Traffico, weekend da bollino rosso: le strade più a rischio

Il calendario dice settembre e per milioni di italiani è arrivato il momento di rimettere le valigie nel bagagliaio, stavolta puntando verso casa. Il primo weekend del mese chiude infatti la stagione dell’esodo estivo e sulle strade italiane si prepara un nuovo aumento del traffico, alimentato dai rientri dalle località di villeggiatura verso le grandi città.

Controesodo: 27 milioni di spostamenti nel weekend

Secondo le stime dell’Osservatorio Mobilità Stradale di Anas, in queste ore sono previsti oltre 27 milioni di spostamenti sulle strade e autostrade gestite dalla società del Gruppo FS. Viabilità Italia ha indicato il bollino rosso nel pomeriggio di sabato 5 e in quello di domenica 6 settembre, quando i flussi verso i centri urbani dovrebbero diventare particolarmente intensi.

A fotografare la situazione è Claudio Andrea Gemme, amministratore delegato di Anas:

“Con questo weekend si conclude la stagione degli spostamenti estivi. In base alle stime dell’Osservatorio Mobilità Stradale di Anas, da oggi sino a domenica 6 settembre sulle strade e autostrade della società del Gruppo Fs, ci saranno oltre 27 milioni di spostamenti”.

Anas ha organizzato la rete in vista del controesodo riducendo la presenza dei cantieri. Fino al 7 settembre ne saranno chiusi o sospesi 1.175, pari all’83% dei 1.414 attivi. Sul territorio sono impegnati circa 2.500 tra tecnici e personale di esercizio, affiancati dagli operatori delle Sale Operative Territoriali e della Sala Situazioni Nazionale.

Le strade interessate dal controesodo

La circolazione dovrebbe aumentare soprattutto sulle direttrici utilizzate per rientrare dalle località turistiche, tra cui figura la A2 Autostrada del Mediterraneo, insieme alle statali 106 Jonica e 18 Tirrena Inferiore in Calabria. In Sicilia figurano tra le arterie da tenere sotto osservazione la A19 Palermo-Catania e la A29 Palermo-Mazara del Vallo, mentre in Sardegna i flussi interesseranno la SS131 Carlo Felice.

Nel Lazio i rientri coinvolgeranno soprattutto la Pontina e l’Appia, due arterie importanti per chi torna a Roma dalle località turistiche della regione: tra le direttrici da tenere d’occhio figurano pure l’E45, l’Aurelia e l’Adriatica. Spostandosi verso Nord il traffico interesserà la SS36 del Lago di Como e dello Spluga, la SS45 di Val Trebbia e la Romea.

Con 27 milioni di spostamenti previsti in tre giorni, Anas chiede prudenza a chiunque si metterà in viaggio. Gemme insiste soprattutto sull’attenzione alla guida:

“I flussi di traffico interessano l’intero territorio nazionale e richiedono la massima attenzione da parte di tutti gli utenti della strada”

Tra le raccomandazioni trova spazio pure il cellulare, da lasciare perdere una volta partiti:

“Non utilizzare mai il cellulare mentre si guida. Bastano pochi secondi di distrazione per mettere a rischio la propria vita e quella degli altri”

Stop ai mezzi pesanti domenica

Domenica ci sarà una variabile in meno sulle strade. Dalle 7 alle 22 scatterà infatti il divieto di circolazione per i veicoli con massa superiore a 7,5 tonnellate, proprio nella giornata in cui è previsto uno dei picchi del controesodo.

Prima di partire vale la pena controllare la situazione del traffico e considerare tempi di percorrenza più lunghi del solito. Sabato e domenica pomeriggio saranno i momenti peggiori, con il bollino rosso indicato da Viabilità Italia e milioni di persone sulla strada di casa.

Bonus carburante, lo sconto accise sostituito da un bonus da 200 euro: chi può riceverlo

Il countdown è arrivato all’ultima settimana: il taglio delle accise sul diesel scade il 5 settembre 2026, e da lì in avanti il governo dovrà scegliere una strada diversa per continuare ad aiutare automobilisti e famiglie alle prese con il caro carburanti. L’idea che sta prendendo sempre più corpo a Palazzo Chigi non è più uno sconto uguale per tutti alla pompa, ma un sostegno mirato, concentrato su chi l’auto la usa per lavorare e su chi fa più fatica ad arrivare a fine mese.

Cosa succede dopo il 5 settembre

Il Consiglio dei ministri, riunito lo scorso 26 agosto su proposta della presidente Giorgia Meloni e dei ministri Giorgetti, Pichetto Fratin e Salvini, aveva già prorogato dal 27 agosto al 5 settembre lo sconto di 17 centesimi al litro sul gasolio, di cui 14 di accisa e 3 di Iva, esteso anche a gasoli paraffinici e biodiesel. Nello stesso comunicato, però, l’esecutivo aveva già fatto capire che la strada futura sarebbe stata diversa, parlando esplicitamente di sostegni selettivi basati sul reddito.

Il governo ha chiarito con una certa franchezza che dopo la scadenza del 5 settembre non ci saranno altri tagli generalizzati alle accise, complice anche la difficoltà crescente nel trovare le coperture finanziarie necessarie per rifinanziare misure di questo tipo ogni poche settimane. Attenzione però: al momento non esiste alcuna domanda da presentare per il nuovo bonus benzina, e qualsiasi messaggio o link che promette di prenotarlo va guardato con grande sospetto, trattandosi di tentativi di truffa.

Si parla di buoni carburante fino a 200 euro

Sul tavolo del governo ci sono principalmente due strade, pensate per platee diverse. La prima è legata al rapporto di lavoro e potrebbe riproporre un beneficio fino a 200 euro erogato attraverso le aziende, sfruttando gli strumenti del welfare aziendale già esistenti. Un modello che ricalca da vicino quanto fatto nel 2022 dal governo Draghi con i buoni carburante destinati ai dipendenti, un contributo esentasse inserito direttamente in busta paga.

