Sospensione bollo auto, il metodo pratico per capire se bisogna pagare

La notizia principale per il settore dei trasporti in Italia è, senza dubbio, quella della sospensione del bollo auto, con l’intervento del Governo che ha annunciato lo stop alla tassa per il 2027, aprendo le porte anche a modifiche strutturali per il futuro.

La misura varata dal Consiglio dei Ministri andrà supportata dai vari decreti attuativi, che dovranno chiarire tutti gli aspetti pratici della sospensione del pagamento del bollo. In ogni caso, per milioni di italiani, il prossimo anno ci sarà una spesa in meno da mettere nel bilancio familiare.

Per beneficiare della norma, però, è necessario rispettare i requisiti del provvedimento. Per quanto riguarda le auto, infatti, è stato fissato un parametro tecnico del veicolo per poter ottenere la sospensione del bollo.

Il provvedimento è valido esclusivamente per le auto fino a 80 kW di potenza massima. Questo parametro limita in misura significativa le auto che possono beneficiare della sospensione della tassa che resta valida per una fetta considerevole del parco circolante (oltre 14 milioni di veicoli secondo le stime fornite dal Governo).

Il metodo per verificare se bisogna pagare

Le auto con un motore caratterizzato da una potenza fino a 80 kW, per il solo 2027 (salvo ulteriori interventi del Governo), non dovranno pagare il bollo. Per capire se la sospensione vale per il proprio veicolo è sufficiente controllare la carta di circolazione (o il più recente Documento Unico di Circolazione e Proprietà).

Dando un’occhiata al “libretto” (termine con cui viene solitamente indicato questo documento), è possibile recuperare facilmente tutti i dati tecnici della propria auto. La sezione che ci interessa, in questo caso, è quella presente nel riquadro 2, solitamente in alto a destra nella facciata interna. Qui è possibile recuperare le varie informazioni tecniche del veicolo.

La voce da verificare è il campo P.2 dove viene indicato il valore numerico della potenza del motore, espresso in kW. Se tale valore risulterà pari o inferiore a 80 kW, allora il veicolo potrà beneficiare della sospensione del bollo auto per il 2027. Se, invece, il valore è superiore, non cambierà nulla. La tassa andrà pagata.

In ogni caso, la sospensione è valida solo per le persone fisiche e solo per un veicolo per cittadino. Di conseguenza, chi ha più veicoli intestati sarà chiamato a fare una scelta. Chi ha un’auto da 70 kW e una moto, ad esempio, dovrà scegliere il veicolo per cui richiedere la sospensione. Le modalità da seguire saranno divulgate successivamente, con l’arrivo dei decreti attuativi relativi al provvedimento.

Perché la verifica è importante

Verificare il dato della potenza sul libretto di circolazione è molto importante. Sul mercato, infatti, ci sono diverse auto che possono beneficiare della sospensione. Molti di questi modelli, però, sono disponibili in più varianti e solo alcune rispettano il limite degli 80 kW.

Un esempio è la Fiat Grande Panda che eroga 74 kW con la versione a benzina e 81 kW con quella mild hybrid. Per come è stato strutturato il provvedimento, chi ha la versione a benzina può ottenere la sospensione mentre chi ha la mild hybrid dovrà pagare il bollo.

Guida autonoma, Lucid e Bolt porteranno 25.000 robotaxi in Europa

Ci aspetta un’invasione di robotaxi sulle strade europee. 25.000 esemplari, secondo quanto dichiarato da Lucid e Bolt nell’annuncio ufficiale sulla guida autonoma, che non entra nel dettaglio delle città interessate né della data per le prime corse. Sebbene il progetto resti sulla carta, le dimensioni sono già note così come la piattaforma utilizzata da Lucid, la Midsize, dedicata alla nuova famiglia di modelli più piccoli di Air e Gravity.

Le vetture saranno acquistate da Bolt, alla quale spetterà poi la gestione della flotta. Il piano entrerà però nelle auto parecchio prima della consegna: le esigenze legate al servizio di robotaxi verranno considerate già durante lo sviluppo. Tra queste rientrano il software di bordo e la sicurezza, oltre agli accorgimenti necessari per ospitare persone che saliranno su una macchina priva di conducente.

Guida autonoma di Livello 4

Dall’equazione scompare il conducente grazie alla guida autonoma di Livello 4, almeno nelle aree e nelle condizioni previste dal servizio. A renderlo possibile sarà l’architettura Nvidia Hyperion, scelta nella gestione di sensori e capacità di calcolo necessari alle vetture. Rimane invece una casella ancora vuota sul fronte del software: Lucid e Bolt non hanno comunicato il nome dell’azienda alla quale verrà affidato il sistema di guida autonoma.

I 25.000 robotaxi annunciati sarebbero soltanto una parte dei piani di Bolt, che entro il 2035 punta ad averne 100.000 sulla propria piattaforma, già presente in oltre 850 città distribuite in più di 50 Paesi. Il passaggio dalle intenzioni alle strade richiederà però il confronto con le istituzioni: Lucid e Bolt prevedono di lavorare insieme alle autorità e ai responsabili politici europei, oltre che ai partner coinvolti nella guida autonoma.

Il Vecchio Continente, del resto, sta cominciando a riempirsi di progetti analoghi. Ad agosto Uber, Verne e Pony.ai hanno avviato corse con robotaxi a Zagabria, mentre Waymo sta effettuando test a Monaco in vista del debutto commerciale previsto in Germania alla fine del 2027. Per Markus Villig, amministratore delegato di Bolt, uno degli ostacoli maggiori resta la normativa locale sulla sicurezza, più severa rispetto a quelle di Stati Uniti e Cina.

