nell’Unione europea. È il dato giuridico da distinguere sia dalla data di produzione sia da quella del richiamo.

Per le automobili il regolamento Ue 2018/858 stabilisce già obblighi di vigilanza e di intervento sui veicoli che presentano un rischio. La Commissione include il capo sui rimedi del regolamento generale fra quelli che possono integrare le discipline settoriali, a condizione che per l’aspetto in questione manchino disposizioni specifiche con lo stesso obiettivo.

La causa di Offenburg mette alla prova proprio questo raccordo, con una domanda diretta contro il soggetto ritenuto responsabile del richiamo e una distinta domanda contrattuale contro il venditore.

Ci sono dei precedenti

Altri giudici tedeschi hanno già disposto la restituzione di auto con problemi alla batteria. Secondo lo studio che ha patrocinato le cause, il 30 luglio 2026 il Tribunale regionale di Stoccarda si è pronunciato a favore di due acquirenti di Mercedes EQA, fra cui il titolare di un acquisto finanziato.

Il 4 settembre, a Dortmund, un giudice ha disposto il pagamento di 37.843,35 euro contro la restituzione di una Mercedes EQA 250+, considerando il concreto rischio d’incendio un difetto del bene.

A Regensburg, il 27 luglio, una sentenza in contumacia ha disposto la restituzione di una Ford Kuga plug-in hybrid e il pagamento di 34.980 euro, da cui detrarre 5.996,57 euro per l’uso del veicolo. Ford ha presentato opposizione e il procedimento è in corso.

Quando si può risolvere il contratto in Italia

Chi compra da un concessionario come consumatore può far valere la garanzia legale di conformità nei confronti del venditore. Questi risponde per i difetti già esistenti alla consegna che si manifestano entro due anni.

Per un’auto usata acquistata da un professionista le parti possono concordare un periodo più breve, comunque di almeno un anno. Se il difetto emerge entro il primo anno dalla consegna, si presume che esistesse già, salvo prova contraria o incompatibilità con la natura del bene o del difetto. Nelle compravendite fra privati il riferimento è la garanzia per vizi del Codice civile.

Il Codice del consumo prevede in prima battuta riparazione o sostituzione, con i limiti di impossibilità e sproporzione fissati dalla legge. Il consumatore può chiedere una riduzione del prezzo o la risoluzione se l’intervento manca, il difetto persiste dopo un tentativo di ripristino oppure dalle circostanze emerge che il venditore non rimedierà in tempi ragionevoli o senza disagi. Un difetto sufficientemente grave può giustificare il rimedio immediato.

Al venditore spetta dimostrare l’eventuale lieve entità del difetto che esclude la risoluzione. Se il contratto viene risolto, il consumatore restituisce l’auto a spese del venditore che rimborsa il prezzo al ricevimento del veicolo o della prova della restituzione.

Un altro elemento da verificare è a quale titolo è stata eseguita la riparazione. Il decreto legislativo 176 del 2026 aggiunge una estensione di dodici mesi al periodo di responsabilità del venditore quando la riparazione è il rimedio adottato per ripristinare la conformità. Per applicare la novità a una vendita bisogna verificare la disciplina temporale del contratto e il titolo dell’intervento.

Cosa può cambiare per le Case automobilistiche

L’orientamento del tribunale è ancora preliminare. Il caso è seguito con attenzione in Europa perché, se questa posizione fosse confermata in sentenza, potrebbe costituire un precedente per i proprietari di auto elettriche coinvolte in richiami simili.

Un’eventuale sentenza favorevole a Offenburg varrebbe per quella controversia. In Italia avrebbe interesse come interpretazione di una norma europea comune, in particolare se chiarisse quando il responsabile della campagna può essere chiamato a rimborsare il prezzo del veicolo.

Per una Casa automobilistica, la differenza economica sta fra organizzare diagnosi, aggiornamenti e sostituzioni di moduli oppure dover gestire, nei casi che ne soddisfano le condizioni, restituzioni di veicoli e rimborsi. Fra le possibili conseguenze ci potrebbero essere anche rivalse nella filiera e contenziosi collettivi, soprattutto se l’intervento tarda o lascia irrisolto il rischio.

Renault esalta il suo ibrido: è il nuovo diesel, ma consuma meno

Per anni il diesel è stato considerato la soluzione ideale per chi cercava un’automobile capace di percorrere molti chilometri consumando poco carburante. Oggi, però, quel primato viene messo in discussione dalle motorizzazioni ibride, sempre più diffuse anche nei segmenti accessibili.

A sostenerlo è Stéphane Deblaise, CEO di Renault India, convinto che questa tecnologia rappresenti l’evoluzione naturale del motore a gasolio. Il manager francese non si limita a sottolineare i vantaggi economici: secondo la sua visione, l’ibrido può offrire anche un’esperienza di guida superiore, grazie a una maggiore silenziosità e alla riduzione delle vibrazioni. Una posizione che anticipa le priorità commerciali di Renault in uno dei mercati automobilistici più importanti per la crescita futura.

