Autovelox, Salvini: “In Italia sono 3.305, spenti quelli irregolari”

Il 23 luglio 2026 segna una data spartiacque per la gestione della sicurezza stradale in Italia. Durante il question time al Senato, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha annunciato un’imponente operazione di riordino che ha portato allo spegnimento di migliaia di dispositivi per il rilevamento della velocità.

In poche parole: gli autovelox. L’obiettivo dichiarato non è eliminare i controlli, ma ricondurli a una logica di trasparenza e utilità reale, eliminando quegli strumenti percepiti dai cittadini più come “trappole” per fare cassa che come presidi di sicurezza.

Una riforma attesa da decenni

L’intervento legislativo mira a colmare un vuoto normativo e una frammentazione che duravano da oltre tre decenni. Come sottolineato dal ministro durante l’audizione, “abbiamo lavorato a lungo con gli enti locali e con le associazioni e siamo arrivati, dopo trentaquattro anni, a mettere ordine in materia di autovelox”.

All’inizio dell’attuale mandato governativo, si ipotizzava la presenza di circa 10-11 mila dispositivi sul territorio nazionale; oggi, a seguito della verifica di rispondenza alle regole vigenti, ne risultano attivi solo 3.305.

Perché molti autovelox sono stati spenti

La decisione di disattivare una quota così massiccia di apparecchiature non è stata casuale, ma è scaturita dal mancato rispetto delle normative tecniche e di segnalazione. Il criterio seguito dal Ministero è stato chiaro: eliminare ciò che non era a norma. “Abbiamo semplicemente spento autovelox furbetti, mal segnalati o nascosti” ha precisato Salvini.

La filosofia alla base di questa scelta distingue nettamente tra la sanzione educativa e quella vessatoria. Il Ministero ribadisce infatti che i rilevatori di velocità sono “fondamentali come strumento di prevenzione e sanzione nelle zone assolutamente dimostrate a rischio”, ma non devono diventare strumenti impropri di prelievo fiscale qualora manchino i requisiti di visibilità e corretta indicazione per l’automobilista.

La mappa dei dispositivi disattivati

L’operazione di “pulizia” ha interessato l’intera penisola, con un impatto particolarmente significativo nelle regioni settentrionali e nelle grandi aree metropolitane. In termini regionali, la Lombardia guida la classifica con ben 144 autovelox disattivati, seguita dal Piemonte con 131 e dall’Emilia Romagna con 95. Anche il Veneto (84) e la Toscana (69) hanno visto una sensibile riduzione del numero di postazioni attive.

Scendendo lungo lo Stivale, i dispositivi spenti sono stati 33 nel Lazio, 16 in Liguria, 15 nelle Marche, 12 in Abruzzo, 9 nella provincia di Trento, 8 in Sicilia e 6 in Sardegna. Se si guarda alle singole città, il dato più eclatante arriva dalla città metropolitana di Milano, dove sono stati spenti ben 111 autovelox, mentre a Roma e Torino le disattivazioni sono state 28 per ciascuna città.

Oltre la velocità: la sicurezza stradale a 360 gradi

Il riordino degli autovelox si inserisce in un piano più ampio di sicurezza stradale che tocca altre criticità, come la gestione dei monopattini e i raduni clandestini. Per quanto riguarda i raduni automobilistici illegali, come quelli segnalati nell’area del Lago di Garda, il Ministero ha confermato un monitoraggio costante in collaborazione con l’Interno per contrastare condotte di guida pericolose in zone ad alto flusso turistico.

La nuova linea del Ministero punta a restituire credibilità agli strumenti di controllo. Riducendo il numero di autovelox a quelli strettamente necessari e regolamentari, si spera di aumentare l’accettazione sociale di tali misure, trasformandoli da “nemici” degli automobilisti a veri alleati della sicurezza stradale nei punti più critici del Paese.

Roma, scoperti 21 container pieni di moto rubate: tre arresti e due denunce

Il silenzio del quartiere Parioli, negli ultimi tempi turbato da una serie di furti di motociclette, ha trovato risposta in un’imponente operazione di polizia giudiziaria che ha svelato un complesso sistema di riciclaggio internazionale.

I Carabinieri della Compagnia Roma Parioli, supportati dai militari della Stazione di Ponte Galeria e in stretta collaborazione con il Gruppo e la Compagnia di Ostia, hanno inferto un colpo durissimo a un’organizzazione dedita alla ricettazione di veicoli a due ruote.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, si è conclusa con il fermo di tre cittadini stranieri e il sequestro di un vero e proprio “tesoro” meccanico pronto a lasciare il Paese.

La pista dei container a Ponte Galeria

L’attività investigativa, nata per contrastare i furti avvenuti nel quadrante nord della Capitale, ha condotto i militari fino a via della Magliana, in località Ponte Galeria. Qui, all’interno della sede di una società privata, i Carabinieri hanno individuato un’area di stoccaggio sospetta.

Un meticoloso servizio di osservazione ha permesso di accertare la presenza di ben 54 container, tutti locati a soggetti stranieri, che fungevano da base operativa per il transito della merce illecita. Dopo aver ottenuto il via libera dalla Procura, gli investigatori hanno proceduto all’apertura forzata dei moduli metallici, rivelando uno scenario inquietante.

In 21 dei container controllati erano stipate motociclette di varie cilindrate e una quantità enorme di parti di ricambio. Molti dei mezzi erano già stati smontati e accuratamente imballati, pronti per essere caricati e spediti illegalmente fuori dai confini dell’Unione Europea.

I responsabili e il materiale sequestrato

Durante il blitz, i Carabinieri hanno sorpreso sul posto i tre principali indiziati: tre uomini di 53, 28 e 54 anni, tutti senza fissa dimora e con precedenti penali specifici. Per loro è scattato il fermo con l’accusa di ricettazione e riciclaggio in concorso, provvedimento già convalidato dall’Autorità Giudiziaria. Altri due complici, di 50 e 54 anni, sono stati invece denunciati a piede libero per i medesimi reati.

