Il prezzo del diesel vola, senza accise risulterebbe al massimo storico

In un’afa senza fine gli italiani preparano le valigie per l’esodo di Ferragosto, dovendo fare i conti con i prezzi record presso le pompe, sebbene si sia registrato un calo del petrolio. Con il gasolio in aumento anche ai distributori self, con la benzina sopra i 2 euro in 10 regioni, c’è una data da marchiare con il pennarello rosso sul calendario. Il 6 agosto scade l’ultimo taglio delle tasse e si è già creato il panico negli automobilisti che si muoveranno dal prossimo venerdì.

Secondo i dati dell’Osservatorio del Ministero delle imprese e del made in Italy, il gasolio è tornato ai livelli di una settimana fa, raggiungendo in media i 2,1 euro al litro in modalità self lungo la rete stradale nazionale. Si tratta della tariffa più alta dall’avvio dell’ultimo taglio delle accise approvato dal Governo che ha abbassato di 17 centesimi l’aliquota per il diesel dal 28 luglio al 6 agosto. Se non ci fosse lo sconto, il gasolio self su strada sarebbe a 2,27 euro, al di sopra del primato storico di 2,23 toccato a metà marzo 2022.

Listino completo dei prezzi

La benzina self si aggira sempre su 1,999 euro in media al litro sulla rete stradale, 0,743 euro/l per il Gpl (-1) e 1,621 euro/kg per il metano (+1). Sulle autostrade il prezzo medio self sale a 2,084 euro/l per la benzina, 2,173 euro/l per il gasolio (-1), 0,875 euro/l per il Gpl (invariato) e 1,609 euro/kg per il metano (-1).

Il costo della benzina servito si aggira in media a 2,135 euro/litro (compagnie 2,176, pompe bianche 2,060), diesel servito a 2,238 euro/litro (compagnie 2,272, pompe bianche 2,173). Gpl servito a 0,751 euro/litro (compagnie 0,760, pompe bianche 0,741), metano servito a 1,618 euro/kg (compagnie 1,610, pompe bianche 1,625), Gnl 1,475 euro/kg (compagnie 1,469 euro/kg, pompe bianche 1,480 euro/kg).

I prezzi delle varie compagnie? La benzina self service Eni è a 2,000 euro/litro (2,207 il servito); IP a 2,019 (2,184 servito); Q8 a 2,005 (2,163 servito); Tamoil a 1,997 (2,072 servito); sul gasolio self service Eni è a 2,077 (2,287 servito); IP a 2,118 (2,286 servito); Q8 a 2,103 (2,268 servito) e Tamoil a 2,081 (2,169 servito).

Crolla il petrolio

Sebbene ci sia stato un ribasso del petrolio i prezzi non sembrano destinati a diminuire. Le quotazioni del Brent sono scese del -7,8% passando dai 90 dollari al barile dello scorso 31 luglio agli attuali 83 dollari. Il Codacons ha annunciato:

“Oggi il prezzo medio della benzina supera abbondantemente i 2 euro al litro in ben 10 regioni italiane, con Bolzano che si piazza in testa alla classifica del caro-verde con una media di 2,031 euro al litro, seguita Valle d’Aosta con 2,019 euro/litro e Friuli Venezia Giulia con 2,018 euro/litro in Friuli, mentre il gasolio, come comunicato dal Mimit, sale in media a 2,100 euro al litro sulla rete ordinaria da 2,097 euro/litro di ieri”.

La logica avrebbe dovuto portare a una riduzione dei listini alla pompa, al contrario benzina e gasolio hanno addirittura registrato nuovi rialzi. Codacons calcola che:

“Il taglio delle accise da 17 centesimi di euro disposto dal governo si è così ulteriormente assottigliato, con lo sconto sul gasolio che si riduce oggi a 8,8 centesimi di euro al litro sulla rete ordinaria, 8,1 centesimi sulle autostrade, con un mancato guadagno per gli automobilisti pari a 4,1 euro a pieno sulla rete ordinaria. Ci aspettiamo ora dal governo nuove e più incisive misure per far scendere al più presto i prezzi dei carburanti, misure che devono essere estese anche alla benzina”.

Addio autovelox, arriva il poliziotto-pianta: fioccano le multe

Per quanto possa risultare paradossale siamo arrivati al punto che i dipartimenti di Polizia preferiscano travestire gli agenti per effettuare operazioni di controllo in strada. Decine di automobilisti sono stati identificati nel New Jersey mentre guidavano con il cellulare, dando credito alla soluzione creativa. L’idea del dipartimento di Dunellen ha portato alle casse dell’amministrazione locale soldi freschi e anche la convinzione che ci siano ancora troppi furbetti alla guida.

“Il nostro arbusto è stato molto impegnato”, hanno scritto su Facebook pubblicando le foto dell’originale posto di blocco gli agenti. E ancora “Avete notato il nostro arbusto oggi?”, in un altro post sul profilo Facebook del dipartimento di Polizia, insieme a una immagine captata sul campo dalle forze dell’ordine statunitensi: “Se avevate la testa china sul telefono, probabilmente no!”.

Pioggia di multe

Come nei migliori scherzi sui marciapiedi, un poliziotto si è vestito da albero, posizionandosi in un punto critico della città, accumulando ben 74 multe in sole 6 ore. Un media di 12 contravvenzioni ogni ora. Pizzicati mentre erano al telefono, gli automobilisti sono stati identificati. Gli agenti hanno dichiarato:

“Oggi, il dipartimento di Polizia di Dunellen ha condotto un’operazione di controllo della guida distratta nel blocco 100 di North Washington Ave. Abbiamo scelto appositamente questa zona del centro, molto trafficata e frequentata da pedoni, per far rispettare la legge del New Jersey sull’uso del cellulare alla guida e proteggere la nostra comunità […] Che questo serva da promemoria: quel messaggio o quella notifica possono aspettare. Tenete gli occhi sulla strada, non sullo schermo!”