L’ibrido può sostituire il diesel nei consumi

Il ragionamento di Deblaise parte da un elemento concreto: il costo del carburante continua a influenzare profondamente le decisioni degli automobilisti, soprattutto nei mercati particolarmente sensibili alle spese di gestione.

In passato, chi desiderava ridurre i consumi sceglieva frequentemente un’automobile diesel, approfittando della maggiore efficienza del motore a gasolio rispetto a molti propulsori a benzina tradizionali. Oggi, secondo il dirigente Renault, questo vantaggio può essere raggiunto e superato attraverso un sistema full hybrid, capace di combinare il motore termico con quello elettrico e recuperare energia durante le decelerazioni.

Il beneficio diventa particolarmente evidente nella guida urbana, caratterizzata da rallentamenti e ripartenze frequenti. In queste condizioni, l’assistenza elettrica permette di limitare il funzionamento del propulsore a combustione.

Deblaise richiama inoltre il parametro NVH, acronimo di Noise, Vibration and Harshness, utilizzato per valutare rumore, vibrazioni e ruvidità percepiti dagli occupanti. La possibilità di viaggiare in modalità elettrica contribuisce a migliorare il comfort rispetto a un diesel tradizionale.

In Europa le auto ibride hanno già conquistato il mercato

La crescita delle motorizzazioni elettrificate trova riscontro anche nelle immatricolazioni europee. Secondo i dati ACEA relativi alla prima metà del 2026, le vetture ibride hanno raggiunto una quota del 37%, superando il peso complessivo delle alimentazioni tradizionali a benzina e diesel, indicato al 29,7%.

Si tratta di un cambiamento significativo, favorito anche dalle strategie industriali dei costruttori, che stanno progressivamente riducendo la disponibilità di motorizzazioni esclusivamente termiche. Renault ha investito in questa direzione attraverso la tecnologia E-Tech full hybrid, proposta su diversi modelli della gamma, comprese vetture di grande diffusione come la Clio.

L’obiettivo è offrire un’alternativa a chi desidera contenere i consumi senza dipendere dalle infrastrutture di ricarica. A differenza delle ibride plug-in, infatti, le full hybrid non richiedono collegamenti esterni alla rete elettrica. Il confronto con il diesel rimane comunque legato alle condizioni d’impiego: nei lunghi trasferimenti autostradali, alcune motorizzazioni a gasolio possono ancora risultare particolarmente efficienti.

L’India diventa centrale nella strategia di Renault

La posizione di Deblaise assume un significato particolare considerando le caratteristiche del mercato indiano. Con una popolazione superiore a 1,4 miliardi di abitanti, il Paese presenta enormi possibilità di sviluppo, ma anche esigenze differenti rispetto a quelle europee.

Il prezzo d’acquisto, l’affidabilità e soprattutto i consumi rappresentano fattori decisivi per una parte consistente della clientela. In questo contesto, Renault considera l’ibrido una tecnologia capace di rispondere alle necessità quotidiane senza imporre un passaggio immediato all’elettrico puro.

Il manager vorrebbe estendere progressivamente questa soluzione all’intera gamma, rafforzando la competitività del marchio in un mercato dove la concorrenza è particolarmente intensa. La strategia non implica necessariamente la scomparsa immediata del diesel, ma evidenzia un cambiamento nelle priorità dei costruttori. Per Renault, l’efficienza non deve più essere associata esclusivamente al gasolio: l’ibrido può diventare la nuova scelta di riferimento per chi cerca consumi contenuti e maggiore comfort.

Elezioni Usa, la sconfitta di Trump apre nuovi scenari per l’automotive

L’inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, è uscito sconfitto dalla tornata elettorale di medio termine, che avviene a metà del mandato presidenziale e che comporta il rinnovo dell’intera Camera (per 435 seggi) di parte del Senato (per 35 seggi su un totale di 100) e di 50 governatori.

A nulla sono valse le politiche protezionistiche del tycoon che paga le conseguenze nefaste dello scoppio della guerra in Iran con il rialzo consequenziale del prezzo del gasolio, la guerra commerciale con i dazi e i problemi di una politica immigratoria che non ha convinto.

Dopo lo sforzo per rioccupare la poltrona della Sala Ovale di Washington, nelle ultime elezioni, Trump è ora uscito soccombente dal confronto con i candidati democratici che hanno ottenuto una netta affermazione. Il magnate newyorkese paga le scelte sbagliate anche nell’industria delle quattro ruote.

Dopo lo scoppio della guerra in Medio Oriente il prezzo della benzina è salito a una media nazionale di 4,2 dollari per gallone (poco meno di un euro al litro), ma con punte superiori ai 6 dollari, e quello del gasolio a 5,97 dollari per gallone (1,30 euro al litro), numeri a cui gli americani non erano abituati. In alcuni Stati, come in California, il diesel è proposto anche sopra la soglia degli 8 euro al gallone (quasi 2 euro al litro).

