Rc Auto, come risparmiare 200 euro guidando in modo impeccabile

Il sogno di tutti gli automobilisti italiani sarebbe ridurre al minimo le spese dell’assicurazione annuale e ora c’è un metodo che potrebbe farvi risparmiare tanti soldi. Si sa che uno stile di guida prudente, nel pieno rispetto delle norme del Codice della Strada, può diminuire i rischi di ritrovarsi coinvolti in incidenti, ma a volte tutto questo non basta per alleggerirsi delle spese. Una condotta impeccabile al volante rappresenta prima di tutto un dovere civico, ma oggi il mercato potrebbe premiarvi con uno sconto immediato sull’Rc Auto.

La guida corretta può concretizzarsi in un risparmio che può superare i 200 euro l’anno, senza intaccare le proprie abitudini di viaggio o cambiare veicolo. È un sistema di rimborsi speculare al livello di rischio registrato a bordo. Cosa cambia? A differenza del classico meccanismo del bonus-malus, che richiede anni di assenza di sinistri per avere delle agevolazioni, ora c’è un modello che riconosce il merito fin dal primo mese che è stato battezzato “Pay How You Drive”, paga per come guidi.

Il funzionamento del sistema

“Pay How You Drive” presenta dati telematici per monitorare fattori come accelerazioni o frenate allo scopo di creare una polizza su misura per il guidatore. Negli ultimi tempi sono tante le compagnie assicurative che propongono l’installazione a bordo di un dispositivo connesso, interfacciato con un’applicazione per smartphone. La cosiddetta scatola nera analizza in tempo reale indicatori specifici come la velocità, l’intensità delle frenate e la fluidità delle accelerazioni. Grazie alla trasparenza e una condotta di guida regolare si ottiene una riduzione del premio mensile.

L’evoluzione è la formula YouDrive di Direct Assurance dove ogni singolo tragitto completato porta a una valutazione da 0 a 100. La media registrata a fine mese genera un rimborso sulla quota periodica. La soglia minima per accedere ai benefici è di 60 punti, atta a garantire uno sconto del 5%, mentre un punteggio perfetto di 100 può portare a un risparmio fino al 40%. Per chi affronta un numero ridotto di km ogni anno è possibile ottenere un ulteriore sconto del 10%.

Come avviene il calcolo

Si vanno a considerare le decelerazioni brusche, le partenze troppo rapide e la velocità di percorrenza nelle curve. Il dispositivo smart considera anche l’andatura in base al contesto stradale, allo scopo di incrociare i dati sul traffico circostante e se la velocità è allineata a quella del flusso generale. 100.000 automobilisti che hanno scelto la formula “Pay How You Drive” hanno avuto un risparmio medio di 200 euro all’anno. Il sistema, inoltre, può essere esteso anche a neopatentati.

In base alle prove eseguite dall’emittente francese RTL, i giovani guidatori possono ricevere un risparmio di 500 euro con l’opportuno stile di guida. Le opzioni non mancano con le proposte dei grandi gruppi assicurativi che offrono soluzioni analoghe a quella che vi abbiamo descritto.

Lo stile di guida determina direttamente l’importo della fattura, andando a premiare gli automobilisti calmi e attenti. In tempi di crisi, dove ogni euro conta, ottimizzare le spese di gestione del veicolo con le compagnie assicurative disposte a proporre il “Pay How You Drive” rappresenta una soluzione intelligente per superare le vecchie logiche assicurative.

Ritrovata la Ferrari da 200 mila euro rubata prima della Coppa Selva

Il silenzio delle campagne baresi, interrotto solitamente solo dal fruscio del vento tra gli ulivi e dal lavorio agricolo, ha custodito per sessanta giorni un segreto meccanico dal valore inestimabile. Nelle scorse ore, la notizia che tutto l’ambiente dell’automobilismo sportivo attendeva con ansia è finalmente arrivata: la Ferrari 458 Challenge Evo, rubata lo scorso maggio a Fasano, è stata ritrovata dai Carabinieri. Un ritrovamento che mette fine a un giallo iniziato sotto le luci dei riflettori della cronaca sportiva e terminato nella Puglia più rurale.

Il furto: un colpo al cuore della Coppa Selva

La storia inizia a fine maggio scorso, nei giorni febbrili che precedono la 67esima edizione della Coppa Selva di Fasano, una delle cronoscalate più antiche e prestigiose d’Italia. La Ferrari, un gioiello da 200.000 euro di proprietà del team veneto Gaetani Racing, era stata noleggiata da un pilota locale per partecipare alla competizione. Il veicolo non ha però mai raggiunto la linea di partenza: tra il giovedì e il venerdì antecedenti la gara, la vettura è sparita dall’area paddock della manifestazione.

Il furto non ha riguardato solo l’auto, ma l’intero carrello di trasporto su cui era stivata. Il colpo è apparso subito come un’operazione mirata e professionale, capace di gettare nello sconforto l’imprenditore e pilota Luca Gaetani, che in quei momenti concitati aveva rilasciato dichiarazioni disperate, temendo che la sparizione del mezzo potesse segnare la fine definitiva della sua carriera sportiva.

Due mesi di indagini e attesa

Dal momento del furto, le forze dell’ordine hanno avviato un lavoro investigativo a tutto campo. Il caso ha colpito profondamente non solo i diretti interessati, ma l’intera comunità di volontari e appassionati della scuderia A.s. Egnathia Corse, organizzatrice dell’evento fasanese, che ha vissuto lo spiacevole accaduto come una ferita al prestigio della manifestazione stessa.

Le indagini, condotte congiuntamente dalle stazioni dei Carabinieri di Alberobello e Gioia del Colle, hanno setacciato il territorio palmo a palmo per settimane. L’ipotesi che il veicolo non avesse mai lasciato la regione, ma fosse stato occultato in attesa di istruzioni o di un possibile trasferimento all’estero, ha trovato conferma martedì 21 luglio 2026.

Il ritrovamento nelle campagne

La Ferrari è stata individuata in un’area rurale situata tra i comuni di Alberobello e Noci, in provincia di Bari. Più precisamente, il bolide di Maranello era nascosto in un terreno che ospita alcuni impianti dell’Acquedotto Pugliese. La scena che si è presentata ai militari è stata quasi surreale: la potente auto da corsa, concepita per le piste e le alte velocità, era ancora perfettamente stivata all’interno dello stesso carrello con cui era stata asportata due mesi prima.

Il ritrovamento ha portato un immediato sollievo ai vertici della Egnathia Corse. La presidente Laura De Mola ha espresso pubblicamente le proprie felicitazioni a Luca Gaetani e a tutto il team veneto, sottolineando come questa notizia rappresenti un atto di giustizia per una squadra che opera con immensa passione e affronta investimenti e sacrifici importanti.