Lucid ha già un accordo con Uber

Lucid ha già messo un piede nel settore dei robotaxi negli Stati Uniti, dove un accordo con Uber e Nuro prevede almeno 35.000 veicoli autonomi, una flotta della quale faranno parte il SUV Gravity e i futuri modelli basati sulla piattaforma Midsize. L’intesa con Bolt aggiunge adesso l’Europa ai suoi programmi sulla guida autonoma, affidandole un secondo progetto di dimensioni considerevoli.

Tra l’annuncio di 25.000 unità e altrettanti robotaxi in circolazione rimangono comunque diversi passaggi da compiere. La stessa piattaforma Midsize deve ancora arrivare sul mercato e Lucid ne ha recentemente rinviato il primo modello al 2027. Quanto al luogo di produzione, Reuters indica il nuovo stabilimento Lucid in Arabia Saudita, atteso all’apertura all’inizio del prossimo anno.

I 25.000 robotaxi restano al momentoun obiettivo dichiarato, abbastanza però per capire quanto Bolt e Lucid vogliano puntare sul progetto europeo. Prima di vedere le auto girare da sole in Europa bisognerà svilupparle, trovare il partner tecnologico per la guida autonoma e superare le diverse autorizzazioni. Il tassista invisibile dovrà aspettare ancora un po’.

Esenzione bollo auto, quali modelli usati controllare prima dell’acquisto

Il bollo sparirà nel 2027 per milioni di italiani e tra le auto fino a 80 kW rientrano parecchi modelli che popolano da anni il mercato dell’usato. Un motivo in più per guardarli con interesse, purché il risparmio sulla tassa non faccia passare in secondo piano la storia dell’esemplare scelto.

Una macchina venduta a buon prezzo potrebbe aver percorso molti più chilometri di quelli indicati oppure nascondere vecchi danni, e lì poche centinaia di euro risparmiate ogni anno perdono rapidamente importanza. I dati raccolti da carVertical sui controlli effettuati in Italia nel 2026 aiutano a capire quali modelli richiedano particolare attenzione prima dell’acquisto.

Fiat 500 e Panda tra le più controllate

La Fiat 500 occupa il primo posto tra i modelli fino a 80 kW maggiormente sottoposti a verifica attraverso il servizio, seguita dalla Fiat Panda e dalla Smart ForTwo. Complessivamente, i dieci modelli più controllati in questa fascia di potenza rappresentano il 24,4% di tutti i report sulla storia dei veicoli elaborati quest’anno da carVertical nel nostro Paese.

Parliamo inoltre di vetture tutt’altro che giovani: l’età media dei dieci modelli considerati sfiora i dieci anni, dettaglio da tenere presente quando si cerca un affare sul mercato dell’usato. A parità di potenza, però, i risultati dei controlli presentano differenze notevoli e alcuni nomi richiedono maggiore attenzione rispetto ad altri. Dieci anni di utilizzo possono significare parecchi passaggi di proprietà, manutenzione eseguita con regolarità oppure trascurata e piccoli incidenti che il venditore potrebbe omettere.

Prendendo i danni registrati nella storia delle vetture, nel caso della Smart ForTwo emergono in oltre un controllo su cinque, ma la percentuale cresce ulteriormente per la sorella ForFour, arrivando vicino al 30%. All’altro capo della graduatoria troviamo Renault Clio e Fiat Punto, entrambe sotto la soglia del 5%.

Il contachilometri merita un controllo

Una seconda incognita riguarda i chilometri dichiarati. Tra i dieci modelli analizzati, la Smart ForFour presenta discrepanze in poco più dell’1% dei controlli, mentre Renault Captur e Citroën C3 superano leggermente il 3%. Sono queste ultime due a registrare i tassi più elevati di alterazione del chilometraggio all’interno del gruppo preso in esame.

Finché restano percentuali, numeri del genere possono sembrare poca cosa, ma il discorso cambia in maniera drammatica se il contachilometri ritoccato è quello del veicolo che abbiamo appena comprato. I chilometri reali incidono sul valore e sull’usura della vettura, così come dicono quando determinati lavori di manutenzione avrebbero dovuto essere eseguiti.

“L’agevolazione rappresenta un risparmio concreto per le famiglie italiane, ma il beneficio fiscale non dovrebbe far passare in secondo piano lo stato effettivo dell’auto”

osserva Matas Buzelis, esperto del settore automobilistico di carVertical, ricordando proprio l’età media vicina ai dieci anni dei modelli maggiormente controllati.

Il bollo è soltanto una parte del conto

Gli 80 kW possono quindi diventare un criterio interessante nella ricerca della prossima auto, ma difficilmente dovrebbero essere l’unico. Prima dell’acquisto vale la pena ricostruire la storia dell’esemplare, verificare la coerenza del chilometraggio e controllarne attentamente le condizioni: risparmiare il bollo per poi scoprire una vecchia riparazione nascosta sarebbe un affare soprattutto per il precedente proprietario.

Il superbollo torna sotto esame: cosa può succedere alla tassa sulle auto sportive

Il superbollo torna al centro del dibattito politico. Dopo l’annuncio della sospensione del bollo auto per il 2027 su milioni di vetture con potenza fino a 80 kW, il Governo guarda ora a un’altra delle imposte più discusse dagli automobilisti italiani: quella che colpisce le auto oltre i 185 kW, pari a circa 252 CV.

A rilanciare il tema è stato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, che durante la conferenza stampa dedicata alle novità sul bollo ha aperto alla possibilità di una revisione del superbollo. Una misura che, secondo il leader della Lega, potrebbe addirittura tradursi in un beneficio per le casse pubbliche, favorendo il mercato anziché penalizzarlo.

Una tassa che divide da oltre 15 anni

Introdotto nel 2011 durante il Governo Monti, il superbollo nasce come contributo aggiuntivo destinato ai proprietari delle vetture più potenti. La norma prevede oggi il pagamento di 20 euro per ogni kW eccedente la soglia dei 185 kW, con una progressiva riduzione dell’importo al crescere dell’età del veicolo fino all’esenzione totale dopo vent’anni.