La seconda ipotesi ha invece una natura più assistenziale, e prevede un fondo da circa un miliardo di euro per il 2026 destinato ai nuclei familiari con un Isee fino a 20.000 euro, con un buono che potrebbe arrivare fino a 100 euro. Restano ancora da definire importi precisi, platea dei beneficiari e modalità operative, ma la direzione politica sembra ormai tracciata: meno sconto generalizzato, più aiuto mirato a chi ne ha davvero bisogno.

Per autonomi e pensionati?

Il governo, però, sembra intenzionato a non lasciare fuori dal nuovo pacchetto altre categorie particolarmente esposte al caro carburanti. Per autonomi e partite Iva si starebbe valutando un intervento fiscale specifico, come una social card, pensata per chi utilizza il proprio veicolo come strumento di lavoro quotidiano, dagli autotrasportatori ai professionisti che macinano chilometri per raggiungere clienti e luoghi di lavoro.

Anche i pensionati non dovrebbero restare esclusi dal ragionamento complessivo, anche se su questo fronte le idee restano ancora meno definite rispetto alle altre due misure. Tra le ipotesi circolate, c’è anche quella di coinvolgere strumenti già esistenti come la Carta Dedicata a Te, pensata per famiglie e pensionati con Isee più basso, che potrebbe diventare uno dei canali attraverso cui veicolare il nuovo sostegno.

Va detto con chiarezza che, al momento, nessuna delle misure allo studio è stata formalizzata in un provvedimento ufficiale: si tratta ancora di ipotesi al vaglio del Ministero dell’Economia e di Palazzo Chigi, con il pressing politico concentrato sull’arrivare a una decisione in tempi rapidi, subito dopo la scadenza del taglio accise. Nel frattempo, secondo alcune associazioni dei consumatori come Codacons, le misure allo studio rischiano comunque di lasciare fuori una fetta consistente di automobilisti, dato che i rincari dei carburanti colpiscono in egual misura tutte le fasce di reddito. Per avere risposte definitive su importi e requisiti, insomma, non resta che attendere i prossimi giorni, quando il governo dovrà sciogliere gli ultimi nodi rimasti aperti.

Seat verso la chiusura? La verità dietro le voci dalla Germania

Un marchio storico dell’automobilismo europeo rischia di finire tra le vittime della grande crisi che sta attraversando Volkswagen. Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa tedesca, il colosso di Wolfsburg starebbe seriamente valutando il ritiro dal mercato del marchio spagnolo Seat entro il 2029, nell’ambito del più ampio piano di ristrutturazione approvato dal consiglio di sorveglianza del gruppo.

Meno 50 mila posti di lavoro

La notizia relativa a Seat arriva nello stesso giorno in cui il consiglio di sorveglianza di Volkswagen ha dato il via libera al piano di risanamento presentato dal Cda del gruppo, con l’obiettivo dichiarato di salvaguardare la competitività dell’azienda in un momento particolarmente delicato. Un piano che, secondo quanto emerso nelle ultime ore, prevede tagli ancora più profondi di quanto inizialmente annunciato, con l’ipotesi di arrivare fino a 100.000 esuberi complessivi.

Numeri pesantissimi, che si aggiungono ai 50.000 tagli di posti di lavoro già comunicati nelle scorse settimane e che confermano quanto la situazione all’interno del gruppo resti tesa. Non a caso, secondo alcune fonti, il piano avrebbe già incontrato resistenze da parte dei rappresentanti dei lavoratori, che siedono nel board con una quota rilevante di consiglieri, alimentando il rischio di uno scontro sindacale senza precedenti nella storia recente dell’azienda tedesca.

Si parla di chiusura per Seat

Secondo quanto riportato dal settimanale economico tedesco Wirtschaftswoche, il consiglio di amministrazione di Volkswagen intenderebbe ritirare dal mercato il marchio spagnolo entro la fine del 2029. Una decisione che, se confermata, chiuderebbe un capitolo lungo oltre settant’anni per un brand nato negli anni Cinquanta grazie a una collaborazione tra lo Stato spagnolo e la Fiat, e passato poi sotto l’orbita Volkswagen nel corso degli anni Ottanta.

Interpellata sulla questione, Volkswagen non ha confermato ufficialmente l’indiscrezione. Un portavoce del gruppo ha spiegato che i documenti interni vengono discussi e approvati dagli organi competenti, precisando che l’azienda non intende commentare né anticipare in alcun modo il processo decisionale in corso. Una risposta cauta, che però non ha spento le voci su un possibile addio al marchio catalano.

Parola d’ordine competitività

Dietro l’eventuale addio a Seat ci sarebbe una logica industriale piuttosto chiara: escludendo il marchio spagnolo dalla visione strategica elaborata per il 2030, Volkswagen punterebbe a risparmiare costi, semplificare i processi interni e concentrare maggiormente le risorse sul marchio gemello Cupra, che negli ultimi anni ha ormai superato Seat in termini di vendite.

I numeri, del resto, sembrano confermare questa tendenza: secondo i dati riportati dal quotidiano tedesco Bild, nel primo semestre del 2026 sono state consegnate 170.100 vetture a marchio Cupra, contro le 129.600 di Seat. Un divario che, agli occhi dei vertici di Wolfsburg, renderebbe sempre più difficile giustificare la sopravvivenza di entrambi i brand all’interno dello stesso gruppo, soprattutto in una fase in cui la parola d’ordine resta il taglio dei costi.