Le congratulazioni sono andate anche ai comandi dell’Arma per la brillante operazione che ha permesso di recuperare un simbolo dello sport automobilistico italiano, restituendolo finalmente ai suoi legittimi proprietari e al mondo delle competizioni.

Cattivo odore dal condizionatore dell’auto: come eliminarlo subito e quanto costa

Quando arrivano i primi caldi, premi il tasto dell’aria condizionata per rinfrescare l’abitacolo e vieni travolto da un odore insopportabile. È un classico problema che colpisce moltissimi automobilisti, legato all’accumulo di umidità e batteri nell’impianto di climatizzazione. Vediamo come evitare questo problema e quanto costa ripristinarlo.

Come risolvere subito il problema

Se dalle bocchette dell’aria esce un odore sgradevole, la causa principale è quasi sempre la formazione di muffe, funghi e batteri sull’evaporatore e all’interno dei condotti di ventilazione. Per eliminare subito il problema e tornare a respirare aria pulita è necessario eseguire questi tre passaggi:

  • sostituzione del filtro abitacolo (o filtro antipolline): se è intasato o umido, diventerà la fonte primaria del cattivo odore. Il consiglio è di sceglierne uno ai carboni attivi, in grado di trattenere non solo le polveri ma anche i gas e i cattivi odori;
  • igienizzazione e sanificazione dei condotti: puoi utilizzare una bomboletta igienizzante per auto, ma se la puzza è molto persistente, la soluzione migliore è un trattamento all’ozono o una pulizia mirata con il vapore;
  • pulizia dell’evaporatore: un tecnico per questo trattamento applica schiume specifiche direttamente sul radiatore dell’evaporatore attraverso una cannula per sciogliere la patina batterica accumulata.

Quanto costa

Risolvere questo fastidio ha un costo del tutto accessibile e varia a seconda della tipologia di auto e della durata del trattamento:

  • sanificazione con bomboletta: il prodotto attivo costa circa 25 euro, si tratta di una bomboletta igienizzante spray da far ricircolare con il climatizzatore acceso;
  • intervento completo: comprende i prodotti chimici, la manodopera, il lavaggio dei condotti e la sanificazione dell’abitacolo con ozono o spray dedicati.

Da aggiungere al costo del trattamento anche quello del nuovo filtro abitacolo standard, che può costare circa 20 euro, mentre per quello ai carboni attivi si può arrivare a 90 euro.

Ricarica del gas e scarico della condensa

C’è un altro aspetto fondamentale che molti ignorano, il corretto funzionamento del circuito refrigerante. Il refrigerante (R134a o R1234yf) non serve soltanto a raffreddare l’aria, ma garantisce che l’intero sistema lavori alle giuste pressioni e temperature, vediamo come:

  • ricarica del gas: se la quantità di gas scende (a causa di micro perdite), il sistema perde efficienza. L’impianto non riesce più a deumidificare correttamente l’aria e l’evaporatore non lavora alle giuste temperature. Si crea così un eccesso di umidità e condensa che rimane intrappolata, diventando il terreno di coltura ideale per muffe e batteri;
  • scarico della condensa: ogni auto è dotata di un tubicino di scarico che serve a far defluire all’esterno l’acqua di condensa prodotta dall’evaporatore (è la tipica pozza d’acqua che vedi sotto l’auto d’estate). Se questo tubicino si ottura con polvere o sporcizia, l’acqua ristagna all’interno dell’involucro dove è posizionato l’evaporatore generando in poco tempo un forte odore di muffa e, nei casi più gravi, può persino allagare la moquette nella zona del passeggero.

Durante il tagliando o la sanificazione, è sempre bene far controllare il climatizzatore e verificare che lo scarico della condensa sia libero e ben funzionante.

I consigli del meccanico per evitare che ritorni

Prevenire la formazione di batteri è l’unico modo per non doversi ritrovare ogni estate con lo stesso problema. Ecco alcune abitudini da seguire che possono fare una grande differenza:

  • spegni il condizionatore: 5 minuti prima di arrivare a destinazione lascia la sola ventilazione accesa (a temperatura ambiente). Questo permette all’aria di asciugare la condensa accumulata sull’evaporatore prima che tu spenga il motore, bloccando sul nascere la proliferazione di muffe;
  • sostituzione filtro abitacolo: non aspettare che faccia puzza. Il cambio va fatto ogni 15.000 km o almeno una volta all’anno (preferibilmente a fine inverno);
  • usa il climatizzatore anche d’inverno: accendere l’aria condizionata durante i mesi freddi aiuta a sbrinare i vetri velocemente, tiene in movimento i liquidi del compressore e impedisce ai condotti di ristagnare.

Suzukino 2026, il piccolo lusso che apre il viaggio

Dal garage dello yacht alle calette più esclusive, Suzuki ridisegna il concetto di tender con una gamma premium pensata per chi considera ogni dettaglio parte del viaggio. Tecnologia brevettata, design personalizzabile e una collezione di modelli che trasformano il “mezzo di servizio” nell’oggetto del desiderio.

C’è un momento, durante una vacanza in mare, che racconta più di qualsiasi ponte in teak o cabina firmata da un designer. È quello in cui si lascia il grande yacht per raggiungere una baia nascosta, un piccolo porto colorato o un ristorante affacciato sull’acqua. È il tragitto più breve del viaggio, eppure spesso è quello che rimane nella memoria. Perché il tender non è soltanto un’imbarcazione di servizio: è il primo contatto con il mare, il collegamento tra il lusso e la libertà.

È proprio da questa filosofia che nasce la nuova gamma Suzukino 2026, con cui Suzuki porta il proprio know-how nel mondo dei tender premium dedicati a yacht e superyacht. Una famiglia di battelli progettata non solo per essere efficiente, ma anche elegante, tecnologica e perfettamente integrata nello stile dell’imbarcazione madre.

Quando la tecnologia libera spazio

Nel mondo della nautica ogni centimetro conta. I garage degli yacht sono progettati al millimetro e trovare spazio per un tender senza rinunciare alle dimensioni è spesso una sfida.

Suzuki risponde con Geniuss, un sistema brevettato a livello internazionale che rappresenta il vero cuore innovativo della gamma. Il supporto del motore fuoribordo è infatti in grado di traslare e ribaltarsi verso l’interno dello scafo, facendo rientrare completamente il gambo del propulsore nella sagoma del tender. Un’idea tanto semplice quanto rivoluzionaria: niente più motori sporgenti, nessuna necessità di smontarli durante il ricovero e soprattutto più spazio disponibile all’interno del garage dello yacht. Nei modelli 330 e 420 il sistema è disponibile anche nella versione HTS, con movimentazione completamente idraulica.