Una Porsche, una Maserati, una BMW M o una Mercedes-AMG di recente immatricolazione possono così essere gravate da una tassa che si aggiunge al normale bollo regionale, facendo lievitare sensibilmente i costi di gestione. Fin dalla sua introduzione il superbollo è stato però oggetto di forti contestazioni. Secondo i detrattori, la misura avrebbe contribuito a frenare il mercato delle auto sportive e premium, spingendo molti proprietari a immatricolare le vetture all’estero oppure a rinunciare all’acquisto di modelli particolarmente prestazionali.

Salvini torna a parlare di riduzione

Durante l’incontro con la stampa, Salvini ha dichiarato di voler lavorare per “limare” il superbollo, lasciando intendere che il Governo starebbe valutando possibili modifiche alla normativa attuale. Il tema non è nuovo.

Negli ultimi anni il ministro ha più volte promesso interventi sulla tassa, arrivando in alcune occasioni a ipotizzarne la completa abolizione. In altre aveva invece parlato di un innalzamento della soglia di potenza oltre la quale scatta il pagamento dell’imposta. Finora, tuttavia, nessuna di queste proposte si è concretizzata in un cambiamento legislativo.

Come funziona oggi il superbollo

L’imposta aggiuntiva si applica esclusivamente alle vetture con motore termico che superano la soglia dei 185 kW. Per le auto ibride plug-in viene considerata soltanto la potenza del propulsore a combustione interna, mentre la componente elettrica non rientra nel calcolo.

L’importo diminuisce con il passare degli anni. Dopo cinque anni dalla prima immatricolazione il tributo viene ridotto del 40%, dopo dieci anni del 70%, dopo quindici anni dell’85%, fino a scomparire completamente una volta superata la soglia dei vent’anni.

Si tratta di un meccanismo che negli anni ha finito per coinvolgere una platea sempre più ampia. Se nel 2011 una potenza superiore a 250 CV era appannaggio quasi esclusivo delle supercar, oggi molti SUV, berline premium e persino alcune compatte sportive superano facilmente quel limite.

Cosa potrebbe cambiare

Al momento non esistono ancora proposte ufficiali né testi normativi all’esame del Parlamento. Le ipotesi sul tavolo potrebbero spaziare dall’aumento della soglia minima di potenza fino a una riduzione dell’importo dovuto per ogni kW eccedente.

Per gli appassionati e per il settore automotive si tratta comunque di un segnale importante. Dopo anni di promesse e rinvii, il superbollo torna infatti tra le priorità del dibattito fiscale legato all’automobile. Resta ora da capire se alle parole seguiranno provvedimenti concreti oppure se la tassa sulle auto più potenti continuerà a rimanere invariata ancora una volta. Ma dopo il taglio del bollo, non è da escludere un taglio anche per la sua “evoluzione”.

Nuova Jeep Avenger si presenta nel weekend con le Porte Aperte e un’offerta dedicata

Jeep si prepara ad accogliere nel weekend il SUV più venduto in Italia. Sabato 19 e domenica 20 settembre, le concessionarie italiane del marchio americano apriranno le porte al pubblico per il debutto ufficiale della nuova Avenger.

Weekend di Porte Aperte

L’evento permetterà agli automobilisti di mettere alla prova direttamente su strada tutte le novità del restyling grazie a sessioni di test drive dedicate organizzate in tutta la rete di vendita Jeep. Un’occasione pensata per chi già conosce il modello e vuole toccare con mano gli aggiornamenti apportati, ma anche per chi si affaccia per la prima volta al mondo Avenger.

Il lancio arriva infatti in un momento particolarmente favorevole per il modello sul mercato italiano.Tra gennaio e agosto 2026 la Avenger si è confermata il SUV più venduto d’Italia considerando ogni segmento e ogni alimentazione, con una quota del 4,96% sul totale dei SUV. Un risultato che, guardando alla classifica generale di tutte le vetture vendute nel Paese, vale addirittura la seconda posizione assoluta, con una quota del 2,56%, mentre restringendo lo sguardo al solo segmento B-SUV la fetta di mercato conquistata sale fino al 10,2%.

Evoluzione del SUV bestseller

Numeri di questa portata spiegano bene perché Jeep abbia scelto di investire con decisione sulla nuova generazione del modello, presentata come un’evoluzione piuttosto che come una rivoluzione. La gamma della Avenger rinnovata mantiene la propria vocazione polivalente, pensata per intercettare le esigenze di guida più diverse: dalla motorizzazione 1.2 Turbo benzina da 100 CV abbinata al cambio manuale, fino alla variante e-Hybrid, che sfrutta la tecnologia mild hybrid a 48V con cambio automatico per muoversi a zero emissioni durante le manovre urbane e alle basse velocità.

Non manca ovviamente la declinazione 100% elettrica, pensata per chi vuole abbracciare pienamente la mobilità sostenibile, affiancata dalla versione 4xe a trazione integrale per chi non vuole rinunciare alle capacità off-road tipiche del marchio americano anche in chiave elettrificata. Una gamma ampia, insomma, che punta a coprire un ventaglio di esigenze molto diverse tra loro, dal cliente più tradizionale fino a chi cerca già oggi un’alternativa concreta ai motori endotermici.

Offerta dedicata

Per accompagnare il debutto commerciale della nuova Avenger, Jeep ha messo a punto una promozione specifica dedicata alla versione Longitude 1.2 Turbo da 100 CV. Il prezzo di listino, fissato a 25.700 euro, scende infatti a 21.900 euro grazie a un finanziamento a interessi zero proposto da Stellantis Financial Services Italia, valido per tutti i contratti stipulati entro il 30 settembre 2026.

