Buche nelle strade la soluzione: arriva un asfalto che dura fino a vent’anni

Un residuo dell’industria siderurgica potrebbe diventare uno degli ingredienti per costruire strade molto più longeve. Una ricerca pubblicata su Communications Earth & Environment ha analizzato una particolare miscela nella quale le scorie d’acciaio vengono combinate con un legante asfaltico modificato con resina epossidica. Il risultato prende il nome di SEAM, acronimo di Steel Slag Epoxy Asphalt Mixture.

L’obiettivo non è semplicemente ottenere un materiale più resistente alle buche. Il vantaggio potenziale riguarda soprattutto la possibilità di allungare gli intervalli tra un rifacimento della pavimentazione e quello successivo, riducendo nel tempo cantieri, consumo di materiali, interruzioni del traffico ed emissioni associate alla manutenzione.

Una seconda vita per le scorie d’acciaio

Le scorie derivano dalla lavorazione siderurgica e presentano caratteristiche che possono essere sfruttate nella pavimentazione stradale. La loro superficie irregolare contribuisce infatti ad aumentare la resistenza della miscela sia all’abrasione sia alle deformazioni.

A fare una differenza sostanziale è però la quantità di resina epossidica impiegata nel legante. I ricercatori hanno esaminato tre differenti formulazioni, confrontandone durata, costi e impatto ambientale.

Con una concentrazione del 20%, la vita utile stimata si ferma a circa sei anni, risultando sostanzialmente paragonabile a quella attribuita nello studio alle pavimentazioni convenzionali. Portando la resina al 35%, la durata prevista sale invece a 15 anni, mentre con una concentrazione del 50% può raggiungere circa 20 anni.

Il valore massimo, tuttavia, non coincide necessariamente con la soluzione migliore. Gli autori indicano infatti nel 35% di resina il compromesso più interessante: aumentando ulteriormente la quantità di materiale epossidico crescono i costi senza ottenere un vantaggio ambientale proporzionato.

C’è anche un limite pratico

La maggiore longevità non arriva senza qualche compromesso. Costi ed emissioni legati alla produzione e alla posa del SEAM risultano leggermente superiori, mentre la pavimentazione necessita di sette giorni di maturazione prima di poter essere aperta al traffico.

È sul lungo periodo che il bilancio potrebbe cambiare. Una strada capace di rimanere in servizio per 15 anni richiederebbe molti meno interventi rispetto a una pavimentazione da rifare dopo sei. Ciò significa ridurre non soltanto materiali e lavori, ma anche le conseguenze indirette dei cantieri, comprese code e rallentamenti.

Il vantaggio diventa ancora più interessante considerando che il sistema permette di valorizzare un residuo industriale prodotto in grandi quantità dall’industria dell’acciaio, trasformandolo in materia prima per nuove infrastrutture.

Lo scenario studiato in Cina

Per valutare gli effetti su larga scala, i ricercatori hanno elaborato diversi scenari teorici applicati alle strade urbane della Cina. Nell’ipotesi più estesa, il modello stima una riduzione lungo il ciclo di vita fino a 1,74 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente e di circa 1,23 miliardi di kg di PM2.5.

Le conseguenze sulla salute pubblica, sempre secondo le proiezioni del modello, potrebbero tradursi in un numero compreso tra 31.802 e 128.980 morti premature evitate. Il beneficio economico stimato varia invece da 3,48 a 15,01 mila miliardi di yuan.

Sono numeri riferiti a scenari modellizzati, non ai risultati di una sostituzione già avvenuta su scala nazionale. La ricerca indica però una possibilità concreta: sfruttare le scorie siderurgiche per realizzare pavimentazioni destinate a richiedere molta meno manutenzione.

Il SEAM potrebbe quindi risultare interessante anche per altri Paesi caratterizzati da un’importante produzione di acciaio, dall’India ad alcune aree del Sud-est asiatico e dell’Africa. Più che promettere la scomparsa definitiva delle buche, questa tecnologia punta a qualcosa di più misurabile: costruire strade che debbano essere rifatte molto meno spesso.

Caso targhe polacche, automobilisti “truffati” a Napoli?

La targa polacca doveva rappresentare una strada per risparmiare sull’assicurazione, ma per diversi automobilisti italiani il percorso si sta trasformando in un problema ben più difficile da risolvere. Il fenomeno riguarda soprattutto Napoli, dove negli ultimi anni alcuni proprietari di auto e moto hanno scelto di immatricolare i propri mezzi in Polonia attraverso società e agenzie specializzate.

Ora, mentre Italia e Polonia hanno intensificato l’attenzione sul fenomeno, aumentano gli automobilisti che vorrebbero percorrere la strada inversa e tornare alla targa italiana. Un’operazione che può arrivare a costare anche 2.000 euro e che, in alcuni casi, diventa ancora più complicata per la difficoltà di rintracciare gli intermediari utilizzati in precedenza. Addirittura, c’è chi si sente “truffato”.

“L’agenzia ha chiuso”

Una testimonianza arriva da Antonio, automobilista intervistato dal TgR Campania. Per trasferire la propria vettura sotto targa polacca racconta di aver versato 1.300 euro a un’agenzia di Napoli. Al momento del rinnovo, però, la situazione sarebbe cambiata completamente.

Antonio racconta di non aver trovato più nessuno a cui rivolgersi. Dopo aver tentato inutilmente di contattare l’agenzia per capire come procedere, si sarebbe recato direttamente nella sede, scoprendo che l’attività era stata chiusa.

“Come mi sento ora? Doppiamente truffato“, ha spiegato, aggiungendo di non sapere come finirà la procedura per recuperare le targhe italiane e, soprattutto, a quale compagnia rivolgersi successivamente per assicurare la vettura.

Il suo caso non sarebbe isolato. Il problema, infatti, non riguarda soltanto il costo necessario per riportare formalmente il veicolo in Italia, ma anche la gestione di rapporti contrattuali costruiti attraverso intermediari che in alcuni casi non risultano più reperibili.

Aumentano le richieste per tornare indietro

Cosimo Principe, titolare di un’agenzia di pratiche auto, ha confermato al TgR Campania di ricevere numerose richieste da parte di proprietari di auto e moto con targa polacca intenzionati a nazionalizzare nuovamente il proprio mezzo.

Alla base della scelta ci sarebbe soprattutto il timore legato alla copertura assicurativa. Secondo Principe, diversi automobilisti avrebbero riscontrato problemi proprio su questo fronte, mentre altri avrebbero scoperto la chiusura delle agenzie attraverso le quali erano stati stipulati i contratti di noleggio collegati all’operazione.

Il meccanismo della targa estera aveva attirato automobilisti interessati a ridurre una delle voci più pesanti nella gestione dell’auto, soprattutto nelle aree dove i premi RC possono essere particolarmente elevati. Ma il risparmio iniziale rischia ora di essere vanificato dai costi e dalle difficoltà necessarie per riportare il veicolo sotto immatricolazione italiana.

