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Nuovi massimi, ma il diesel ritornerà mai sotto i 2 euro al litro? Parola agli esperti

da virgilio.it

Il countdown è iniziato: tra pochi giorni scade lo sconto sulle accise che finora ha provato, con risultati altalenanti, a tenere a bada il prezzo del gasolio. Nel frattempo il diesel continua a muoversi ben sopra la soglia psicologica dei 2 euro al litro, alimentando i timori di automobilisti e imprese proprio alla vigilia del controesodo estivo.

Lunedì finisce lo sconto

Il decreto-legge del 5 agosto 2026 ha portato temporaneamente l’accisa sul diesel da 672,90 a 532,90 euro per mille litri, con validità dal 7 al 24 agosto. Un taglio che, considerando anche l’effetto dell’Iva, si traduce in uno sconto teorico di poco più di 17 centesimi al litro, ma che nella pratica si è rivelato molto meno efficace: a una settimana dalla scadenza della misura, il gasolio è tornato sostanzialmente ai livelli di inizio agosto, segno che l’aumento dei prezzi alla pompa ha finito per assorbire totalmente il beneficio fiscale.

Il 21 agosto la benzina self è tornata sopra i due euro al litro sulla rete ordinaria, mentre il gasolio è salito a 2,116 euro nonostante lo sconto fiscale fosse ancora in vigore. Numeri che raccontano quanto la misura, nata per contenere il caro carburanti, si sia scontrata con una fase di mercato particolarmente sfavorevole. Da qui il pressing di associazioni dei consumatori e imprese, che chiedono al governo di prorogare lo sconto e, magari, di estenderlo finalmente anche alla benzina, finora rimasta esclusa dal beneficio e che di recente ha raggiunto i massimi dal 2022.

Si tornerà sotto la soglia dei 2 euro?

È ormai dal mese di marzo 2026 che il caro carburanti va avanti senza sosta, e nonostante l’ultimo taglio delle accise i prezzi sono rimasti spesso e volentieri al di sopra dei 2 euro al litro. Una domanda, a questo punto, sorge spontanea: quando si tornerà sotto quella soglia?

Gianni Murano, presidente di Unem, l’Unione energie per la mobilità, ha spiegato che tornare sotto i 2 euro al litro è assolutamente possibile e auspicabile, ma che è fondamentale che le quotazioni internazionali del greggio tornino ai livelli pre-crisi. Solo così, secondo Murano, si potrebbe assistere a una graduale diminuzione dei prezzi alla pompa, in linea con le medie registrate negli ultimi due anni. Per il gasolio, però, la questione è più complessa, perché pesa anche la crisi della raffinazione, che rischia di mantenere alti i prezzi anche in presenza di un petrolio in calo.

Le ragioni dei rialzi

Dietro ai continui rincari ci sono diversi fattori che si sommano tra loro. Il primo, e più evidente, riguarda le tensioni geopolitiche internazionali, che dallo scorso marzo continuano a tenere il mercato energetico sulle spine, con lo Stretto di Hormuz e le quotazioni del Brent osservate speciali da analisti e operatori del settore.

Il diesel resta il carburante più utilizzato per il trasporto merci e per attività come la pesca e l’agricoltura, motivo per cui il governo ha scelto di intervenire principalmente su questo fronte, mettendo a disposizione centinaia di milioni di euro in crediti d’imposta per aiutare le aziende del settore. Un intervento mirato, insomma, pensato per attutire l’impatto su alcuni comparti particolarmente esposti, più che per abbassare stabilmente il prezzo alla pompa per tutti gli automobilisti.

A complicare ulteriormente il quadro c’è poi la crisi della raffinazione, un problema strutturale che riguarda la capacità produttiva europea e che, secondo diversi esperti del settore, potrebbe continuare a pesare sui prezzi anche quando le tensioni internazionali dovessero allentarsi. Con lo sconto sulle accise ormai agli sgoccioli e le incognite geopolitiche ancora tutte da sciogliere, la strada per tornare sotto i 2 euro al litro appare più lunga di quanto molti automobilisti sperassero.