Due anime, un’unica filosofia

La nuova collezione si sviluppa attorno a due grandi famiglie, pensate per adattarsi alle diverse esigenze degli armatori.

Da una parte troviamo i modelli con poppa abbattibile, progettati espressamente per essere ricoverati nei garage degli yacht senza sacrificare abitabilità e prestazioni. Dall’altra, la gamma con poppa tradizionale, ideale per chi preferisce il trasporto sul flybridge, in coperta oppure al traino. Una scelta che permette di configurare il tender più adatto al tipo di imbarcazione e allo stile di navigazione, offrendo una risposta praticamente su misura.

Materiali premium, dettagli sartoriali

Anche l’occhio vuole la sua parte. Per questo Suzuki ha scelto materiali che parlano il linguaggio della nautica di alta gamma: carena rigida in vetroresina, tubolari in neoprene Pennel & Flipo ORCA, certificazione CE Categoria C e un’ampia possibilità di personalizzazione.

Colori dei tubolari, tappezzerie, accessori e configurazioni consentono di creare un tender perfettamente coordinato con lo yacht principale. Le varianti disponibili — Open, Open Invisibile, Sport, Duetto, Cruiser e Sport Cruiser — trasformano ogni modello in un progetto quasi sartoriale, capace di riflettere il gusto dell’armatore.

Una collezione che accompagna ogni stile di navigazione

La gamma con poppa abbattibile parte dal compatto Suzukino 250 Open Invisibile, lungo meno di due metri e mezzo, ideale quando l’obiettivo è ottimizzare ogni spazio disponibile. Salendo di categoria arrivano il versatile 285 Open Invisibile, il più abitabile 290 Duetto con doppia seduta e consolle centrale, il raffinato 330 Cruiser e il top di gamma 420 HTS Sport Cruiser, pensato per i superyacht che richiedono elevata capacità di trasporto, comfort e una portata fino a sei persone. Le motorizzazioni arrivano fino a 40 cavalli Suzuki, sempre con la proverbiale affidabilità del marchio.

Sul fronte della gamma tradizionale, invece, la famiglia comprende il leggero 260 Sport, il versatile 290 Open e il 380 Cruiser, un vero mini-RIB capace di svolgere sia il ruolo di tender sia quello di battello di servizio, con consolle di guida, doppia seduta e motorizzazioni fino a 40 cavalli.

Il lusso si misura nei dettagli

Nel mondo degli yacht si è spesso portati a guardare soltanto le grandi dimensioni, gli interni firmati e i motori da migliaia di cavalli. Eppure sono proprio i dettagli a fare la differenza. Il tender è uno di questi. È il primo mezzo che tocca l’acqua al mattino e l’ultimo a rientrare la sera. È quello che accompagna gli ospiti verso una spiaggia deserta o li riporta a bordo dopo una cena sul mare.

Con Suzukino, Suzuki crea un’estensione naturale dello yacht stesso, dove tecnologia, praticità e raffinatezza convivono in perfetto equilibrio. Perché il lusso autentico, in fondo, non è mai soltanto arrivare. È in tutti i piccoli dettagli, anche  nel modo in cui si percorre il tratto più breve del viaggio.

BMW rinuncia al Salone di Parigi 2026, le ragioni dietro la defezione

La mancata partecipazione di BMW alla kermesse francese mostra il lato più debole dell’industria europea delle quattro ruote, chiusa dalla morsa dei dazi americani e dalla contrazione a Est del mercato cinese. Persino un colosso come BMW è costretto a fare i conti con la crisi che, nonostante il lancio di diversi nuovi modelli, lo spingerà a stare alla larga dal prossimo Salone dell’Auto di Parigi, in programma dal 13 al 18 ottobre.

Il gruppo tedesco ha annunciato che non ci sarà nemmeno Mini, nonostante a gennaio avesse confermato la propria presenza all’evento parigino. Dietro alla sorprendente defezione vi sarebbe una motivazione economica. Il lancio dei primi esemplari della piattaforma Neue Klasse (i3 e iX3), della nuova serie X5, fino all’ultima generazione della Serie 7, non è bastato per superare le difficoltà operative di inizio anno, culminate a metà giugno con la presentazione di un profit warning, ovvero un allarme sugli utili annuali, date le previsioni a ribasso della seconda metà del 2026.

Numeri preoccupanti

I dati che sono emersi per BMW nel primo semestre non possono far dormire sogni tranquilli ai vertici. Il peggioramento delle prospettive commerciali annuali sarebbe causato da un generale calo delle vendite globali del 4,2%, a 1,15 milioni di unità, per via della contrazione del mercato cinese. Il -20,4% registrato nel Paese del Dragone Rosso ha minimizzato i dati positivi marcati in Europa (+5,4%) e negli Stati Uniti (+3,9%). Per i prossimi mesi non sono previsti, in base alle valutazioni degli analisti, importanti segnali di ripresa. Da non sottovalutare nemmeno l’incertezza macroeconomica mondiale causata dal conflitto bellico in Medio Oriente.

BMW potrebbe partecipare ad altri eventi espositivi, ma la defezione in Francia sta facendo discutere. I marchi storici europei sembrano più orientati a investire in aree più floride del mondo dove potrebbe essere necessario garantire un maggior supporto. Un portavoce del marchio teutonico ha annunciato:

“Abbiamo ridefinito le priorità di tutte le nostre attività. Questa iniziativa fa seguito all’avvertimento sui profitti emesso un mese fa. Pertanto, è stata presa la decisione di non partecipare al Salone dell’Auto di Parigi. Tuttavia, si tratta di una decisione valida solo per quest’anno: non stiamo mettendo in discussione la nostra partecipazione ad altre fiere”.

Positive le performance delle vetture elettriche

Nei primi sei mesi sono state vendute 50.410 unità dei marchi BMW e Mini, suddivise in 40.684 BMW (+2,4%) e 9.726 Mini (+25,6%). Le EV hanno toccato quota 4.232 unità, in crescita del 14,3%. Anche le automobili elettrificate BMW hanno fatto un balzo in avanti (+39,2%) e hanno raggiunto le 6.838 unità. Nel primo semestre anche BMW Motorrad ha mantenuto sia la leadership nel mercato premium sia nei segmenti oltre 500cc e oltre 750cc con 9.702 (-3,2%) moto e scooter.

Lo scorso mese è stato in linea con i numeri di giugno 2025. Sono state immatricolate 8.003 unità dei brand BMW e Mini (-0,3%). La Casa dell’Elica ha marcato le 6.431 unità (-3,9%), mentre il brand Mini con 1.572 esemplari ha registrato un +17,5%. Si sono confermati i numeri positivi delle EV a livello di Gruppo con 1.112 (889 BMW e 223 Mini) unità nel mese (+62,3%), mentre le elettrificate sono calate (-28,5%), raggiungendo le 876 unità del marchio BMW. In Europa il marchio bavarese piace e vende come sempre, tuttavia tutto questo non basterebbe più per la presenza fissa nel Salone di Parigi.