Nel dettaglio, il piano di finanziamento prevede un anticipo di 8.431 euro e un importo totale del credito di 13.740 euro, comprensivo del servizio Identicar per 12 mesi, del valore di 271 euro. Sommando le spese d’istruttoria, pari a 420 euro, le spese di incasso mensili e l’imposta sostitutiva, l’importo totale dovuto sale a 14.387,40 euro, da restituire in 48 rate mensili da 299 euro. Il TAN resta fisso allo 0%, mentre il TAEG si attesta al 3,33%, calcolato esclusivamente sui costi fissi di gestione della pratica.

Un’iniziativa che, unita al weekend di Porte Aperte, punta a trasformare la curiosità generata dal nuovo modello in una decisione d’acquisto concreta, proprio nel momento in cui la Avenger si conferma uno dei prodotti più solidi dell’intero panorama automobilistico italiano. Per chi fosse interessato a scoprire da vicino le novità del B-SUV più venduto del Paese, l’appuntamento resta fissato per il prossimo weekend, direttamente presso le concessionarie Jeep di tutta Italia.

Maserati, l’accordo con la Cina si avvicina: cosa potrebbe cambiare

Torna prepotentemente d’attualità il futuro di Maserati, e questa volta le indiscrezioni sembrano avvicinarsi sempre di più a un accordo concreto. La Casa del Tridente starebbe finalizzando una partnership industriale con due colossi cinesi, Huawei e Jac Motors, un’intesa che potrebbe ridisegnare completamente il futuro prossimo del marchio modenese, oggi alle prese con numeri di vendita ben lontani dai fasti del passato.

Partnership con Huawei e Jac

Secondo le fonti che arrivano dalla Cina, l’accordo potrebbe prevedere una divisione dei compiti piuttosto precisa tra i tre partner coinvolti. A Jac Motors spetterebbe la progettazione e la costruzione delle vetture, sfruttando la propria fabbrica Maextro; a Huawei toccherebbe invece la parte relativa alla piattaforma elettrica, al software e al cockpit digitale, attraverso l’ecosistema Harmony Intelligent Mobility; Maserati, dal canto suo, si occuperebbe della definizione dello stile e della gestione delle vendite sui canali internazionali, mantenendo così il controllo sull’identità del brand.

Una strategia a doppio marchio che punta a conciliare esigenze molto diverse tra loro: le stesse vetture, infatti, sarebbero vendute come Maextro in Cina, brand di lusso della galassia Jac, e come Maserati in tutto il resto del mondo. Un compromesso che permetterebbe al Tridente di accedere a tecnologie all’avanguardia senza dover sostenere da sola i costi di sviluppo, in un momento in cui il marchio ha consegnato meno di 8.000 vetture nell’ultimo anno.

Nuove elettriche in arrivo

Al centro dell’operazione ci sarebbero due nuovi modelli di segmento E, entrambi completamente elettrici: una grande SUV, che andrebbe idealmente a raccogliere l’eredità della Levante, e una filante granturismo. Le indiscrezioni erano già emerse in primavera, ma assumono oggi un peso diverso alla luce dell’imminente piano industriale dedicato esclusivamente a Maserati, che l’amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa presenterà nel corso dell’Investor Day di dicembre a Modena.

Per contenere i costi senza rinunciare alla qualità costruttiva tipica del marchio, Maserati punterebbe a un modello di esportazione Semi Knocked Down: le scocche bianche, cioè i telai non ancora verniciati, verrebbero prodotte presso lo stabilimento Jac di Hefei, in Cina, per poi essere spedite in Italia dove avverrebbe l’assemblaggio finale, comprensivo di verniciatura e allestimento degli interni.

E il range extender?

Un capitolo ancora tutto da chiarire riguarda l’eventuale adozione della tecnologia range extender, già presente su altri modelli della galassia Jac-Huawei come il Maextro V800, equipaggiato con un motore a benzina 1.5 turbo utilizzato esclusivamente per ricaricare la batteria durante la marcia. Una soluzione che permetterebbe di superare l’ansia da autonomia tipica dell’elettrico puro, ma che al momento non risulta confermata per le future Maserati, complice anche una strategia di elettrificazione che, secondo diversi osservatori, era stata anticipata troppo rispetto alla reale domanda della clientela di riferimento del Tridente.

La manodopera resta in Italia

Un aspetto che sembra invece già delineato con maggiore chiarezza riguarda il destino occupazionale degli stabilimenti italiani. Un accordo di questo tipo, secondo gli osservatori del settore, potrebbe avere un impatto positivo sui ritmi di produzione degli impianti di Cassino e Modena, dove tradizionalmente vengono realizzati i modelli del marchio. L’assemblaggio finale delle vetture, comprensivo di verniciatura e installazione degli interni, resterebbe infatti saldamente in territorio italiano, un dettaglio non da poco per un marchio che ha sempre fatto della propria italianità un elemento identitario imprescindibile.

Va detto che l’operazione Huawei-Jac rappresenta soltanto un tassello di un disegno più ampio che coinvolge l’intero gruppo Stellantis, già protagonista nel corso del 2026 di accordi di collaborazione produttiva con altri partner cinesi come Leapmotor e Dongfeng, nell’ambito di un piano strategico da 60 miliardi di euro che si estende fino al 2030. Resta ora da capire quali saranno i dettagli definitivi dell’intesa, che secondo le fonti coinvolte nel dossier avrebbe già superato la maggior parte degli ostacoli, con l’obiettivo dichiarato di rendere l’intera operazione pienamente operativa entro il 2027.