Il problema arriva anche dalla Polonia

A complicare ulteriormente il quadro ci sono le conseguenze che possono emergere oltreconfine. Secondo quanto riportato, in Polonia sarebbero state avviate diverse cause nei confronti di automobilisti italiani in seguito a richieste di risarcimento dei danni.

Il risultato è una situazione nella quale alcuni proprietari si trovano a dover ricostruire la posizione amministrativa e assicurativa del proprio veicolo, cercando contemporaneamente di capire come completare il ritorno alla targa italiana.

La testimonianza raccolta a Napoli mostra così il rovescio della medaglia di un sistema scelto inizialmente per abbattere i costi dell’assicurazione. Tra agenzie diventate irreperibili, dubbi sulle coperture e spese per la nuova nazionalizzazione, quello che sembrava un modo per spendere meno può trasformarsi in un percorso costoso e tutt’altro che semplice.

Finisce lo sconto sul diesel: cosa cambia da oggi per chi fa rifornimento

Da oggi chi utilizza un’auto diesel guarda con attenzione ai prezzi esposti dai distributori. Il 5 ottobre scade infatti lo sconto sulle accise del gasolio da 6,1 centesimi al litro, introdotto per contenere l’impatto dell’impennata energetica degli ultimi mesi. Al suo posto entra in vigore il meccanismo delle accise mobili, destinato a regolare la tassazione in base all’andamento del mercato.

La domanda che molti automobilisti si stanno ponendo è semplice: il diesel costerà subito di più? La risposta, almeno per il momento, è meno netta di quanto si possa pensare.

Cosa succede con la fine dello sconto

La scadenza del taglio fiscale non significa automaticamente un aumento immediato e identico in tutti i distributori italiani. A incidere sui prezzi finali continuano infatti a essere anche le strategie commerciali delle compagnie petrolifere, le quotazioni internazionali e l’andamento della domanda.

Nelle ultime settimane diversi operatori hanno introdotto sconti e price cap che hanno contribuito a contenere i listini, compensando almeno in parte le tensioni registrate sul mercato energetico.

Resta però il fatto che da oggi viene meno una misura che garantiva un alleggerimento fiscale diretto sul gasolio, motivo per cui il mercato sarà osservato con particolare attenzione nei prossimi giorni.

I prezzi sono davvero scesi?

Secondo le elaborazioni del Codacons, nell’ultima settimana si è assistito a una diminuzione generalizzata dei prezzi. Sulla rete ordinaria la benzina è scesa di 11 centesimi al litro, mentre il gasolio ha registrato una riduzione di 13,3 centesimi. In autostrada il calo è stato ancora più marcato, con ribassi vicini ai 19 centesimi sia per benzina sia per diesel.

Numeri che hanno alleggerito il costo dei rifornimenti, ma che non cancellano gli aumenti accumulati negli ultimi mesi. Senza considerare che molte compagnie petrolifere stanno proseguendo nella loro scontistica personale, manovra che ha dato ossigeno agli italiani.

Il diesel resta molto più caro rispetto a prima

Nonostante il recente raffreddamento dei listini, il prezzo del gasolio continua a collocarsi su livelli elevati. Secondo il Codacons, un litro di diesel costa ancora mediamente 52,1 centesimi in più rispetto al periodo precedente al conflitto in Iran. Un incremento che supera il 30% e che porta la maggiore spesa a oltre 26 euro per un pieno.

Per questo l’associazione dei consumatori chiede alle compagnie petrolifere di mantenere gli sconti almeno fino alla fine dell’anno, in attesa di un quadro internazionale più stabile.

Quanto stanno pagando gli automobilisti

I numeri elaborati da Adusbef mostrano l’impatto concreto del caro-carburanti sulle famiglie italiane. Tra marzo e agosto 2026 gli automobilisti hanno speso circa 30 miliardi di euro per benzina e gasolio lungo la rete stradale nazionale. Nello stesso periodo dello scorso anno la spesa si era fermata a 25,3 miliardi.

La differenza supera quindi i 4,7 miliardi di euro, mentre soltanto tra luglio e agosto il conto aggiuntivo ha raggiunto quota 1,7 miliardi.

Intanto gli ultimi dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy indicano prezzi medi ancora elevati: 2,049 euro al litro per la benzina self service e 2,244 euro per il gasolio. Numeri che spiegano perché la fine dello sconto sulle accise venga seguita con particolare attenzione da milioni di automobilisti.

Portiera aperta e ciclista a terra: chi deve risarcire i danni

Chi deve pagare quando il ciclista finisce a terra per via di uno sportello aperto nel momento sbagliato? Il danneggiato può fare riferimento alla Rc auto del veicolo, ma l’individuazione chi sia responsabile richiede di esaminare le circostanze dell’incidente.

Il Codice della Strada impone di verificare l’assenza di pericolo o intralcio prima di aprire gli sportelli, scendere dal veicolo o lasciare le porte aperte. Destinatario dell’obbligo è chiunque compia queste operazioni. Il controllo riguarda quindi conducente e passeggeri, compresa la persona seduta sui posti posteriori. La cautela richiesta dalla norma deve precedere l’apertura dello sportello e consentire di valutare il traffico che sopraggiunge.  Allo stesso modo mantenere la portiera spalancata può creare un ostacolo pericoloso anche dopo la discesa dall’auto.

Nell’interpretazione giuridica, infatti, la circolazione comprende anche situazioni di arresto e sosta e le operazioni collegate all’utilizzo del veicolo, tra le quali rientra l’apertura delle portiere. Un chiarimento arriva anche dalla Corte di giustizia dell’Unione europea. Con la sentenza del 15 novembre 2018 nella causa C-648/17, i giudici hanno ricondotto alla nozione di circolazione il danno provocato da un passeggero che, aprendo la portiera di un’auto ferma in un parcheggio, aveva colpito il veicolo adiacente. Il caso riguardava due automobili, ma conferma che sosta e apertura dello sportello possono rientrare nel rischio automobilistico assicurato.

Se apre il conducente, risponde anche il proprietario?

Quando a compiere la manovra è l’automobilista entra in gioco l’articolo 2054 del Codice civile. Il conducente risponde dei danni prodotti dalla circolazione, salvo che dimostri di avere fatto tutto il possibile per evitarli. Per il ciclista rimangono da provare l’accaduto, il danno subito e il collegamento causale fra l’apertura della portiera e le conseguenze lamentate.

Accanto al conducente il proprietario dell’automobile è responsabile in solido, secondo la disciplina dello stesso articolo 2054. La solidarietà consente al danneggiato di chiedere l’intero risarcimento dovuto a uno dei soggetti obbligati, senza dover dividere preventivamente la richiesta tra loro. Resta ferma la precisazione che per lo stesso pregiudizio si riceve un solo risarcimento, anche quando i responsabili sono più di uno.

