Tesla FSD bocciato dalla Francia: dubbi su sicurezza e distrazione del conducente

Il dibattito sul futuro della guida autonoma nel Vecchio Continente ha subito una brusca frenata a causa della presa di posizione netta della Francia. Il governo di Parigi ha ufficialmente espresso la propria opposizione all’uso del software Full Self-Driving (FSD) di Tesla sulle strade dell’Unione Europea nella sua forma attuale. Questa decisione rappresenta il primo rifiuto pubblico da parte di un governo dell’Ue nei confronti di un’iniziativa guidata dai Paesi Bassi che mira ad approvare questa tecnologia in tutto il territorio comunitario.

Le ragioni del “no”: sicurezza e responsabilità

La motivazione centrale che ha spinto la Francia a porre questo limite risiede in profonde preoccupazioni legate alla sicurezza stradale. Attraverso una dichiarazione video, il Ministro dei Trasporti francese, Philippe Tabarot, ha puntato il dito contro due rischi specifici che il software comporterebbe: il rischio di eccesso di velocità e la potenziale disattenzione del conducente.

Secondo il governo francese, sebbene il sistema FSD rappresenti un indubbio progresso tecnologico, i compromessi richiesti in termini di sicurezza non sono ancora ritenuti accettabili. “In Francia crediamo che, mentre questo sistema apporta una serie di progressi tecnologici, i compromessi sulla sicurezza non siano ancora sufficienti a giustificare l’autorizzazione nella sua forma attuale” ha dichiarato esplicitamente Tabarot. Il timore è che il conducente umano, pur dovendo rimanere pronto a intervenire in ogni momento, possa essere indotto a un falso senso di sicurezza, riducendo i propri livelli di vigilanza necessari per gestire situazioni impreviste.

Un fronte europeo diviso

La posizione francese crea una spaccatura significativa all’interno dell’Unione Europea. Fino a questo momento, la tendenza sembrava favorevole a Tesla: l’autorità stradale dei Paesi Bassi (RDW) aveva infatti approvato in via provvisoria la tecnologia ad aprile 2026, spingendo nazioni come Belgio, Danimarca, Estonia e Lituania a fare lo stesso in vista di un possibile voto a livello europeo previsto per l’autunno.

Tuttavia, la Francia non è sola nel suo scetticismo. Tabarot ha accennato al fatto che altri Paesi europei condividono le medesime preoccupazioni, pur non nominandoli direttamente, sebbene fonti giornalistiche indichino che anche la Svezia potrebbe opporsi all’approvazione. Per Tesla, l’FSD è considerato un punto di vendita cruciale e un importante generatore di entrate, specialmente in un momento in cui le immatricolazioni del marchio in Europa stanno iniziando a riprendersi dopo il calo dell’anno precedente.

Cos’è il Full Self-Driving (FSD) e la replica di Musk

Per comprendere la portata del limite imposto, occorre definire la natura della tecnologia coinvolta. Il Full Self-Driving di Tesla è classificato come un sistema di assistenza alla guida capace di gestire autonomamente accelerazione, frenata e sterzata, ma che richiede obbligatoriamente che il conducente umano rimanga sempre vigile e pronto a riprendere il controllo del veicolo in qualsiasi momento.

La reazione di Elon Musk alla chiusura francese non si è fatta attendere. Attraverso una dichiarazione rilasciata sulla sua piattaforma social X, il CEO di Tesla ha criticato aspramente la posizione di Parigi, affermando che “ritardare l’approvazione dell’FSD in Francia costerà vite umane”, sostenendo implicitamente che la tecnologia sia già più sicura della guida puramente umana.

Prospettive future

Nonostante la ferma opposizione attuale, il dialogo non si è interrotto. Il Ministro Tabarot ha confermato che la Francia sta continuando le discussioni tecniche con i Paesi Bassi e altri Stati membri dell’Ue riguardo a questa tecnologia. La sfida resta quella di trovare un equilibrio normativo che permetta l’innovazione senza compromettere i rigidi standard di sicurezza stradale che la Francia, e una parte crescente dell’Europa, non sembrano disposti a negoziare.

Il Governo lancia il noleggio sociale: chi può avere un’auto nuova a 100 euro al mese

Il panorama dell’automotive italiano si arricchisce di una misura inedita che punta a coniugare la transizione ecologica con l’equità sociale. È stato presentato presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) il nuovo programma di noleggio sociale a lungo termine, un’iniziativa prevista dal Dpcm Automotive e illustrata dal Ministro Adolfo Urso insieme al Presidente dell’Automobile Club d’Italia (ACI), Geronimo La Russa.

L’obiettivo è duplice: da un lato accelerare il rinnovo del parco circolante nazionale per migliorare la sicurezza stradale e l’ambiente, dall’altro favorire l’accesso alla mobilità per le famiglie a basso reddito.

Una misura dal valore morale e sociale

Nelle parole del Ministro Urso, il noleggio sociale rappresenta una svolta sul piano “morale e sociale”. La misura è pensata specificamente per chi oggi non ha le risorse economiche per rottamare un’auto vecchia e inquinante e acquistarne una nuova. Grazie a questo programma sperimentale, tali soggetti potranno acquisire a noleggio un’auto sostenibile e più sicura. Il Governo ha inoltre assicurato che, in caso di successo della sperimentazione, verranno stanziate tutte le risorse necessarie per trasformare questa iniziativa in una politica industriale strutturale e più equa.

I dettagli tecnici: costi, durata e beneficiari

Il programma, che resterà attivo fino al 30 giugno 2030, è riservato alle persone fisiche con un ISEE inferiore a 30.000 euro. La formula proposta è estremamente accessibile: un contratto di noleggio a lungo termine della durata minima di 36 mesi con un canone sociale di soli 100 euro al mese (IVA inclusa).