All’interno dei moduli riconducibili ai tre fermati è stata accertata la presenza di numerosi mezzi di sicura provenienza illecita. Nei restanti container, legati ai soggetti denunciati, è stato invece rinvenuto materiale di dubbia origine e privo di elementi identificativi, sul quale sono tuttora in corso accertamenti tecnici volti a risalirne alla provenienza. L’intera area, comprensiva dei 21 container e del loro prezioso contenuto, è stata posta sotto sequestro.

Un’indagine ancora aperta

Il ritrovamento di questo “hub” logistico rappresenta solo un tassello di un mosaico più ampio. Le indagini dei Carabinieri proseguono ora su due fronti: da un lato, l’analisi dei veicoli sequestrati per identificare i legittimi proprietari e procedere alle restituzioni; dall’altro, la caccia a numerosi altri locatari stranieri dei restanti container che, al momento dell’operazione, sono risultati irreperibili.

L’operazione sottolinea l’efficacia del coordinamento tra le diverse componenti dell’Arma sul territorio romano, capace di risalire dal singolo furto di quartiere fino alle rotte internazionali del traffico di veicoli rubati. Resta inteso che, essendo il procedimento ancora nella fase delle indagini preliminari, i soggetti coinvolti devono considerarsi innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Cristian Volpato fermato per eccesso di velocità, drug test preliminare positivo

Due controlli in poco più di due ore, entrambi sullo stesso ponte e al volante della medesima BMW Coupé. È terminata con due multe e la sospensione della patente internazionale per sei mesi la notte brava di Cristian Volpato a Sydney.

Protagonista di buone prestazioni con la maglia della nazionale australiana ai Mondiali da poco terminati, l’attaccante del Sassuolo potrebbe veder precipitare la sua posizione. Tutto dipenderà da un secondo test antidroga, disposto dopo la presunta positività alla cocaina emersa durante il controllo preliminare.

Il test preliminare e gli esami ancora in corso

Il primo episodio risale alle 23:05 di giovedì 23 luglio, quando, riferiscono i media locali, Volpato percorreva l’Anzac Bridge a una velocità superiore di oltre 20 km/h rispetto al limite di 60. Fermato dagli agenti, il ventiduenne ha ricevuto una sanzione ed è stato sottoposto all’alcoltest, che non ha rilevato la presenza di alcol.

Poco dopo ha rifatto capolino sullo stesso tratto. Intorno all’1:10 di venerdì, la polizia ha intercettato la BMW a 109 km/h, quasi 50 oltre il limite, disponendo un’altra multa e la sospensione della patente, valida nel Nuovo Galles del Sud, che impedirà al 22enne di guidare nello Stato australiano per i prossimi sei mesi.

In occasione del secondo controllo, gli agenti hanno eseguito anche un test preliminare a bordo strada, dalla quale sarebbe emerso un esito positivo alla cocaina, ma la vicenda non può ancora dirsi conclusa. È stato infatti raccolto un altro campione di fluido orale, affidato al laboratorio per gli accertamenti necessari: fino al responso definitivo, l’indagine rimane aperta.

Stando ad alcuni media australiani, Volpato avrebbe effettuato anche un test indipendente, dal quale non sarebbero emerse tracce di cocaina. Ai fini dell’indagine conterà però il risultato del secondo campione raccolto dalla Polizia, ancora affidato alle analisi di laboratorio. Finora non è stata formulata alcuna accusa penale, mentre restano invece le due sanzioni per eccesso di velocità e la sospensione della patente internazionale per sei mesi.

Sulla BMW si conosce ancora meno: le fonti la descrivono soltanto come una coupé, senza precisare il modello o l’anno. Non sono state diffuse fotografie che consentano di riconoscerla e nemmeno le autorità hanno fornito maggiori dettagli.

La reazione di Football Australia

Football Australia ha confermato di conoscere le accuse rivolte a uno dei suoi giocatori e di aver contattato il diretto interessato. La federazione monitorerà gli sviluppi della vicenda, offrendo sostegno al calciatore nella fase degli accertamenti, e sulla stessa linea si è espresso il sindacato Professional Footballers Australia. Al momento né il Sassuolo né l’entourage di Volpato hanno rilasciato dichiarazioni.

Nato proprio a Sydney, il trequartista si era trasferito in Italia ancora adolescente. Dopo essere entrato nel settore giovanile della Roma, ha esordito in Serie A a 18 anni e nel 2023 è passato al Sassuolo. In precedenza aveva vestito le maglie delle Nazionali italiane Under 19 e Under 20.

Alla vigilia del Mondiale 2026 ha scelto di rappresentare l’Australia, raccogliendo tre presenze durante il torneo. Il ritorno nella città natale avrebbe dovuto accompagnare uno dei momenti migliori della sua giovane carriera, ma i due passaggi sull’Anzac Bridge complicano la situazione. Per conoscere la portata effettiva dell’accaduto resta da aspettare il responso del laboratorio.

Tesla FSD bocciato dalla Francia: dubbi su sicurezza e distrazione del conducente

Il dibattito sul futuro della guida autonoma nel Vecchio Continente ha subito una brusca frenata a causa della presa di posizione netta della Francia. Il governo di Parigi ha ufficialmente espresso la propria opposizione all’uso del software Full Self-Driving (FSD) di Tesla sulle strade dell’Unione Europea nella sua forma attuale. Questa decisione rappresenta il primo rifiuto pubblico da parte di un governo dell’Ue nei confronti di un’iniziativa guidata dai Paesi Bassi che mira ad approvare questa tecnologia in tutto il territorio comunitario.

