Auto elettriche usate, in Italia cresce l’interesse ma è la batteria a preoccupare

Comprare un’auto usata è sempre stata una piccola indagine: si controllano i chilometri, si cerca l’ombra di un vecchio incidente, si sfogliano i tagliandi con la lente d’ingrandimento.

Con l’elettrico, però, la lista dei sospetti ha un nome in più, e pesa parecchio: la batteria. Man mano che le prime generazioni di elettriche invecchiano e arrivano sul mercato dell’usato, la domanda che tutti si pongono è sempre la stessa, quanto durerà?

Secondo una ricerca di carVertical, l’interesse degli italiani cresce, ma la mancanza di trasparenza sullo stato di salute degli accumulatori continua a rallentare gli affari.

Cresce l’interesse

I numeri dicono che la curiosità c’è. Tra gennaio e agosto 2026 le verifiche sulla storia dei veicoli elettrici effettuate su carVertical sono cresciute del 30,9%.

Si parte da una nicchia, ma la tendenza è netta: sul totale dei controlli la quota delle elettriche è passata dallo 0,35% allo 0,68% del 2025, quasi un raddoppio, fino allo 0,89% nei primi otto mesi di quest’anno. Il marchio più passato al setaccio è Tesla, con il 38,4% delle ricerche nel periodo 2024-2026, seguito da Audi all’11,8% e da smart all’8,2%.

A confermare il quadro arrivano i concessionari. Su un campione di circa cinquanta rivenditori intervistati a settembre, il 55,1% racconta di aver visto aumentare l’interesse dei clienti nell’ultimo anno, e per il 16,3% l’aumento è stato significativo, mentre il 28,6% parla di una domanda stabile.

A dare la spinta, secondo oltre la metà degli intervistati, è stato anche il rincaro di benzina e gasolio degli ultimi sei mesi.

La svalutazione

Il vero argomento di vendita, però, è il prezzo. Matas Buzelis, esperto di carVertical, spiega che nei primi anni di vita le elettriche tendono a perdere valore più in fretta delle auto a combustione, e questo rende disponibili modelli piuttosto recenti a cifre molto più abbordabili.

Un’occasione per chi sa dove guardare, anche se la scelta non è per tutti: chi non può ricaricare a casa o macina lunghe distanze ogni giorno, osserva l’esperto, continua spesso a preferire un motore tradizionale. Una svalutazione rapida, insomma, che è un affare per l’acquirente ma un pensiero per chi deve rivendere.

Fondamentale la salute della batteria

Ed eccoci al nodo vero. Per il 67,3% dei concessionari i dubbi sulla durata della batteria e sugli eventuali guasti sono la principale fonte di incertezza nella vendita di un’elettrica usata, e il 75,5% li considera un ostacolo rilevante, seguiti dalle perplessità sull’autonomia reale, indicate dal 71,4%.

Il risultato si vede sui tempi: per il 51% dei rivenditori servono oltre tre mesi per chiudere una vendita, e per il 34,7% anche più di sei, mentre appena il 18,4% riesce a concludere entro un mese.

Pesa anche la difficoltà di fissare il prezzo giusto. Per il 61,2% dei concessionari chilometraggio e condizioni della batteria contano allo stesso modo, ma il 79,6% ammette di non avere strumenti specifici per testarla.

Per colmare la lacuna, carVertical ha aggiunto ai report una sezione dedicata alle elettriche, con dati su batteria e ricarica e una mappa che stima l’autonomia a partire da un indirizzo, e promette di inserire entro fine anno informazioni sulla qualità effettiva degli accumulatori.

Se arrivassero, il 71,4% dei venditori si aspetta una forte crescita della fiducia degli acquirenti, il 59,2% vendite più veloci e il 55,1% prezzi più precisi.

Una nota di sollievo, almeno, c’è sul fronte dei chilometri: secondo il 69,4% dei concessionari, sulle elettriche i contachilometri vengono manomessi meno spesso. I dati italiani 2024-2026 lo confermano, con lo 0,99% di casi sospetti contro il 3,22% dei diesel e il 2,40% delle benzina. Ma per capire davvero cosa si sta comprando, a quanto pare, resta fondamentale guardare dentro la batteria.

Fiat Topolino conquista l’America: con l’omologazione arrivano anche le versioni speciali

Piccola, simpatica e inconfondibile: la Fiat Topolino continua a collezionare traguardi che, fino a poco tempo fa, sembravano fuori portata per una microcar nata per le vie strette dei centri storici italiani.

Dopo il successo europeo, l’elettrica torinese fa un passo importante anche oltreoceano, dove ottiene un via libera che cambia le regole del gioco.

Insieme all’omologazione arrivano la gamma 2027, una nuova versione scoperta e un esemplare unico firmato con uno dei nomi più prestigiosi della nautica di lusso, tutto presentato in occasione di un salone dedicato agli yacht.

Ora è pronta per l’America

La novità più concreta riguarda il riconoscimento della Topolino come Low-Speed Vehicle, la categoria americana dei veicoli a bassa velocità. Finora la microcar era venduta negli Stati Uniti soprattutto come mezzo da utilizzare in aree private, mentre ora può muoversi legalmente anche sulle strade pubbliche, con alcune regole precise.

La velocità massima è di 40 km/h, cioè 25 miglia orarie, e può circolare generalmente sulle strade dove il limite non supera i 56 km/h, pari a 35 miglia. Dove le leggi locali lo permettono, è consentito anche attraversare arterie con limiti più alti, ma senza percorrerle.

Insomma, niente autostrade e niente strade extraurbane veloci. La Topolino resta un mezzo per i brevi spostamenti locali: le comunità residenziali, le località turistiche, i centri urbani compatibili con questa categoria. A rendere il tutto ancora più interessante c’è la risposta del mercato.