Sorpassometro, come funziona il sistema che può far scattare multe fino a 1.300 euro

Il panorama dei controlli stradali in Italia si è arricchito di uno strumento tecnologico sempre più diffuso e temuto dagli automobilisti: il sorpassometro. Questo sistema elettronico è stato progettato con l’obiettivo specifico di individuare i sorpassi vietati e altre manovre irregolari, operando efficacemente anche in assenza di una pattuglia delle forze dell’ordine sul posto.

A differenza dei comuni sistemi di controllo, il sorpassometro non agisce come un semplice autovelox volto a misurare la velocità, ma si concentra sulla documentazione visiva di manovre effettuate in violazione della segnaletica e delle norme del Codice della Strada.

Tecnologia e funzionamento

Il funzionamento del sorpassometro si basa su un’architettura tecnologica complessa che integra telecamere e sensori posizionati strategicamente lungo la carreggiata. Questi dispositivi registrano costantemente ciò che avviene sulla strada, focalizzandosi in particolare su tratti critici dove la manovra di sorpasso risulta particolarmente pericolosa o è esplicitamente vietata, come in presenza di una linea continua.

Un aspetto fondamentale che distingue questo strumento da altri dispositivi automatici è la gestione della violazione. Il sorpassometro, infatti, non “decide” autonomamente l’erogazione di una multa. Il sistema si limita ad acquisire e registrare il filmato della sospetta infrazione; successivamente, tale documentazione video viene analizzata e verificata dagli agenti di polizia. Solo dopo che un operatore umano ha accertato l’effettiva irregolarità della manovra, si procede alla redazione del verbale. Questo rende la documentazione video l’elemento centrale e probatorio di ogni accertamento.

Sanzioni pesanti

Per chi viene colto in fallo dal sorpassometro, le conseguenze economiche e amministrative possono essere estremamente severe. A seconda della gravità dell’infrazione commessa, le sanzioni pecuniarie possono superare i 1.300 euro. Oltre all’esborso monetario, il Codice della Strada prevede pesanti ripercussioni sulla patente di guida: la decurtazione può arrivare fino a 10 punti e, nei casi più gravi o in caso di recidiva, è prevista anche la sospensione della patente.

È importante notare che la sanzione può variare in base alla specifica violazione contestata. Ad esempio, il semplice superamento della striscia longitudinale continua, se non configura un vero e proprio sorpasso pericoloso, può comportare una multa più contenuta e una minore perdita di punti. Per tale ragione, gli esperti consigliano di verificare sempre con precisione quale norma del Codice della Strada sia stata citata nel verbale.

Il diritto al ricorso

Ricevere una multa tramite sorpassometro non significa necessariamente non avere margini di difesa, sebbene il ricorso non possa basarsi sulla mera assenza di una pattuglia visibile. Gli automobilisti possono contestare il verbale verificando elementi concreti come la regolarità del dispositivo, la correttezza della descrizione della violazione e, soprattutto, la segnaletica stradale.

Proprio sulla segnaletica si sono concentrate molte discussioni legali, poiché i cartelli che indicano il controllo potrebbero non essere sempre precisi nell’indicare l’inizio e l’estensione del tratto monitorato. Un caso emblematico si è verificato nel maggio 2026, quando un giudice di pace ha annullato un verbale relativo a un dispositivo installato ad Acquappesa, aprendo un dibattito sulla legittimità di alcuni accertamenti. Tuttavia, resta fondamentale valutare ogni caso singolarmente e rispettare i termini legali per l’impugnazione.

La presenza del sorpassometro introduce un livello di vigilanza elettronica che invita a una guida più prudente. La regola d’oro per ogni conducente rimane quella di rispettare sempre la segnaletica, evitando manovre azzardate anche quando la strada appare libera, poiché la tecnologia consente oggi di documentare le infrazioni in modo inoppugnabile.

Aumentano le vendite di mappe cartacee, il fenomeno controcorrente

C’era una volta il piacere di perdersi e ritrovarsi attraverso lo studio di una mappa. In un mondo che corre veloce la tendenza potrebbe sembrare vetusta, ma c’era un piacere infinito nel toccare con mano la strada che si sarebbe dovuta affrontare per raggiungere la destinazione. Oggi tramite lo smartphone e i sistemi di infotainment tutti noi abbiamo trovato il modo di orientarci con estrema facilità.

Basta un click per scoprire il traffico in tempo reale, eventuali autovelox e calcolare l’orario di arrivo. Ma per fortuna c’è chi sta tornando a un articolo che sembrava essere completamente sparito dal vano portaoggetti delle auto moderne. La mappa cartacea, esattamente come altri prodotti amati dai boomer, sta rivivendo una fase di splendore.

Nostalgia canaglia

In base a quanto annunciato dall’associazione automobilistica olandese “ANWB”, c’è una domanda crescente di mappe stradali stampate, sebbene sia sempre maggiore la diffusione di Google Maps e Waze. Un portavoce della società, in occasione di un servizio della tv pubblica “NOS”, ha annunciato che la quantità di richieste delle mappe cartacee continua a essere rilevante.

In molti preferiscono il cartaceo perché garantisce una visione d’insieme del percorso e dei punti di interesse lungo la strada, rappresentando un’affidabile soluzione di riserva quando la batteria del telefono termina o il navigatore ha problemi tecnici. Va detto che in Olanda le mappe ANWB vengono distribuite gratuitamente ai soci, stampate in due milioni di copie e aggiornate ogni due anni. Google aggiorna le mappe di continuo, ma il fascino old school del cartaceo continua a fare la differenza.

In base allo studio portato avanti da “NPD”, negli Stati Uniti le vendite di mappe e atlanti hanno raggiunto 1,8 milioni di unità, con una crescita del 20% rispetto all’anno precedente, mentre l’American Automobile Association ha stampato il 123% di mappe in più nello stesso periodo. In Europa la destinazione più battuta nelle ricerche è quella che attraversa Francia, Belgio e Lussemburgo, seguita dalla Germania, mentre cresce l’interesse per la fresca Scandinavia. Chi è attento alla privacy desidera continuare a usare le mappe tradizionali, evitando di essere tracciato o archiviato da sistemi che in ogni caso monitorano ogni spostamento.