Le ragioni del “no”: sicurezza e responsabilità

La motivazione centrale che ha spinto la Francia a porre questo limite risiede in profonde preoccupazioni legate alla sicurezza stradale. Attraverso una dichiarazione video, il Ministro dei Trasporti francese, Philippe Tabarot, ha puntato il dito contro due rischi specifici che il software comporterebbe: il rischio di eccesso di velocità e la potenziale disattenzione del conducente.

Secondo il governo francese, sebbene il sistema FSD rappresenti un indubbio progresso tecnologico, i compromessi richiesti in termini di sicurezza non sono ancora ritenuti accettabili. “In Francia crediamo che, mentre questo sistema apporta una serie di progressi tecnologici, i compromessi sulla sicurezza non siano ancora sufficienti a giustificare l’autorizzazione nella sua forma attuale” ha dichiarato esplicitamente Tabarot. Il timore è che il conducente umano, pur dovendo rimanere pronto a intervenire in ogni momento, possa essere indotto a un falso senso di sicurezza, riducendo i propri livelli di vigilanza necessari per gestire situazioni impreviste.

Un fronte europeo diviso

La posizione francese crea una spaccatura significativa all’interno dell’Unione Europea. Fino a questo momento, la tendenza sembrava favorevole a Tesla: l’autorità stradale dei Paesi Bassi (RDW) aveva infatti approvato in via provvisoria la tecnologia ad aprile 2026, spingendo nazioni come Belgio, Danimarca, Estonia e Lituania a fare lo stesso in vista di un possibile voto a livello europeo previsto per l’autunno.

Tuttavia, la Francia non è sola nel suo scetticismo. Tabarot ha accennato al fatto che altri Paesi europei condividono le medesime preoccupazioni, pur non nominandoli direttamente, sebbene fonti giornalistiche indichino che anche la Svezia potrebbe opporsi all’approvazione. Per Tesla, l’FSD è considerato un punto di vendita cruciale e un importante generatore di entrate, specialmente in un momento in cui le immatricolazioni del marchio in Europa stanno iniziando a riprendersi dopo il calo dell’anno precedente.

Cos’è il Full Self-Driving (FSD) e la replica di Musk

Per comprendere la portata del limite imposto, occorre definire la natura della tecnologia coinvolta. Il Full Self-Driving di Tesla è classificato come un sistema di assistenza alla guida capace di gestire autonomamente accelerazione, frenata e sterzata, ma che richiede obbligatoriamente che il conducente umano rimanga sempre vigile e pronto a riprendere il controllo del veicolo in qualsiasi momento.

La reazione di Elon Musk alla chiusura francese non si è fatta attendere. Attraverso una dichiarazione rilasciata sulla sua piattaforma social X, il CEO di Tesla ha criticato aspramente la posizione di Parigi, affermando che “ritardare l’approvazione dell’FSD in Francia costerà vite umane”, sostenendo implicitamente che la tecnologia sia già più sicura della guida puramente umana.

Prospettive future

Nonostante la ferma opposizione attuale, il dialogo non si è interrotto. Il Ministro Tabarot ha confermato che la Francia sta continuando le discussioni tecniche con i Paesi Bassi e altri Stati membri dell’Ue riguardo a questa tecnologia. La sfida resta quella di trovare un equilibrio normativo che permetta l’innovazione senza compromettere i rigidi standard di sicurezza stradale che la Francia, e una parte crescente dell’Europa, non sembrano disposti a negoziare.

Il Governo lancia il noleggio sociale: chi può avere un’auto nuova a 100 euro al mese

Il panorama dell’automotive italiano si arricchisce di una misura inedita che punta a coniugare la transizione ecologica con l’equità sociale. È stato presentato presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) il nuovo programma di noleggio sociale a lungo termine, un’iniziativa prevista dal Dpcm Automotive e illustrata dal Ministro Adolfo Urso insieme al Presidente dell’Automobile Club d’Italia (ACI), Geronimo La Russa.

L’obiettivo è duplice: da un lato accelerare il rinnovo del parco circolante nazionale per migliorare la sicurezza stradale e l’ambiente, dall’altro favorire l’accesso alla mobilità per le famiglie a basso reddito.

Una misura dal valore morale e sociale

Nelle parole del Ministro Urso, il noleggio sociale rappresenta una svolta sul piano “morale e sociale”. La misura è pensata specificamente per chi oggi non ha le risorse economiche per rottamare un’auto vecchia e inquinante e acquistarne una nuova. Grazie a questo programma sperimentale, tali soggetti potranno acquisire a noleggio un’auto sostenibile e più sicura. Il Governo ha inoltre assicurato che, in caso di successo della sperimentazione, verranno stanziate tutte le risorse necessarie per trasformare questa iniziativa in una politica industriale strutturale e più equa.

I dettagli tecnici: costi, durata e beneficiari

Il programma, che resterà attivo fino al 30 giugno 2030, è riservato alle persone fisiche con un ISEE inferiore a 30.000 euro. La formula proposta è estremamente accessibile: un contratto di noleggio a lungo termine della durata minima di 36 mesi con un canone sociale di soli 100 euro al mese (IVA inclusa).

Il contratto prevede un limite di percorrenza fissato a 12.000 chilometri annui. Un aspetto particolarmente interessante riguarda la conclusione del periodo di noleggio: al termine dei tre anni, il beneficiario avrà la possibilità di acquistare il veicolo usufruendo di uno sconto del 10% sul valore di mercato.

Veicoli ammessi e obbligo di rottamazione

Per accedere a questa agevolazione, la normativa impone requisiti stringenti sia sul veicolo in uscita che su quello in entrata. È infatti obbligatoria la rottamazione di un veicolo fino a Euro 4, che deve essere di proprietà del richiedente da almeno 12 mesi.

Per quanto riguarda l’auto da noleggiare, deve trattarsi di un veicolo nuovo, immatricolato in Italia e appartenente alla categoria M1 (autovetture). I requisiti ecologici prevedono un’omologazione almeno Euro 6 e un limite di emissioni di CO2 non superiore a 135 grammi per chilometro.