Secondo quanto riportato, la domanda ha superato le attese di Fiat e diversi concessionari hanno già esaurito le prime assegnazioni destinate al modello 2026. Un segnale non banale in un Paese dove, di solito, tutto è grande tranne la voglia di una microcar.

La configurazione dedicata Open Air

Con il debutto della gamma 2027 cambiano anche i colori. Arrivano due nuove tinte, Corallo Orange e Luna Greige, insieme a una nuova strumentazione digitale a colori che aggiorna la plancia essenziale della Topolino, senza stravolgerne il carattere. Le proporzioni restano quelle di sempre, compatte e quasi giocattolo, così come l’impostazione volutamente semplice del progetto.

La vera novità estetica è però la Topolino Open Air, la versione dotata di tetto apribile in tela. Una soluzione pensata per i climi miti e le località costiere, dove viaggiare a cielo aperto, anche a bassa velocità, è parte dell’esperienza.

Sulla spiaggia, nei villaggi turistici o tra i vialetti di un resort, l’idea di una piccola Fiat scoperta ha un fascino evidente, e non sorprende che sia uno degli elementi che più attirano l’attenzione del pubblico americano.

L’esemplare speciale Sanlorenzo

A completare il quadro c’è la Topolino realizzata con Sanlorenzo, cantiere italiano specializzato in yacht di lusso. L’auto è stata presentata al Fort Lauderdale International Boat Show, esposta a bordo di un Sanlorenzo SX100, una cornice che racconta bene l’idea di fondo: portare nell’abitacolo di una microcar materiali e lavorazioni tipici della nautica.

I sedili e la plancia sono rivestiti con materiali ricercati, mentre cinture personalizzate e dettagli in vera pelle sottolineano la cura per le finiture. L’elemento più caratteristico è il pavimento in legno naturale, ispirato ai ponti in teak delle barche, che trasforma l’interno in qualcosa di molto distante dall’essenzialità del modello standard, un pò quanto già fatto in passato con la 500 Riva.

Anche il tetto apribile contribuisce a rendere l’ambiente più scenografico. Va detto che si tratta di un esemplare unico: la collaborazione non annuncia una nuova versione in vendita, ma mostra fin dove si può spingere la personalizzazione della Topolino.

Nel frattempo, il successo della piccola Fiat in Europa non rallenta. Nei primi otto mesi del 2026, in Italia ha conquistato il 42,2% del mercato dei quadricicli leggeri elettrici, un numero che spiega perché il marchio guardi con tanta fiducia a nuovi mercati. Da piccolo fenomeno cittadino a protagonista di un salone nautico di lusso: non male per una microcar.

Euro 7, sta per scattare la nuova normativa: obblighi e divieti

Il tempo è quasi giunto allo scadere. Fra meno di un mese, il 29 novembre 2026, comincerà ad applicarsi la normativa Euro 7, approvata con il regolamento Ue 2024/1257, anche se non è ancora il momento di correre in concessionaria. Le disposizioni, arrivate dopo anni di discussioni nelle aule politiche, riguarderanno inizialmente solo i modelli di nuova omologazione. Un anno dopo anche le vetture nuove già presenti nei listini. E stavolta Bruxelles non si è concentrata esclusivamente su quello che esce dal tubo di scarico: nel mirino finiscono anche le particelle prodotte dai freni e l’usura degli pneumatici.

Le date da conoscere

Il calendario prevede diverse scadenze. Dal 29 novembre 2026 l’Euro 7 interesserà unicamente le auto e i furgoni leggeri che otterranno una nuova omologazione. Tutto invariato, invece, sui modelli già a listino: le immatricolazioni potranno proseguire secondo la normativa precedente fino al 28 novembre 2027. Dal giorno successivo dovranno adeguarsi anche loro. Ai costruttori che producono piccoli volumi sarà concesso tempo fino al 1° luglio 2030.

Le nuove omologazioni di autobus e camion dovranno rispettare l’Euro 7 a partire dal 29 maggio 2028. Chiuderà il quadro il 29 maggio 2029, quando la normativa diventerà obbligatoria anche per tutti i mezzi pesanti nuovi.

I possessori di un’Euro 6 non saranno tenuti a rottamarla. Attenzione però a non confondere il regolamento europeo con i blocchi del traffico: Comuni e Regioni potranno continuare a introdurre limitazioni alla circolazione.

Le differenze rispetto all’Euro 6

In fase di trattative l’industria di settore aveva contestato i costi delle nuove disposizioni. Il testo definitivo ha conservato per le auto i limiti Euro 6 relativi ai principali inquinanti allo scarico: gli ossidi di azoto, ad esempio, mantengono una soglia massima di 60 mg/km per i benzina e 80 mg/km per i diesel.

Non è però più lo stesso il modo in cui vengono conteggiate le particelle solide allo scarico. Con l’Euro 6 si consideravano quelle con un diametro di almeno 23 nanometri, mentre l’Euro 7 abbassa la soglia a 10 nanometri. Camion e bus andranno incontro a restrizioni più severe anche su alcuni inquinanti precedentemente non regolamentati, tra cui il protossido di azoto (N2O).

Passiamo ora alle altre fonti di inquinamento. Quando si frena, l’attrito tra pastiglie e dischi libera particelle nell’aria. Le polveri prodotte dai freni avranno limiti precisi: 7 mg/km di PM10 sulle auto a benzina, diesel e ibride, contro i 3 mg/km concessi alle elettriche.

Gli pneumatici finiscono altrettanto sotto osservazione. Con il passare dei chilometri, il battistrada si consuma, rilasciando particelle nell’ambiente. Il problema interessa qualsiasi automobile, alimentazione elettrica compresa. Dal 1° luglio 2028 scatteranno le prime disposizioni sull’abrasione dei nuovi tipi di gomme destinati alle autovetture.