Il contratto prevede un limite di percorrenza fissato a 12.000 chilometri annui. Un aspetto particolarmente interessante riguarda la conclusione del periodo di noleggio: al termine dei tre anni, il beneficiario avrà la possibilità di acquistare il veicolo usufruendo di uno sconto del 10% sul valore di mercato.

Veicoli ammessi e obbligo di rottamazione

Per accedere a questa agevolazione, la normativa impone requisiti stringenti sia sul veicolo in uscita che su quello in entrata. È infatti obbligatoria la rottamazione di un veicolo fino a Euro 4, che deve essere di proprietà del richiedente da almeno 12 mesi.

Per quanto riguarda l’auto da noleggiare, deve trattarsi di un veicolo nuovo, immatricolato in Italia e appartenente alla categoria M1 (autovetture). I requisiti ecologici prevedono un’omologazione almeno Euro 6 e un limite di emissioni di CO2 non superiore a 135 grammi per chilometro.

La strategia politica: stop agli “incentivi a pioggia”

La presentazione della misura è stata anche l’occasione per il Ministro Urso di ribadire un cambio di rotta nella politica degli incentivi. Il Ministro ha dichiarato che non verranno più utilizzati gli “incentivi a pioggia”, poiché in passato hanno finito per favorire l’acquisto di auto straniere, specialmente cinesi. L’obiettivo futuro è legare i sussidi al principio del “Made in Europe”: quando entrerà in vigore il nuovo regolamento europeo, gli incentivi potranno essere destinati esclusivamente ad auto con almeno il 70% di componentistica europea.

Urso ha inoltre sollevato una critica alle attuali regole dell’Unione Europea, sostenendo che senza un cambiamento a livello di Bruxelles, gli sforzi nazionali rischiano di essere inefficaci, paragonandoli al tentativo di “svuotare il mare con un secchiello”.

Come aderire: il “Click Day”

L’accesso al programma sarà gestito tramite un click day, come confermato dal Presidente dell’ACI, Geronimo La Russa. L’Automobile Club d’Italia, forte della sua storia ultra-secolare di vicinanza ai cittadini e ai servizi di mobilità, collaborerà attivamente alla riuscita dell’iniziativa per garantire che il contributo arrivi effettivamente a chi ne ha più bisogno.

Distributori carburanti, arriva la riforma: obbligo di colonnine e biocarburanti dal 2028

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera a quella che è stata definita dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, come una “svolta storica”: la riforma della rete di distribuzione dei carburanti. Inserito nel disegno di legge annuale per la Concorrenza 2026, il provvedimento punta a trasformare radicalmente il volto dei distributori italiani, accompagnandoli verso un futuro multimodale e meno dipendente dai combustibili fossili.

Razionalizzazione e riconversione

Il fulcro della riforma risiede nella razionalizzazione della rete, che oggi conta troppi punti vendita spesso inefficienti o tecnologicamente superati. L’obiettivo dichiarato è favorire la chiusura o la riconversione degli impianti obsoleti e a basso erogato, spingendoli verso nuove forme di energia come i biocarburanti e la ricarica elettrica.

Una delle novità più incisive riguarda il futuro delle autorizzazioni: dal 2028, per ottenere una nuova licenza, i titolari degli impianti dovranno obbligatoriamente offrire almeno una soluzione di alimentazione alternativa ai carburanti tradizionali, che si tratti di elettricità, biocarburanti o idrogeno. Per i distributori attuali, questo significa dover pianificare per tempo una trasformazione strutturale della propria offerta commerciale.

Supporto economico e incentivi

Per non lasciare solo il settore in questo passaggio delicato, la riforma istituisce un fondo da 120 milioni di euro per il triennio 2028-2030, con una dotazione di 40 milioni all’anno. Questo pacchetto finanziario è destinato a due scopi principali:

  • contributi alla riconversione: i titolari possono ricevere un contributo fino a 60.000 euro (nel limite del 50% delle spese sostenute) per trasformare il punto vendita in una stazione di ricarica elettrica o per la produzione di biocarburanti;
  • indennizzi per la cessazione: per i gestori che scelgono di non proseguire l’attività nell’impianto convertito, è previsto un ulteriore indennizzo non superiore a 20.000 euro.

Procedure semplificate

La riforma non tocca solo l’aspetto energetico, ma interviene pesantemente sulla tutela dei gestori e sulla stabilità dei loro rapporti con le grandi compagnie petrolifere. Vengono introdotte regole chiare per rendere i contratti più stabili e trasparenti, con garanzie minime e sanzioni severe per chi utilizza forme contrattuali non conformi.

Dal punto di vista tecnico, il provvedimento semplifica le procedure di dismissione. Per i distributori che chiudono, sono previste modalità precise per la messa in sicurezza: dalla rimozione delle infrastrutture fuori terra all’inertizzazione dei serbatoi interrati e delle condotte, garantendo l’isolamento delle matrici ambientali e il recupero dei residui di prodotto.

Nuovi obblighi di informazione al consumatore

Infine, la riforma cambia anche il rapporto visivo con l’utente finale. I titolari degli impianti avranno l’obbligo di fornire un’adeguata informazione ai consumatori sulla disponibilità di prodotti a basso impatto ambientale. Sarà necessario segnalare chiaramente la presenza di biocarburanti in purezza, biometano, idrogeno ed e-fuel.

La riforma non è solo un piano di ammodernamento, ma un processo governato verso la decarbonizzazione che mira a salvaguardare la continuità del servizio anche nelle aree interne e nelle isole minori, garantendo al contempo che la trasformazione del trasporto stradale sia “sostenibile e innovativa”. Vedremo se tutto ciò darà una spinta al rinnovamento di tutto il settore, che inevitabilmente dovrà guardare al domani con un occhio differente.