Le legge in New Jersey, hanno spiegato i poliziotti, prevede multe di 200 dollari per la prima violazione, 400 per la seconda e 600, con possibile perdita di 3 punti e ritiro della patente per 3 mesi, in caso di tripletta. L’agente del dipartimento che si è travestito da arbusto, coprendosi di foglie dalla testa ai piedi, era persino armato di binocolo. Non è stato complesso identificare decine di violazioni del Codice della Strada. Il poliziotto è rimasto in servizio per 6 ore ma se avesse continuato a monitorare la strada, senza dubbio, i numeri delle contravvenzioni si sarebbero ulteriormente alzati.

Arrivano gli autovelox con l’IA

Grazie all’Intelligenza Artificiale, a Londra, è possibile monitorare tre corsie contemporaneamente, favorendo l’uso della tecnologia più avanzata degli autovelox. Dalla primavera, in particolare dal 13 aprile, le autorità locali hanno attivato una rete di telecamere intelligenti che sta rivoluzionando la gestione del traffico. Il metodo alternativo e altamente tecnologico ha centrato nel segno l’obiettivo. In Italia un nuovo autovelox, in poco più di due mesi di funzionamento, ha emesso ben 450 multe al giorno per eccesso di velocità.

La soluzione hi-tech anglosassone consente di analizzare la velocità, ma anche di tenere sotto controllo il comportamento al volante degli automobilisti. Una rivoluzione resasi necessaria dal numero altissimo di violazioni e incidenti. Il sistema di monitoraggio avanzato, sviluppato da algoritmi e visione artificiale, è basato su dispositivi ad altissima definizione. Gli strumenti presentano flash a infrarossi che misurano in pochi istanti le immagini raccolte per individuare i comportamenti scorretti. A Dunellen, i poliziotti hanno ideato un posto di blocco alternativo senza usare algoritmi e chip.

Nuove stazioni di ricarica con tecnologia “anti sosta abusiva”

Le colonnine occupate da chi non deve ricaricare, a Bolzano, proveranno a smascherare il fenomeno anche con dei sensori. Una soluzione innovativa, che ha aiutato Powy ad aggiudicarsi la gara del Comune e toccherà ora alla società installare 17 postazioni sul suolo pubblico, per un totale di oltre 34 punti di ricarica. In totale saranno 13 le postazioni aperte a tutti, mentre le restanti quattro saranno riservate ai taxi e per ovvie ragioni: i conducenti trascorrono ore al volante e devono tornare in servizio in fretta. A Powy non basterà montare le colonnine, visto che il bando le affida anche la gestione degli impianti.

Nuove colonnine a Bolzano: dove saranno installate

L’installazione delle nuove colonnine avverrà in punti chiave. Fra gli indirizzi scelti compaiono via Galilei, via Palermo, piazza Adriano, piazza Matteotti, piazza Stazione e piazza Walther. Altri punti sorgeranno nei pressi del Palaonda, del polo fieristico, dell’Agenzia delle Entrate, del NOI Techpark e del parcheggio Einstein.

Oltre che dal numero delle prese, la commissione è stata convinta dal disegno essenziale delle strutture, studiate affinché diano meno nell’occhio possibile una volta sistemate fra strade e piazze. L’energia utilizzata proverrà al 100% da fonti rinnovabili, mentre i sensori dovranno limitare l’occupazione abusiva degli stalli da parte delle auto che non stanno caricando.

Per pagare saranno disponibili più sistemi, senza obbligare ogni automobilista a seguire lo stesso percorso, e nel pacchetto rientra anche l’assistenza tecnica multilingue, un aspetto tutt’altro che secondario in una città di confine e molto frequentata dai turisti. Nata a Torino nel 2018, Powy presta servizio come operatore indipendente delle infrastrutture pubbliche e gestisce colonnine quick, fast e ultra-fast.

A Bolzano l’auto elettrica riscuote già un buon interesse. Nel 2024 ha rappresentato il 14,8% delle nuove immatricolazioni private in Alto Adige: per fare un confronto, l’Unione europea si è fermata al 13,8% e l’Italia al 4,16%. La Provincia autonoma punta ad arrivare a 1.000 punti di ricarica entro la fine del 2026, con almeno uno in ciascuno dei 116 Comuni altoatesini. Il progetto del capoluogo si inserisce nel programma insieme alle installazioni di Neogy e a quelle sostenute dai fondi del Pnrr.

Quanto costa ricaricare l’auto elettrica

Il prezzo dell’energia ha contribuito a spingere gli automobilisti verso l’elettrico. Sulla rete Neogy i clienti luce di Alperia possono ricaricare a 0,35 euro per kWh attraverso EasyCharge Plus. Per gli altri la tariffa sale a 0,45 euro sulle colonnine ordinarie e a 0,55 euro su quelle rapide, prima di eventuali costi applicati fuori dalla rete locale.

I quattro siti destinati ai taxi sono la parte meno vistosa del piano, ma rispondono a un’esigenza concreta. Un’auto pubblica percorre molti più chilometri rispetto a una vettura privata e deve rientrare in servizio in fretta e avere punti dedicati evita che la ricarica professionale finisca per sottrarre prese agli altri utenti.

Pur senza cambiare il parco circolante di Bolzano, i trentaquattro punti tolgono uno degli alibi più comuni contro l’acquisto di un’elettrica – non sapere dove collegarla – e questa volta il Comune ha deciso di pensarci ancora prima dell’installazione. Se poi gli stalli resteranno davvero liberi dalle auto parcheggiate senza motivo, i sensori avranno già guadagnato il loro posto in città.

Bimba bloccata nell’auto al sole a Padova: il pronto intervento che ha evitato la tragedia

 Pochi minuti in un’automobile parcheggiata sotto il sole estivo possono trasformarsi in una trappola mortale. È quanto ha rischiato di accadere nel pomeriggio di sabato 2 agosto a Padova dove una bambina è rimasta accidentalmente bloccata all’interno dell’abitacolo sul proprio seggiolino posteriore.

A lanciare l’allarme è stata la madre della piccola che, accortasi della chiusura involontaria delle portiere e con le chiavi rimaste all’interno, ha iniziato a urlare disperata chiedendo aiuto ai passanti.