Cosa cambia per le auto elettriche

L’Euro 7 coinvolge anche chi non utilizza benzina o gasolio. Le batterie delle elettriche e ibride plug-in dovranno conservare almeno l’80% della capacità energetica iniziale fino a cinque anni o 100.000 km, a seconda della soglia raggiunta prima. Il requisito scende al 72% nel periodo successivo, fino a otto anni o 160.000 km.

Un altro cambiamento riguarda la durata della conformità alle norme sulle emissioni, con requisiti estesi fino a 10 anni o 200.000 km. Il regolamento introduce infine il passaporto ambientale del veicolo, contenente informazioni sulle sue caratteristiche ambientali.

Bollo auto, esenzione permanente fino a 80 kW dal 2027: chi non pagherà più

Il bollo auto potrebbe diventare un ricordo per milioni di automobilisti italiani. Dal 1° gennaio 2027, infatti, le vetture con una potenza non superiore a 80 kW, equivalenti a circa 109 CV, potrebbero essere esentate dal pagamento della tassa automobilistica. La novità più importante riguarda la durata del provvedimento: l’agevolazione non sarebbe limitata a un solo anno, ma diventerebbe permanente.

L’annuncio è arrivato dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni, durante la presentazione del disegno di legge di bilancio approvato dal Governo. La misura, tuttavia, non è ancora in vigore e dovrà superare l’esame parlamentare prima di diventare legge.

Chi potrà beneficiare dell’esenzione

La proposta riguarda le persone fisiche proprietarie di un’automobile con potenza massima di 80 kW. Il beneficio sarà riconosciuto per una sola vettura, anche quando lo stesso contribuente possiede più veicoli. Questo significa che chi ha due automobili non potrà automaticamente smettere di pagare il bollo su entrambe. L’esenzione interesserà soltanto un mezzo che rispetti il limite previsto, mentre per gli altri continueranno ad applicarsi le regole ordinarie.

La soglia di 80 kW comprende numerose utilitarie, citycar e vetture compatte, ma non coincide con una particolare cilindrata o alimentazione. Il dato determinante sarà la potenza omologata, espressa in kilowatt, e non la dimensione del motore o il valore commerciale dell’automobile.

Per verificare la potenza della propria vettura è possibile consultare la carta di circolazione, dove il valore in kilowatt è riportato al campo P.2. Un’automobile da 80 kW rientrerebbe nel beneficio, mentre una da 81 kW ne resterebbe esclusa.

Cosa cambia rispetto alla prima proposta

Il provvedimento era già stato annunciato a settembre, ma inizialmente era stato presentato come un intervento riferito al 2027. La nuova impostazione punta invece a rendere l’esenzione strutturale, evitando che il pagamento del bollo venga ripristinato automaticamente dal 2028.

Secondo quanto dichiarato dal presidente del Consiglio, l’intervento coinvolgerebbe, considerando anche le motociclette interessate dalla misura, circa il 70% dei veicoli circolanti. Si tratta di una stima riferita alla platea complessiva indicata dal Governo, non alla sola categoria delle automobili.

Per gli automobilisti che rientreranno nei requisiti, il vantaggio consisterebbe nell’eliminazione di una spesa periodica legata al possesso del veicolo, indipendentemente dai chilometri percorsi durante l’anno. La permanenza dell’agevolazione, però, non significa che la disciplina non possa essere modificata da successive leggi. Significa che, nella formulazione annunciata, non sarebbe prevista una scadenza automatica dopo dodici mesi.

Quando entrerà in vigore e quali scadenze rispettare

La distinzione fondamentale riguarda il percorso legislativo. L’esenzione relativa al 2027 è già prevista dal decreto-legge del 17 settembre, mentre la sua trasformazione in un beneficio permanente dipende dall’approvazione della nuova legge di bilancio.

Il Parlamento dovrà esaminare il testo entro il 31 dicembre 2026. Durante questo passaggio potranno essere introdotte modifiche ai requisiti, alle modalità applicative e alle coperture finanziarie.

Nel frattempo, chi deve versare il bollo entro la fine del 2026 non può sospendere il pagamento confidando nella futura agevolazione. La disciplina già prevista per il prossimo anno riguarda infatti i versamenti con scadenza ordinaria compresa tra gennaio e dicembre 2027.

Un altro aspetto riguarda le Regioni, destinatarie del gettito della tassa automobilistica. La rinuncia agli incassi richiederà trasferimenti compensativi da parte dello Stato, anche per gli anni successivi al 2027. Per gli automobilisti, quindi, la novità è rilevante ma richiede ancora un passaggio decisivo: soltanto il testo definitivo della manovra chiarirà se l’esenzione fino a 80 kW sarà effettivamente garantita senza scadenza.

Salvini chiama Elon Musk: guida autonoma in Italia e attacco al Green Deal

Guida autonoma in Italia? Si può e si deve fare: Matteo Salvini mira ad accelerarne l’introduzione e ne parla con Elon Musk. Agli Stati generali della logistica del Nord-Ovest, organizzati a Genova, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha annunciato il colloquio e affrontato la crisi dell’industria automobilistica europea, senza risparmiare una dura critica al Green Deal.

La telefonata sulla guida autonoma

Il vicepremier ha confermato il dialogo con il numero uno di Tesla, spiegando di aver già coinvolto i funzionari del ministero:

“Le aziende vogliono investire in Italia, ieri ho fatto una call con Elon Musk sul tema della guida autonoma, ai tecnici del ministero ho dato indicazione di aprire il più possibile le porte, a normativa vigente, alle innovazioni”

Quindi Salvini ha richiamato l’esperienza di altri Stati europei, dove alcune tecnologie di automazione hanno già ottenuto autorizzazioni. La diffusione di queste tecnologie solleva ancora interrogativi sulle responsabilità in caso di incidente.