Rc Auto, come risparmiare 200 euro guidando in modo impeccabile

Il sogno di tutti gli automobilisti italiani sarebbe ridurre al minimo le spese dell’assicurazione annuale e ora c’è un metodo che potrebbe farvi risparmiare tanti soldi. Si sa che uno stile di guida prudente, nel pieno rispetto delle norme del Codice della Strada, può diminuire i rischi di ritrovarsi coinvolti in incidenti, ma a volte tutto questo non basta per alleggerirsi delle spese. Una condotta impeccabile al volante rappresenta prima di tutto un dovere civico, ma oggi il mercato potrebbe premiarvi con uno sconto immediato sull’Rc Auto.

La guida corretta può concretizzarsi in un risparmio che può superare i 200 euro l’anno, senza intaccare le proprie abitudini di viaggio o cambiare veicolo. È un sistema di rimborsi speculare al livello di rischio registrato a bordo. Cosa cambia? A differenza del classico meccanismo del bonus-malus, che richiede anni di assenza di sinistri per avere delle agevolazioni, ora c’è un modello che riconosce il merito fin dal primo mese che è stato battezzato “Pay How You Drive”, paga per come guidi.

Il funzionamento del sistema

“Pay How You Drive” presenta dati telematici per monitorare fattori come accelerazioni o frenate allo scopo di creare una polizza su misura per il guidatore. Negli ultimi tempi sono tante le compagnie assicurative che propongono l’installazione a bordo di un dispositivo connesso, interfacciato con un’applicazione per smartphone. La cosiddetta scatola nera analizza in tempo reale indicatori specifici come la velocità, l’intensità delle frenate e la fluidità delle accelerazioni. Grazie alla trasparenza e una condotta di guida regolare si ottiene una riduzione del premio mensile.

L’evoluzione è la formula YouDrive di Direct Assurance dove ogni singolo tragitto completato porta a una valutazione da 0 a 100. La media registrata a fine mese genera un rimborso sulla quota periodica. La soglia minima per accedere ai benefici è di 60 punti, atta a garantire uno sconto del 5%, mentre un punteggio perfetto di 100 può portare a un risparmio fino al 40%. Per chi affronta un numero ridotto di km ogni anno è possibile ottenere un ulteriore sconto del 10%.

Come avviene il calcolo

Si vanno a considerare le decelerazioni brusche, le partenze troppo rapide e la velocità di percorrenza nelle curve. Il dispositivo smart considera anche l’andatura in base al contesto stradale, allo scopo di incrociare i dati sul traffico circostante e se la velocità è allineata a quella del flusso generale. 100.000 automobilisti che hanno scelto la formula “Pay How You Drive” hanno avuto un risparmio medio di 200 euro all’anno. Il sistema, inoltre, può essere esteso anche a neopatentati.

In base alle prove eseguite dall’emittente francese RTL, i giovani guidatori possono ricevere un risparmio di 500 euro con l’opportuno stile di guida. Le opzioni non mancano con le proposte dei grandi gruppi assicurativi che offrono soluzioni analoghe a quella che vi abbiamo descritto.

Lo stile di guida determina direttamente l’importo della fattura, andando a premiare gli automobilisti calmi e attenti. In tempi di crisi, dove ogni euro conta, ottimizzare le spese di gestione del veicolo con le compagnie assicurative disposte a proporre il “Pay How You Drive” rappresenta una soluzione intelligente per superare le vecchie logiche assicurative.

Ritrovata la Ferrari da 200 mila euro rubata prima della Coppa Selva

Il silenzio delle campagne baresi, interrotto solitamente solo dal fruscio del vento tra gli ulivi e dal lavorio agricolo, ha custodito per sessanta giorni un segreto meccanico dal valore inestimabile. Nelle scorse ore, la notizia che tutto l’ambiente dell’automobilismo sportivo attendeva con ansia è finalmente arrivata: la Ferrari 458 Challenge Evo, rubata lo scorso maggio a Fasano, è stata ritrovata dai Carabinieri. Un ritrovamento che mette fine a un giallo iniziato sotto le luci dei riflettori della cronaca sportiva e terminato nella Puglia più rurale.

Il furto: un colpo al cuore della Coppa Selva

La storia inizia a fine maggio scorso, nei giorni febbrili che precedono la 67esima edizione della Coppa Selva di Fasano, una delle cronoscalate più antiche e prestigiose d’Italia. La Ferrari, un gioiello da 200.000 euro di proprietà del team veneto Gaetani Racing, era stata noleggiata da un pilota locale per partecipare alla competizione. Il veicolo non ha però mai raggiunto la linea di partenza: tra il giovedì e il venerdì antecedenti la gara, la vettura è sparita dall’area paddock della manifestazione.

Il furto non ha riguardato solo l’auto, ma l’intero carrello di trasporto su cui era stivata. Il colpo è apparso subito come un’operazione mirata e professionale, capace di gettare nello sconforto l’imprenditore e pilota Luca Gaetani, che in quei momenti concitati aveva rilasciato dichiarazioni disperate, temendo che la sparizione del mezzo potesse segnare la fine definitiva della sua carriera sportiva.

Due mesi di indagini e attesa

Dal momento del furto, le forze dell’ordine hanno avviato un lavoro investigativo a tutto campo. Il caso ha colpito profondamente non solo i diretti interessati, ma l’intera comunità di volontari e appassionati della scuderia A.s. Egnathia Corse, organizzatrice dell’evento fasanese, che ha vissuto lo spiacevole accaduto come una ferita al prestigio della manifestazione stessa.

Le indagini, condotte congiuntamente dalle stazioni dei Carabinieri di Alberobello e Gioia del Colle, hanno setacciato il territorio palmo a palmo per settimane. L’ipotesi che il veicolo non avesse mai lasciato la regione, ma fosse stato occultato in attesa di istruzioni o di un possibile trasferimento all’estero, ha trovato conferma martedì 21 luglio 2026.

