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Caro carburanti, autotrasportatori in ginocchio: ma forse una soluzione c’è

da virgilio.it

Il rincaro dei carburanti è diventato un problema strutturale che sta mettendo a dura prova un intero settore produttivo, quello dell’autotrasporto, con ripercussioni destinate a farsi sentire su tutta la filiera economica del Paese.

Il progressivo taglio dello sconto sulle accise deciso dal governo, che accompagnerà gli automobilisti fino al 5 ottobre, sta pesando come un macigno sulle imprese di trasporto merci, con un aggravio complessivo per i consumatori stimato in circa 1,1 miliardi di euro al mese. E se per le famiglie il problema significa rinunciare a delle possibilità, per chi vive di trasporti significa mettere a rischio la sopravvivenza dell’azienda.

Trasporti, famiglie, imprese: una reazione a catena

Il caro gasolio non colpisce solo chi guida un tir. Il costo del carburante finisce inevitabilmente per riversarsi lungo tutta la catena logistica, incidendo sul prezzo finale di beni e servizi che arrivano nelle case degli italiani. In Veneto, per fare un esempio concreto, l’Ufficio studi della CGIA di Mestre ha calcolato che i rincari colpiscono in prima linea quasi 29 mila imprese, tra agenti di commercio, realtà dell’autotrasporto merci e tassisti.

Non è un caso isolato: da nord a sud, associazioni di categoria come Trasportounito e Confartigianato Trasporti denunciano una situazione ormai insostenibile, con i costi del diesel che secondo alcune stime possono tradursi in centinaia di euro in più a settimana per un singolo camion. Un peso che molte aziende, già abituate a lavorare con margini ridottissimi, faticano semplicemente ad assorbire.

I limiti del credito d’imposta e la carenza di liquidità

Il governo ha messo in campo un credito d’imposta pensato per compensare fino al 70% della maggiore spesa sostenuta sul gasolio tra marzo e agosto, riservato alle imprese con veicoli Euro V ed Euro VI iscritte al Registro Elettronico Nazionale. Sulla carta una misura importante, che vale complessivamente centinaia di milioni di euro.

Nella pratica, però, molte aziende lamentano tempi troppo lunghi tra la richiesta e l’effettivo incasso del ristoro, mentre la liquidità continua a prosciugarsi giorno dopo giorno. C’è poi un problema di platea: circa il 40% delle imprese italiane di autotrasporto utilizza veicoli sotto le 7,5 tonnellate o comunque non rientranti nelle classi ecologiche ammesse, restando così completamente escluso dalle compensazioni previste.

Le associazioni di categoria chiedono da tempo un meccanismo diverso, capace di adeguare automaticamente e in tempi rapidi il prezzo del trasporto alle variazioni del costo del gasolio, senza dover aspettare ristori che arrivano mesi dopo, quando il danno è già fatto.

L’ipotesi dei camion elettrici

In questo scenario complicato, c’è chi guarda a una strada diversa per uscire dalla morsa del prezzo del petrolio. Secondo un’analisi di Transport & Environment, con il diesel stabilmente sopra i due euro al litro, un camion elettrico potrebbe garantire un vantaggio sui costi energetici fino a diverse centinaia di euro al mese rispetto a un tradizionale mezzo diesel, un divario che in alcuni mercati europei arriverebbe addirittura oltre i 1.700 euro mensili.

Anche altre ricerche, come quella condotta da Motus-E sul total cost of ownership, confermano che furgoni e autobus elettrici possono già oggi risultare più convenienti dei diesel nell’arco di pochi anni di utilizzo, grazie a costi di manutenzione e rifornimento decisamente più contenuti. Il discorso resta invece più complesso per i mezzi pesanti destinati alle lunghe percorrenze, dove il maggior costo d’acquisto non è ancora del tutto compensato dai risparmi operativi.

La strada verso l’elettrificazione dell’autotrasporto, insomma, appare tracciata, ma perché possa davvero rappresentare una soluzione concreta servirà tempo, infrastrutture di ricarica adeguate e, soprattutto, un sostegno pubblico capace di accompagnare la transizione senza lasciare indietro le imprese più in difficoltà proprio ora.