La strategia politica: stop agli “incentivi a pioggia”

La presentazione della misura è stata anche l’occasione per il Ministro Urso di ribadire un cambio di rotta nella politica degli incentivi. Il Ministro ha dichiarato che non verranno più utilizzati gli “incentivi a pioggia”, poiché in passato hanno finito per favorire l’acquisto di auto straniere, specialmente cinesi. L’obiettivo futuro è legare i sussidi al principio del “Made in Europe”: quando entrerà in vigore il nuovo regolamento europeo, gli incentivi potranno essere destinati esclusivamente ad auto con almeno il 70% di componentistica europea.

Urso ha inoltre sollevato una critica alle attuali regole dell’Unione Europea, sostenendo che senza un cambiamento a livello di Bruxelles, gli sforzi nazionali rischiano di essere inefficaci, paragonandoli al tentativo di “svuotare il mare con un secchiello”.

Come aderire: il “Click Day”

L’accesso al programma sarà gestito tramite un click day, come confermato dal Presidente dell’ACI, Geronimo La Russa. L’Automobile Club d’Italia, forte della sua storia ultra-secolare di vicinanza ai cittadini e ai servizi di mobilità, collaborerà attivamente alla riuscita dell’iniziativa per garantire che il contributo arrivi effettivamente a chi ne ha più bisogno.

Distributori carburanti, arriva la riforma: obbligo di colonnine e biocarburanti dal 2028

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera a quella che è stata definita dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, come una “svolta storica”: la riforma della rete di distribuzione dei carburanti. Inserito nel disegno di legge annuale per la Concorrenza 2026, il provvedimento punta a trasformare radicalmente il volto dei distributori italiani, accompagnandoli verso un futuro multimodale e meno dipendente dai combustibili fossili.

Razionalizzazione e riconversione

Il fulcro della riforma risiede nella razionalizzazione della rete, che oggi conta troppi punti vendita spesso inefficienti o tecnologicamente superati. L’obiettivo dichiarato è favorire la chiusura o la riconversione degli impianti obsoleti e a basso erogato, spingendoli verso nuove forme di energia come i biocarburanti e la ricarica elettrica.

Una delle novità più incisive riguarda il futuro delle autorizzazioni: dal 2028, per ottenere una nuova licenza, i titolari degli impianti dovranno obbligatoriamente offrire almeno una soluzione di alimentazione alternativa ai carburanti tradizionali, che si tratti di elettricità, biocarburanti o idrogeno. Per i distributori attuali, questo significa dover pianificare per tempo una trasformazione strutturale della propria offerta commerciale.

Supporto economico e incentivi

Per non lasciare solo il settore in questo passaggio delicato, la riforma istituisce un fondo da 120 milioni di euro per il triennio 2028-2030, con una dotazione di 40 milioni all’anno. Questo pacchetto finanziario è destinato a due scopi principali:

  • contributi alla riconversione: i titolari possono ricevere un contributo fino a 60.000 euro (nel limite del 50% delle spese sostenute) per trasformare il punto vendita in una stazione di ricarica elettrica o per la produzione di biocarburanti;
  • indennizzi per la cessazione: per i gestori che scelgono di non proseguire l’attività nell’impianto convertito, è previsto un ulteriore indennizzo non superiore a 20.000 euro.

Procedure semplificate

La riforma non tocca solo l’aspetto energetico, ma interviene pesantemente sulla tutela dei gestori e sulla stabilità dei loro rapporti con le grandi compagnie petrolifere. Vengono introdotte regole chiare per rendere i contratti più stabili e trasparenti, con garanzie minime e sanzioni severe per chi utilizza forme contrattuali non conformi.

Dal punto di vista tecnico, il provvedimento semplifica le procedure di dismissione. Per i distributori che chiudono, sono previste modalità precise per la messa in sicurezza: dalla rimozione delle infrastrutture fuori terra all’inertizzazione dei serbatoi interrati e delle condotte, garantendo l’isolamento delle matrici ambientali e il recupero dei residui di prodotto.

Nuovi obblighi di informazione al consumatore

Infine, la riforma cambia anche il rapporto visivo con l’utente finale. I titolari degli impianti avranno l’obbligo di fornire un’adeguata informazione ai consumatori sulla disponibilità di prodotti a basso impatto ambientale. Sarà necessario segnalare chiaramente la presenza di biocarburanti in purezza, biometano, idrogeno ed e-fuel.

La riforma non è solo un piano di ammodernamento, ma un processo governato verso la decarbonizzazione che mira a salvaguardare la continuità del servizio anche nelle aree interne e nelle isole minori, garantendo al contempo che la trasformazione del trasporto stradale sia “sostenibile e innovativa”. Vedremo se tutto ciò darà una spinta al rinnovamento di tutto il settore, che inevitabilmente dovrà guardare al domani con un occhio differente.

Rc Auto, come risparmiare 200 euro guidando in modo impeccabile

Il sogno di tutti gli automobilisti italiani sarebbe ridurre al minimo le spese dell’assicurazione annuale e ora c’è un metodo che potrebbe farvi risparmiare tanti soldi. Si sa che uno stile di guida prudente, nel pieno rispetto delle norme del Codice della Strada, può diminuire i rischi di ritrovarsi coinvolti in incidenti, ma a volte tutto questo non basta per alleggerirsi delle spese. Una condotta impeccabile al volante rappresenta prima di tutto un dovere civico, ma oggi il mercato potrebbe premiarvi con uno sconto immediato sull’Rc Auto.

La guida corretta può concretizzarsi in un risparmio che può superare i 200 euro l’anno, senza intaccare le proprie abitudini di viaggio o cambiare veicolo. È un sistema di rimborsi speculare al livello di rischio registrato a bordo. Cosa cambia? A differenza del classico meccanismo del bonus-malus, che richiede anni di assenza di sinistri per avere delle agevolazioni, ora c’è un modello che riconosce il merito fin dal primo mese che è stato battezzato “Pay How You Drive”, paga per come guidi.