Quando la portiera viene aperta dal passeggero

La presenza di un passeggero alla maniglia modifica il quadro, senza cancellare le altre responsabilità. La Corte di Cassazione, con la sentenza 8216 2002 ha esaminato il danno causato a un motociclista dall’apertura incauta dello sportello da parte di un trasportato. Alla responsabilità personale di quest’ultimo, fondata sull’articolo 2043 del Codice civile, si affiancano quelle del conducente e del proprietario ai sensi dell’articolo 2054.

Si tratta di una decisione riferita a un motociclista, utile anche per comprendere la tutela del ciclista danneggiato. La pronuncia riconosce la solidarietà verso la vittima e distingue questa posizione dai rapporti interni fra i soggetti coinvolti, nei quali possono sorgere questioni di regresso e ripartizione del pagamento.

Sul piano pratico il riferimento ì resta la compagnia assicurativa dell’automobile. L’articolo 122 del Codice delle assicurazioni private collega l’obbligo di copertura all’utilizzo del veicolo come mezzo di trasporto e precisa che la disciplina opera anche quando questo è fermo. Attraverso l’articolo 144 il danneggiato può agire contro l’assicuratore del responsabile entro il massimale previsto. Bisogna comunque accertare una responsabilità coperta e quantificare il danno.

Per un incidente tra un’automobile e una bicicletta si segue la procedura ordinaria di risarcimento, rivolgendo la richiesta all’assicurazione del veicolo responsabile. Il risarcimento diretto previsto dall’articolo 149 riguarda invece incidenti fra due veicoli a motore identificati e assicurati.

Quando il ciclista ha una parte di responsabilità

Va esaminato anche il comportamento di chi pedala deve essere esaminato. In base all’articolo 1227 del Codice civile, il concorso colposo del danneggiato comporta una riduzione del risarcimento commisurata alla gravità della colpa e alle conseguenze prodotte. Velocità, visibilità, traiettoria e possibilità di reagire assumono peso diverso da un incidente all’altro. Una velocità inadeguata alle condizioni della strada oppure una manovra imprudente possono rilevare se hanno contribuito alla caduta. Il solo richiamo a una presunta disattenzione lascia invece irrisolto il problema della prova. Anche al ciclista, quale conducente di un veicolo si applicano gli obblighi di controllo del mezzo e prudenza.

Un esempio aiuta a capire l’effetto economico. Su un danno complessivo accertato di 10.000 euro, una responsabilità del ciclista valutata nel 20% porterebbe il risarcimento a 8.000 euro. La percentuale nasce dall’accertamento e non da una quota prestabilita per tutti gli incidenti con una portiera. C’è poi la presunzione di pari responsabilità nello scontro tra veicoli, applicabile anche alla collisione fra automobile e bicicletta. La sua funzione è sussidiaria. In pratica interviene quando le prove lasciano indeterminata la misura delle rispettive responsabilità e può essere superata dall’accertamento della diversa incidenza delle condotte o della colpa esclusiva di uno dei coinvolti.

Il metro e mezzo riguarda un’altra manovra

Nelle discussioni successive al sinistro può comparire un’obiezione: il ciclista avrebbe dovuto mantenere sempre un metro e mezzo dalle auto parcheggiate. La distanza prevista dall’articolo 148, del Codice della Strada riguarda però il sorpasso dei velocipedi da parte dei veicoli a motore, con almeno 1,5 metri ove le condizioni della strada lo consentano.

Lasciare un margine dagli sportelli rimane una precauzione utile, da adattare allo spazio disponibile e al traffico. Per valutare un eventuale concorso di colpa contano però la configurazione della carreggiata, la posizione dell’auto e le alternative praticabili: una raccomandazione di sicurezza non può essere trasformata in una percentuale automatica di responsabilità.

Può accadere che il ciclista riesca a evitare lo sportello, ma cada durante la frenata o la deviazione improvvisa. In termini di nesso causale, l’assenza di contatto fisico non esclude da sola il risarcimento. V dimostrato che l’apertura incauta abbia provocato la reazione e il conseguente danno. È quindi decisiva la ricostruzione della sequenza dell’incidente.

Quali danni può chiedere il ciclista

La richiesta comprendere i danni materiali alla bicicletta e agli oggetti coinvolti nella caduta, oltre alle spese conseguenti all’incidente che risultino giustificate e documentate. Preventivi, fatture e fotografie aiutano a quantificare il pregiudizio. Se il mezzo è irreparabile, la valutazione bisogna considerare anche il suo valore prima del sinistro. Possono aggiungersi le perdite di reddito, purché dimostrate e collegate alle conseguenze dell’incidente.

Per la persona ferita assume rilievo il danno biologico ossia la compromissione temporanea o permanente dell’integrità psicofisica, valutata sul piano medico-legale. Nelle lesioni lievi la disciplina dell’articolo 139 considera anche particolari ripercussioni personali o sofferenze.

“Mi chiamo Fiat 124”, un’esposizione dedicata per i 60 anni dell’icona mondiale

È il marzo del 1966 quando, al Salone di Ginevra, la Fiat 124 fa il suo debutto davanti al pubblico, un momento chiave di quello che diventerà uno dei modelli più importanti nella storia del marchio. Per celebrare questo anniversario così importante, Stellantis le aprendo le porte del proprio Heritage Hub con una mostra che ripercorre tutte le anime di questa vettura simbolo.

La mostra all’Heritage Hub

Fino alla fine di novembre, arriva “Mi chiamo Fiat 124”, un viaggio nella storia di un modello simbolo del periodo. Questa occasione speciale si può vivere acquistando il semplice biglietto dello spazio espositivo di Via Plava 80, con la possibilità di scegliere tra una visita autonoma nei giorni feriali e una visita guidata durante il weekend.

Un’occasione pensata per gli appassionati di lunga data, ma anche per chi vuole scoprire per la prima volta come sia nata una delle automobili più influenti della storia dell’industria italiana.

Cinque esemplari

Sono cinque le vetture destinate a raccontare questa storia, seguite da una selezione di brochure originali dell’epoca. Si parte dalla Fiat 124 Berlina, capostipite della famiglia, nata sotto la guida tecnica di Dante Giacosa con un quattro cilindri da 1.197 cm³ progettato da Aurelio Lampredi, capace di erogare 60 CV su un corpo vettura di appena 855 chilogrammi: una combinazione che le valse il titolo di Auto dell’Anno 1967. 

Accanto a lei trova spazio una delle 124 Special protagoniste del leggendario “Raid dei Due Capi”, l’impresa che nel 1970 ha portato tre vetture da Città del Capo a Capo Nord, affrontando oltre 40 mila chilometri in appena 51 giorni attraverso tre continenti, tra deserti, piste sconnesse e ponti precari. 