Non è tutto: secondo indiscrezioni ancora più recenti, il piano di ristrutturazione includerebbe anche la valorizzazione di circa 750 partecipazioni del gruppo, tra cui figurerebbe anche Ducati, storico marchio bolognese delle due ruote entrato nell’orbita Volkswagen ormai da anni. Un segnale che conferma quanto la revisione strategica in corso a Wolfsburg non riguardi soltanto Seat, ma l’intero perimetro industriale del gruppo tedesco.

Per il marchio spagnolo, che negli ultimi tempi aveva già visto ridimensionare progressivamente il proprio ruolo all’interno della galassia Volkswagen a favore di Cupra, il countdown verso un possibile addio sembra insomma essere davvero iniziato. Resta però da capire come reagiranno sindacati e governo spagnolo di fronte a un’ipotesi che, se confermata, avrebbe ripercussioni non da poco sull’occupazione e sull’industria automobilistica iberica.

Salone dell’Auto di Torino 2026: la mappa e l’elenco completo di marchi e modelli presenti

Il Salone dell’Auto di Torino, in scena dall’11 settembre al 13 settembre 2026, si conferma uno degli appuntamenti più attesi nel panorama automobilistico internazionale. Il pubblico potrà scoprire da vicino tutte le novità delle principali Case automobilistiche grazie a un’esposizione ricca e variegata che riunirà modelli di serie e anteprime, offrendo una vera e propria fotografia del mercato automobilistico e delle principali tendenze e motorizzazioni che stanno caratterizzando il settore. Dalle supercar da sogni alle vetture elettriche ed ibride di ultima generazione, passando per i concept dei centri stile italiani e le novità dei brand emergenti, ecco l’elenco dei modelli in mostra.

Tra anteprime e test drive dei principali brand del settore, quest’anno sarà presente anche Virgilio Motori come media-partner dell’evento e con uno stand in Piazza Castello.

Brand e modelli presenti

  • Alfa Romeo: Tonale Ibrida Plug-in Q4 Veloce
  • Fiat: Grizzly, Grizzly Fastback
  • Lancia: Gamma
  • Maserati: Grecale, Granturismo
  • Itala: Itala 35, Itala 56, Itala 61
  • O.S.C.A: MT6, MT8
  • BMW: Nuova BMW iX3, Nuova BMW i3, Nuova BMW X5
  • Mercedes-Benz: Nuova GLC elettrica, Nuova Classe C elettrica
  • Porsche: 911, Cayenne, Panamera, Macan
  • Lotus: ELETRE X, EMIRA 420 SPORT, EVIJA
  • Jeep: Nuova Compass E-Hybrid Plug-in 225 Cv
  • DS Automobiles: N°7 Étoile Hybrid 145 CV
  • Renault: Nuova Renault Megane E-Tech Electric, Renault Twingo E-Tech Electric, Renault Clio full hybrid E-Tech
  • Peugeot: Peugeot e-3008 Long range (230 CV)
  • Opel: Mokka GSE Rally
  • Suzuki: Nuova e VITARA, E VITARA 61 TOP 4WD, Nuova ACROSS Plug IN, Swift Hybrid, S-CROSS Hybrid, VITARA Hybrid
  • Honda: Prelude Full Hybrid
  • Mazda: Nuova MX-5 MY2027, Nuova CX-5, CX-6e
  • KIA: Nuova Seltos, EV5 GT
  • KGM: Actyon HEV, Torres Full Hybrid, Tivoli
  • Tesla: Cybertruck
  • BYD: Dolphin G DM-i, Dolphin Surf, Sealion 7
  • Changan: CHANGAN DEEPAL S07 MY26, CHANGAN DEEPAL S05 ULTRA HYBRID
  • Chery: TIGGO 9, TIGGO 8, Q
  • Dongfeng: Shine GS, Box, Huge, MAGE HEV
  • Geely: E2, EX5, Starray EM-i, KO11
  • GWM: ORA5, H7, TANK 300, JOLION MAX, SOUO MOTORBIKE, POER, WEY
  • Hongqi: HS3, HS5
  • GAC: Aion UT
  • ICAUR: V27
  • Leapmotor: Leapmotors B03X
  • Lepas: L8, L6
  • Linktour: L7, L6
  • Lynk & Co: 02, 08
  • X-Peng: P7+, L03, G9
  • Zeekr: 7GT, 7X
  • EMC: EMC 212, EMC 6

 In arrivo: i dettagli relativi ai modelli dei brand Bontu, Citroën, FAWCAR e M-Hero saranno annunciati prossimamente.

Promozioni week by Salone Auto Torino

Tra le novità dell’edizione 2026 debutta Promozioni Week by Salone Auto Torino, l’iniziativa che coinvolgerà Case automobilistiche e concessionarie con una settimana di offerte dedicate all’acquisto delle vetture. Hanno già aderito Alfa Romeo, BYD, Citroën, DS, EMC, FIAT, Hongqi, Jeep, KIA, Lancia, Leapmotor, Lepas, Lynk & Co, Mazda, OMODA JAECOO, Opel, Peugeot, Renault e Suzuki.

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Auto elettriche, svolta in Ue per la ricarica alle colonnine: novità già nel 2027

Per chi guida un’auto elettrica, la ricarica pubblica può ancora trasformarsi in una piccola odissea. Cercare una colonnina, verificare se funziona, capire quale app serve, registrarsi a un servizio e infine riuscire a completare il pagamento. Una sequenza di passaggi che rischia di essere sufficiente a far rimpiangere il distributore tradizionale. Dal 1° gennaio 2027, però, qualcosa è destinato a cambiare.

Le nuove regole europee introdotte dal regolamento Afir puntano infatti a rendere la rete di ricarica più semplice, accessibile e soprattutto interoperabile. Il principio è chiaro: chi arriva davanti a una colonnina deve poterla utilizzare senza essere costretto a conoscere in anticipo l’operatore che la gestisce.