Il ritrovamento nelle campagne

La Ferrari è stata individuata in un’area rurale situata tra i comuni di Alberobello e Noci, in provincia di Bari. Più precisamente, il bolide di Maranello era nascosto in un terreno che ospita alcuni impianti dell’Acquedotto Pugliese. La scena che si è presentata ai militari è stata quasi surreale: la potente auto da corsa, concepita per le piste e le alte velocità, era ancora perfettamente stivata all’interno dello stesso carrello con cui era stata asportata due mesi prima.

Il ritrovamento ha portato un immediato sollievo ai vertici della Egnathia Corse. La presidente Laura De Mola ha espresso pubblicamente le proprie felicitazioni a Luca Gaetani e a tutto il team veneto, sottolineando come questa notizia rappresenti un atto di giustizia per una squadra che opera con immensa passione e affronta investimenti e sacrifici importanti.

Le congratulazioni sono andate anche ai comandi dell’Arma per la brillante operazione che ha permesso di recuperare un simbolo dello sport automobilistico italiano, restituendolo finalmente ai suoi legittimi proprietari e al mondo delle competizioni.

Cattivo odore dal condizionatore dell’auto: come eliminarlo subito e quanto costa

Quando arrivano i primi caldi, premi il tasto dell’aria condizionata per rinfrescare l’abitacolo e vieni travolto da un odore insopportabile. È un classico problema che colpisce moltissimi automobilisti, legato all’accumulo di umidità e batteri nell’impianto di climatizzazione. Vediamo come evitare questo problema e quanto costa ripristinarlo.

Come risolvere subito il problema

Se dalle bocchette dell’aria esce un odore sgradevole, la causa principale è quasi sempre la formazione di muffe, funghi e batteri sull’evaporatore e all’interno dei condotti di ventilazione. Per eliminare subito il problema e tornare a respirare aria pulita è necessario eseguire questi tre passaggi:

  • sostituzione del filtro abitacolo (o filtro antipolline): se è intasato o umido, diventerà la fonte primaria del cattivo odore. Il consiglio è di sceglierne uno ai carboni attivi, in grado di trattenere non solo le polveri ma anche i gas e i cattivi odori;
  • igienizzazione e sanificazione dei condotti: puoi utilizzare una bomboletta igienizzante per auto, ma se la puzza è molto persistente, la soluzione migliore è un trattamento all’ozono o una pulizia mirata con il vapore;
  • pulizia dell’evaporatore: un tecnico per questo trattamento applica schiume specifiche direttamente sul radiatore dell’evaporatore attraverso una cannula per sciogliere la patina batterica accumulata.

Quanto costa

Risolvere questo fastidio ha un costo del tutto accessibile e varia a seconda della tipologia di auto e della durata del trattamento:

  • sanificazione con bomboletta: il prodotto attivo costa circa 25 euro, si tratta di una bomboletta igienizzante spray da far ricircolare con il climatizzatore acceso;
  • intervento completo: comprende i prodotti chimici, la manodopera, il lavaggio dei condotti e la sanificazione dell’abitacolo con ozono o spray dedicati.

Da aggiungere al costo del trattamento anche quello del nuovo filtro abitacolo standard, che può costare circa 20 euro, mentre per quello ai carboni attivi si può arrivare a 90 euro.

Ricarica del gas e scarico della condensa

C’è un altro aspetto fondamentale che molti ignorano, il corretto funzionamento del circuito refrigerante. Il refrigerante (R134a o R1234yf) non serve soltanto a raffreddare l’aria, ma garantisce che l’intero sistema lavori alle giuste pressioni e temperature, vediamo come:

  • ricarica del gas: se la quantità di gas scende (a causa di micro perdite), il sistema perde efficienza. L’impianto non riesce più a deumidificare correttamente l’aria e l’evaporatore non lavora alle giuste temperature. Si crea così un eccesso di umidità e condensa che rimane intrappolata, diventando il terreno di coltura ideale per muffe e batteri;
  • scarico della condensa: ogni auto è dotata di un tubicino di scarico che serve a far defluire all’esterno l’acqua di condensa prodotta dall’evaporatore (è la tipica pozza d’acqua che vedi sotto l’auto d’estate). Se questo tubicino si ottura con polvere o sporcizia, l’acqua ristagna all’interno dell’involucro dove è posizionato l’evaporatore generando in poco tempo un forte odore di muffa e, nei casi più gravi, può persino allagare la moquette nella zona del passeggero.

Durante il tagliando o la sanificazione, è sempre bene far controllare il climatizzatore e verificare che lo scarico della condensa sia libero e ben funzionante.

I consigli del meccanico per evitare che ritorni

Prevenire la formazione di batteri è l’unico modo per non doversi ritrovare ogni estate con lo stesso problema. Ecco alcune abitudini da seguire che possono fare una grande differenza:

  • spegni il condizionatore: 5 minuti prima di arrivare a destinazione lascia la sola ventilazione accesa (a temperatura ambiente). Questo permette all’aria di asciugare la condensa accumulata sull’evaporatore prima che tu spenga il motore, bloccando sul nascere la proliferazione di muffe;
  • sostituzione filtro abitacolo: non aspettare che faccia puzza. Il cambio va fatto ogni 15.000 km o almeno una volta all’anno (preferibilmente a fine inverno);
  • usa il climatizzatore anche d’inverno: accendere l’aria condizionata durante i mesi freddi aiuta a sbrinare i vetri velocemente, tiene in movimento i liquidi del compressore e impedisce ai condotti di ristagnare.

Suzukino 2026, il piccolo lusso che apre il viaggio

Dal garage dello yacht alle calette più esclusive, Suzuki ridisegna il concetto di tender con una gamma premium pensata per chi considera ogni dettaglio parte del viaggio. Tecnologia brevettata, design personalizzabile e una collezione di modelli che trasformano il “mezzo di servizio” nell’oggetto del desiderio.