Si continua poi con la parte più sportiva affidata alla Fiat 124 Sport Spider, firmata Pininfarina, e la Sport Coupé disegnata dal Centro Stile Fiat, fino ad arrivare alla Fiat Abarth 124 Rally, evoluzione agonistica che negli anni Settanta portò il marchio torinese ai vertici del motorsport internazionale, conquistando risultati di prestigio nei campionati italiano, europeo e mondiale.

Una delle prime Global Car

Iconiche le vetture esposte con l’obiettivo di raccontare il successo di una formula capace di attraversare confini e culture diversissime tra loro, in un periodo in cui diventare un fenomeno mondiale era estremamente difficile. 

La 124 è stata infatti una delle prime vere e proprie global car della storia dell’automobile, un progetto tanto semplice quanto adattabile che conquistò mercati lontanissimi tra loro: prodotta su licenza da Seat in Spagna, da Lada-Vaz nell’allora Unione Sovietica, da Tofaş in Turchia e da Premier in India, oltre a numerose altre realtà produttive internazionali. 

Nell’arco di oltre quarant’anni di vita commerciale, il totale degli esemplari costruiti nel mondo ha superato i 20 milioni di unità, un numero impressionante per qualsiasi modello automobilistico. 

La sola produzione firmata Fiat ha toccato quota 1,5 milioni di vetture, di cui oltre un milione nella sola versione berlina. Numeri che raccontano bene come dietro una semplice automobile si nascondesse in realtà una visione molto più ampia, fatta di accessibilità e mobilità condivisa, capace di superare lingue e confini pur mantenendo sempre quel tocco di italianità che, ancora oggi, continua a rendere speciale ogni creazione del marchio torinese.

Lo sconto carburanti arriva anche per agricoltura e pesca, meno 20% fino a fine ottobre

Il fronte degli sconti sui carburanti, dopo settimane concentrate quasi esclusivamente sugli automobilisti privati, si allarga finalmente anche a due settori che fino a questo momento erano rimasti ai margini delle misure messe in campo dalle compagnie petrolifere.

Eni ha infatti annunciato l’estensione della riduzione dei prezzi applicata da Enilive anche al mondo agricolo e della pesca, due comparti che negli ultimi mesi avevano denunciato a più riprese rincari insostenibili per via del conflitto in corso in Medio Oriente.

Dopo Eni anche IP

Da oggi, i clienti Enilive potranno acquistare gasolio e benzina destinati a uso agricolo e motopesca con uno sconto del 20% al netto dell’IVA, valido fino al 31 ottobre e prorogabile fino a fine anno a seconda dell’andamento del mercato e della disponibilità del prodotto. 

La misura si inserisce nel più ampio pacchetto “Eni per l’Italia”, che negli ultimi giorni ha già visto l’azienda introdurre un price cap su gasolio e benzina nelle proprie stazioni di servizio e uno sconto con prezzo bloccato su luce e gas tramite Plenitude. 

Proprio sul fronte del tetto ai prezzi alla pompa, nei giorni scorsi anche Ip aveva seguito l’esempio di Eni, aderendo insieme a Q8 e Tamoil alla linea degli sconti sulla rete stradale. Resta però da vedere se anche le altre compagnie decideranno di replicare, oltre al price cap generale, anche questa misura specifica rivolta ad agricoltura e pesca, un’estensione che per ora resta appannaggio del solo colosso energetico a controllo pubblico.

E l’autotrasporto?

L’annuncio di Eni non arriva per caso, ma dopo una settimana di proteste piuttosto accese. Gli sconti varati dai grandi gruppi petroliferi, infatti, riguardavano finora soltanto la rete stradale tradizionale, escludendo di fatto autotrasporto, agricoltura e pesca, settori che si riforniscono attraverso i canali dell’extra rete, con prezzi slegati dai listini della pompa. 

Confcooperative Agroalimentare e Pesca aveva segnalato rincari fino al 200% sul gasolio destinato ai pescherecci dall’inizio della crisi in Iran, una cifra che racconta bene quanto la situazione fosse diventata insostenibile per le imprese del settore ittico.

Diverso, e ancora irrisolto, il discorso per l’autotrasporto e per le cosiddette pompe bianche, gli impianti non legati ai grandi marchi petroliferi: entrambi restano in attesa di una risposta concreta, costretti ad acquistare carburante all’ingrosso a prezzi sempre più alti e con margini di guadagno ormai pressoché azzerati.

Il ringraziamento del governo

A commentare la decisione di Eni è stato il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che ha voluto ringraziare pubblicamente l’azienda per aver compreso fino in fondo le necessità del settore produttivo primario.

Il ministro ha sottolineato come la riduzione dei prezzi permetta alle imprese agricole e della pesca di ottenere uno sconto di circa il 20% sulle tariffe attuali, esprimendo l’auspicio che anche le altre compagnie petrolifere presenti sul territorio nazionale seguano l’esempio virtuoso di Eni. Lollobrigida ha inoltre collegato questo intervento alle altre misure già messe in campo dal governo, tra cui il credito d’imposta e il taglio delle accise, nell’ottica di una tutela complessiva del Made in Italy agroalimentare.

Intanto, secondo gli ultimi dati del Mimit, il prezzo medio self service continua comunque a scendere, con la benzina scesa a 2,064 euro al litro e il gasolio a 2,261 euro al litro, segnali incoraggianti che, uniti alle nuove misure settoriali, potrebbero contribuire a stemperare un po’ la tensione che da settimane accompagna il tema del caro carburanti in tutto il Paese.

Attenzione alla nuova truffa delle multe sul parabrezza: come funziona

Trovare un foglio sul tergicristallo, tornando verso la propria auto, non è mai una bella sorpresa. Ma negli ultimi giorni quella classica multa lasciata sul parabrezza può nascondere qualcosa di ben più insidioso di una semplice sanzione per divieto di sosta.

La Polizia Locale di Modena ha infatti lanciato l’allarme su una nuova tipologia di truffa che sfrutta proprio questo momento di distrazione e di fastidio, trasformandolo in un’occasione per sottrarre dati bancari agli automobilisti.

Come funziona la truffa

Il meccanismo messo in piedi dai truffatori punta tutto sull’apparenza di autenticità. Il verbale lasciato sul parabrezza è costruito con grande cura, riporta il logo del Comune e descrive una presunta infrazione legata alla sosta in uno spazio riservato alle persone con disabilità, una delle violazioni più comuni e quindi meno sospette agli occhi di chi la riceve.

A rendere il documento ancora più credibile, e al tempo stesso ancora più pericoloso, è la presenza di un codice QR, presentato come la soluzione più rapida e comoda per saldare la sanzione senza doversi recare fisicamente presso gli uffici comunali o utilizzare i canali ufficiali di pagamento.

Proprio in quel piccolo quadratino, apparentemente innocuo, si nasconde però la trappola: scansionandolo con lo smartphone, l’automobilista non viene indirizzato verso il portale ufficiale dell’amministrazione, ma verso una pagina web creata ad arte dai malintenzionati, graficamente molto simile a quella di un sito istituzionale, tanto da poter trarre in inganno anche chi presta solitamente attenzione a questo tipo di comunicazioni.