Trend mondiale

Nel Regno Unito “Ordnance Survey”, l’ente cartografico nazionale, ha mostrato un incremento delle vendite di mappe personalizzate del 144% in un solo anno, seguito da un ulteriore 28% l’anno successivo. Tony Rodono, proprietario di “The Map Shop”, un negozio specializzato aperto da trent’anni a Charlotte, in Carolina del Nord, ha analizzato come i clienti americani vogliano mappe aggiornate. Sarebbero tanti gli scettici nei confronti del GPS, favorevoli al caro vecchio cartaceo. Nei passi di montagna o in parchi naturali, dove manca il segnale, la carta batte la batteria e ci sono ancora tanti luoghi sul pianeta dove gli aggiornamenti software non possono risultare così immediati.

Spostandoci nel Regno Unito è il negozio storico di “Stanfords” ad assicurare che internet non ha spazzato via il mercato delle vecchie cartine, ma le possibilità convivono alla grande. Va detto che Google Maps copre oltre il 75% delle strade del mondo e, in base alle stime di “Grand View Research”, l’intero settore varrebbe 19,7 miliardi di dollari nel 2023, con una traiettoria che punta a superare i 54 miliardi entro il 2030.

Confonde i pedali, termina la corsa sfondando una macelleria con l’auto

Teatro della vicenda è Saint-Gaudens, un comune transalpino di 11.753 abitanti, situato nel dipartimento dell’Alta Garonna, nella regione dell’Occitania. Al volante un ottantenne che ha accidentalmente sfondato la vetrina di una macelleria dopo aver confuso il pedale del freno con quello dell’acceleratore.

La notizia è stata riportata da Actu.fr e, in base alle ricostruzione, per fortuna l’azione non ha portato a conseguenze drammatiche, perché nessuno è rimasto ferito, ma i danni per il negoziante sono stati importanti in una fase cruciale della stagione estiva.

Il botto contro la vetrina

In preda al panico l’automobilista ha dato gas e distrutto la vetrina della macelleria prima di fermarsi all’interno. La facciata è finita in pezzi e parte dell’attrezzatura del negozio è stata pesantemente danneggiata. Diversi clienti e dipendenti, presenti nel negozio al momento dell’impatto, hanno evitato la traiettoria della vettura. Sarebbe potuta essere una tragedia, ma le persone presenti sono state molto reattive e si sono messe al riparo appena hanno sentito l’impatto dell’auto contro la vetrina.

La vicenda ci permette di analizzare anche il processo di rinnovo delle patenti che, spesso anche alle nostre latitudini, avviene con troppa superficialità. La guida è un’attività che richiede molta attenzione e, con il passare degli anni, le regole del rinnovo dovrebbero risultare sempre più rigide. Per gli ultra ottantenni, la questione assume ancor più importanza, poiché l’invecchiamento può portare a una serie di problematiche quali il rallentamento dei riflessi, la diminuzione dell’acuità visiva e anche altri problemi di salute possono influire sulla guida.

Negli ultimi anni in Italia ci sono stati diversi gravi incidenti stradali, alcuni con esiti mortali, causati da automobilisti ultraottantenni. In un Paese con una età media tra le più alte del mondo occorre prendere con estrema serietà la questione. Nel 2024 il tasso di mortalità stradale più elevato si è marcato nella fascia d’età tra gli 85 e gli 89 anni, con 103,8 decessi ogni milione di abitanti.

Il rinnovo della patente per gli anziani

In Italia, chi ha superato gli 80 anni di età può continuare a guidare ciclomotori e veicoli per i quali sia richiesta la patente A1, A, B1, B a condizione che si sottoponga a una visita medica biennale presso un medico monocratico, dove deve essere accertata la persistenza dei requisiti fisici e psichici necessari per la guida. Dopo aver sostenuto gli oneri della visita medica, che sono a carico dell’interessato, in caso di risultati positivi la validità della patente rinnovata vale 2 anni per gli ultra ottantenni.

Il decreto legge sulle “semplificazioni” del 2012 ha abrogato l’obbligo di sottoporsi a visita specialistica presso le Commissioni mediche locali, stabilendo l’accertamento dei requisiti psico-fisici presso il medico monocratico. La valutazione dei requisiti psico-fisici è fondamentale per garantire che la guida avvenga in condizioni di sicurezza, soprattutto per la salvaguardia degli altri automobilisti. La sicurezza è una priorità assoluta della Commissione europea ed è giusto applicare misure per limitare incidenti ed eventi drammatici che avvengono periodicamente sulle nostre strade. Le Associazioni dei consumatori e i sindacati dei pensionati invitano alla prudenza perché la mobilità su gomma deve rimanere un diritto di ogni anziano in salute.

Dal telo sul sedile alle infradito, gli errori estivi che possono costare caro

Con l’arrivo della stagione estiva e dei grandi spostamenti verso le località balneari, molti automobilisti tendono ad adottare uno stile di guida più rilassato per sfuggire al caldo o evitare lo stress delle code. Tuttavia, esistono alcuni comportamenti, spesso ritenuti innocui o semplicemente pratici, che nascondono rischi elevatissimi per l’incolumità fisica, oltre a esporre a sanzioni pesanti e complicazioni con le compagnie di assicurazione.

Il braccio fuori dal finestrino

Un classico dell’estetica vacanziera è guidare con il braccio appoggiato fuori dal finestrino. Sebbene non esista un divieto assoluto espresso, le Forze dell’Ordine possono sanzionare questo gesto basandosi su due norme del Codice della Strada. L’articolo 141 punisce il mancato controllo del veicolo, ricordando che il conducente deve sempre essere in grado di compiere manovre in sicurezza (multa da 42 a 173 euro e decurtazione di un punto). Inoltre, l’articolo 169 vieta la sporgenza di parti del corpo che aumentino l’ingombro laterale del mezzo, con sanzioni che possono arrivare a 344 euro.

Il pericolo nascosto del telo da spiaggia

Uno degli errori più gravi e diffusi è quello di stendere un asciugamano in spugna sul sedile per proteggere il rivestimento dal costume bagnato o dal calore. Questa abitudine altera drasticamente la dinamica biomeccanica dei sistemi di sicurezza dell’auto. Il rischio principale è il cosiddetto “effetto submarining”: la spugna annulla l’attrito tra corpo e sedile, facendo sì che, in caso di impatto, il passeggero scivoli sotto la cintura di sicurezza.

Le conseguenze possono essere letali: la cintura addominale, invece di bloccarsi sulle ossa del bacino, comprime gli organi interni come fegato, milza e intestino, causando emorragie gravissime. Inoltre, il telo può interferire con i sensori di postura che regolano l’attivazione degli airbag. Oltre al danno fisico, l’uso dell’asciugamano può comportare una riduzione del risarcimento assicurativo per “concorso di colpa”, qualora i periti dimostrino che l’uso del telo ha aggravato le lesioni.