C’è un momento, durante una vacanza in mare, che racconta più di qualsiasi ponte in teak o cabina firmata da un designer. È quello in cui si lascia il grande yacht per raggiungere una baia nascosta, un piccolo porto colorato o un ristorante affacciato sull’acqua. È il tragitto più breve del viaggio, eppure spesso è quello che rimane nella memoria. Perché il tender non è soltanto un’imbarcazione di servizio: è il primo contatto con il mare, il collegamento tra il lusso e la libertà.

È proprio da questa filosofia che nasce la nuova gamma Suzukino 2026, con cui Suzuki porta il proprio know-how nel mondo dei tender premium dedicati a yacht e superyacht. Una famiglia di battelli progettata non solo per essere efficiente, ma anche elegante, tecnologica e perfettamente integrata nello stile dell’imbarcazione madre.

Quando la tecnologia libera spazio

Nel mondo della nautica ogni centimetro conta. I garage degli yacht sono progettati al millimetro e trovare spazio per un tender senza rinunciare alle dimensioni è spesso una sfida.

Suzuki risponde con Geniuss, un sistema brevettato a livello internazionale che rappresenta il vero cuore innovativo della gamma. Il supporto del motore fuoribordo è infatti in grado di traslare e ribaltarsi verso l’interno dello scafo, facendo rientrare completamente il gambo del propulsore nella sagoma del tender. Un’idea tanto semplice quanto rivoluzionaria: niente più motori sporgenti, nessuna necessità di smontarli durante il ricovero e soprattutto più spazio disponibile all’interno del garage dello yacht. Nei modelli 330 e 420 il sistema è disponibile anche nella versione HTS, con movimentazione completamente idraulica.

Due anime, un’unica filosofia

La nuova collezione si sviluppa attorno a due grandi famiglie, pensate per adattarsi alle diverse esigenze degli armatori.

Da una parte troviamo i modelli con poppa abbattibile, progettati espressamente per essere ricoverati nei garage degli yacht senza sacrificare abitabilità e prestazioni. Dall’altra, la gamma con poppa tradizionale, ideale per chi preferisce il trasporto sul flybridge, in coperta oppure al traino. Una scelta che permette di configurare il tender più adatto al tipo di imbarcazione e allo stile di navigazione, offrendo una risposta praticamente su misura.

Materiali premium, dettagli sartoriali

Anche l’occhio vuole la sua parte. Per questo Suzuki ha scelto materiali che parlano il linguaggio della nautica di alta gamma: carena rigida in vetroresina, tubolari in neoprene Pennel & Flipo ORCA, certificazione CE Categoria C e un’ampia possibilità di personalizzazione.

Colori dei tubolari, tappezzerie, accessori e configurazioni consentono di creare un tender perfettamente coordinato con lo yacht principale. Le varianti disponibili — Open, Open Invisibile, Sport, Duetto, Cruiser e Sport Cruiser — trasformano ogni modello in un progetto quasi sartoriale, capace di riflettere il gusto dell’armatore.

Una collezione che accompagna ogni stile di navigazione

La gamma con poppa abbattibile parte dal compatto Suzukino 250 Open Invisibile, lungo meno di due metri e mezzo, ideale quando l’obiettivo è ottimizzare ogni spazio disponibile. Salendo di categoria arrivano il versatile 285 Open Invisibile, il più abitabile 290 Duetto con doppia seduta e consolle centrale, il raffinato 330 Cruiser e il top di gamma 420 HTS Sport Cruiser, pensato per i superyacht che richiedono elevata capacità di trasporto, comfort e una portata fino a sei persone. Le motorizzazioni arrivano fino a 40 cavalli Suzuki, sempre con la proverbiale affidabilità del marchio.

Sul fronte della gamma tradizionale, invece, la famiglia comprende il leggero 260 Sport, il versatile 290 Open e il 380 Cruiser, un vero mini-RIB capace di svolgere sia il ruolo di tender sia quello di battello di servizio, con consolle di guida, doppia seduta e motorizzazioni fino a 40 cavalli.

Il lusso si misura nei dettagli

Nel mondo degli yacht si è spesso portati a guardare soltanto le grandi dimensioni, gli interni firmati e i motori da migliaia di cavalli. Eppure sono proprio i dettagli a fare la differenza. Il tender è uno di questi. È il primo mezzo che tocca l’acqua al mattino e l’ultimo a rientrare la sera. È quello che accompagna gli ospiti verso una spiaggia deserta o li riporta a bordo dopo una cena sul mare.

Con Suzukino, Suzuki crea un’estensione naturale dello yacht stesso, dove tecnologia, praticità e raffinatezza convivono in perfetto equilibrio. Perché il lusso autentico, in fondo, non è mai soltanto arrivare. È in tutti i piccoli dettagli, anche  nel modo in cui si percorre il tratto più breve del viaggio.

BMW rinuncia al Salone di Parigi 2026, le ragioni dietro la defezione

La mancata partecipazione di BMW alla kermesse francese mostra il lato più debole dell’industria europea delle quattro ruote, chiusa dalla morsa dei dazi americani e dalla contrazione a Est del mercato cinese. Persino un colosso come BMW è costretto a fare i conti con la crisi che, nonostante il lancio di diversi nuovi modelli, lo spingerà a stare alla larga dal prossimo Salone dell’Auto di Parigi, in programma dal 13 al 18 ottobre.

Il gruppo tedesco ha annunciato che non ci sarà nemmeno Mini, nonostante a gennaio avesse confermato la propria presenza all’evento parigino. Dietro alla sorprendente defezione vi sarebbe una motivazione economica. Il lancio dei primi esemplari della piattaforma Neue Klasse (i3 e iX3), della nuova serie X5, fino all’ultima generazione della Serie 7, non è bastato per superare le difficoltà operative di inizio anno, culminate a metà giugno con la presentazione di un profit warning, ovvero un allarme sugli utili annuali, date le previsioni a ribasso della seconda metà del 2026.