Il tempestivo intervento di tre agenti fuori servizio

A cogliere le grida di soccorso della donna sono stati tre agenti della Polizia Penitenziaria, in quel momento liberi dal servizio. Rendendosi conto della gravità della situazione, i tre poliziotti si sono avvicinati immediatamente alla vettura, constatando l’impossibilità di aprire gli sportelli e il rapido aumento della temperatura all’interno del veicolo.

Dopo aver contattato tempestivamente i Vigili del Fuoco, gli agenti hanno notato il crescente stato di agitazione della bambina. Con il termometro nell’abitacolo in vertiginosa salita, i tre hanno compreso che ogni secondo poteva essere decisivo e che non era possibile attendere l’arrivo delle squadre di soccorso.

Agendo con sangue freddo e determinazione, hanno individuato nel finestrino lato guida il punto più sicuro su cui agire per non rischiare di ferire la piccola sul sedile posteriore. Spaccato il vetro, sono riusciti ad aprire le portiere, a estrarre la bambina e a riaffidarla, sana e salva, tra le braccia della madre.

L’intervento si è concluso senza alcun ferito e la bambina non ha riportato conseguenze fisiche.

Come prevenire la chiusura accidentale o l’abbandono di bambini in auto

Gli incidenti legati ai bambini chiusi in auto — sia per malfunzionamento/chiusura automatica delle portiere, sia per la tragica “amnesia dissociativa” (la dimenticanza involontaria dovuta a stress o routine) — si verificano molto più frequentemente di quanto si pensi. In estate, la temperatura interna di un veicolo esposto al sole può superare i 50 °C in meno di 20 minuti.

Di seguito le buone pratiche e le regole d’oro per evitare questi pericoli:

Utilizzare e verificare sempre i dispositivi antiabbandono

In Italia vige l’obbligo di legge (Legge n. 117/2018) per i conducenti che trasportano bambini di età inferiore ai 4 anni di installare dispositivi antiabbandono (integrati nel seggiolino, a cuscinetto o tramite sensoristica sull’auto). Assicurati che il dispositivo sia attivo, collegato allo smartphone o al sistema acustico del veicolo e perfettamente funzionante.

Regola dell’oggetto personale sul sedile posteriore

Prendi l’abitudine sistematica di riporre sui sedili posteriori (accanto al seggiolino) un oggetto di cui non puoi fare a meno una volta sceso dall’auto:

  • La borsa, lo zaino da lavoro o il portafoglio.

  • Lo smartphone.

  • Le chiavi dell’ufficio/casa. Questo gesto ti costringerà sempre ad aprire lo sportello posteriore prima di allontanarti.

Gestione e custodia delle chiavi dell’auto

Spesso il blocco accidentale avviene perché le chiavi vengono appoggiate sul sedile o nel bagagliaio mentre si sistema il bambino:

  • Non lasciare mai le chiavi all’interno dell’auto, nemmeno per pochi secondi.

  • Tieni le chiavi sempre in tasca o agganciate al cinturino dei pantaloni quando stai posizionando il bambino sul seggiolino.

  • Se l’auto è dotata di sistema di chiusura centralizzata o keyless, fai attenzione a non chiudere il bagagliaio o le portiere prima di aver verificato dove si trova il radiocomando.

Creare una “rete di controllo” reciproca

Se hai la responsabilità di accompagnare un bambino al nido o a scuola, concorda con l’altro genitore, con i nonni o con la struttura scolastica un protocollo di controllo: chiedi che ti contattino immediatamente se il bambino non risulta arrivato all’orario consueto.

In caso di emergenza

Se noti un bambino chiuso da solo in auto sotto il sole o se la tua auto si blocca con il bambino all’interno:

  • Chiama immediatamente il 112 (Numero Unico di Emergenza) o il 115 (Vigili del Fuoco).

  • Se il bambino dà segni di sofferenza (sudorazione eccessiva, pianto ininterrotto, sonnolenza o perdita di coscienza), non esitare a rompere il finestrino più lontano dal seggiolino per accedere subito all’abitacolo.

Cintura non allacciata e cicalino disattivato: cosa rischiano gli automobilisti

Un piccolo inserto di metallo o plastica, venduto per pochi euro, basta a far credere all’auto che la cintura sia allacciata. Il segnale acustico si interrompe, la spia si spegne e il viaggio prosegue senza apparenti anomalie. L’occupante resta però privo del principale sistema di protezione dell’abitacolo mentre il conducente si espone a multa, perdita di punti e, in alcuni casi, sospensione della patente.

Se avviene un incidente, la cintura non indossata può aggravare le lesioni, ridurre il risarcimento assicurativo e contribuire alla contestazione di responsabilità civili o penali. Per chi guida con meno di 20 punti anche una singola violazione può determinare una sospensione breve.

Il bypass che inganna il cicalino

Il dispositivo più comune riproduce la linguetta metallica della cintura e viene inserito nella fibbia del sedile. Il sensore rileva la chiusura, invia alla centralina il segnale di cintura agganciata e disattiva l’avviso luminoso e sonoro. Altri automobilisti ricorrono a metodi meno sofisticati: allacciano la cintura dietro lo schienale, si siedono sopra il nastro, eliminano il cicalino attraverso la diagnostica oppure scollegano il sensore della fibbia.

La cintura a tre punti moderna venne sviluppata dall’ingegnere Volvo Nils Bohlin e introdotta di serie nel 1959. Volvo rese disponibile il brevetto anche agli altri costruttori, favorendo la diffusione di quella che sarebbe diventata una delle invenzioni automobilistiche con il maggior numero di vite salvate.

Anche il cicalino non è una semplice scelta commerciale. Nell’Unione europea, gli avvisi per i sedili anteriori e posteriori di auto e veicoli commerciali leggeri sono obbligatori per i nuovi tipi di veicolo dal settembre 2019 e per tutte le nuove immatricolazioni dal settembre 2021. La normativa europea considera il richiamo audiovisivo uno strumento capace di aumentare l’uso delle cinture.

