C’è un piccolo comune del Padovano, Tribano, al centro di una vicenda giudiziaria che riaccende i riflettori su un tema mai sopito: quello dell’utilizzo degli autovelox come presunto strumento per fare cassa più che per garantire sicurezza stradale. La procura della Repubblica di Padova ha chiesto il rinvio a giudizio del sindaco Massimo Cavazzana per un presunto falso relativo all’installazione di un autovelox nel territorio comunale, secondo l’accusa motivata da dati “gonfiati” sugli incidenti stradali.
Inchiesta sull’iter per ottenere l’autorizzazione
Tutto ruota attorno alla procedura seguita dal Comune per ottenere l’autorizzazione prefettizia necessaria a installare il dispositivo lungo la strada regionale 104, la Monselice-Mare. Nell’iter avviato nel 2021, il Comune trasmise un’integrazione sull’incidentalità della strada, indicando 22 incidenti e 35 feriti nel quinquennio 2016-2020. Numeri che, secondo l’accusa, non avrebbero rispecchiato la realtà.
Secondo i consiglieri di opposizione, l’ufficio statistico della Regione Veneto avrebbe invece segnalato nello stesso periodo appena 10 incidenti e 19 feriti, un divario piuttosto ampio rispetto ai dati trasmessi dal Comune per ottenere il via libera all’installazione. A dare manforte alla tesi della minoranza consiliare ci aveva pensato anche la Prefettura stessa, che in fase di autorizzazione aveva inizialmente ritenuto poco rilevanti i numeri forniti, chiedendo un’integrazione con un’analisi più accurata sull’incidentalità della strada, proprio quella che secondo l’accusa sarebbe stata poi “gonfiata”.
Appena due mesi di multe
Al netto della vicenda giudiziaria, la storia dell’autovelox in questione ha avuto vita piuttosto breve. Il dispositivo, installato sulla strada regionale 104 Monselice-Mare, entrò in funzione nell’agosto 2023, per poi essere sradicato dal terreno appena due mesi dopo, nella notte tra il 2 e il 3 ottobre, per mano del famigerato “Fleximan“, il misterioso vandalo che negli ultimi anni ha preso di mira diversi autovelox in varie zone d’Italia. Da allora il dispositivo non è mai più stato riattivato.
Nonostante la vita brevissima, il rilevatore aveva già iniziato a produrre i suoi effetti: nei due mesi di attività, l’apparecchio ha riscontrato una media di circa 80 infrazioni al giorno. Un numero considerevole per un tratto di strada che, stando ai dati contestati dall’opposizione, non avrebbe presentato un tasso di incidentalità particolarmente allarmante rispetto ad altre arterie del territorio.
Va sottolineato come questa vicenda rappresenti un unicum rispetto a centinaia di esposti presentati soprattutto da un’associazione contro sindaci e prefetti per presunte installazioni irregolari di autovelox in tutta la regione. La maggior parte di queste segnalazioni, infatti, non ha portato a sviluppi giudiziari concreti: basti pensare che la Procura di Venezia ha archiviato 39 esposti contro l’ex sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, il prefetto e il comandante della polizia locale, e decisioni simili hanno riguardato anche i sindaci di altri comuni veneti come Chioggia, Jesolo e San Donà di Piave.
“Numeri non raccolti da me“: le dichiarazioni del sindaco
Di fronte alle accuse, il primo cittadino di Tribano ha scelto una linea di difesa basata sulla piena disponibilità verso la magistratura, respingendo però ogni responsabilità diretta sui numeri contestati. “In merito ai fatti contestati, preciso che gli atti indicati non sono stati compilati né inviati dal sottoscritto. Potrò esporre ogni elemento direttamente al giudice, con la massima trasparenza“, ha dichiarato Cavazzana, che si è detto certo della fiducia nelle istituzioni e nella magistratura.
Il sindaco ha inoltre rivendicato la bontà delle proprie intenzioni nella gestione della vicenda, sostenendo di aver operato nell’interesse dei cittadini del proprio comune. L’udienza preliminare, in cui il giudice dovrà decidere se disporre effettivamente il processo, è fissata per gennaio 2027.