Furto dei dati bancari

Una volta atterrati sulla pagina fraudolenta, agli utenti vengono richiesti dati personali, informazioni relative alla carta di credito o, nei casi più gravi, vere e proprie credenziali di accesso ai servizi di home banking. Il pagamento della presunta multa diventa quindi solo un pretesto: l’obiettivo reale dei truffatori è entrare in possesso di informazioni sensibili da utilizzare successivamente per sottrarre denaro dai conti correnti delle vittime.

Questa tecnica, nota come quishing, termine che nasce dalla fusione tra le parole QR code e phishing, segue la stessa logica delle più comuni truffe online, con l’unica differenza che al posto di un link ricevuto tramite email, SMS o app di messaggistica viene utilizzato un codice QR. Negli Stati Uniti il fenomeno viene monitorato da almeno tre anni, ma è ormai evidente che abbia iniziato a diffondersi anche sulle strade italiane.

Da non sottovalutare, inoltre, un’altra variante della stessa truffa: la sostituzione fisica dei codici QR originali presenti su parchimetri o colonnine di ricarica per le auto elettriche con adesivi contenenti codici fraudolenti, praticamente indistinguibili a un primo sguardo da quelli legittimi. La raccomandazione delle forze dell’ordine è una sola: non considerare mai il logo di un Comune o di un ente pubblico come garanzia automatica di autenticità del documento.

Prima di inserire qualsiasi dato personale o bancario, è fondamentale controllare con attenzione l’indirizzo del sito a cui si viene reindirizzati, verificando dominio e URL, e in caso di dubbio rivolgersi sempre ai canali ufficiali dell’amministrazione comunale per verificare l’effettiva esistenza della sanzione.

Cancellazione bollo auto, vale anche per autocarri e camper?

Un furgone poco potente o un camper utilizzato soltanto per le vacanze non beneficia in automatico della cancellazione del bollo. Il decreto riserva il beneficio previsto per le autovetture ovvero avere un motore entro gli 80 kW non basta per rientrare nell’agevolazione fiscale.

La novità nasce da decreto legge 162 del 2027 che riconosce alle persone fisiche l’esenzione relativa a un solo veicolo regolarmente assicurato. Nel comma dedicato alle auto, il legislatore indica le auto a benzina o gasolio, anche in combinazione con un’altra fonte di propulsione, con potenza non superiore a 80 kW.

Il riferimento alle auto delimita il campo di applicazione. La soglia tecnica va verificata all’interno della tipologia ammessa. Prima si identifica il veicolo, poi si controllano i kilowatt. Un autocarro da 60 kW e un’autovettura con la stessa potenza non diventano fiscalmente equivalenti per il semplice fatto di utilizzare motori simili. Lo stesso ragionamento riguarda un camper sotto gli 80 kW. Quanto alla durata, il beneficio riguarda i versamenti con termine ordinario di pagamento nel 2027.

La distinzione tra autoveicoli e auto

Il Codice della Strada adotta categorie distinte. All’articolo 54, gli autoveicoli comprendono diverse tipologie. Fra queste le auto sono i mezzi destinati al trasporto di persone con non più di nove posti, conducente incluso.  Gli autocarri hanno una destinazione legata al trasporto di cose e delle persone addette al loro uso o trasporto. Per gli autocaravan lo stesso articolo individua veicoli con carrozzeria speciale e attrezzature permanenti per trasportare e alloggiare fino a sette persone, compreso il conducente.

La categoria internazionale N1 riguarda i veicoli destinati al trasporto di merci con massa massima non superiore a 3,5 tonnellate. L’articolo 47 distingue questi mezzi dagli N2, oltre 3,5 e fino a 12 tonnellate, e dagli N3, sopra le 12 tonnellate. Anche un piccolo commerciale guidabile con la patente normalmente utilizzata per l’auto resta dunque inserito in una classificazione diversa.

Non sono le dimensioni del cassone o la frequenza d’impiego a trasformarlo in un’autovettura. Un veicolo registrato come autocarro, anche se appartiene a un privato e viene usato raramente, resta fuori dalla nuova esenzione destinata alle auto.

Quando il soggetto obbligato a pagare il tributo è una società, manca anche il requisito soggettivo della nuova misura, rivolta alle persone fisiche. Una partita Iva non esclude invece da sola una persona fisica. Resta comunque da soddisfare il requisito della tipologia. Per un autocarro, l’intestazione a un privato o a una ditta individuale non apre l’accesso all’esenzione del 2027.

Un autocaravan può appartenere alla categoria M1, utilizzata anche per molti veicoli destinati al trasporto di persone. Il regolamento europeo sull’omologazione distingue i camper come veicoli per uso speciale, identificandoli con il codice SA.

Il vano abitabile e le attrezzature previste dall’omologazione spiegano la distinzione rispetto a un’autovettura ordinaria. Per il bollo del 2027 va di conseguenza ricostruita l’intera classificazione del mezzo, senza fermarsi a una sola voce del libretto. La verifica parte dal Documento unico o dalla carta di circolazione. Nel formato armonizzato, la voce J indica la categoria internazionale, J.1 riporta destinazione e uso, mentre J.2 riguarda la carrozzeria. Il dato della potenza si trova in P.2; per l’alimentazione, il riferimento è P.3.

Furgonati e veicoli trasformati

Prima di attribuire un’esenzione, bisogna verificare la classificazione effettiva e la regolarità dell’allestimento. Un veicolo omologato come autocaravan segue il trattamento della propria tipologia, anche se deriva dallo stesso modello di un furgone o di una versione per trasporto persone. Per le trasformazioni, l’articolo 78 del Codice della Strada disciplina modifiche delle caratteristiche costruttive o funzionali, accertamenti e aggiornamento del documento, con le eccezioni previste dalle disposizioni applicabili.

Per gli autocarri il calcolo non segue sempre la formula più conosciuta dagli automobilisti. Per i mezzi con peso complessivo inferiore a 12 tonnellate, una tassazione basata sulla portata. Per il trasporto pesante, da 12 tonnellate in su, entrano in gioco peso complessivo, numero degli assi e sospensione dell’asse motore, secondo le regole applicabili.

Portata e massa complessiva esprimono grandezze differenti: la prima riguarda la capacità di carico, la seconda comprende il veicolo carico entro il limite autorizzato. Da qui l’esigenza di utilizzare i dati del libretto. C’è poi un caso che alimenta confusione: alcuni veicoli immatricolati N1 sono tassati in base alla potenza. Pensiamo alla combinazione di codice carrozzeria F0, almeno quattro posti e rapporto fra potenza in kW e portata in tonnellate pari o superiore a 180. Il criterio modifica il calcolo del tributo, ma non autorizza a trattare il mezzo come un’autovettura ammessa all’esenzione del 2027.