Le infrazioni sono tornate ad aumentare

I dati più recenti mostrano che il problema non è marginale. Nel 2025 Polizia Stradale, Carabinieri e Polizie locali dei Comuni capoluogo hanno rilevato rispettivamente 72.475, 44.614 e 35.427 violazioni dell’articolo 172. La somma delle tre rilevazioni supera 152.500 contestazioni, anche se non coincide con un censimento completo di ogni infrazione commessa nel Paese. Le sanzioni legate a cinture e sistemi di ritenuta per bambini sono salite al 2,1% del totale, con un incremento di 0,3 punti percentuali rispetto al 2024. La statistica non permette di sapere quante contestazioni riguardino un bypass del cicalino poiché riunisce tutte le violazioni dell’articolo 172. Nello stesso anno l’Italia ha registrato 177.207 incidenti stradali con lesioni, 237.822 feriti e 2.868 morti. Le vittime sono diminuite del 5,3%, ma il numero dei sinistri è cresciuto del 2,2%.

L’articolo 172 del Codice della strada impone al conducente e ai passeggeri di usare le cinture in qualsiasi situazione di marcia. L’obbligo vale davanti e dietro, in città e sulle strade extraurbane, durante un viaggio lungo come nello spostamento di poche centinaia di metri. Chi non indossa la cintura rischia una sanzione compresa tra 83 e 332 euro. Se la violazione viene commessa dal conducente, dalla patente vengono sottratti 5 punti; nel primo triennio dal conseguimento della patente la decurtazione prevista per i neopatentati raddoppia.

Il comma 11 dello stesso articolo disciplina un’ipotesi diversa: chi usa il dispositivo di ritenuta ma ne altera oppure ostacola il normale funzionamento è soggetto a una multa da 41 a 167 euro. La qualificazione dipende dalla condotta accertata. Se la cintura non viene indossata e una falsa linguetta spegne il cicalino, resta certa la violazione per mancato uso; non si può sostenere in astratto che ogni bypass determini automaticamente una seconda multa.

Quando la patente può essere subito sospesa

La perdita di 5 punti non è più l’unica conseguenza sulla patente. L’articolo 218-ter, introdotto dalla legge 177 del 2024, prevede una sospensione breve per il conducente che possiede meno di 20 punti e viene identificato nel momento della violazione. Le durate cambiano in base al saldo disponibile: sette giorni per chi ha da 10 a 19 punti, quindici giorni per chi ha meno di 10 punti.

Il periodo raddoppia se il conducente ha provocato un incidente, tra cui l’uscita autonoma dalla carreggiata senza il coinvolgimento di altri veicoli o persone. La misura riguarda sia il mancato uso della cintura sia l’alterazione del sistema di ritenuta. La patente viene ritirata dall’agente e la sospensione decorre dal giorno del ritiro, senza attendere il provvedimento del prefetto. Il meccanismo scatta solo quando l’automobilista viene identificato al momento dell’infrazione.

Resta poi la disciplina della reiterazione. Se il conducente incorre almeno due volte nel biennio nella violazione prevista dal comma 10 dell’articolo 172, all’ultima infrazione consegue una sospensione da 15 giorni a due mesi. Le due forme di sospensione non si sommano in automatico: quando opera la misura specifica prevista per la recidiva, il Codice esclude l’applicazione parallela della sospensione breve.

Passeggero adulto senza cintura, chi paga

Quando il passeggero maggiorenne viaggia senza cintura, la sanzione pecuniaria viene contestata direttamente a lui. Il solo comportamento dell’adulto trasportato non provoca la sottrazione di punti dalla patente del conducente. Sul piano amministrativo ciascun maggiorenne risponde del proprio mancato uso. La posizione di chi guida cambia se avviene un incidente e l’assenza della cintura incide sulle lesioni o sulla morte del passeggero.

Per i minorenni la regola è più severa. Se il bambino o il ragazzo non usa la cintura o il sistema di ritenuta richiesto, risponde il conducente, salvo che sul veicolo sia presente un adulto tenuto alla sorveglianza del minore. La responsabilità non può essere evitata sostenendo che il minore si sia slacciato durante il viaggio: chi guida deve controllare prima della partenza e intervenire quando si accorge dell’irregolarità.

Il conducente deve controllare anche gli adulti

La distinzione amministrativa non libera il guidatore da ogni dovere verso i passeggeri maggiorenni. La giurisprudenza della Cassazione richiede a chi si trova al volante di pretendere che i trasportati indossino la cintura e, davanti a un rifiuto, di non iniziare o di interrompere la marcia.

La sentenza 46566 del 18 dicembre 2024 ha annullato con rinvio una pronuncia di assoluzione relativa alla morte di un passeggero posteriore non assicurato al sedile. La Corte ha ribadito che il conducente deve accertarsi dell’uso della cintura, senza poter confidare soltanto nello spegnimento del segnale sonoro. La pronuncia non stabilisce una condanna automatica ogni volta che un passeggero senza cintura rimane ferito o muore. Occorre dimostrare il nesso causale, verificando se il dispositivo avrebbe evitato l’evento oppure ne avrebbe ridotto la gravità. Devono poi essere ricostruiti la condotta di guida, la possibilità concreta di controllo e il comportamento del trasportato.

Crisi auto, Anfia chiede protezione contro la Cina: “Ci sta divorando”

È finito il tempo della diplomazia. L’industria italiana dell’auto sta per portare la protesta davanti alle istituzioni europee, con l’Anfia che scenderà in piazza a Strasburgo nella seconda metà di ottobre, in concomitanza con la sessione plenaria del Parlamento europeo. Il presidente Roberto Vavassori non nasconde il motivo dello scontro:

“La Cina ci sta divorando”

La richiesta sui limiti di emissioni

L’immagine alla quale guarda è quella dei trattori arrivati nel cuore delle istituzioni comunitarie.

“Faremo come gli agricoltori. Vogliamo convincere la politica che serve protezione per il settore auto”,

ha spiegato in un’intervista a Repubblica. Mentre nell’Europarlamento saranno riuniti i deputati, la manifestazione chiederà alla politica dei drastici cambiamenti nel percorso verso il 2035. La rivendicazione parte dai limiti alle emissioni: l’Anfia non vuole cancellare i limiti, ma esorta Bruxelles ad applicare un margine di appena 11,5 grammi.