Il funzionamento del sistema

“Pay How You Drive” presenta dati telematici per monitorare fattori come accelerazioni o frenate allo scopo di creare una polizza su misura per il guidatore. Negli ultimi tempi sono tante le compagnie assicurative che propongono l’installazione a bordo di un dispositivo connesso, interfacciato con un’applicazione per smartphone. La cosiddetta scatola nera analizza in tempo reale indicatori specifici come la velocità, l’intensità delle frenate e la fluidità delle accelerazioni. Grazie alla trasparenza e una condotta di guida regolare si ottiene una riduzione del premio mensile.

L’evoluzione è la formula YouDrive di Direct Assurance dove ogni singolo tragitto completato porta a una valutazione da 0 a 100. La media registrata a fine mese genera un rimborso sulla quota periodica. La soglia minima per accedere ai benefici è di 60 punti, atta a garantire uno sconto del 5%, mentre un punteggio perfetto di 100 può portare a un risparmio fino al 40%. Per chi affronta un numero ridotto di km ogni anno è possibile ottenere un ulteriore sconto del 10%.

Come avviene il calcolo

Si vanno a considerare le decelerazioni brusche, le partenze troppo rapide e la velocità di percorrenza nelle curve. Il dispositivo smart considera anche l’andatura in base al contesto stradale, allo scopo di incrociare i dati sul traffico circostante e se la velocità è allineata a quella del flusso generale. 100.000 automobilisti che hanno scelto la formula “Pay How You Drive” hanno avuto un risparmio medio di 200 euro all’anno. Il sistema, inoltre, può essere esteso anche a neopatentati.

In base alle prove eseguite dall’emittente francese RTL, i giovani guidatori possono ricevere un risparmio di 500 euro con l’opportuno stile di guida. Le opzioni non mancano con le proposte dei grandi gruppi assicurativi che offrono soluzioni analoghe a quella che vi abbiamo descritto.

Lo stile di guida determina direttamente l’importo della fattura, andando a premiare gli automobilisti calmi e attenti. In tempi di crisi, dove ogni euro conta, ottimizzare le spese di gestione del veicolo con le compagnie assicurative disposte a proporre il “Pay How You Drive” rappresenta una soluzione intelligente per superare le vecchie logiche assicurative.

Ritrovata la Ferrari da 200 mila euro rubata prima della Coppa Selva

Il silenzio delle campagne baresi, interrotto solitamente solo dal fruscio del vento tra gli ulivi e dal lavorio agricolo, ha custodito per sessanta giorni un segreto meccanico dal valore inestimabile. Nelle scorse ore, la notizia che tutto l’ambiente dell’automobilismo sportivo attendeva con ansia è finalmente arrivata: la Ferrari 458 Challenge Evo, rubata lo scorso maggio a Fasano, è stata ritrovata dai Carabinieri. Un ritrovamento che mette fine a un giallo iniziato sotto le luci dei riflettori della cronaca sportiva e terminato nella Puglia più rurale.

Il furto: un colpo al cuore della Coppa Selva

La storia inizia a fine maggio scorso, nei giorni febbrili che precedono la 67esima edizione della Coppa Selva di Fasano, una delle cronoscalate più antiche e prestigiose d’Italia. La Ferrari, un gioiello da 200.000 euro di proprietà del team veneto Gaetani Racing, era stata noleggiata da un pilota locale per partecipare alla competizione. Il veicolo non ha però mai raggiunto la linea di partenza: tra il giovedì e il venerdì antecedenti la gara, la vettura è sparita dall’area paddock della manifestazione.

Il furto non ha riguardato solo l’auto, ma l’intero carrello di trasporto su cui era stivata. Il colpo è apparso subito come un’operazione mirata e professionale, capace di gettare nello sconforto l’imprenditore e pilota Luca Gaetani, che in quei momenti concitati aveva rilasciato dichiarazioni disperate, temendo che la sparizione del mezzo potesse segnare la fine definitiva della sua carriera sportiva.

Due mesi di indagini e attesa

Dal momento del furto, le forze dell’ordine hanno avviato un lavoro investigativo a tutto campo. Il caso ha colpito profondamente non solo i diretti interessati, ma l’intera comunità di volontari e appassionati della scuderia A.s. Egnathia Corse, organizzatrice dell’evento fasanese, che ha vissuto lo spiacevole accaduto come una ferita al prestigio della manifestazione stessa.

Le indagini, condotte congiuntamente dalle stazioni dei Carabinieri di Alberobello e Gioia del Colle, hanno setacciato il territorio palmo a palmo per settimane. L’ipotesi che il veicolo non avesse mai lasciato la regione, ma fosse stato occultato in attesa di istruzioni o di un possibile trasferimento all’estero, ha trovato conferma martedì 21 luglio 2026.

Il ritrovamento nelle campagne

La Ferrari è stata individuata in un’area rurale situata tra i comuni di Alberobello e Noci, in provincia di Bari. Più precisamente, il bolide di Maranello era nascosto in un terreno che ospita alcuni impianti dell’Acquedotto Pugliese. La scena che si è presentata ai militari è stata quasi surreale: la potente auto da corsa, concepita per le piste e le alte velocità, era ancora perfettamente stivata all’interno dello stesso carrello con cui era stata asportata due mesi prima.

Il ritrovamento ha portato un immediato sollievo ai vertici della Egnathia Corse. La presidente Laura De Mola ha espresso pubblicamente le proprie felicitazioni a Luca Gaetani e a tutto il team veneto, sottolineando come questa notizia rappresenti un atto di giustizia per una squadra che opera con immensa passione e affronta investimenti e sacrifici importanti.