Le riduzioni regionali e i commerciali N1

L’esclusione dal decreto non esaurisce il tema dei benefici per i veicoli commerciali. La normativa contempla una riduzione del 50% per determinati mezzi M1 e N1 a doppia alimentazione benzina-elettrico, compresi quelli con ricarica esterna, con potenza termica fino a 100 kW e prima immatricolazione dal primo gennaio 2026.

La durata dipende dalle emissioni: sessanta mesi nella fascia da 1 a 60 g/km di CO₂ e ventiquattro mesi sopra 60 e fino a 120 g/km, rispettando le condizioni territoriali e temporali. È una riduzione regionale distinta dalla nuova esenzione nazionale. Un commerciale può quindi restare escluso dalla cancellazione del 2027 e ottenere comunque uno sconto grazie a un’altra disposizione.

Per la mobilità delle persone con disabilità bisogna poi distinguere le agevolazioni secondo il veicolo. Per gli autocaravan viene indicata la sola detrazione Irpef del 19%. Le Regioni possono in ogni caso prevedere un trattamento più ampio.

Anche storicità e anzianità appartengono a un regime separato. Per gli autoveicoli ultratrentennali non utilizzati professionalmente, l’esenzione dalla tassa di possesso e il pagamento forfettario quando circolano su strade pubbliche. Fra venti e ventinove anni, il trattamento richiamato richiede invece riconoscimento storico e annotazione del certificato, con riduzione del 50%.

Per un camper datato o un autocarro conservato come mezzo storico, la verifica deve comprendere uso effettivo, documentazione e disciplina regionale. Un veicolo impiegato nell’attività professionale non va assimilato senza controlli a un mezzo storico privato. Il semplice trascorrere degli anni, soprattutto nella fascia venti-ventinove, non dimostra da solo il diritto a non pagare.

Huawei tratta l’acquisto di Maserati, questa volta arriva la conferma

Il futuro di Maserati è un tema che da anni fa discutere gli appassionati italiani e non solo. Stellantis, proprietaria di una quantità enorme di marchi automobilistici, è stata più volte accostata a un possibile addio al Tridente, tra voci di corridoio, smentite ufficiali e pochissimi elementi concreti su cui basarsi.

Questa volta, però, qualcosa sembra davvero diverso: non si tratta più di semplici indiscrezioni, ma di una trattativa reale, confermata direttamente da una delle parti coinvolte.

Le trattative sono reali

A rompere il silenzio è stata JAC Motors, casa automobilistica cinese, che attraverso una comunicazione ufficiale alla Borsa di Shanghai ha confermato l’esistenza di un accordo a tre tra Maserati, la stessa JAC e il colosso tecnologico Huawei, finalizzato a rilevare la casa automobilistica modenese.

Una conferma ufficiale, dunque, non più un semplice rumor rilanciato dalla stampa. Allo stesso tempo, JAC ha voluto mantenere un profilo piuttosto cauto, precisando che contenuti e modalità specifiche della collaborazione restano ancora da definire, e che al momento non risultano sottoscritti accordi formali vincolanti. Insomma, c’è un progetto industriale concreto sul tavolo, ma nessuno ha ancora firmato nulla.

Anche Stellantis, dal canto suo, continua a mantenere il silenzio più assoluto sulla vicenda, senza confermare né smentire ufficialmente quanto emerso. A parlare, seppur con cautela, è stato invece Santo Ficili, amministratore delegato di Maserati, che ha spiegato come il marchio stia lavorando su più fronti, in linea con il piano tracciato dal numero uno di Stellantis, Antonio Filosa, con l’obiettivo di arrivare a dicembre con un quadro completo da comunicare pubblicamente.

Futuro in bilico per Maserati

Al netto della riservatezza che circonda l’operazione, il contesto in cui si inserisce questa trattativa racconta bene quanto il momento sia delicato per il Tridente. Negli ultimi tempi il marchio ha attraversato difficoltà crescenti, specialmente sul mercato statunitense, dove la rete di vendita ha mostrato segnali di sofferenza evidente.

Proprio per questo le parole di Ficili assumono un peso particolare: il manager ha tenuto a sottolineare come Maserati resti un marchio eccellente, con una storia dal valore inestimabile, meritevole del meglio possibile in termini di partner industriali e di prospettive future.

Una dichiarazione che suona quasi come una rassicurazione verso gli appassionati, preoccupati all’idea di vedere un pezzo di storia dell’automobilismo italiano passare sotto il controllo cinese.

Come potrebbe cambiare il Tridente

Dai primi dettagli trapelati, l’ipotetica suddivisione dei compiti tra i tre soggetti coinvolti appare già abbastanza delineata. JAC si occuperebbe della parte di ingegnerizzazione e produzione dei veicoli, Huawei svilupperebbe il software destinato a tutti i futuri modelli, mentre Maserati manterrebbe il controllo su design e messa a punto delle vetture, preservando quindi l’identità stilistica e dinamica che da sempre contraddistingue il marchio.

Per quanto riguarda la produzione vera e propria, le prime informazioni indicano che le vetture verrebbero costruite in buona parte in Cina, per poi essere assemblate e calibrate definitivamente nello storico stabilimento di Cassino. Una soluzione che permetterebbe di contenere i costi industriali senza rinunciare del tutto al legame con l’Italia.

Nell’attesa di sviluppi più concreti, c’è però un segnale che potrebbe far sorridere i puristi del marchio: proprio recentemente, dall’interno di Maserati era arrivata la consapevolezza che i clienti del Tridente non cercano auto silenziose, ma vogliono ancora sentire il ruggito di un motore V8. Un dettaglio che lascia sperare che, qualunque sia l’esito della trattativa, l’anima più autentica di Maserati possa in qualche modo sopravvivere al cambio di proprietà.

Cancellazione del bollo auto: contano Isee, età e classe Euro?

Un Isee basso, qualche anno in più sulla carta d’identità o un’auto con una classe ambientale: quale di questi elementi consente di non pagare il bollo? Per l’esenzione nazionale prevista nel 2027, il decreto non introduce soglie Isee, limiti anagrafici del proprietario o una classe Euro minima. A delimitare il beneficio sono la potenza dell’auto e la posizione fiscale del contribuente.

La questione cambia quando si passa alle agevolazioni già esistenti, fra veicoli storici, mobilità delle persone con disabilità e incentivi regionali. Qui l’anzianità dell’auto, determinati requisiti reddituali o le caratteristiche ambientali hanno incidenza.

Cancellazione del bollo, cosa prevede il decreto per il 2027

Il provvedimento riconosce alle persone fisiche l’esenzione relativa a un solo veicolo assicurato. Per le auto, il perimetro comprende quelle alimentate a benzina o gasolio, anche insieme a un’altra fonte di propulsione, con potenza non superiore a 80 kW. Sono interessati i versamenti il cui termine ordinario cade fra il primo gennaio e il 31 dicembre 2027.