“È la differenza tra un 100% di riduzione di CO2 allo scarico, al 2035, e il 90% che chiediamo noi. Sembra logico rischiare un’intera industria per 11,5 grammi, mentre i cinesi ci portano via un milione di vetture all’anno?”

Detta così, la distanza fra le due posizioni sembra stare dentro un numero minuscolo, ma nella prospettiva dei produttori la differenza ha un effetto su motori, stabilimenti, fornitori e durata di investimenti. Soprattutto, bisogna dare alla filiera il tempo di cambiare, evitando che ne sparisca intanto una parte.

Le tensioni sono figlie anche della concorrenza proveniente da Oriente. Negli ultimi anni i costruttori europei devono sostenere la riconversione, mentre i concorrenti asiatici vanno avanti a sottrarre vendite e il conto indicato dal presidente raggiunge un milione di vetture ogni anno. Le Case sono soltanto un pezzo del problema. Intorno agli stabilimenti lavora una rete di fornitori che porta occupazione sul territorio e rischia di pagare lo scotto della crisi.

Oltre mezzo milione di posti a rischio

A lungo andare, secondo l’Anfia, potrebbero saltare oltre mezzo milione di posti nella filiera europea. Vavassori mette nel mirino il risparmio privato:

“Sui conti correnti europei ci sono 10mila miliardi fermi: in Italia 1.600. Vanno messi all’opera”

Nella sua proposta, quella somma dovrebbe uscire almeno in parte dai depositi ed entrare nell’industria, offrendo ai cittadini condizioni abbastanza convenienti da spingerli a investire nelle imprese produttive del continente. Come? Attraverso nuovi colossi continentali e un intervento diretto di Bruxelles.

“Si creino super-compagnie europee pubbliche, con vantaggi fiscali, dove poter investire senza tassare le plusvalenze. La Ue mette il 5% di capitale per garantire solidità. Cinque filiere: cloud, IA, quantum computing, automotive, energia”

Nessuna società dedicata esclusivamente alle quattro ruote, dunque. Il progetto coprirebbe i settori nei quali l’Europa rischia di dipendere da potenze straniere, provando a mettere insieme denaro pubblico, risparmi dei cittadini e convenienza fiscale. Il capitale versato dall’Unione servirebbe da garanzia iniziale, mentre l’esenzione sulle plusvalenze renderebbe l’investimento più appetibile rispetto a un normale impiego finanziario. Un’operazione industriale, prima ancora che finanziaria e l’idea, ricorda Vavassori, è già finita su un documento ufficiale:

“Draghi l’ha scritto nel rapporto sulla competitività del settembre 2024. Ma non lo stiamo seguendo. Andremo a Strasburgo per farci sentire”

Blocco auto Euro 5 rimandato? Troppo oneroso per le famiglie

Dopo il Piemonte, anche il Veneto dice no al blocco delle auto diesel Euro 5 previsto per il prossimo autunno.

La giunta regionale guidata da Alberto Stefani sta lavorando a un piano alternativo per evitare lo stop alla circolazione che, dal 1° ottobre 2026 al 30 aprile 2027, avrebbe interessato decine di migliaia di vetture immatricolate tra il 2009 e il 2015.

Niente blocco per il Veneto

La giunta regionale veneta guidata da Alberto Stefani sta elaborando un piano per cancellare il blocco strutturale che, dal 1° ottobre 2026 fino al 30 aprile 2027, avrebbe interdetto la circolazione a decine di migliaia di vetture in tutto il territorio.

Secondo i dati ACI, i veicoli Euro 5 diesel circolanti in Veneto sono circa 325.000 su un totale di 3,3 milioni di vetture. Un numero significativo, che spiega perché la scelta della Regione abbia un peso reale sulla viabilità quotidiana.

Guardando ai soli comuni con più di centomila abitanti, ovvero Venezia, Padova, Verona e Vicenza, le automobili che potranno continuare a circolare liberamente grazie alla cancellazione del blocco sono circa 37.000.

Interventi compensativi

La vera domanda è: se non si bloccano le auto, come si rispettano i limiti di emissioni imposti dall’Unione Europea? La risposta della Regione si articola su tre fronti distinti.

Il primo riguarda gli impianti di riscaldamento a biomassa: la strategia alternativa prevede l’estensione del divieto di utilizzo degli impianti di riscaldamento a biomassa nei giorni in cui scatta l’allerta arancione e rossa per i superamenti di polveri sottili (Pm10). Un intervento che punta su una delle fonti di inquinamento più sottovalutate, soprattutto nei mesi invernali.

Il secondo intervento punta sulla riduzione degli spostamenti: in caso di allarme inquinamento (stimato in circa venti giorni all’anno) scatterà lo smart working obbligatorio per tutti i dipendenti degli enti pubblici, con la sola eccezione del personale impiegato in servizi essenziali non remotizzabili.

La terza misura è forse la più curiosa: poiché l’unico sistema naturale per abbattere le polveri è la pioggia, in sua assenza si interverrà artificialmente attraverso il lavaggio delle strade durante tutto l’inverno. La Regione sta valutando un contributo economico ai Comuni per sostenere le spese di questa operazione.

Nuovi bonus

Oltre alle misure di contenimento, la giunta prevede incentivi concreti per chi vuole fare un passo verso veicoli meno inquinanti senza essere costretto a comprare un’auto nuova. Tra i provvedimenti allo studio spicca un bando da 3 milioni di euro per finanziare la trasformazione dei veicoli diesel Euro 5 in sistemi dual-fuel gasolio e gas.

A questo si aggiungono l’estensione dei bandi per il rinnovo delle flotte aziendali e, a partire dall’ottobre 2027, l’introduzione del sistema “Move-in” per il monitoraggio chilometrico dei veicoli più inquinanti. Una soluzione già adottata in Lombardia, che permette di continuare a circolare entro un tetto massimo di chilometri annui anche con veicoli soggetti alle limitazioni.