Reazione popolare

L’aumento dei prezzi dei carburanti ha scatenato una rabbia inaspettata negli ultimi mesi e la crescita dell’inflazione, dovuta ai rincari del costo dei trasporti dei beni di consumo, ha generato un malcontento per molti americani del ceto medio.

Le strategie che hanno spinto Trump a imporre delle tariffe sulle importazioni hanno creato un clima ancor più teso, persino con i Paesi storicamente amici degli Stati Uniti. L’applicazione di dazi su beni e prodotti essenziali all’industria delle quattro ruote ha determinato l’aumento dei costi di produzione anche per i costruttori.

Nel settembre scorso si è registrato che il valore medio di un’auto nuova si aggira sui 50.000 dollari. Un aumento esponenziale dei prezzi che a catena generano indebitamenti e ulteriori frustrazioni nelle classi meno abbienti. Le tariffe imposte hanno causato un tracollo del 21% delle importazioni di auto dall’estero rispetto allo stesso periodo del 2024, senza effettivamente arrecare vantaggi alle esportazioni. Un effetto a catena che ha determinato anche l’aumento dei listini europei.

Boomerang politico

Elon Musk, consigliere politico nel primo periodo del nuovo mandato di Trump e finanziatore dei candidati repubblicani alle elezioni di midterm, non è bastato in questa fase cruciale. I gruppi europei come Stellantis hanno provato ad arginare i problemi, mettendo sul piatto 5 miliardi di dollari per riaprire e modernizzare impianti fermi o ridimensionati, tra cui uno nell’Illinois per la creazione di nuove Jeep; Audi ha investito una grossa somma per una nuova factory in Georgia, ma tutto questo non ha evitato la sonora debacle. All’emittente televisiva Fox News Donald Trump, nell’ammettere la disfatta, ha ammesso:

“Penso che i democratici abbiano fatto un buon lavoro. Davvero. Hanno combattuto duramente. Possiamo lavorare insieme sull’immigrazione. Penso che sia una questione importante. Ho sempre ritenuto che dovremmo essere in grado di collaborare su questo tema”.

La vittoria dei democratici aumenta il rischio di uno stallo sui nuovi regolamenti approvati dal Presidente degli Usa. Le Case automobilistiche necessitano di certezza e stabilità e si inizia già a parlare di una revisione dei dazi e l’approvazione di un divieto permanente sui veicoli cinesi. Ne sapremo di più nelle prossime settimane.

La nuova truffa del falso Sportello Aci, basta un click e sei nei guai

Un nuovo raggiro è stata segnalato dal Computer Emergency Response Team dell’Agenzia per l’Italia Digitale e sta già mietendo vittime. Un approfondimento è necessario per scongiurare problemi e per difendersi da un eventuale sciagura che avviene attraverso un falso Sportello Digitale Aci. Le truffe di phishing sono quelle in cui malintenzionati fingono di essere un ente o un’azienda nota allo scopo di costringere le vittime a pagare dei soldi.

In questo caso la frode informatica, basata sull’ingegneria sociale, porta i l’impostore a rubare dati sensibili, credenziali di accesso e informazioni finanziarie. Si tratta di raggiri molto insidiosi perché vengono costruiti in modo quasi perfetto attraverso mail e siti che appaiono praticamente uguali a quelli originali. In questi casi gli utenti, in particolare gli automobilisti che non conoscono lo Sportello Digitale Aci, dovrebbero prestare la massima attenzione.

Campagna di phishing

La notizia è giunta da una segnalazione di Automobile Club d’Italia che ha scoperto il raggiro messo in atto dai malviventi. Utilizzando il nome e l’immagine di Aci, gli automobilisti sono contattati per fornire i propri dati personali e quelli del proprio veicolo su siti contraffatti e, allo stesso tempo, garantire dei pagamenti per il saldo di multe totalmente inventate. I truffatori, una volta ricevuti i dati e le informazioni, possono svuotare i conti delle vittime, trasferendo le somme in un click.

L’azione è stata segnalata lo scorso 27 ottobre dal Cert-AgID, il Computer Emergency Response Team dell’Agenzia per l’Italia Digitale e condivisa anche dal sito dell’Aci, che ha annunciato di non essere responsabile dei messaggi che arrivano agli utenti. Usando lo stesso nome e i loghi di Aci la campagna mira a confondere usando uno “Sportello Digitale Aci”, il servizio web che permette di saldare le multe. Una volta atterrati nella pagina “Sanzioni da regolarizzare” i malcapitati, dopo aver ricevuto la mail con un finto messaggio, sono invitati a pagare con carta dei verbali mai ricevuti. Se l’utente ritiene plausibile la richiesta effettua l’esborso per una multa inesistente, trasferendo anche i dati della propria carta di debito o di credito ai truffatori.

Come difendersi dai cybercriminali?