Numeri preoccupanti

I dati che sono emersi per BMW nel primo semestre non possono far dormire sogni tranquilli ai vertici. Il peggioramento delle prospettive commerciali annuali sarebbe causato da un generale calo delle vendite globali del 4,2%, a 1,15 milioni di unità, per via della contrazione del mercato cinese. Il -20,4% registrato nel Paese del Dragone Rosso ha minimizzato i dati positivi marcati in Europa (+5,4%) e negli Stati Uniti (+3,9%). Per i prossimi mesi non sono previsti, in base alle valutazioni degli analisti, importanti segnali di ripresa. Da non sottovalutare nemmeno l’incertezza macroeconomica mondiale causata dal conflitto bellico in Medio Oriente.

BMW potrebbe partecipare ad altri eventi espositivi, ma la defezione in Francia sta facendo discutere. I marchi storici europei sembrano più orientati a investire in aree più floride del mondo dove potrebbe essere necessario garantire un maggior supporto. Un portavoce del marchio teutonico ha annunciato:

“Abbiamo ridefinito le priorità di tutte le nostre attività. Questa iniziativa fa seguito all’avvertimento sui profitti emesso un mese fa. Pertanto, è stata presa la decisione di non partecipare al Salone dell’Auto di Parigi. Tuttavia, si tratta di una decisione valida solo per quest’anno: non stiamo mettendo in discussione la nostra partecipazione ad altre fiere”.

Positive le performance delle vetture elettriche

Nei primi sei mesi sono state vendute 50.410 unità dei marchi BMW e Mini, suddivise in 40.684 BMW (+2,4%) e 9.726 Mini (+25,6%). Le EV hanno toccato quota 4.232 unità, in crescita del 14,3%. Anche le automobili elettrificate BMW hanno fatto un balzo in avanti (+39,2%) e hanno raggiunto le 6.838 unità. Nel primo semestre anche BMW Motorrad ha mantenuto sia la leadership nel mercato premium sia nei segmenti oltre 500cc e oltre 750cc con 9.702 (-3,2%) moto e scooter.

Lo scorso mese è stato in linea con i numeri di giugno 2025. Sono state immatricolate 8.003 unità dei brand BMW e Mini (-0,3%). La Casa dell’Elica ha marcato le 6.431 unità (-3,9%), mentre il brand Mini con 1.572 esemplari ha registrato un +17,5%. Si sono confermati i numeri positivi delle EV a livello di Gruppo con 1.112 (889 BMW e 223 Mini) unità nel mese (+62,3%), mentre le elettrificate sono calate (-28,5%), raggiungendo le 876 unità del marchio BMW. In Europa il marchio bavarese piace e vende come sempre, tuttavia tutto questo non basterebbe più per la presenza fissa nel Salone di Parigi.

Sorpassometro, come funziona il sistema che può far scattare multe fino a 1.300 euro

Il panorama dei controlli stradali in Italia si è arricchito di uno strumento tecnologico sempre più diffuso e temuto dagli automobilisti: il sorpassometro. Questo sistema elettronico è stato progettato con l’obiettivo specifico di individuare i sorpassi vietati e altre manovre irregolari, operando efficacemente anche in assenza di una pattuglia delle forze dell’ordine sul posto.

A differenza dei comuni sistemi di controllo, il sorpassometro non agisce come un semplice autovelox volto a misurare la velocità, ma si concentra sulla documentazione visiva di manovre effettuate in violazione della segnaletica e delle norme del Codice della Strada.

Tecnologia e funzionamento

Il funzionamento del sorpassometro si basa su un’architettura tecnologica complessa che integra telecamere e sensori posizionati strategicamente lungo la carreggiata. Questi dispositivi registrano costantemente ciò che avviene sulla strada, focalizzandosi in particolare su tratti critici dove la manovra di sorpasso risulta particolarmente pericolosa o è esplicitamente vietata, come in presenza di una linea continua.

Un aspetto fondamentale che distingue questo strumento da altri dispositivi automatici è la gestione della violazione. Il sorpassometro, infatti, non “decide” autonomamente l’erogazione di una multa. Il sistema si limita ad acquisire e registrare il filmato della sospetta infrazione; successivamente, tale documentazione video viene analizzata e verificata dagli agenti di polizia. Solo dopo che un operatore umano ha accertato l’effettiva irregolarità della manovra, si procede alla redazione del verbale. Questo rende la documentazione video l’elemento centrale e probatorio di ogni accertamento.

Sanzioni pesanti

Per chi viene colto in fallo dal sorpassometro, le conseguenze economiche e amministrative possono essere estremamente severe. A seconda della gravità dell’infrazione commessa, le sanzioni pecuniarie possono superare i 1.300 euro. Oltre all’esborso monetario, il Codice della Strada prevede pesanti ripercussioni sulla patente di guida: la decurtazione può arrivare fino a 10 punti e, nei casi più gravi o in caso di recidiva, è prevista anche la sospensione della patente.

È importante notare che la sanzione può variare in base alla specifica violazione contestata. Ad esempio, il semplice superamento della striscia longitudinale continua, se non configura un vero e proprio sorpasso pericoloso, può comportare una multa più contenuta e una minore perdita di punti. Per tale ragione, gli esperti consigliano di verificare sempre con precisione quale norma del Codice della Strada sia stata citata nel verbale.

Il diritto al ricorso

Ricevere una multa tramite sorpassometro non significa necessariamente non avere margini di difesa, sebbene il ricorso non possa basarsi sulla mera assenza di una pattuglia visibile. Gli automobilisti possono contestare il verbale verificando elementi concreti come la regolarità del dispositivo, la correttezza della descrizione della violazione e, soprattutto, la segnaletica stradale.