La ricarica senza app

La novità più evidente riguarda i pagamenti. Dal 2027 sarà possibile pagare direttamente alla colonnina senza dover scaricare un’applicazione, creare un account o sottoscrivere un abbonamento con il gestore. Per le stazioni con potenza pari o superiore a 50 kW, il pagamento dovrà poter essere effettuato attraverso strumenti facilmente accessibili, come carte bancarie e sistemi contactless. Un passaggio che punta a eliminare uno degli ostacoli più fastidiosi per chi utilizza occasionalmente la mobilità elettrica.

La logica è quella del normale rifornimento di carburante: si arriva, si paga e si ricarica. Senza dover prima entrare nell’ecosistema digitale di un determinato operatore. Le nuove regole intervengono anche sulla trasparenza dei prezzi. Gli utenti dovranno poter conoscere il costo della ricarica in maniera più chiara, con tariffe confrontabili e basate sul consumo effettivo per kilowattora nelle stazioni interessate dalla normativa.

Colonnine sempre connesse

L’altro grande cambiamento riguarda la connettività digitale. Le infrastrutture dovranno essere in grado di comunicare informazioni aggiornate sul proprio stato, permettendo ai sistemi e ai servizi digitali di conoscere la disponibilità effettiva dei punti di ricarica.

È un dettaglio tutt’altro che secondario. Una delle paure più diffuse tra gli automobilisti che scelgono un’elettrica è infatti quella di arrivare davanti a una colonnina indicata come disponibile e scoprire soltanto sul posto che è occupata, fuori servizio o inutilizzabile.

Una rete più connessa dovrebbe consentire di ridurre proprio questo margine di incertezza. Il navigatore e i servizi associati all’auto potranno contare su informazioni più aggiornate, rendendo più semplice programmare una sosta durante un viaggio.

La rete europea accelera

Il regolamento Afir non si limita però all’esperienza davanti alla colonnina. L’Unione europea ha fissato anche obiettivi sulla diffusione delle infrastrutture lungo i principali corridoi di trasporto. Sulla rete stradale europea Ten-T, le stazioni di ricarica rapida dovranno essere installate a una distanza massima di 60 chilometri l’una dall’altra.

L’obiettivo è costruire una rete sufficientemente capillare da rendere più prevedibili anche gli spostamenti sulle lunghe distanze. Per l’auto elettrica significa affrontare uno dei problemi che più hanno frenato la diffusione della tecnologia: l’ansia da autonomia. Non basta infatti aumentare la capacità delle batterie se il conducente non sa con certezza dove potrà ricaricare e quali condizioni troverà una volta arrivato.

Una svolta per chi guida elettrico

Il 2027 diventa così una data importante per la mobilità elettrica europea. Il salto non riguarda soltanto il numero delle colonnine, ma il modo in cui queste infrastrutture dovranno dialogare con automobilisti, veicoli e sistemi di pagamento.

Meno app, meno registrazioni e più informazioni disponibili in tempo reale. È questa la direzione indicata dall’Europa per trasformare la ricarica pubblica da un servizio ancora frammentato in un’infrastruttura più simile, per semplicità d’utilizzo, a quella alla quale gli automobilisti sono abituati da decenni.

Mirafiori si ferma ancora: problema con le forniture?

Stellantis deve fare i conti con nuove difficoltà produttive che portano al momentaneo blocco della produzione nello stabilimento di Mirafiori, storico impianto torinese che oggi viene utilizzato dal Gruppo per la produzione di un modello di grande importanza come la Fiat 500.

Lo stop alla produzione non è legato a un calo della domanda. L’azienda, infatti, è alle prese con il problema inverso. Le richieste in arrivo per la 500, grazie alla nuova versione ibrida, sono superiori alle stime e alcuni fornitori non sono riusciti a consegnare i componenti necessari all’assemblaggio.

Uno stop temporaneo

Stellantis fermerà la produzione dello stabilimento di Mirafiori nel corso di questa settimana. Le attività dovrebbero riprendere dalla prossima settimana, visto che lo stop è programmato fino a venerdì 4 settembre, come chiarito dal sindacato Fiom. Al momento, non ci sono ulteriori informazioni da parte dell’azienda.

Le cause del fermo

Come riportato da Reuters, il problema alla base dello stop alla produzione della Fiat 500 nello stabilimento di Mirafiori sarebbe legato a un problema con Teksid, fornitore di Stellantis che opera con uno stabilimento situato a Carmagnola, a breve distanza da Mirafiori.

Il fornitore si occupa della produzione di alcuni componenti per i motori destinati alla 500 ibrida. Le consegne sarebbero insufficienti a soddisfare i programmi produttivi. In sostanza, le linee si fermano perché non ci sono i pezzi sufficienti a completare l’assemblaggio delle vetture.

Secondo la Fiom,  la frenata produttiva non sarebbe legata solo a un problema di fornitura (dopo che lo stabilimento è stato chiuso per quattro settimane) ma a una domanda inferiore alle attese. Stellantis non ha confermato in alcun modo questa teoria che, al momento, non trova riscontri.

Si tratta di un tema molto attuale: la Fiat 500 ibrida è un progetto chiave per il futuro di Mirafiori, un impianto di grandi dimensioni che da tempo è sottoutilizzato dal Gruppo Stellantis, per via della mancanza di nuovi progetti in grado di spingere le attività.

Allo stato attuale delle cose, la produzione della 500 ibrida riprenderà a pieno ritmo a partire da lunedì 7 settembre, giorno in cui i componenti mancanti dovrebbero essere disponibili nei magazzini dello stabilimento torinese.