Le congratulazioni sono andate anche ai comandi dell’Arma per la brillante operazione che ha permesso di recuperare un simbolo dello sport automobilistico italiano, restituendolo finalmente ai suoi legittimi proprietari e al mondo delle competizioni.

Cattivo odore dal condizionatore dell’auto: come eliminarlo subito e quanto costa

Quando arrivano i primi caldi, premi il tasto dell’aria condizionata per rinfrescare l’abitacolo e vieni travolto da un odore insopportabile. È un classico problema che colpisce moltissimi automobilisti, legato all’accumulo di umidità e batteri nell’impianto di climatizzazione. Vediamo come evitare questo problema e quanto costa ripristinarlo.

Come risolvere subito il problema

Se dalle bocchette dell’aria esce un odore sgradevole, la causa principale è quasi sempre la formazione di muffe, funghi e batteri sull’evaporatore e all’interno dei condotti di ventilazione. Per eliminare subito il problema e tornare a respirare aria pulita è necessario eseguire questi tre passaggi:

  • sostituzione del filtro abitacolo (o filtro antipolline): se è intasato o umido, diventerà la fonte primaria del cattivo odore. Il consiglio è di sceglierne uno ai carboni attivi, in grado di trattenere non solo le polveri ma anche i gas e i cattivi odori;
  • igienizzazione e sanificazione dei condotti: puoi utilizzare una bomboletta igienizzante per auto, ma se la puzza è molto persistente, la soluzione migliore è un trattamento all’ozono o una pulizia mirata con il vapore;
  • pulizia dell’evaporatore: un tecnico per questo trattamento applica schiume specifiche direttamente sul radiatore dell’evaporatore attraverso una cannula per sciogliere la patina batterica accumulata.

Quanto costa

Risolvere questo fastidio ha un costo del tutto accessibile e varia a seconda della tipologia di auto e della durata del trattamento:

  • sanificazione con bomboletta: il prodotto attivo costa circa 25 euro, si tratta di una bomboletta igienizzante spray da far ricircolare con il climatizzatore acceso;
  • intervento completo: comprende i prodotti chimici, la manodopera, il lavaggio dei condotti e la sanificazione dell’abitacolo con ozono o spray dedicati.

Da aggiungere al costo del trattamento anche quello del nuovo filtro abitacolo standard, che può costare circa 20 euro, mentre per quello ai carboni attivi si può arrivare a 90 euro.

Ricarica del gas e scarico della condensa

C’è un altro aspetto fondamentale che molti ignorano, il corretto funzionamento del circuito refrigerante. Il refrigerante (R134a o R1234yf) non serve soltanto a raffreddare l’aria, ma garantisce che l’intero sistema lavori alle giuste pressioni e temperature, vediamo come:

  • ricarica del gas: se la quantità di gas scende (a causa di micro perdite), il sistema perde efficienza. L’impianto non riesce più a deumidificare correttamente l’aria e l’evaporatore non lavora alle giuste temperature. Si crea così un eccesso di umidità e condensa che rimane intrappolata, diventando il terreno di coltura ideale per muffe e batteri;
  • scarico della condensa: ogni auto è dotata di un tubicino di scarico che serve a far defluire all’esterno l’acqua di condensa prodotta dall’evaporatore (è la tipica pozza d’acqua che vedi sotto l’auto d’estate). Se questo tubicino si ottura con polvere o sporcizia, l’acqua ristagna all’interno dell’involucro dove è posizionato l’evaporatore generando in poco tempo un forte odore di muffa e, nei casi più gravi, può persino allagare la moquette nella zona del passeggero.

Durante il tagliando o la sanificazione, è sempre bene far controllare il climatizzatore e verificare che lo scarico della condensa sia libero e ben funzionante.

I consigli del meccanico per evitare che ritorni

Prevenire la formazione di batteri è l’unico modo per non doversi ritrovare ogni estate con lo stesso problema. Ecco alcune abitudini da seguire che possono fare una grande differenza:

  • spegni il condizionatore: 5 minuti prima di arrivare a destinazione lascia la sola ventilazione accesa (a temperatura ambiente). Questo permette all’aria di asciugare la condensa accumulata sull’evaporatore prima che tu spenga il motore, bloccando sul nascere la proliferazione di muffe;
  • sostituzione filtro abitacolo: non aspettare che faccia puzza. Il cambio va fatto ogni 15.000 km o almeno una volta all’anno (preferibilmente a fine inverno);
  • usa il climatizzatore anche d’inverno: accendere l’aria condizionata durante i mesi freddi aiuta a sbrinare i vetri velocemente, tiene in movimento i liquidi del compressore e impedisce ai condotti di ristagnare.

Suzukino 2026, il piccolo lusso che apre il viaggio

Dal garage dello yacht alle calette più esclusive, Suzuki ridisegna il concetto di tender con una gamma premium pensata per chi considera ogni dettaglio parte del viaggio. Tecnologia brevettata, design personalizzabile e una collezione di modelli che trasformano il “mezzo di servizio” nell’oggetto del desiderio.

C’è un momento, durante una vacanza in mare, che racconta più di qualsiasi ponte in teak o cabina firmata da un designer. È quello in cui si lascia il grande yacht per raggiungere una baia nascosta, un piccolo porto colorato o un ristorante affacciato sull’acqua. È il tragitto più breve del viaggio, eppure spesso è quello che rimane nella memoria. Perché il tender non è soltanto un’imbarcazione di servizio: è il primo contatto con il mare, il collegamento tra il lusso e la libertà.

È proprio da questa filosofia che nasce la nuova gamma Suzukino 2026, con cui Suzuki porta il proprio know-how nel mondo dei tender premium dedicati a yacht e superyacht. Una famiglia di battelli progettata non solo per essere efficiente, ma anche elegante, tecnologica e perfettamente integrata nello stile dell’imbarcazione madre.

