Bruxelles ha aperto le porte a nuove sovvenzioni per le infrastrutture domestiche di ricarica dei veicoli elettrici, inserendole in un pacchetto più ampio di misure che allentano i vincoli di bilancio sul fronte energia. Una mossa che potrebbe incentivare a dotarsi di un punto di ricarica privato.
Nuove deroghe ai vincoli del Patto di stabilità
Tutto nasce da una clausola di salvaguardia che la Commissione europea ha deciso di attivare per le spese legate alla transizione energetica. In pratica, i governi nazionali potranno sforare i tetti di bilancio previsti dal Patto di stabilità fino a un massimo dello 0,6% del Pil cumulato tra il 2026 e il 2028, con un limite dello 0,3% all’anno, restando comunque dentro il tetto complessivo dell’1,5% riservato alle spese per la difesa.
Per stabilire quali interventi possano rientrare in questa flessibilità, Bruxelles ha pubblicato un elenco definito “esemplificativo e non esaustivo” di 22 voci ammissibili. Un ventaglio piuttosto ampio che spazia dagli incentivi per le ristrutturazioni edilizie fino agli investimenti nelle centrali nucleari, passando naturalmente per le infrastrutture di ricarica elettrica, tanto domestiche quanto pubbliche.
Caldaie e ricarica domestica auto elettriche
Guardando più da vicino cosa cambia per le famiglie, la lista prevede diverse forme di sostegno: sovvenzioni per impianti geotermici e solari, contributi per i sistemi di accumulo energetico installati in casa, incentivi per sostituire le vecchie caldaie a combustibili fossili con soluzioni più pulite come le pompe di calore, e appunto sovvenzioni per installare infrastrutture domestiche di ricarica dei veicoli elettrici.
Così chi possiede un’auto elettrica o sta valutando di acquistarne una potrà contare, nei prossimi mesi, su un sostegno statale per l’installazione della wallbox in garage o nel proprio vialetto. Una misura che punta a rendere la ricarica domestica più accessibile, superando uno degli ostacoli più citati da chi ancora esita a passare all’elettrico: la difficoltà, o il costo, di dotarsi di un punto di ricarica privato affidabile.
Le misure non si fermano al fronte domestico. Anche le imprese potranno beneficiare di incentivi fiscali dedicati alla realizzazione di infrastrutture di ricarica, così da spingere l’elettrificazione dei parcheggi aziendali a vantaggio di flotte e dipendenti. E il settore pubblico avrà spazio per investimenti consistenti nelle infrastrutture di ricarica lungo le strade, oltre che nei trasporti urbani puliti, come tram e metropolitane, e nelle infrastrutture ferroviarie.
Non si parla di veicoli elettrici
C’è però un punto che merita di essere sottolineato, perché smorza un po’ gli entusiasmi di chi sperava in un aiuto diretto all’acquisto. Nell’elenco stilato dalla Commissione non compaiono le auto elettriche in quanto tali: nessun incentivo nazionale per chi vuole comprare un veicolo a batteria rientra tra le misure ammesse alla flessibilità di bilancio.
Bruxelles, infatti, ha scelto di concentrare il sostegno sull’infrastruttura piuttosto che sul singolo veicolo, puntando a costruire un ecosistema di ricarica capillare invece di finanziare direttamente gli acquisti. Resta inoltre esclusa dalla flessibilità qualsiasi forma di riduzione delle accise sui carburanti, così come altri sussidi non collegati alla transizione energetica.
Una scelta che riflette la strategia europea attuale: meno sconti diretti sull’auto elettrica, più investimenti su ciò che serve per renderla davvero utilizzabile nella vita di tutti i giorni. Per chi ha già un’elettrica in garage, o la sta per comprare, la buona notizia resta comunque concreta: la wallbox di casa potrebbe presto costare parecchio meno.