Cert-AgID, come da consuetudine, si è attivata per oscurare i siti truffa. La struttura specializzata dell’AgID – Agenzia per l’Italia Digitale che si occupa di prevenire, monitorare e gestire i rischi e gli incidenti di sicurezza informatica all’interno della Pubblica Amministrazione (PA) italiana è intervenuta per fermare questo pericoloso raggiro. I siti web creati dagli imbroglioni per lo Sportello Digitale Aci fasullo saranno messi offline. Gli enti accreditati sono stati informati per favorire l’individuazione e per contrastare la truffa. Risultano attive le campagne per scongiurare altri casi di truffa, ma purtroppo i responsabili sono ancora a piede libero.

Sebbene siano intervenuti gli specialisti di CERT-AgID, bisogna restate con gli occhi aperti. I truffatori sul web hanno la possibilità di aprire nuovi siti, creando nuovi domini o usando quelli disattivati. Sono diverse le frodi tecnologiche che possono sottrarre dati e informazioni riservate attraverso mail, sms oppure tramite una telefonata. Per questo motivo, occorre sempre diffidare di siti web che richiedono dati personali o pagamenti immediati per presunte irregolarità. Le sanzioni non pagate entro i termini possono essere controllate tramite l’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate Riscossione.

Boom di patenti ritirate, uso smartphone tra le azioni più pericolose alla guida

Per il 63% degli italiani l’utilizzo dello smartphone è tra i comportamenti più azzardati nella conduzione di un veicolo. Dal Rapporto Dekra 2026 sulla sicurezza: “La strada come luogo di lavoro”, presentato alla Camera e creato in collaborazione con l’Istituto Piepoli e Ital Communications, è emerso che l’uso di un device supera, nella lista di azioni pericolose alla guida, l’assunzione di alcol o droghe (59%), il mancato rispetto di precedenze, semafori e segnali stradali (44%) e le condizioni di stanchezza o sonnolenza (42%).

In base alle analisi il 59% degli italiani ritiene “molto o abbastanza sicure” le strade che percorre abitualmente, sebbene nell’elenco delle priorità per una “mobilità più sicura” vi sarebbero la manutenzione (57%), più controlli (48%) e una migliore educazione stradale (46%). Nel report il 67% degli intervistati ha manifestato “molta o abbastanza fiducia” nella capacità delle tecnologie di aiutare nella prevenzione degli incidenti.

Sicurezza stradale prima di tutto

La prevenzione è essenziale per evitare problematiche e dovrebbe passare attraverso le qualità delle infrastrutture, il rispetto delle regole e la responsabilità condivisa. I dati Aci-Istat hanno evidenziato che, alle nostre latitudini nel 2025, si sono registrati ben 177.207 incidenti stradali con lesioni a persone, che hanno determinato 2.868 decessi, con un leggero calo di 162 morti rispetto al 2024, pari al 5,3%. Il presidente di Dekra Italia, Toni Purcaro ha assicurato:

“La strada come luogo di lavoro esige una svolta culturale, in cui innovazione tecnologica e responsabilità condivisa siano in stretta sinergia. Dal rapporto emerge una realtà complessa, dove la prevenzione assume un ruolo di primo piano per tutelare ogni utente, dai conducenti professionisti ai pedoni. I sistemi di assistenza di nuova generazione e l’automazione offrono straordinarie opportunità per ridurre gli incidenti stradali. Tuttavia, l’efficacia di questi strumenti dipende interamente da una rinnovata consapevolezza umana“.

Ritiro patenti

Quando sono a rischio le vite degli utenti della strada non c’è altra possibilità che usare il pugno di ferro. Il Ministro dei trasporti Salvini ha aggravato le conseguenze per chi usa il cellulare alla guida, con la sospensione della patente diventata più semplice, con oltre 72.000 patenti ritirate in meno di 2 anni. Il vicepresidente del Consiglio dei ministri, in occasione della presentazione del Rapporto Dekra 2026 sulla sicurezza stradale, ha analizzato gli effetti dell’aggiornamento del Codice della Strada. Il Ministro ha spiegato:

“I tre secondi in cui prendi il telefonino fa la differenza tra la vita e la morte, più dell’alcol e della droga: è la prima causa di morte”.

Salvini, entra la fine della sua legislatura, vorrebbe apportare anche delle modifiche per l’esame della patente. Un aggiornamento dei quiz teorici risulterebbe necessario perché alcune domande non sarebbero in linea con le concrete esigenze degli aspiranti automobilisti. Basterebbe un focus su ciò che realmente ha un peso per un neopatentato che muove i primi passi sulle strade nostrane. Il nuovo Cds è entrato in vigore il 14 dicembre 2024 e, in base ai numeri forniti da Matteo Salvini, le patenti sospese per uso di telefono alla guida sono state 105 al giorno. Un numero impressionante che deve mettervi in guardia. Anche da pedoni prima di attraversare la strada occorre sempre prestare la massima attenzione.

Fiat Punto, si parla di un clamoroso ritorno

Ora si fa sul serio, qualcosa si muove davvero. Il nuovo amministratore delegato di Fiat, Abarth e Lancia, Arnaud Belloni, in un’intervista a L’Automobile Magazine ha lasciato la porta aperta al ritorno della Punto.