Il quadro che emerge è quello di una Regione che non vuole ignorare il problema dell’inquinamento, ma che rifiuta di scaricare il peso della transizione sulle spalle di chi ha meno risorse. Una posizione che ha senso sul piano politico e sociale, ma che dovrà dimostrare la sua efficacia in termini ambientali nei prossimi mesi.

Caro diesel, stangata per autotrasportatori e tassisti: l’allarme

Al confronto, chi usa l’auto soltanto nel fine settimana può considerarsi fortunato. Oltre alle famiglie e ai pendolari, un’altra categoria sta pagando il recente rincaro del gasolio, quella degli autotrasportatori, che insieme a tassisti, conducenti Ncc e agenti di commercio devono macinare chilometri quotidianamente.

A complicare i piani di ripartenza ci si è messo il conflitto nel Golfo Persico e da allora, calcola la Cgia di Mestre, per ogni litro di diesel servono 36 centesimi in più, cioè il 20,9%. Riempire il serbatoio di un autocarro con massa inferiore alle 7,5 tonnellate costa oggi circa 1.040 euro: rispetto al 27 febbraio servono 180 euro in più per un singolo pieno.

Coinvolte oltre 303.000 attività

Sulla nostra penisola le attività coinvolte sono 303.814. In buona parte si tratta di agenti di commercio (203.742), seguiti dagli operatori dell’autotrasporto e dei servizi di trasloco (68.482) e dalle imprese di taxi e noleggio con conducente (31.590). Esposta è soprattutto la Lombardia, con 49.333 attività, davanti a Lazio e Veneto perché il fenomeno non risparmia nessuna zona del Paese e va a toccare attività molto diverse tra loro.

Per gli autotrasportatori l’aumento del carburante rappresenta un fardello gravoso, difficile da alleggerire in tempi brevi. Alla fine del mese, il rincaro di 180 euro per ogni singolo rifornimento può generare una spesa aggiuntiva complessiva di migliaia di euro e recuperarla alzando le tariffe non è sempre possibile, soprattutto per le realtà più piccole, strette fra concorrenza, contratti già firmati e clienti poco disposti ad accettare rincari.

Qualche segnale arriva dal mercato internazionale, dove l’OPEC+ ha annunciato un nuovo aumento della produzione di petrolio, in modo da aumentare l’offerta e raffreddare i prezzi del greggio. Nel tentativo di frenare l’emergenza, il Governo ha pensato di ridurre il prezzo del gasolio di 17 centesimi, attraverso il taglio temporaneo di accise e Iva, ma la misura, costata circa 125 milioni di euro, resterà in vigore soltanto fino al 6 agosto. Una toppa, più che una soluzione. Sulla base dell’andamento dei prezzi, dal prossimo Consiglio dei ministri, in programma il 4 agosto, potrebbe arrivare una proroga.

Gli esclusi dal credito d’imposta

Un ostacolo da considerare è il peso, infatti al credito d’imposta da 322 milioni di euro accedono i mezzi sopra le 7,5 tonnellate, impiegati nel trasporto merci per conto terzi e rientranti almeno nella classe Euro 5. Sommate tra loro, le condizioni lasciano passare soltanto il 22% circa dei veicoli pesanti, sostiene la Cgia.

Furgoni e autocarri leggeri si fermano già al primo paletto, sebbene siano i mezzi di lavoro di tanti padroncini e piccole aziende. Al di sotto della soglia non conta quanti chilometri vengano percorsi durante l’anno. Rimangono a bocca asciutta pure gli agenti di commercio, a differenza dei tassisti e di alcuni operatori Ncc, che riescono a recuperare una parte delle accise a patto di seguire un’altra procedura, con i relativi vincoli.

La situazione non lascia tranquilla la Cgia, che coglie l’occasione per lanciare un appello all’Europa affinché consenta agli Stati di ridurre più a lungo la tassazione sui prodotti energetici oppure sostenga in prima persona i settori maggiormente esposti. Del resto, gran parte delle merci vendute in Italia viaggia su strada e ogni aumento rischia di passare dal serbatoio allo scontrino.

Una volta che il taglio scadrà, si ripresenterà il problema che sta creando apprensione nell’economia. Per le piccole imprese rimarrebbero due possibilità: perdere una parte del guadagno oppure ritoccare le tariffe. Nel secondo caso il rincaro cambierebbe soltanto destinatario.

Incidente stradale sulla Terni-Rieti: 6 morti e oltre 30 feriti. La ricostruzione della dinamica

È di sei vittime accertate e oltre trenta feriti il tragico bilancio del gravissimo incidente stradale verificatosi nel tardo pomeriggio di domenica 2 agosto lungo la strada statale 79 “Ternana”, la superstrada che collega Terni a Rieti, nei pressi del confine tra Umbria e Lazio all’altezza di Colli sul Velino.

La dinamica dello schianto

Secondo le prime ricostruzioni effettuate dalla Polizia Stradale di Rieti e Terni, la causa scatenante del sinistro sarebbe stata l’improvvisa invasione della corsia opposta da parte di un camper che procedeva in direzione Terni.

L’impatto frontale

Il camper ha impattato frontalmente con estrema violenza contro un autobus navetta, carico di turisti diretti verso la Cascata delle Marmore, che viaggiava nella direzione opposta (verso Rieti).

Lo scontro frontale è stato talmente violento da distruggere completamente il camper e causare ingenti danni alla parte anteriore del pullman.

Il coinvolgimento dei veicoli a catena

A causa della forza dell’impatto e dell’improvviso ostacolo lungo la carreggiata, l’incidente ha innescato una reazione a catena che ha coinvolto altre automobili che seguivano i due mezzi principali; una delle vetture si è ribaltata su un fianco.

Il bilancio delle vittime e i soccorsi

Il tragico scontro ha provocato un bilancio di sei vittime.