Ricordiamo che l’arrivo della 500 ibrida ha dato una notevole impennata alle immatricolazioni della vettura. Come confermano i dati UNRAE aggiornati a fine agosto, infatti, la 500 ha superato quota 11 mila unità immatricolate in Italia (lo scorso anno erano 1.690).

Salone Auto Torino 2026, giovedì 10 settembre spazio al bTOb: così cambia il mondo dell’auto

Il 10 settembre al Teatro Regio di Torino debutta bTOb Salone Auto Torino, la giornata dedicata a professionisti, aziende e operatori della filiera automotive. Tra convegni, confronto e networking, il nuovo appuntamento anticipa l’apertura del Salone al grande pubblico.

Il Salone Auto Torino 2026 non aspetta l’apertura ufficiale di venerdì 11 settembre per entrare nel vivo. Giovedì 10 settembre sarà infatti la giornata dedicata al mondo professionale con il debutto di bTOb Salone Auto Torino, il nuovo appuntamento pensato per mettere in relazione i diversi protagonisti della filiera automotive.

L’obiettivo è affiancare alla dimensione più spettacolare del Salone – fatta di auto, anteprime e test drive – un momento dedicato al business, al confronto e alla costruzione di nuove relazioni professionali.

Automotive, la sostenibilità al centro del confronto

Il tema principale della giornata sarà la trasformazione che sta interessando l’intero settore automotive. Il programma entrerà nel vivo nel pomeriggio con il convegno “La sostenibilità del sistema automotive”, articolato attraverso una serie di panel dedicati a transizione industriale, innovazione, competitività ed evoluzione della filiera.

Ad aprire il programma, alle 14.30, sarà il convegno istituzionale “La sostenibilità del sistema automotive – Industria, mercato e territorio di fronte alla trasformazione del settore”.

Al confronto parteciperanno rappresentanti di Regione Piemonte, Camera di commercio di Torino, UNRAE, ANFIA e FEDERAUTO: un confronto che punta quindi a mettere insieme istituzioni e principali rappresentanti del settore per analizzare le sfide che attendono l’automotive.

Dalla neutralità carbonica alle nuove competenze

Alle 15.15 sarà la volta di Dumarey, protagonista del panel “Carbon Neutrality, sviluppo delle competenze e competitività del territorio”, realizzato insieme a Class Editori. Il confronto sarà dedicato alle sfide della transizione e alle prospettive di sviluppo della filiera automotive, con particolare attenzione al rapporto tra sostenibilità, competenze e competitività del territorio. Un tema particolarmente rilevante in una fase nella quale il cambiamento tecnologico dell’automobile sta coinvolgendo non soltanto i costruttori, ma anche componentisti, fornitori e professionalità che operano lungo tutta la catena del valore.

Amazon porta l’auto nell’era digitale

Alle 16.00 il programma proseguirà con “Amazon – Drive Forward”, panel che vedrà la partecipazione di Milana Glisic, Director Italy&Spain Amazon Ads, e Matt Nuffort, International Director Amazon Autos. Un appuntamento che porta nel cuore della giornata bTOb anche il tema della digitalizzazione del settore automotive, in un mercato nel quale il rapporto tra automobile, consumatore e piattaforme digitali è sempre più importante.

Business Lounge, spazio agli incontri

Il bTOb non sarà però soltanto una giornata di convegni. Fino alle 18.00 resterà aperta la Business Lounge, pensata per favorire incontri di networking tra aziende, istituzioni e operatori del settore. La formula punta quindi a trasformare il Teatro Regio in un vero spazio di relazione professionale, dove confrontarsi, creare contatti e sviluppare nuove opportunità di collaborazione.

Contromano per 50 chilometri sull’A1, fuga folle in autostrada: fermata una 32enne

Quaranta minuti contromano, per oltre 50 chilometri sull’A1, mentre decine di automobilisti cercavano di evitare quel minivan che procedeva nella direzione opposta. Una fuga terminata soltanto dopo diversi tentativi di fermare la conducente e la chiusura delle carreggiate. Protagonista dell’episodio, avvenuto lo scorso 20 agosto nel tratto appenninico dell’autostrada, una donna tedesca di 32 anni, poi risultata sotto l’effetto di stupefacenti.

La donna era al volante di un minivan con targa tedesca quando, sul valico della Citerna, lungo la A1 Panoramica, ha improvvisamente invertito il senso di marcia. Da quel momento ha iniziato a procedere contromano verso Barberino di Mugello, trasformando l’autostrada in un percorso ad altissimo rischio.

Le segnalazioni al 112 sono state decine. Nel frattempo anche i sensori di Autostrade per l’Italia avevano rilevato la presenza anomala del veicolo. La Polizia Stradale ha inviato sei pattuglie e disposto la chiusura tecnica del tratto compreso tra Barberino di Mugello, Badia e Roncobilaccio.

Il primo posto di blocco non basta

Il traffico particolarmente intenso rendeva la situazione ancora più pericolosa. Gli agenti della Polizia Stradale hanno intercettato una prima volta il minivan, ma la conducente non si è fermata. Raggiunta dalla pattuglia di Pian del Voglio, la 32enne ha evitato l’alt e ha continuato la sua corsa.

Le manovre improvvise e i continui cambi di direzione hanno costretto gli altri automobilisti a prestare la massima attenzione per evitare il veicolo. La situazione è diventata ancora più difficile quando la donna ha raggiunto la diramazione di Barberino. Qui ha nuovamente invertito il senso di marcia, tagliando la strada al traffico sulle quattro corsie e riuscendo a eludere anche un secondo posto di blocco.

Retromarcia e nuovi chilometri contromano

Arrivata al casello di Barberino, la donna ha inizialmente ripreso la marcia verso Bologna, inseguita dagli agenti. Poi un’altra manovra improvvisa: la retromarcia, seguita dall’ennesima inversione e dal ritorno verso Barberino, ancora una volta contromano. Per oltre quaranta minuti il minivan è comparso e scomparso dalle telecamere di sorveglianza. La conducente, infatti, utilizzava anche gli svincoli di servizio per sottrarsi all’inseguimento e nascondersi.