“In alcuni Paesi europei la guida autonoma è già prassi, con tutti i problemi e i vincoli, assicurativi, di giustizia civile e penale, che però non possono chiudere le porte al futuro”

Il confronto richiama anche il Tesla Assisted Driving, sistema precedentemente conosciuto come Full Self-Driving (Supervised). Nonostante il nome, il software non permette di abbandonare il controllo del veicolo: il conducente deve continuare a sorvegliare la strada e intervenire qualora necessario.

Ad aprile l’autorità olandese RDW ne ha autorizzato l’utilizzo nei Paesi Bassi. L’estensione all’intera Unione europea necessita però di un ulteriore via libera: il voto inizialmente atteso a ottobre è stato rinviato.

I conti in rosso di Volkswagen e le accuse al Green Deal

Nel suo intervento Salvini ha poi affrontato le difficoltà dei costruttori europei. Il leader leghista ha preso spunto dai risultati trimestrali di Volkswagen, che ha registrato una perdita netta di circa 5,82 miliardi di euro tra luglio e settembre 2026.

“Volkswagen nel terzo trimestre 2026 ha perso sei miliardi perché i tedeschi hanno fatto male i conti: pensavano di invadere il mercato cinese di Volkswagen, il problema che è stato il mercato cinese ad invadere la Germania di Byd”

La ricostruzione del vicepremier tira in ballo la concorrenza cinese, anche se sui conti di Wolfsburg hanno pesato ulteriori fattori, fra cui i costi della riorganizzazione e le svalutazioni legate a Porsche.

Salvini ha criticato le politiche ambientali dell’Unione europea, contestando il rapporto fra i vincoli imposti ai costruttori del continente e la produzione energetica cinese:

“L’Europa decarbonizza dello zero virgola a suon di tasse e la Cina per venderci le auto elettriche con cui entrare nelle Ztl brucia il 60% del carbone. C’è qualcosa che non gira”

Ancora più severo il giudizio sul Green Deal europeo, definito dal ministro “una folle ipocrisia”. Il record mondiale delle emissioni di CO2 raggiunto nel 2025 è, secondo Salvini, la dimostrazione che le riduzioni europee rischiano di essere vanificate dall’aumento delle emissioni in altri Paesi.

La sua conclusione si concentra sulla natura globale del problema ambientale:

“La CO2 non conosce confini macroregionali, gira e non gira solo la CO2”

Escavatore contro un ponte, calcinacci sulle auto in transito: soccorso un guidatore

Se la sono cavata con un grosso spavento e qualche danno alle auto, ma poteva finire molto peggio. Mentre trasportava un escavatore lungo il raccordo tra Lancusi e Baronissi, in provincia di Salerno, un camion ha urtato il ponte provocando il distacco di alcuni pezzi di cemento dalla struttura, finiti sulle auto in transito. L’incidente, avvenuto giovedì 29 ottobre 2026, ha richiesto i soccorsi per un automobilista raggiunto dai detriti, nonché la chiusura del raccordo in entrambe le direzioni. L’accaduto è stato documentato anche da alcuni video, successivamente circolati online, che restituiscono la portata dell’impatto.

Escavatore contro il cavalcavia sull’Avellino-Salerno

Sono da poco passate le 6.30 del pomeriggio di giovedì 29 ottobre quando un camion, diretto verso Avellino, raggiunge il chilometro 6,350 del raccordo. Sul rimorchio trasporta un escavatore, la cui parte superiore finisce contro un cavalcavia. L’impatto è abbastanza forte da staccare alcuni frammenti di cemento, che precipitano sulla carreggiata sottostante.

In quel momento sulla strada passano altri veicoli: i detriti colpiscono almeno un’auto, il cui conducente viene poi assistito dai sanitari. Stando ad alcune ricostruzioni, l’escavatore avrebbe urtato pure un altro camion, danneggiandone la cabina. Nei video si vedono le conseguenze dell’incidente e i pezzi di cemento rimasti sull’asfalto dopo l’accaduto.

Le indagini permetteranno di capire come sia stato possibile che il camion raggiungesse il cavalcavia con un carico troppo alto per attraversarlo. L’altezza complessiva del trasporto e le eventuali autorizzazioni saranno tra gli elementi da esaminare per ricostruire l’accaduto.

Detriti sulle auto, automobilista soccorso dal 118

Oltre ai Vigili del fuoco e alla Polizia stradale, sul posto è accorso il personale del 118, che ha prestato assistenza al conducente dell’auto colpita dai calcinacci: fortunatamente, non sembra trovarsi in gravi condizioni. Dei danni li avrebbe inoltre riportati un camion, colpito dall’escavatore all’altezza della cabina. Non sono state diffuse informazioni su eventuali conseguenze per le persone presenti a bordo.

Nel frattempo, le squadre dell’Anas, chiamate a fare i conti con i pezzi di cemento sparsi sulla carreggiata e con i danni al cavalcavia, hanno provveduto a chiudere il raccordo al traffico, in modo da poter liberare la strada e controllare la struttura.

I controlli e la riapertura in entrambe le direzioni

La chiusura ha interessato entrambi i sensi di marcia del raccordo Avellino-Salerno, tra le principali arterie stradali della zona. Grazie alla misura, i tecnici sono riusciti a esaminare il cavalcavia, colpito nella parte inferiore dall’escavatore.Il distacco dei calcinacci ha reso necessario verificare l’entità dei danni prima di consentire nuovamente il passaggio dei veicoli. Liberare la carreggiata dai frammenti era infatti solo parte del lavoro: occorreva accertarsi che dalla struttura non potesse cadere altro materiale.