Quando la tecnologia libera spazio

Nel mondo della nautica ogni centimetro conta. I garage degli yacht sono progettati al millimetro e trovare spazio per un tender senza rinunciare alle dimensioni è spesso una sfida.

Suzuki risponde con Geniuss, un sistema brevettato a livello internazionale che rappresenta il vero cuore innovativo della gamma. Il supporto del motore fuoribordo è infatti in grado di traslare e ribaltarsi verso l’interno dello scafo, facendo rientrare completamente il gambo del propulsore nella sagoma del tender. Un’idea tanto semplice quanto rivoluzionaria: niente più motori sporgenti, nessuna necessità di smontarli durante il ricovero e soprattutto più spazio disponibile all’interno del garage dello yacht. Nei modelli 330 e 420 il sistema è disponibile anche nella versione HTS, con movimentazione completamente idraulica.

Due anime, un’unica filosofia

La nuova collezione si sviluppa attorno a due grandi famiglie, pensate per adattarsi alle diverse esigenze degli armatori.

Da una parte troviamo i modelli con poppa abbattibile, progettati espressamente per essere ricoverati nei garage degli yacht senza sacrificare abitabilità e prestazioni. Dall’altra, la gamma con poppa tradizionale, ideale per chi preferisce il trasporto sul flybridge, in coperta oppure al traino. Una scelta che permette di configurare il tender più adatto al tipo di imbarcazione e allo stile di navigazione, offrendo una risposta praticamente su misura.

Materiali premium, dettagli sartoriali

Anche l’occhio vuole la sua parte. Per questo Suzuki ha scelto materiali che parlano il linguaggio della nautica di alta gamma: carena rigida in vetroresina, tubolari in neoprene Pennel & Flipo ORCA, certificazione CE Categoria C e un’ampia possibilità di personalizzazione.

Colori dei tubolari, tappezzerie, accessori e configurazioni consentono di creare un tender perfettamente coordinato con lo yacht principale. Le varianti disponibili — Open, Open Invisibile, Sport, Duetto, Cruiser e Sport Cruiser — trasformano ogni modello in un progetto quasi sartoriale, capace di riflettere il gusto dell’armatore.

Una collezione che accompagna ogni stile di navigazione

La gamma con poppa abbattibile parte dal compatto Suzukino 250 Open Invisibile, lungo meno di due metri e mezzo, ideale quando l’obiettivo è ottimizzare ogni spazio disponibile. Salendo di categoria arrivano il versatile 285 Open Invisibile, il più abitabile 290 Duetto con doppia seduta e consolle centrale, il raffinato 330 Cruiser e il top di gamma 420 HTS Sport Cruiser, pensato per i superyacht che richiedono elevata capacità di trasporto, comfort e una portata fino a sei persone. Le motorizzazioni arrivano fino a 40 cavalli Suzuki, sempre con la proverbiale affidabilità del marchio.

Sul fronte della gamma tradizionale, invece, la famiglia comprende il leggero 260 Sport, il versatile 290 Open e il 380 Cruiser, un vero mini-RIB capace di svolgere sia il ruolo di tender sia quello di battello di servizio, con consolle di guida, doppia seduta e motorizzazioni fino a 40 cavalli.

Il lusso si misura nei dettagli

Nel mondo degli yacht si è spesso portati a guardare soltanto le grandi dimensioni, gli interni firmati e i motori da migliaia di cavalli. Eppure sono proprio i dettagli a fare la differenza. Il tender è uno di questi. È il primo mezzo che tocca l’acqua al mattino e l’ultimo a rientrare la sera. È quello che accompagna gli ospiti verso una spiaggia deserta o li riporta a bordo dopo una cena sul mare.

Con Suzukino, Suzuki crea un’estensione naturale dello yacht stesso, dove tecnologia, praticità e raffinatezza convivono in perfetto equilibrio. Perché il lusso autentico, in fondo, non è mai soltanto arrivare. È in tutti i piccoli dettagli, anche  nel modo in cui si percorre il tratto più breve del viaggio.

BMW rinuncia al Salone di Parigi 2026, le ragioni dietro la defezione

La mancata partecipazione di BMW alla kermesse francese mostra il lato più debole dell’industria europea delle quattro ruote, chiusa dalla morsa dei dazi americani e dalla contrazione a Est del mercato cinese. Persino un colosso come BMW è costretto a fare i conti con la crisi che, nonostante il lancio di diversi nuovi modelli, lo spingerà a stare alla larga dal prossimo Salone dell’Auto di Parigi, in programma dal 13 al 18 ottobre.

Il gruppo tedesco ha annunciato che non ci sarà nemmeno Mini, nonostante a gennaio avesse confermato la propria presenza all’evento parigino. Dietro alla sorprendente defezione vi sarebbe una motivazione economica. Il lancio dei primi esemplari della piattaforma Neue Klasse (i3 e iX3), della nuova serie X5, fino all’ultima generazione della Serie 7, non è bastato per superare le difficoltà operative di inizio anno, culminate a metà giugno con la presentazione di un profit warning, ovvero un allarme sugli utili annuali, date le previsioni a ribasso della seconda metà del 2026.

Numeri preoccupanti

I dati che sono emersi per BMW nel primo semestre non possono far dormire sogni tranquilli ai vertici. Il peggioramento delle prospettive commerciali annuali sarebbe causato da un generale calo delle vendite globali del 4,2%, a 1,15 milioni di unità, per via della contrazione del mercato cinese. Il -20,4% registrato nel Paese del Dragone Rosso ha minimizzato i dati positivi marcati in Europa (+5,4%) e negli Stati Uniti (+3,9%). Per i prossimi mesi non sono previsti, in base alle valutazioni degli analisti, importanti segnali di ripresa. Da non sottovalutare nemmeno l’incertezza macroeconomica mondiale causata dal conflitto bellico in Medio Oriente.