Non è ancora un annuncio, e va detto subito: nessuna data, nessuna scheda tecnica, nessun prezzo. Ma stavolta a parlare non sono voci di corridoio, bensì il manager che guida il marchio.

“Un’auto assolutamente da avere in gamma”

Le parole di Belloni sono piuttosto nette. Secondo lui, un marchio come Fiat non può fare a meno di una Punto nel proprio listino, e l’uscita di scena del modello ha lasciato il campo libero a chi, nel frattempo, ha saputo approfittarne.

Il dirigente francese, che prima di rientrare in Stellantis ha ricoperto incarichi importanti nel gruppo Renault, conosce molto bene questo mercato e sa quanto pesi l’assenza di una vera concorrente. Il nome dell’avversaria, nel suo ragionamento, è uno solo.

La regina del segmento B

Quel nome è Renault Clio. Negli ultimi anni la compatta francese si è ritrovata a dominare un segmento sempre meno affollato, un po’ per i meriti suoi e un po’ per le assenze altrui. Se n’è andata la Ford Fiesta, la Volkswagen Polo non ha avuto un rinnovo tradizionale con motore termico e Fiat, dal 2018, non ha più avuto una vera erede della Punto.

Il risultato è un’autostrada senza traffico per la Clio, che ne ha approfittato per imporsi come riferimento. Per Belloni è arrivato il momento di riprendersi quello spazio, una frase che racconta bene l’ambizione dietro la possibile operazione.

Va ricordato che la Punto ha una storia lunga. La prima generazione debuttò nel 1993 per sostituire la Uno e, dopo tre generazioni, uscì definitivamente di scena nel 2018. Da allora, a Torino non è più arrivata una vera erede, e questo vuoto, a quanto pare, ha lasciato il segno.

Cosa ci possiamo aspettare

Se la Punto dovesse davvero tornare, non sarebbe una semplice replica del passato. L’idea di Belloni è ricostruire una coppia di utilitarie dai caratteri diversi, come accadeva per decenni con Panda e Punto. La Grande Panda ha riportato Fiat nel segmento B con una forma da crossover, alta e versatile, molto adatta alla città.

Una nuova Punto potrebbe essere una sua cugina, probabilmente con la stessa tecnologia e le stesse piattaforme, ma con un’altezza inferiore e un’impostazione da classica berlina a due volumi. Una collocazione che la inserirebbe sotto la 600, completando l’offerta del marchio.

Sullo stile, il manager ha escluso l’operazione neoretro. Il design, a suo avviso, non deve per forza ricalcare le forme del passato, e il fatto che la Clio sia una normale compatta a due volumi lascia ai designer ampia libertà. Il nome resterebbe, ma l’auto potrebbe essere completamente nuova.

Per il resto, siamo ancora nel campo delle ipotesi. Non si sa se la futura Punto sarà elettrica, ibrida o proposta con entrambe le alimentazioni, né come Stellantis intenda realizzarla, anche se è facile immaginare che per contenere i costi si sfrutteranno piattaforme già disponibili nel gruppo.

Schaeffler taglia 3.460 posti di lavoro e chiude cinque stabilimenti in Europa

Il gruppo tedesco Schaeffler avvia una profonda riorganizzazione delle proprie attività europee. Il piano annunciato prevede il taglio di 3.460 posti di lavoro e la chiusura di cinque stabilimenti, quattro in Germania e uno in Belgio. Le misure interesseranno complessivamente 16 siti produttivi e strutture aziendali e dovranno essere attuate entro il 2028.

La parte più consistente degli esuberi riguarderà la Germania, dove saranno eliminati 2.660 posti. Negli altri stabilimenti coinvolti sono previste riduzioni della capacità produttiva e ulteriori interventi di riorganizzazione.

L’obiettivo del programma è ottenere risparmi annuali per circa 300 milioni di euro entro il 2030. I costi straordinari legati alla ristrutturazione sono invece stimati in circa 480 milioni di euro, che saranno contabilizzati prevalentemente nel corso del 2026.

Crisi dei motori termici e concorrenza cinese

A spiegare le ragioni della decisione è stato l’amministratore delegato Klaus Rosenfeld, che ha indicato una combinazione di fattori alla base delle difficoltà del gruppo: la contrazione della domanda di componenti destinati ai motori a combustione, una diffusione delle auto elettriche più lenta rispetto alle previsioni e la crescente pressione competitiva dei produttori internazionali, in particolare cinesi.

Un ulteriore elemento critico è rappresentato dai costi industriali tedeschi. Secondo Rosenfeld, il costo del personale in Germania è circa 2,5 volte superiore a quello registrato in altri Paesi europei, un differenziale che penalizza la competitività degli stabilimenti nazionali.

Nel quadro della riorganizzazione, anche il consiglio di amministrazione contribuirà al contenimento dei costi, con una riduzione del 10% della propria remunerazione per i prossimi due anni. Schaeffler non esclude ulteriori interventi dopo il 2028, ma intende concentrarsi innanzitutto sulla negoziazione e sull’attuazione del piano appena presentato.