Bollo auto 2027, quanto si risparmia con la sospensione

QUALI SONO LE AUTO ESENTI DAL BOLLO: L’ELENCO COMPLETO

Dopo anni di botta e risposta, di promesse elettorali e proposte rimaste sulla carta, il taglio al bollo auto diventa una sospensione per un anno. Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla manovra per il 2027, un provvedimento inserito nel decreto legge approvato insieme alla proroga dello sconto sulle accise sul gasolio.

Sospensione per 24,6 milioni di vetture

L’esenzione riguarderà circa 14,5 milioni di veicoli complessivi, tra cui oltre 13 milioni di automobili e circa 1,1 milioni di motoveicoli. Il perimetro, però, non è illimitato: possono beneficiarne le persone fisiche proprietarie di auto a benzina, diesel o ibride con potenza fino a 80 kW, corrispondenti a circa 109 cavalli, e l’esenzione vale per un solo veicolo per contribuente.

Tra i modelli che rientrano nel taglio figurano molte delle vetture più diffuse sulle strade italiane, come la Fiat Panda, la Toyota Aygo X e la Renault Clio nelle versioni meno potenti. Restano invece escluse dal beneficio le motorizzazioni di media potenza. Per compensare le Regioni della riduzione del gettito, che oggi finisce direttamente nelle loro casse, il governo ha previsto un trasferimento complessivo di circa 2,29 miliardi di euro per il 2027, mentre gli oneri complessivi della misura sono stati quantificati in 2,362 miliardi di euro, in parte coperti attingendo alle economie del Pnrr.

Risparmio fino a 240 euro

Ma quanto risparmieranno concretamente gli automobilisti che rientrano nei requisiti? Le stime elaborate dalle diverse analisi disponibili convergono su una forbice piuttosto ampia. Secondo l’analisi di Facile.it, il bollo medio versato nel 2026 per questa categoria di automobili si è attestato a 163,5 euro, una cifra che rappresenta quindi il risparmio medio atteso per il 2027.

Altre analisi, come quella di Altroconsumo, restituiscono numeri leggermente diversi a seconda dei modelli presi in esame, con un risparmio stimato tra i 113,52 e i 141,90 euro, mentre in altri casi il beneficio può superare i 200 euro fino ad arrivare a circa 240 euro l’anno per le vetture con potenza più vicina al limite massimo consentito. Il motivo di queste differenze va cercato nel meccanismo di calcolo del bollo, che si basa principalmente sulla potenza espressa in kW, riportata sulla carta di circolazione alla voce P.2, e sulla classe ambientale del veicolo. La tariffa base è fissata a 2,58 euro per kW, ma essendo il bollo una tassa regionale, ogni amministrazione può applicare importi differenti, riduzioni o agevolazioni specifiche, complice anche una tariffa più elevata prevista per le vetture più anziane.

Ma i prezzi del carburante continuano ad aumentare

Se da un lato il taglio al bollo rappresenta una boccata d’ossigeno concreta per milioni di automobilisti, dall’altro il quadro generale dei costi legati all’automobile resta tutt’altro che disteso. Lo stesso decreto che introduce l’esenzione ha infatti prorogato fino al 5 ottobre lo sconto sulle accise sul gasolio, ma ridimensionandolo sensibilmente: il taglio passa da 17,1 centesimi al litro a 12,2 centesimi fino al 25 settembre, per poi scendere ulteriormente a 6,1 centesimi al litro fino al 5 ottobre.

Un ridimensionamento che arriva proprio mentre i prezzi alla pompa continuano la loro corsa, con il gasolio che nelle scorse settimane ha già toccato nuovi massimi. La premier Giorgia Meloni ha assicurato che, superata questa fase, si procederà attivando il meccanismo delle accise mobili, un sistema pensato per adeguare automaticamente il prelievo fiscale alle oscillazioni del prezzo del petrolio. Nel frattempo, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini hanno già iniziato a guardare oltre, evocando rispettivamente l’addio definitivo al bollo per tutte le categorie di veicoli e una limatura del superbollo sulle auto più potenti, ipotesi su cui la stessa Meloni ha invitato alla cautela, ricordando che ci sarà tempo per discuterne durante i lavori sulla prossima legge di Bilancio. Per ora, insomma, il risparmio resta concreto ma circoscritto, mentre il fronte carburanti continua a rappresentare la voce di spesa più pesante per chi si muove ogni giorno in automobile.

Auto elettriche, accelerano le vendite in Europa: superate le previsioni

Cominciano a stare strette le previsioni sull’elettrico europeo, soprattutto dopo i risultati registrati ad agosto. Nei 16 Paesi presi in esame da E-Mobility Europe, New Automotive e Fier Automotive sono state immatricolate 202.833 vetture a batteria, contro le 131.534 dello stesso mese del 2025. La crescita supera così il 54% e porta le BEV a rappresentare il 30,5% delle nuove auto vendute, una fetta che comincia ad avere un certo peso.

Otto mesi sono già alle spalle e il totale da gennaio ha superato 1,67 milioni di unità, con un incremento del 33,1%: numeri superiori alle attese formulate per il 2026, tanto da costringere a corregge le stime fatte a inizio anno.

Previsioni già superate?

Immaginare le elettriche sopra il 30% del mercato continentale sembrava troppo ottimistico a inizio anno: Transport & Environment indicava per il 2026 una quota del 23% nell’Ue, Rho Motion si spingeva intorno al 21% considerando l’Europa. Ma nei 16 Paesi analizzati il trend ha avuto un altro sviluppo ad agosto, con il 30,5% delle nuove registrazione finito alle vetture a batteria. Certo, un mese particolarmente favorevole non vale un anno intero e il paragone va preso per quello che è. Giugno, però, aveva già lasciato qualche indizio, con una quota del 25,6% e oltre 1,24 milioni di BEV immatricolate nel corso del primo semestre.