Calzature e visibilità

Un altro tema complesso riguarda la guida con infradito o a piedi nudi. Sebbene non sia più vietato dal 1993, se una calzatura inadatta causa una guida incerta o rimane incastrata sotto un pedale, si applica l’articolo 141 sul mancato controllo del mezzo. Il rischio maggiore in questo caso è la rivalsa assicurativa: dopo un incidente, la compagnia potrebbe pagare il danno per poi richiedere l’intera cifra al conducente, sostenendo che fosse impedito nei movimenti dalle ciabatte.

Anche la pulizia del veicolo è fondamentale per la legge. Guidare con il parabrezza coperto da troppi moscerini viola gli articoli 71 e 79 del Codice della Strada, esponendo a una multa fino a 344 euro a causa della ridotta visibilità.

La “trappola” dell’aria condizionata in sosta

Infine, un comportamento sanzionato molto severamente è la sosta con il motore e l’aria condizionata accesi in zone abitate. Secondo l’articolo 157 del CdS, questa pratica finalizzata a mantenere l’auto fresca mentre si è fermi comporta una multa che varia da 223 a 444 euro. È importante sottolineare che la norma punisce la sosta prolungata e non la semplice fermata, come quella necessaria per far scendere un passeggero o durante l’attesa a un semaforo rosso.

Godersi le vacanze significa anche mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza stradale, evitando automatismi che potrebbero trasformare un momento di relax in un grave pericolo per sé e per gli altri.

Monopattini, scatta l’obbligo di assicurazione Rc ma restano due limiti

Dal 16 luglio 2026 i monopattini elettrici sprovvisti di assicurazione non possono più circolare sulle strade italiane. Dopo il casco obbligatorio e l’introduzione del contrassegno identificativo, la riforma della micromobilità arriva così al passaggio più delicato. La legge impone una vera polizza di responsabilità civile dei veicoli, appartenente al ramo 10 e costruita secondo le regole della Rc auto.

Il contratto deve identificare il monopattino attraverso il codice del cosiddetto targhino. Alla registrazione cartacea si affianca poi il collegamento telematico con le banche dati della Motorizzazione civile e dell’Ania, senza il quale la copertura non risulta verificabile dagli organi di polizia.

La svolta rafforza la posizione di pedoni, ciclisti, automobilisti e altri utenti danneggiati. Chi subisce un incidente può infatti rivolgersi alla compagnia del responsabile, contando sui medesimi massimali minimi applicati ad auto e motocicli. Il nuovo impianto non nasce però privo di zone grigie. Per almeno due anni i sinistri causati dai monopattini rimarranno fuori dal sistema del risarcimento diretto. Un secondo problema riguarda il Fondo di garanzia per le vittime della strada: la sua operatività è stata annunciata da una circolare ministeriale mentre il richiamo legislativo alle norme assicurative coinvolge espressamente un titolo diverso del Codice delle assicurazioni.

Dal casco all’assicurazione

Il percorso è cominciato con la legge 177 del 25 novembre 2024. L’articolo 14 ha esteso a tutti i conducenti l’obbligo del casco e introducendo contrassegno e Rc. Una parte della riforma ha prodotto effetti immediati. Per targa e assicurazione, al contrario, sono serviti diversi provvedimenti attuativi, una piattaforma informatica dedicata e il collegamento tra i sistemi della Motorizzazione civile, dell’Ania e delle compagnie.

La legge 177 stabilisce che i monopattini a propulsione prevalentemente elettrica non possano essere posti in circolazione senza la copertura per la responsabilità civile verso terzi prevista dall’articolo 2054 del Codice civile. Lo stesso comma dispone l’applicazione del Titolo X del Codice delle assicurazioni private. Il contrassegno identificativo è diventato operativo dal 17 maggio 2026, secondo la decorrenza indicata negli atti ministeriali. La Rc è arrivata due mesi dopo: le difficoltà tecniche segnalate dall’Ania hanno spinto Mimit e Mit a fissare l’avvio al 16 luglio, concedendo alle imprese sessanta giorni per completare l’adeguamento informatico.

Prima della riforma un proprietario poteva proteggersi con una garanzia per la responsabilità civile personale, in genere inserita nella polizza del capofamiglia. La copertura interveniva se le condizioni contrattuali comprendevano anche i danni provocati durante l’uso del monopattino.

Quel contratto non era obbligatorio e non offriva tutte le garanzie riservate dalla legge alle vittime di un incidente stradale. Dal 16 luglio per rispettare l’obbligo serve una Rc auto riferita al singolo mezzo e collegata al suo codice identificativo. Una polizza famiglia può continuare a coprire gli altri rischi della vita privata compresi nel contratto ma senza sostituire l’assicurazione imposta dalla riforma.

Contrassegno prima, assicurazione dopo

La sequenza operativa parte dall’identificazione. Senza contrassegno la compagnia non dispone del codice da associare al contratto mentre la banca dati non può collegare con certezza mezzo, proprietario e polizza. Il cosiddetto targhino non equivale alla targa automobilistica. Non comporta immatricolazione, carta di circolazione o iscrizione al Pubblico registro automobilistico. Si tratta di un supporto adesivo, plastificato, non rimovibile e dotato di una combinazione alfanumerica univoca.

La richiesta si presenta tramite il Portale dell’automobilista, accedendo con Spid di secondo livello o carta d’identità elettronica. Il cittadino sceglie dove ritirare il contrassegno, paga attraverso PagoPA e completa l’associazione con il proprio codice fiscale. Ritiro e pratica possono passare da un ufficio della Motorizzazione civile oppure da uno studio di consulenza automobilistica,

Il contrassegno è collegato al proprietario e non può essere trasferito insieme al mezzo. In caso di vendita, il cedente deve rimuoverlo e chiederne la cancellazione. Da parte sua l’acquirente deve ottenere un nuovo codice e stipulare o aggiornare la copertura. Furto e smarrimento del targhino o del monopattino richiedono una denuncia entro 48 ore. Gli estremi della segnalazione vanno poi inseriti nella piattaforma così da cancellare l’identificativo non più utilizzabile.

Chi deve stipulare la polizza

L’obbligo ricade sul proprietario del monopattino. La copertura segue il veicolo identificato mentre le condizioni contrattuali determinano quali conducenti possano utilizzarlo senza esporre il contraente a una rivalsa. Anche un ragazzo di almeno 14 anni può risultare intestatario del contrassegno e della polizza. La domanda e la stipula devono però essere curate da un genitore o da chi esercita la responsabilità genitoriale.

La possibilità di intestare il contratto a un minorenne non va confusa con una copertura automatica per tutti i componenti della famiglia. Quando genitori e figli usano lo stesso mezzo bisogna controllare se la formula consenta la guida libera oppure preveda un conducente esclusivo.