Nell’elenco dei requisiti non compare alcun valore massimo dell’Isee. Il beneficio del 2027 non viene graduato secondo la situazione economica familiare e non dipende dall’appartenenza a una fascia di reddito. L’Indicatore della situazione economica equivalente svolge una funzione diversa. Valuta infatti la condizione del nucleo considerando redditi, patrimonio e una scala di equivalenza legata alla composizione familiare. Non coincide con lo stipendio del proprietario dell’auto né con il solo reddito dichiarato da una persona. Viene utilizzato per accedere alle prestazioni sociali legate alla situazione economica della famiglia.

Applicare al bollo soglie conosciute per altri bonus porterebbe perciò fuori strada. Un automobilista con Isee di 8.000 euro e una vettura da 100 kW non acquista il diritto alla nuova esenzione grazie alla fragilità economica. All’opposto un contribuente con Isee di 50.000 euro può rientrarvi con un’auto idonea.

Il limite riguarda la persona

Una sola auto agevolata per persona fisica non significa una sola auto esentata per famiglia. Se marito e moglie risultano separatamente obbligati al pagamento per due vetture che rispettano le condizioni, ciascuno può ottenere il beneficio sul proprio mezzo. Il fatto che entrambi appartengano allo stesso nucleo Isee non riduce il numero delle esenzioni a una. Due automobili intestate al medesimo contribuente seguono invece la regola di selezione prevista dalla norma. Non basta che entrambe siano sotto gli 80 kW per azzerare tutti i pagamenti, né il proprietario può indicare la vettura sulla quale preferisce risparmiare.

Essere pensionati, avere superato i 65 anni o rientrare fra i giovani automobilisti non è un requisito dell’esenzione del 2027. L’articolo 2 del decreto lette descrive le caratteristiche del contribuente e del mezzo senza fissare un’età minima o massima del proprietario. A parità delle condizioni richieste, un proprietario di 25 anni e uno di 75 anni sono quindi valutati attraverso gli stessi parametri. La pensione percepita, gli anni trascorsi dal conseguimento della patente e la data di nascita non sostituiscono il controllo sulla vettura.

Anche un veicolo usato può rientrare

Quanto alla nuova esenzione, non viene richiesto che l’auto sia appena immatricolata, acquistata nel 2027 o posseduta da meno di un certo numero di anni. Il beneficio può riguardare anche una vettura usata o già presente da tempo nel patrimonio dell’automobilista.  Per ottenere questo trattamento non servono neanche un acquisto sostitutivo o la rottamazione di un’altra automobile.

L’anzianità torna a contare nel regime dei veicoli storici che conserva una propria disciplina. Per auto e moto di interesse storico e collezionistico fra venti e ventinove anni, la normativa richiamata dalla Regione Toscana prevede una riduzione del 50% quando il mezzo possiede il certificato di rilevanza storica e il riconoscimento è annotato sulla carta di circolazione.

Per i veicoli che raggiungono i trent’anni, la disciplina generale distingue la tassa di possesso dalla tassa di circolazione. Su questi benefici incidono anche le disposizioni regionali. In Lombardia per esempio la procedura relativa ai veicoli riconosciuti storici distingue i registri e la documentazione utilizzata, prevedendo automatismi in alcuni casi e una richiesta in altri.

Il decreto non impone un livello ambientale

Per la misura del 2027, una nuova classe Euro non garantisce da sola l’esenzione. Nelle caratteristiche richieste dal decreto legge figurano alimentazione e potenza, senza un requisito minimo riferito all’omologazione antinquinamento. La conseguenza è che una vecchia autovettura a benzina o gasolio non viene scartata dal beneficio per il solo fatto di appartenere a una classe Euro bassa.

Questo criterio fiscale non modifica le limitazioni alla circolazione. Un’auto ammessa all’esenzione può continuare a essere soggetta ai divieti locali, alle regole delle zone a traffico limitato o alle restrizioni per le emissioni. Il Comune di Milano, nelle informazioni su Area B, collega l’accesso anche ad alimentazione e classe ambientale.

La classe ambientale conserva un ruolo nel calcolo del bollo. Per le categorie interessate la tassa è differenziata secondo le normative sulle emissioni, con eccezioni legate a determinate alimentazioni. Proprio qui nasce un effetto indiretto sull’esenzione del 2027. Se lo stesso contribuente possiede due auto agevolabili di pari potenza, il criterio successivo è il minore bollo teorico. La classe Euro, quando produce una differenza tariffaria, può contribuire a determinare quale vettura verrà esentata.

Si considerino, a titolo di esempio, due auto da 60 kW sulle quali risulterebbero dovuti, senza il beneficio, 180 e 160 euro. La selezione ricadrebbe su quella con la tassa di 160 euro.

Gli 80 kW e gli altri requisiti

Il confine tecnico resta 80 kW inclusi, circa 109 CV. Una vettura da 81 kW non riceve un’esenzione parziale sui primi 80: è fuori dal perimetro di questa agevolazione per le auto. La misura riguarda le auto, una categoria distinta da camper e autocarri: non basta la potenza contenuta per estenderla a qualsiasi veicolo.

Sul versante soggettivo conta essere una persona fisica obbligata al pagamento del tributo. Va poi controllata la copertura assicurativa, richiesta dalla norma. Fra le verifiche da compiere prima della scadenza rientrano quindi categoria, alimentazione, potenza, posizione del contribuente e regolarità dell’assicurazione. Sono condizioni che spiegano perché l’assenza di limiti economici e anagrafici non renda il beneficio automaticamente universale.

Un’altra disciplina riguarda le agevolazioni per la mobilità delle persone con disabilità. Per la condizione di carico fiscale occorre prendere come riferimento un reddito annuo della persona con disabilità non superiore a 2.840,51 euro, elevato a 4.000 euro per i figli di età non superiore a 24 anni, con le esclusioni dei redditi esenti specificate nel documento. Questi valori non sono limiti Isee del nucleo. Il riferimento all’età serve a individuare una soglia per i figli fiscalmente a carico e non istituisce uno sconto generale sul bollo per tutti gli under 25.

Gasolio, si rischia di rimanere senza: gli Usa “chiedono” di aprire le riserve Ue

Il mercato del diesel torna a far tremare l’Europa, e questa volta la tensione arriva direttamente da Washington. Nelle ultime ore Donald Trump ha alzato il tiro sul fronte dei carburanti, chiedendo esplicitamente ai principali Paesi europei di attingere alle proprie riserve di gasolio per calmierare i prezzi internazionali.

Una richiesta che arriva in un momento particolarmente delicato, con il conflitto tra Israele e Iran che continua a far salire la pressione sui mercati energetici globali e con il diesel che nei distributori britannici ha appena toccato livelli record.