Mettere tutti i Paesi nella stessa colonna, però, restituisce soltanto una parte della storia. In Norvegia le auto a batteria hanno coperto addirittura il 98,7% delle immatricolazioni di agosto, praticamente la totalità del mercato, e la Danimarca si è fermata all’85,9%, una percentuale che resta enorme, mentre in Finlandia la quota ha raggiunto il 52,3%. Nei Paesi Bassi scendiamo al 48,9% e in Belgio al 46,2%. Basta scendere lungo la cartina per trovare situazioni molto diverse, segno che la diffusione dell’elettrico continua a procedere a velocità differenti a seconda del territorio di riferimento.

Le distanze tra un mercato e l’altro impediscono di parlare di un’Europa già convertita al full electric. Il 30,5% fotografa i 16 Paesi considerati nel loro insieme, una media dietro alla quale convivono realtà arrivate quasi alla completa elettrificazione e altre dove benzina, diesel e ibride conservano ancora una fetta molto più consistente delle vendite.

Germania e Francia accelerano

La Germania merita un discorso a parte date le dimensioni del suo mercato. Ad agosto sono state immatricolate 68.980 elettriche, sufficienti a portare la quota al 32,5%, pari a quasi un’auto nuova su tre. In Francia si sale addirittura al 38,3%, grazie alle 36.159 unità registrate nel mese, sintomatico della velocità raggiunta nell’ultimo periodo: a giugno le BEV si erano fermate al 29,6%, pur stabilendo il record nazionale in termini di volumi con 55.831 esemplari. Due mesi più tardi la percentuale è cresciuta di quasi nove punti, complice naturalmente un agosto nel quale il mercato complessivo viaggia su numeri differenti rispetto a giugno.

Il resto del 2026 dirà quanto di questa accelerazione riuscirà a sopravvivere all’estate. Gli incentivi hanno dato una mano in diversi Paesi e proprio l’Europa sta sostenendo la crescita mondiale delle auto ricaricabili in una fase meno brillante per Cina e Nord America. Per le previsioni formulate a gennaio, intanto, il problema persiste: quel 30,5% è arrivato con largo anticipo.

Addio bollo auto, dal 2027 milioni di veicoli esentati: l’elenco dei modelli

Le auto di potenza fino a 80 kW (109 CV) regolarmente assicurate, ovvero circa 13,2 milioni di vetture in circolazione sulle nostre strade, saranno esentate dal pagamento del bollo. In totale, considerate anche le moto, si tratta di 14,5 milioni di veicoli, ma il mancato pagamento riguarderà solo il pagamento di una tassa, ovvero quella compresa tra 1° gennaio e il 31 dicembre 2027.

Il Governo ha deciso di esentare dal pagamento gli automobilisti proprietari di vetture alimentate a benzina e gasolio, anche ibride elettriche e a GPL con potenza del motore fino a 80 kW. Le auto elettriche sono escluse, e se la persona fisica vanta un parco auto, nell’agevolazione rientrerà solo quella con la potenza più bassa. In caso di pari potenza, l’esenzione è applicata al mezzo per il quale risulta dovuto, in assenza dell’agevolazione, l’importo meno elevato dell’imposta.

Sorridono i proprietari di motocicli e ciclomotori che non dovranno pagare il bollo nel 2027, ma solo se non risultano intestatari di auto con potenza fino a 80 kW. Se si possiedono più motocicli agevolabili, l’esenzione riguarda soltanto quello con minore potenza espressa in kW. L’esonero, in caso di parco moto, avviene infatti solo per il mezzo che pagherebbe il bollo di importo più basso in assenza di agevolazione o con data di prima immatricolazione più remota.

I modelli esentati

Non è previsto un elenco di auto, ma vi riportiamo degli esempi concreti. Per quanto concerne il mondo FIAT rientrano la Panda, la Pandina Hybrid, la 500 Hybrid, la Grande Panda benzina 100 CV e la 600 benzina Turbo 100 da 74 kW. Sono svariate anche le Dacia a usufruire dell’agevolazione, tra cui la Duster Hybrid 155 da 80 kW, la Sandero Streetway SCe 65 e TCe 100, la Sandero Streetway e la Sandero Stepway Hybrid 155, con motore a combustione interna da 80 kW.

Gli amanti del brand Jeep che hanno acquistato una Avenger 1.2 Turbo benzina 100 CV da 74 kW o una Avenger e-Hybrid 110 CV da 78 kW avranno l’esonero nel 2027. Tra i modelli Stellantis troviamo anche Citroën C3 Turbo 100 CV e C3 Hybrid 110 CV, entrambe con motore termico da 74 kW; Peugeot 208 Hybrid 110 da 74 kW e le versioni benzina della 208 entro gli 80 kW. Da non dimenticare l’Opel Corsa benzina da 100 CV e la Lancia Ypsilon ibrida 110 CV, con una potenza di 74 kW.

I proprietari di Toyota Yaris Hybrid, Yaris Cross Hybrid e Aygo X Hybrid nelle versioni entro gli 80 kW sono esentati dal pagamento del bollo entro il 2027. Altresì la Toyota C-HR Hybrid 140 nelle configurazioni con potenza fiscale sotto questa soglia. Ottime notizie anche per chi ha scelto la Renault Clio full hybrid E-Tech 160 nelle versioni entro gli 80 kW, oltre a Captur e Symbioz full hybrid E-Tech 160, con motore benzina da 80 kW.

