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Superbollo 2027, nuove regole da gennaio: chi rischia la stangata

da virgilio.it

Cambiano le carte in tavola per chi possiede un’auto potente e finora era riuscito a evitare il superbollo grazie a un’agevolazione regionale. Dal 1° gennaio 2027 questo margine di manovra si chiude definitivamente: le esenzioni decise dalle Regioni sul bollo auto non avranno più effetto sull’addizionale erariale, cioè sul superbollo vero e proprio.

Una modifica tecnica, ma che per migliaia di automobilisti si tradurrà in un conto più salato da pagare ogni anno.

Niente esenzioni regionali

Fino a oggi il rapporto tra bollo e superbollo era tutt’altro che lineare, e in passato ha generato parecchio contenzioso tra contribuenti ed enti locali. Un punto fermo era arrivato nel 2022, quando la Corte di giustizia tributaria di Roma, pronunciandosi su un’auto ibrida immatricolata nel Lazio in un periodo in cui la Regione applicava un’esenzione specifica dal bollo per questa tipologia di veicoli, aveva riconosciuto che il beneficio si estendeva anche al superbollo.

Con la nuova normativa, contenuta nel decreto legislativo che riforma il federalismo fiscale regionale, questo automatismo viene cancellato. Da gennaio, quindi, chi guida un’auto potente non potrà più contare su uno sconto regionale per azzerare o ridurre il superbollo: la tassa statale seguirà un binario completamente separato rispetto al bollo di competenza delle Regioni.

Va ricordato che il superbollo, tecnicamente definito addizionale erariale, scatta per tutte le vetture con potenza superiore ai 185 kW (circa 252 CV) e si applica nei primi vent’anni dall’immatricolazione. Non è quindi un tributo che riguarda la generalità degli automobilisti, ma una platea più ristretta di proprietari di modelli sportivi o particolarmente performanti.

Rimangono le esenzioni nazionali

La stretta non riguarda tutte le agevolazioni esistenti. Le esenzioni previste da leggi dello Stato continueranno infatti a valere normalmente, senza alcuna modifica. È il caso, ad esempio, dell’esenzione quinquennale riservata alle auto elettriche, che resta pienamente in vigore anche dopo l’entrata in vigore delle nuove regole.

In pratica, il superbollo potrà essere evitato solo se a stabilirlo è una norma nazionale, non più una delibera regionale. Le amministrazioni locali mantengono la loro autonomia sul bollo ordinario, potendo introdurre o eliminare agevolazioni proprie entro i limiti fissati dalla legge, ma questa libertà non si tradurrà più in uno sconto sull’addizionale erariale. Una distinzione che punta a mettere ordine in un sistema che, secondo chi ha scritto la riforma, aveva lasciato troppi margini di interpretazione e disparità tra territori.

Chi deve pagare e quanto

Mentre il governo continua a prometterne la cancellazione, il calcolo del superbollo non cambia nella sostanza: si continuano a versare 20 euro per ogni kW di potenza eccedente la soglia dei 185 kW. Un’auto da 200 kW, ad esempio, pagherà quindi 15 kW x 20 euro, cioè 300 euro all’anno, da sommare al bollo ordinario calcolato in base a potenza e classe ambientale del veicolo.

A cambiare, dal 2027, è soprattutto la platea di chi sarà chiamato a versarlo. Tutti i proprietari di vetture ad alte prestazioni che finora avevano beneficiato di un’esenzione regionale collegata al bollo dovranno mettere in conto il pagamento integrale dell’addizionale, senza più sconti locali a fare da paracadute.

Resta invece invariato tutto il resto dell’impianto: il superbollo continua a essere un tributo statale, il cui gettito va direttamente alle casse dello Stato e non alla Regione di residenza, e va versato separatamente rispetto al bollo auto. Per chi possiede un’auto potente, insomma, conviene iniziare fin da ora a fare due conti, perché con il nuovo anno le regole del gioco cambiano davvero.