La Polizia stradale dovrà ricostruire la dinamica dell’incidente, prestando particolare attenzione alle dimensioni del carico. Ci sarà da stabilire se il trasporto dell’escavatore fosse regolare e se il camion potesse percorrere quel tratto del raccordo. Il raccordo Avellino-Salerno è stato, nel frattempo, riaperto in entrambe le direzioni intorno alle 22 di giovedì 29 ottobre, in seguito agli interventi di messa in sicurezza. Risulta invece ancora interdetta la parte superiore del cavalcavia, in attesa di ulteriori verifiche.

La promessa del Governo, questi modelli di auto non pagheranno più il bollo

La Manovra di bilancio introduce importanti novità sul fronte della mobilità e del prelievo fiscale, puntando a rendere definitiva l’esenzione dal bollo auto per le cilindrate di piccola e media potenza. L’obiettivo dell’Esecutivo è superare la scadenza temporanea inizialmente prevista, garantendo continuità alla misura anche per gli anni successivi al 2027.

Una misura a carattere definitivo

Durante la conferenza stampa successiva all’approvazione del disegno di legge di Bilancio in Consiglio dei ministri, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito l’intervento «strutturale e definitivo».

Se il decreto-legge varato a settembre aveva circoscritto l’agevolazione ai versamenti dovuti nell’arco del 2027, la nuova Manovra all’esame del Parlamento punta a consolidare l’esenzione, trasformandola in un provvedimento a lungo termine per automobilisti e motociclisti.

I requisiti per le autovetture e la soglia degli 80 kW

Il perimetro dei beneficiari ricalca i criteri stabiliti dalla normativa di base. Per quanto riguarda le autovetture, l’esenzione si rivolge alle persone fisiche intestatarie di veicoli a benzina o gasolio — inclusi i modelli con alimentazione ibrida — la cui potenza non superi gli 80 kW. Le beffa delle auto escluse per 1 kw.

Come verificare i requisiti del proprio veicolo

Per accertarsi che la propria automobile rientri nell’esenzione, è possibile effettuare una verifica autonoma consultando il libretto di circolazione o il Documento Unico:

Individuare il campo P.2 relativo alla potenza del motore.

Controllare il valore espresso in kW.

Se il dato è pari o inferiore a 80 kW, il veicolo possiede i requisiti tecnici previsti dalla misura.

Attenzione alle scadenze del 2026

I pagamenti dovuti nel corso del 2026 dovranno essere regolarmente effettuati, anche qualora coprano periodi di validità che si estendono nel 2027. Rinviare volontariamente il pagamento oltre il termine ordinario non darà diritto all’esenzione.

La situazione per motocicli e ciclomotori

Il quadro normativo differisce parzialmente per le due ruote. Per motocicli e ciclomotori a benzina (o con alimentazione combinata) non è previsto il tetto degli 80 kW. Tuttavia, per poter accedere all’esenzione, il proprietario non deve già usufruire della stessa agevolazione per un’autovettura. Anche in questo caso, il vantaggio è circoscritto a un unico mezzo.

 

Tangenziali Milano A51 e A52, partono i lavori da 140 milioni: cantieri fino al 2028

Le tangenziali di Milano si preparano a un importante intervento di ammodernamento che interesserà due delle principali arterie stradali dell’area metropolitana. Sulle autostrade A51 e A52, rispettivamente Tangenziale Est e Tangenziale Nord, prendono il via lavori destinati a migliorare la sicurezza, la visibilità e le condizioni della pavimentazione.

Milano Serravalle Milano Tangenziali, concessionaria della rete, ha programmato un investimento superiore a 140 milioni di euro, con conclusione degli interventi prevista entro la fine del 2028. Per contenere i disagi agli automobilisti, le attività saranno organizzate prevalentemente durante la notte, nella fascia compresa tra le 22 e le 6.

Le lavorazioni più impegnative verranno inoltre concentrate, quando possibile, nei periodi caratterizzati da una minore intensità del traffico. L’obiettivo è intervenire su infrastrutture utilizzate quotidianamente da migliaia di veicoli, cercando di mantenere la continuità della circolazione.

Nuove barriere di sicurezza sulle tangenziali Est e Nord

Uno degli interventi principali riguarda la sostituzione delle barriere di sicurezza attualmente presenti lungo le due tangenziali. I dispositivi esistenti saranno progressivamente rimossi per lasciare spazio a sistemi di contenimento progettati per offrire prestazioni superiori in caso di incidente.

Le nuove barriere dovranno trattenere i veicoli che le urtano e favorirne il reindirizzamento lungo la carreggiata, riducendo il rischio di uscita dalla sede stradale. Particolare attenzione sarà dedicata anche alla possibilità che un’automobile attraversi lo spartitraffico e finisca nelle corsie percorse dai mezzi provenienti dalla direzione opposta.

Le strutture saranno dimensionate per affrontare anche l’impatto dei mezzi pesanti, un aspetto rilevante considerando il traffico commerciale che interessa la rete tangenziale milanese. Il rinnovamento non riguarderà quindi soltanto la sostituzione di componenti deteriorati, ma introdurrà dispositivi con caratteristiche di protezione più elevate.

Illuminazione più efficiente e controllo a distanza

Un secondo capitolo del programma interessa gli impianti di illuminazione, destinati a essere profondamente riorganizzati. Gli attuali pali collocati nello spartitraffico centrale saranno rimossi e sostituiti da nuovi apparecchi installati ai margini della carreggiata.

La diversa disposizione dei punti luce è pensata per migliorare la visibilità della strada, contribuendo a rendere più riconoscibili il tracciato e gli eventuali ostacoli durante la guida notturna. I nuovi dispositivi saranno caratterizzati da una maggiore efficienza energetica, con l’obiettivo di contenere i consumi necessari all’illuminazione delle infrastrutture.