Una strategia che ha reso ancora più complesso l’intervento della Polizia Stradale, impegnata a seguire gli spostamenti del veicolo e contemporaneamente a proteggere gli altri utenti dell’autostrada. Alla fine, il coordinamento tra gli agenti e il personale di Autostrade per l’Italia ha permesso di bloccare fisicamente le carreggiate. Senza più vie di fuga, la donna è stata costretta a fermarsi.

Gli esami in ospedale

La 32enne è stata trovata in forte stato di agitazione. È stato quindi necessario l’intervento del 118, che l’ha accompagnata sotto scorta all’ospedale di Borgo San Lorenzo. Gli accertamenti hanno evidenziato un’intossicazione da cannabis.

Soltanto dopo alcune ore la donna ha recuperato pienamente la lucidità. Al termine degli accertamenti è stata denunciata per fuga pericolosa e per guida sotto l’effetto di stupefacenti. È inoltre scattata la segnalazione al prefetto di Firenze per l’uso di sostanze e per la circolazione contromano. Sul veicolo è stata trovata anche una modica quantità di marijuana, sequestrata in via amministrativa. Patente e minivan sono stati infine ritirati.

Furti d’auto, l’Italia resta sotto assedio: le province dove spariscono più veicoli

C’è chi trova il parabrezza in frantumi, chi non trova più l’auto parcheggiata sotto casa e chi scopre, nel giro di pochi minuti, che anni di sacrifici sono svaniti nel nulla. In Italia il furto di veicoli continua a rappresentare una delle piaghe più diffuse e redditizie per la criminalità organizzata. Nonostante antifurti sempre più sofisticati, chiavi elettroniche evolute e sistemi di localizzazione satellitare, il fenomeno non accenna a rallentare. Anzi, i numeri raccontano una realtà che continua a preoccupare automobilisti, compagnie assicurative e forze dell’ordine.

Secondo i dati riportati dall’Indice della criminalità del Sole 24 Ore, ogni anno nel nostro Paese vengono rubati circa 136 mila mezzi tra auto, moto e scooter. Tradotto nella vita quotidiana significa assistere alla scomparsa di quasi 400 veicoli al giorno. Un dato che conferma come l’Italia rimanga uno dei Paesi europei maggiormente esposti a questo tipo di reato.

Il divario che divide il Paese

La mappa dei furti evidenzia una frattura geografica ormai consolidata. Da una parte ci sono le regioni del Centro-Sud, dove il fenomeno continua a raggiungere livelli allarmanti. Dall’altra il Nord, che nella maggior parte dei casi registra numeri decisamente più contenuti.

La Campania conserva il poco invidiabile primato nazionale con 26.445 denunce in un anno. Alle sue spalle si collocano Lazio e Sicilia, che da tempo convivono con una pressione criminale particolarmente elevata sul fronte dei furti di veicoli.

All’estremo opposto si trovano invece Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta. In queste regioni il numero dei mezzi rubati appare quasi marginale rispetto al resto della Penisola, confermando come il fenomeno sia fortemente legato a specifiche aree territoriali e a reti criminali ben radicate.

Foggia peggio di Napoli

Se si restringe l’analisi alle singole province emergono dati ancora più sorprendenti. Nell’immaginario comune si tende a pensare che Napoli sia il territorio più colpito, ma la realtà è diversa. La provincia con il tasso più elevato di furti di autovetture è infatti Foggia, con quasi 709 casi ogni 100 mila abitanti. Subito dietro si piazza Barletta-Andria-Trani, mentre Napoli occupa il terzo posto della graduatoria nazionale.

Numeri che testimoniano la presenza di vere e proprie filiere illegali capaci di smontare, esportare o reimmettere sul mercato nero le vetture rubate in tempi rapidissimi. In molti casi, infatti, un’auto sottratta sparisce definitivamente nel giro di poche ore.

Un problema che riguarda tutta l’Europa

La situazione italiana non passa inosservata nemmeno a livello continentale. La Penisola occupa infatti il quarto posto europeo per incidenza dei furti di veicoli. Davanti figurano soltanto Lussemburgo, Svizzera e Svezia.

L’Italia supera nettamente Paesi come Francia e Germania e presenta valori molto più elevati rispetto a Spagna e Polonia. Un dato che evidenzia come il problema non sia soltanto locale, ma rappresenti una criticità strutturale che continua a pesare sulla sicurezza e sul patrimonio degli automobilisti.

Assicurazioni e prevenzione

Di fronte a questo scenario, cresce il numero di cittadini che scelgono di tutelarsi economicamente. Secondo le analisi del settore assicurativo, quasi un automobilista su quattro integra la tradizionale Rc Auto con una copertura contro il furto.

Le polizze, però, non bastano. Gli esperti consigliano di evitare aree isolate, non lasciare oggetti visibili nell’abitacolo, chiudere sempre finestrini e portiere e prestare attenzione ai dispositivi elettronici di apertura, sempre più spesso nel mirino dei ladri.

Precauzioni semplici che non eliminano il rischio, ma che possono contribuire a rendere più difficile il lavoro di una criminalità che continua a considerare auto, moto e scooter una delle attività più redditizie dell’intero mercato illegale.

Bollo auto, abolizione dal 2028? La proposta torna sul tavolo con la prossima Manovra

Il ritorno al lavoro del Parlamento riporta sul tavolo anche una delle proposte che più facilmente riescono a catturare l’attenzione degli automobilisti. Forza Italia sta infatti preparando il proprio pacchetto di misure per la prossima legge di Bilancio e tra le idee allo studio c’è anche l’abolizione del bollo auto e moto.

