Dal 2023 non si registrava un calo simile. Il consumo di carburante scende del 3% da noi e fino al -10% in Germania. Le nuove rilevazioni Eurostat confermano quello che chiunque veda i cartelli dei prezzi capisce al volo: il costo dell’energia sta cambiando il modo in cui ci muoviamo. Tra le crisi geopolitiche e l’instabilità del petrolio, fare il pieno è diventato un lusso tale da spingere tutti a una guida più parsimoniosa.
Il crollo dei consumi: numeri peggiori dal 2023
Ad aprile, le vendite di carburante nell’Eurozona hanno perso il 3,5% in un anno. Il peggiore risultato da tre anni a questa parte segue la crisi energetica tuttora in corso, talmente importante da costringere i conducenti a prendere delle scelte drastiche e dolorose. Ormai siamo diventati dei calcolatori: prima di fare rifornimento, pesiamo ogni centesimo letto sui cartelli delle stazioni di servizio.
Anche in Italia i numeri raccontano la stessa storia: i consumi scendono del 3%. Mentre per i camion e le merci il lavoro non si ferma — servono pur sempre i rifornimenti — i privati hanno cambiato marcia. Abbiamo smesso di scegliere il benzinaio comodo sotto casa, ma andiamo dove il prezzo è più basso, girando mezza città pur di risparmiare pochi euro. La gravità della situazione preoccupa le stesse associazioni di categoria, entrate a gamba tese contro il Governo, reo, a loro avviso, di sottovalutare gli effetti dello sfavorevole contesto geopolitico sui risparmi delle famiglie e delle imprese, nonostante la nuova proroga dello sconto accise.
Detto che la nostra penisola si allinea al ritmo europeo, altre economie si leccano le ferite, colpite da una contrazione ancora peggiore. In sei Paesi dell’Unione europea, la riduzione della domanda viaggia a doppia cifra. Germania e Austria, insieme ad altre nazioni del blocco centro-settentrionale, segnalano una frenata rapidissima nelle vendite, e seppur sia da tempo uscita dall’Ue, il Regno Unito vive un momento analogo, con una diminuzione del 10% che evidenzia la durezza dello scenario internazionale.
Tutto parte dallo Stretto di Hormuz, un imbuto dove transita il 20% del petrolio mondiale: alla chiusura del passaggio, il mercato è andato nel panico e le quotazioni del greggio sono schizzate verso l’alto. Poche voci di crisi sufficienti a instaurare un clima negativo, dove il conto salatissimo si abbatte direttamente sui conducenti, trasformando ogni pieno in una spesa sempre più gravosa sui risparmi. In media, nell’Unione Europea, il prezzo del diesel ha subito un balzo del 33,7%, a fronte di un incremento del 13,6% per la benzina.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
La stangata al distributore è solo la punta dell’iceberg di una crisi economica dilagante. L’inflazione nell’Eurozona è tornata a salire, passando dal 3% al 3,2% nel giro di trenta giorni. La Banca Centrale Europea osserva con apprensione: il rischio che il caro-energia contamini l’intero tessuto dei prezzi, dai trasporti ai beni di consumo di prima necessità, resta alto. Con l’estate alle porte, l’Agenzia Internazionale dell’Energia ipotizza una possibile risalita dei consumi di benzina, spinta dalla diffidenza verso i viaggi aerei, ma questa dinamica rischia di rivelarsi un fuoco di paglia incapace di invertire la rotta di un sistema energetico ormai sotto scacco.