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Auto aziendali, tasse più alte con il nuovo decreto Omnibus: ecco cosa cambierà

da Redazione Promoauto

Il tema delle auto aziendali è sempre molto attuale e va seguito con grande attenzione, anche perché all’orizzonte sono in arrivo delle novità che potrebbero tradursi in una vera e propria pioggia di rincari. Tutto ruota intorno al decreto Omnibus che ora è entrato nella fase parlamentare dopo l’approvazione ricevuta dalla Ragioneria generale dello Stato.

Il testo, ricordiamo, era stato approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 10 giugno. La palla ora passa alle commissioni competenti e poi tornerà all’esame del Governo. L’iter è lungo (una conclusione dovrebbe arrivare dopo la pausa estiva), ma le novità per il settore delle auto aziendali sono rilevanti.

La tassazione, infatti, potrebbe subire una maggiorazione del 50% della base imponibile per i veicoli meno recenti. Per un lavoratore dipendente a cui è stata assegnata un’auto aziendale, questo provvedimento rischia di tradursi in un’improvvisa stangata al momento della dichiarazione dei redditi.

La nuova normativa punta a incentivare l’aggiornamento delle flotte, essenziale anche per ringiovanire il parco circolante in Italia, ma per raggiungere quest’obiettivo potrebbe aumentare in misura significativa il carico fiscale che già rappresenta un freno importante per l’economia. Non sono escluse ulteriori sorprese, con modifiche al testo, nel prossimo futuro.

Cosa cambierà per le auto aziendali

Alla base del nuovo pacchetto normativo c’è la volontà di incentivare il rinnovo delle flotte aziendali, spingendo verso la sostituzione dei veicoli meno recenti con modelli nuovi e dal ridotto o nullo impatto ambientale.

Per questo target si terrà conto solo dell’età del veicolo, a partire dalla data di prima immatricolazione. Questa scelta penalizzerà anche le elettriche più datate, che otterranno lo stesso trattamento di auto benzina e diesel.

Il decreto Omnibus, come sottolineato in apertura, prevede una maggiorazione del 50% della base imponibile che riguarderà i veicoli che superano il quinto anno dalla prima immatricolazione, in modo indipendente dal tipo di alimentazione del veicolo stesso.

Per quanto riguarda il fringe benefit, inoltre, viene introdotta una misura che punta a semplificare il calcolo. Il testo attuale prevede un incremento forfettario del 5% per gli optional non inclusi nelle tabelle ACI e non acquistati direttamente dal lavoratore.

Una stangata in arrivo?

La misura più rilevante è quella che riguarda l’imponibile, con l’aumento del 50%. L’applicazione della nuova norma, infatti, comporterà un rincaro delle imposte dovute dal lavoratore. Un dipendente che oggi paga le tasse su un benefit di 2.000 euro potrebbe trovarsi a dover fare i conti con una tassazione calcolata su un benefit di 3.000 euro. L’aumento effettivo sarà legato all’aliquota Irpef applicata. In linea di massima, però, è prevista una maggiorazione del carico fiscale (in modo proporzionale al reddito).

Come evidenziato in precedenza, l’iter legislativo del decreto Omnibus, che include diversi altri provvedimenti, non è ancora concluso e potrebbero esserci ulteriori novità per il settore delle auto aziendali, la cui tassazione rappresenta un elemento importante per tantissimi lavoratori. Le modifiche al provvedimento potrebbero arrivare tra fine agosto e inizio settembre.