Non si tratta però, almeno per ora, di una misura approvata né di un provvedimento già finanziato. La proposta dovrà essere inserita nel confronto sulla Manovra e soprattutto dovrà fare i conti con un problema tutt’altro che secondario: il bollo non rappresenta un’entrata diretta dello Stato, ma garantisce alle Regioni un gettito di circa 7,5 miliardi di euro ogni anno.

Il pacchetto di Forza Italia

Con la ripresa dei lavori parlamentari dopo la pausa estiva, i partiti tornano a definire le proprie priorità in vista della legge di Bilancio. Forza Italia sta lavorando a un insieme di interventi che comprende diverse proposte sul fronte fiscale.

Tra queste figurano la riduzione dell’Irpef al 33% per i redditi compresi tra 50.000 e 60.000 euro, una flat tax incrementale del 5% sulla quota di reddito aggiuntiva rispetto all’anno precedente, il cashback sulle spese sanitarie e la defiscalizzazione delle tredicesime. Ma a interessare maggiormente il mondo dell’auto è proprio l’idea di cancellare il bollo. Una proposta che Antonio Tajani aveva già rilanciato nelle scorse settimane e che potrebbe tornare al centro del dibattito politico a settembre.

Una tassa che divide gli automobilisti

Il bollo auto è una delle imposte meno amate dai cittadini. A differenza di una tassa legata direttamente all’utilizzo del veicolo, infatti, il bollo viene pagato per il semplice possesso dell’auto o della moto. L’importo varia in base a diversi fattori, tra cui la potenza del veicolo, la classe ambientale e la Regione di residenza. Proprio questa articolazione rende il tributo particolarmente diverso da territorio a territorio.

Per Forza Italia, però, il problema è anche di principio. Il partito considera il bollo una sorta di “patrimoniale mascherata”, perché colpisce chi possiede un veicolo necessario per spostarsi, lavorare o accompagnare i figli. L’obiettivo indicato da Tajani e dagli esponenti del partito sarebbe quello di arrivare all’abolizione almeno dal 2028.

Il conto da 7,5 miliardi

È proprio qui che emerge la difficoltà maggiore. Eliminare il bollo significherebbe infatti privare le Regioni di una fonte di finanziamento molto importante. Il gettito complessivo è stimato in circa 7,5 miliardi di euro all’anno, denaro che non confluisce direttamente nelle casse dello Stato.

Le amministrazioni regionali utilizzano queste risorse per finanziare diverse attività e servizi. La questione è quindi semplice solo in apparenza: se il bollo venisse cancellato, qualcuno dovrebbe sostituire quelle entrate. Il rischio è che il mancato gettito debba essere compensato attraverso trasferimenti statali oppure mediante altre forme di imposizione.

Il precedente di Berlusconi e Renzi

Non sarebbe peraltro la prima volta che l’abolizione del bollo entra nel dibattito politico senza arrivare al traguardo. Un tentativo era stato avanzato già nel 2008 da Silvio Berlusconi, mentre nel 2016 era stato Matteo Renzi a prendere in considerazione una revisione del tributo.

Il problema è rimasto sempre lo stesso: trovare le risorse necessarie per compensare le Regioni. Nel frattempo, gli incentivi alle alimentazioni alternative hanno già contribuito a ridurre in alcune aree il gettito potenziale. Il Piemonte, per esempio, avrebbe visto diminuire le entrate rispetto al 2019, passando da circa 800 milioni a 579 milioni di euro.

La proposta di Forza Italia dovrà dunque superare un ostacolo decisivo: come sostituire i 7,5 miliardi che oggi arrivano dal bollo. La discussione di settembre potrebbe chiarire se l’idea è destinata a diventare una vera proposta di legge di Bilancio o se resterà, ancora una volta, sul terreno delle intenzioni.

Luciano Darderi nuovo brand ambassador di Kia, il tennista al servizio della mobilità sostenibile

Kia Italia ha annunciato la partnership con Luciano Darderi, uno degli enfant prodige del tennis nostrano. La collaborazione mette in primo piano Kia nello sport che il marchio coreano osserva da oltre vent’anni a livello globale attraverso il legame con gli Australian Open e le attività dedicati ai fan. Uno degli storici partner di Kia è il fuoriclasse Rafa Nadal, brand ambassador mondiale, ritiratosi nel 2024.

L’arrivo di Darderi nella famiglia Kia mostra la volontà di rappresentare atleti che incarnano impegno, passione e continua ricerca del miglioramento. La collaborazione di Kia Italia mostra il proprio impegno nel sostenere lo sport come strumento di ispirazione e crescita, aprendo un dialogo con una community di appassionati in crescita a livello globale.

La carriera di Darderi

Il tennista argentino naturalizzato italiano è nato a Villa Gesell il 14 febbraio 2002. Il papà Gino, ex tennista, lo ha allenato e visto crescere tra i professionisti. Luciano Darderi vanta il doppio passaporto argentino e italiano grazie alla cittadinanza di un nonno italiano, originario di Fano, emigrato in Argentina a 22 anni. A 10 anni Luciano si è trasferito con il padre nel Belpaese, dove è migliorato tantissimo sino al raggiungimento della top 16 del ranking mondiale.

L’italo argentino ha già un palmares ricco con cinque titoli nel singolare nel circuito maggiore, tutti su terra rossa. Nel maggio 2026 è stato n. 16 del mondo, nona migliore classifica ATP raggiunta da un tennista nostrano, a pari merito con Marco Cecchinato. Nei tornei del Grande Slam vanta come miglior risultato gli ottavi di finale agli Australian Open. In doppio non è andato oltre il 104º posto, nell’agosto 2022. Darderi si è imposto nel circuito internazionale con spirito competitivo e oggi è il numero 23 al mondo.