Proprio sulla segnaletica si sono concentrate molte discussioni legali, poiché i cartelli che indicano il controllo potrebbero non essere sempre precisi nell’indicare l’inizio e l’estensione del tratto monitorato. Un caso emblematico si è verificato nel maggio 2026, quando un giudice di pace ha annullato un verbale relativo a un dispositivo installato ad Acquappesa, aprendo un dibattito sulla legittimità di alcuni accertamenti. Tuttavia, resta fondamentale valutare ogni caso singolarmente e rispettare i termini legali per l’impugnazione.

La presenza del sorpassometro introduce un livello di vigilanza elettronica che invita a una guida più prudente. La regola d’oro per ogni conducente rimane quella di rispettare sempre la segnaletica, evitando manovre azzardate anche quando la strada appare libera, poiché la tecnologia consente oggi di documentare le infrazioni in modo inoppugnabile.

Aumentano le vendite di mappe cartacee, il fenomeno controcorrente

C’era una volta il piacere di perdersi e ritrovarsi attraverso lo studio di una mappa. In un mondo che corre veloce la tendenza potrebbe sembrare vetusta, ma c’era un piacere infinito nel toccare con mano la strada che si sarebbe dovuta affrontare per raggiungere la destinazione. Oggi tramite lo smartphone e i sistemi di infotainment tutti noi abbiamo trovato il modo di orientarci con estrema facilità.

Basta un click per scoprire il traffico in tempo reale, eventuali autovelox e calcolare l’orario di arrivo. Ma per fortuna c’è chi sta tornando a un articolo che sembrava essere completamente sparito dal vano portaoggetti delle auto moderne. La mappa cartacea, esattamente come altri prodotti amati dai boomer, sta rivivendo una fase di splendore.

Nostalgia canaglia

In base a quanto annunciato dall’associazione automobilistica olandese “ANWB”, c’è una domanda crescente di mappe stradali stampate, sebbene sia sempre maggiore la diffusione di Google Maps e Waze. Un portavoce della società, in occasione di un servizio della tv pubblica “NOS”, ha annunciato che la quantità di richieste delle mappe cartacee continua a essere rilevante.

In molti preferiscono il cartaceo perché garantisce una visione d’insieme del percorso e dei punti di interesse lungo la strada, rappresentando un’affidabile soluzione di riserva quando la batteria del telefono termina o il navigatore ha problemi tecnici. Va detto che in Olanda le mappe ANWB vengono distribuite gratuitamente ai soci, stampate in due milioni di copie e aggiornate ogni due anni. Google aggiorna le mappe di continuo, ma il fascino old school del cartaceo continua a fare la differenza.

In base allo studio portato avanti da “NPD”, negli Stati Uniti le vendite di mappe e atlanti hanno raggiunto 1,8 milioni di unità, con una crescita del 20% rispetto all’anno precedente, mentre l’American Automobile Association ha stampato il 123% di mappe in più nello stesso periodo. In Europa la destinazione più battuta nelle ricerche è quella che attraversa Francia, Belgio e Lussemburgo, seguita dalla Germania, mentre cresce l’interesse per la fresca Scandinavia. Chi è attento alla privacy desidera continuare a usare le mappe tradizionali, evitando di essere tracciato o archiviato da sistemi che in ogni caso monitorano ogni spostamento.

Trend mondiale

Nel Regno Unito “Ordnance Survey”, l’ente cartografico nazionale, ha mostrato un incremento delle vendite di mappe personalizzate del 144% in un solo anno, seguito da un ulteriore 28% l’anno successivo. Tony Rodono, proprietario di “The Map Shop”, un negozio specializzato aperto da trent’anni a Charlotte, in Carolina del Nord, ha analizzato come i clienti americani vogliano mappe aggiornate. Sarebbero tanti gli scettici nei confronti del GPS, favorevoli al caro vecchio cartaceo. Nei passi di montagna o in parchi naturali, dove manca il segnale, la carta batte la batteria e ci sono ancora tanti luoghi sul pianeta dove gli aggiornamenti software non possono risultare così immediati.

Spostandoci nel Regno Unito è il negozio storico di “Stanfords” ad assicurare che internet non ha spazzato via il mercato delle vecchie cartine, ma le possibilità convivono alla grande. Va detto che Google Maps copre oltre il 75% delle strade del mondo e, in base alle stime di “Grand View Research”, l’intero settore varrebbe 19,7 miliardi di dollari nel 2023, con una traiettoria che punta a superare i 54 miliardi entro il 2030.

Confonde i pedali, termina la corsa sfondando una macelleria con l’auto

Teatro della vicenda è Saint-Gaudens, un comune transalpino di 11.753 abitanti, situato nel dipartimento dell’Alta Garonna, nella regione dell’Occitania. Al volante un ottantenne che ha accidentalmente sfondato la vetrina di una macelleria dopo aver confuso il pedale del freno con quello dell’acceleratore.

La notizia è stata riportata da Actu.fr e, in base alle ricostruzione, per fortuna l’azione non ha portato a conseguenze drammatiche, perché nessuno è rimasto ferito, ma i danni per il negoziante sono stati importanti in una fase cruciale della stagione estiva.

Il botto contro la vetrina

In preda al panico l’automobilista ha dato gas e distrutto la vetrina della macelleria prima di fermarsi all’interno. La facciata è finita in pezzi e parte dell’attrezzatura del negozio è stata pesantemente danneggiata. Diversi clienti e dipendenti, presenti nel negozio al momento dell’impatto, hanno evitato la traiettoria della vettura. Sarebbe potuta essere una tragedia, ma le persone presenti sono state molto reattive e si sono messe al riparo appena hanno sentito l’impatto dell’auto contro la vetrina.