L’intero sistema sarà inoltre dotato di telecontrollo da remoto. Una centrale potrà verificare in tempo reale il funzionamento dei punti luce e individuare eventuali anomalie. Questo permetterà di rendere più tempestive le attività di manutenzione, evitando di affidare l’individuazione dei guasti esclusivamente alle verifiche effettuate sul posto.

Asfalto drenante e cantieri notturni fino alla fine del 2028

Il piano comprende anche interventi sulla pavimentazione e sul sistema di raccolta delle acque meteoriche. È previsto il rifacimento dell’asfalto drenante, una soluzione che favorisce l’allontanamento dell’acqua dalla superficie stradale e contribuisce a ridurre i ristagni durante le precipitazioni.

Saranno rinnovate anche la segnaletica orizzontale e verticale, elementi fondamentali per mantenere leggibili corsie, indicazioni e prescrizioni lungo il percorso. Il calendario dei lavori è stato organizzato per limitare l’interferenza con gli spostamenti quotidiani, privilegiando gli interventi notturni dalle 22 alle 6.

Le attività più invasive saranno pianificate, dove tecnicamente possibile, nei momenti di minore congestione. Il completamento è previsto entro dicembre 2028, al termine di un programma che coinvolgerà contemporaneamente sicurezza passiva, illuminazione, drenaggio e segnaletica. Per chi percorre abitualmente la A51 e la A52 sarà quindi importante prestare attenzione alle indicazioni temporanee di cantiere, soprattutto negli spostamenti serali e notturni.

Accise gasolio, nuovo taglio fino al 7 novembre: quanto si risparmia

Il Governo agisce ancora una volta sulle accise del gasolio, anche se il taglio non farà una grande differenza al momento del rifornimento. Da ieri, mercoledì 28 ottobre, fino al 7 novembre 2026, il diesel beneficia di uno sconto di 4 centesimi al litro, che diventano 4,88 considerando l’Iva.

Facendo due conti, riempire un serbatoio da 50 litri costerà circa 2,44 euro in meno, ammesso e non concesso che i distributori applichino per intero la riduzione alla pompa.

Alla decisione sono giunti di comune accordo i ministeri dell’Economia e dell’Ambiente, firmatari di un decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 ottobre. I possessori di vetture a benzina, invece, resteranno a bocca asciutta: il taglio delle accise interessa soltanto il gasolio.

Quanto diminuiscono le accise sul gasolio

Con il nuovo intervento, l’accisa sul gasolio utilizzato come carburante passa da 672,90 a 632,90 euro per mille litri, pari a una differenza di 40 euro ogni mille litri, ossia 4 centesimi per ciascun litro acquistato.

Il decreto stabilisce espressamente che l’aliquota:

“è rideterminata nella misura di 632,90 euro per mille litri”

La riduzione fiscale non comporta necessariamente un calo immediato e identico dei prezzi esposti sulle pompe. L’adeguamento dipende anche dai tempi con cui il carburante soggetto alla nuova accisa raggiunge la rete di distribuzione e dalle decisioni commerciali degli operatori.

Il 28 ottobre, infatti, le rilevazioni riportavano ancora un prezzo medio nazionale del gasolio self service intorno a 2,26 euro al litro. Per un pieno da 50 litri, la spesa si aggirava quindi sui 113 euro, prima di considerare l’eventuale applicazione dello sconto. Nel caso di percorrenze elevate, la differenza risulta maggiore prendendo in esame diversi rifornimenti: su 100 litri di gasolio il risparmio teorico raggiunge 4,88 euro, mentre su 200 litri sale a 9,76 euro. A ogni modo, si tratta di importi calcolati a parità di prezzo industriale del carburante e di margini commerciali.

Come viene finanziato il nuovo sconto

Per finanziare il provvedimento il Governo utilizza 38,7 milioni di euro provenienti dal maggior gettito Iva registrato a settembre. È il meccanismo delle cosiddette accise mobili, che permette di destinare una parte delle entrate fiscali aggiuntive, generate dall’aumento dei prezzi petroliferi, alla riduzione delle imposte sui carburanti.

Il decreto recita:

“Al fine di compensare le maggiori entrate dell’imposta sul valore aggiunto rispetto all’ultima previsione”

Non ci troviamo in presenza di un nuovo stanziamento, ma davanti all’impiego di risorse già incassate dallo Stato. Il sistema era stato previsto dalla legge del 2007 e viene applicato al verificarsi delle condizioni stabilite dalla normativa.

Cosa succederà dopo il 7 novembre

Il taglio annunciato nelle ultime ore arriva dopo oltre tre settimane senza agevolazioni. Il precedente sconto era terminato il 6 ottobre, lasciando gli automobilisti alle prese con prezzi ancora elevati. Rispetto agli interventi della primavera, quando la riduzione aveva raggiunto i 25 centesimi al litro, il beneficio attuale è sensibilmente inferiore.

La scadenza è fissata al 7 novembre compreso: un’eventuale proroga richiederà un’altra decisione del Governo e la disponibilità delle risorse necessarie. In assenza di ulteriori provvedimenti, dall’8 novembre tornerà ad applicarsi l’aliquota ordinaria. Il vantaggio economico nel rifornimento esiste, ma difficilmente cambierà in modo significativo la spesa mensile per il carburante.

Sciopero generale 30 ottobre 2026, trasporti a rischio nonostante la precettazione

Venerdì 30 ottobre 2026 l’Italia sarà interessata da uno sciopero generale che coinvolge lavoratori pubblici e privati. Al centro dell’attenzione c’è soprattutto il settore dei trasporti, dove un’ordinanza ministeriale ha imposto il rinvio dell’agitazione, senza però chiudere lo scontro con le organizzazioni sindacali.

