L’inchiesta della Procura di Palmi, Reggio Calabria, ha portato al sequestro di ben 6.885 veicoli dal valore di circa 5 milioni di euro. L’azione, avvenuta su tutto il territorio italiano, è nata da una indagine per frode in commercio e falso in atto pubblico su un imprenditore palermitano e una società. I mezzi sarebbero stati sdoganati grazie a documentazione falsa che ne attestava la conformità agli standard di sicurezza europei.
Le recenti analisi degli inquirenti avrebbero fatto emergere un sistema di certificazioni ingannevoli. I mezzi sequestrati, pur venduti come e-bike, non rispettavano i requisiti previsti dalla normativa europea per le biciclette a pedalata assistita. Circolavano sulle strade di Palermo e di molte altre città del Meridione, in parte anche al Nord, senza targa, essendo state classificate come biciclette elettriche.
Indagine a tappeto
Dopo gli accertamenti svolti, nella mattinata del 30 luglio è arrivato puntuale l’intervento con le prime operazioni di sequestro. Il provvedimento è stato firmato dal giudice delle indagini preliminari di Palmi ed eseguito in prima battuta dalla Guardia di Finanza di Palermo, in collaborazione con altri comandi provinciali in Calabria, Campania, Puglia, Lombardia, Sardegna e Toscana.
La confisca di quasi 7.000 scooter, biciclette in teoria, già venduti a clienti che credevano di fare l’affare della vita ha smascherato una organizzato ben strutturata. Il sequestro ha messo nei guai grossisti e diversi venditori al dettaglio in quasi tutto lo Stivale. Il principale indagato al momento è un imprenditore palermitano e una società, con l’ipotesi di frode in commercio e falso in atto pubblico.
La rivolta dei commercianti
I mezzi sempre più diffusi in Sicilia e nel Sud avevano mandato su tutte le furie i cittadini. Un commerciante del centro di Palermo, come riportato sulle colonne del Corriere della Sera, ha spiegato che i veicoli elettrici avevano infestato le vie della città e molte altre località. Le indagini condotte, portate avanti dai finanzieri del primo nucleo operativo metropolitano di Palermo, con l’ausilio del gruppo di Gioia Tauro, hanno fatto leva sulla documentazione che attestava la presunta conformità ai requisiti di sicurezza delle e-bike importate dal Paese del Dragone Rosso.
Il dossier sarebbe stato presentato in occasione dell’importazione, dal 2023 ad oggi, di 6.885 veicoli agli uffici doganali competenti per le procedure di sdoganamento e di immissione in libera pratica. I funzionari preposti ai controlli sarebbero stati ingannati dalla falsa documentazione secondo l’accusa, emettendo dei provvedimenti di svincolo dei velocipedi, il cui valore complessivo sul mercato si aggira sui 5 milioni di euro.
Alle nostre latitudini si è registrata una crescita del cicloturismo e dei noleggi sul posto, che generano un impatto economico stimato in 6,4 miliardi di euro. I privati stanno iniziando ad acquistare e-bike per rapidi spostamenti in città. In Germania le biciclette con pedalata assistita hanno di fatto già sostituito la seconda auto per il commuting quotidiano.
In Italia purtroppo siamo ancora molto indietro ed è stato smascherato persino il sistema di certificazioni ingannevole. Le e-bike, secondo le leggi vigenti, devono presentare un motore elettrico ausiliario avente potenza massima pari a 250 watt, la cui alimentazione è interrotta o è progressivamente ridotta se il ciclista smette di pedalare prima che la velocità tocchi i 25 km/h. Le e-bike scooter sequestrate, invece, non prevedevano una pedalata e circolavano a velocità più elevate.