Le compagnie non possono rifiutare la copertura

L’applicazione del Titolo X porta con sé l’obbligo a contrarre previsto dall’articolo 132 del Codice delle assicurazioni. Dal 16 luglio le imprese autorizzate a operare nel ramo 10 devono formulare un’offerta a chi richiede una Rc per monopattino, nel rispetto delle tariffe e delle condizioni predisposte.

Non esiste un prezzo amministrato. Ogni compagnia costruisce il premio sulla base dei propri criteri, delle caratteristiche del proprietario, della formula di guida e delle garanzie richieste. Il settore non possiede ancora una serie storica completa sulla frequenza dei sinistri, sul costo medio dei danni e sul comportamento assicurativo dei proprietari.

La garanzia tutela i terzi danneggiati dall’uso del mezzo. Rientrano nel perimetro, nei limiti delle responsabilità accertate, le lesioni provocate a pedoni o altri utenti, i danni alle automobili, alle biciclette, agli arredi urbani e agli oggetti appartenenti a soggetti estranei. I massimali minimi sono gli stessi della Rc auto tradizionale: 6,45 milioni di euro per i danni alle persone e 1,3 milioni per quelli alle cose. Le

Il danneggiato dispone dell’azione diretta prevista dall’articolo 144. Può quindi chiedere il pagamento alla compagnia che assicura il responsabile senza dover inseguire soltanto il patrimonio personale di proprietario e conducente. Le clausole interne del contratto, come una franchigia o un’ipotesi di rivalsa, non possono essere opposte alla vittima per negarle il risarcimento. Dopo avere pagato il terzo l’impresa può però recuperare dall’assicurato le somme nei casi contemplati dalla polizza.

Primo limite: niente risarcimento diretto per almeno due anni

La prima limitazione riguarda il meccanismo con cui vengono liquidati i danni. Nel settore automobilistico, quando ricorrono le condizioni previste, l’assicurato non responsabile presenta la richiesta alla propria compagnia. Quest’ultima paga per conto dell’impresa del danneggiante e regola in un secondo momento i rapporti economici attraverso il sistema Card.

Per i monopattini il risarcimento diretto non parte insieme all’obbligo assicurativo. È stato disposto un periodo transitorio non inferiore a due anni durante il quale l’Ivass raccoglierà dati su polizze, incidenti e costi delle liquidazioni. La prima rilevazione avrà come riferimento il 31 dicembre 2026 con le verifiche che proseguiranno ogni sei mesi. Solo dopo la costruzione di uno specifico forfait nazionale potrà diventare operativo il sistema per questa categoria di veicoli.

Durante la fase transitoria si applica la procedura ordinaria dell’articolo 148. Chi subisce un danno causato da un monopattino deve inviare la richiesta alla compagnia del responsabile, indicando dinamica, soggetti coinvolti, cose danneggiate, eventuali testimoni e documentazione medica. I termini per l’offerta sono di 60 giorni per i danni alle cose e di 90 giorni per le lesioni personali. Il primo termine scende a 30 giorni quando entrambi i conducenti sottoscrivono il modulo Cai, secondo le indicazioni IVASS sulle richieste di risarcimento.

L’esclusione temporanea solleva anche una questione giuridica. Gli articoli 149 e 150 appartengono al Titolo X richiamato dalla legge mentre la sospensione nasce da una circolare e non da una modifica legislativa. La scelta risponde a un problema operativo, ma la gerarchia delle fonti potrebbe alimentare contestazioni nei casi concreti.

Secondo limite: il raccordo incerto con il Fondo di garanzia

Che cosa accade se il monopattino non è assicurato, fugge senza essere identificato oppure risulta coperto da un’impresa insolvente? Per gli altri veicoli interviene nei casi previsti il Fondo di garanzia per le vittime della strada gestito da Consap.

Il testo legislativo presenta però un raccordo imperfetto. La legge 160 del 2019, come modificata dalla riforma, richiama espressamente il Titolo X del Codice delle assicurazioni. Le norme sul Fondo sono collocate nel Titolo XVII, come mostra il testo aggiornato del Codice pubblicato dall’IVASS. Non significa che Consap abbia annunciato di respingere i sinistri. Al contrario, la linea ministeriale indica l’operatività del Fondo dalla stessa data dell’obbligo assicurativo. Rimane però una debolezza nel coordinamento tra la norma primaria e l’atto amministrativo che ne guida l’applicazione.

Il problema non è soltanto teorico. In presenza di danni gravi, un contenzioso sull’esatta base giuridica dell’intervento potrebbe allungare i tempi e aumentare l’incertezza per le vittime. In via generale il Fondo interviene quando il veicolo responsabile non è identificato, non risulta assicurato, circola contro la volontà del proprietario oppure è coperto da un’impresa sottoposta a liquidazione.

Multa da 100 a 400 euro per chi circola senza Rc

La riforma prevede una sanzione per la circolazione senza assicurazione o contrassegno. L’importo varia da 100 a 400 euro e si applica anche quando il targhino non è visibile, risulta alterato o contraffatto oppure non sono stati aggiornati i dati del proprietario.

Il pagamento ordinario in misura ridotta è pari a 100 euro. Versando entro cinque giorni dalla contestazione, quando ricorrono le condizioni dell’articolo 202 del Codice della Strada, la cifra scende del 30% e arriva a 70 euro. Quest’ultimo importo non deve essere confuso con le violazioni tecniche sanzionate da 200 a 800 euro. In quel caso la riduzione del 30% sul minimo porta la somma a 140 euro, non a 70.

Per l’assenza della Rc del monopattino non si applica il trattamento previsto dall’articolo 193 per automobili e motocicli. La disciplina speciale contempla una multa più contenuta e non dispone il sequestro amministrativo collegato alla mancanza di assicurazione degli altri veicoli. Restano ferme le misure più severe legate a situazioni differenti, come la circolazione con dispositivi aventi caratteristiche tecniche incompatibili con la categoria dei monopattini.

Oltre tre milioni di robotaxi in arrivo nei prossimi anni, sviluppo irrefrenabile

Il mondo dell’automotive 2.0, fuori dai nostri confini, sta viaggiando a ritmi forsennati. Il trend tecnologico sta rendendo possibile quello che fino a qualche anno fa sarebbe risultato impensabile. Negli Stati Uniti e in Cina un numero sempre maggiore di persone si stanno spostando a bordo di vetture senza autisti.

Il report “Here at Last: The Evolution of the Robotaxi” di Boston Consulting Group ha mostrato i numeri di un boom che appare inarrestabile: la flotta mondiale di veicoli a guida autonoma potrebbe superare il milione di unità entro il 2035, con il raggiungimento di tre milioni nello scenario più ottimistico. Si tratterebbe di una rivoluzione che potrebbe impattare anche nella vita professionale dei tassisti.