La soddisfazione delle parti

Kia ha scelto il tennista italo-argentino per il suo percorso, insieme a Lorenzo Musetti, dando una immagine innovativa. Giuseppe Mazzara, Direttore CX & Brand Marketing di Kia Italia, ha annunciato:

“Siamo entusiasti di accogliere Luciano Darderi nella famiglia Kia Italia. Luciano rappresenta una nuova generazione di atleti capaci di distinguersi per talento, determinazione e autenticità. Il suo percorso di crescita e la sua mentalità riflettono perfettamente i valori che guidano il nostro brand ogni giorno. Insieme a Lorenzo Musetti, già Brand Ambassador Kia Italia, questi due moschettieri danno vita a una sorta di Kia Italia Tennis Team: un’alleanza di talenti italiani che ci permette di raccontare Kia attraverso personalità credibili, dinamiche e vicine alle nuove generazioni”.

Il tennista è un simbolo di energia, crescita e determinazione, sposando la visione di mobilità sostenibile del brand coreano. Per rafforzare la propria strategia di comunicazione, storicamente legata al mondo della racchetta, Kia ha scelto un altro testimonial che garantirà un ponte tra sport e soluzioni tecnologiche. Luciano Darderi ha dichiarato:

“Sono molto felice di iniziare questo percorso insieme a Kia Italia. Ho sempre apprezzato la capacità del brand di guardare al futuro con coraggio e innovazione, mantenendo al centro valori autentici come determinazione, rispetto e voglia di crescere. Sono orgoglioso di rappresentare Kia e di contribuire a raccontare una visione del movimento che va oltre lo sport e parla di passione, energia e nuove sfide”.

Smartphone alla guida, dato choc: nei sinistri è coinvolto 7 volte più di quanto risulti

Tutti sanno che usare lo smartphone mentre si guida è pericoloso. Eppure la reale portata del fenomeno potrebbe essere molto più grave di quanto raccontino le statistiche ufficiali. A sostenerlo è una ricerca dell’Insurance Institute for Highway Safety (IIHS), uno dei più autorevoli enti americani che si occupano di sicurezza stradale, secondo cui il cellulare sarebbe coinvolto negli incidenti con una frequenza enormemente superiore rispetto a quella riportata nei verbali delle forze dell’ordine.

Il dato che colpisce maggiormente è uno: l’utilizzo dello smartphone nei momenti immediatamente precedenti a uno schianto risulterebbe sette volte più frequente rispetto a quanto emerge dalle rilevazioni ufficiali.

L’analisi su quasi 17.000 incidenti

Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno analizzato i dati relativi a quasi 17.000 incidenti stradali avvenuti negli Stati Uniti tra il 2021 e il 2024. Lo studio ha confrontato due fonti differenti. Da una parte i tradizionali rapporti compilati dalla polizia dopo gli incidenti, dall’altra i dati telematici anonimi raccolti da Cambridge Mobile Telematics attraverso applicazioni installate sugli smartphone degli automobilisti, spesso utilizzate per ottenere agevolazioni assicurative legate alla guida prudente.

L’incrocio delle informazioni ha evidenziato una discrepanza impressionante. Secondo i dati telematici, nel 7% degli incidenti con un solo veicolo coinvolto e nell’8% delle collisioni tra due automobili, il conducente stava utilizzando il telefono nei trenta secondi precedenti all’impatto. Nei verbali delle forze dell’ordine, invece, il cellulare compariva come causa in meno dell’1% dei casi.

Perché il fenomeno è sottostimato

La differenza non dipende da errori investigativi. Le forze dell’ordine arrivano generalmente quando l’incidente si è già verificato e ricostruire con precisione cosa stesse facendo il conducente pochi istanti prima dell’impatto è spesso molto difficile.

Anche eventuali testimoni raramente riescono a notare un rapido movimento delle mani all’interno dell’abitacolo. A questo si aggiunge un elemento umano tutt’altro che trascurabile: pochi automobilisti ammettono spontaneamente di essersi distratti con lo smartphone prima di uno schianto. Il risultato è che molte situazioni di distrazione finiscono per non comparire nelle statistiche ufficiali.

Distrazione passiva e distrazione attiva

Lo studio distingue inoltre tra due diverse modalità di utilizzo del telefono. La prima è quella definita passiva, legata soprattutto alla distrazione visiva. È il caso, ad esempio, di chi tiene aperta un’applicazione di navigazione e continua a guardare lo schermo durante la marcia. Questa situazione è stata rilevata in circa il 5% degli incidenti analizzati.

La seconda è l’interazione attiva, che comprende azioni come digitare messaggi, toccare il display o utilizzare applicazioni durante la guida. Nei sinistri tra due veicoli questa condizione ha interessato quasi il 4% dei casi. Molto più limitato, invece, il peso statistico delle semplici telefonate, effettuate sia con il vivavoce sia senza.

Un problema che riguarda anche i video

La ricerca evidenzia però anche un limite importante. I dati telematici non sono in grado di distinguere l’applicazione utilizzata dal conducente. Chi consulta una mappa viene quindi registrato nello stesso modo di chi guarda contenuti video.

E proprio quest’ultimo comportamento continua a destare preoccupazione. Un sondaggio parallelo citato dallo studio ha infatti rivelato che quasi un automobilista su quattro ha ammesso di aver guardato almeno un video sul proprio smartphone mentre era alla guida nell’arco degli ultimi trenta giorni.

Numeri che rafforzano una conclusione precisa: per gli esperti servono controlli più efficaci, raccolte dati più accurate e norme ancora più severe. Perché la distrazione da smartphone continua a essere una delle minacce più sottovalutate sulle strade moderne.