BMW potrebbe partecipare ad altri eventi espositivi, ma la defezione in Francia sta facendo discutere. I marchi storici europei sembrano più orientati a investire in aree più floride del mondo dove potrebbe essere necessario garantire un maggior supporto. Un portavoce del marchio teutonico ha annunciato:

“Abbiamo ridefinito le priorità di tutte le nostre attività. Questa iniziativa fa seguito all’avvertimento sui profitti emesso un mese fa. Pertanto, è stata presa la decisione di non partecipare al Salone dell’Auto di Parigi. Tuttavia, si tratta di una decisione valida solo per quest’anno: non stiamo mettendo in discussione la nostra partecipazione ad altre fiere”.

Positive le performance delle vetture elettriche

Nei primi sei mesi sono state vendute 50.410 unità dei marchi BMW e Mini, suddivise in 40.684 BMW (+2,4%) e 9.726 Mini (+25,6%). Le EV hanno toccato quota 4.232 unità, in crescita del 14,3%. Anche le automobili elettrificate BMW hanno fatto un balzo in avanti (+39,2%) e hanno raggiunto le 6.838 unità. Nel primo semestre anche BMW Motorrad ha mantenuto sia la leadership nel mercato premium sia nei segmenti oltre 500cc e oltre 750cc con 9.702 (-3,2%) moto e scooter.

Lo scorso mese è stato in linea con i numeri di giugno 2025. Sono state immatricolate 8.003 unità dei brand BMW e Mini (-0,3%). La Casa dell’Elica ha marcato le 6.431 unità (-3,9%), mentre il brand Mini con 1.572 esemplari ha registrato un +17,5%. Si sono confermati i numeri positivi delle EV a livello di Gruppo con 1.112 (889 BMW e 223 Mini) unità nel mese (+62,3%), mentre le elettrificate sono calate (-28,5%), raggiungendo le 876 unità del marchio BMW. In Europa il marchio bavarese piace e vende come sempre, tuttavia tutto questo non basterebbe più per la presenza fissa nel Salone di Parigi.

Sorpassometro, come funziona il sistema che può far scattare multe fino a 1.300 euro

Il panorama dei controlli stradali in Italia si è arricchito di uno strumento tecnologico sempre più diffuso e temuto dagli automobilisti: il sorpassometro. Questo sistema elettronico è stato progettato con l’obiettivo specifico di individuare i sorpassi vietati e altre manovre irregolari, operando efficacemente anche in assenza di una pattuglia delle forze dell’ordine sul posto.

A differenza dei comuni sistemi di controllo, il sorpassometro non agisce come un semplice autovelox volto a misurare la velocità, ma si concentra sulla documentazione visiva di manovre effettuate in violazione della segnaletica e delle norme del Codice della Strada.

Tecnologia e funzionamento

Il funzionamento del sorpassometro si basa su un’architettura tecnologica complessa che integra telecamere e sensori posizionati strategicamente lungo la carreggiata. Questi dispositivi registrano costantemente ciò che avviene sulla strada, focalizzandosi in particolare su tratti critici dove la manovra di sorpasso risulta particolarmente pericolosa o è esplicitamente vietata, come in presenza di una linea continua.

Un aspetto fondamentale che distingue questo strumento da altri dispositivi automatici è la gestione della violazione. Il sorpassometro, infatti, non “decide” autonomamente l’erogazione di una multa. Il sistema si limita ad acquisire e registrare il filmato della sospetta infrazione; successivamente, tale documentazione video viene analizzata e verificata dagli agenti di polizia. Solo dopo che un operatore umano ha accertato l’effettiva irregolarità della manovra, si procede alla redazione del verbale. Questo rende la documentazione video l’elemento centrale e probatorio di ogni accertamento.

Sanzioni pesanti

Per chi viene colto in fallo dal sorpassometro, le conseguenze economiche e amministrative possono essere estremamente severe. A seconda della gravità dell’infrazione commessa, le sanzioni pecuniarie possono superare i 1.300 euro. Oltre all’esborso monetario, il Codice della Strada prevede pesanti ripercussioni sulla patente di guida: la decurtazione può arrivare fino a 10 punti e, nei casi più gravi o in caso di recidiva, è prevista anche la sospensione della patente.

È importante notare che la sanzione può variare in base alla specifica violazione contestata. Ad esempio, il semplice superamento della striscia longitudinale continua, se non configura un vero e proprio sorpasso pericoloso, può comportare una multa più contenuta e una minore perdita di punti. Per tale ragione, gli esperti consigliano di verificare sempre con precisione quale norma del Codice della Strada sia stata citata nel verbale.

Il diritto al ricorso

Ricevere una multa tramite sorpassometro non significa necessariamente non avere margini di difesa, sebbene il ricorso non possa basarsi sulla mera assenza di una pattuglia visibile. Gli automobilisti possono contestare il verbale verificando elementi concreti come la regolarità del dispositivo, la correttezza della descrizione della violazione e, soprattutto, la segnaletica stradale.

Proprio sulla segnaletica si sono concentrate molte discussioni legali, poiché i cartelli che indicano il controllo potrebbero non essere sempre precisi nell’indicare l’inizio e l’estensione del tratto monitorato. Un caso emblematico si è verificato nel maggio 2026, quando un giudice di pace ha annullato un verbale relativo a un dispositivo installato ad Acquappesa, aprendo un dibattito sulla legittimità di alcuni accertamenti. Tuttavia, resta fondamentale valutare ogni caso singolarmente e rispettare i termini legali per l’impugnazione.

La presenza del sorpassometro introduce un livello di vigilanza elettronica che invita a una guida più prudente. La regola d’oro per ogni conducente rimane quella di rispettare sempre la segnaletica, evitando manovre azzardate anche quando la strada appare libera, poiché la tecnologia consente oggi di documentare le infrazioni in modo inoppugnabile.