L’Unione Sindacale di Base (USB) ha infatti annunciato l’intenzione di proseguire la mobilitazione nonostante la precettazione. Per chi deve viaggiare, quindi, la situazione richiede attenzione: le aziende ferroviarie prevedono il servizio ordinario, ma non si possono escludere disagi legati a eventuali adesioni alla protesta.

Lo sciopero interessa anche scuola, pubblica amministrazione e altri comparti lavorativi, con modalità differenti rispetto a quelle previste per treni, autobus e aerei.

Perché il Ministero ha disposto la precettazione

La mobilitazione è stata proclamata da USB e da altre organizzazioni sindacali, tra cui USI-CIT, con rivendicazioni riguardanti salari, costo della vita, condizioni lavorative e investimenti nei servizi pubblici. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è intervenuto con l’ordinanza 204 T del 27 ottobre, disponendo il differimento dello sciopero nei comparti soggetti alle limitazioni previste per il periodo di Ognissanti.

Dal 30 ottobre al 5 novembre è infatti prevista una finestra di franchigia che tutela gli spostamenti legati alle festività. Il provvedimento riguarda diversi servizi di trasporto, tra cui ferrovie, collegamenti aerei, trasporto pubblico locale, taxi e attività connesse alla circolazione.

USB ha contestato la decisione, confermando la volontà di scioperare. L’eventuale mancato rispetto dell’ordinanza può comportare sanzioni, ma l’effettiva partecipazione dei lavoratori sarà verificabile soltanto durante la giornata. La precettazione dei trasporti, inoltre, non equivale alla cancellazione dell’intero sciopero generale negli altri settori.

Treni, aerei, autobus e taxi: tutti gli orari previsti

Per il settore ferroviario, l’astensione era stata proclamata dalle 21 di giovedì 29 ottobre alle 20:59 di venerdì 30 ottobre. Dopo il provvedimento ministeriale, il Gruppo FS ha comunicato la regolare programmazione dei treni. Anche Trenord ha annunciato il differimento della protesta. Per i viaggiatori rimane consigliabile verificare le singole corse di Trenitalia, Italo e dei servizi regionali.

Nel trasporto aereo lo sciopero era previsto dalle 00:00 alle 23:59 del 30 ottobre. Erano interessate anche specifiche attività aeroportuali, comprese quelle presso gli scali di Firenze e Pisa. Per autobus, tram e metropolitane, le modalità inizialmente annunciate dipendevano dalle disposizioni territoriali. Anche questo comparto rientra nella precettazione.

I taxi avrebbero dovuto fermarsi dalle 00:01 alle 23:59, mentre per il personale autostradale l’inizio dell’agitazione era fissato alle 22 del 29 ottobre. Gli orari indicano le proclamazioni originarie: non rappresentano cancellazioni confermate dopo l’ordinanza ministeriale.

Sciopero a macchia d’olio

Lo sciopero generale interessa anche lavoratori della scuola, dell’università e della pubblica amministrazione, oltre a diverse attività private. Negli istituti scolastici l’adesione del personale potrebbe comportare modifiche alle lezioni o ai servizi, ma non determina automaticamente la chiusura delle scuole.

In Lombardia l’attenzione riguarda soprattutto Trenord e Malpensa Express. Con il differimento dello sciopero ferroviario, è prevista la normale programmazione, senza attivazione automatica dei servizi sostitutivi ipotizzati per la protesta.

Situazione analoga per i collegamenti aeroportuali nelle altre regioni, dove occorre distinguere tra eventuali agitazioni del personale e operatività effettiva dei voli. Chi deve partire venerdì dovrebbe controllare le comunicazioni della propria compagnia ferroviaria o aerea e dell’azienda di trasporto locale.

Il quadro resta caratterizzato da due elementi distinti: il rinvio imposto dal Ministero per i trasporti e la decisione di USB di confermare la mobilitazione. L’eventuale impatto concreto dipenderà dalle adesioni e dagli aggiornamenti delle singole aziende.

Targhe auto personalizzate, Meloni: “Ci si potrà sbizzarrire”

Una targa automobilistica con una scritta scelta direttamente dal proprietario, anziché la tradizionale combinazione alfanumerica assegnata dalla Motorizzazione. Una possibilità già contemplata dalla legislazione italiana, ma mai diventata operativa. Adesso il Governo punta a sbloccarla attraverso la legge di Bilancio 2027, introducendo un servizio a pagamento destinato a chi desidera personalizzare la propria automobile.

La novità è stata annunciata dal Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante la presentazione della manovra economica. “Una nota che si potrebbe definire di colore“, ha spiegato, illustrando una misura che potrebbe modificare un elemento identificativo rimasto sostanzialmente uniforme per decenni.

Il provvedimento, tuttavia, non significa che le targhe personalizzate siano già disponibili. Prima dell’effettiva introduzione serviranno le disposizioni necessarie a disciplinare richieste, assegnazioni e caratteristiche delle combinazioni consentite.

Quanto costeranno

Il prezzo indicato per ottenere una targa personalizzata è di 600 euro, una somma aggiuntiva rispetto alle normali procedure di immatricolazione. La ripartizione prevista attribuisce 500 euro al Poligrafico dello Stato e i restanti 100 euro al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La personalizzazione sarà facoltativa: chi non intenderà usufruirne potrà continuare a utilizzare il sistema ordinario di assegnazione delle targhe.

Meloni ha sottolineato il carattere particolare dell’iniziativa, dichiarando: “Ci si potrà più o meno sbizzarrire come si ritiene, ovviamente sostenendo un costo“. L’interesse principale riguarda la possibilità di scegliere una sequenza riconoscibile, magari collegata a un nome, a una passione o a un’espressione personale.