Settore Automotive in affanno

La ristrutturazione conferma le difficoltà che stanno attraversando i fornitori tradizionali dell’industria automobilistica europea. La progressiva riduzione dei componenti necessari ai motori termici, unita a una crescita dell’elettrico inferiore alle attese, sta creando sovraccapacità produttiva e costringendo le aziende a rivedere dimensioni e organizzazione delle proprie attività.

Il caso Schaeffler assume particolare rilevanza per il peso del gruppo nella filiera automotive europea: l’azienda è infatti un fornitore strategico di componentistica per importanti costruttori come Volkswagen, Mercedes-Benz e Porsche. Le conseguenze del piano potrebbero quindi estendersi oltre i siti direttamente interessati, coinvolgendo l’intero ecosistema industriale della componentistica.

Nuovo Codice della Strada, quando una violazione può costare il carcere

Una guida dopo aver bevuto, la fuga da un incidente con feriti, una gara improvvisata su strada: per alcune condotte al volante la conseguenza può essere un procedimento penale con il rischio di una pena detentiva.

Nel riordino del Codice della Strada, sette gruppi di reati vengono raccolti in una sequenza di articoli dedicati. Scomponendo le diverse ipotesi si possono individuare venti situazioni: dall’alcolemia superiore alle soglie penali alle scommesse sulle corse clandestine, passando per la reiterazione della guida senza patente. A questo quadro si aggiungono l’omicidio stradale e le lesioni personali stradali gravi o gravissime, disciplinati dal Codice penale.

Alcol e droghe, le situazioni con conseguenze penali

Il nucleo più articolato del riordino è contenuto nell’articolo 170, dedicato alla guida in stato di ebbrezza, dopo l’assunzione di stupefacenti e al rifiuto degli accertamenti.

Per chi guida con un’alcolemia superiore a 0,8 e fino a 1,5 g/l, lo schema del nuovo Codice della Strada prevede l’arresto fino a sei mesi e un’ammenda da 800 a 3.200 euro. A queste pene si aggiunge il divieto di guida per un periodo compreso tra sei mesi e un anno.

Superata la soglia di 1,5 g/l, il trattamento diventa più severo: l’arresto va da sei mesi a un anno mentre l’ammenda oscilla tra 1.500 e 6.000 euro. Le conseguenze accessorie comprendono il divieto di guida da uno a due anni e la confisca del veicolo.

La guida dopo l’assunzione di stupefacenti, nei termini stabiliti dalla disposizione, è punita con l’arresto da sei mesi a un anno e un’ammenda da 1.500 a 6.000 euro. Anche per questa fattispecie sono indicati il divieto di guida da uno a due anni e la confisca del mezzo.

Quando il conducente provoca un incidente con un’alcolemia superiore a 0,8 e fino a 1,5 g/l, le pene raddoppiano: l’arresto può arrivare a un anno e l’ammenda va da 1.600 a 6.400 euro. Il divieto di guida dura da uno a due anni; per il veicolo è inoltre previsto un divieto di marcia di 180 giorni.

Più pesanti le conseguenze se l’incidente viene provocato con un’alcolemia superiore a 1,5 g/l oppure nelle condizioni previste per gli stupefacenti. In questa situazione, lo schema stabilisce l’arresto da uno a due anni e un’ammenda da 3.000 a 12.000 euro, insieme al divieto di guida permanente e alla confisca del veicolo.

Anche il rifiuto degli accertamenti previsti per alcol o stupefacenti ha conseguenze penali: la pena indicata è l’arresto da sei mesi a un anno, accompagnato da un’ammenda da 1.500 a 6.000 euro. Completano il quadro il divieto di guida da sei mesi a due anni e la confisca del mezzo.

Quando aumentano le pene

Gli importi di base non esauriscono il rischio sanzionatorio. All’interno dell’articolo 170, gli aumenti dipendono da una serie di condizioni:

  • meno di 21 anni o patente B conseguita da meno di tre anni: le sanzioni delle ipotesi richiamate, compreso il rifiuto, aumentano da un terzo alla metà.
  • attività di trasporto e particolari veicoli: lo stesso incremento interessa le categorie professionali indicate e chi conduce mezzi oltre 3,5 tonnellate, anche considerando il complesso con rimorchio, autobus, altri autoveicoli con più di otto posti oltre al conducente, autoarticolati e autosnodati.
  • fascia notturna: se il reato è commesso dopo le 22 e prima delle 7, è l’ammenda ad aumentare da un terzo alla metà; questo specifico aggravamento non riguarda la durata dell’arresto.
  • recidiva nel biennio: per l’alcolemia superiore a 1,5 g/l e per la fattispecie relativa agli stupefacenti, lo schema dispone il divieto permanente di guida.
  • veicolo di una persona estranea: quando la confisca non può colpire il mezzo per questa ragione, raddoppia la durata del divieto di guida a tempo determinato.

Ai conducenti dei veicoli pesanti e degli autobus si applica il divieto permanente già per l’alcolemia oltre 1,5 g/l o per il reato relativo agli stupefacenti, anche senza incidente.