  • Fiat Panda / Pandina: 1.0 Mild Hybrid (51 kW / ~70 CV) — Esente
  • Fiat Grande Panda: 1.2 Benzina 100 CV (74 kW) — Esente
  • Fiat 500: Versioni termiche e Mild Hybrid (quasi tutte sotto gli 80 kW) — Esente
  • Fiat 500e (Elettrica): 70 kW —
  • Lancia Ypsilon: Ibrida 1.2 (51 kW) e Ibrida 110 CV (motore termico 74 kW) — Esente
  • Citroën C3: PureTech 83 (61 kW) e PureTech 100 (74 kW) — Esente
  • Peugeot 208: PureTech 75 (55 kW) e PureTech 100 (74 kW) — Esente
  • Opel Corsa: Versioni entry-level (tipicamente sotto gli 80 kW) — Esente
  • Dacia Sandero / Stepway: SCe 65 (48 kW), TCe 67 (67 kW), TCe 90 (66 kW) e ECO-G 100 GPL (74 kW) — Tutte Esenti
  • Renault Clio: SCe 65 (49 kW) — Esente
  • Volkswagen Polo: Motorizzazioni 1.0 d’ingresso — Esenti (< 80 kW)
  • Skoda Fabia: Versioni 80 CV e 95 CV — Esenti (< 80 kW)
  • Seat Ibiza: Versioni d’ingresso — Esenti (< 80 kW)
  • Toyota Aygo X: 1.0 (53 kW / 72 CV) — Esente
  • Toyota Yaris: Versioni d’accesso o generazioni precedenti (< 80 kW) — Esenti
  • Suzuki Swift: Versioni Hybrid sotto gli 80 kW — Esenti
  • Hyundai i10 / i20: Motorizzazioni d’ingresso — Esenti (< 80 kW)
  • Kia Picanto: Motorizzazioni d’accesso — Esenti (< 80 kW)

Boccata d’ossigeno

In una fase dove i prezzi dei carburanti continuano a salire, l’esenzione bollo per un anno rappresenta una straordinaria notizia per milioni di automobilisti con modelli sotto gli 80 kW. Lo Stato girerà alle regioni 2.293,5 milioni di euro per compensare le perdite e gli importi esatti spettanti a ciascuna amministrazione regionale e alle due Province autonome verranno ufficializzati, entro il 31 marzo 2027, con decreto del ministro dell’Economia e delle Finanze.

Taglio accise diesel, cosa cambia fino al 5 ottobre

I prezzi del gasolio stanno rendendo la vita difficile agli automobilisti e ai piccoli imprenditori che ogni giorno sono costretti ad affrontare lunghe percorrenze per motivi di lavoro. Lo scoppio della guerra tra Iran e Stati Uniti ha generato un’escalation sui prezzi presso i distributori che non si è ancora arrestata. I

l rincaro progressivo delle materie prime energetiche, in particolare di petrolio e gas naturale, ha costretto il Governo a interventi mirati per ridurre la pressione sui cittadini. A causa dei blocchi e delle tensioni nello Stretto di Hormuz, i prezzi dei carburanti non sono destinati a scendere nelle prossime ore.

Giorgia Meloni ha annunciato che si continueranno a valutare soluzioni, anche perché il contrasto all’aumento del prezzo non rappresenta la strada principale da seguire sul lungo periodo. L’attuale taglio offre uno sconto sul prezzo del diesel alla pompa di 15 centesimi, ma a partire da venerdì 18 settembre ci sarà un nuovo stravolgimento.

Cambiamenti in vista

Il provvedimento emesso dall’Esecutivo per gestire l’aumento dei prezzi dei carburanti verrà prorogato di un’altra settimana, dal 18 al 25 settembre, con un taglio delle accise sul gasolio di 10 centesimi al litro. Progressivamente ci sarà una riduzione del beneficio se si considera, data anche l’Iva, che il risparmio presso i distributori sarà di circa 12,2 centesimi al litro rispetto alla quotazione senza questa agevolazione sino al 25 e poi, dal 26 settembre sino al 5 ottobre, le accise sul gasolio saranno ridotte di 5 centesimi al litro, pari a circa 6,1 centesimi includendo l’Iva.

In sostanza lo sconto si andrà a dimezzare e il prezzo del diesel potrà crescere di circa 6,1 centesimi al litro rispetto alla settimana precedente, a parità di condizioni. Cosa accadrà dopo il 5 ottobre? Ad oggi non è prevista l’ennesima proroga di un’estate che è andata avanti a ritmo di sconti fiscali. Con l’arrivo dell’autunno gli esponenti del Governo stanno pensando di affidarsi a un nuovo meccanismo che consentirà di sfruttare una parte dei maggiori proventi fiscali derivanti dall’aumento dei prezzi dei carburanti per ridurre le imposte.

Preoccupazione sull’andamento dei prezzi

Sebbene ci sia stato un ribasso del petrolio nelle scorse settimane, i prezzi non sembrano destinati a calare. Non è possibile immaginare oggi quale sarà la quotazione del diesel dal 5 ottobre, ma la riduzione non è stata indicata in un importo fisso e non corrisponde al ripristino dello sconto attuale. I provvedimenti destinati al gasolio agricolo e agli autotrasportatori, settori che costringono alla creazione di misure specifiche, saranno fondamentali per le imprese. Circa la benzina non è stata per ora annunciata alcuna misura specifica.

La bozza del decreto legge per il sostegno economico e il contenimento degli effetti derivanti dal perdurante aumento del costo dei carburanti prevede che dal 18 settembre 2026 e fino al 25 settembre 2026, l’accisa sia pari a 572,90 euro per mille litri e dal 26 settembre al 5 ottobre pari a 622,90 euro per mille litri. Per compensare l’aumento dei prezzi presso i distributori, il Governo ha annunciato l’abolizione del bollo per quasi tutte le auto e per i motocicli. Noi vi suggeriamo di affidarvi a specifici distributori convenienti con la possibilità di risparmiare qualche euro.

Il Governo annuncia l’abolizione del bollo per quasi tutte le auto e per i motocicli

Il Governo ha annunciato l’abolizione del bollo auto per i veicoli di piccole e medie dimensioni e per tutti i motocicli. La misura è stata anticipata dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha sottolineato “Oggi il Governo cancella una delle tasse più odiate dagli italiani”.