Progresso in Cina

Entro il 2035 il Paese del Dragone Rosso dovrebbe arrivare a circa 850mila robotaxi sulle strade, mentre negli Stati Uniti ne circoleranno 350.000. La quota in Europa? Intorno alle 120mila unità. Come al solito il Vecchio Continente viaggerebbe con il freno a mano tirato rispetto alle altre super potenze mondiali in materia di sviluppo tecnologico, normativo e infrastrutturale. Negli Stati Uniti e in Cina i servizi sono già operativi e stanno aprendo nuovi scenari, accumulando dati.

Per un quadro normativo chiaro sulla guida autonoma, un progresso nel software di mappatura digitale e nella gestione in tempo reale delle flotte su strada, occorrerà del tempo. Sembra logico che una cosa è guidare tra le strade tortuose e anguste italiane e un’altra è affrontare le vie di Pechino o i quartieri di Austin. Le difficoltà sul nostro territorio sono triplicate anche per un minor rispetto delle norme del Codice della Strada e per percorsi ricchi di ostacoli.

Tesla sta continuando a sperimentare soluzioni all’avanguardia. Per impostare un servizio di robotaxi devono esserci investimenti che oscillano tra 15 e 30 milioni di dollari, oltre alle pratiche burocratiche e l’allestimento infrastrutturale in Europa, mentre negli Usa e in Cina tutto avviene in modo piuttosto rapido. I costi operativi attuali, che in alcuni casi superano i 7-8 euro al km, sono ancora lontani dal diventare popolari. Il report di Boston Consulting Group assicura che questa cifra possa diventare abbordabile e abbassarsi fino a circa 0,70-0,80 euro/km. La diffusione futura dei robotaxi potrebbe portare fino a 900mila auto private in meno nelle metropoli e un minor numero di incidenti.

Tesla ha lanciato il suo primo servizio di robotaxi

Ufficio Stampa Tesla

Arrivano i robotaxi di Tesla: avviato il servizio

Questione di mentalità

In Asia c’è una cultura dell’automotive molto diversa con una clientela pronta al cambiamento. In Cina il 60% degli utenti si dichiara pronto ad affrontare un percorso senza nessuno al volante, in Europa e Stati Uniti la quota non supera il 30-35%. La fiducia europea potrebbe salire oltre il 45% entro il 2030, sostenuta dalla progressiva dimostrazione di sicurezza e affidabilità dei sistemi. Waymo ha iniziato i primi test in Inghilterra a Londra, mentre Baidu si sta cimentando negli spostamenti in Svizzera.

Quando arriveranno i robotaxi in Italia? Non prima di 10 anni potrebbero diventare operativi su alcuni territori. Dopo il Medio Oriente, le aziende cinesi stanno tenendo d’occhio il mercato europeo, ma alle nostre latitudini si imbatterebbero in limiti burocratici e sistemi di monitoraggio piuttosto restrittivi. I cinque punti, secondo BCG, su cui si baserà la tecnologia sono i seguenti: la gestione dei tempi e dei costi di ingresso nei mercati, la capacità di scalare le operazioni, la selezione delle città in cui operare, il livello di accettazione degli utenti e la sostenibilità economica a lungo termine del modello di business.

Volkswagen, il consiglio ha bocciato le chiusure: al via il piano B

Dietro il comunicato ufficiale di qualche giorno fa, quello sul piano per il risanamento del gruppo senza chiusure di stabilimenti, si nasconde una bocciatura al consiglio di sorveglianza. Oliver Blume, il CEO del Gruppo Volkswagen, non ha scelto liberamente un approccio meno traumatico. Il risultato è che Wolfsburg si trova in una situazione delicata. Il piano A è caduto, il piano B è per forza meno incisivo e i problemi strutturali che avevano spinto Blume a proporre misure drastiche non sono spariti nel frattempo.

Il no del consiglio

A sbarrare la strada al CEO è stata la storica “Legge Volkswagen“, una norma che richiede una maggioranza qualificata dei due terzi per le decisioni più drastiche, concedendo di fatto un potere di veto ai sindacati e al Land della Bassa Sassonia. Non è una novità: questa legge esiste da decenni ed è parte integrante del modello di governance del gruppo. Ma è una norma che si sente soprattutto quando si tenta di fare ciò che Blume aveva in mente: chiudere quattro stabilimenti tedeschi e tagliare 100.000 posti di lavoro in modo accelerato.

Daniela Cavallo, presidente del consiglio di fabbrica, ha guidato l’opposizione interna insieme al ministro Olaf Lies, diventando di fatto il volto della resistenza dei lavoratori. Il fronte sindacale ha tenuto, e Blume si è trovato con le mani legate proprio sul punto su cui puntava di più. Per tentare di ricucire lo strappo con i dipendenti, il CEO è atteso a Wolfsburg il 25 agosto e negli stabilimenti di Zwickau ed Emden il giorno seguente. Più di ottanta domande formali sono già arrivate dai lavoratori, che vogliono risposte su un futuro che sembra molto meno stabile di quanto fosse anche solo tre anni fa.

Via al piano leggero

Con le chiusure degli stabilimenti fuori portata Blume ha ripiegato su misure che non richiedono il voto qualificato del consiglio. Misure comunque significative, ma diverse nel metodo e nell’impatto immediato. La gamma dei modelli attualmente in produzione, circa 150, verrà dimezzata. La complessità delle varianti e delle personalizzazioni sarà ridotta del 75%. È una razionalizzazione che taglia costi interni e semplifica la produzione, ma che non richiede di spegnere le luci di nessuna fabbrica.

L’obiettivo è recuperare il 20% delle spese generali di gruppo per tornare competitivi, specialmente sul fronte della concorrenza cinese che negli ultimi anni ha eroso quote di mercato sia in Europa che nei mercati asiatici dove Volkswagen era storicamente forte. Anche la capacità produttiva globale verrà ridimensionata, scendendo dai 12 milioni di veicoli all’anno dell’era pre-pandemia a 9 milioni. La pressione degli investitori rimane alta: il titolo è crollato ai minimi degli ultimi 16 anni e l’utile netto è sceso del 28% nell’ultimo trimestre. Le famiglie Porsche e Piëch, che controllano ancora una quota rilevante del gruppo, non sono rimaste a guardare in silenzio.

La questione degli esuberi non è sparita con la bocciatura del piano: le stime parlano di una cifra compresa tra 100.000 e 140.000 posti a rischio entro il 2030, che rappresenterebbe circa il 20% della forza lavoro globale del gruppo. Blume ha cominciato a parlare di “soluzioni più intelligenti” rispetto alle chiusure dirette, tra cui la riconversione di alcuni siti verso attività industriali diverse, ma i contorni di questo piano alternativo restano ancora molto vaghi.