Lavori di pubblica utilità, l’alternativa prevista per alcol e droghe

All’interno dell’articolo 170, lo schema contempla una possibilità specifica di sostituzione della pena detentiva e pecuniaria con il lavoro di pubblica utilità. Occorre che l’imputato non si opponga e il beneficio può operare una sola volta.

Lo svolgimento positivo consente al giudice di dichiarare estinto il reato, dimezzare il divieto di guida e revocare la confisca del mezzo sequestrato, salvo che il veicolo sia già stato.

Se gli obblighi vengono violati, il giudice valuta motivi, entità e circostanze dell’inadempimento e può ripristinare le conseguenze previste attraverso la revoca della pena sostitutiva.

Fuga dopo un incidente

La mancata fermata è punita con la reclusione da sei mesi a tre anni, alla quale si aggiunge il divieto di guida da uno a tre anni. Per questa fattispecie il testo contempla anche la possibilità di arresto da parte della polizia nei termini speciali indicati dalla norma. L’omessa assistenza alle persone ferite comporta invece la reclusione da uno a tre anni e il divieto di guida da un anno e sei mesi a cinque anni.

L’articolo 172 prende in considerazione la fuga dopo l’ordine di fermarsi impartito dalla polizia stradale nell’esercizio delle funzioni oppure dopo la forzatura di un posto di blocco. Per integrare questa fattispecie occorre che la fuga avvenga con modalità tali da mettere in pericolo l’incolumità altrui. La pena indicata è la reclusione da sei mesi a cinque anni. Seguono un divieto di guida da due anni a cinque anni e sei mesi e la confisca del veicolo, salvo l’appartenenza a una persona estranea al reato.

Guida senza patente

Il riferimento è a chi guida senza aver mai conseguito la patente, con il titolo revocato, con mancato rinnovo dovuto all’assenza dei requisiti fisici e psichici oppure durante un divieto permanente di guida.

Perché operi il reato descritto dallo schema il conducente deve essere stato già sanzionato con provvedimento definitivo, nei cinque anni precedenti, per la violazione richiamata. È il presupposto a far scattare l’arresto fino a un anno.

Tra gli effetti accessori compaiono il divieto di guida da quattro a otto mesi e, con la condanna, la confisca del veicolo, escluso quello di una persona estranea. Quando la confisca non è possibile, il testo dispone che la sanzione del divieto di guida sia aumentata da cinque a dodici mesi.

Targhe falsificate o manomesse

Chi falsifica, manomette o altera una targa automobilistica, oppure utilizza una targa così modificata, ricade nel richiamo agli articoli 477 e 482 del Codice penale effettuato dall’articolo 168.

Per la falsificazione commessa dal pubblico ufficiale nell’esercizio delle funzioni, l’articolo 477 prevede la reclusione da sei mesi a tre anni. Applicando al privato la riduzione di un terzo stabilita dall’articolo 482, l’intervallo diventa da quattro mesi a due anni.

Lo schema aggiunge la confisca della targa irregolare. Sono quindi da tenere distinti il soggetto che realizza il falso, l’utilizzo del contrassegno alterato e la necessità di identificare il veicolo-

Gare clandestine e sfide in velocità

La gara clandestina viene definita attraverso l’organizzazione o l’accordo tra più utenti, l’assenza dell’autorizzazione prescritta e la mancata rispondenza ai regolamenti sportivi indicati. Nella fattispecie organizzata rientrano anche chi promuove, dirige o agevola la competizione. Un trattamento diverso è previsto per le altre gare di velocità con veicoli a motore, fuori da quelle ipotesi.

Lo schema del nuovo Codice della Strada prevede la reclusione da uno a tre anni e una multa da 25.000 a 100.000 euro per chi organizza, promuove, dirige o agevola una gara clandestina. Le stesse pene si applicano a chi partecipa alla competizione.

Se dalla gara clandestina derivano lesioni personali, la reclusione prevista sale da tre a sei anni. Quando invece la competizione causa la morte di una o più persone, l’intervallo diventa da sei a dodici anni. Un trattamento diverso riguarda chi gareggia in velocità nelle altre ipotesi considerate dalla norma: in questo caso sono stabilite la reclusione da sei mesi a un anno e una multa compresa tra 5.000 e 20.000 euro.

Anche per queste altre gare, le conseguenze diventano più severe in presenza di vittime o feriti. In caso di lesioni personali, la pena detentiva va da due a cinque anni; se deriva la morte di una o più persone, è prevista la reclusione da sei a dieci anni.

Infine, effettuare scommesse sulle gare clandestine richiamate dalla disposizione è punito con la reclusione da tre mesi a un anno, accompagnata da una multa da 5.000 a 25.000 euro.

Parcheggiatori abusivi

Due condizioni alternative fanno entrare nell’ambito penale l’esercizio non autorizzato dell’attività di parcheggiatore o guardiamacchine, disciplinato dall’articolo 167: l’impiego di minorenni, oppure la ripetizione della condotta da parte di chi è già stato sanzionato con provvedimento definitivo per l’illecito richiamato.