Non è però ancora definito quali caratteri saranno ammessi, quale lunghezza potranno avere le combinazioni e quali criteri verranno applicati per escludere scritte inappropriate o già assegnate. Sono aspetti fondamentali, perché una targa deve rimanere leggibile, univoca e compatibile con i sistemi utilizzati per identificare i veicoli.

Una possibilità prevista dal Codice della Strada dal 2002

L’introduzione delle targhe personalizzate non rappresenta un’idea completamente nuova nell’ordinamento italiano. La possibilità di scegliere una combinazione alfanumerica era stata prevista già nel 2002, ma l’assenza delle necessarie norme attuative ne ha impedito l’applicazione concreta.

Sono trascorsi quindi ventiquattro anni senza che gli automobilisti potessero effettivamente richiedere una targa differente da quella attribuita attraverso la procedura ordinaria. La manovra 2027 punta a superare questo ostacolo, ma il percorso normativo dovrà essere completato prima dell’avvio del servizio.

Un’altra caratteristica importante riguarda il rapporto tra targa e automobile: la targa rimarrà associata al veicolo, non alla persona che ne ha richiesto la personalizzazione. Questo significa che, in caso di vendita, la combinazione scelta accompagnerà l’automobile anche nel successivo passaggio di proprietà, salvo eventuali diverse disposizioni future.

Quali sono le reazioni

L’annuncio ha suscitato anche critiche politiche. Il vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Mario Turco, ha contestato la misura, accusando il Governo di voler ottenere ulteriori entrate dagli automobilisti. Dall’Esecutivo, invece, la personalizzazione viene presentata come un’opportunità aggiuntiva per gli automobilisti, senza alcun obbligo di adesione.

Resta soprattutto da chiarire il calendario. L’inserimento nella legge di Bilancio non comporta automaticamente l’apertura delle richieste dal primo gennaio 2027. Come evidenziato anche dall’ACI, l’effettiva disponibilità dipenderà dall’adozione delle norme attuative e dall’organizzazione delle procedure amministrative.

Soltanto allora sarà possibile conoscere le modalità di prenotazione, i tempi di rilascio e le eventuali limitazioni sulle scritte. Per il momento, dunque, i 600 euro rappresentano il costo prospettato per un servizio che deve ancora superare gli ultimi passaggi normativi prima di diventare accessibile agli automobilisti italiani.

Top Autoscuole 2027: la mappa dell’eccellenza al Sud Italia e nelle Isole

Con 575 strutture selezionate nel Top 60% della graduatoria ITQF, le regioni del Sud Italia le Isole maggiori si ritagliano un ruolo di primo piano nella mappa nazionale della formazione stradale. Lo studio “Top Autoscuole 2027”, condotto dall’Istituto Tedesco Qualità e Finanza (ITQF), mette in luce un tessuto capillare di scuole guida che combinano volumi elevati di recensioni pubbliche e un alto livello di gradimento da parte degli allievi.

La classifica regionale: Campania e Sicilia guidano i volumi

L’analisi della distribuzione geografica nel Mezzogiorno disegna una mappa capillare e dinamica. A guidare la graduatoria per numero di strutture è la Campania, che conquista il vertice grazie a 148 autoscuole selezionate e a un Indice ITQF medio di 92,29 / 100.

Subito dietro si posiziona la Sicilia con 146 centri d’eccellenza, ma registra anche uno dei punteggi medi più alti di tutto il Sud, pari a 92,57. Completa il terzetto di testa oltre quota cento la Puglia, terza forza dell’area con 113 realtà premiate e una media di 91,76.

Spostando lo sguardo lungo l’Adriatico e l’Appennino, l’Abruzzo si distingue per un’eccellente prestazione qualitativa, raggiungendo un indice medio di 92,34 su 58 autoscuole in lista. Nelle Isole, la Sardegna assicura una presenza solida e ben distribuita con 50 strutture e un punteggio medio di 91,35.

A chiudere il quadro dei dati del Mezzogiorno ci sono la Calabria, che schiera 40 autoscuole d’eccellenza (media 90,35), la Basilicata, che con i suoi 12 centri registra un’ottima media di 92,00, e infine il Molise, che partecipa alla mappa dell’eccellenza con 8 realtà di riferimento e un indice medio pari a 90,87.

Come funziona l’Indice ITQF

L’indagine ha individuato 2.294 autoscuole  in tutta Italia meritevoli del riconoscimento “Top Autoscuole 2027”, corrispondenti al Top 60% della graduatoria nazionale ITQF. Questo gruppo rappresenta il 39,6% dei 5.798 profili esaminati e il 60% delle 3.822 autoscuole effettivamente classificate.

L’Indice ITQF è un indicatore proprietario espresso su una scala da 0 a 100, che unisce per l’80% la qualità corretta statisticamente delle valutazioni pubbliche e per il 20% la partecipazione. La fascia Top 60% include le prime 2.294 posizioni, fino a un indice indicativo di 86,51/100 (l’indice individuale è calcolato una sola volta).

”Top Autoscuole 2027”, i risultati del Sud Italia e delle Isole

Fonte: elaborazione ITQF su profili aziendali pubblicamente consultabili online, rilevati il 25 settembre 2026 e sottoposti a screening del perimetro fino al 6 ottobre 2026. La graduatoria ufficiale comprende 3.822 autoscuole; il riconoscimento è assegnato alle prime 2.294 posizioni. Sono escluse le attività per le quali non risultano corsi per il conseguimento di patenti stradali.

Per le autoscuole incluse nel riconoscimento “Top Autoscuole 2027” sono disponibili, in cooperazione con Virgilio Motori, licenze d’uso del bollino ITQF per la comunicazione aziendale. Condizioni e durata della licenza possono essere richiesti all’indirizzo itqf@burda.com