  • A bordo del pullman: i due conducenti e due passeggeri
  • A bordo del camper:  le due persone che occupavano l’abitacolo

I feriti (più di 30, di cui diversi in codice rosso) sono stati distribuiti d’urgenza negli ospedali della rete regionale tra Terni, Perugia, Spoleto, Foligno e Rieti. Le autorità locali e regionali hanno subito attivato i protocolli di maxi-emergenza per coordinare il lavoro dei Vigili del Fuoco, dei sanitari del 118 e delle forze dell’ordine giunte sul posto.

Le indagini in corso

La Procura e gli investigatori della Polizia Stradale hanno avviato tutti i rilievi tecnici necessari per chiarire le cause dell’invasione di corsia da parte del camper. Tra le ipotesi al vaglio dei periti figurano:

  • Un malore improvviso o un colpo di sonno del conducente del camper
  • Un guasto meccanico improvviso al sistema di sterzo o frenante
  • Una manovra d’emergenza o distrazione in un tratto stradale caratterizzato da elevata densità di traffico festivo

I rilievi sui resti dei veicoli sequestrati e l’analisi dei rilievi cronotachigrafici del bus serviranno a fare piena luce sull’esatta sequenza temporale dei fatti.

Taglio accise ma la benzina aumenta, il Governo studia alternative

Il primo grande esodo d’agosto è partito con una certezza poco piacevole: fare il pieno costa caro, e la situazione non sta migliorando. I prezzi di benzina e gasolio continuano a salire nonostante il taglio temporaneo delle accise deciso dal Governo, e il problema si sta facendo urgente perché quel provvedimento scade il 6 agosto, proprio quando sulle autostrade italiane il traffico raggiungerà il picco stagionale.

A Palazzo Chigi, intanto, si studia cosa fare dopo, senza che ancora una risposta definitiva sia sul tavolo.

Non si arresta la corsa dei prezzi

I dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi del Mimit fotografano una situazione in rapido deterioramento: la benzina si attesta a 1,998 euro al litro in modalità self service sulla rete stradale, mentre il gasolio tocca quota 2,092 euro al litro. Sulla rete autostradale i valori salgono ulteriormente: 2,083 euro per la benzina e 2,171 euro per il diesel, sempre in versione self.

Sono numeri che pesano, soprattutto se messi a confronto con lo stesso periodo del 2025. Il Centro di ricerca sui consumi ha elaborato il confronto: un litro di diesel costa oggi in media il 26% in più rispetto a fine luglio dello scorso anno, pari a oltre 43 centesimi in più al litro. La benzina è rincarata del 16,5%. E questo nonostante il taglio delle accise già operativo.

Il Codacons ha messo in fila i numeri dell’impatto complessivo: lo sconto sulle accise ha avuto validità per soli 7 giorni su 31 nel mese di luglio, con la spesa per i rifornimenti di carburanti su strade e autostrade italiane è salita nell’ultimo mese di 782 milioni di euro rispetto a quanto speso a luglio 2025.

Allo stesso tempo, lo Stato ha incassato circa 2,9 miliardi di euro in più grazie all’effetto combinato di accise e IVA sui rincari, la classica tassa sulla tassa, che si autoalimenta ogni volta che i prezzi salgono.

Dopo il 6 agosto?

Il Consiglio dei Ministri ha deciso un taglio delle accise di 17 centesimi al litro sul gasolio, ma la misura scadrà il 6 agosto. Da lì in poi, senza un rinnovo, i prezzi al distributore risalirebbero ulteriormente. Le opzioni che circolano in queste ore sono diverse.

Una possibilità è quella di un decreto ministeriale che proroghi il taglio attraverso il meccanismo delle accise mobili, una riduzione finanziata con l’aumento del gettito IVA sui carburanti del mese di luglio. Se le risorse non fossero sufficienti, l’Esecutivo dovrebbe ricorrere a un decreto legge, passando per il Consiglio dei Ministri, per reperire i fondi nel bilancio dello Stato. Ma si tratta ancora di mere ipotesi.

Non è chiaro, in questo scenario, se il provvedimento riguarderà solo il gasolio come al momento oppure verrà esteso anche alla benzina. Nel frattempo, in settimana ci sono le comunicazioni del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti al Parlamento sulla clausola nazionale di salvaguardia per l’energia, un appuntamento che potrebbe fornire indicazioni più precise sulla direzione che il Governo intende prendere.

La spesa per chi viaggia in auto quest’estate

Al di là delle discussioni tra Palazzo Chigi e Parlamento, c’è la realtà concreta di milioni di famiglie che in questi giorni stanno mettendo in moto l’auto per raggiungere il mare o la montagna. I numeri del Centro di ricerca sui consumi aiutano a capire quanto costerà questo esodo in termini di carburante.

La spesa più elevata si registra sulla tratta Torino-Palermo, circa 1.588 km complessivi: tra andata e ritorno, con i prezzi medi dei carburanti rilevati al 31 luglio, il costo dei rifornimenti è di 453 euro per la benzina e 389 euro per il gasolio. Cifre che pesano sul budget vacanze di una famiglia media, soprattutto se sommate ai pedaggi autostradali.

Per chi cerca di contenere i danni, il consiglio pratico resta quello di rifornirsi sulla rete stradale ordinaria e di usare le app che monitorano i prezzi in tempo reale nelle vicinanze del proprio percorso.

Il petrolio non basta, l’OPEC+ annuncia nuovo aumento di produzione

Quando i prezzi del carburante salgono, il riflesso condizionato di chi segue i mercati energetici è guardare verso il Golfo Persico. E in questo momento, guardare verso il Golfo significa fare i conti con uno scenario che ha pochi precedenti recenti: lo Stretto di Hormuz chiuso ai commerci, impianti danneggiati dagli attacchi, esportazioni bloccate e un prezzo del petrolio che non smette di salire.

In questo contesto, il 2 agosto l’OPEC+ ha annunciato un nuovo aumento della produzione, il quinto da quando è esploso il conflitto in Medio Oriente. 188.000 barili al giorno da settembre, con l’obiettivo di tentare di stabilizzare un mercato che l’interruzione dei commerci ha messo sotto pressione.