In entrambe le situazioni, la pena proposta è l’arresto da sei mesi a un anno, insieme a un’ammenda da 3.000 a 8.000 euro, salvo che il fatto costituisca un reato più grave. La disposizione comprende l’attività svolta avvalendosi di altre persone e chi determina altri a esercitarla abusivamente.

Alle conseguenze penali si aggiungono la confisca delle somme percepite, l’ordine di allontanamento e il divieto di tornare nello stesso luogo prima che siano trascorse 48 ore.

Omicidio e lesioni stradali

Oltre ai sette gruppi riordinati nel progetto, restano i reati previsti dal Codice penale. Per comprenderne la portata basta pensare a una precedenza negata: la violazione stradale può avere conseguenze ulteriori quando causa per colpa la morte o lesioni gravi o gravissime a un’altra persona.

L’omicidio stradale, disciplinato dall’articolo 589-bis, parte da una pena base di due a sette anni di reclusione. Nelle ipotesi aggravate più severe individuate dalla disposizione, l’intervallo è di otto a dodici anni. Quando il conducente causa la morte di più persone oppure morti e lesioni ad altre persone, la pena per la violazione più grave può essere aumentata fino al triplo, con il limite di 18 anni previsto da quella specifica regola.

RC Auto, stretta nella manovra 2027: nuovi controlli per chi circola senza assicurazione

Se passarla liscia era già poco probabile, presto potrebbero non esserci speranze che tengano. La manovra 2027 prepara un sistema di verifiche ancora più ampio per individuare gli automobilisti che circolano senza RC Auto. Non solo verranno mantenuti gli accertamenti su strada, ma le istituzioni potranno consultare gli archivi preesistenti e confrontare le informazioni sui veicoli, così da scoprire quelli sprovvisti di una polizza valida.

A occuparsene saranno il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e l’Automobile Club d’Italia. Il controllo dovrà essere ripetuto almeno una volta ogni tre mesi. Non significa, però, che una semplice segnalazione informatica farà partire automaticamente una multa: i dati serviranno anche agli organi di Polizia per verificare le eventuali violazioni. Senza sostituire gli agenti, il controllo periodico permetterà di indicare loro le posizioni meritevoli di un approfondimento.

Come funzioneranno i controlli sulle assicurazioni

Il punto centrale è l’incrocio delle banche dati. Da una parte ci sarà l’archivio delle coperture assicurative, aggiornato in tempo reale dalle compagnie. Dall’altra entreranno in gioco le informazioni che consentono di ricostruire la situazione amministrativa dei mezzi, andando oltre la presenza o l’assenza di una polizza.

Verranno consultati l’Archivio nazionale dei veicoli e i dati delle revisioni periodiche. Il confronto comprenderà inoltre il Pubblico registro automobilistico (PRA), con informazioni pure sui veicoli immatricolati all’estero circolanti in Italia o nella disponibilità di residenti.

Attraverso il registro telematico dei veicoli fuori uso si potranno distinguere i mezzi effettivamente da controllare da quelli già demoliti o per i quali sono state consegnate le targhe. Il sistema dovrà considerare anche le deroghe previste dalla normativa: l’assenza di una copertura registrata, da sola, non dimostra che qualcuno abbia commesso un’infrazione. Il passaggio fra i diversi archivi servirà proprio a evitare che nell’elenco finiscano indiscriminatamente tutti i veicoli privi di una polizza attiva.

Che cosa succede ai veicoli segnalati

Una volta individuate le posizioni da chiarire, le informazioni potranno essere utilizzate per favorire la regolarizzazione assicurativa, nonché trasmesse agli organi di Polizia stradale, che avranno così elementi sui quali concentrare gli accertamenti.

I conducenti fermati senza assicurazione rischiano già oggi una sanzione da 866 a 3.464 euro, secondo l’articolo 193 del Codice della Strada, e il sequestro del veicolo, con le procedure per ottenerne la restituzione stabilite dalla legge. Per gli utenti in regola, invece, la disposizione non introduce una nuova assicurazione da sottoscrivere o ulteriori documenti da presentare.

Quando partirà il nuovo sistema

Gli incroci tra le banche dati diventeranno operativi attraverso un decreto ministeriale, da adottare entro 90 giorni dall’entrata in vigore della manovra. Il provvedimento dovrà stabilire come far dialogare gli archivi attraverso la Piattaforma digitale nazionale dati e fissare le regole per il trattamento e la conservazione delle informazioni.

Prevedere il giorno in cui scatteranno le nuove verifiche è prematuro, prima del via libera definitivo della manovra e dei successivi passaggi attuativi. Ministero, ACI e amministrazioni coinvolte dovranno usare le risorse disponibili, senza spese aggiuntive a carico della finanza pubblica. Il progetto mira, in pratica, a sfruttare meglio dati che le istituzioni possiedono già, per rendere più difficile sfuggire all’obbligo assicurativo.