Il provvedimento, i cui dettagli dovranno essere chiariti nel corso dei prossimi giorni, rappresenta una novità importante per tutti i proprietari di auto e moto, in un contesto in cui il settore della mobilità deve fare i conti con un sostanziale incremento del costo dei carburanti.

C’è, però, un altro tema da considerare. Il bollo rappresenta (o sarebbe meglio dire rappresentava) un incasso rilevante per le Regioni. Il Governo dovrà chiarire come intende coprire l’abolizione della tassa e garantire il sostentamento delle casse regionali.

Addio al bollo auto?

L’intervento del Governo segna un vero e proprio punto di svolta per quanto riguarda un tema, quello del bollo, che da tempo è al centro dell’attualità. La misura riguarderà le auto di piccole e medie dimensioni oltre a tutti i motocicli. Per i dettagli tecnici completi bisognerà attendere le prossime ore o i prossimi giorni.

Fonti di governo, citate da Repubblica, sottolineano che la cancellazione della tassa riguarderà oltre il 70% delle auto che circolano oggi in Italia oltre a tutti i motocicli. Complessivamente, i veicoli coinvolti dal nuovo provvedimento saranno circa 14,5 milioni per via di una precisa limitazione della norma.

Da quanto emerso in queste ore, infatti, ogni cittadino potrà beneficiare di una sola agevolazione. Di conseguenza, per chi è proprietario di due veicoli, la cancellazione del bollo potrà essere applicata solo una volta, con modalità che andranno definite con appositi decreti attuativi.

Una misura sul tavolo da tempo

La cancellazione del bollo auto, o quanto meno una profonda riforma, è sul tavolo del Governo da tempo, come confermano anche recenti indiscrezioni. Il tema è particolarmente rilevante, anche per via del caro carburante che ha portato a un sostanziale incremento dei costi di gestione del proprio veicolo per gli automobilisti.

Il provvedimento richiederà delle coperture importanti. Diverse stime, infatti, compresa un’analisi di Anfia, hanno evidenziato che una completa abolizione del bollo richiederebbe risorse per 6,5-7 miliardi di euro. Questi fondi sono fondamentali per le casse delle Regioni.  Al momento, non ci sono ancora informazioni dettagliate in merito al modo in cui il Governo coprirà l’abolizione del bollo.

Tesla Semi in mostra, svelate le specifiche della versione europea

Il Tesla Semi si prepara a debuttare sulle strade europee, ma le sue caratteristiche tecniche registreranno alcune modifiche rispetto alla versione attualmente in produzione negli Stati Uniti. L’azienda ha confermato le specifiche del camion elettrico con un post su X, che ha anticipato la presentazione in pubblico all’IAA Transportation di Hannover.

La versione europea del camion

La versione europea del Tesla Semi potrà contare su un’autonomia stimata di 550 chilometri, con un consumo energetico dichiarato pari a 1 kWh/km, con un peso lordo che raggiunge le 40 tonnellate. Le specifiche effettive legate all’autonomia variano in base all’allestimento scelto dai clienti.

Tra le caratteristiche troviamo il supporto alla ricarica rapida, con una potenza fino a 800 kW. Per recuperare il 60% dell’autonomia reale, secondo Tesla, basteranno 30 minuti di ricarica (a condizione di sfruttare un punto di rifornimento ad alta potenza).

Il camion può contare su tre motori elettrici indipendenti, posizionati sugli assi posteriori, per un sistema che può erogare una potenza di trazione fino a 800 kW. Da segnalare anche una presa di forza elettrica (ePTO) da un massimo di 25 kW, pensata per alimentare attrezzature ausiliarie montate sul mezzo.

Naturalmente, la commercializzazione del Tesla Semi rappresenta una sfida molto diversa per l’azienda americana, in confronto a quanto avviene normalmente con le auto. L’obiettivo è conquistare le aziende europee, puntando su costi di gestione quotidiana contenuti.

Il costo dell’energia elettrica, infatti, viene indicato come nettamente inferiore a quello del gasolio, che, soprattutto in questo momento, rappresenta una spesa significativa per le flotte. Di conseguenza, l’elettrificazione di una flotta di camion può rappresentare un’opportunità per le aziende di trasporto.

Tesla Semi propone anche altri vantaggi come la diagnostica da remoto e gli aggiornamenti software via Internet, con l’ambizione di ridurre al minimo i tempi di assistenza e massimizzare i tempi di esercizio, per una gestione ottimizzata al massimo della propria flotta.

Il lancio sul mercato europeo è già definito. Tesla ha scelto IAA Transportation 2026 di Hannover per mostrare in pubblico la versione europea del suo Semi, permettendo ai potenziali clienti di scoprire da vicino tutte le caratteristiche del camion elettrico.

Le prime consegne il prossimo anno

L’obiettivo è raccogliere da subito un numero significativo di ordini in vista dell’avvio delle consegne. Tesla si aspetta di mettere a disposizione dei propri clienti il nuovo camion elettrico già nel corso del 2027.

Ulteriori dettagli commerciali legati al debutto del Semi europeo, però, arriveranno soltanto nel corso dei prossimi mesi. Il programma di espansione in Europa è già iniziato e i target sono molto ambiziosi.

Il nostro mercato è particolarmente ricco di opzioni per i gestori di flotte con altri brand come Mercedes-Benz, Volvo Trucks, MAN, Scania, DAF e Renault che propongono soluzioni avanzate e che Tesla dovrà tentare di battere.

La versione europea del Tesla Semi, per ora, dovrebbe essere prodotta nella Gigafactory del Nevada. Per il momento, infatti, non ci sono informazioni in merito alla realizzazione del modello nello stabilimento Tesla di Berlino.