Si passa a 188 mila barili al giorno

L’OPEC+ include gli 11 membri dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio, tra cui Arabia Saudita e Kuwait, più altri paesi come la Russia, in totale sono 21. Non tutti, però, sono nella condizione di aumentare l’estrazione. L’aumento riguarderà Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Algeria, Kazakistan, Oman e Russia: solo i sette paesi attualmente in grado di incrementare la produzione. Gli altri, per ragioni tecniche o logistiche legate al conflitto, non possono farlo.

Una nota di colore che non va trascurata: tra i paesi che non partecipano all’aumento non ci sono più nemmeno gli Emirati Arabi Uniti, che ad aprile avevano deciso di uscire dall’OPEC per gestire in modo indipendente i propri volumi estrattivi. Una defezione pesante, in un momento in cui il gruppo avrebbe bisogno di presentarsi compatto.

Rassicurare il mercato

Un annuncio che ha un potere più simbolico che immediato. Con lo stretto di Hormuz ancora chiuso, diversi impianti nei paesi del Golfo danneggiati dagli attacchi iraniani e le esportazioni non ancora riprese a pieno ritmo, annunciare 188.000 barili al giorno in più non ha lo scopo di inondare subito il mercato di greggio aggiuntivo, perché quel petrolio al momento non può fisicamente uscire dalla regione come un tempo.

L’obiettivo è dunque duplice: da un lato tentare di rassicurare i mercati che il petrolio non mancherà, dall’altro dimostrare che l’OPEC+ è pronto ad aumentare le forniture non appena la guerra finirà e i commerci riprenderanno a pieno ritmo. Un segnale politico, per dire al mercato che l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio è pronta a fare la propria parte per fare in modo che la crisi non degeneri ulteriormente.

Prezzi alle stelle

Gli effetti sul mercato dei carburanti si sentono già da settimane, e gli automobilisti italiani ne sanno qualcosa. Dalla scadenza del taglio delle accise a inizio luglio i prezzi alla pompa hanno ripreso a salire senza sosta, poi le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno fornito un’ulteriore spinta verso l’alto, leggermente mitigata dall’ultimo taglio al solo diesel.

Confesercenti ha calcolato che il rincaro dei carburanti tra luglio e agosto potrebbe costare alle famiglie italiane circa 700 milioni di euro in più rispetto a un anno normale, una cifra che si abbatte sulle tasche degli automobilisti proprio nel periodo degli esodi estivi, quando i chilometri percorsi raggiungono il picco annuale.

L’annuncio OPEC+ del 2 agosto è un primo segnale che qualcosa si muove. Ma finché Hormuz non riaprirà e le esportazioni non riprenderanno davvero, 188.000 barili al giorno in più restano soprattutto una promessa. E le promesse in questo periodo hanno un significato troppo irrilevante.

Opel guarda al futuro, tante novità in arrivo entro il 2030

Opel ricopre un ruolo centrale nel piano strategico FaSTLAne 2030 con cui Stellantis punta a gettare le basi per il suo futuro. Nel nuovo assetto del gruppo, Opel viene classificata come marchio regionale e avrà quindi un posizionamento concentrato soprattutto sul mercato europeo.

Per sostenere la crescita, Opel ha in programma diverse novità, con vari modelli in arrivo, frutto anche di una partnership strategica con Leapmotor che rappresenta un elemento centrale del piano di sviluppo del brand. Il marchio ha annunciato il lancio di almeno quattro nuovi modelli entro il 2030, tra cui le nuove generazioni di Corsa e Astra e un C-SUV sviluppato con Leapmotor

Un SUV con Leapmotor

Uno dei progetti più interessanti per il futuro di Opel è rappresentato dal lancio di un nuovo SUV, che sarà realizzato in collaborazione con Leapmotor. Questo modello avrà il compito di garantire volumi di vendita elevati in diversi mercati europei. Secondo le indiscrezioni, il modello potrebbe derivare dalla Leapmotor B10, con una lunghezza di 4,5 metri.

La vettura andrà a occupare il segmento C del mercato e sarà realizzata in versione elettrica al 100%, con motore da 218 CV e batteria da 56-67 kWh, oltre che in una versione con range extender, con un motore benzina 1.5 da 68 CV che funzionerà come generatore oltre a un accumulatore da 18,8 kWh. Le specifiche andranno verificate in futuro, ma non dovrebbero discostarsi molto dai numeri anticipati dalle indiscrezioni trapelate online in queste settimane.

Una piccola elettrica low cost

Opel dovrebbe essere coinvolta nel progetto E-Car di Stellantis, che porterà alla realizzazione di auto elettriche economiche e compatte nello stabilimento di Pomigliano d’Arco. Anche Opel, oltre a Citroën e Fiat, potrebbe avere una sua variante sviluppata da questo progetto. Il debutto potrebbe avvenire nel 2028, con un prezzo di lancio che potrebbe essere fissato intorno ai 15.000 euro.

Molto probabilmente, la vettura sarà una segmento A, con dimensioni inferiori ai 4 metri. Si tratta di un modello ricco di potenzialità e in grado di ritagliarsi uno spazio importante sul mercato nel  corso dei prossimi anni, puntando sulla crescente richiesta di elettriche economiche.

Nuove generazioni per le due icone

Il futuro di Opel è legato allo sviluppo di nuove generazioni dei modelli più iconici. Tra i progetti in cantiere ci sarà una nuova Opel Corsa, disponibile sia in versione elettrica che con motori termici, oltre a una nuova Opel Astra, che arriverà in versione station wagon (anche in questo caso con varie opzioni di motorizzazione, tra elettrica e varianti con motori termici).

I due modelli utilizzeranno la piattaforma STLA One del Gruppo Stellantis, definita come l’arma segreta con cui l’azienda proverà a conquistare il mercato nel corso dei prossimi anni, abbattendo i costi di produzione e velocizzando la progettazione e la produzione di nuovi modelli.

Per i dettagli ufficiali in merito alle novità di Opel sarà necessario attendere i prossimi mesi. Le indiscrezioni raccolte in questi mesi, però, descrivono un quadro chiaro e definito, che mette in evidenza le intenzioni di Stellantis per il futuro del brand.