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Gasolio, si rischia di rimanere senza: gli Usa “chiedono” di aprire le riserve Ue

da virgilio.it

Il mercato del diesel torna a far tremare l’Europa, e questa volta la tensione arriva direttamente da Washington. Nelle ultime ore Donald Trump ha alzato il tiro sul fronte dei carburanti, chiedendo esplicitamente ai principali Paesi europei di attingere alle proprie riserve di gasolio per calmierare i prezzi internazionali.

Una richiesta che arriva in un momento particolarmente delicato, con il conflitto tra Israele e Iran che continua a far salire la pressione sui mercati energetici globali e con il diesel che nei distributori britannici ha appena toccato livelli record.

Stati Uniti in difficoltà

Dietro la mossa del presidente americano ci sono le difficoltà che gli stessi automobilisti statunitensi stanno affrontando, a poche settimane dalle elezioni di midterm di novembre, un dettaglio tutt’altro che irrilevante dal punto di vista politico. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha esortato l’Europa a immettere subito sul mercato le proprie scorte di gasolio, ribadendo che agricoltori, camionisti e imprese americane non dovrebbero sostenere da soli il peso dell’aumento dei prezzi.

Trump, nel frattempo, sta valutando anche un’ipotesi ben più drastica: un possibile divieto alle esportazioni statunitensi di diesel verso l’estero, mossa che inonderebbe il mercato interno facendo scendere i prezzi in patria, ma che secondo gli esperti scaricherebbe inevitabilmente la pressione sugli altri Paesi, Europa compresa, visto che gli Stati Uniti rappresentano uno dei principali fornitori europei di questo carburante, con esportazioni che oscillano tra 1,2 e 1,5 milioni di barili al giorno, in particolare dopo la chiusura da parte della Russia.

Trump chiede alle scorte europee

Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, durante una riunione tenutasi il 2 ottobre i Paesi europei hanno discusso proprio della richiesta statunitense, che chiederebbe il rilascio di circa il 40% delle scorte di gasolio nell’arco di sei mesi.

La Francia, da parte sua, ha proposto un piano alternativo, basato sul rilascio di 50 milioni di barili di diesel dalle scorte europee e altri 50 milioni di barili di greggio condivisi tra i Paesi membri dell’Agenzia Internazionale dell’Energia. Proprio il presidente francese Emmanuel Macron ha avuto in queste ore un colloquio diretto con Trump sulla situazione energetica globale, segno di quanto la questione sia ormai salita ai piani alti della diplomazia internazionale.

L’Unione Europea, però, pone una condizione precisa: qualsiasi accordo sul rilascio delle riserve dovrà includere l’impegno degli Stati Uniti a non introdurre un divieto unilaterale sulle esportazioni di diesel.

Cosa accadrebbe in caso di blocco all’esportazione

Lo scenario peggiore, quello di un blocco totale delle esportazioni americane, avrebbe conseguenze non da poco per gli automobilisti europei. Senza l’apporto del diesel statunitense, infatti, il mercato continentale rischierebbe di ritrovarsi con un’offerta ancora più ridotta rispetto a quella già compressa dalle tensioni mediorientali, con il concreto pericolo di ulteriori rincari alla pompa proprio mentre i prezzi sono già su livelli record in diversi Paesi. L’America rappresenta infatti circa il 50% delle importazioni del Vecchio Continente.

Non è un caso che i leader del G7 stiano valutando una telefonata nel pomeriggio di oggi per discutere i prossimi passi da compiere su questo fronte. Una partita, insomma, che si gioca tutta sull’equilibrio tra le esigenze interne americane e la tenuta del mercato europeo, con l’autunno che si preannuncia tutt’altro che semplice per chi, da una sponda all’altra dell’Atlantico, deve fare i conti ogni giorno con il prezzo del gasolio.