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Volvo sfila alla Milano Fashion Week: l’auto diventa materia per la moda

da virgilio.it

Nel pieno della Milano Fashion Week, Volvo ha scelto la strada della passerella per una sfilata molto originale, trasformando materiali normalmente destinati all’abitacolo, alla carrozzeria o persino alla sicurezza delle sue vetture in materia prima per una nuova generazione di fashion designer.

È accaduto al Volvo Studio Milano, nel cuore di Porta Nuova, con la serata conclusiva di The Daily Crash, workshop di fashion design voluto da Volvo Car Italia insieme a VerySeri Studio e con la partecipazione del Collettivo AAA. Un progetto iniziato mesi prima e arrivato alla sua conclusione proprio durante la settimana in cui Milano parla la lingua internazionale della moda.

Dall’automobile al guardaroba

Il principio è semplice, ma il risultato tutt’altro che scontato: prendere ciò che normalmente appartiene a un’automobile e guardarlo con occhi completamente diversi. Venti studentesse e studenti del Politecnico di Milano, selezionati attraverso una open call, hanno seguito quattro incontri tra marzo e maggio al Volvo Studio. Il percorso li ha accompagnati attraverso ricerca, progettazione e realizzazione, mettendoli a confronto con professionisti provenienti dal design, dalla moda e dall’organizzazione culturale.

Il brief era quanto mai concreto. Volvo ha messo a disposizione materiali utilizzati sulle proprie automobili: dal tessuto Nordico di XC40 e XC60 alla Tailored Wool Blend della EX30, passando per Econyl ottenuto anche da reti da pesca riciclate, lino intrecciato, Nubuck e Microtech Vinyl. Ma sul tavolo sono arrivati anche oggetti decisamente più sorprendenti: cinture di sicurezza, airbag esplosi, parti di carrozzeria, paraurti, griglie, rivetti, bulloni e persino confezioni industriali. Materiali nati per proteggere, rivestire o costruire un’automobile che, nelle mani degli studenti, hanno acquistato un significato differente.

Non chiamatela sfilata

Anche la presentazione ha seguito una strada poco convenzionale. Niente passerella classica, modelli in fila e rituale da fashion show. La capsule collection è stata raccontata attraverso una performance nella quale vestiti, installazione, pubblico e architettura del Volvo Studio hanno interagito fra loro.

Una scelta coerente con lo spirito di The Daily Crash: mostrare non soltanto il risultato finale, ma anche il percorso necessario per arrivarci. E proprio la parola “crash” contiene una buona parte della filosofia del progetto. Non soltanto l’impatto fisico, immediatamente riconducibile all’universo automobilistico, ma lo scontro con abitudini e convenzioni che spesso accompagna un’idea nuova. Secondo il concept del workshop, innovare significa anche urtare contro qualcosa che sembrava immutabile e provare a spostarlo. Per Volvo il gioco di rimandi è inevitabile. Il crash test appartiene alla storia del marchio svedese e al suo rapporto con la sicurezza; qui l’impatto diventa invece metafora del processo creativo.

L’auto come una stanza

Dietro l’esercizio creativo c’è però un tema che riguarda direttamente le Volvo di oggi. Moda e automobile condividono sempre più spesso lo stesso vocabolario: materiali, texture, colori, tattilità, sostenibilità e capacità di creare un’atmosfera.

Per la Casa svedese l’abitacolo non è più semplicemente un insieme di sedili, plancia e rivestimenti. Gli interni delle Volvo di nuova generazione vengono concepiti come vere e proprie “rooms”, stanze dotate ciascuna di una propria identità e pensate come estensioni dell’ambiente domestico. Un’interpretazione molto scandinava del lusso: meno ostentazione, più materia, luce e sensazione di benessere. Un esempio è la nuova EX60. Una delle configurazioni interne, chiamata “Rye”, guarda esplicitamente alla moda e all’interior design nordico: tessuti protagonisti, lana naturale, accostamenti ispirati all’abbigliamento e un minimalismo caldo, tattile, lontano dall’idea ormai un po’ abusata secondo cui premium debba significare necessariamente abbondanza.

La sostenibilità deve essere anche bella

La sostenibilità smette di essere soltanto un capitolo tecnico e prova a diventare linguaggio estetico. Economia circolare, riduzione dell’impatto ambientale e ricerca sui nuovi materiali fanno già parte del processo di progettazione delle vetture Volvo. The Daily Crash porta gli stessi interrogativi fuori dall’automobile e li consegna alla creatività dei ragazzi. Non è peraltro la prima volta che il Volvo Studio percorre questa strada. Nel 2020 aveva ospitato durante la Fashion Week la sfilata dello stilista Gilberto Calzolari, che aveva lavorato anche con tele di airbag e cinture di sicurezza fornite da Volvo Car Italia. L’esperienza era proseguita in occasione della C40 Recharge con il progetto “Ethics meet Aesthetics”, costruito proprio attorno alla possibilità di far convivere valore estetico e responsabilità ambientale.

Il lusso discreto del Nord

In fondo The Daily Crash racconta anche qualcosa del momento che sta vivendo il design automobilistico. Dopo anni nei quali la tecnologia sembrava dover essere necessariamente esibita – schermi sempre più grandi, superfici luminose, effetti speciali – torna centrale una domanda antica: come deve farci sentire un oggetto ben progettato? La risposta di Volvo rimane legata alla tradizione scandinava, cercando un equilibrio fra forma e funzione, passato e innovazione.

La Casa parla di uno spazio progettuale collocato tra ciò che è “senza tempo” e ciò che è “progressivo”: semplicità, qualità artigianale, autenticità e innovazione senza trasformare ogni novità in una dichiarazione urlata. È la stessa filosofia che dal 2017 anima il Volvo Studio Milano: non una semplice vetrina automobilistica, ma uno spazio nel quale il marchio prova a raccontarsi attraverso musica, arte, tecnologia e cultura.

Durante la Fashion Week è toccato alla moda. E forse l’immagine più efficace resta proprio quella di un airbag che, dopo aver esaurito la sua prima funzione, finisce nelle mani di un giovane designer e comincia una seconda vita. Da dispositivo destinato ad assorbire un impatto a materiale capace di provocarne uno, questa volta creativo. Per una volta, insomma, il “crash” non è qualcosa da evitare. È esattamente il punto da cui partire.