Stati Uniti in difficoltà

Dietro la mossa del presidente americano ci sono le difficoltà che gli stessi automobilisti statunitensi stanno affrontando, a poche settimane dalle elezioni di midterm di novembre, un dettaglio tutt’altro che irrilevante dal punto di vista politico. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha esortato l’Europa a immettere subito sul mercato le proprie scorte di gasolio, ribadendo che agricoltori, camionisti e imprese americane non dovrebbero sostenere da soli il peso dell’aumento dei prezzi.

Trump, nel frattempo, sta valutando anche un’ipotesi ben più drastica: un possibile divieto alle esportazioni statunitensi di diesel verso l’estero, mossa che inonderebbe il mercato interno facendo scendere i prezzi in patria, ma che secondo gli esperti scaricherebbe inevitabilmente la pressione sugli altri Paesi, Europa compresa, visto che gli Stati Uniti rappresentano uno dei principali fornitori europei di questo carburante, con esportazioni che oscillano tra 1,2 e 1,5 milioni di barili al giorno, in particolare dopo la chiusura da parte della Russia.

Trump chiede alle scorte europee

Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, durante una riunione tenutasi il 2 ottobre i Paesi europei hanno discusso proprio della richiesta statunitense, che chiederebbe il rilascio di circa il 40% delle scorte di gasolio nell’arco di sei mesi.

La Francia, da parte sua, ha proposto un piano alternativo, basato sul rilascio di 50 milioni di barili di diesel dalle scorte europee e altri 50 milioni di barili di greggio condivisi tra i Paesi membri dell’Agenzia Internazionale dell’Energia. Proprio il presidente francese Emmanuel Macron ha avuto in queste ore un colloquio diretto con Trump sulla situazione energetica globale, segno di quanto la questione sia ormai salita ai piani alti della diplomazia internazionale.

L’Unione Europea, però, pone una condizione precisa: qualsiasi accordo sul rilascio delle riserve dovrà includere l’impegno degli Stati Uniti a non introdurre un divieto unilaterale sulle esportazioni di diesel.

Cosa accadrebbe in caso di blocco all’esportazione

Lo scenario peggiore, quello di un blocco totale delle esportazioni americane, avrebbe conseguenze non da poco per gli automobilisti europei. Senza l’apporto del diesel statunitense, infatti, il mercato continentale rischierebbe di ritrovarsi con un’offerta ancora più ridotta rispetto a quella già compressa dalle tensioni mediorientali, con il concreto pericolo di ulteriori rincari alla pompa proprio mentre i prezzi sono già su livelli record in diversi Paesi. L’America rappresenta infatti circa il 50% delle importazioni del Vecchio Continente.

Non è un caso che i leader del G7 stiano valutando una telefonata nel pomeriggio di oggi per discutere i prossimi passi da compiere su questo fronte. Una partita, insomma, che si gioca tutta sull’equilibrio tra le esigenze interne americane e la tenuta del mercato europeo, con l’autunno che si preannuncia tutt’altro che semplice per chi, da una sponda all’altra dell’Atlantico, deve fare i conti ogni giorno con il prezzo del gasolio.

Tamoil aderisce al price cap, sconti su benzina e diesel fino al 31 ottobre

Il fronte del tetto ai prezzi dei carburanti si allarga ancora. Dopo le prime compagnie ad aver fatto scattare lo sconto alla pompa nelle scorse settimane, anche Tamoil ha deciso di adeguarsi, annunciando l’adozione di una serie di misure pensate per mitigare il costo di benzina e diesel venduti nella propria rete di distributori a marchio.

Una mossa non da poco, considerando il peso della compagnia, controllata dal gruppo internazionale Oilinvest, sul mercato italiano dei carburanti.

Dopo Eni, Ip e Q8

Con l’adesione di Tamoil, diventano così quattro le grandi compagnie che hanno scelto di mettere un limite massimo al prezzo al litro dei propri carburanti. La prima a muoversi era stata Eni, partecipata dal ministero dell’Economia, seguita a stretto giro da Ip e Q8.

Un effetto domino che sembra ormai aver coinvolto quasi tutti i principali player del settore, e che non è escluso possa estendersi ulteriormente nelle prossime settimane. Non è un caso che, proprio nelle ore precedenti all’annuncio di Tamoil, da Palazzo Chigi fossero arrivate indiscrezioni su un dialogo avviato con il governo libico per favorire l’adesione del marchio all’appello sul price cap dei carburanti, segno di quanto il tema sia ormai diventato una priorità anche sul piano istituzionale.

Nel comunicato diffuso dall’azienda si legge che la decisione nasce dall’intento di accogliere gli appelli arrivati dalle istituzioni e dalle associazioni dei consumatori, con l’obiettivo di sostenere concretamente la mobilità dei cittadini attraverso interventi mirati al contenimento dei prezzi.

Fino al 31 ottobre

Come già accaduto per le altre compagnie, anche l’iniziativa targata Tamoil ha una durata limitata nel tempo: lo sconto resterà infatti in vigore fino al 31 ottobre. Al momento, però, l’azienda non ha chiarito nel dettaglio di quanto scenderanno effettivamente i prezzi praticati ai distributori, né se l’intera rete si adeguerà alla misura in maniera uniforme.

Un aspetto che lascia ancora qualche margine di incertezza su quanto gli automobilisti percepiranno davvero questo intervento nel costo finale del pieno.

La compagnia ha comunque tenuto a sottolineare come le misure adottate siano state concepite per generare benefici sia per i consumatori finali sia per la sostenibilità economica delle attività legate alla rete distributiva, un equilibrio non sempre semplice da trovare in un momento di forte pressione sui margini di tutta la filiera.

Superato il 50% delle stazioni italiane

I numeri in gioco sono tutt’altro che contenuti. Tamoil conta circa 1.400 impianti sul territorio nazionale, e con il suo ingresso nel fronte del price cap il totale delle stazioni coinvolte dallo sconto sale a circa 11.200, su un parco complessivo di circa 22 mila distributori attivi in Italia.

Le tre compagnie che avevano aderito in precedenza mettevano insieme circa 9.800 impianti, suddivisi tra i 3.800 di Eni, i 3.400 di Ip e i 2.600 di Q8. Con l’adesione di Tamoil, insomma, si supera per la prima volta la soglia simbolica del 50% della rete nazionale, un traguardo che potrebbe spingere anche altre compagnie minori a muoversi nella stessa direzione, nel timore di perdere quote di mercato rispetto ai colossi del settore.

Tamoil, dal canto suo, ha inquadrato l’iniziativa nel contesto delle condizioni straordinarie determinate dall’attuale situazione internazionale, che continua a pesare sui mercati energetici e sui trasporti, con ripercussioni dirette sul potere di acquisto delle famiglie e sui costi sostenuti dagli operatori economici. Resta ora da capire se, con sempre più stazioni coinvolte, l’effetto complessivo sul prezzo medio alla pompa sarà davvero percepibile dagli automobilisti italiani già nelle prossime settimane.