La vicenda ci permette di analizzare anche il processo di rinnovo delle patenti che, spesso anche alle nostre latitudini, avviene con troppa superficialità. La guida è un’attività che richiede molta attenzione e, con il passare degli anni, le regole del rinnovo dovrebbero risultare sempre più rigide. Per gli ultra ottantenni, la questione assume ancor più importanza, poiché l’invecchiamento può portare a una serie di problematiche quali il rallentamento dei riflessi, la diminuzione dell’acuità visiva e anche altri problemi di salute possono influire sulla guida.

Negli ultimi anni in Italia ci sono stati diversi gravi incidenti stradali, alcuni con esiti mortali, causati da automobilisti ultraottantenni. In un Paese con una età media tra le più alte del mondo occorre prendere con estrema serietà la questione. Nel 2024 il tasso di mortalità stradale più elevato si è marcato nella fascia d’età tra gli 85 e gli 89 anni, con 103,8 decessi ogni milione di abitanti.

Il rinnovo della patente per gli anziani

In Italia, chi ha superato gli 80 anni di età può continuare a guidare ciclomotori e veicoli per i quali sia richiesta la patente A1, A, B1, B a condizione che si sottoponga a una visita medica biennale presso un medico monocratico, dove deve essere accertata la persistenza dei requisiti fisici e psichici necessari per la guida. Dopo aver sostenuto gli oneri della visita medica, che sono a carico dell’interessato, in caso di risultati positivi la validità della patente rinnovata vale 2 anni per gli ultra ottantenni.

Il decreto legge sulle “semplificazioni” del 2012 ha abrogato l’obbligo di sottoporsi a visita specialistica presso le Commissioni mediche locali, stabilendo l’accertamento dei requisiti psico-fisici presso il medico monocratico. La valutazione dei requisiti psico-fisici è fondamentale per garantire che la guida avvenga in condizioni di sicurezza, soprattutto per la salvaguardia degli altri automobilisti. La sicurezza è una priorità assoluta della Commissione europea ed è giusto applicare misure per limitare incidenti ed eventi drammatici che avvengono periodicamente sulle nostre strade. Le Associazioni dei consumatori e i sindacati dei pensionati invitano alla prudenza perché la mobilità su gomma deve rimanere un diritto di ogni anziano in salute.

Dal telo sul sedile alle infradito, gli errori estivi che possono costare caro

Con l’arrivo della stagione estiva e dei grandi spostamenti verso le località balneari, molti automobilisti tendono ad adottare uno stile di guida più rilassato per sfuggire al caldo o evitare lo stress delle code. Tuttavia, esistono alcuni comportamenti, spesso ritenuti innocui o semplicemente pratici, che nascondono rischi elevatissimi per l’incolumità fisica, oltre a esporre a sanzioni pesanti e complicazioni con le compagnie di assicurazione.

Il braccio fuori dal finestrino

Un classico dell’estetica vacanziera è guidare con il braccio appoggiato fuori dal finestrino. Sebbene non esista un divieto assoluto espresso, le Forze dell’Ordine possono sanzionare questo gesto basandosi su due norme del Codice della Strada. L’articolo 141 punisce il mancato controllo del veicolo, ricordando che il conducente deve sempre essere in grado di compiere manovre in sicurezza (multa da 42 a 173 euro e decurtazione di un punto). Inoltre, l’articolo 169 vieta la sporgenza di parti del corpo che aumentino l’ingombro laterale del mezzo, con sanzioni che possono arrivare a 344 euro.

Il pericolo nascosto del telo da spiaggia

Uno degli errori più gravi e diffusi è quello di stendere un asciugamano in spugna sul sedile per proteggere il rivestimento dal costume bagnato o dal calore. Questa abitudine altera drasticamente la dinamica biomeccanica dei sistemi di sicurezza dell’auto. Il rischio principale è il cosiddetto “effetto submarining”: la spugna annulla l’attrito tra corpo e sedile, facendo sì che, in caso di impatto, il passeggero scivoli sotto la cintura di sicurezza.

Le conseguenze possono essere letali: la cintura addominale, invece di bloccarsi sulle ossa del bacino, comprime gli organi interni come fegato, milza e intestino, causando emorragie gravissime. Inoltre, il telo può interferire con i sensori di postura che regolano l’attivazione degli airbag. Oltre al danno fisico, l’uso dell’asciugamano può comportare una riduzione del risarcimento assicurativo per “concorso di colpa”, qualora i periti dimostrino che l’uso del telo ha aggravato le lesioni.

Calzature e visibilità

Un altro tema complesso riguarda la guida con infradito o a piedi nudi. Sebbene non sia più vietato dal 1993, se una calzatura inadatta causa una guida incerta o rimane incastrata sotto un pedale, si applica l’articolo 141 sul mancato controllo del mezzo. Il rischio maggiore in questo caso è la rivalsa assicurativa: dopo un incidente, la compagnia potrebbe pagare il danno per poi richiedere l’intera cifra al conducente, sostenendo che fosse impedito nei movimenti dalle ciabatte.

Anche la pulizia del veicolo è fondamentale per la legge. Guidare con il parabrezza coperto da troppi moscerini viola gli articoli 71 e 79 del Codice della Strada, esponendo a una multa fino a 344 euro a causa della ridotta visibilità.

La “trappola” dell’aria condizionata in sosta

Infine, un comportamento sanzionato molto severamente è la sosta con il motore e l’aria condizionata accesi in zone abitate. Secondo l’articolo 157 del CdS, questa pratica finalizzata a mantenere l’auto fresca mentre si è fermi comporta una multa che varia da 223 a 444 euro. È importante sottolineare che la norma punisce la sosta prolungata e non la semplice fermata, come quella necessaria per far scendere un passeggero o durante l’attesa a un semaforo rosso.

Godersi le vacanze significa anche mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza stradale, evitando automatismi che potrebbero trasformare un momento di relax in un grave pericolo per sé e per gli altri.